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ALEXANDER SCHUSTER * COVID-19: « SE TUTTI STESSIMO ISOLATI SENZA CONTATTI PER DUE O TRE SETTIMANE IL VIRUS SAREBBE DEBELLATO, FARE PASSEGGIATE E SPORT È SBAGLIATO»

Se tutti stessimo isolati senza contatti per due o tre settimane il virus sarebbe debellato, perché non avrebbe modo di propagarsi. Con questa semplice premessa lo dico a chiare lettere: la circolare del Ministero dell’interno che consente di fare passeggiate e sport è errata. Correggiamola assieme con la nostra autoresponsabilità.

Diciamocelo: l’Italia è in buona parte un Paese in cui gli obblighi fiscali vengono interpretati a modo proprio. Al semaforo il rosso acquista sfumature che tendono al verde e attorno a noi il machismo ancora impera. Ergo: ci sentiamo tutti uomini superdotati, ai tempi del coronavirus superdotati di difese immunitarie. E così la leggerezza con cui si affronta il rigore del contrasto al COVID-19 diverrà proverbiale. All’irresponsabilità diffusa fra la gente eravamo abituati. Da tempo, però, non sentivamo i vertici dello Stato predicare di obblighi flessibili. Sarà la creatività italica.

Mi riferisco alla circolare del Ministero dell’interno del 12 marzo 2020, che non è una fonte del diritto, quindi di per sé costituirebbero mere istruzioni date ai Prefetti e, per noi, ai commissari del Governo. Nella prassi, tuttavia, le circolari incidono più di un decreto. È da quest’ultimo che intendo partire. Dal 10 marzo il Presidente del Consiglio ha imposto di «evitare ogni spostamento delle persone fisiche [su tutto il territorio nazionale], salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero spostamenti per motivi di salute. È consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza». Da giurista in questi giorni vengo spesso interpellato da amici in merito a singole situazioni e da avvocato mi giungono i primi casi di persone denunciate per violazioni degli obblighi vigenti.

L’11 marzo volevo correre a praticare fondo prima che la neve sulle piste delle Viote, impianto nel frattempo chiuso, si squagliasse. Lo sport è salute, lo sappiamo, ma nell’attuale emergenza non può rientrare nei «motivi di salute», che evidentemente devono essere seri e di stretta interpretazione. Si dirà: guidare diretto da casa fino alla pista da fondo, dove non trovi nessuno o, se lo trovi, è ad una distanza assai lontana, non comporta rischi di trasmissione. Non sono un medico, ma immagino sia corretto. E tuttavia in un’emergenza le restrizioni nascono anche dall’esigenza di gestire in maniera efficace i controlli. Come faranno le autorità a verificare la gente che si sposta per praticare fondo, fare un giro in bici, compiere una sana passeggiata lungo l’Adige, concedersi al jogging, prepararsi per la mezza maratona?

Eppure, al Viminale qualcuno ha pensato bene di far diventare gli Italiani un popolo di sportivi e così nella circolare, ripresa poi ampiamente dalle FAQ ufficiali, si legge che «per quanto riguarda le situazioni di necessità, si specifica che gli spostamenti sono consentiti per comprovate esigenze primarie non rinviabili, come ad esempio per l’approvvigionamento alimentare, o per la gestione quotidiana degli animali domestici, o svolgere attività sportiva e motoria all’aperto, rispettando la distanza interpersonale di almeno un metro». E così adesso dobbiamo anche mettere la Polizia lungo le “roste de l’Ades” per garantire che gli amici che vanno a fare jogging assieme, che notoriamente si parlano a oltre un metro di distanza, rispettino queste regole.

E per di più la circolare e le FAQ non si premurano nemmeno di precisare che questa attività sportiva e motoria debba essere svolta quanto più vicina alla propria abitazione, sì che potresti andare anche in un altro comune a praticarla (difficile praticare il cross-country in centro città). E se sei un fondista, puoi ben farti trenta chilometri attraversando tre comuni montani, incluso il tuo, naturalmente. Con buona pace del fatto che sforzi eccessivi abbassano le difese immunitarie: ce n’era proprio bisogno?=
Quindi sì, a chi me lo chiede, stando alla circolare il movimento e la passeggiata nell’aria pura è una «esigenza primaria non rinviabile» in questo periodo che, per chi avrà scritto la circolare, così tanto di emergenza evidentemente non è.

Là dove non soccorre il diritto, soccorra però intelligenza e solidarietà. Non è il momento per preoccuparsi delle proprie fibre muscolari, di come impostare al meglio l’allenamento o di come ben figurare in spiaggia. Evitiamo contatti e spostamenti, salvo esigenze che non siano veramente tali. Giove Pluvio ci ha regalato questo fine settimana la pioggia. Prendiamolo laicamente come un segnale a starcene a casa il più possibile. Saremo un popolo di atleti, ma quanto a lettura di libri e quotidiani siamo messi molto molto male.
Infine, un’ultima considerazione, molto materiale, ma anche di materialità vivono le persone: l’economia del Paese può reggere – a fatica – un black-out di tre settimane, ma non uno stato comatoso che si protrae per mesi a causa dell’irresponsabilità di alcuni (e bastano veramente pochi folli in questa situazione per creare disastri). Pensiamoci.

 

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Alexander Schuster, giurista, già dirigente nazionale della Federazione italiana sport orientamento