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CONSIGLIO PROVINCIALE TRENTO * LAVORI AULA MATTINO: « CONTINUA LA DISCUSSIONE SUL DDL ROSSI, ALLINEARE IL TRATTAMENTO MATERNITÀ SETTORE PRIVATO AL PUBBLICO »

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14.09 - mercoledì 28 settembre 2022

Consiglio, continua la discussione sul ddl Rossi. La mattinata è trascorsa con una fitta serie di interventi dei consiglieri di maggioranza e opposizione sul disegno di legge di Ugo Rossi (obiettivo: equiparare il trattamento di maternità del privato a quello del pubblico). Al termine della seduta, che riprenderà alle 15, si è arrivati alla votazione dell’articolo 3 su 4 in totale. L’uno e il due sono stati bocciati e la maggioranza ha ribadito no alla proposta dell’ex presidente della Giunta e esponente del Misto.

Rossi: si è persa l’occasione di fare una scelta innovativa

La discussione sul ddl n. 25/XVI di Ugo Rossi è ricominciata stamattina con l’intervento dello stesso proponente che, con rammarico, ha preso atto del dibattito e del no venuto dalla maggioranza di centro destra. Rossi ha ricordato che c’è una norma che, grazie ad un emendamento votato nella finanziaria, obbligherebbe la Giunta ad affrontare questo tema dell’equiparazione del trattamento tra pubblico e privato, peraltro ritenuto da tutti importante. Rossi ha ricordato la sua disponibilità a discutere con la maggioranza e ha ribadito che gli sarebbe bastato un impegno della Giunta a convocare tutti, compresi gli imprenditori che, contrariamente a quanto dice la Lega, non l’hanno per nulla bocciata. Invece, la risposta è stata che questa proposta, che non obbligava né aziende né Pat e non discriminava nessuno, non risolve il problema. S’è persa, ha aggiunto, un’occasione per rendere questa autonomia un po’ innovativa. Questa idea, ha detto ancora, scomparirà dai radar, almeno che per qualche motivo il tema non torni sotto i riflettori e venga sfruttato a uso propagandistico. Infine, l’esponente del Misto ha chiesto alla maggioranza di votare almeno l’articolo uno, quello che sottolinea i principi e gli impegni, condivisi in teoria da tutti, di questo disegno di legge. Una richiesta appoggiata anche da Degasperi.

Dalzocchio: si creerebbero discriminazioni tra lavoratrici

Mara Dalzocchio, capogruppo della Lega, ha ribadito che il ddl è meritevole nell’intento, perché la questione dell’equiparazione dei trattamenti di maternità è reale e importante, ma ha affermato che in commissione tutti gli auditi hanno detto che si creerebbero discriminazioni tra lavoratrici all’interno del settore privato. Inoltre, vanno ascoltate le donne che vogliono, prima di tutto, orari flessibili e stipendi uguali agli uomini. La Giunta, ha continuato, ha fatto tantissimo per le donne e le critiche di Rossi sono infondate. Comunque, la questione non verrà certo archiviata con il no alla proposta. La Giunta, ha detto ancora, ha messo in campo una lunghissima serie di decisioni che hanno richiesto grandi investimenti a favore delle donne, delle famiglie, dei bambini e del welfare. Fatti reali e ha concluso che lei stessa nel 2018 ha presentato un documento per rendere gratuiti gli asili nido.

Degasperi: il ddl introdurrebbe un minimo di garanzie

Sull’articolato Filippo Degasperi (Onda) ha ribadito che nessuno nelle audizioni si è espresso contro il ddl: la Commissione pari opportunità ha addirittura dichiarato viva soddisfazione e anche gli imprenditori non l’hanno bocciato, anzi non hanno avuto nulla da ridire visto che pagherebbe la Pat. La tesi secondo la quale la legge aumenterebbe le discriminazioni non sta in piedi dal punto di vista logico per Degasperi e comunque se l’obiettivo, condiviso da tutti, è quello di incrementare la natalità anche le imprese devono fare qualche sacrificio. Invece, si è arrivati a una deregulation totale del mercato senza introdurre un minimo di garanzie e sicurezza e, di fronte alla deriva dei diritti dei lavoratori, ci si chiede perché non si fanno figli. E il calo demografico peserà anche sulle aziende che non troveranno lavoratori.

Zanella: invece di spendere soldi per Vasco Rossi investiamo sui diritti delle lavoratrici

Anche Paolo Zanella (Futura) ha dichiarato il suo sì al ddl anche perché i dati dicono che dove le donne lavorano di più si fanno anche più figli. Il ddl, ha affermato, non ha alcuna intenzione di lasciare a casa le donne col 30% dello stipendio, anzi punta ad aumentarlo arrivando al 50% nel periodo di maternità indirizzando i fondi Pat su un obiettivo ritenuto da tutti importante. E comunque più oculato rispetto a “concertoni” e finanziamenti per i carri ponte per le mele. L’accusa della troppa fretta mossa dalla Lega, secondo Zanella, non sta in piedi perché il ddl è stato depositato nel 2019 e quindi c’era tutto il tempo per cambiarlo. Zanella ha ricordato che tanti sono stati i no sulle proposte sul welfare della minoranza e dalla maggioranza, nemmeno sulla flessibilità tante volte evocata, sono venute idee.

Coppola: la Giunta concentri le risorse per eliminare le differenze di trattamento

Lucia Coppola (Europa Verde) s’è detta in sintonia col lo spirito del ddl che sottolinea le difficoltà della conciliazione lavoro – famiglia. E se il tema demografico è come si dice centrale è il momento che la Pat intervenga per sostenere, anche sul piano del trattamento di maternità, le piccole aziende. In realtà, in questi anni non si è venuti incontro alle lavoratrici del privato e in questo ultimo tratto di legislatura la Giunta dovrebbe concentrare le risorse su una serie di priorità. E tra queste c’è l’equiparazione tra i trattamenti di maternità.

Dallapiccola: dalla maggioranza un no superficiale

Michele Dallapiccola (Patt) ha affermato che l’Italia fa fatica a tenere il passo sul piano demografico con i principali stati europei e per questo tutte le iniziative per ridurre questo gap rappresentano un compito primario della politica. Questo ddl sarebbe stato un mattone per costruire la casa che deve proteggere la maternità invece la Giunta ha detto un no superficiale e ingiustificato.

Ferrari: tema centrale per la competitività del Trentino

Sara Ferrari (Pd) ha detto che questo tema è centrale per la competitività del nostro territorio e ha ricordato che in Trentino ci sono strumenti innovativi e di successo di aiuto per le madri e i padri. Ora, la maggioranza dovrebbe fare seguito alle dichiarazioni di interesse per l’occupazione femminile dando prova concreta almeno di utilizzare gli strumenti esistenti. Infine, la consigliera del Pd ha ricordato che la povertà è soprattutto femminile e la maternità è sempre un problema.

Olivi: il Trentino è sempre stato all’avanguardia sul welfare

Alessandro Olivi (Pd) ha ricordato che la Giunta ha presentato una lunga serie di norme che sono state bocciate, in modo sacrosanto, dalla Consulta, mentre quando le proposte vengono dalla minoranza si cercano tutti i cavilli costituzionali. Eppure, in Trentino si sono previsti i 10 anni di residenza per il bonus bebè, caso unico in Italia. Olivi ha ricordato che lo Statuto attribuisce competenza primaria in materia di welfare. Norma che ci ha permesso di introdurre, primi in Italia, il reddito di garanzia che è migliore di quello nazionale; ammortizzatori sociali innovativi e nello Job Act sono previste risorse bilateriali per fare interventi come quelli chieste dal ddl Rossi.

Paccher: Rossi poteva presentare il ddl nella scorsa legislatura

Roberto Paccher (Lega) ha chiesto a Rossi perché non ha presentato il suo ddl nella scorsa legislatura e ha ricordato che un prolungamento della maternità, estendendola anche alla paternità, per molte piccole aziende sarebbe un grave problema e quindi la questione economica non è l’unica. Inoltre, la dinamica tra settore privato e pubblica è completamente diversa. Olivi è intervenuto per dire che anche chi è stato al governo ha diritto di fare proposte. Anche perché prima o poi tocca a tutti finire all’opposizione.

Demagri: il ddl crea solo opportunità per imprese e lavoratori

Paola Demagri (Patt) ha ricordato che problemi di equità ci sono anche tra i lavoratori, ad esempio quelli delle Rsa, e il ddl crea solo opportunità per le imprese e non impone nulla a nessuno.

Cia: cosa ha fatto la sinistra per creare una cultura favorevole alla maternità?

Claudio Cia (FdI) ha affermato che effettivamente la maternità è un problema sia nel privato ma ora anche per il pubblico. Quindi, si è chiesto cosa è stato fatto culturalmente perché essere madre non venga percepito come problema. La sinistra ha governato per tanti anni ma non ha fatto nulla per incidere su questo tema e per cambiare la cultura.

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