CONSIGLIO PROVINCIA AUTONOMA TRENTO - CORECOM

Intervento del Presidente Marco Sembenotti

(Comitato per le Comunicazioni del Trentino)

“Le nostre comunità e la nostra Chiesa hanno bisogno di uomini e donne che sognano la comunione, immaginano percorsi di accoglienza, s’impegnano a cercare quello che unisce, non ciò che divide. Purtroppo, anche nella comunità ecclesiale, c’è chi, in nome di una pseudo-difesa della verità, teorizza come virtuoso tracciare confini e innalzare muri. Ma ostacolare la comunione è tradire Cristo e il Vangelo, la verità cristiana è la fraternità”.

E’ un passaggio dell’omelia dell’arcivescovo Lauro nella solenne s. Messa oggi (inizio ore 10.00) a Rovereto, nella chiesa di San Marco, per la festa della patrona, Maria Ausiliatrice, “la donna di Nazareth in perenne uscita, impegnata – sottolinea monsignor Tisi – a sognare un modo senza confini e frontiere” . “Come Maria – invoca don Lauro –, lasciamo che Gesù di Nazareth riscriva il nostro modo di pensare Dio, restituendo al suo nome la forza di rialzare l’umanità piegata dall’odio e dalla paura”.

La Messa sarà trasmessa in diretta Tv (Telepace Trento) e in streaming sui siti web diocesani (diocesitn.it e vitatrentina.it). Sarà l’evento centrale della Festa patronale roveretana, segnata dalle limitazioni imposte dall’emergenza Coronavirus. Un richiamo ai giorni più duri della crisi sanitaria si avrà al momento della lettura del Voto a Maria che si rinnova dal 1703, quando la città era assediata dalle truppe francesi. A leggerlo sarà quest’anno un medico (il chirurgo roveretano Paolo Moscatelli), in rappresentanza di tutti gli operatori sanitari.

 

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Omelia Solennità di Maria Ausiliatrice

“Le pietre del cantiere sono un mucchio disordinato solo in apparenza, se c’è, perduto nel cantiere un uomo, sia pure uno solo, che pensa a una cattedrale.” È un’immagine quanto mai efficace di Antoine de Saint- Exupéry.

In questo momento, guardando l’umanità e la Chiesa la sensazione è quella di trovarsi davanti ad un ammasso di macerie, a un enorme disorientamento, a una vita sospesa.
Non molto diverso è lo scenario del Golgota, dove Gesù dà il là alla Chiesa con le stupende parole dette alla madre: “Donna ecco il tuo figlio!” e al discepolo: “Ecco la tua madre”. Quel monte di morte diventa la sala parto in cui nasce la Chiesa: “Da quel momento la prese nella sua casa”. L’odio e la violenza, cedono il passo all’accoglienza e all’incontro.
Le nostre comunità e la nostra Chiesa hanno bisogno di uomini e donne che sognano la comunione, immaginano percorsi di accoglienza, s’impegnano a cercare quello che unisce, non ciò che divide. Purtroppo, anche nella comunità ecclesiale, c’è chi, in nome di una pseudo-difesa della verità, teorizza come virtuoso tracciare confini e innalzare muri. Ma ostacolare la comunione è tradire Cristo e il Vangelo, la verità cristiana è la fraternità.

I testi evangelici raccontano la donna di Nazareth, in perenne uscita. Si dirige in fretta sulle montagne di Giuda, a Cana forza la mano al Figlio per soccorrere gli sposi rimasti senza il vino della festa, chiamata continuamente a ridisegnare la propria vita da quel Figlio, così diverso da come normalmente l’apparato religioso pensa Dio. Infine, donna del Magnificat impegnata a sognare un mondo senza confini e frontiere, dove gli umili, i poveri si muovono da protagonisti. Questa donna sogna per noi la medesima sorte, la stessa uscita, l’identico pellegrinaggio.

Abbiamo a portata di mano la possibilità di sperimentare un nuovo modo di essere Chiesa, dove come biglietto da visita non esibiamo più strutture organizzative, imponenti opere sociali e culturali, ma la brezza leggera di uomini e donne liberi dall’odio, instancabili sul terreno del dialogo, irriducibili nel sognare una vita dove l’ultima parola l’abbia l’amore e il perdono.
Come vescovo, mi corre l’obbligo di ricordarvi che questa non è un’utopia ma una concretissima possibilità. Solo chi crede questo può annoverare Maria tra i suoi compagni di viaggio.

Per questa Chiesa c’è un enorme spazio di manovra, l’umanità che vive quest’ora drammatica ha un enorme bisogno del suo servizio, il fuoco di Dio che la abita e la muove è il desiderio nascosto delle donne e degli uomini del nostro tempo. Come Maria, lasciamo che Gesù di Nazareth riscriva il nostro modo di pensare Dio, restituendo al suo nome la forza di rialzare l’umanità piegata dall’odio e dalla paura. Per farlo dobbiamo portarci lì dove le persone conoscono la fatica del vivere, regalando loro non parole e discorsi, ma semplicemente l’esempio di uomini e donne che al soddisfare il proprio bisogno antepongono la bellezza di una vita dove a dettare il passo è il prendersi cura del bisogno dell’altro.

Insieme a don Tonino Bello, invochiamo Maria, donna del primo passo: donaci la forza di partire per primi ogni volta che c’è da dare il perdono. Rendici, come te, esperti del primo passo. Non farci rimandare a domani un incontro di pace che possiamo concludere oggi. Brucia le nostre indecisioni. E aiutaci perché nessuno di noi faccia stare il fratello sulla brace, ripetendo con disprezzo: tocca a lui muoversi per primo!