OPINIONEWS

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte Claudio Cia) – Nuovo presidio fuori da un ospedale per i consiglieri provinciali Manuela Bottamedi, Claudio Cia e Maurizio Fugatti, che dopo la loro recente visita a Cavalese ora intervengono anche ad Arco. In Consiglio provinciale si è tornato infatti a parlare di punti nascita, con Maurizio Fugatti (Lega nord Trentino) che ha evidenziato come il 23 dicembre 2016 la Regione Veneto abbia richiesto con propria delibera una deroga per diversi punti nascita, e che qualora venisse accolta “farebbe scuola” anche in Trentino, visto che tale deroga è stata richiesta anche per situazioni con 120 parti all’anno, come a Pieve di Cadore o 170 come Asiago. Arco con 380 parti e Cavalese con 250 parti sarebbero ben al di sopra questi numeri. La proposta del Veneto prevede che l’ospedale territoriale sia “gemellato” con un vicino ospedale di riferimento, situazione che per Arco si rifletterebbe naturalmente nell’ospedale di Rovereto.

L’Assessore alla salute Zeni si è dimostrato all’oscuro della delibera veneta e nella recente seduta del Consiglio provinciale si è assistito all’approvazione della risoluzione delle minoranze che impegna la Provincia a proseguire nelle azioni volte a reperire i professionisti necessari al funzionamento in sicurezza del punto nascita di Cavalese, e in secondo luogo a portare avanti il tentativo di condividere con altre regioni interessate una proposta di deroga da sottoporre al Comitato percorso nascita nazionale, per avere standard particolari, che attraverso il sistema della reperibilità per i pediatri, garantiscano la sicurezza e la flessibilità.

Per Manuela Bottamedi l’aspetto interessante che nasce dall’approvazione della risoluzione è che questo riapre anche la discussione su Arco, che rispetto a Cavalese presenta un maggiore numero di parti all’anno. La consigliera ha evidenziato come la Regione Veneto abbia inoltre accompagnato alla propria richiesta di deroga un progetto più ampio per garantire un futuro agli ospedali territoriali e che prevede un sistema di standard diversificati.

Viene anche svelato anche come la risoluzione originale delle minoranze includesse anche il punto nascite di Arco, ma che l’assessore Zeni non fosse disponibile ad accoglierla. Dopo l’intervento del consigliere De Godenz la risoluzione è rimasta invece in piedi solo per Cavalese. Per la consigliera Bottamedi non è positivo che un assessore faccia differenze tra le valli del trentino a seconda della presenza di consiglieri o assessori, mentre tutti i territori dovrebbero avere parità di diritti, ma soprattutto di servizi.

Per il consigliere Claudio Cia (Agire), vi è la consapevolezza di un maggiore costo dei servizi sul territorio rispetto ai centri principali, ma bisogna decidere se si vuole garantire servizi ai territori, soprattutto per un caso come quello di Arco, che presenta circa 40mila abitanti e intorno al quale gravitano 3 milioni di turisti all’anno. «Se la politica vuole che il punto nascita di Arco torni operativo, la politica ha tutti gli strumenti per farlo. Veneto e Lombardia hanno dimostrato che se c’è la volontà si può fare» sostiene Cia, che lancia una frecciatina ai parlamentari del centrosinistra “in viaggio in America”, che su questi temi hanno detto molto poco.

 

 

In allegato le foto contenute nel comunicato stampa:

 

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Pat) – Lavorare per favorire l’integrazione fra i servizi pubblici erogati dalle istituzioni territoriali e le prestazioni fornite da Poste Italiane. Questo l’impegno che Provincia, Consorzio dei Comuni e Poste italiane hanno preso oggi nel corso di un incontro tenutosi a Trento per affrontare alcune criticità emerse nell’ambito del percorso di sviluppo e di innovazione dei propri servizi, avviato da Poste Italiane nel 2014, che, almeno in una prima fase, si è concentrato sulla chiusura o sulla rimodulazione oraria di alcuni uffici. Considerato che il servizio postale rappresenta un presidio essenziale per il territorio, soprattutto per le comunità di montagna e per il mantenimento della popolazione nelle valli, la Provincia si è attività per cercare una più stretta sinergia con i soggetti interessati. Tenuto conto, inoltre, che in base al nuovo contratto di programma tra la società postale e il Ministero dello sviluppo economico, Poste italiane è tenuta a promuovere un’offerta complessiva di servizi, anche nei vari ambiti territoriali, la Provincia ed il Consorzio dei Comuni hanno avviato alcuni tavoli di lavoro con la società nell’obiettivo di definire ambiti di collaborazione, promuovendo l’offerta di nuovi servizi ai cittadini alle imprese e agli enti locali, considerando anche le caratteristiche orografiche del territorio trentino.

Nell’incontro di oggi sono stai proposti alcuni ambiti di reciproca collaborazione, con l’individuazione di un percorso finalizzato a creare opportune integrazioni fra la rete degli uffici postali e dei postini telematici, anche attraverso l’organizzazione di servizi a carattere territoriale, come gli esercizi “multiservizi” capillarmente diffusi sul territorio e gli sportelli periferici decentrati della Provincia. Tra i servizi e le prestazione individuati, su cui verranno fatti a breve ulteriori approfondimenti: i servizi di tesoreria, i servizi tecnologici di accesso online, anche per i soggetti con scarse competenze digitali e i servizi collegati all’assistenza sanitaria, come prenotazione di visite o ritiro di referti. Particolare attenzione è stata riservata anche al tema del recapito dei quotidiani, soprattutto nei comuni interessati dalla riorganizzazione dei servizi di recapito postale, nell’obiettivo di garantire la massima attenzione a questa fascia di utenti.

 

 

Foto da comunicato stampa:

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Filippo Degasperi) – «La questione dei confini del ghiacciaio della Marmolada è stata trattata più volte dal M5S negli ultimi anni. Le interrogazioni a riguardo del Consigliere Degasperi sono 3 presentate nell’ottobre 2015, nel marzo 2016 e ancora nell’ottobre 2016. La vicenda è lunga e complessa -spiega il Consigliere Filippo Degasperi- ma in sostanza riconducibile ad alcune certezze. Durante il suo mandato il Presidente della Repubblica Pertini mise nero su bianco che la Marmolada apparteneva interamente alla regione Trentino Alto Adige e il confine coincideva con quello del Comune di Canazei. Nonostante le pretese avanzate dal Veneto su una parte del ghiacciaio ciò venne sempre confermato in tutte le sedi giudiziarie. Per questo gli impianti realizzati in Marmolada su concessione del comune bellunese di Rocca Pietore ci appaiono privi di giustificazione.

Un vulnus gravissimo, che diventa ancora più incomprensibile valutando la condotta della Provincia di Trento negli anni passati. Di fatto la Provincia sembra essersi spesa più per favorire le pretese venete. A prescindere dall’atteggiamento dell’amministrazione però la Marmolada è e resta trentina, come confermato da ultimo anche dal Consiglio di Stato. È facile verificare dalle risposte fornite alle nostre interrogazioni, che di fronte all’evidenza la Pat quando non tace preferisce lasciare che l’andazzo prosegua indisturbato. Noi chiediamo che sia fatta la massima chiarezza su questa vicenda, individuando le responsabilità oltre agli eventuali danni causati dall’inazione provinciale».

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Maurizio Fugatti) – In numerose occasioni è stata nostra premura sollevare la questione legata al sovraffollamento del carcere di Spini di Gardolo ed alla carenza di organico della polizia penitenziaria, ma fino ad ora il numero di detenuti non è stato riportato all’interno dei limiti di capienza concordati e la carenza di organico registrata non accenna a diminuire. Nonostante la professionalità e la dedizione al lavoro dimostrata dagli agenti, infatti, a causa del sovraffollamento della struttura, del vertiginoso aumento del numero dei detenuti, delle gravi carenze di organico e della mancanza di fondi, la struttura penitenziaria, progettata e identificata come modello, sta andando ora verso il collasso. Il numero di detenuti oggi supera ampiamente la capienza massima prevista formalmente dall’Accordo di Programma Quadro avente ad oggetto “Interventi per la razionalizzazione delle sedi delle strutture statali e provinciali nella città di Trento” siglato nel febbraio 2002 tra il Governo della Repubblica e la Provincia di Trento e successivamente modificato dai sottoscrittori con atto aggiuntivo datato 1 aprile 2008 ed inoltre il numero di agenti impiegati presso la struttura risulta insufficiente ed assolutamente inadeguato rispetto alle necessità.

Considerato che, dopo numerose sollecitazioni, la situazione non è ancora stata riportata nei limiti degli accordi e dei regolamenti vigenti, le sigle sindacali Sappe, Oapp, Uil-Pa Sinappe, Cisl-Fp Spp, Cnpp, Cgil-Fp anno inviato un documento all’attenzione del Provveditore Regionale del Triveneto, del Prefetto di Trento e del Presidente della Provincia Autonoma di Trento con il quale, in attesa di urgenti determinazioni in merito alla situazione in essere, hanno proclamato lo stato di  agitazione ed informato che provvederanno ad intraprendere ogni iniziativa possibile in caso di inerzia dei Superiori Uffici centrali e periferici. I firmatari del documento hanno segnalato l’aggravarsi della situazione e delle problematiche in essere nel Carcere di Spini di Gardolo, sottolineando come fino ad ora l’Amministrazione, in tutte le sue componenti, nonostante le istanze presentate, non solo non abbia fornito risposte adeguate, ma non abbia nemmeno preso in giusta considerazione il problema in essere. I problemi denunciati dalle organizzazioni sindacali nel documento, che dipingono ancora una volta la situazione allarmante ed insostenibile ad oggi in essere, sono brevemente sintetizzati come segue:

– un aumento della popolazione detentiva, che oggi si attesta sui 360 detenuti (con l’ipotesi di un possibile aumento dei detenuti fino a 418) a fronte del limite di 240 previsto dall’accordo Stato-Provincia, che comporta il conseguente peggioramento delle condizioni di vita degli stessi e il collasso della struttura.
– un aumento delle prestazioni dovute ad emergenze sanitarie e conseguente incremento dei costi sostenuti dalla Provincia, nonché aumento dei carichi di lavoro da parte di tutti gli operatori;
– la graduale e costante riduzione di Poliziotti dall’apertura dell’Istituto sino ad oggi, per un totale di 130 unità a fronte dei 214 previsti dal D.M. del 27/06/2014, che costringe gli stessi a ricorrere ad eccessive ore di prestazioni di lavoro straordinario e probabilmente, nel futuro prossimo, alla concreta possibilità di vedersi negata la fruizione dei riposi settimanali e/o dei congedi previsti.
La richiesta formulata dalle Organizzazioni sindacali è quella di ottenere “un decremento sostanziale della popolazione detenuta e contemporaneo incremento di personale di Polizia al fine di ristabilire quell’ottimale equilibrio organizzativo e lavorativo”.
Tutto ciò premesso,
si interroga
il Presidente della Provincia
per sapere:

1. Se non ritenga che, fino ad ora, siano stati sottovalutati i problemi di sovraffollamento e carenza di organico esistenti presso la struttura di Spini di Gardolo;
2. Se non ritenga che le iniziative intraprese e le risposte fornite fino ad ora dall’Amministrazione siano state inadeguate rispetto all’insostenibile situazione in essere;
3. Quali iniziative nel dettaglio intenda intraprendere la Provincia di Trento per riportare la situazione del Carcere entro i limiti stabiliti dagli accordi ed in che tempi intenda agire;
4. Come possa ed intenda agire la Provincia di Trento al fine di sostenere l’operato degli agenti di Polizia Penitenziaria e delle figure professionali che operano all’interno della casa circondariale di Spini di Gardolo.

 

A norma di Regolamento, si chiede risposta scritta.

 

 

In allegato l’interrogazione:

170120 – INT SOVRAFFOLLAMENTO E CARENZA PERSONALE PRESSO IL CARCERE DI S…
Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Riccardo Fraccaro) – «Invece di lavorare nell’interesse del loro territorio e delle istituzioni locali, deputati e senatori Svp pensano a come tutelare il loro potere arginando il calo di consensi in vista delle prossime elezioni politiche. Con un abile colpo di mano alla Camera dei deputati, la proposta di legge Alfreider sui ladini ha aperto la strada a una legge elettorale provinciale “su base” proporzionale e con soglie di sbarramento e ieri ha ottenuto dal Senato la dichiarazione di urgenza. Abbiamo analizzato in questi giorni i possibili risvolti di questa modifica della legge elettorale e riteniamo che non porteranno nulla di buono. I ladini vengono in sostanza strumentalizzati per aprire la strada ad una legge elettorale che andrà ad annacquare il proporzionale puro che era stato pensato e introdotto proprio a tutela delle minoranze». Lo scrivono in una nota congiunta il deputato M5S Riccardo Fraccaro e i consiglieri provinciali M5S Filippo Degasperi e Paul Köllensperger. «Si tratta di una modifica sostanziale, che deve essere valutata con la necessaria ponderazione e questo richiede tempo. Gli esponenti dell’Svp a Roma stanno, al contrario, facendo di tutto per accelerare l’iter e imporre scelte dalle conseguenze pesanti con l’approvazione di pochi e nel chiuso delle stanze di palazzo. Guarda caso questo emendamento “clandestino” arriva proprio nel momento in cui a Bolzano la Svp presenta la sua legge elettorale e se questa modifica a Roma dovesse passare, l’Svp è già pronta ad emendarla per introdurre meccanismi di ripartizione dei voti che vanno ad avvantaggiarla a scapito delle forze politiche minori.

Le istituzioni democratiche non possono essere scavalcate in questo modo. Anche la Corte costituzionale, proprio a tutela della minoranza ladina, ha sempre vietato qualsiasi norma elettorale che non fosse puramente proporzionale (cfr. sentenza n. 356 del 1998). A nostro avviso e nel rispetto dell’articolo 103 dello Statuto, i Consigli provinciali di Bolzano e Trento e il Consiglio regionale dovrebbero tornare a esprimere un parere addizionale sulla versione aggiornata del testo di legge sui ladini, poiché è stato modificato in maniera sostanziale. Con questo obiettivo – annunciano i portavoce M5S – siamo al lavoro a livello locale e nazionale: proprio in queste ore stiamo depositando un’interrogazione parlamentare, per chiedere al Governo di sollecitare il Parlamento a mettere in stand-by la proposta di legge Alfreider e a passarla alle autonomie locali per la necessaria revisione. Il timore è che questa legge, ammantata di buone intenzioni, sia in realtà il cavallo di troia dell’Svp per confezionarsi una legge elettorale su misura e in questo senso Renzi ha fatto scuola: le regole elettorali vengono cucite su misura con l’obiettivo di massimizzare il numero di seggi nonostante il calo dei consensi nelle urne».

 

 

Foto: da profilo Facebook Fraccaro

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Pat) – Richiedenti asilo: nuova disciplina di accoglienza. “In Trentino l’accoglienza dei migranti e dei richiedenti asilo poggia su comprovati principi di solidarietà ma anche su regole chiare. Chi non le rispetta deve essere messo di fronte alle conseguenze delle sue azioni, con interventi che riducono i benefici dell’accoglienza stessa oppure la revocano del tutto. La nuova disciplina che abbiamo approvato oggi in Giunta disciplina queste situazioni e stabilisce nel dettaglio ciò che la Provincia farà sia per promuovere ancora più efficacemente i comportamenti responsabili, che favoriscono l’integrazioni dei migranti nelle comunità ospitanti, sia per scoraggiare quelli contrari alle regole poste dai progetti di accoglienza o che offendono la comunità, fino a richiedere la revoca dei benefici”. Queste le parole dell’assessore alla solidarietà sociale Luca Zeni per illustrare la nuova disciplina di accoglienza varata oggi dalla Giunta provinciale nel corso della sua riunione settimanale.

Fra le azioni che determineranno la revoca immediata dei benefici previsti dal piano di accoglienza provinciale i comportamenti violenti nei confronti di altre persone, compresi gli operatori e i collaboratori dell’ente incaricato dell’accoglienza, la detenzione o il consumo di sostanze stupefacenti. Altri comportamenti, classificati di minore gravità – come la mancata partecipazione a tutta una serie di attività previste dal progetto, compresa la pulizia del proprio alloggio – comporteranno la riduzione dei benefici. Se ripetuti più volte (in particolare a partire dalla quarta contestazione) potranno portare però a loro volta alla revoca dell’accoglienza.

“Il nostro obiettivo è chiaro – sottolinea Zeni – . Vogliamo tutelare tutti coloro, e sono la maggioranza, che si comportano bene, e al tempo stesso evitare che qualcuno possa approfittare della generosità dei trentini. Ciò anche alla luce delle nuove normative nazionali, ma soprattutto del progressivo aumento della presenza di profughi nel nostro territorio, che ovviamente complica un poco le dinamiche dell’accoglienza e dell’integrazione”.

La precedente disciplina di accoglienza dei richiedenti asilo risale a un periodo in cui i migranti erano poche decine, ospitate in alloggi gestiti dalla Provincia attraverso il Cinformi, unità operativa del Dipartimento salute e solidarietà sociale della Provincia, nell’ambito del cosiddetto Sprar (Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati). Oggi, invece, a causa del flusso straordinario di migranti, sono circa 1450 le persone accolte, molte delle quali ospitate anche in strutture collettive medio-grandi gestite da più enti del terzo settore coordinati dal Cinformi.

L’esperienza di gestione di un così gran numero di persone ospitate sia in strutture collettive, sia in alloggi ha reso necessario modificare e adeguare la Disciplina, anche alla luce di interventi normativi che regolano l’accoglienza in Italia. La nuova Disciplina classifica più dettagliatamente e in modo più esaustivo i comportamenti ritenuti gravi che prevedono la richiesta di revoca dell’accoglienza da quelli che se ripetuti – a prescindere dalla tipologia – comportano comunque alla quarta contestazione la richiesta di revoca dell’accoglienza.

La nuova Disciplina inoltre stabilisce in dettaglio le modalità e l’entità della riduzione del contributo economico (pocket money e buoni spesa) a seguito della violazione delle regole dell’accoglienza. Risulta infatti opportuno far comprendere alle persone accolte i motivi delle contestazioni affinché queste non vengano sottovalutate. Ciò fino appunto alla quarta contestazione, dopo la quale si procede con la revoca dell’accoglienza.

La nuova Disciplina, come la precedente, garantisce alla persona accolta la possibilità di fare reclamo alla Provincia rispetto alle contestazioni dell’ente gestore dell’accoglienza. Inoltre impegna le persone accolte ad adottare comportamenti virtuosi e rispettosi della dimensione sociale e comunitaria del territorio. Tali comportamenti sono, ad esempio, l’uso consapevole delle risorse energetiche, il mantenimento di buoni rapporti col vicinato e atteggiamenti che non compromettano il rapporto fiduciario con la comunità.

ALCUNI ESEMPI ESTRATTI DELLA NUOVA DISCIPLINA

Violazioni gravi della Disciplina che comportano l’immediata revoca:

1) il beneficiario si comporta in modo violento con terze persone;

2) il beneficiario si comporta in modo minaccioso o ingiurioso con gli operatori e collaboratori dell’ente attuatore, della Provincia o suoi incaricati;

3) il beneficiario assume comportamenti gravemente disdicevoli e socialmente inadeguati o devianti che creano, per la loro natura e le loro conseguenze, situazioni che ledono il rapporto fiduciario con la comunità o di conflitto con le finalità del progetto di accoglienza;

4) il beneficiario detiene o consuma sostanze stupefacenti;

5) il beneficiario è arrestato in flagranza di reato o è detenuto;

6) il beneficiario non consente l’accesso a tutti i locali della struttura e a eventuali pertinenze agli operatori dell’ente attuatore, della Provincia o suoi incaricati;

7) il beneficiario ospita la notte terze persone.

Violazioni della Disciplina che se ripetute comportano la revoca:

1) il beneficiario si comporta in modo minaccioso con terze persone;

2) il beneficiario non partecipa alle attività previste dal progetto di accoglienza e a quelle concordate con la Provincia o con l’ente attuatore;

3) il beneficiario non provvede alla conservazione e pulizia del proprio alloggio nonché degli spazi comuni all’interno e all’esterno della struttura;

4) il beneficiario non rispetta i divieti previsti della Disciplina come ad esempio:

– fumare nella struttura e negli spazi comuni condominiali al chiuso;

– accedere alla struttura in stato di alterazione psico-fisica;

– detenere e consumare alcolici nella struttura;

– consumare sopra i limiti della normalità acqua, gas, energia elettrica, riscaldamento;

– disturbare la quiete del caseggiato o fare rumori inutili o comunque molesti.

 

 

 

Foto: Archivio Pat

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Senato) – Ho accolto davvero con molto piacere la proposta di Emma Bonino ed Enzo Bianco di ospitare in Senato questo incontro sui temi dell’immigrazione nel nostro Paese – accoglienza, inclusione, lavoro – visti attraverso la prospettiva del territorio, vale a dire alla luce delle esperienze delle amministrazioni locali. La materia, come tutti sappiamo, è molto complessa perché si intrecciano sfide geopolitiche, economiche, istituzionali, sociali, di sicurezza. Per questo credo sia necessario confrontarsi in momenti di riflessione come questo, perché il nostro primo sforzo è comprendere la realtà fuori dai falsi miti e superando demagogie, semplificazioni, luoghi comuni, steccati ideologici e pregiudizi politici. Le demagogie e i populismi si scontrano sempre con la necessità di dare risposte concrete, di governare le tante urgenze delle realtà che riguardano la quotidianità e la vita delle persone. In questo senso, credo che il contributo che possono dare i Sindaci, la prima linea dello Stato sul territorio, sia determinante perché misurarsi con i problemi concreti dal terreno dell’ideologia vuota riporta a quello dell’umanità, dei suoi bisogni e fragilità, da un lato, e al confronto con la legittima richiesta di sicurezza dei cittadini.

Prima di lasciarvi agli interessanti interventi del pomeriggio, vorrei proporre alcune brevi osservazioni. Io penso che per occuparsi davvero di migrazioni, bisogna per prima cosa abolire la parola “emergenza”, che richiama l’idea di fatti passeggeri destinati a non durare nel tempo. Al contrario, sono coinvolti fenomeni strutturali complessi, come le destabilizzazioni in Medio Oriente, in Africa e nel Mediterraneo. Conflitti, violazioni dei diritti, povertà e assenza di prospettive hanno prodotto un universo di sessanta milioni di persone senza identità, senza volto e nazionalità, sballottati fra barconi, frontiere, manganelli, odio, campi profughi. Servono quindi strategie geopolitiche, coniugate ad appropriate misure organizzative e adeguate politiche legislative. Mi pare che questa forte necessità di visione complessiva del fenomeno sia presente nel lavoro del Presidente Gentiloni e del Ministro Minniti in queste poche settimane di governo. L’Unione è purtroppo rimasta sostanzialmente assente dal quadrante meridionale, paralizzata da egoismi e distratta dall’interesse sull’asse orientale, e si deve all’intenso lavoro italiano a Bruxelles il fatto che solo di recente nel lessico europeo sia finalmente entrata la parola “Africa” e si stia facendo strada progressivamente la consapevolezza della necessità di investire politicamente ed economicamente nei Paesi in difficoltà.

Quanto al soccorso e all’accoglienza dei migranti, vorrei rispondere alla sostanziale indifferenza di alcuni Paesi europei e alla freddezza di altri, con le parole di Papa Francesco, che ha detto che l’Europa è “la patria dei diritti umani e chiunque vi metta piede.. deve poterlo sperimentare”. Io ripeto di continuo, l’ho fatto più volte anche nelle sedi multilaterali europee, che l’accoglienza dei profughi non è un atto di liberalità, non è un gesto di generosità, una manifestazione di buon cuore: è un doppio dovere morale e giuridico: dovere di soccorrere chi è in difficoltà in mare e dovere di fornire a chi fugge da conflitti e da persecuzioni la protezione cui ha diritto in base alle norme internazionali. Uno dei problemi più urgenti è garantire ai richiedenti asilo un esame rapido delle loro istanze e a questo fine io considero importante rivedere i relativi procedimenti in modo da assicurare il riconoscimento dei diritti in modo più snello e veloce, come il governo si appresta a fare. Concordo anche con l’intento di abrogare il reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato che costituisce un ostacolo alle misure amministrative e un appesantimento inutile del sistema giudiziario e carcerario senza aumentare né diritti né sicurezza.

In secondo luogo, a proposito di accoglienza, ho avuto modo di osservare in varie aree del Paese esperienze molto positive di impegno e interazione dei Comuni con le prefetture, le forze dell’ordine, le altre articolazioni territoriali del governo e le popolazioni. Penso che le pressioni cui il sistema è sottoposto (ad oggi 176.000 gli immigrati ospitati nelle varie strutture) e la contingenza economica richiedano la razionalizzazione delle risorse anche grazie alle buone prassi di accoglienza diffusa che saranno illustrate dai Sindaci: modelli che riescono a contemperare in modo trasparente gli interessi dei rifugiati, quelli delle comunità e quelli dei territori. In terzo luogo, io credo che il declino demografico del Paese e la determinante quota di ricchezza che in Italia è prodotta dagli immigrati debbano spingere la politica a riflettere con maggior attenzione sulle sfide dell’integrazione degli immigrati nel tessuto sociale, anche attraverso politiche lungimiranti sulla concessione dei diritti politici e di cittadinanza. Il Parlamento sta finalmente cominciando ad affrontare i problemi e in Senato sono stati calendarizzati per la prossima settimana due provvedimenti importanti: quello sulla protezione dei minori non accompagnati, un fenomeno gravissimo se si pensa che nel 2016 sono giunti in Italia 26.000 minori non accompagnati e altrettanti ne erano sbarcati fra il 2014 e il 2015, e quello in tema di cittadinanza.

Io penso che il nostro Paese abbia una responsabilità speciale di fronte a questa umanità dolente, una responsabilità che deriva da quello che siamo, da dove veniamo, dalla nostra storia millenaria. Credo che questa consapevolezza debba indurci a pensare i problemi (che sono tanti e di soluzione non certo semplice) diversamente, lavorando a un progetto di futuro nel quale la coesione sociale non si costruisce attorno alla religione, la nazionalità, la lingua o l’etnia, ma attorno alla solidarietà e alla capacità di ciascuno di impegnarsi per il bene comune. Vi auguro dunque buon lavoro e vi ringrazio.

 

 

In allegato il comunicato stampa:

 

discorso_migrazioni_bonino_20-gen-17_FIN

 

 

Foto: Archivio Senato

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Comunità Vallagarina) – Tre musical, sedici spettacoli di teatro contemporaneo italiano, europeo, americano, altri ventisei di teatro popolare trentino e veneto. Cartellone particolarmente interessante questo del Sipario d’Oro 2017, il Festival nazionale di teatro amatoriale promosso dalla Comunità della Vallagarina e organizzato dalla Compagnia di Lizzana con la collaborazione della Provincia autonoma di Trento, della Regione autonoma Trentino-Alto Adige, dei Comuni di Rovereto, Ala, Avio, Mori, Pomarolo, Trambileno, Vallarsa, Villa Lagarina, Volano, della Co.F.As., della Distilleria Marzadro, della Cassa Rurale di Lizzana e della Cavit. Dal 4 febbraio al 31 marzo quarantacinque serate di spettacolo in tredici teatri della Vallagarina, dallo Zandonai a quello più in alto e più piccolo di Castellano, valorizzando la prosa anche nelle comunità più decentrate e mettendo in campo, anzi in palcoscenico, una “rete” culturale, artistica, sociale che per quanto riguarda il teatro amatoriale è unica in Italia.

Anche quest’anno l’anima del Festival è costituita dai due Concorsi, nazionale e regionale, che si terranno allo Zandonai e a Lizzana. Nel primo si potranno ammirare quattro spettacoli scelti tra gli oltre cento proposti da tutt’Italia: il brillante “Camere da letto” dell’inglese Alan Ayckbourn allestito dall’Estravagario Teatro di Verona, il musical “Frankestein” ispirato al celebre film di Mel Brooks e Gene Wilder e messo in scena dal DreaMusical di Brescia, il divertente e profondo “A come Adolphe” messo in scena da I Pinguini di Firenze e tratto dalla pièce “Le prénom” che ha ispirato due recenti film di successo, il francese “Cena tra amici” e l’italiano “Il nome del figlio”, l’intenso “La gabbia” di Stefano Massini nell’interpretazione dei Cattivi di Cuore di Imperia. A questo si aggiungono, sempre allo Zandonai ma fuori concorso, la celebre commedia musicale di Garinei e Giovannini “Un mandarino per Teo” rivisitata dal Teatro dell’Inutile di Padova e, in occasione della serata delle premiazioni, un primo studio del nuovo musical della Compagnia di Lizzana ispirata al film “SIster Act 2”. Cinque gli spettacoli del Concorso regionale: l’esilarante commedia “Mamme roventi” di David W. Christner proposta dal Gad Città di Trento, “Quando la moglie è in vacanza” dal cui testo teatrale è stato tratto l’indimenticabile film di Billy Wilder con Marilyn Monroe e qui nell’interpretazione delle Luci della Ribalta di Bolzano, il nuovo lavoro dialettale di Antonia Dalpiaz e del Gruppo Gianni Corradini di Villazzano “Te’neramente ensema”, lo storico “Tribunali giudicariesi” di Giovanni Battista Sicheri messo in scena da un pool di filo trentine, il giallo comico “Trappola per troppi” della Compagnia Lucio Deflorian di Tesero.

Gli spettacoli a concorso saranno valutati sia dalla Giuria tecnica presieduta dal docente del Dams Giuseppe Liotta, sia dalla Giuria dei giovani composta dagli studenti delle scuole superiori di Rovereto, sia dal pubblico attraverso le cartoline/voto distribuite in ogni serata.
Trentaquattro infine gli spettacoli del Circuito che si articolerà nei teatri di Ala, Serravalle, Avio, Sabbionara, Mori, Pomarolo, Trambileno, Vallarsa, Castellano, Pedersano e Volano. Anche quest’anno grande attenzione è riservata alla formazione teatrale dei giovani, in particolare con il Concorso Racconta il Teatro, grazie al quale gli studenti delle scuole superiori della Vallagarina possono partecipare gratuitamente a tutti gli spettacoli del Sipario d’Oro per redigere reportage fotografici, elaborati video o testi critici e vincere premi da 100 a 300 euro: basta iscriversi a partire dal 4 febbraio in tutte le casse dei teatri, presso la segreteria del Festival in Corso Bettini 64 a Rovereto o tramite email all’indirizzo teatro@compagniadilizzana.it. Interessante anche la formula dei Negozi d’Oro: chi acquista infatti in tutti i negozi del Consorzio Rovereto In Centro durante il periodo della manifestazione può ricevere la Sipario d’Oro Card che dà diritto a una riduzione sul costo dei biglietti in tutti i teatri del Circuito del Festival. E infine la collaborazione con il Mart: gli abbonati del Festival e i possessori della Sipario d’Oro Card hanno diritto all’ingresso ridotto alle mostre del museo. Importante pure la gratuità dei parcheggi per gli abbonati allo Zandonai e a Lizzana, attivabile presentando il biglietto di entrata alla cassa dei due teatri.

 

 

In allegato il comunicato stampa:

comunicato Sipario d’Oro 2017

 

Foto da comunicato stampa:

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Consiglio Pat) – La petizione popolare “Per un Trentino trasparente” sottoscritta da più di 400 cittadini e da altri 158 che fino ad oggi hanno espresso il loro sostegno online (vedi allegato), è stata consegnata oggi nelle mani del presidente del Consiglio provinciale Bruno Dorigatti da sette rappresentanti dell’associazione “Più Democrazia in Trentino”. Il portavoce Alex Marini, ha ricordato che l’associazione, apartitica e nata due anni fa, ha già presentato un’analoga petizione alla Regione per chiedere più trasparenza nei Comuni e negli enti locali. Gli obiettivi: vigilare sull’osservanza delle norme, creare un tavolo di lavoro con le associazioni e adeguare la legge provinciale 4 del 2014 ai decreti nazionali.

Ora questa seconda petizione, trasmessa anche all’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), è diretta al Consiglio provinciale per sollecitare la Giunta ad attivarsi in tre direzioni: vigilare sull’osservanza puntuale delle leggi e delle disposizioni in materia di trasparenza formalizzando un’intesa con il Commissario del Governo e con l’Anac per garantire efficacia nei controlli e nell’applicazione delle misure sanzionatorie e disciplinari nei confronti dei responsabili in caso di inadempienze; creare un tavolo di lavoro aperto alle associazioni di cittadini e consumatori e ai soggetti istituzionali deputati a difendere i diritti dei cittadini per agevolare il controllo diffuso nell’applicazione delle leggi in materia di trasparenza, per relazionare annualmente sulla loro attuazione e per adoperarsi a divulgare e infondere nelle pubbliche amministrazioni trasparenza, prevenzione, contrasto della corruzione e della cattiva amministrazione come prevede l’articolo 117 della Costituzione; aggiornare la legge provinciale 4 del 2014 (Disposizioni riguardanti gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni), adattando integralmente il testo agli obiettivi contenuti nei decreti legislativi 33 del 2013 e 97 del 2016 e prevedendo l’introduzione di norme per assicurare la nomina di organismi indipendenti di valutazione che includano membri eletti dalle associazioni operanti sul territorio di riferimento dell’ente e delle agenzie. Il presidente di questi organismi indipendenti andrà nominato dalle minoranze in Consiglio provinciale a rotazione fra i gruppi dell’opposizione che hanno espresso un candidato presidente alle ultime elezioni provinciali.

La Provincia crei un nucleo di controllo. Ad illustrare poi le ragioni all’origine della petizione popolare è stato Mauro Direno, che ha ricordato come se il Comune di Trento è stato finora l’unico in tutto il territorio a coinvolgere le associazioni per garantire la trasparenza sull’uso dei soldi pubblici, la Provincia invece, invitata con le sue società partecipate ad attuare questo principio costituzionale, non abbia ancora risposto. In sostanza l’associazione chiede di creare un nucleo di controllo presieduto da un garante per permettere ai cittadini di effettuare i controlli sulle scelte della pubblica amministrazione che la Provincia ha impropriamente delegato all’Anac. Le delibere dell’Anac, infatti, non possono trovare applicazione nel Trentino senza un adeguamento delle leggi provinciali in materia. Ed è grave anche che la mancata attuazione nel nostro territorio delle norme costituzionali sulla trasparenza, non comporti alcuna sanzione da parte della Provincia. Provincia che invece dovrebbe punire o premiare gli enti pubblici in rapporto all’osservanza di queste norme.

Dorigatti: l’autonomia è virtuosa se dimostra di fare qualcosa di più. Il presidente Dorigatti ha ricordato l’iter previsto per le petizioni popolari, sottoposte prima ad una verifica di conformità e all’Ufficio di presidenza del Consiglio provinciale che ne assegna l’esame alla Commissione competente in seno all’assemblea legislativa. Entro sei mesi, ma probabilmente prima di questa scadenza, la Commissione, dopo aver effettuato apposite audizioni, elabora una relazione sull’argomento che trasmette a tutti i consiglieri provinciali perché adottino eventuali iniziative che soddisfino le richieste della petizione. “Le leggi vanno rispettate – ha aggiunto Dorigatti – e l’autonomia della Provincia si dimostra virtuosa se riesce a fare qualcosa di più in termini di trasparenza. Ancor meglio se, come in questo caso, con il concorso dei cittadini, che possono sollecitare in tal senso la politica e le istituzioni”. Dal canto suo, ha concluso Dorigatti, il Consiglio provinciale è fortemente impegnato ad attuare il principio di trasparenza alle proprie responsabilità legislative, come documenta anche il sito istituzionale, per il quale anche l’associazione ha espresso apprezzamento.

 

Link alla petizione online:

https://www.change.org/p/presidente-del-consiglio-della-provincia-autonoma-di-trento-per-un-trentino-trasparente

 

 

 

In allegato il documento contenuto nel comunicato stampa:

 

Consegnata petizione popolare per trasparenza PA

 

 

Foto da comunicato stampa

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Pat) – Sono in arrivo alcune modifiche alle disposizioni per il rilascio e il rinnovo dei certificati di abilitazione per acquisto, utilizzo e vendita dei prodotti fitosanitari, nonché all’esercizio dell’attività di consulenza sull’impiego dei prodotti fitosanitari. Lo ha stabilito oggi la Giunta provinciale, su proposta dell’assessore all’agricoltura Michele Dallapiccola, allineando la normativa provinciale con quanto previsto dal Pan – Piano di azione nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari. L’aggiornamento e l’integrazione delle disposizioni esistenti mira in particolare ad affiancare alla Fondazione Edmund Mach altre strutture formative già accreditate dalla Provincia – in dettaglio il Servizio Europa – per la predisposizione di mirati percorsi formativi che rientrino negli standard fissati a livello provinciale. Tali corsi finalizzati al rilascio/rinnovo delle abilitazioni dovranno rispondere a determinati obiettivi formativi in termini di contenuti, materie, durata e tracciabilità della formazione per singolo utente.

Ulteriori importanti disposizioni definiscono le modalità per il riconoscimento dei crediti formativi per il rinnovo delle abilitazioni agli utilizzatori professionali e quelle per lo svolgimento della formazione a distanza, e-Learning, modalità entrambe contemplate dal Pan- Piano d’azione nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari. L’aggiornamento delle conoscenze nelle materie indicate dal Pan per il rinnovo delle abilitazioni degli utilizzatori professionali, che fino ad oggi avveniva solo mediante la partecipazione ad un corso di aggiornamento di 12 ore, potrà ora avvenire ricorrendo integralmente ai crediti formativi. I crediti da acquisire nell’arco del periodo di validità dell’abilitazione (5 anni), sono 12, di cui almeno 6 devono essere conseguiti nei 24 mesi antecedenti la scadenza del patentino.
Ai fini del riconoscimento dei crediti, i soggetti attuatori dei “corsi” (convegni, eventi, giornate di studio, seminari, ecc.) dovranno chiederne preventivamente il riconoscimento, disporre di un sistema per la rilevazione delle presenze, rilasciare a ciascun soggetto partecipante l’attestato di partecipazione indicante il numero di crediti conseguiti per la specifica area formativa. Analoga attestazione (cumulativa) sarà inoltre trasmessa al servizio competente per la sua registrazione nell’archivio dedicato. Le aree formative che permettono di conseguire crediti sono 4: quadro normativo, tutela della salute, tutela dell’ambiente, strategie e tecniche di difesa; per ciascun’area il numero minimo di crediti conseguibili è pari a due.

 

Foto da comunicato stampa:

 

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