Sono molti i dubbi che attraversano la testa di noi cittadini in questi giorni amari di riflessioni e di forte impegno comune di fronte alla pandemia.

Riprendendo ed estendendo l’interrogativo sulla “credibilità delle istituzioni” sollevato dal direttore Faustini in merito a specifiche vicende del Coronavirus in Alto Adige, osserverei più in generale che proprio la scarsa chiarezza è risultata in questo primo mese di battaglia forse l’anello più debole dell’intera catena di comando. E con questo non voglio specificamente parlare di governo centrale o di governi regionali, quanto piuttosto farne un discorso di carattere generale sul sistema Paese.

Adesso si sta finalmente tentando di porre rimedio. Ma in una prima fase a noi italiani è stato detto, e lo ricordiamo tristemente tutti, che “Milano non si ferma”. Poi è stato più opportunamente spiegato che dobbiamo stare tutti a casa, poi ci si è soffermati sull’importanza per i ragazzini di poter prendere una boccata d’aria, necessaria per ridurre al minimo i traumi di una prolungata restrizione domestica in età evolutiva; infine si è nuovamente specificato che le passeggiate non sono consentite.

Un’attenuante va ampiamente concessa: ci troviamo di fronte a un nemico sconosciuto, subdolo, tutto il mondo ne è piegato e messo a dura, durissima prova. Tuttavia il problema complessivo della “credibilità delle istituzioni” messo in rilievo dal Direttore è a mio avviso il centro di tutto: si dice in un primo tempo che le domande di bonus all’Inps sono ad esaurimento fondi e ovviamente il sito dell’Inps va in tilt, salvo poi negare tutto e dire che i fondi ci sono e che è tutta colpa di un (improbabile) hacker. Dopo tanti annunci, la massiccia produzione di mascherine in Italia non è praticamente ancora cominciata, a parte poche lodevoli eccezioni.

Il problema, il nostro punto debole come sistema Paese (e in questo andrebbero anche ricordati i pericolosi balletti di competenze) a me pare proprio la discrepanza tra annunci fatti, cambiati e contraddetti e poi ribaditi. Tutto ciò sta creando un disorientamento crescente tra vasti strati della popolazione sin qui globalmente assai disciplinata e corretta. E pone un serio problema di affidabilità che chi ha il delicatissimo comando della catena ed è chiamato a coniugare l’efficacia dei divieti alla loro logica e alla loro sostenibilità economica a lungo termine deve necessariamente, una volta per tutte, risolvere.

Prima ancora che da leghista, prima ancora che da consigliere provinciale, direi prima ancora che da donna, confesso che a volte nemmeno io so alla sera, da madre, cosa dire a mia figlia, cosa raccontarle, cosa prometterle, nemmeno so quando potrò parlarle di libertà; allo stesso tempo non so cosa fare con mia sorella che è disabile, ed è spaesata per tutto quel che percepisce attorno. Confesso, alle volte, francamente, di sentirmi un po’ impotente.

Per le istituzioni italiane, globalmente, il concetto di credibilità rimanda al concetto dell’esempio per il buon padre di famiglia: se di fronte a una tragedia come questa siamo ondivaghi, poco coerenti, e quindi infine poco credibili, allora rischia di mancare un pezzo importante, fondamentale, della futura decisiva riposta della nostra società.

 

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Alessia Ambrosi
Consigliere Lega Salvini Trentino