OPINIONEWS

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Cgia Mestre) – Nel 2015, ultimo dato disponibile, l’incidenza delle ore lavorate con i voucher è stata pari ad appena lo 0,3 per cento del monte ore complessivo nazionale del lavoro dipendente. Una percentuale, quella denunciata dall’Ufficio studi della Cgia, insignificante che ridimensiona, dal punto di vista statistico, la demonizzazione alimentata in questi mesi nei confronti dei voucher che da qualche anno disciplinano nel nostro Paese il lavoro occasionale e accessorio. A fronte di 29 miliardi di ore lavorate nel 2015 da tutti i lavoratori dipendenti presenti in Italia, si stima che 1,3 milioni di persone circa siano state impiegate con i voucher per un numero di buoni-lavoro riscossi pari a 88 milioni (*). Rapportando quest’ultimo importo al dato complessivo delle ore lavorate, emerge che l’incidenza dell’utilizzo dei voucher sul monte ore complessivo a livello nazionale è pari allo 0,31 per cento: sale allo 0,47 per cento nel Nordest, si allinea al dato medio nazionale nel Nordovest, scende allo 0,25 per cento nel Centro per attestarsi allo 0,21 per cento nel Mezzogiorno.

E come hanno ricordato nel comunicato congiunto del 28 dicembre scorso l’Istat, l’Inps e l’Inail, i quasi 88 milioni di voucher riscossi nel 2015 corrispondono a circa 47.000 lavoratori annui (**) e rappresentano solo lo 0,23 per cento del costo del lavoro presente in Italia (vedi Tab. 1). “I voucher – afferma il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – erano stati concepiti dal legislatore per far emergere i piccoli lavori in nero. Obbiettivo, purtroppo, fino a ora non raggiunto. Se in alcuni settori è evidente che c’è stato un utilizzo del tutto ingiustificato di questo strumento, paradossalmente il fallimento dei voucher non è ascrivibile al loro abuso, ma, al contrario, per essere stati utilizzati pochissimo in particolar modo al Sud, dove la disoccupazione è molto elevata e l’abusivismo e il sommerso hanno dimensioni molto preoccupanti. Eliminarli, quindi, sarebbe un errore. Vanno, invece, incentivati, limitandone l’utilizzo nei settori ad alto rischio infortunistico: come l’edilizia, i trasporti, il metalmeccanico e il legno”.

 

 

I dati regionali, infatti, ci dicono che l’incidenza delle ore lavorate con i voucher sul monte ore complessivo è nettamente inferiore alla media nazionale in Calabria (0,13 per cento), in Sicilia (0,12 per cento), nel Lazio e in Campania (entrambe allo 0,11 per cento). Regioni, queste ultime, che hanno un tasso di disoccupazione che in alcuni casi supera il 20 per cento e un’incidenza dell’economia sommersa dovuta al lavoro irregolare sul valore aggiunto regionale pari al doppio del dato medio registrato nel Nord. Tra le realtà che ne hanno fatto un maggiore utilizzo, invece, segnaliamo il Friuli Venezia Giulia (0,60 per cento), le Marche (0,58 per cento), la Sardegna (0,49 per cento), l’Emila Romagna (0,47 per cento) e il Veneto (0,46 per cento) (vedi Tab. 2). Il 60,7 per cento dei buoni-lavoro utilizzati nel 2015 (pari a 53,4 milioni di tagliandi su un totale di 88 milioni di voucher riscossi) sono stati “consumati” dal terziario: in particolare nel settore degli alberghi-ristorazione (26,6 per cento del totale ), commercio (12,8 per cento) servizi alle imprese (7,7 per cento), servizi sociali (4,4 per cento), sanità (3,1 per cento) e trasporti (2,3 per cento).

Nel settore manifatturiero, invece, l’incidenza sul totale delle ore lavorate ha toccato il 12,4 per cento (pari a 10,8 milioni di voucher riscossi). L’utilizzo più importante è stato registrato nel comparto metalmeccanico (4 per cento). Decisamente più contenuto il ricorso ai buoni-lavoro realizzato dalle imprese del settore delle costruzioni (2,4 per cento del totale pari a 2,1 milioni di voucher) e dell’agricoltura (1,8 cento del totale pari a 1,5 milioni di buoni). Da non trascurare, infine, il ricorso ai voucher da parte di artigiani e commercianti senza dipendenti. Questi lavoratori indipendenti hanno utilizzato 4,8 milioni di buoni-lavoro (pari al 5,5 per cento del totale) (vedi Tab. 3).
“In attesa di conoscere i dati relativi agli effetti registrati dopo l’introduzione della tracciabilità – dichiara il segretario della Cgia Renato Mason – prima di riformare questo strumento è indispensabile che la politica adotti un sistema di rilevazione serio in grado di fotografare correttamente questa realtà. I risultati di questa nostra analisi sono nettamente in contrasto con le tesi sostenute da molti addetti ai lavori che vorrebbero eliminare definitivamente i voucher. Posizioni, purtroppo, che si basano su pregiudizi di carattere ideologico che con la realtà evidenziata dai numeri hanno poco a che fare”. Questi 1,3 milioni di lavoratori che nel 2015 sono stati impiegati in piccole attività occasionali con i voucher a che categorie appartengono ? Secondo i dati Inps-Veneto Lavoro, il 29 per cento (quasi 400.000) erano lavoratori occupati presso imprese private del settore non agricolo. Un altro 23 per cento era costituito da ex occupati (circa 320.000), mentre un 18 per cento (circa 250.000) era composto da persone percettrici di Aspi, MiniAspi o di Cig. Il 14 per cento era costituito da giovani (190.000), l’8 per cento, infine, in entrambi i casi sia da pensionati (circa 110.000) sia da lavoratori domestici/autonomi (sempre circa 111.000).

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(*) quelli venduti, invece, ammontano a poco più di 115 milioni. Nei primi 9 mesi del 2016, invece, i voucher venduti hanno registrato un aumento del 34,6 per cento sul 2015. Il computo di quelli effettivamente riscossi per il 2016 non è ancora disponibile.

(**) importo ottenuto dividendo gli 88 milioni di voucher utilizzati nel 2015 per le 1.879 ore medie lavorate in un anno da un lavoratore dipendente con un contratto di lavoro full-time. Va ricordato che nel 2015 gli utilizzatori dei voucher sono state circa 1.300.000.

 

 

In allegato il comunicato stampa:

VOUCHER

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio Stampa Pat) – Con riferimento alle dichiarazioni rilasciate oggi dal rappresentante del sindacato Delsa, il presidente della Provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi, ribadisce l’assoluta trasparenza dell’operato del Dipartimento alla conoscenza rispetto alle procedure messe in atto al fine di ottemperare alle ordinanze del Consiglio di Stato.
Questa trasparenza – aggiunge il presidente – è oltretutto confermata dal fatto che le procedure in questione ed i relativi esiti sono state puntualmente comunicate dal Dipartimento provinciale competente al Consiglio di Stato affinché quest’ultimo potesse valutarne la coerenza o meno con quanto dallo stesso tribunale disposto con le relative ordinanze.
L’amministrazione – conclude il presidente – ovviamente si riserva di valutare in modo più approfondito gli effetti delle notizie diffuse oggi al fine di tutelare nelle sedi appropriate la propria immagine e l’operato delle proprie strutture.

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Filippo Degasperi) – «I fatti riportati dal sindacato degli insegnanti Delsa riguardo al commissariamento degli uffici scolastici della PAT sono di una gravità inaudita. Non solo la scuola trentina da novembre sarebbe di fatto commissariata, ma lo scorso dicembre la Provincia avrebbe impedito al commissario ad acta di esercitare il proprio ruolo, e come riportano i documenti, in tal modo “un’oggettiva mancanza di trasparenza ha reso impossibile l’esecuzione dell’Ordinanza fatta dal Consiglio di Stato”. Ma c’è di più. La documentazione depositata dalla Provincia di Trento (da chi?) a giustifica dei propri atti è definita “assolutamente lacunosa, parziale, incongruente e inidonea”.

Uno spaccato desolante dello sfacelo in atto che da ragione ai dubbi del M5S. Solo nell’ultimo anno ci siamo occupati di questa vicenda ad agosto, a settembre, a novembre e poi ancora a novembre. Come al solito le risposte di Rossi & Co si erano ridotte al consueto mix di arroganza e derisione, ma oggi, di fronte ad una situazione che non basta più definire tragicomica, limitarsi alla soddisfazione di essere stati nel giusto non può bastare.

Le gravi azioni intraprese dalla PAT per impedire al Commissario ad acta di esercitare il proprio ruolo ed avere accesso a documenti e strutture (immaginiamo giustificandosi dietro all’attesa per il prossimo giudizio del Consiglio di Stato) spingono a chiedersi se ciò sia avvenuto “solo” per un malinteso senso di “supremazia” e non perché ci sia la volontà di tenere ogni “estraneo” lontano dalle stanze dove si prendono le decisioni. Si tratta di dubbi legittimi di fronte a comportamenti come quelli verificatisi a dicembre, per fugare i quali sarebbe necessaria proprio quella “trasparenza” definita mancante da parte del Commissario.

C’è poi il capitolo delle responsabilità. In passato avevamo specificato come a nostro parere le colpe di questa situazione fossero anche di natura tecnica. Il Presidente Rossi aveva invece risposto che “se ci sono responsabilità sono in capo al sottoscritto”. Visto quanto accaduto, pur mantenendo il nostro avviso precedente, aggiungiamo che chi le responsabilità vuole assumersele deve anche agire di conseguenza. Se questo disastro che getta discredito su tutta l’Istituzione della scuola pubblica trentina è colpa del presidente Rossi allora che sia lui stesso a trarne le dovute conclusioni dimettendosi».

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio Stampa Pat) – La Provincia autonoma di Trento da tempo mira a raggiungere obiettivi di ecostenibilità e di risparmio energetico, soprattutto per quanto riguarda le scelte inerenti la mobilità. Anche grazie a queste è stato possibile raggiungere un progressivo miglioramento della qualità dell’aria su tutto il territorio provinciale, come testimoniano i dati Appa diffusi oggi. Il bike sharing e il car sharing rappresentano due esempi di progetti che realizzano l’obiettivo di rispetto dell’ambiente, di condivisione di risorse e anche di risparmio e razionalizzazione.

Grazie al progetto “Bike sharing trentino e.motion” voluto dall’Assessorato alle infrastrutture e all’ambiente della Provincia autonoma di Trento, gli abbonati del trasporto pubblico provinciale che si spostano nel territorio comunale di Trento, di Rovereto e di Pergine Valsugana possono prelevare autonomamente, utilizzando la smart card Mitt, una delle 228 biciclette (67 city bike e 161 con pedalata assistita dotate di motore elettrico) disponibili, che dopo uno o più utilizzi giornalieri dovrà essere riposizionata nella stessa giornata in una delle stazioni a scelta, all’interno dello stesso Comune di prelievo. Dallo scorso ottobre è possibile acquistare abbonamenti di breve durata, 24 o 48 ore, direttamente con lo smartphone, senza necessità di acquisire la “Smart card”. Con l’App “Bicincittà” è inoltre possibile conoscere la postazione di bike sharing più vicina, prelevare una bici direttamente con lo Smartphone, senza tessera, visualizzare in tempo reale il numero di bici disponibili e di posti liberi, utilizzare la navigazione satellitare per recarsi alla postazione più vicina. Oggi sono 41 le stazioni – 17 a Trento, 17 a Rovereto e 7 a Pergine Valsugana – con circa 200 bici disponibili, tra elettriche e city bike.

Il progetto di car sharing provinciale è nato nel giugno 2012 con la gestione condivisa degli automezzi meno utilizzati. L’idea alla base del progetto era quello di razionalizzare l’utilizzo degli autoveicoli di proprietà provinciale da parte del personale mediante la condivisione del parco macchine. Attualmente sono 73 i veicoli a disposizione, 11 le aree di parcheggio distribuite in 6 punti a Trento, a Pergine Valsugana, a Borgo Valsugana, a Malè, a Cles e a Rovereto. È attivo un Call Center ed possibile prenotare il veicolo attraverso un software ideato e creato internamente. Il risparmio ottenuto dalla gestione in car sharing del parco macchine provinciale è stato di circa un milione di euro all’anno con il contenimento delle spese di rimborso al personale dei viaggi di missione per l’utilizzo del proprio mezzo e la riduzione della dotazione dei veicoli. Il car sharing oggi si evolve in “Pro.gre.ss Mobility”, con l’attivazione di una procedura per il noleggio a lungo termine. Certezza del costo annuo sostenuto, maggiore sicurezza per chi guida, riduzione dei rimborsi spese per missione sono solo alcuni dei vantaggi della nuova proposta.(sm)

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte:Claudio Cia) – In seguito alla denuncia pronunciata a mezzo stampa dal presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Fabrizio Franchi, del tentativo di Trentino Sviluppo Spa, di fatto un’agenzia della Provincia, di creare un ufficio stampa dedicato all’informazione turistica attraverso due bandi di concorso per due persone addette all’informazione senza rispettare il requisito dell’iscrizione all’Ordine, sono a prendere la parola contro questo palese abuso, a tutela di una categoria fin troppo vituperata e ignorata proprio da chi sarebbe chiamato a far rispettare le leggi, rispettandole a sua volta. In Italia, e forse anche in Trentino, “giornalista” non è un titolo usurpabile a piacere, ma è in senso pieno una professione, tanto che chiamarsi giornalista senza esserlo è un reato penale (legge 3 febbraio 1963, n. 69, art. 45). “Art. 45. (Esercizio della professione). – 1. Nessuno può assumere il titolo né esercitare la professione di giornalista, se non è iscritto nell’elenco dei professionisti ovvero in quello dei pubblicisti dell’albo istituito presso l’Ordine regionale o interregionale competente. La violazione della disposizione del primo periodo è punita a norma degli articoli 348 e 498 del codice penale, ove il fatto non costituisca un reato più grave”. Vi è poi la legge statale 150, di per se molto chiara, tanto più con gli enti pubblici, che dice che non si può chiamare personale non giornalistico a fare attività giornalistica. Questa gaffe di Trentino Sviluppo nasconde forse alcune manovre nel tentativo di favorire alcune persone già all’interno dell’organico? Un’usanza che sospetto comune agli ambienti provinciali. Comprensibile, vivaddio, solo in ambienti “mafiosetti” e centralisti che hanno a cuore soprattutto uno stretto controllo sull’informazione e la propaganda, oltre a reclutare personale estremamente ricattabile. Se assunte, queste persone, lo sarebbero poi alla faccia di tutti quei giornalisti che sono tenuti alla formazione permanente con l’obbligo di guadagnarsi 60 crediti formativi ogni tre anni, e pagare la quota associativa di 110 Euro all’anno all’Ordine, per poi vedersi sorpassate da chi invece ha semplicemente una «spiccata dose di curiosità, creatività e scouting, grande verve comunicativa e approccio relazionale». Questo è uno dei tanti modi di questa giunta di favorire lo sviluppo sostenibile del sistema trentino? Grazie, ma anche no!
Non vorremo scoprire che Trentino Sviluppo Spa, agenzia della provincia, si sia trasformato nell’ennesimo ufficio raccomandazioni dove è vietato l’ingresso ai non addetti ai favori. Eh sì, la sensazione è che, da noi, per far il giornalista non conti il proprio curriculum, basta quello di chi ti raccomanda.

In allegato il documento contenuto nel comunicato stampa:

 

Per fare il giornalista, serve il curriculum o basta quello di chi ti raccomanda

 

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio Stampa Pat) – E’ cresciuta la proposta legata al marchio Ski Family: accanto alle 7 stazioni sciistiche, ristoranti, B&B, punti per il noleggio di attrezzature sportive invernali, al Forum delle Associazioni familiari del Trentino e all’Associazione nazionale Famiglie numerose, ci saranno anche – ed è la novità della stagione 2016-2017 – le scuole di sci. La proposta “Ski Family in Trentino”, giunta alla 7° edizione, è pensata per permettere a genitori e figli di trascorrere splendide giornate sulle piste, sciando insieme in famiglia. La formula è ormai nota: residenti ed ospiti possono accedere agli impianti di risalita al costo degli skipass del/dei genitore/i con la gratuità per tutti i figli minorenni. La proposta ha riscosso un successo crescente negli anni come evidenziato dal costante aumento del numero di famiglie registrate, ad oggi 5382. Confermate anche per quest’anno le 7 stazioni sciistiche aderenti: Pinzolo, Lavarone, Panarotta, Lagorai, Altipiani val di Non, Bondone, Pejo e oltre 50 organizzazioni che offrono pacchetti vacanza – menù, noleggio e pernottamento – particolarmente vantaggiosi ed economica. La proposta Ski Family, è estesa anche alle famiglie dei dipendenti delle aziende certificate Family Audit, con sede fuori provincia. Novità 2016-2017 è appunto il coinvolgimento delle scuole di sci. Tutti i servizi sono fruibili dalle famiglie presentando il voucher che si può scaricare dall’apposito portale www.ski.familyintrentino.it, previa registrazione gratuita online.

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Commissione europea) – Il Fondo sociale europeo ha aiutato quasi 10 milioni di europei a trovare un lavoro tra il 2007 e il 2014
Bruxelles, 5 gennaio 2017. La Commissione europea ha pubblicato oggi una relazione di valutazione degli investimenti effettuati nell’ambito del Fondo sociale europeo (Fse) nel periodo di programmazione 2007-2013 e le relazioni specifiche per ciascuno Stato membro. Secondo la relazione, alla fine del 2014, almeno 9,4 milioni di residenti europei hanno trovato lavoro con il sostegno del Fondo, 8,7 milioni hanno ottenuto un diploma o una certificazione e, 13,7 milioni di persone hanno segnalato altri risultati positivi, come ad esempio un innalzamento del proprio livello di competenze.
Secondo la valutazione, nel periodo 2007-2014 il Fondo sociale europeo ha fornito un sostegno essenziale all’attuazione di priorità nazionali e Ue per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, compresi gli obiettivi di Europa 2020 e le raccomandazioni specifiche per paese nel quadro del semestre europeo.
Valdis Dombrovskis, Vicepresidente responsabile per l’euro e il dialogo sociale, ha dichiarato: “La relazione odierna dimostra che, nell’arco di 7 anni, il Fondo sociale europeo ha aiutato milioni di europei a trovare lavoro e ad acquisire nuove competenze e qualifiche. Il Fse ha svolto un ruolo essenziale per quanto riguarda il funzionamento dei mercati del lavoro in tutti gli Stati membri, ha contribuito all’ammodernamento dei servizi per l’impiego, ha sostenuto i sistemi di istruzione e la pubblica amministrazione in generale e ha offerto sostegno ai gruppi sociali più svantaggiati. Dovremmo basarci su questa esperienza per investire nel capitale umano europeo: lavoratori, giovani e tutte le persone in cerca di lavoro.”
Marianne Thyssen, Commissaria per l’Occupazione, gli affari sociali, le competenze e la mobilità dei lavoratori, ha osservato: “La valutazione pubblicata oggi dimostra che il Fondo sociale europeo fa davvero la differenza nella vita degli europei. È il nostro principale strumento per investire nel capitale umano. Grazie al sostegno europeo, milioni di persone hanno trovato lavoro, hanno migliorato le loro competenze o sono uscite dalla povertà e dall’esclusione sociale. Questa sì è vera solidarietà.”
I partecipanti alle azioni del Fse erano equamente ripartiti tra inattivi (36 %), occupati (33 %) e disoccupati (30 %). Tra i principali gruppi di destinatari figurano le persone scarsamente qualificate (40 %), i giovani (30 %) e le persone svantaggiate (almeno il 21 %). Le donne partecipanti alle azioni del FSE sono state 51,2 milioni.
Grazie al Fse gli Stati membri hanno beneficiato di consistenti risorse finanziarie supplementari che hanno permesso loro di affrontare sfide occupazionali e sociali, di raggiungere persone e definire strategie che altrimenti avrebbero difficilmente trovato un sostegno finanziario. A titolo esemplificativo il FSE ha fornito più del 70 % delle risorse per le politiche attive del mercato del lavoro in Bulgaria, Estonia, Grecia, Lettonia, Lituania, Malta, Romania e Slovacchia e ha finanziato oltre il 5 % della spesa per l’istruzione e la formazione in Portogallo e nella Repubblica ceca. Il Fse ha inoltre ispirato nuove forme di collaborazione tra le parti interessate e ha sostenuto innovazioni locali e regionali adottate poi anche a livello nazionale.
Il Fse ha svolto un ruolo essenziale nel sostenere la modernizzazione dei servizi pubblici per l’impiego e di altre istituzioni responsabili delle misure attive del mercato del lavoro. Nelle regioni meno sviluppate il Fse ha sostenuto riforme nei settori dell’istruzione, del sistema giudiziario e della pubblica amministrazione. In tal modo ha dato un impulso positivo al contesto imprenditoriale e alla creazione di società più inclusive.
Il Fse ha avuto anche un impatto positivo sul Pil dell’Ue-28 (+ 0,25 %) e sulla produttività come dimostrano le simulazioni macroeconomiche. La relazione sottolinea infine il ruolo del Fse nell’attenuazione degli effetti negativi della crisi. Grazie alla sua flessibilità, ha saputo rispondere tempestivamente e con facilità alle sfide emergenti riorientando le azioni verso i gruppi maggiormente colpiti dalla crisi.
Informazioni generali – Il Fondo sociale europeo (Fse), istituito dal trattato di Roma nel 1957, è il primo fondo dell’Unione europea in ordine di istituzione ed è il principale strumento europeo d’investimento nel capitale umano in quanto promuove l’occupazione e l’inclusione sociale. Aiutare le persone a trovare un lavoro (o un lavoro migliore), integrare le persone svantaggiate nella società e garantire opportunità di vita più eque per tutti sono le priorità del Fondo.
Nel periodo di programmazione 2007-2013 il Fse è stato operativo in tutti e 28 gli Stati membri con un totale di 117 programmi operativi (Po). Tali programmi rispondono a obiettivi diversi: 59 programmi rispondono all’obiettivo competitività regionale e occupazione, 42 programmi all’obiettivo convergenza e 16 programmi sono pluriobiettivo. In linea con il principio della gestione concorrente, la Commissione e gli Stati membri sviluppano insieme le priorità e gli obiettivi dei programmi. Ciascuno Stato membro può successivamente scegliere ed elaborare progetti concreti nell’ambito del programma nel modo più adatto a soddisfare le esigenze dei propri cittadini.
La dotazione totale del Fse per il periodo 2007-2013 era di 115,6 miliardi di euro, di cui 76,8 miliardi di euro provenivano dal bilancio dell’Ue, 35,1 miliardi di euro da contributi pubblici nazionali e 3,7 miliardi di euro da fondi privati. Le operazioni sono state condotte tra gennaio 2007 e dicembre 2015.
Rispetto al periodo di programmazione precedente sono state introdotte varie importanti modifiche, in particolare un rafforzamento del collegamento con gli obiettivi e le politiche dell’UE in materia di occupazione e con le raccomandazioni specifiche per paese oltre a una maggiore flessibilità per decidere come conseguire gli obiettivi comuni.
Per garantire l’indipendenza, la valutazione è stata svolta da esperti esterni. Si compone di uno studio preparatorio, cinque studi tematici che trattano l’intera gamma degli interventi del Fse e una relazione di sintesi. La valutazione si è basata inoltre sui risultati di una consultazione pubblica aperta.

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Michela Biancofiore) – L’ipotesi avanzata oggi su alcuni quotidiani dal consigliere Bezzi non corrisponde affatto alla linea del partito. Il presidente Berlusconi ha lanciato l’idea di una legge elettorale proporzionale perchè, intuitivo come sempre, ha compreso che in Italia al momento non vige più il bipolarismo centro destra-centro sinistra ma, con la crescita del Movimento 5 Stelle , ci si trova di fronte ad un netto tripolarismo. L’elettorato italiano è diviso un terzo al centro sinistra, un terzo al centro destra e un terzo al Movimento 5 Stelle. Tradotto significa che una legge bipolare come il Mattarellum non rispecchierebbe la rappresentanza popolare come ha avuto modo di dire il presidente Berlusconi all’uscita delle consultazioni con il presidente della Repubblica Mattarella.

Pertanto l’auspicio di una legge elettorale proporzionale non ha nulla a che vedere con supposti accordi post-elettorali con il Pd come ha affermato Bezzi e se lo fosse, non sarebbe nemmeno un po’ intelligente rivelarlo. Il presidente Berlusconi ha ribadito che c’è l’accordo di coalizione con la Lega e Fratelli d’Italia su un programma comune e la coalizione si può fare comunque con la legge proporzionale. Ora lui come ciascuno di noi , è concentrato solo al rilancio elettorale di Forza Italia, puntando con un sano egoismo a riconquistare quel 30 % dell’elettorato che ne ha fatto in passato – e noi scommettiamo anche sul futuro, la nazionale della politica italiana.

Michaela Biancofiore – parlamentare Forza Italia, Trentino Alto Adige

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Carabinieri Trento) – E’ stato arrestato a Gorizia, dalla Guardia di Finanza, uno dei tre albanesi ricercati attivamente dal 22 novembre 2016 poiché ritenuto tra gli autori in concorso con altri connazionali di 51 furti in abitazione per una refurtiva di euro 300.000, commessi nella provincia di Trento tra il periodo 2015-2016 L’indagine condotta dalla Stazione di Vallelaghi e denominata “Mulli” (smerigliatrice) aveva permesso di individuare e smantellare un sodalizio criminale composto da sei soggetti tutti di origine albanese
Alle prime luci dell’alba di ieri, a Gorizia, una pattuglia della G.d.F. impegnata in un servizio di controllo del territorio all’altezza del casello autostradale “lisert” direzione Venezia ha fermato un’ autovettura Wv Golf con a bordo tre cittadini albanesi diretti a Trento. Da un controllo effettuato alla Banca dati, uno degli occupanti, il Pepa Donaldo è risultato colpito da ordine di cattura quindi tratto in arresto e tradotto al carcere di Gorizia.

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Comune Trento) – Fine settimana di grande festa per l’apertura ufficiale dell’area freestyle trentina. Con l’occasione, venerdì 6 e sabato 7 gennaio 2017 verrà celebrato l’arrivo della Befana sul Monte Bondone con la possibilità per tutti di ‘volare’ in sicurezza e chiudere il ‘trick’ sul morbido Big Air Bag, ovvero il famoso super materassone che frena morbidamente l’atterraggio dopo il salto. L’uso del Big Air Bag è gratuito e sarà aperto a tutti gli sciatori e snowboarder con l’obbligo di indossare il casco. Per i minorenni è necessaria la presenza di un adulto accompagnatore. Big Air Bag sarà aperto dalle ore 10 alle ore 15 nei giorni di venerdì 6 e sabato 7 gennaio 2017 presso lo Snowpark Monte Bondone. Lo Staff sarà presente per assistenza e informazioni.
Orari e giorni di apertura – tutti i giorni dalle 9.00 alle 16.00 (meteo permettendo).

 

 

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