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VIDEOINTERVISTA OPINIONE ALLO PSICHIATRA PAOLO CREPET * FOCUS SU: « “ CALCIO SERIE A “ E “ SUPERLEGA “ INTERNAZIONALE »

 

1) NON TUTTI I MALI VENGONO PER NUOCERE

Premessa
A causa del Covid sono emersi ulteriormente i debiti miliardari delle più blasonate squadre europee. Se non fosse stato un anno e mezzo di stadi vuoti probabilmente il “crash” finanziario sarebbe stato anestetizzato e/o procrastinato nel tempo?
Domanda
È un bene che oggi il settore europeo del calcio professionisti sia “costretto” ad interrogarsi per trovare nuove formule economiche e sociali di esistenza leale e sportiva?

 

 

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2) SOCIAL
Premessa
Spesso si notano le immagini tv degli arrivi negli stadi dei calciatori “isolati” con le cuffie e/o impegnati a digitare sullo smartphone. Secondo molti allenatori anche negli spogliatoi alcuni calciatori sarebbero più impegnati nell’aggiornare i social con il telefonino che a parlare e “fare” squadra con i compagni.
Domanda
I giocatori degli anni 2020 non le pare siano troppo “sbilanciati” verso ciò che è apparenza (social, foto, video, tatuaggi, tinta ossigenata dei capelli…) piuttosto che dedicarsi a vivere appieno la disciplina sportiva, a volte anche dura quando si tratta di rispettare allenatore, compagni, arbitro, società…?

 

 

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3) VIOLENZA
Premessa
Nel corso degli anni la violenza nel mondo del calcio si è spostata dagli spalti al campo di gioco. Sempre più si assiste anche ad intimidazioni ed aggressioni fisiche agli arbitri (soprattutto donne).
Domanda
A suo avviso, dottor Crepet, quali possono essere gli insegnamenti per imparare a rispettare i ruoli e le persone, anche in campo?

 

 

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4) MAGLIA ED IDENTITÀ
Premessa
Negli anni abbiamo visto grandi campioni indossare -con disinvoltura- da un anno all’altro le maglie delle squadre di serie A grandi competitrici tra loro.
Domanda
Questa modalità “indossa e getta” della maglia simbolo di una città e di una squadra, non ha portato all’annacquamento dei valori di identità, appartenenza, identificazione dei colori sociale e di un territorio urbano e/o di provincia italiano?

 

 

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5 ) I TEMPI DA TIK TOK
Premessa
Le principali squadre europee che hanno tentato il bliz fallito della creazione della “SuperLega” hanno anche espresso non solo il desiderio di frazionare la durata delle partite (passando dai classici 90 minuti in due tempi a tre tempi da 30 minuti), ma anche sviluppare la fruzione tv e web delle clip di sintesi video denominate “Highlights” che riepilogano la partita in massimo 180 secondi…
Domanda
Il calcio internazionale (pensando ad attrarre il pubblico dei giovani sempre più “distratti” e fruitori compulsivi e bulimici di immagini tramite dispositivi portatili) fa bene a “piegarsi” alla nuova moda del “tutto e subito”, privando dell’assaporare e gustare i tradizionali tempi di visione di una partita di calcio?

 

 

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6) MILANO/USA/CINA
Premessa
A Milano le due storiche squadre di Serie A nate e cresciute sotto la Madonnina sono da tempo di proprietà straniera (l’Inter è cinese, il Milan di un fondo Usa): non solo, è già capitato nel campionato italiano che in campo vi fosse -su 22 titolari delle due squadre schierate- solo un italiano…
Domanda
Dal punto di vista psicologico come può un tifoso “nato” nei tempi di giocatori, presidente, società della sua città e della propria nazione restare ancora “legato” mentalmente al feticcio della maglia, svuotata di ogni collegamento territoriale, culturale, sociale e sportivo della formazione calcistica “che fu”?

 

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