PROVINCIA AUTONOMA TRENTO

Covid-Free (6 puntata format Tv)

ASSOCIAZIONE TRANSDOLOMITES

Intervista al Presidente Massimo Girardi

(Progetto Ferrovia Avisio - Mobilità di valle - Trasporto Brt)

Sulla questione dei dati riferiti ai casi positivi non c’è stata alcuna sottovalutazione del fenomeno perché l’Azienda provinciale per i servizi sanitari ha sempre comunicato le informazioni in proprio possesso alimentando tutti e due i flussi utilizzati fino al 23 giugno scorso. Sono queste le spiegazioni che Apss ha sempre fornito alla task force provinciale, che in materia di politiche di contenimento di contagio ha avuto a disposizione una pluralità di scenari, talvolta anche con eccesso di prudenza. Lo dimostra anche il fatto che in uno di questi due flussi – nella fattispecie quello gestito dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) – in Trentino fossero stati calcolati 622 casi in più. Casi che con l’allineamento dei dati sono stati poi azzerati. Oppure il fatto che la statistica finale abbia tolto dall’elenco ben 61 decessi che il Trentino aveva classificato Covid.

Nessuna sottovalutazione quindi, né tantomeno la volontà di nascondere cifre, quanto piuttosto l’adozione di una metodologia di classificazione, unica in tutta Italia, che aiutasse a gestire con criteri univoci un’emergenza affrontata in una molteplicità di strategie diverse in tutto il Paese.

Ma entriamo nel dettaglio. Dall’inizio della pandemia erano stati istituiti a livello nazionale due flussi informativi: uno, composto di dati aggregati, inviato alla Protezione civile nazionale (PCN) e da questa pubblicati nella nota tabella giornaliera e un secondo composto dai dati individuali dei singoli malati, inviato all’Istituto Superiore di Sanità (ISS). In varie occasioni si sono dovuti gestire disallineamenti dovuti principalmente a regole diverse o non sufficientemente chiare fra i due flussi.

Dal 24 giugno, il Ministero della Salute ha definitivamente allineato i due flussi, uniformando anche le regole per la definizione dei casi. Questo ha comportato un ricalcolo dei casi per ambedue gli enti. Risultano quindi alla Protezione civile nazionale 387 casi in più dovuti alla comunicazione dei soli nuovi casi non individuati con screening. Sono stati invece sottratti dai conteggi totali 61 deceduti. Si tratta di persone che inizialmente erano state conteggiate in Trentino, ma ora vanno tolte perché è stato richiesto di considerare al livello nazionale solo deceduti con tampone positivo, e invece queste hanno una diagnosi accertata radiologicamente o clinicamente (e talvolta con tampone negativo – ma ormai sappiamo bene che il tampone non è l’unico mezzo per far diagnosi di Covid19). Di converso, nel flusso di dati verso l’Istituto Superiore di Sanità risultano 622 casi in meno: si tratta di casi radiologicamente o clinicamente accertati che il Trentino conteggiava come positivi. Nessuna volontà intenzionale quindi ma solamente una diversa interpretazione dei dati.

Fin dall’inizio della pandemia il metodo attuato dalla Task force è sempre stato di massima cautela e di tutela della salute pubblica. All’ISS sono stati infatti comunicati i dati includendo anche i casi che sono stati diagnosticati con mezzi diversi dal “tampone”, in quanto anche questi venivano messi in isolamento e trattati come tutti gli altri. Si precisa che i dati forniti all’Istituto Superiore di Sanità sono gli stessi che alimentano gli indicatori del decreto 30 aprile e il monitoraggio settimanale del Ministero della Salute sulle quali vengono anche prese le decisione governative e provinciali in merito alla gestione della pandemia.

Si sottolinea, infine, che nelle ultime settimane i dati giornalieri erano già perfettamente allineati, sicché non sono state modificate le informazioni rilevanti per la comprensione dell’andamento attuale della pandemia, sulla base delle quali sono state prese le decisioni per gestire la “fase 3” dell’emergenza.