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ARCIGAY – TRENTINO * FIGLI E FIGLIE DI COPPIE OMOGENITORIALI: ” AL SINDACO DI TRENTO CHIEDIAMO RESPONSABILITÀ E CORAGGIO “

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13.59 - lunedì 30 luglio 2018

Figli e figlie di coppie omogenitoriali: al sindaco di Trento chiediamo responsabilità e coraggio.

Il sindaco di Trento Alessandro Andreatta dichiarava ieri ai giornali che non trascriverà gli atti di nascita di bambini e bambine nati all’estero da coppie omogenitoriali. Andreatta rimanda la decisione al Parlamento, insistendo sul fatto che, in mancanza di una legge, un primo cittadino non può assumersi la responsabilità di decidere.

Non la pensano però così i tanti sindaci e sindache che, in tutta Italia, hanno deciso non di sfidare la legge, ma di applicarla per tutelare innanzitutto i diritti dei minori.

La situazione ricorda da vicino quella vissuta prima dell’introduzione delle unioni civili: Andreatta si rifiutò di registrare i matrimoni contratti all’estero da coppie trentine, schierandosi sul fronte dei sindaci più pavidi. Prima il Consiglio di Stato, che bloccò il tentativo di alcuni prefetti di fermare le trascrizioni dei matrimoni, e poi la Legge Cirinnà, che codificò la trascrizione dei matrimoni contratti all’estero, dimostrarono però che tanta prudenza era insensata e fuori dal tempo.

A suffragare la legittimità delle richieste di trascrizione degli atti di nascita interviene poi non solo la consuetudine – che vede appunto molti sindaci muoversi in questa direzione – ma anche il pronunciamento dei tribunali. È infatti partita proprio da Trento la battaglia di due padri che hanno già visto riconosciuto in due gradi di giudizio il diritto dei propri figli a veder trascritto l’atto di nascita.

Al sindaco Andreatta chiediamo di avere, stavolta, l’intuizione e il coraggio per capire che la sua responsabilità non è di aspettare, ma di spendersi attivamente per tutelare i diritti delle famiglie trentine e dei loro figli e figlie.

Ne va della stessa dignità del ruolo che ricopre: non un mero ‘notaio’, ma un capo politico che promuove in ogni sede la dignità e i diritti dei propri cittadini e delle proprie cittadine. Lavarsene pilatescamente le mani demandando ad altri la decisione non ha senso in una cultura che promuove il senso di responsabilità e la partecipazione.

Anche noi ci auguriamo che il Parlamento si occupi presto di questi temi. Considerando però le recenti dichiarazioni di alcuni ministri, ci pare molto difficile che la tutela dei diritti delle famiglie omogenitoriali e dei loro figli e figlie trovi posto nell’agenda del Governo. Per questo riteniamo che un segnale forte debba arrivare proprio dai livelli dell’amministrazione più vicini alle persone.

Il rischio concreto è che debbano passare almeno altri 5 anni prima che questi bambini e bambine possano veder riconosciuti i propri diritti. Davvero non possiamo più aspettare.

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