OPINIONEWS

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Parlamento europeo) – Il Parlamento Europeo e il Congresso ebraico europeo terranno una cerimonia oggi, mercoledì 25 gennaio, in onore della Giornata Internazionale della Memoria dell’Olocausto (27 Gennaio). I discorsi di apertura verranno tenuti dal Presidente del Parlamento, Antonio Tajani, e dal Presidente del Congresso europeo dell’olocausto, Moshe Kantor. Tra gli oratori della cerimonia anche l’ambasciatrice Unesco per l’educazione sull’olocausto, Beate Klasfeld, e il Presidente del Consiglio europeo sulla tolleranza e la riconciliazione, Tony Blair. Il Presidente Tajani aprirà la cerimonia, seguito dal contributo di Kantor. Dopo il discorso della signora Klarsfeld, poi, Blair consegnerà il premio la ‘Medaglia della Tolleranza’ al regista cinematografico russo Andrei Konchalovsky per il suo film ‘Paradise’, che racconta la relazione tra una internata in un campo di concentramento nazista e un ufficiale delle Ss.

 

 

Foto: archivio Parlamento europeo

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Claudio Civettini) – Era il 28 dicembre scorso quando, intorno alle ore 10:30 del mattino, un incendio improvviso, ha iniziato a devastare il Rifugio Tonini, uno dei più famosi del Trentino, nel gruppo del Lagorai sopra Passo Redebus, lasciandone intatto solo uno scheletro. Nell’immediatezza di quel tragico evento, si disse subito che vi sarebbe stata da parte delle Istituzioni l’impegno non solo a ricostruire il Rifugio ma a «ricostruirlo il prima possibile» Proprio per questo e consapevoli che sono passati solo pochi giorni dai fatti, riteniamo di tenere acceso l’impegno ad una ricostruzione certa. In tal senso, affinché venga messa in campo una intelligente regia che possa dare concretezza ad una velocizzazione operativa per la ricostruzione di una perla immancabile, si presenta una Interrogazione al riguardo.

 

 

 

In allegato il comunicato stampa:

 

Comunicato stampa – 25 01 17 – RIFUGIO TONINI DISTRUTTO DA INCENDIO-SI METTA A DIPOSIZIONE LA REGIA PUBBLICA PER L’IMMEDIATA RICOSTRUZIONE (2)

 

 

 

 

 

In allegato l’interrogazione:

 

Interrogazione 25 01 17 – RIFUGIO TONINI DISTRUTTO DA INCENDIO-SI METTA A DIPOSIZIONE LA REGIA PUBBLICA PER L’IMMEDIATA RICOSTRUZIONE (2)

 

 

Foto: da comunicato stampa

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Coldiretti) – Le oltre 49mila scosse nei cinque mesi stressano gli animali costretti a vivere in molti casi all’aperto dal crollo delle stalle con le mucche che hanno ridotto di almeno il 30% la produzione di latte. È quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti sugli effetti del sisma nelle campagne dove per far fronte alle perdite di reddito provocate dal terremoto agli allevatori verrà erogato un sostegno per animale allevato per un importo stabilito in 400 euro a capo bovino e 60 euro per ogni pecora posseduta prima del sisma, ma aiuti sono previsti anche per il settore suinicolo e per quello equino grazie al via libera dell’Unione Europea sulla proposta del Ministero delle Politiche Agricole. Un intervento importante che – sottolinea la Coldiretti – deve essere attuato in tempi brevi con procedure semplici e senza costi per le imprese costrette già a fare in conti con i ritardi accumulati a livello regionale nel garantire ricoveri alle persone e agli animali con le difficoltà accresciute dal maltempo.

A 5 mesi dalle prime scosse di terremoto sono state montate solo 77 delle 635 stalle mobili previste, appena il 12 per cento, con la percentuale di realizzazione che pero’ scende addirittura nelle Marche allo 0,5 per cento delle strutture completate, secondo il drammatico bilancio tracciato dalla Coldiretti nelle campagne delle aree colpite dal sisma iniziato il 24 agosto scorso che ha devastato i territori di Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo dove sono peraltro aumentate le esigenze con gli ultimi crolli. Un inaccettabile ritardo che ha fatto salire a piu’ di mille il conto degli animali morti, feriti e abortiti nelle zone terremotate – spiega la Coldiretti – con gli allevatori che non sanno ancora dove ricoverare mucche, maiali e pecore, costretti al freddo, con il rischio di ammalarsi e morire, o nelle strutture pericolanti che stanno cedendo sotto il peso della neve e delle nuove scosse.

Complessivamente sono circa tremila, secondo la Coldiretti, le aziende agricole e le stalle sepolte dalla neve nelle aree del Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo colpite dal terremoto, con centomila animali allevati, che alimentano un fiorente indotto agroindustriale con caseifici, salumifici e frantoi da i quali si ottengono specialità di pregio famose in tutto il mondo conservate da secoli, dalla lenticchia di Castelluccio al pecorino dei Sibillini, dal Vitellone Bianco Igp alla patata rossa di Colfiorito, dallo zafferano al tartufo, dal ciauscolo al prosciutto di Norcia Igp ma anche il pecorino di Farindola il pecorino canestrato di Castel Del Monte, che nell’insieme rappresentano un patrimonio culturale del Paese, oltre che economico ed occupazionale.

Sotto il coordinamento di una apposita task force sono state avviate dalla Coldiretti numerose iniziative assieme all’Associazione Italiana Allevatori e ai Consorzi Agrari che hanno consentito anche la consegna di mangiatoie, mangimi, fieno, carrelli per la mungitura, refrigeratori e generatori di corrente oltre a roulotte, camper e moduli abitativi. Ma anche l’operazione “adotta una mucca” per dare ospitalità a pecore e mucche sfollate a causa dei crolli delle stalle, “dona un ballone” di fieno per garantirne l’alimentazione e la “caciotta della solidarietà” con il latte degli allevatori terremotati e degli altri prodotti in vendita nei mercati di Campagna Amica per garantire uno sbocco di mercato dopo lo spopolamento forzato dei centri urbani colpiti dal sisma.

 

 

 

Foto: da comunicato stampa

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Senato della Repubblica) – Autoridades, estimados amigos, por primera cosa quiero agradecer al Presidente del Nueva Economía Fórum, José Luis Rodríguez, para esa oportunidad de dialogo con ustedes y al querido Presidente del Senado de España, Pio García-Escudero Márquez, para su bienvenida ayer en Madrid y su palabras tan amables. Un saludo cordial a todos, particularmente a la estimada Presidenta del Congreso Ana María Pastor Julián quien me recibió ayer en el Palacio del Congreso de los Diputados. Si me permitan, sigo hablando en idioma italiano.

Sono molto onorato di conversare con voi all’interno di questo foro di dialogo, che ha favorito incontri e riflessioni importanti sui grandi temi del nostro tempo, con indipendenza, profondità e con rispetto del pluralismo. Per me è poi un grandissimo piacere potere tornare in Spagna, per la prima volta da Presidente del Senato, un Paese meraviglioso che amo profondamente dove io ritrovo molta della mia Sicilia (nei profumi, nei sapori, nei volti delle persone, nelle parole che sono rimaste nel mio dialetto) e che con mia moglie abbiamo visitato a lungo e più volte. Ieri ho viaggiato da Barcellona a qui in treno proprio per avere l’occasione di ammirare il Paese attraversandolo dalla costa orientale alla Capitale, nel cuore della Nazione. A Barcellona ho partecipato al Secondo Forum Regionale dell’Unione per il Mediterraneo, quale Presidente dell’Assemblea Parlamentare, un compito che condivido con la Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini. E nella conversazione di questa mattina vorrei partire proprio dal Mediterraneo: il Mare che per noi è padre e madre, il luogo più fecondo della storia dell’umanità, il laboratorio incomparabile della contaminazione di civiltà, lingue, religioni, culture, pensiero. In questo momento storico nel Mediterraneo assistiamo a preoccupanti fenomeni di frammentazione. Crescono gli Stati falliti, Paesi dove le istituzioni e i meccanismi politici si sgretolano, incapaci di rappresentare gli interessi di società eterogenee, e lasciano spazio a poteri criminali e terroristici. Le alleanze politiche internazionali e sovranazionali perdono efficacia, forza e legittimità, a partire dalla nostra Europa (su cui tornerò), e sul multilateralismo prevalgono l’unilateralismo, il nazionalismo, l’egoismo. Si aprono profonde linee di faglia geopolitiche, religiose ed economiche che determinano conflitti, povertà, terrorismo e flussi umani. Non dobbiamo nasconderci la gravità del quadro ma io penso che sia assolutamente sbagliato drammatizzare il pericolo come ineluttabile e irrisolvibile e cadere nella tentazione di isolarsi, di alzare muri politici, fisici, ideali. Nessuno può sentirsi al sicuro, e nessuno può fare da solo.

L’Unione europea nel Mediterraneo è uno dei grandi assenti. Distratta da egoismi e dal fronte orientale ha perso l’opportunità di influire positivamente sul corso degli eventi prima delle primavere arabe, quando il cambiamento era in atto e le crisi di oggi cominciavano a dipanarsi. Non abbiamo investito abbastanza, politicamente, nella cooperazione euro-mediterranea. Oggi la crisi economica, i flussi di rifugiati e migranti, il terrorismo, la polverizzazione istituzionale di alcuni Paesi ci chiamano a gran voce a una responsabilità non più rinviabile, di cui l’Italia ormai da tempo sta facendosi interprete a Bruxelles.
Facendo una disamina molto rapida dei temi (che se vorrete potremo approfondire nel corso del dibattito più tardi), vorrei citare tre obiettivi che l’Unione dovrebbe perseguire in un necessario nuovo inizio del processo di integrazione. Il primo è la crescita economica e il lavoro, pensando ai cittadini europei che hanno sofferto la crisi profondamente e hanno spesso smesso di credere in un’Europa che dava di sé stessa solo l’immagine del rigore. Il secondo è affrontare il tema migratorio con un complesso di interventi: geopolitici, attraverso un lavoro di stabilizzazione dei conflitti e la cooperazione con i Paesi di origine e transito; legislativi, rivedendo le regole di Dublino; organizzativo, distribuendo il carico con solidarietà ed equità. Il terzo è conquistare il peso geopolitico che all’Unione spetta nel mondo: con una vera politica estera comune e una nuova politica di difesa comune. Il terrorismo, le instabilità, i conflitti impongono una presenza unitaria ed effettiva dell’Europa.

Passando a parlare del mio Paese, rivolgo anzitutto un pensiero affettuoso a tutti coloro che sono stati colpiti dal terremoto e dai fenomeni metereologici, con gravi conseguenze nella loro vita quotidiana, nei loro affetti, nei loro beni. Il sistema istituzionale e di emergenza, i volontari e tutti gli italiani stanno dando una prova di coesione, umanità e impegno che mi inorgoglisce. A chi oggi fa polemiche e strumentalizza cinicamente la situazione dico che questo è il momento di salvare le persone e di lavorare per offrire a ciascuno soccorso e assistenza e ricostruire e dopo arriva quello delle verifiche, delle indagini sulle responsabilità.

Il mio Paese, come sapete, ha subito pesantemente gli effetti della crisi economica e del lavoro e continua finora a registrare tassi di crescita molto più bassi di quelli incoraggianti dell’economia spagnola, anche se dispone però di un vitale tessuto produttivo, fondato sulle piccole e medie imprese, sulla creatività e l’innovazione, che io penso, se adeguatamente accompagnato da opportune riforme e adeguate politiche europee, permetterà al Paese di tornare a crescere. Una recente indagine statistica ha rilevato l’aggravarsi delle diseguaglianze, del disagio giovanile e del divario fra ricchi e poveri e fra Nord e Sud del Paese. Le diseguaglianze crescono in tutta l’Europa anche nei Paesi che non hanno vissuto la crisi, come la Germania, e segnalano il rischio storico cui tutti siamo esposti, di vedere la coesione sociale ridursi e aumentare le aree di marginalità, vulnerabili al radicalismo ideologico e all’illegalità.

Come sapete in Italia a dicembre si è tenuto un referendum popolare sulla riforma costituzionale che avrebbe profondamente modificato composizione e funzioni del Senato e i rapporti fra lo Stato e le Regioni. Il referendum è stato bocciato con un risultato molto netto. L’affluenza dei cittadini alle urne è stata molto elevata e questo testimonia la qualità e la vitalità della nostra democrazia anche se la lunga campagna elettorale si è svolta cedendo troppo a toni esagerati, allarmismi, slogan vuoti e fuorvianti. I dati emersi dal voto sembrano disegnare una cartina del Paese dove la divisione principale è quella fra i “sommersi” e i “salvati” dalla lunga crisi economica che ha colpito l’Occidente negli ultimi anni. Da questa esperienza penso possano trarsi due ragionamenti di carattere generale. Il primo è che se si lascia che il dibattito politico diventi arena per lo scontro di personalità, cedendo al qualunquismo e alle esagerazioni mediatiche, si alimenta il populismo. La politica deve invece tornare a essere il campo in cui si confrontano risposte ai problemi reali e visioni politiche e si riflettono le sollecitazioni, le speranze e le attese dei cittadini. La seconda osservazione è che, nei diversi Paesi, le fasce più deboli economicamente mandano messaggi chiari, richieste ferme alla politica e alle istituzioni. Penso soprattutto con preoccupazione ai giovani, che si estraniano dall’impegno sociale e politico perché vivono una vita a metà, fatta di prospettive incerte, lavoro assente o mal retribuito, impossibilità di programmare e realizzare l’aspirazione a formare una famiglia e condurre esistenze dignitose.

Oggi, anche per un difetto delle classi dirigenti di visione strategica e capacità di gestire e incanalare i grandi mutamenti economici e politici degli ultimi decenni, viviamo in un’epoca regressiva e immatura, preda di semplicismi e di approssimazioni, con ricadute democratiche molto pesanti. I movimenti populisti, che crescono e si radicano in Europa e tutto l’Occidente, individuano timori reali, sofferenze profonde, un senso di smarrimento sordo che coglie le comunità nazionali di fronte a sfide epocali: le trasformazioni del lavoro, i flussi umani dal sud del mondo verso il mondo più ricco, il terrorismo. Questi movimenti sfruttano le paure per cavalcarle con un sentimento di generica ripulsa verso le istituzioni, ma senza indicare alcuna prospettiva di soluzione. Una situazione che danneggia la funzione affidata nello Stato di diritto alle istituzioni democratiche: e cioè quella di rappresentare, proteggere e promuovere i diritti individuali, il bene collettivo. Tocca alla buona politica disegnare soluzioni convincenti coi fatti, col buon governo, più che con le parole.
A me pare che due fenomeni principali concorrano al decadimento della democrazia. Da una parte, la debolezza della politica: mi riferisco all’incapacità della classe dirigente di interpretare i bisogni, le inquietudini e le aspirazioni dei cittadini e programmare adeguatamente il futuro. Dall’altra parte, penso alla seria immaturità della nostra democrazia nel gestire adeguatamente le potenzialità di sviluppo umano offerte dagli strumenti di comunicazione e di informazione, che in questi anni sono stati contemporaneamente medicina e veleno.

La sfida che ora si apre al Parlamento italiano e a molti altri Parlamenti nazionali è relativa alla riscoperta della propria ragion d’essere, del proprio valore aggiunto rispetto a quella che molti definiscono come la democrazia deliberativa attraverso il web. Mi riferisco alle diverse forme di consultazione e partecipazione virtuale dei cittadini che, paradossalmente, potrebbero consentirci oggi di superare i limiti fisici che storicamente hanno imposto la transizione dalla democrazia assembleare a quella partecipativa. Già alcuni movimenti politici, sia in Italia che in Spagna, fanno un uso strutturale del web come strumento di coinvolgimento dei propri iscritti nelle scelte strategiche del partito. Potremmo però andare oltre, e immaginare addirittura che siano i cittadini direttamente, dal proprio computer, a votare le leggi e prendere le decisioni al posto dei Parlamenti.
Bene, io penso che questa prospettiva non possa arrivare mai a sostituire il ruolo dei Parlamenti. Le assemblee rappresentative sono l’unico strumento che garantisce la tutela delle minoranze e permette a un gruppo di opposizione di diventare maggioranza alle elezioni successive. I Parlamenti garantiscono un confronto pluralistico, secondo regole certe, prevenendo il rischio che le decisioni fondamentali, ed in particolare la tutela dei diritti, siano rimesse al dominio della maggioranza.

Non è casuale che proprio ieri la Supreme Court del Regno Unito abbia confermato che è indispensabile coinvolgere il Parlamento britannico sull’attivazione dell’art. 50 del Trattato sull’Unione europea perché solo in questo modo sarebbero tutelati i diritti fondamentali dei cittadini su cui incide Brexit. Il mio auspicio è che anche il Parlamento italiano sappia nei prossimi mesi riaffermare il proprio ruolo rispetto ad alcune scelte strategiche che impegneranno il nostro Paese nei prossimi mesi. Penso in particolare alla legge elettorale, che non può prescindere da una scelta mirata e consapevole del Parlamento idonea a garantire per le due Camere sistemi elettorali coerenti ed omogenei. Penso poi alle tante altre riforme prioritarie che riguardano in particolare, la concorrenza, il contrasto della povertà, la cittadinanza e la tutela dei minori stranieri non accompagnati, che l’Italia sta attendendo e che mi auguro il Parlamento possa concludere entro la fine della legislatura.

Concludo tornando ai rapporti fra Spagna e Italia. Gli interessanti incontri di questi giorni mi hanno confermato che abbiamo rilevanti spazi di crescita comuni in molti settori. Le nostre indiscutibili affinità devono indirizzarci a cogliere l’opportunità di un rilancio della cooperazione politica fra i nostri Paesi, che sono convinto dovrà conoscere nei prossimi anni una intensa rivitalizzazione, nei rapporti bilaterali e in Unione europea. Su diversi temi è richiesta una stretta alleanza italo-spagnola: il rafforzamento della Difesa europea, il completamento dell’Unione Bancaria, un migliore coordinamento delle politiche fiscali, una posizione congiunta in materia di migrazioni, un’energica politica estera europea nel Mediterraneo, in Africa e nel Medio Oriente.

Ringrazio dunque ciascuno di voi per l’attenzione e il Nueva Economía Fórum per questa bella opportunità di incontro. Sono convinto che studiare, approfondire, dialogare equivalga a costruire anticorpi della democrazia, antidoti contro il vuoto di valori e di politica. Borges in una delle sue ultime testimonianze ha detto che la scoperta del dialogo, che avvenne in Magna Grecia cinquecento anni prima dell’era cristiana, è l’avvenimento più bello che la storia universale registri perché oppose a fedi, certezze, dogmi, anatemi, tabù e tirannie, che allora dominavano il mondo, il conversare: dubitare, persuadere, dissentire, mutare opinione. Questa, credo, è la convinzione che ci unisce tutti in questa sala e questo è l’impegno cui dedico la mia vita è la mia azione politica. Grazie (sarò felice di ascoltare i vostri commenti e le vostre domande).

 

 

 

In allegato il comunicato stampa:

 

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Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Pat) – 50 giovani fra i 18 e i 29 anni, che condividono un’abitazione ma anche un’esperienza di vita, fatta di impegni comuni, di attività formative, di progressivo inserimento nel tessuto sociale ed economico: questo in breve il progetto “Co-housing. Io cambio status”, sviluppato da Provincia autonoma di Trento e Regione autonoma Trentino Alto Adige, attraverso l’Agenzia della Famiglia, che sarà presentato domani – giovedì 26 gennaio, alle ore 15 – con un incontro presso la sala Belli del Palazzo della Provincia, in piazza Dante a Trento, alla presenza fra gli altri dell’assessora alle politiche giovanili della Provincia Sara Ferrari e dell’assessora alla previdenza e integrazione sociale della Regione Violetta Plotegher. Nel corso dell’evento anche la firma dei contratti, che segna a tutti gli effetti l’avvio dell’esperienza di coabitazione per i primi 30 giovani selezionati.

Il progetto “Co-housing. Io cambio status” dà la possibilità a 50 giovani  residenti in Trentino, tra i 18 e 29 anni, che hanno presentato domanda di ingresso entro la scorsa estate, di fare una importante esperienza di coabitazione, nell’ambito di un percorso di crescita che porterà ad una piena autonomia economica e abitativa. E’ questo un progetto della durata massima di due anni, che prevede in primo luogo l’ingresso in una abitazione, condivisa con altri giovani, sostenendo una quota del canone (100 euro, pari a un terzo del canone totale). L’obiettivo però non è semplicemente mettere a disposizione di giovani che vogliono rendersi autonomi dalla famiglia – ed incontrano delle difficoltà nel raggiungere questo obiettivi – un alloggio a canone moderato, ma più in generale agevolare il processo di transizione all’età adulta attraverso l’assunzione di impegni sia individuali che collettivi, su vari fronti, compreso studio, formazione, lavoro. Seguito da supervisori e tutor, “Co-housing. Io cambio status” è stato finanziato attraverso il Fondo regionale per il sostegno della famiglia e dell’occupazione.

Domani, giovedì 26 gennaio, l’avvio dell’esperienza per i primi 30 giovani, con la firma dei relativi contratti, c/o sala  Belli della Provincia, ore 15.

Interverranno

Luciano Malfer, dirigente Agenzia famiglia e politiche giovanili, Pat
Violetta Plotegher, ass.a previdenza, integrazione sociale, Rtaa
Sara Ferrari, ass.a politiche giovanili, Pat
Marina Eccher, referente scientifico progetto “Cohousing: io cambio status”
Francesca Parolari, referente appartamento e tutor
Andreas Fernandez, coach
Alessandro Ceredi, Fondazione de Marchi “Cohousing e welfare generativo”
Maria Vittoria Barrella, Riccardo Biasi, cohouser
I colleghi degli organi di informazione sono cordialmente invitati

 

 

Foto: da comunicato stampa

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Istat) – A novembre, rispetto al mese precedente, nell’industria si rileva un aumento significativo sia del fatturato (+2,4%), sia degli ordinativi (+1,5%). L’incremento del fatturato è maggiore sul mercato interno (+3,1%) rispetto a quanto rilevato sul mercato estero (+0,9%). Gli ordinativi, invece, registrano incrementi maggiori sul mercato estero (+2,4%) rispetto all’interno (+1,0%). Nella media degli ultimi tre mesi, l’indice complessivo del fatturato aumenta dello 0, 2% rispetto ai tre mesi precedenti (-0,1% per il fatturato interno e +0,7% per quello estero); quello degli ordinativi diminuisce del 2, 3%.

 

 

In allegato la tabella grafica contenuta nel comunicato stampa:

 

 

 

Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 21 come a novembre 2015), il fatturato totale cresce in termini tendenziali del 3, 9%, con un incremento del 4, 8% sul mercato interno e del 2, 2% su quello estero. Gli indici destagionalizzati del fatturato segnano incrementi congiunturali per tutti i raggruppamenti principali di industrie, particolarmente rilevanti per l’energia (+4,2%)., L’indice grezzo del fatturato cresce, in termini tendenziali, del 3, 9%: il contributo più ampio a tale incremento viene dalla componente interna dei beni strumentali. Per il fatturato l’incremento tendenziale più rilevante si registra nella fabbricazione di mezzi di trasporto (+13,6%); l’unica flessione riguarda, invece, le attività estrattive (-3,5%). Nel confronto con il mese di novembre 2015, l’indice grezzo degli ordinativi si mantiene sostanzialmente stabile (+0,1%). L’incremento più rilevante si registra nella fabbricazione di apparecchiature elettriche (+11,6%), mentre la flessione maggiore si osserva nell’elettronica (-54,7%).

 

 

 

In allegato il documento contenuto nel comunicato stampa:

 

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Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: M5S Comune Trento) – Se l’interrogazione presentata in ottobre non è ancora stata discussa è un fatto che in fase di Bilancio abbiamo avuto modo di riportare le preoccupate perplessità e le dure critiche sulle problematiche relative ai bandi per l’affidamento dei fornitori dei cibi nelle mense delle nostre scuole. Abbiamo chiesto come sia possibile non voler garantire che siano premiati i prodotti trentini ed a km 0. Ci è stato risposto che siamo più autonomisti degli autonomisti e che, comunque, ciò non si può fare. Si sta già facendo il massimo. E peraltro se le aziende venete offrono cose migliori a cifre migliori va bene lo stesso. Ed ecco il colpo si scena, leggiamo oggi che la Provincia attua una norma in tal senso per premiare i prodotti trentini e a basso impatto ambientale (leggi…km0). Quindi si poteva fare e non era un logica balzana…..non mancheremo di sottolinearlo in fase di discussione dell’interrogazione.

Ciò che pare frustrante è che il Comune di Trento non stia facendo nulla per prendere posizione nel favorire il territorio e che anzi sembra a volte fare proprio l’opposto salvo essere smentito un mese dopo da una norma provinciale. Tutto ciò è imbarazzante. Sembra di rivivere la farsa dei fuochi di artificio di capodanno che chiedemmo di vietare con un sonoro diniego del Sindaco mentre il giorno dopo la Provincia lo vietava su tutto il territorio provinciale.

 

Consiglieri comunali M5S
Andrea Maschio
Marco Santini
Paolo Negroni

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Agire) – Agire per Trento esprime il suo avvicinamento e solidarietà ai tre oramai noti e stimati giornalisti di Trentino TV, Alessio Kaisermann, Francesca Quattromani e Daniele Benfanti, licenziati bruscamente dall’editore Angeli. Spiace constatare che un’importante televisione locale debba scaricare tre professionisti qualificati per dichiarate questione di bilancio, riducendo oramai all’osso il suo organico, nonostante abbia goduto di sostanziosi finanziamenti ricevuti direttamente dal Consiglio Provinciale per trasmettere servizi legati alle sue attività. Chiediamo sia al Presidente del Consiglio, Bruno Dorigatti (la cui moglie è proprio la direttrice in questa rete), sia al presidente della Giunta Provinciale, Ugo Rossi, com’è possibile che proprio loro che firmano (e recedono) i contratti con criteri d’insindacabile giudizio, non verifichino poi il rispetto degli obblighi occupazionali che l’editore dovrebbe mantenere  verso i suoi dipendenti? Auspichiamo che la questione sia risolta nel più breve tempo possibile, sperando intanto che l’informazione e la televisione locale non ne risentano sia in termini di qualità che di pluralità.

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Claudio Cia) – Il futuro delle Acciaierie Valsugana di Borgo, che fino a ieri sembrava aperto grazie a un accordo tra Svizzera e Algeria, passando per Piombino, è tornato nero dopo che il gruppo algerino Cevital che ha acquisito anche la Lucchini di Piombino, sembra voler desistere dall’acquisto dello stabilimento trentino ora in mano agli svizzeri della Klesch. Questi ultimi impiegano più di 4500 persone in 40 sedi, in più di 16 paesi diversi, occupandosi di acciaio, gas e petrolio, generazione di energia e prodotti chimici. Creando la Leali Steel spa, subito entrata in regime di concordato, e affittando quel ramo dell’azienda, così da mantenere i 102 dipendenti di Borgo, Klesch a fine anno scorso ha acquistato l’azienda. Subito si è però profilata una situazione debitoria insostenibile. Una situazione che fatalmente replicherà quella dell’ex Hilton di Mattarello, con 57 lavoratori che saranno mandati a casa per la chiusura della sede trentina. Lavoratori, famiglie, in balia di una politica occupazionale provinciale che non riesce mai a trovare il bandolo della matassa quando si tratta di ricordare alle aziende la responsabilità di impiantarsi nel nostro territorio, di essere cresciute grazie all’apporto delle maestranze trentine, di aver sfruttato infrastrutture, ambiente, e opportunità offerte dalla nostra Provincia. Quando i buoi sono scappati è facile dire: «chiudiamo le porte della stalla». Ma pare che questa sia la migliore trovata per, ancora una volta, farsi belli davanti a chi ha perso il lavoro e tornerà a votare gli stessi che si sono sempre fatti fregare dai furbetti dell’alta finanza, quelli che non conoscono persone, ma solo numeri e conti che debbono tornare, sempre a loro favore. La politica dovrebbe piuttosto saper valorizzare le competenze e la professionalità che molti trentini si sono conquistati accettando magari stipendi più bassi, resistendo alla tentazione di emigrare. Loro sono qui, sono figli della nostra terra. Che cosa sarà di loro? Che cosa si farà per loro?

 

 

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Comun general de Fascia) – Venticinque richiedenti asilo in Val di Fassa. L’assessore provinciale Luca Zeni, il 23 gennaio a Soraga, ha annunciato che i primi undici saranno ospitati in appartamenti di Soraga, Moena e Campitello e quindi in alloggi degli altri paesi della valle.
Ha informato amministratori, forze dell’ordine e popolazione di Fassa su quantità e modalità d’arrivo e d’alloggio dei richiedenti asilo, Luca Zeni, assessore provinciale a salute e politiche sociali, nella serata del 23 gennaio alla Gran Ciasa di Soraga. Zeni, dopo il benvenuto del sindaco Devi Brunel e della procuradora del Comun General de Fascia Elena Testor, ha illustrato il quadro internazionale e nazionale dell’accoglienza profughi per poi passare all’accordo tra Provincia di Trento e governo e, quindi, alla prossima collocazione in valle in appartamenti messi a disposizione da comuni e parrocchie di 25 richiedenti asilo, probabilmente provenienti dall’Africa sub sahariana.

I primi 11 potrebbero giungere nel mese di febbraio e trovare abitazione a Moena, Soraga e Campitello, un secondo gruppo di 6 persone abiterà invece a Mazzin e Vigo, una volta effettuata la manutenzione negli appartamenti resi disponibili, infine gli ultimi 8 alloggeranno a Pozza e Canazei dove sono necessari lavori più impegnativi. Gli ospiti giungeranno in valle dopo aver trascorso un periodo nelle hub di Trento e Rovereto – che accolgono tra le due e le trecento persone ciascuno e dove vengono impartiti i primi insegnamenti di lingua italiana ed educazione civica – seguendo il principio provinciale di distribuzione diffusa sul territorio che agevola l’integrazione nelle comunità. «Superata la prima ipotesi della struttura di Soraga – ha spiegato Zeni, accompagnato da Silvio Fedrigotti responsabile del dipartimento salute e solidarietà sociale della Provincia – in collaborazione a Comun general e sindaci, che si sono sempre mostrati disponibili, abbiamo individuato un alloggio per paese. Va sottolineato che, grazie alla distribuzione nei diversi centri del Trentino, non si sono registrati problemi, che se dovessero insorgere comportano l’espulsione».

La domanda di asilo politico impiega un paio d’anni per essere vagliata e in questo tempo i rifugiati, di solito, mostrano interesse verso le attività proposte da amministrazioni e associazioni. «I richiedenti asilo possono fare volontariato, partecipare a tirocini e pure lavorare secondo contratti vagliati da Provincia e Cinformi. A ogni ospite sono destinati 30 euro giornalieri (per alloggio, pasti, piccole spese e corsi di formazione), chi dovesse trovare lavoro vedrà queste spese coperte dalla retribuzione. Certo è importante che le comunità facciano rete attorno agli immigrati, che una volta ottenuto il permesso di soggiorno sono liberi di lasciare l’alloggio e spostarsi in Europa. Se l’asilo politico non viene concesso, sono obbligati a lasciare l’Italia, di qui il costante turnover di ospiti negli appartamenti». A coordinare e vigilare quotidianamente sull’accoglienza e il comportamento dei rifugiati fassani, una cooperativa sociale di Predazzo, con un referente che li visiterà spesso (anche di notte per accertarsi della loro condotta) e sarà a stretto contatto con Provincia, Cinformi e pure con i comuni e l conseier de procura Gianluigi De Sirena che segue il progetto per il Comun general de Fascia.

 

 

 

In allegato il comunicato stampa:

 

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Foto: da comunicato stampa

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