Si è conclusa la Settimana mondiale per la Riduzione del Consumo di Sale, promossa per l’undicesimo anno dal Wash (World Action on Salt & Health) e anche quest’anno si è ribadito il concetto che mangiare salato provoca danni irreparabili.

Adiconsum ha voluto celebrare questo evento, realizzando una Tavola rotonda a porte chiuse, riunendo a Roma, presso il locale dell’Ambasciatrice del Gusto, Cristina Bowerman (che ha presenziato all’evento), le più innovative aziende del food italiano tra cui: Luigi Galimberti (Ceo di Sfera), Michele Conte (Ceo di Aquasalis), Bonifacio Sulprizio (Direttore qualità De Cecco), Laura Di Renzo (Uniroma Tor Vergata), Andrea Di Palma (Segretario nazionale Adiconsum), Fabrizio Nardin – Leo Nardin, Marco Vitale (Ceo di Foodchain), Giovanni Ferri (Ceo di BeecoFarm).

Il tema dell’evento è stato “Da Ipersodico a iposodico: nutrirsi e fare spesa nell’era della tecnologia esponenziale e dei social network”.

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Nel corso della tavola rotonda si è dibattuto di molti argomenti tra cui:

· Qualità e sostenibilità, nella tradizione della produzione

· Social, communication e trasparenza

· Cambiamento del consumatore

· Cambiamento della produzione agricola

· Nutrimento iposodico e benefici, anche sociali, della riduzione dell’uso di sale nella preparazione e consumo dei cibi mediterranei.

Dai partecipanti è emerso che nonostante la gran parte dei consumatori sappia che il “sale è dannoso per la salute”, ben pochi sanno che solo il 35% del sale che mangiamo è deciso da noi e che il restante 65% è contenuto nei cibi da scaffale che compriamo nei supermercati oppure nel cibo che assumiamo nei pasti fuori casa.

Negli ultimi due decenni il rapporto con il cibo è completamente cambiato, sia rispetto ai temi legati alla sostenibilità ambientale e alla modalità di produzione del cibo sia rispetto al coinvolgimento della tecnologia blockchain nella definizione del prezzo, ma l’informazione al consumatore risulta ancora carente (etichetta). Quanti ad esempio sanno la differenza tra pasta essiccata a bassa e ad alta temperatura?

Tale differenza è sostanziale: la pasta essiccata ad alta temperatura produce, infatti, sostanze ritenute potenzialmente coinvolte nell’insorgenza di patologie quali diabete, malattie dell’apparato cardiovascolare e morbo di Alzheimer. Eppure sulle nostre paste non troviamo queste informazioni dove è presente paradossalmente una sola denominazione: pasta di “semola di grano duro”.

Oggi il consumatore determina i consumi, ma è inconsapevole della sua forza.

Per questo motivo Adiconsum promuove la creazione di un’Alleanza per i consumatori e la stesura di un Manifesto per la piena informazione dei cittadini rispetto al cibo e alla qualità effettiva.