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Covid-Free (6 puntata format Tv)

L’enorme finanziamento a favore del Servizio Sanitario Nazionale previsto nel “Decreto Rilancio” esclude ancora una volta la categoria degli specializzandi non medici (biologi/biotecnologi, fisici, farmacisti, chimici, psicologi, veterinari) dalla possibilità di ricevere il giusto riconoscimento economico per il duro lavoro che svolgono quotidianamente durante il percorso di formazione specialistica.

La lettera con la richiesta di affrontare al più presto la questione delle specializzazioni non mediche di area sanitaria scritta da Davide Gurrera, Rappresentante Specializzandi in Fisica Medica (Associazione Italiana di Fisica Medica), Gianfranco La Bella, Specializzandi Biologi/Biotecnologi Network “B come Biologo – Basta camici di serie B” e Antonio Pirrone, Presidente Rete Nazionale degli Specializzandi in Farmacia Ospedaliera.

 

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L’enorme finanziamento a favore del Servizio Sanitario Nazionale previsto nel “Decreto Rilancio” esclude ancora una volta la categoria degli specializzandi non medici (biologi/biotecnologi, fisici, farmacisti, chimici, psicologi, veterinari) dalla possibilità di ricevere il giusto riconoscimento economico per il duro lavoro che svolgono quotidianamente durante il percorso di formazione specialistica. Ci dispiace far presente che questa è una visione miope e frammentaria della sanità, che vede solo una parte delle professioni coinvolte per il funzionamento del SSN.

Eppure, in questi mesi di emergenza sanitaria è stata unanime la richiesta di aumentare la capacità analitica (i cosiddetti “tamponi a tappeto”) senza far presente che nei laboratori di microbiologia, dove si analizzano i tamponi, ci sono specializzandi Biologi/Biotecnologi che lavorano a titolo gratuito, esposti in prima linea al rischio di contagio e con turni massacranti, al pari dei colleghi medici impegnati nei reparti. Ma non solo tamponi e SARS-CoV 2. Gli specializzandi Biologi/Biotecnologi, con grande senso di responsabilità e senso del dovere, hanno continuato e continuano ad assicurare la loro presenza all’interno dei laboratori clinici ospedalieri per garantire i servizi diagnostici indispensabili.

Sempre durante questi mesi di emergenza sanitaria, i Fisici Medici hanno svolto un ruolo essenziale, continuando a lavorare nelle diverse strutture sanitarie a fianco dei colleghi medici radio-oncologi per assicurare l’ottimizzazione dei piani di trattamento per i pazienti oncologici e assicurando inoltre i necessari controlli di qualità ai tomografi TC e ai tanti nuovi apparecchi radiologici utilizzati – com’è noto – a supporto della corretta diagnosi da COVID-19; ed esattamente come il resto del personale sanitario, hanno rischiato e rischiano di essere contagiati.

I Farmacisti Ospedalieri hanno garantito e stanno tuttora garantendo, in questo stato di emergenza, la dispensazione di tutti i dispositivi medici e di protezione individuale necessari, dei farmaci utilizzati nei protocolli off-label, l’erogazione dei farmaci per le terapie di supporto oltre all’approvvigionamento/produzione di formulazioni di gel idroalcolico per la disinfezione-mani. Allo stesso modo i Farmacisti dei Servizi Farmaceutici Territoriali hanno avuto un ruolo primario per garantire la continuità assistenziale ai pazienti domiciliari più fragili, assicurando l’erogazione di farmaci e dispositivi salvavita, non presenti nelle farmacie di comunità, in continuità assistenziale tra ospedale e territorio.

Il grande investimento nel SSN previsto dal “Decreto Rilancio” può essere l’occasione per sanare finalmente questa assurda situazione e quindi auspichiamo che il lavoro parlamentare migliori il testo del decreto. Si tratta di porre fine ad una condizione discriminatoria nei confronti di professionisti sanitari che contribuiscono tutti insieme al funzionamento del Servizio Sanitario Nazionale e che non possono più restare nell’ombra.
Il problema affonda le sue radici anche in una mancata programmazione dei fabbisogni del personale della dirigenza sanitaria, mai effettuata, che ad oggi paga più di tutte le altre categorie l’uscita di centinaia di unità dal mondo del lavoro per i pensionamenti, oltre alla diminuzione di accessi dovuta all’assenza di contratti di formazione.

Chiediamo pertanto al Governo e al Parlamento di affrontare una volta per tutte la questione delle specializzazioni non mediche di area sanitaria che è possibile riassumere in questi punti cardine:

– stima adeguata del fabbisogno del personale della dirigenza sanitaria in relazione a turn over e pensionamenti, nonché fabbisogno del privato, e pari numero di accessi alle scuole di specializzazione;

– retribuzione dei posti di specializzazione messi a concorso attraverso contratti di formazione-lavoro;

– possibilità di accesso alle procedure concorsuali per la dirigenza del ruolo sanitario a partire dall’ultimo anno di specializzazione anche per le categorie non mediche non esplicitamente citate nell’articolo 12 del Decreto-Legge 30 aprile 2019, n. 35.

 

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Davide Gurrera

Gianfranco La Bella

Antonio Pirrone