OPINIONEWS

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Questura di Trento) – La scorsa notte un contingente di 10 dipendenti qualificati del Centro Addestramento Alpino della Polizia di Stato di Moena è partito per la località di Valle Castellana, con mezzi speciali in dotazione, per portare soccorso alla popolazione colpita dall’ emergenza neve. Svolgeranno servizio a disposizione della Questura di Teramo.

 

 

In allegato il comunicato stampa:

comunicato stampa invio C.A.A. Moena a Valle Castellana

 

 

Foto: Archivio Polizia di Stato

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Michaela Biancofiore) – Le province autonome di Trento e di Bolzano posseggono mezzi e soprattutto personale espertissimo nella Protezione civile e nelle emergenze neve. Non bastano i 34 vigili del fuoco, persone eccezionali che stanno aiutando le popolazioni delle Marche, serve un intervento massiccio delle nostre squadre del Soccorso alpino di assoluta eccellenza e soprattutto dei nostri mezzi che non trovano pari in Italia per tecnologia e disponibilità a Rigopiano ma in tutto il centro Italia. Mai come in questo momento di immane tragedia serve massima solidarietà da terre più fortunate. Come è stata costruita la scuola ad Amatrice in pochi giorni, miglior figura può fare la nostra regione attraverso l’eccezionalità della nostra Protezione civile per dare una mano risolutiva nel tentativo di salvare vite umane. Esprimo inoltre commossa felicità per il ritrovamento in vita di sei persone nell’hotel travolto dalla valanga.

Michaela Biancofiore – parlamentare FI Trentino-Alto Adige

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Carabinieri Cles) – All’equipaggio dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Cles (Tn), che nella tarda serata di ieri stava eseguendo un controllo alla circolazione stradale nel centro abitato di Cles, non è sfuggito il comportamento “sospetto” di un automobilista. Predetto, scorta l’autoradio, ha infatti invertito la marcia e cambiato percorso. A bordo del mezzo, che è stato fermato di lì a qualche minuto, neanche a farlo apposta viaggiava quella che si dice “una vecchia conoscenza”, vale a dire un ventiquattrenne residente in Val di Rabbi, persona già, e più volte nel recente passato, trovato in possesso di droga.Nelle mutande il ragazzo nascondeva il classico panetto di hascisc, cento grammi di fumo, nonché un pezzo della medesima sostanza pesante circa 6 grammi. I militari della Stazione di Rabbi, che hanno poi dato supporto ai colleghi perquisendo l’abitazione del fermato, hanno anche recuperato –oltre ad ulteriori modeste quantità di hascisc, di ecstasy e crac –una bilancia di precisione, di quelle comunemente usate per pesare lo stupefacente prima del confezionamento o dell’uso. Quanto al conducente dell’auto, un ventiduenne di Croviana, egli aveva con sé una pastiglia di droga sintetica, motivo per cui a suo carico verrà inoltrata “segnalazione” al Commissariato del Governo di Trento.

 

 

In allegato il comunicato stampa:

Sequestro panetto di hascisc
Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Pat) – Con una sfilata per le vie di Andalo degli atleti provenienti da tutta Italia e con l’alzabandiera e l’accensione del tripode nella zona degli impianti sportivi e della piscina, è stato inaugurato ieri pomeriggio il 33esimo Campionato italiano di sci alpino e nordico, dei Vigili del Fuoco, che si tiene in Paganella fino al 21 gennaio prossimo. All’inaugurazione, con sullo sfondo il gruppo del Brenta da una parte e con la Paganella dall’altra, hanno partecipato numerose autorità, con molti amministratori locali, compreso il sindaco di Andalo Alberto Perli, oltre ai rappresentanti degli enti e delle realtà turistiche coinvolte. Ad Andalo è salito anche l’assessore provinciale alla Protezione civile Tiziano Mellarini che, nel suo intervento di saluto, ha rivolto un pensiero a chi sta operando con grande generosità e competenza in soccorso delle popolazioni del centro Italia. “Saranno – ha detto Mellarini – giornate intense, quelle del campionato; giornate di sport, amicizia, scambio di esperienze, condivisione di valori. L’altopiano della Paganella vi accoglie con il sorriso semplice e sincero della gente di montagna. Ma oggi pensiamo anche alle popolazioni così duramente colpite dal sisma e dagli eventi atmosferici e a tutti i Vigili del fuoco e gli operatori della Protezione civile che stanno portando loro soccorso e conforto con capacità e generosità”.

Un messaggio di vicinanza ai Vigili del Fuoco che stanno operando in condizioni proibitive in centro Italia è arrivato anche dal presidente del comitato organizzatore del campionato, l’Ispettore distrettuale Matteo Cattani. L’impegno nelle zone che stanno subendo la durezza delle condizioni meteorologiche ha portato a ritirarsi dalla competizione i cinque Vigili del Fuoco del Comando de l’Aquila che erano iscritti al campionato e che sono rientrati in sede per intervenire. I numeri della manifestazione sono comunque notevoli con oltre mille iscritti a cui si aggiungono gli accompagnatori. L’evento si conferma quindi un’occasione importante per far conoscere le qualità del nostro sistema ricettivo e le proposte del territorio. A questo contribuisce un calendario ricco di eventi complementari. Da oggi si entra nel vivo delle gare per l’assegnazione delle medaglie in slalom, in fondo, in sci alpinismo e snow board. Una bella occasione di sport e aggregazione,quindi, con il cuore e il pensiero di tutti rivolti alle popolazioni colpite dal terremoto e dal pesante maltempo di questi giorni e ai colleghi Vigili del Fuoco accorsi per aiutare e soccorrere. La solidarietà inoltre non si ferma nemmeno in questi giorni. In paese, presso le strutture dove si possono degustare i prodotti del territorio, in piazzale Paganella, si potranno trovare anche alcune cassette per raccogliere le offerte per le popolazioni colpite dal sisma e da un maltempo che in Italia centrale sta facendo vittime e danni. L’ammainabandiera, la chiusura della manifestazione e il passaggio di testimone per la prossima edizione si terranno alle 15.00 di sabato 21 gennaio, in piazza Dolomiti ad Andalo.

 

Foto da comunicato stampa:

 

 

 

 

 

 

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Coldiretti) – Storico via libera all’indicazione di origine obbligatoria per il latte e i prodotti lattiero-caseari che pone finalmente fine all’inganno del falso Made in Italy con tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia che sono stranieri, cosi come la metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura cagliate provenienti dall’estero, senza che questo sia stato fino ad ora riportato in etichetta. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nell’annunciare la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n.15 del 19 gennaio 2017 del decreto “Indicazione dell’origine in etichetta della materia prima per il latte e i prodotti lattieri caseari, in attuazione del regolamento (Ue) n. 1169/2011 firmato dai ministri delle Politiche Agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo Economico Carlo Calenda. Un provvedimento – sottolinea Moncalvo – fortemente sostenuto dalla Coldiretti che rappresenta un importante segnale di cambiamento a livello nazionale e comunitario. Il via libera – continua Moncalvo – risponde alle esigenze di trasparenza degli italiani che secondo la consultazione pubblica online del Ministero delle politiche agricole, in più di 9 casi su 10, considerano molto importante che l’etichetta riporti il Paese d’origine del latte fresco (95%) e dei prodotti lattiero-caseari quali yogurt e formaggi (90,84%), mentre per oltre il 76% lo è per il latte a lunga conservazione.

Il provvedimento riguarda – sottolinea la Coldiretti – l’indicazione di origine del latte o del latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari e prevede l’utilizzo in etichetta delle seguenti diciture:
a) “Paese di mungitura”: nome del Paese nel quale è stato munto il latte;
b) “Paese di condizionamento o di trasformazione”: nome del Paese nel quale il latte è stato condizionato o trasformato.
Qualora il latte o il latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari sia stato munto, condizionato o trasformato, nello stesso Paese, l’indicazione di origine può essere assolta con l’utilizzo della seguente dicitura: “origine del latte”: nome del Paese. Se invece le operazioni indicate avvengono nel territorio di più Paesi membri dell’Unione europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata, possono essere utilizzate – precisa la Coldiretti – le seguenti diciture: “latte di Paesi Ue” per l’operazione di mungitura, “latte condizionato o trasformato in Paesi Ue” per l’operazione di condizionamento o di trasformazione. Infine qualora le operazioni avvengano nel territorio di piu’ Paesi situati al di fuori dell’Unione europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata, possono essere utilizzate le seguenti diciture: «latte di Paesi non Ue» per l’operazione di mungitura, «latte condizionato o trasformato in Paesi non Ue» per l’operazione di condizionamento o di trasformazione. Per le violazioni si applicano le sanzioni di cui all’art. 4, comma 10, della legge 3/2/2011, n. 4.

Il provvedimento è scaturito dalla guerra del latte scatenata lo scorso danno dalla Coldiretti contro le speculazioni insostenibili sui prezzi alla stalla e sta portando ad un sostanziale aumento dei compensi riconosciuti agli allevatori senza oneri per i consumatori. 1,7 milioni di mucche da latte presenti in Italia ma anche pecore e capre possono finalmente mettere la firma sulla propria produzione di latte, burro, formaggi e yogurt che – sottolinea la Coldiretti – è garantita da livelli di sicurezza e qualità superiore grazie al sistema di controlli realizzato dalla rete di veterinari più estesa d’Europa, ma anche ai primati conquistati a livello comunitario con la leadership europea con 49 formaggi a denominazione di origine realizzati sulla base di specifici disciplinari di produzione. L’obbligo di indicare l’origine in etichetta – continua la Coldiretti – salva dall’omologazione l’identità di ben 487 diversi tipi di formaggi tradizionali censiti a livello regionale territoriale e tutelati perché realizzati secondo regole tramandate da generazioni che permettono anche di sostenere la straordinaria biodiversità delle razza bovine allevate a livello nazionale.

Il provvedimento entrerà in vigore pienamente dopo novanta giorni dalla pubblicazione avvenuta il 19 gennaio anche se sarà possibile, per un periodo non superiore a 180 giorni, smaltire le scorte delle confezioni con il sistema di etichettatura precedente. L’obbligo di indicare in etichetta l’origine è una battaglia storica della Coldiretti che con la raccolta di un milione di firme alla legge di iniziativa popolare ha portato all’approvazione della legge n.204 del 3 agosto 2004. Da allora molti risultati sono stati ottenuti anche in Europa ma – continua la Coldiretti – l’etichetta resta anonima per circa 1/3 della spesa dai salumi ai succhi di frutta, dalla pasta al latte a lunga conservazione, dal concentrato di pomodoro ai sughi pronti fino alla carne di coniglio. Due prosciutti su tre venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all’estero, ma anche un pacco di pasta su tre è fatto con grano straniero senza indicazione in etichetta, come pure i succhi di frutta o il concentrato di pomodoro dalla Cina i cui arrivi sono aumentati del 379% nel 2015 per un totale di 67 milioni di chili, secondo la Coldiretti. L’Italia sotto il pressing della Coldiretti ha fatto scattare il 7 giugno 2005 l’obbligo di indicare la zona di mungitura o la stalla di provenienza per il latte fresco e il 17 ottobre 2005 l’obbligo di etichetta per il pollo Made in Italy mentre a partire dal 1° gennaio 2008 l’obbligo di etichettatura di origine per la passata di pomodoro. A livello comunitario – continua la Coldiretti – il percorso di trasparenza è iniziato dalla carne bovina dopo l’emergenza mucca pazza nel 2002, mentre dal 2003 è d’obbligo indicare varietà, qualità e provenienza nell’ortofrutta fresca. Dal primo gennaio 2004 c’è il codice di identificazione per le uova e, a partire dal primo agosto 2004, l’obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto. Il prossimo passo – conclude la Coldiretti – è l’entrata in vigore dell’obbligo di indicare l’origine del grano impiegato nella pasta come previsto nello schema di decreto che introduce l’indicazione obbligatoria dell’origine del grano impiegato nella pasta condiviso dai Ministri delle Politiche agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo Economico Carlo Calenda e già inviato alla Commissione Europea.

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte:  Associazione Artigiani Trentino) – Esiste una categoria di artigiani – forse un po’ appartata, sicuramente poco importante per numero di operatori ma rilevante nell’ambito del patrimonio storico artistico, che svolge una preziosa attività di conservazione, di manutenzione, di restauro, di studio e di ricerca dei beni tutelati: si tratta della categoria delle imprese del restauro. In Trentino queste imprese fanno riferimento in larghissima parte al settore dell’artigianato, sono costituite in grande parte da personale al femminile e nel corso del tempo hanno coinvolto nella loro attività numerosi dipendenti e collaboratori. Da alcuni anni le imprese di restauro però si trovano a lavorare in circostanze operative e finanziarie di grande sofferenza e difficoltà, dovute a diversi fattori. I punti salienti che emergono da un’analisi del settore possono essere sintetizzati in:

– sensibile riduzione delle risorse finanziarie destinate alla cultura e, nello specifico, alla tutela ed alla conservazione del patrimonio culturale;
– drastici ritardi, da parte della Soprintendenza ai Beni Culturali, dei pagamenti sia delle somme riservate ai contributi concessi agli enti privati, sia delle somme assegnate ad interventi di restauro realizzati in diretta amministrazione. Ritardi derivanti non tanto da negligenza amministrativa, ma da insufficienza di cassa;
– gare d’appalto che prevedono modalità penalizzanti dal punto di vista dei tempi esecutivi, spesso eccessivamente ridotti. Tali modalità costringono le aziende ad assumere un sovrannumero di collaboratori, gravandole di costi che solo dopo lungo tempo – visti i tardivi pagamenti – vengono recuperati.

La nostra giustificata preoccupazione per le circostanze attuali è stata ulteriormente aggravata dai dati emersi dal bilancio di previsione della Pat per gli esercizi finanziari 2017- 2019. Nel prossimo triennio le risorse finanziarie destinate alla tutela ed alla valorizzazione dei beni culturali, già esigue ed insufficienti a coprire i soli interventi di restauro di carattere urgente – rivolti esclusivamente a strutture fatiscenti e ad opere gravemente danneggiate e con rischio di irrimediabile perdita – subiranno un’ulteriore e significativa riduzione. Le conseguenze di una scelta finanziaria tanto penalizzante per il settore del restauro di beni tutelati saranno inevitabilmente deleterie, innescando una serie di processi – parzialmente già in atto – che porteranno gravi conseguenze quali:

– trascuratezza e conseguente degrado del patrimonio storico artistico della nostra Provincia.
Si sottolinea l’indiscutibile e fondamentale valenza che i nostri tesori d’arte e di storia detengono all’interno dell’economia del turismo;
– riduzione delle attività legate alla tutela ed alla valorizzazione dei beni culturali: progettazione, ricerca, interventi di manutenzione, di conservazione e di restauro, catalogazione, protezione e prevenzione.

Con la conseguente perdita di occupazioni qualificate di professionisti, architetti, ingegneri, storici dell’arte, e di artigiani detentori di varie specializzazioni come restauratori, edili, falegnami, stuccatori, etc.

Si chiede quindi:
Una maggiore attenzione al fine di evitare il futuro decadimento del nostro patrimonio storico artistico e per permettere la sopravvivenza delle imprese che operano nel settore del restauro.
Una maggiore attenzione all’importanza che la bellezza dei nostri monumenti, dei nostri edifici storici, delle nostre opere d’arte e di artigianato rappresenta agli occhi di chi le guarda, trentini e non trentini.
Una maggiore attenzione che preveda un incremento e una diffusione delle risorse finanziarie che permettano la salvaguardia e la valorizzazione del nostro patrimonio storico artistico.
Una maggiore attenzione che – in un’ottica lungimirante e di contingentamento delle risorse pubbliche – preveda la progettazione di un’adeguata manutenzione del patrimonio storico artistico, evitando un’emergenza operativa sicuramente più onerosa.

 

 

In allegato il comunicato stampa:

Appello contro i tagli delle risorse finanziarie alla Soprintendenza per i Beni Culturali della Provincia Autonoma di Trento

 

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Claudio Civettini) – In risposta all’interrogazione n. 3461/XV del 25.8.2016, l’Assessore provinciale all’Agricoltura ha ammesso la disposta «decurtazione del 32% dell’importo teorico calcolato» a danno degli agricoltori, con riferimento alla Misura 13 “Indennità a favore delle zone soggette a vincoli naturali” del programma di Sviluppo Rurale 2014-2020. Tale riduzione, se però era contrattualmente prevista o contemplata in precedenti accordi, tenderebbe, più che riduzione di importo, a configurarsi come una vera e propria privazione di un diritto. Per questo occorre far luce sulla questione con un’apposita interrogazione, che serva anche a chiarire se, decurtazione a parte, la liquidazione di tutto il dovuto agli agricoltori, promessa dall’Assessore provinciale all’Agricoltura entro il 31.12.2016, sia avvenuta integralmente o meno.

 

In allegato il comunicato stampa:

Comunicato stampa – 19 01 17 – AGRICOLTORI E INDENNITA DI SOSTEGNO-TAGLIO UNILATERALE DEL 32% -QUALI I SALDI AL 31 12 2016.

In allegato l’interrogazione:

Interrogazione 19 01 17 – AGRICOLTORI E INDENNITA DI SOSTEGNO-TAGLIO UNILATERALE DEL 32% -QUALI I SALDI AL 31 12 2016
Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Eurostat) – House prices, as measured by the House Price Index, rose by 3.4% in the euro area and by 4.3% in the EU in the third quarter of 2016 compared with the same quarter of the previous year. These figures come from Eurostat, the statistical office of the European Union. Compared with the second quarter of 2016, house prices rose by 1.3% in the euro area and by 1.5% in the EU in the third quarter of 2016. Among the Member States for which data are available, the highest annual increases in house prices in the third quarter of 2016 were recorded in Hungary (+11.6%), Latvia (+10.8%) and Bulgaria (+8.8%), while falls were observed in Cyprus (-3.3%) and Italy (-0.9%).
Compared with the previous quarter, the highest increases were recorded in Malta (+5.4%), Ireland (+4.7%), Estonia, Lithuania and Hungary (all +3.4%), while a decrease was observed in Romania (-0.7%).

 

Enclosed the graphic tables contained in the press release:

 

Enclosed the graphic tables contained in the press release:

2-19012017-BP-EN

 

 

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Swg) – L’antieuropeismo è un sentimento dilagante in tutto il continente. Brexit è stato solo uno dei tasselli di un virus che si è ampliato e ha tracimato in tutti  i Paesi, senza che alcun antibiotico o medicina sia intervenuta per contrastarlo. Anzi, non sono mancati  Stati  che hanno speculato su quest‘onda montante, giocando al ribasso sul ruolo dell’Unione. Tutte le rilevazioni internazionali mostrano tassi di sfiducia nell’Europa che vanno oltre il 50% della popolazione. Un dato che vale per Italia, Francia, Gran Bretagna, Germania, Austria, Olanda, Svezia, Grecia, Irlanda, Slovenia. Solo nella maggioranza dei Paesi dell’ex blocco sovietico la fiducia resta maggioritaria. Nel nostro Paese il quadro è caratterizzato da un vero e proprio crollo dell’imprinting europeista. Nel 2010, solo 7 anni fa, il dato di fiducia nell’Unione era al 55% (in calo di 15 punti rispetto alle vette del 70% di inizio millennio): oggi siamo al 38%. Se i livelli di stima sono molto bassi, la reale voglia di abbandonare l’Unione riguarda poco meno di un terzo dell’opinione pubblica nazionale. Un po’ più alta è, invece, l’avversità all’Euro, ma anche in questo caso non andiamo oltre il 33%. La voglia di lasciare Unione ed Euro sono diventati un asset politico agglomerante.

 

In allegato la tabella grafica contenuta nel comunicato stampa:


Gli elettori di Lega Nord e Movimento Cinquestelle fanno di questo tema uno dei loro baluardi, mentre gli unici a restare saldamente europeisti  sono gli elettori del Pd (tra i quali incontriamo solo una sparuta minoranza a favore dell’uscita dall’Unione e dell’abbandono dell’Euro). Ancora più bassa è la fiducia nella Bce, con solo un terzo degli italiani che continua a riconoscersi e ad avere stima dell’istituto centrale europeo. Un dato, purtuttavia, ben più alto dei livelli di fiducia che gli italiani hanno rispetto al sistema bancario nostrano, che supera di poco il 10%. Anche in questo caso sono gli elettori del Pd a dimostrarsi maggiormente legati alla Bce, mentre tra gli altri corpi elettorali l’ago del barometro punta dritto verso l’avversione. Intanto a Davos, al World Economic Forum, si parla di “European Disunion” e di “The post‐Eu Era”, ma non si affronta il tema di come fare fronte ai populismi, di come rinsaldare il legame e il ruolo del patto europeo, di come sviluppare la cittadinanza europea e il senso di appartenenza.

 

 

In allegato le tabelle grafiche contenute nel comunicato stampa:

PoliticAPP_speciale_20gen2017

 

 

 

 

 

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Uil Trentino) – La scrivente Os.Uil Fpl sanità ha partecipato ieri all’incontro in Apran per concludere un accordo per il pagamenti delle fasce con il mese di febbraio 2017 presentando a tal fine anche una proposta per iscritto. Il presidente Apran si è rifiutato di discutere le nostre proposte di applicazione dell’art.13 del contratto al fine di poter pagare con il mese di febbraio le fasce ai lavoratori e nel contempo ci ha sottoposto un documento che non ha nulla a che vedere con il contratto da noi sottoscritto in via definitiva il 28/12016 e con aspetti economici addirittura peggiorativi quali:

1) Introduzione di criteri per la distribuzione delle fasce più rigidi e penalizzanti per i dipendenti, rispetto a quelli contenuti nell’ipotesi da noi firmata in via definitiva il 28 dicembre 2016; 2) Nessun accenno alle risorse residue, dopo l’avvenuto pagamento di fasce e tabellare e che per contratto sono destinate esclusivamente ad incrementare l’indennità sui tre turni al personale che opera nei servizi assistenziali; 3) Penalizzazioni economiche sullo stipendio, precedentemente definito nell’accordo del 28/12/2016, per il personale delle Categorie Bs e Ds;

Faccio presente che come Uil Fpl sanità non abbiamo mai abbandonato la riunione, ma abbiamo atteso pazientemente fino alle ore 21,00 per dire al Presidente Apran che eravamo disposti, assieme al Nursing Up, ad andare ad oltranza pur di trovare un accordo. E mentre il presidente dell’Apran ci rispondeva che la riunione è chiusa e non se ne fa nulla, mi rintracciava al cellulare il presidente della Giunta Provinciale Dott. Ugo Rossi intimandomi di lasciare l’Apran altrimenti avrebbe chiamato la Digos! Ecco dimostrato che noi mai ce ne siamo andati, ma altri ci hanno cacciati! Se tale comportamento dell’Apran di chiusura e di intimidazione verso la nostra O.S. non cambierà, la scrivente O.s. si tutelerà in tutte le sedi e nei modi che riterrà più opportuno!

(Pagina 842 di 863)