OPINIONEWS

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Lac) – Una delegazione di rappresentanti di associazioni ambientaliste e animaliste sia nazionali che provinciali è stata accolta giovedì 29/12/2016 dal Presidente del Consiglio Provinciale, Bruno Dorigatti. I delegati ringraziano il Presidente per la disponibilità ad un ulteriore incontro, dopo quello di fine estate in cui segnalavano che non vi era una effettiva e reale rappresentanza ambientalista nel gruppo dei 25 componenti della Consulta per la Riforma dello Statuto di Autonomia, e che, pertanto le istanze di una consistente parte di cittadini rischiavano di rimanere senza risposta.
I rappresentanti dei cittadini ambientalisti/animalisti attivi in Trentino, conoscono la realtà locale e vivono con allarme le derive pericolose per ambiente e animali, ma anche per il buon nome della Provincia Autonoma di Trento, che le azioni di governo dell’attuale giunta hanno posto in essere. Gli appartenenti al Corpo forestale provinciale e i custodi forestali, tecnici di alta professionalità e protagonisti della protezione ambientale, si vedono ridotti in quanto a numero e prerogative a favore delle onnipresenti associazioni venatorie, con perdita di occupazione e professionalità.
Il territorio prezioso che ci è stato tramandato per la sobrietà degli abitanti e per la difficoltà oggettiva nel deturpare il magnifico ambiente montano, perché impervio, rischia di non essere più tutelato dalla sua inaccessibilità e di soccombere, oggi, nell’epoca in cui le conquiste tecnologiche non sembrano avere quasi più nessun limite e alcuna difficoltà tecnica. In questi anni di crisi complessa, le ragioni delle autonomie sono state messe in discussione e hanno sempre più difficoltà nel giustificare la propria esistenza e nel farsi capire e accettare dai cittadini delle altre regioni italiane non altrettanto garantite.
Il rispetto ecologico dev’essere concreto e non di facciata. La reale tutela dell’ambiente e degli animali sarebbe un magnifico biglietto da visita per la nostra autonomia e ottima occasione di crescita culturale ed economica per il territorio, senza considerare il ritorno pubblicitario ad alto valore aggiunto perché di elevato livello etico, per non parlare dell’importanza di un ambiente “sano” per la salute e la qualità della vita dei cittadini.
Invece di essere presenti nei notiziari dell’intero pianeta come regione virtuosa che usa l’autonomia gestionale per proteggere gli animali e tutelare il proprio splendido paesaggio naturale, siamo famigerati per l’eccessiva disinvoltura nel concedere permessi a nuove strade, a nuove cementificazioni e deroghe alle norme edilizie, a nuove attività pseudo sportive lesive degli ambienti naturali e a nuovi privilegi per chi fa strazio della fauna selvatica. La natura ha la perfetta capacità di autoregolarsi fin dalla notte dei tempi, l’intromissione umana costituisce sempre elemento di grande squilibrio poiché, è scientificamente provato, non esiste una caccia rispettosa della natura ed etica.
I privilegi concessi al mondo venatorio, che rappresenta solo una minima parte della popolazione sia nazionale che provinciale (in Trentino, nel 1997, chiese l’abolizione della possibilità per il cacciatore di entrare liberamente nel fondo altrui ben l’83% dei votanti), non sono comprensibili: solo i cacciatori del Trentino Alto Adige/Südtirol potranno estendere il periodo di caccia oltre i limiti stabiliti, sparare anche nei territori delle altre regioni senza alcun legame col territorio di provenienza, sparare nei parchi naturali e uccidere animali appartenenti a specie protette ovunque nel resto del territorio nazionale e comunitario.
Non è difficile immaginare quali pesanti sanzioni della Comunità Europea, i cittadini di Trento e Bolzano, insieme agli altri italiani, dovranno pagare per la violazione degli obblighi sottoscritti per la tutela delle specie animali protette. Come se si trattasse di un privilegio feudale, alle Provincie di Trento e Bolzano è stato concesso di legalizzare il bracconaggio, infatti le deroghe concesse alle due province autonome consentono azioni altrove illegali e come tali perseguite e sanzionate: e ciò non sfuggirà di certo all’Europa e alle altre regioni italiane.
L’assessorato dedicato pare esprimere tutta la sua insofferenza nell’essere soggetto alle leggi europee di tutela e protezione di ambiente e animali: forse “Il Südtirol non è Italia” ma di sicuro il Trentino Alto Adige/Südtirol è in Europa e questo è indiscutibile, piaccia o meno, pertanto le norme sono uguali per tutti i cittadini europei. Tre orsi morti per bracconaggio e molti altri scomparsi senza che ne sia rimasta alcuna traccia non testimoniano la difesa di una specie tra le più protette al mondo. In Trentino molti funzionari preposti alla gestione di ambiente e fauna sono cacciatori e ciò costituisce un palese conflitto d’interessi; i guardiacaccia sono alle dipendenze delle associazioni venatorie, per cui siamo di fronte al fatto che il controllato paga il suo controllore; i censimenti degli animali selvatici sono affidati alle associazioni venatorie, quindi a chi ne trae vantaggio e tutto ciò non appare come garanzia di trasparenza e correttezza.
Il Parco Nazionale dello Stelvio, uno dei più antichi parchi naturali italiani, è stato declassato ed è ormai spezzettato in tre piccoli parchi provinciali: non si può tutelare una delle ultime aree naturali d’Europa con la mentalità di chi la considera un’aiuola spartitraffico! Gli animali sono soggetti titolari di diritti riconosciuti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Animale, proclamata il 15 ottobre 1978 a Parigi presso l’UNESCO e la biodiversità ha un valore inestimabile, prezioso e insostituibile una volta persa.
IL PAPA ha scritto l’enciclica “Laudato Sì” in cui si manifesta la misericordia di Dio per ogni essere vivente e per il Creato e da noi si pubblicizza l’anziano prete cacciatore che dal pulpito condanna gli animalisti: in verità, chi è il peccatore? Colui che lascia vivere o chi uccide per diletto? Scienze quali pedagogia e psicologia ci indicano modelli positivi di educazione e istruzione per le nuove generazioni e da noi, invece, nelle scuole elementari si porta il verbo venatorio con il pessimo volume “Il cacciatore in favola” sponsorizzato dalla PAT. Quotidianamente raccogliamo le urla di dolore di cittadini indifesi che lamentano prepotenze, episodi di minacce e ritorsioni, uccisioni di animali domestici, distruzione di beni agricoli verso chi osa ostacolare i percorsi e le attività dei cacciatori.
Tutto questo e altro ancora ci obbliga a chiedere un deciso cambio di rotta al Governo provinciale e abbiamo chiesto al Presidente del Consiglio provinciale di accompagnare, nei modi che riterrà opportuni, le nostre proposte di collaborazione e partecipazione positiva, mentre lo ringraziamo per l’attenzione e l’interesse dimostrato.
La Provincia Autonoma di Trento, con l’acquisizione dell’indipendenza gestionale su ambiente e fauna selvatica, ha anche il potere di vietare la caccia su tutto il territorio provinciale e rinunciare definitivamente alla cementificazione del patrimonio naturale che tutto il mondo ci invidia. Potrebbe, così, riproporsi come laboratorio di idee virtuose e trainanti per la collettività nazionale, dimostrando che “Autonomia Speciale” non è uno strumento per diventare più ricchi degli altri, ma più civili.

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(Fonte: Carabinieri) – I Carabinieri della Stazione di Madonna di Campiglio, dipendente dalla Compagnia Carabinieri di Riva del Garda, nel corso di servizi di controllo del territorio coordinati dal Comando Provinciale di Trento per la prevenzione e la repressione dei reati contro il patrimonio, ha sventato una serie di furti in hotel. La sera di S. Silvestro gli uomini dell’Arma, di Madonna di Campiglio e di tutta la Val Rendena, impegnati massicciamente della nota località turistica, meta per l’ultimo dell’anno di migliaia di persone anche grazie al fitto calendario di eventi, hanno sventato una serie di furti in hotel. Verso le 22,00, proprio nell’orario in cui tutte le camere erano praticamente vuote per i vari cenoni e feste, due soggetti sono riusciti a introdursi in un hotel del centro ed asportare due casseforti, una in danno di un imprenditore italiano residente in Svizzera ed una ai danni di una famiglia lituana. L’immediato allarme ha consentito di individuare uno dei due soggetti che alla vista dei militari ha abbandonato le casseforti ed è fuggito per i boschi sovrastanti l’albergo, mentre l’altro è stato notato salire a bordo di una utilitaria. All’alt dei Carabinieri però il soggetto non ha esitato ad accelerare per farsi strada rischiando di investire uno dei Carabinieri impegnato nel servizio. La corsa però è durata pochi metri perché l’intervento dei militari ha fatto in modo che l’uomo perdesse il controllo finendo contro altre vetture parcheggiate, ma riuscendo a fuggire a piedi nella folla dei festeggiamenti. Il Carabiniere donna ferito ha riportato contusioni varie con 7 giorni di prognosi. Le casseforti sono state recuperate ed il contenuto, 5mila euro e i passaporti, sono stati restituiti ai legittimi proprietari.

Oltre ad aver fatto fallire questi due furti, il dispositivo messo in campo dai Militari dell’Arma ha sicuramente contribuito a prevenirne altri, in quanto i due malfattori non si sarebbero accontentati del loro bottino. Sempre nel corso dei servizi di prevenzione di fine anno i Carabinieri hanno segnalato al Commissariato di governo 2 persone per possesso di stupefacenti per uso personale, una commessa milanese di 19 anni con un grammo di marijuana ed un coetaneo di Spiazzo con del “popper”, un potente stupefacente dall’effetto breve, ma molto intenso. Inoltre 15 persone sono state contravvenzionate per ubriachezza.

 

2016 dic 31 FURTO

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(Fonte: Diocesi Trento) – “I pastori andarono senza indugio e trovarono Maria, Giuseppe e il bambino”. In quel bambino la fede riconosce il Salvatore del mondo. La parola “salvezza” fatica ad avere audience presso gli uomini e le donne di oggi. Qualora avvertano il bisogno di una qualche “salvezza”, lo riferiscono sostanzialmente all’uscita dalla precarietà o alla guarigione dalla malattia. Andare oltre questa dimensione della “salvezza” è condizione irrinunciabile perché si possa interagire col Dio di Gesù Cristo. Personalmente, sono convinto che la vita dell’uomo non sia teorema, idee chiare e distinte; sia, piuttosto, ricerca, grido, sete, continuo inizio.

La fatica dell’uomo contemporaneo di pensarsi in un simile orizzonte, non deriva dalla mancanza delle domande e dei desideri, ma da un sistema vita che non gli permette di dialogare con se stesso, di avere contatto con le proprie emozioni e i sentimenti più profondi. Il pensiero stesso, fuori dalle stanze tecnico-scientifiche, è impacciato, è reazione istintiva, inadatta a frequentare la profondità della realtà. Attenti osservatori della società e dei comportamenti, anche del mondo laico, parlano della fatica a lasciar emergere desideri e aspirazioni, soffocati da una crescente angoscia collettiva. Per uscire da questa situazione mi sembra indispensabile l’atteggiamento dei pastori che hanno il coraggio di abbandonare la custodia del gregge per affrontare la fatica di cammini inediti.

La custodia del gregge per noi può avere il volto delle mille occupazioni e preoccupazioni alle quali è costantemente connessa la nostra vita. Fidarsi dell’inesplorato può voler dire darsi tregua, avere il coraggio di disconnetterci per ascoltare le ragioni del cuore, che domanda di uscire dalla fredda contabilità del fare e dell’avere. Regalarci momenti di tregua dal convulso incalzare della vita è possibile, non scomodiamo il facile alibi della mancanza di tempo. L’agenda di giornata accanto a impegni improrogabili, annota tutta una serie di comportamenti che non hanno nulla di urgente e di decisivo, tranquillamente potrebbero essere modificati. In questo primo giorno dell’anno, potremmo fare “l’elogio del perdere tempo”, recuperando la gioia del silenzio e dell’ascolto, la gratuità d’incontri liberati dalla fretta e dalla narrazione di se stessi.

Solo in questo clima può essere custodita la meraviglia della grotta di Betlemme. In questo silenzio la donna di Nazareth ha sperimentato che Dio salva. Salva, anzitutto dalla violenza. Il Bambino di Betlemme è l’icona di un Dio che ha nella non-violenza la sua forza, come ci ricorda papa Francesco nel messaggio per la Giornata mondiale della pace. Non è il Dio che mette in fuga il tiranno, ma è il Dio costretto alla fuga. È il Dio che non trova posto, non il Dio che usurpa il posto agli altri. Il Dio che invita a mettere la spada nel fodero, non a estrarla.

Come può essere forte un simile Dio? Non è forse un perdente colui che fugge? Quella fuga non è una resa, non significa abdicare. Ha un obiettivo preciso: rivelare l’amore incondizionato di Dio e il valore inestimabile del volto di ogni persona. La storia riceve una gran Buona Notizia: Dio, in Gesù Cristo, ci ha messi in grado di porgere l’altra guancia. Di fermare la catena infernale dell’odio e della violenza, interrompendola con la nonviolenza. La vicenda umana, nel corso dei secoli e nei nostri giorni, ha le prove che la violenza e la guerra non hanno mai prodotto la pace, bensì preparano nuova violenza. La nonviolenza non è arrendersi al male, ma rispondervi con il bene, risalendo dal vortice dell’ingiustizia per generare la pace. Continuare a pensare di ricorrere alla violenza, per risolvere le controversie e le tensioni, è figlio della fretta di quest’ora della storia, che aliena l’uomo da se stesso, impedendogli – come ci ricorda papa Francesco – di far propria l’indicazione di Gesù che indica nel cuore umano il vero campo di battaglia, in cui si affrontano la violenza e la pace. “Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive” (Mc 7,21). Solo dal “di dentro” di ognuno di noi può prendere le mosse la “rivoluzione cristiana” che ha il suo nucleo nell’amore “senza se e senza ma”. “Amate i vostri nemici” (Lc 6,27). Questa e non altro è la nostra vittoria.

+ Arcivescovo Lauro

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Fonte: Apt Trento) -Grande entusiasmo per il Capodanno, una piazza Duomo gremita fra musica, eleganti giochi di luce e divertimento ha salutato il 2016 e dato il suo benvenuto al nuovo anno. Il 2017 è iniziato in Piazza Duomo per i trentini e i numerosi turisti che hanno festeggiato il Capodanno con il coinvolgente spettacolo della Four Vegas tribute band, nata artisticamente a Roma nel 1999 dall’amore di cinque musicisti per la musica ed il costume degli anni ’50 e ’60: Al Bianchi (voce solista), Fabio Taddeo (chitarra elettrica), Valerio Bulzoni (tastiere e voce), Manuel Mele (basso e voce) e Gino Ferrara (batteria e voce). A partire dalle 23 i Four Vegas hanno proposto i più grandi successi italiani e internazionali di rock n’roll riscaldando i cuori delle oltre 5.000 persone che hanno acceso Trento e hanno ballato sulle canzoni di: Surfin’ Safari, Sono Bugiardo, Blue Suede Shoes, These Boots are Made for Walking, Crocodile Rock, Guarda come Dondolo, A Hard Day’s Night, Happy Days, Be Pop a Lula, Rip it up, Fatti Mandare dalla Mamma, Walf of Life e tante altre.

E dopo il countdown finale, i consueti auguri di mezzanotte e il brindisi di Capodanno, la serata è proseguita con la seconda parte del concerto. Grande riscontro e tantissimi accessi anche al sito www.trentoindiretta.it, www.discovertrento.it e i canali social Apt che ha trasmesso in diretta streaming il Capodanno di Piazza Duomo organizzato dall’Apt Trento, Monte Bondone, Valle dei Laghi e dal Comune di Trento, in collaborazione con Radio Italia Anni ‘60, Dolomiti Energia e Itas Assicurazioni.

“Una scommessa vinta. Il Capodanno in Piazza Duomo è stato un grande successo per la presenza dei numerosi turisti e cittadini che si sono riversati con grande entusiasmo in una delle più belle piazze d’Italia. Trento si conferma ancora una volta città del Natale e punto di riferimento culturale, ma anche per il divertimento: la fine del 2016 e decisamente il migliore inizio per il 2017. Un ringraziamento a Comune di Trento, Dolomiti Energia, Itas Assicurazioni, Radio Italia Anni ’60, Maffei Service, Promoevent, Croce Bianca, Polizia Municipale, Vigili del Fuoco Volontari, Carabinieri, Questura, le forze di polizia e Guardie Giurate Isa che hanno reso possibile questo importante evento.” – afferma sorridente Elda Verones – direttrice dell’Apt Trento, Monte Bondone, Valle dei Laghi  – “grande soddisfazione per il clima di festa che si respirava in piazza; non è stato infatti necessario alcun intervento.” Grande soddisfazione anche per l’Assessore Roberto Stanchina, presente in Piazza Duomo per i saluti iniziali.

La Band Four Vegas ha partecipato a diverse edizioni di Umbria Jazz, al Summer Jamboree di Senigallia e ha accompagnato eventi sportivi internazionali come i Mondiali di nuoto di Roma nel 2009, suonando in occasione dell’inaugurazione del villaggio Vip. Dopo l’esordio discografico con Viva Four Vegas, pubblicato nel 2008, la band ha inciso Gli originali, con canzoni in italiano, I soliti Four Vegas, una raccolta di grandi successi rock ‘n roll, e nel 2014 è uscito il quarto disco, Greatest hits, che propone venti titoli scelti direttamente dai fans. Musica, cultura e tradizione: i musei, il Mercatino di Natale, le vicine piste del Monte Bondone, le proposte in Valle dei Laghi per finire con lo spettacolo di luci e musica in Piazza Duomo si sono rivelati una formula veramente vincente per salutare le ultime ore dell’anno e lanciarsi nel migliore dei modi nel 2017. Da non perdere per i più piccoli il Capodanno dei bambini presso il villaggio di Piazza Dante dalle 14.00 alle 17.00 e dalle 10.30 fino alle 18.30 il trenino di natale, che parte proprio da Piazza Dante, darà la possibilità di fare un suggestivo percorso nel centro storico della città. Nel cuore del parco si può pattinare sulla pista di ghiaccio e visitare le casette per la vendita di prodotti artigianali. I bambini possono fare una passeggiata nel parco in sella ai pony.

Videoclip 4K per telegiornali (1.55 min)
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Photogallery: Agenzia giornalistica Opinione (© All rights reserved)

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(Fonte: Ufficio stampa Codacons) – Una clamorosa iniziativa contro i rincari per gli abbonamenti all’Alta Velocità viene lanciata oggi dal Codacons, per costringere Trenitalia ad annullare qualsiasi aumento tariffario a danno degli utenti. Il Codacons ha deciso infatti di promuovere un ricorso collettivo al Tar del Lazio finalizzato ad ottenere la sospensione dei provvedimenti con cui Trenitalia ha deciso i recenti aumenti dei prezzi per gli abbonamenti all’Alta Velocità. Una misura “pasticciata” quella dell’azienda, che inizialmente ha applicato, a partire dagli abbonamenti di febbraio, aumenti fino al 35%, per poi ridurre il rincaro al 17,5% a partire da marzo, creando disagi agli utenti che hanno già acquistato gli abbonamenti e che ora dovranno chiedere il rimborso. “Si tratta di adeguamenti tariffari che non appaiono in alcun modo giustificati da un incremento quantitativo e qualitativo del servizio, e che determineranno un enorme danno economico per gli utenti del trasporto ferroviario – spiega il presidente Carlo Rienzi – Altro profilo di illegittimità dei rincari è determinato dalla posizione dominante di Trenitalia sul mercato dei trasporti ferroviari, con particolare riferimento al settore degli abbonamenti all’Alta Velocità, nel quale l’azienda opera in assenza di competitor.

Vi è poi lo stato di necessità che caratterizza chi ogni giorno deve recarsi a scuola o a lavoro in treno, e non può rinunciare al servizio ferroviario fornito da Trenitalia. In ultima analisi – prosegue Rienzi – la mancata proporzione tra costi e tariffe, non essendosi realizzato un aumento dei costi a carico dell’azienda che giustifichi rincari dei prezzi così onerosi per la collettività”. Per tali motivi il Codacons promuove un ricorso collettivo al Tar del Lazio contro gli aumenti degli abbonamenti per l’Alta Velocità, al quale possono già da oggi pre-aderire gratuitamente pendolari e utenti delle Fs, attraverso le indicazioni che l’associazione pubblicherà in giornata sul sito www.codacons.it

 

 

 

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(Fonte: Ufficio Stampa Presidenza Repubblica) – L’Ufficio Stampa della Presidenza della Repubblica rende noto il testo del messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «Buonasera. Nell’attesa del nuovo anno desidero rivolgere gli auguri migliori a tutte le italiane e a tutti gli italiani. A quelli che risiedono nel nostro Paese e a quelli che ne sono lontani, per studio o per lavoro, e sentono intensamente il vincolo di appartenenza alla Patria. Ho visitato, anche quest’anno, numerosi territori, ho incontrato tante donne e tanti uomini.  Ho conosciuto le loro esperienze, ho ascoltato le loro speranze, le loro esigenze. Ho potuto toccare con mano che il tessuto sociale del nostro Paese è pieno di energie positive. Tante persone – ragazzi, giovani, adulti, anziani – svolgono, con impegno, il proprio dovere.  Molti vanno anche oltre, pronti a spendersi per gli altri e per la collettività, a soccorrere chi si trova in pericolo o in difficoltà.  Senza inseguire riconoscimenti o cercare la luce dei riflettori. Con tutti ho condiviso sofferenze e momenti di gioia. Il nostro Paese è una comunità di vita, ed è necessario che lo divenga sempre di più. Ci siamo ritrovati uniti in occasione di alcuni eventi che hanno suscitato l’emozione e la partecipazione di tutti noi. Abbiamo vissuto insieme momenti dolorosi. Dall’assassinio di Giulio Regeni, mentre svolgeva, al Cairo, la sua attività di ricercatore, alla morte, in Spagna, delle nostre ragazze che studiavano nel programma Erasmus. Dalla strage di Dacca a quella di Nizza, con nostri connazionali tra le vittime. Dal disastro ferroviario in Puglia al terremoto che ha sconvolto le Regioni centrali, provocando tanti morti.

 

 

Negli ultimi giorni, abbiamo pianto Fabrizia Di Lorenzo, uccisa nell’attentato di Berlino. Così come era avvenuto, sul finire dell’anno scorso a Parigi, per Valeria Solesin. Ai loro familiari desidero rivolgere, a nome di tutti, un pensiero di grande solidarietà che non si attenua con il passare del tempo. Lo stesso sentimento di vicinanza esprimo ai familiari di quanti hanno perso la vita per eventi traumatici; tra questi le tante, troppe, vittime di infortuni sul lavoro. Un pensiero di sostegno va rivolto ai nostri concittadini colpiti dal terremoto, che hanno perduto familiari, case, ricordi cui erano legati. Non devono perdere la speranza. L’augurio più autentico è assicurare che la vita delle loro collettività continui o riprenda sollecitamente. Ovunque, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nel ritrovarsi insieme. Ricostruiremo quei paesi così belli e carichi di storia. Ci siamo ritrovati tutti nel sostegno alle popolazioni colpite e nell’apprezzamento per la prontezza e l’efficacia dei soccorsi. Alla Protezione Civile, ai Vigili del Fuoco, alle Forze di Polizia, ai nostri militari, ai tanti volontari esprimo la riconoscenza del Paese. Il loro operato è oggetto dell’ammirazione internazionale. Lo stesso consenso avvertiamo per l’impegno dalle nostre Forze Armate nelle missioni di pace in Europa, in Asia, in Africa, in Medio Oriente. Ci siamo tutti rallegrati perché i due fucilieri di Marina, Latorre e Girone, sono finalmente in Italia con i loro cari. Abbiamo condiviso, con affetto e soddisfazione, il grande impegno e i successi dei nostri atleti alle Olimpiadi e alle Paralimpiadi. Come non ricordare l’entusiasmo travolgente di Bebe Vio?

Abbiamo, in tante città, rievocato i settanta anni della Repubblica e del voto alle donne. Questo senso diffuso di comunità costituisce la forza principale dell’Italia, anche rispetto alle tante difficoltà che abbiamo di fronte. La comunità, peraltro, va costruita, giorno per giorno, nella realtà. Il problema numero uno del Paese resta il lavoro.  Nonostante l’aumento degli occupati, sono ancora troppe le persone a cui il lavoro manca da tempo, o non è sufficiente per assicurare una vita dignitosa. Non potremo sentirci appagati finché il lavoro, con la sua giusta retribuzione, non consentirà a tutti di sentirsi pienamente cittadini. Combattere la disoccupazione e, con essa, la povertà di tante famiglie è un obiettivo da perseguire con decisione. Questo è il primo orizzonte del bene comune. Abbiamo, tra di noi, fratture da prevenire o da ricomporre. Tra il Nord del Paese e un Sud che è in affanno. Tra città e aree interne. Tra centri e periferie. Tra occupati e disoccupati. Barriere e difficoltà dividono anche il lavoro maschile da quello femminile, penalizzando, tuttora, le donne. Far crescere la coesione del nostro Paese, vuol dire renderlo più forte. Diseguaglianze, marginalità, insicurezza di alcuni luoghi minano le stesse possibilità di sviluppo.

La crescita è in ripresa, ma è debole. Il suo impatto sulla vita di molte persone stenta a essere percepito. Va ristabilito un circuito positivo di fiducia, a partire dai risparmiatori, i cui diritti sono stati tutelati con il recente decreto-legge. Essere comunità di vita significa condividere alcuni valori fondamentali. Questi vanno praticati e testimoniati. Anzitutto da chi ha la responsabilità di rappresentare il popolo, a ogni livello. Non vi sarà rafforzamento della nostra società senza uno sviluppo della coscienza civica e senza una rinnovata etica dei doveri. La corruzione, l’evasione consapevole degli obblighi fiscali e contributivi, le diverse forme di illegalità vanno contrastate con fermezza. Le difficoltà, le sofferenze di tante persone vanno ascoltate, e condivise. Vi sono domande sociali, vecchie e nuove, decisive per la vita di tante persone. Riguardano le lunghe liste di attesa e le difficoltà di curare le malattie, anche quelle rare; l’assistenza in famiglia agli anziani non autosufficienti; il sostegno ai disabili; le carenze dei servizi pubblici di trasporto. Non ci devono essere cittadini di serie B.

Sarebbe un grave errore sottovalutare le ansie diffuse nella società. Dopo l’esplosione del terrorismo internazionale di matrice islamista, la presenza di numerosi migranti sul nostro territorio ha accresciuto un senso di insicurezza. E’ uno stato d’animo che non va alimentato, diffondendo allarmi ingiustificati. Ma non va neppure sottovalutato. Non rendersi conto dei disagi e dei problemi causati alla popolazione significa non fare un buon servizio alla causa dell’accoglienza. L’equazione immigrato uguale terrorista è ingiusta e inaccettabile, ma devono essere posti in essere tutti gli sforzi e le misure di sicurezza per impedire che, nel nostro Paese, si radichino presenze minacciose o predicatori di morte. Anche nell’anno trascorso, le nostre Forze dell’ordine e i nostri Servizi di informazione hanno operato con serietà e competenza perché, in Italia, si possa vivere in sicurezza rispetto al terrorismo, il cui pericolo esiste ma si cerca di prevenire. A loro va espressa la nostra riconoscenza.

Vi è un altro insidioso nemico della convivenza, su cui, in tutto il mondo, ci si sta interrogando. Non è un fenomeno nuovo, ma è in preoccupante ascesa: quello dell’odio come strumento di lotta politica. L’odio e la violenza verbale, quando vi penetrano, si propagano nella società, intossicandola. Una società divisa, rissosa e in preda al risentimento, smarrisce il senso di comune appartenenza, distrugge i legami, minaccia la sua stessa sopravvivenza. Tutti, particolarmente chi ha più responsabilità, devono opporsi a questa deriva. Il web, ad esempio, è uno strumento che consente di dare a tutti la possibilità di una libera espressione e di ampliare le proprie conoscenze. Internet è stata, e continua a essere, una grande rivoluzione democratica, che va preservata e difesa da chi vorrebbe trasformarla in un ring permanente, dove verità e falsificazione finiscono per confondersi. Un’altra grave ferita inferta alla nostra convivenza è rappresentata dalle oltre 120 donne uccise, nell’anno che si chiude, dal marito o dal compagno. Vuol dire una vittima ogni tre giorni. Un fenomeno insopportabile che va combattuto e sradicato, con azioni preventive e di repressione.

Desidero, adesso, rivolgermi soprattutto ai giovani. So bene che la vostra dignità è legata anche al lavoro. E so bene che oggi, nel nostro Paese, se per gli adulti il lavoro è insufficiente, sovente precario, talvolta sottopagato, lo è ancor più per voi. La vostra è la generazione più istruita rispetto a quelle che vi hanno preceduto. Avete conoscenze e potenzialità molto grandi. Deve esservi assicurata la possibilità di essere protagonisti della vita sociale. Molti di voi studiano o lavorano in altri Paesi d’Europa. Questa, spesso, è una grande opportunità. Ma deve essere una scelta libera. Se si è costretti a lasciare l’Italia per mancanza di occasioni, si è di fronte a una patologia, cui bisogna porre rimedio. I giovani che decidono di farlo meritano, sempre, rispetto e sostegno. E quando non si può riportare nel nostro Paese l’esperienza maturata all’estero viene impoverita l’intera società. Nel febbraio scorso, in una Università di New York, ho incontrato studenti di ogni continente. Una ragazza ha aperto il suo intervento dicendo di sentirsi cittadina europea, oltre che italiana. Tante esperienze di giovani che condividono, con altri giovani europei, valori, idee, cultura, rendono evidente come l’Europa non sia semplicemente il prodotto di alcuni Trattati. Un Continente che, dopo essere stato, per secoli, diviso da guerre e inimicizie, ha scelto un cammino di pace e di sviluppo comune. Quei giovani capiscono che le scelte del nostro tempo si affrontano meglio insieme. Comprendono, ancor di più, il valore della pacifica integrazione europea di fronte alla tragedia dei bambini di Aleppo, alle migliaia di persone annegate nel Mediterraneo e alle tante guerre in atto nel mondo. E non accettano che l’Europa, contraddicendosi, si mostri divisa e inerte, come avviene per l’immigrazione.

Dall’Unione ci attendiamo gesti di concreta solidarietà sul problema della ripartizione dei profughi e della gestione, dignitosa, dei rimpatri di coloro che non hanno diritto all’asilo. Un cenno alla vita delle nostre istituzioni. Queste sono state concepite come uno strumento a disposizione dei cittadini. Sono i luoghi della sovranità popolare, che vanno abitati se non vogliamo che la democrazia inaridisca. All’inizio di questo mese si è svolto il referendum sulla riforma della seconda parte della Costituzione, con alta affluenza, segno di grande maturità democratica. Dopo il Referendum si è formato un nuovo Governo. Ho ricevuto nei giorni scorsi numerose lettere, alcune di consenso, altre di critica per le mie decisioni. Ho letto con attenzione queste ultime: è sempre bene ascoltare, e rispettare, le opinioni diverse. Si tratta di considerazioni di persone che avrebbero preferito nuove elezioni subito, a febbraio, per avere un nuovo Parlamento. Composto, ovviamente, dalla Camera dei deputati e dal Senato, secondo il risultato del Referendum. Ora, non vi è dubbio che, in alcuni momenti particolari, la parola agli elettori costituisca la strada maestra. Ma chiamare gli elettori al voto anticipato è una scelta molto seria.  Occorre che vi siano regole elettorali chiare e adeguate perché gli elettori possano esprimere, con efficacia, la loro volontà e questa trovi realmente applicazione nel Parlamento che si elegge. Queste regole, oggi, non ci sono: al momento esiste, per la Camera, una legge fortemente maggioritaria e, per il Senato, una legge del tutto proporzionale. L’esigenza di approvare una nuova legislazione elettorale mi è stata, del resto, sottolineata, durante le consultazioni, da tutti i partiti e i movimenti presenti in Parlamento. Con regole contrastanti tra loro chiamare subito gli elettori al voto sarebbe stato, in realtà, poco rispettoso nei loro confronti e contrario all’interesse del Paese. Con alto rischio di ingovernabilità. Risolvere, rapidamente, la crisi di governo era, quindi, necessario sia per consentire al Parlamento di approvare nuove regole elettorali sia per governare problemi di grande importanza che l’Italia ha davanti a sé in queste settimane e in questi mesi.

Rivolgo gli auguri più sinceri a Papa Francesco, auspicando che il messaggio del Giubileo, e i suoi accorati appelli per la pace, vengano ascoltati in un mondo lacerato da conflitti e sfidato da molte incognite. Cari concittadini, qualche giorno fa, nelle zone del terremoto, ho ricevuto questo disegno in dono dai bambini della scuola dell’Infanzia di Acquasanta Terme, ritrae la loro scuola. Vi è scritto: “La solidarietà diventa realtà quando si uniscono le forze per la realizzazione di un sogno comune”. Vorrei concludere facendo mio questo augurio, e rivolgendolo a ciascuno di voi, perché i sogni dei bambini possono costruire il futuro della nostra Italia. Buon anno a tutti».

Roma, 31 dicembre 20

 

Comunicato

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