OPINIONEWS

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Parlamento europeo) – I deputati mercoledì hanno sollecitato l’Ue e le autorità nazionali a fornire aiuti di emergenza per assistere i migranti e i rifugiati nel far fronte alle rigide temperature e alla neve in varie parti d’Europa. I deputati hanno inoltre invitato i governi dell’Unione europea a mantenere le loro promesse di trasferire migliaia di richiedenti asilo, in particolare dalla Grecia, ad altri Paesi. Diversi oratori hanno stigmatizzato l’”inaccettabile” situazione dei rifugiati nelle isole greche, come pure in altri Paesi come Serbia ed ex Repubblica iugoslava di Macedonia, e alcuni hanno chiesto quante persone dovranno morire di freddo prima che l’UE reagisca. Molti deputati hanno inoltre ricordato che solo il 6% dei 160 mila richiedenti asilo che avrebbero dovuto essere trasferiti dalla Grecia e dall’Italia sia stato finora ricollocato. “Non siamo orgogliosi di questa situazione molto dolorosa”, ha dichiarato il commissario per gli aiuti umanitari Christos Stylianides, il quale ha spiegato che l’UE ha stanziato abbastanza fondi per aiutare la Grecia ad affrontare queste condizioni senza precedenti, ma che “alcuni punti deboli sul terreno non hanno permesso il miglior utilizzo di questo denaro”.

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Codacons) – Il Codacons chiede oggi al Governo e alla Protezione Civile di requisire motoslitte e i cosiddetti “gatti delle neve” presso gli impianti sciistici e le strutture turistiche di tutta Italia, da utilizzare per le operazioni di soccorso alle popolazioni del centro-Italia isolate a causa delle neve. “In queste ore i soccorsi hanno avuto grandi difficoltà a raggiungere frazioni e comuni a causa della quantità di neve caduta, e molti cittadini rimangono tuttora isolati – spiega il presidente Carlo Rienzi – Non è in alcun modo tollerabile una simile situazione, e la necessità di tutelare l’incolumità delle persone richiede misure straordinarie. Per tale motivo chiediamo al Governo e alla Protezione Civile di disporre il sequestro temporaneo di “gatti delle nevi”, motoslitte e altri mezzi a motore adibiti a circolare sulla neve, presso impianti sciistici e strutture ricettive dell’Alto Adige, del Trentino, della Valle d’Aosta, del Piemonte, della Lombardia e del Veneto, da utilizzare per portare aiuto e soccorso alle popolazioni isolate a causa di neve e maltempo” – conclude Rienzi.

 

Nella foto: gatti neve all’opera sul Vason, Monte Bondone (foto Archivio Opinione)

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Claudio Civettini) – Siamo stati coinvolti in una verifica sullo stato delle proprietà del patrimonio Itea in via Lungadige Marco Apuleo. Le condizioni degli edifici, i cui coinquilini sono stati pure interessati da un drastico aumento degli affitti, sono risultate pessime. Le foto parlano chiaro: si tratta di un patrimonio edilizio fatiscente che, non avendo subìto alcun intervento da decenni al di là di ordinaria manutenzione, presenta oggi serramenti degli anni ‘60 e del tutto inadeguati, tetti con infiltrazioni palesi, cappotti termici inesistenti e muratura esterna fatiscente e con mattoni mancanti. Di qui l’esigenza, con una Interrogazione, di chiedere conto – al fine di stimolarne un intervento risolutivo – di questa drammatica situazione all’Amministrazione provinciale, nell’interesse degli inquilini di detti alloggi ma anche, chiaramente, della manutenzione del patrimonio edilizio in parola.

 

 

In allegato il comunicato stampa:

Comunicato stampa – 19 01 17 – TRENTO-STABILI ITEA IN VIA LUNGADIGE MARCO APULEIO – UNA SITUAZIONE EDILIZIA DISASTROSA

 

In allegato l’interrogazione:

Interrogazione 19 01 17 – TRENTO-STABILI ITEA IN VIA LUNGADIGE MARCO APULEIO – UNA SITUAZIONE EDILIZIA DISASTROSA
Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Inps) – Le ore di cassa integrazione ordinaria autorizzate a dicembre 2016 sono state 10,4 milioni. Un anno prima, nel mese di dicembre 2015, erano state 7,9 milioni: di conseguenza, la variazione tendenziale è pari al +31,8%. In particolare, la variazione tendenziale è stata pari a +41,4% nel settore Industria e +1% nel settore Edilizia. Tale variazione tendenziale risente del blocco autorizzativo verificatosi nel periodo intercorrente tra il 24/9/2015, data di entrata in vigore del d. lgs. N. 148/2015 che ha introdotto importanti novità in merito agli ammortizzatori sociali, ed il 4/12/2015, data di pubblicazione della relativa circolare applicativa redatta sulla base del nulla osta del Ministero del Lavoro fornito in data 2/12/2015. La variazione congiunturale registra nel mese di dicembre 2016 rispetto al mese precedente un incremento pari al 2,1%. Il numero di ore di cassa integrazione straordinaria autorizzate a dicembre 2016 è stato pari a 22,3 milioni, registrando una diminuzione pari al 20,0% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, che registrava 27,9 milioni di ore autorizzate. Nel mese di dicembre 2016 rispetto al mese precedente si registra una variazione congiunturale pari al -9,0% Gli interventi in deroga sono stati pari a 5,0 milioni di ore autorizzate a dicembre 2016 registrando un decremento del 24,3% se raffrontati con dicembre 2015, mese nel quale erano state autorizzate 6,7 milioni di ore. La variazione congiunturale registra nel mese di dicembre 2016 rispetto al mese precedente un incremento pari al 62,9%.

 

 

In allegato la tabella grafica contenuta nel comunicato stampa:

 

 

 

 

In allegato il documento contenuto nel comunicato stampa:

focus dicembre 2016

 

 

 

 

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Cna-Shv Trentino-Alto Adige) – “Le piccole imprese artigiane o i lavoratori autonomi dell’Alto Adige e del Trentino non sono responsabili delle sofferenze bancarie, semmai lo sono i grandi clienti. In provincia di Bolzano l’86,3% delle sofferenze è stato causato dal primo 10% di affidati per rilevanza del prestito. Le piccole e micro imprese si sono rivelate più affidabili rispetto alle grandi, eppure hanno un potere negoziale molto ridotto con gli istituti di credito. Un rapporto di fiducia che deve essere al più presto riequilibrato, sfruttando al meglio i consorzi di garanzia come intermediari”. Lo afferma Claudio Corrarati, presidente della CNA del Trentino Alto Adige, in riferimento al recente studio elaborato sui dati della Centrale Rischi di Banca d’Italia.

L’ultimo dato disponibile, riferito al 30 settembre 2016, evidenzia che il sistema bancario italiano ha sofferenze per 186,7 miliardi di euro lordi. L’80% dei finanziamenti per cassa è stato erogato dalle banche al primo 10 per cento degli affidati. La quota di sofferenze in capo al primo 10% degli affidati è pari all’81%. In pratica, dei 186,7 miliardi di sofferenze bancarie, 131,2 sono riferibili a prestiti sopra i 500mila euro, somme destinate soprattutto a grandi aziende e non certo alle piccole e microimprese.

Il Trentino Alto Adige risultano 114.443 affidati, di cui 10.030 in sofferenza, pari all’8,8% del totale. Un dato virtuoso, se paragonato al 37,6% nazionale. La quota di finanziamenti per cassa concessi al primo 10% di affidati ammonta al 71%, le sofferenze causate dal primo 10% di affidati rappresentano l’81%, in linea con la media nazionale dell’81,1%. Scorporando i dati delle due province, emerge che Bolzano è al quarto posto nazionale con l’86,3% di quota di sofferenze (per un valore di 1,15 miliardi di euro) causata dal primo 10% di affidati, ai quali è andato il 71,8% dei finanziamenti per cassa. Trento ha una quota del 77,8% di sofferenze (che in tutto ammontano al 2,14 miliardi di euro, il doppio rispetto all’Alto Adige) in capo al primo 10% di affidati, che hanno ottenuto il 69,5% dei finanziamenti.

 

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Fondazione Mach) – I dati sulla produzione di olive dell’annata 2016 raccolti dalla Fondazione Edmund Mach presso i frantoi dell’Alto Garda confermano le grandi potenzialità dell’olivicoltura trentina. Con 2.034 tonnellate di olive, la stagione appena conclusa risulta essere la più produttiva, sicuramente dal 1974, ma con buona probabilità anche dal 1936, considerata l’assenza di dati del periodo 1961-1973.
Il dato supera fortemente la media delle ultime cinque annate che risulta pari 1.614 tonnellate di olive. “Il merito del boom 2016 -spiega il tecnico del Centro Trasferimento Tecnologico, Franco Michelotti- è da attribuire, soprattutto, ad un generale miglioramento della conduzione degli oliveti, in particolare una più frequente e meno intensa potatura, una maggiore attenzione alla fertilità dei terreni e sostegno alla crescita vegetativa degli olivi ed una maggiore precisione nella difesa dalla mosca olearia, oltre che alla crescita di nuovi impianti ed all’andamento stagionale favorevole in fase di fioritura e allegagione”.
La produzione di olio, 271,3 tonnellate, è stata molto buona e ampiamente superiore alla media degli ultimi cinque anni (233 tonnellate), ma leggermente penalizzata da una resa di estrazione piuttosto bassa (13,3 %), causata dalla prolungata siccità (gran parte degli oliveti trentini non sono irrigabili) di settembre e inizio ottobre, proprio nel periodo di maggior sintesi ed accumulo di olio nelle olive.

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Acli Trentino) – La sanità pubblica è sicuramente una delle più importanti conquiste di civiltà della nostra epoca e come tale segna un diritto irrinunciabile e non negoziabile.
In questi ultimi decenni le Acli si sono impegnate per fare della sanità un bene pubblico a fianco dei lavoratori e delle loro famiglie ed oggi si candidano a diventare un ponte di collegamento fra l’espressione dei legittimi bisogni della cittadinanza/utenza e le istituzioni sanitarie. I presidente delle Acli Trentine Luca Oliver ha spiegato che, coerentemente con il loro impegno di essere “sentinelle” nei territori le ACLI hanno assunto il compito di cogliere le esigenze e le problematiche emergenti nelle comunità e di evidenziarle alle amministrazioni pubbliche e ai responsabili dei servizi.

E’ in questo contesto, ha spiegato Riccardo Cargnel, responsabile delle Acli di Zona dell’Alto Garda e Ledro, che gli aclisti/e della Zona Alto Garda e Ledro, sollecitati dai propri concittadini, hanno partecipato alla raccolta di oltre 12.000 firme ed i locali circoli Acli hanno promosso momenti di informazione e di confronto, con la Provincia Autonoma, le amministrazioni e i rappresentanti politici nelle istituzioni (Consigli Comunali, Consiglio Provinciale e Parlamento), sul tema della chiusura del Punto Nascita dell’ospedale di Arco e del Punto Nascita dell’ospedale di Tione. Analogamente gli aclisti si sono battuti all’interno delle rappresentanze dei cittadini e delle associazioni delle valli di Fiemme e Fassa per la difesa dell’ospedale di Cavalese. Questi presidi territoriali sono dei baluardi fondamentali per garantire la sicurezza e la vivibilità nelle nostre valli e nello stesso tempo per evitare la denatalità e lo spopolamento della montagna ha spiegato la presidente del Consiglio provinciale delle Acli Luisa Masera.

Consapevoli della necessità di una responsabile revisione della spesa e soprattutto della razionalizzazione di tanti servizi, le Acli sono però contrarie all’impoverimento del sistema sanitario e ribadiscono la necessità di un serio ed approfondito confronto fra istituzioni e cittadini al fine di concertare e condividere determinati tagli a fronte però del rinforzo complessivo del sistema che deve necessariamente passare per un rilancio di percorsi di partecipazione ed inclusione, così come di percorsi di evoluzione della cultura della salute e della prevenzione, nonché di umanizzazione della cura. Vogliamo, in altri termini, che questo momento possa anche rappresentare un’importante occasione per rilanciare il valore e le funzioni della sanità pubblica intesa, appunto, come bene comune non negoziabile.

Nel confermare la ferma decisione delle Acli Trentine nel difendere i presidi sanitari sia nella loro articolazione territoriale, sia a livello specialistico, viene dato l’avvio ad una campagna di ascolto e di monitoraggio per l’identificazione delle priorità che ciascun territorio manifesta per quanto riguarda le politiche sanitarie al fine di consegnarle all’Amministrazione provinciale.Le ACLI chiedono inoltre: L’avvio di un confronto anche attraverso momenti pubblici con l’Assessorato provinciale al fine di comprendere a fondo le linee di sviluppo delle politiche sanitarie le sue strategie, le sue articolazioni territoriali e le sue tempistiche; Il rilancio di un percorso di coinvolgimento e partecipazione sui temi della prevenzione ed educazione alla salute con il pieno e fattivo coinvolgimento della forze della società civile, del terzo settore e del volontariato. Per questo diamo da subito la disponibilità delle ACLI e della nostra rete territoriale; La riattivazione del Comitato per l’elaborazione dei Percorsi Nascita e l’avvio di una seria e concreta politica di sostegno alla natalità che possa garantire alle donne ed alle relative famiglie interessate il più ampio ed efficacie supporto in una fase particolarmente delicata come quella della gravidanza; Il rilancio del ruolo dei medici di base e più in generale della “sanità di prossimità” intesa come il primo punto di riferimento attraverso il quale la persona è accolta e guidata in pieno accordo e coordinamento con tutte le figure professionali che operano, a vario titolo, nel settore sanitario e delle politiche di cura.

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Coldiretti) – Sono circa tremila le aziende agricole e le stalle sepolte dalla neve nelle aree colpite dal terremoto dove si contano casi di isolamento, nuovi crolli, decine di mucche e pecore morte e ferite, difficoltà per garantire l’alimentazione degli animali ma anche per le consegne con tonnellate di latte che da giorni si è costretti a gettare. E’ quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti sugli effetti congiunti delle nuove scosse e della neve in un territorio a prevalente economia agricola con una significativa presenza di allevamenti di pecore e bovini che in migliaia sono costretti al freddo. Per effetto del maltempo – sottolinea la Coldiretti – è crollata fino a dimezzarsi la produzione di latte negli allevamenti in queste zone a causa dello stress termico in una situazione in cui solo nelle Marche si contano ora seicento mucche e cinquemila pecore al freddo nelle neve senza ripari. Si stima infatti – sottolinea la Coldiretti – che appena il 15% delle strutture di protezione degli animali siano state completate fino ad ora e gli allevatori non sanno ancora dove ricoverare mucche, maiali e pecore, costretti al freddo, con il rischio di ammalarsi e morire, o nelle strutture pericolanti che stanno cedendo sotto il peso della neve e delle nuove scosse. La neve – precisa la Coldiretti – ostacola la circolazione soprattutto nelle strade rurali con difficoltà a raggiungere gli allevamenti e garantire la mungitura che deve essere fatta due volte al giorno ma anche per le consegne dei mangimi necessarie all’alimentazione degli animali e la raccolta del latte dagli animali che risulta difficile dal Lazio all’Abruzzo dove in molti sono stati costretti a gettarlo. In difficoltà è quindi anche il fiorente indotto agroindustriale con caseifici, salumifici e frantoi dai quali si ottengono specialità di pregio famose in tutto il mondo che sostengono che il flusso turistico che è la linfa vitale per la popolazione. Dove possibile – riferisce la Coldiretti – è scattata la solidarietà tra agricoltori che si sono stati mobilitati anche con i trattori attrezzati come spalaneve per togliere la neve dalle strade e garantire la circolazione nelle campagne ma restano gravi difficoltà ed è dunque importante l’intervento annunciato dell’esercito per garantire la circolazione. La situazione – afferma la Coldiretti – è insostenibile per gli uomini e gli animali che sono rimasti nelle campagne terremotate dove a distanza di 5 mesi dalle prime scosse si registrano pesanti ritardi ed inefficienze burocratiche con le difficoltà che si aggravano con il maltempo. Davanti ad un disastro annunciato ci muoveremo – conclude la Coldiretti – per individuare le responsabilità e agire di conseguenza insieme ai nostri allevatori. Nei mercati degli agricoltori di Campagna Amica continua la vendita della caciotta della solidarietà realizzata con il latte degli allevatori dei territori colpito dal sisma ma per aiutare le aree rurali è anche attivo uno specifico conto corrente denominato “COLDIRETTI PRO-TERREMOTATI” (IBAN: IT 74 N 05704 03200 000000127000) dove indirizzare la raccolta di fondi.

 

 

In allegato la foto scattata nell’Azienda Becerrica di Gualdo (Macerata) associata alla Coldiretti e contenuta nel comunicato stampa:

 

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Maurizio Fugatti) – Il Presidente Rossi non ha risposto compiutamente alla question time sulla “incompatibilità e i conflitti di interesse dei dipendenti della Provincia, delle società partecipate e degli enti di diritto privato controllati”. Infatti la risposta ha approfondito questioni tecniche, ma non ci ha spiegato se esistono o meno casi di soggetti che hanno o hanno avuto incarichi dirigenziali con profili di incompatibilità o conflitti di interesse. Parlando poi di Trento Rise e di Hit il Presidente Rossi ha comunicato che, essendo il primo una associazione di diritto privato e la seconda una società consortile, essi non sono tenuti all’applicazione delle disposizioni della giunta provinciale in materia di incompatibilità e conflitti di interesse. In pratica per Trento Rise la Provincia ha concesso elargizioni per decine di milioni di euro, e alcuni suoi dirigenti erano liberi, come pare sia poi realmente accaduto, di avere ruoli o incarichi in società private, magari nello stesso settore di Trento Rise.

E questo potrebbe accadere anche per la neonata Hit, la quale però ha spiegato Rossi, si è dotata di un codice etico con “principi di correttezza, lealtà, integrità e trasparenza”. Quindi per Hit, finanziata con 2,5 milioni di euro pubblici, non si applicano tali criteri imposti direttamente dalla Provincia, ma ci si affida ad un codice etico interno alla società stessa del tutto aleatorio. Visti i precedenti negativi in materia di conflitti di interesse che sarebbero accaduti in Trento Rise, forse è opportuno vigilare al meglio anche su Hit e sugli altri enti collegati alla Provincia per evitare l’uso improprio di ruoli dirigenziali in tali enti o società.

 

 

In allegato il comunicato stampa:

170118 – CS GCLNT -TRENTO RISE E HIT LIBERI DI AVERE CONFLITTI DI INTERE…

 

In allegato l’interrogazione:

ALLEGATO CS _ RISP INT 3934 – MF
Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Cna Trentino Alto Adige) – “Sulle tavole degli italiani, a cominciare da altoatesini e trentini, deve arrivare solo pane genuino e di qualità. Auspichiamo una legge che disciplini la panificazione per tutelare maggiormente consumatori e produttori artigianali, non un cavallo di troia per introdurre pericolosi escamotage”. È la posizione espressa oggi da Cna Agroalimentare di fronte ai componenti della commissione Agricoltura della Camera nel corso dell’audizione sulla proposta di legge 3265 in materia di produzione e vendita del pane. “Per evitare confusione – sostiene Cna Agroalimentare del Trentino Alto Adige – chiediamo di vietare la dicitura “pane fresco” quando il prodotto è ottenuto attraverso l’utilizzo di semilavorati congelati o surgelati. Di limitare la tutela esclusivamente al “pane fresco”, senza diciture equivoche come “pane appena sfornato” o “pane di giornata”. Di definire più dettagliatamente le indicazioni da inserire nelle confezioni di pane posto in vendita crudo ma ancora congelato o surgelato. E di inserire, infine, l’obbligo di indicare in maniera evidente che il pane in vendita negli espositori “take away”, sfuso o confezionato, deriva da cottura o completamento di cottura di pane congelato o surgelato, prodotto – conclude – in uno stabilimento diverso da quello nel quale viene cotto o dorato per essere posto in vendita”.

 

Foto da comunicato stampa:

 

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