OPINIONEWS

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Mauro Ottobre) – Con l’espulsione di Walter Kaswalder il Patt perde l’ultima anima storica di quell’autonomismo di fede “pruneriana”. Rossi concluda il suo progetto e cambi definitivamente e coerentemente nome, dato quello che oramai fu Il Partito Autonomista oramai di Autonomista non ha assolutamente nulla così come non ha più nulla di “Trentino”, giacché è una forza politica che si limita a fare da stampella alla politica nazionale, senza quella caratterizzazione localistica e popolare che lo aveva reso grande, credibile, vicino alla gente. Dopo l’ennesima epurazione, sintomatica di un partito verticistico, e non plurale e democratico, è giunta l’ora di cambiare nome. Il Patt senza Kaswalder è definitivamente morto, Rossi si prenda le proprie responsabilità.

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: M5S Mori) – Abbiamo letto l’articolo di stampa apparso oggi, in cui alcuni cittadini residenti in via Teatro, allarmati per il pericolo, e confidando che il vallo tomo sia una risposta alle loro preoccupazioni, richiamano le minoranze del consiglio comunale di Mori ad assumersi la responsabilità della loro tutela agevolando la costruzione dell’opera. Ci corre l’obbligo di rispondere prontamente per chiarire ancora una volta che è quello che stiamo cercando di fare fin dal primo giorno di allarme. Ricordiamo, o informiamo chi non ne avesse precisa conoscenza, che la prima nostra preoccupazione è stata quella di evidenziare che la procedura prevista non metteva immediatamente in sicurezza i cittadini dal pericolo incombente come avrebbe dovuto.

Lo abbiamo fatto seguendo le procedure logiche, cioè informando dapprima i competenti uffici provinciali, poi portando la cosa all’attenzione del consiglio comunale, infine, inascoltati od incompresi, presentando esposto in merito alla Procura della Repubblica di Rovereto. Ora, la relazione del Prof. Barla, che l’assessore Mellarini ed il sindaco Barozzi, cercano di far percepire solo come giustificazione del progetto vallo tomo ha in realtà certificato la correttezza delle nostre valutazioni mettendo in chiaro alcune questioni vitali che vanno ben comprese. Il diedro roccioso è pericolosamente instabile; Barla ha calcolato che le forze che lo tengono ancorato alla parete sono sostanzialmente equivalenti a quelle che lo spingono verso il basso; ciò significa che l’intero ammasso roccioso potrebbe crollare in qualunque momento, improvvisamente senza nessun preavviso e a nulla varrebbero monitoraggi d’allarme; Barla ammonisce chiaramente gli amministratori che sono soggetti a responsabilità precise e che non c’è tempo da perdere per procedere all’evacuazione;Ne consegue che è immediatamente necessario ed improcrastinabile, non procedere con la costruzione del vallo tomo, ma evacuare immediatamente tutto l’abitato potenzialmente interessato dal crollo improvviso del diedro.

Abbiamo sottoposto questa estrema preoccupazione nella giornata di ieri al sindaco Barozzi dicendo che avremmo appoggiato ogni azione d’urgenza per la tutela delle vite in pericolo.
E fin qui non servono, ne sono utili, ulteriori considerazioni. Occorre agire subitoDopo l’evacuazione ci sarà tempo per le seguenti ulteriori considerazioni. I dati esposti da Barla certificano che il Vallo Tomo è stato pensato, progettato, calcolato ed illustrato esclusivamente per una demolizione controllata della roccia con la caduta di singoli massi da 1 – 5 o 10 mc; non è stato progettato per una caduta naturale ed improvvisa dell’intera roccia; una caduta dell’intero diedro potrebbe causare il colmamento del vallo, da parte dei primi blocchi arrivati ed il susseguente superamento del tomo da parte dei blocchi a seguire che finirebbero sulle case di via Teatro. Il vallo tomo non potrà quindi tecnicamente svolgere alcuna azione mitigatrice del pericolo fino alla completa stabilizzazione del diedro pericolante, condizione questa indispensabile e preliminare alla messa in atto di una qualsiasi procedura di demolizione controllata della roccia.
Non è nemmeno pensabile proseguire con la costruzione del vallo tomo in quanto il pericolo incombente di crolli impedisce anche qualsiasi tipo di attività lavorativa nella zona che metterebbe a rischio la vita degli operai.

L’unico intervento urgente, necessario e possibile per la mitigazione del pericolo è quello effettuato direttamente sul diedro pericolante, eventualmente con l’utilizzo preferenziale di tecniche meccaniche in sostituzione di lavoro umano dove possibile, come ipotizzato possibile anche dal prof. Barla. Nessuna opera di protezione passiva potrà essere realizzata in sicurezza sotto il diedro fino a conclusione delle opere di stabilizzazione. Una volta stabilizzata la roccia si potrà valutare ed eventualmente procedere ad una demolizione controllata della roccia.
Da tutto ciò consegue quindi che la costruzione del Vallo Tomo così come oggi previsto non è per nulla funzionale alla mitigazione del pericolo incombente ma costituirebbe solo un’esposizione degli operai a pericolo mortale, una perdita di tempo prezioso ed uno spreco enorme di risorse.
In queste ore si sta assistendo al tentativo puerile, superficiale e maldestro di coprire gli errori di metodo e di merito della procedura e di addossare ai cittadini che si sono opposti una inesistente responsabilità di aver rallentato le opere di messa in sicurezza dell’area in pericolo.

Al Comitato da Vicolo a Vicolo, alla Tribù delle Fratte ed a tutti i cittadini che si sono informati e opposti alla procedura va invece il merito di aver preteso chiarezza e di aver costretto la Provincia a commissionare la relazione Barla che fa finalmente luce sullo stato reale della situazione di pericolo fino ad oggi non adeguatamente indagata e colpevolmente sottovalutata dalle autorità competenti. Non è quindi chi protesta attivamente sulle fratte a mettere in pericolo la vita delle persone, ma chi per professione, ragionevolmente consapevole della situazione ha posto in atto azioni inadeguate (costruzione del vallo tomo) e ne ha omesse di necessarie e doverose (evacuazione delle zone di pericolo). Auspichiamo che la relazione del Prof. Barla sia prontamente visionata dal Commissario del Governo per prepararsi a sostituire nelle dirette responsabilità le autorità inadempienti e dalle procure della repubblica di Trento e Rovereto per integrare le loro valutazioni sugli esposti presentati.

 
Movimento 5 Stelle di Mori

Cons. Comunale Mori Renzo Colpo
Cons. Comunale Mori Nicola Bertolini
Gruppo consiliare MoVimento 5 Stelle

 

 

Foto da comunicato stampa

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(Fonte: Ufficio stampa Pat) – Si è concluso ad Andalo il 33esimo Campionato di sci alpino e nordico per Vigili del Fuoco. Nel pomeriggio, con le ultime premiazioni, c’è stata la cerimonia dell’ammainabandiera in piazza Dolomiti ed il passaggio del testimone al Comando provinciale di Belluno che organizzerà l’edizione del 2018, che si terrà ad Alleghe. Al di là dei risultati agonistici, si è registrata molta soddisfazione tra gli organizzatori e i partecipanti per come ha funzionato l’organizzazione. “Anche in questa occasione – ha sottolineato l’assessore provinciale alla Protezione civile Tiziano Mellarini – protagonisti sono stati i valori dell’amicizia, dell’impegno, della cultura civica. Gli stessi che tanti vostri colleghi stanno dimostrando in questi giorni di impegno straordinario in soccorso delle popolazioni colpite dal maltempo. Un esempio che ci auguriamo tanti giovani possano seguire mettendosi a disposizione del prossimo. Sono orgoglioso di esercitare la competenza in materia di protezione civile ed essere il vostro rappresentante nelle sedi istituzionali”.

Sul piano sportivo è stato lusinghiero il risultato complessivamente fatto registrare dagli atleti trentini con un totale di 24 medaglie conquistate, 1 nello snowboard, 10 nel fondo, 5 nello slalom e 8 nella combinata. Dopo le prove di slalom e di scialpinismo, svoltesi ieri, in mattinata si è gareggiato in fondo, sulla pista del lago, in paese, e in snowboard sulla pista Traliccio. In questi giorni si sono alternati nelle diverse discipline oltre 1000 sportivi. L’appuntamento con il campionato è aggiornato quindi ad Alleghe nel gennaio del prossimo anno.

Per vedere tutte le classifiche:
www.fedvvfvol.it

In allegato foto da comunicato stampa:

 

 

 

 

 

 

 

 

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(Fonte: Provincia autonoma di Bolzano) – L’Istituto provinciale di statistica Astat (Provincia autonoma Bolzano) informa che nel secondo semestre 2016 in Alto Adige sono stati dichiarati 19 fallimenti. Il totale annuo ammonta a 56 procedimenti avviati, 10 in meno rispetto al 2015 (66 fallimenti). Il numero delle dichiarazioni fallimen­tari fa segnare il livello più basso mai raggiunto nel decennio in corso, spiega l’Astat. Sono state registrate 1,3 procedure ogni 1.000 imprese. I settori più colpiti sono le costruzioni e gli altri servizi, ciascuna con 14 procedimenti concorsuali aperti. Nel 2016 sono stati adottati 59 provvedimenti di chiusura.

 

 

In allegato il documento presente nel comunicato stampa:

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(Fonte: Maurizio Fugatti) – La ipotesi di prevedere un Cie in provincia di Trento o in Regione non risolverà i problemi della gestione dei problemi della immigrazione, se nel frattempo non verrà garantito il controllo dei flussi in entrata sulle coste italiane. I Cie vennero seriamente implementati per la prima volta dall’ex ministro dell’interno Roberto Maroni, ma in un momento in cui si facevano costantemente i respingimenti e i controlli nelle acque del Mediterraneo che non permettevano conseguentemente gli sbarchi sulle coste italiane. La presenza dei Cie servirà a poco se contemporaneamente il governo italiano non sarà in grado di fare i pattugliamenti e i respingimenti nelle acque del Mediterraneo. Infatti, di fronte a 180.000 sbarchi avven- uti nel 2016 in Italia, se nel 2017 la situazione non cambierà servirebbero circa 2000 Cie in tutto il paese solo per controllare gli sbarchi di un anno. Procedura quindi impossibile visti i numeri in oggetto. Se invece nel frattempo il governo italiano riuscisse a limitare o bloccare gli sbarchi, allora lo scenario sarebbe ben diverso. Visti i precedenti errori gravi in tema di gestione dei flussi di profughi dei vari governi di centrosinistra che si sono susseguiti in questi anni, non abbiamo molta fiducia che i Cie voluti dal ministro Minniti siano la risoluzione del problema della gestione del fenomeno della immigrazione.

 

 

In allegato il comunicato stampa:

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(Fonte: Ufficio stampa Pat) – Sviluppare la ricerca industriale, sgravare il carico fiscale delle imprese, sostenerne la competitività, l’innovazione e l’apertura ai mercati internazionali. Questi gli obiettivi perseguiti dall’Agenzia provinciale per l’incentivazione delle attività economiche. Oggi la Giunta provinciale, su proposta del vicepresidente Alessandro Olivi, ne ha approvato il bilancio 2017-2019 e il Piano di attività triennale, al fine di mettere a disposizione le risorse che serviranno a favorire la crescita delle imprese trentine attraverso i molteplici e variegati strumenti che la Provincia mette a disposizione del tessuto economico. Le risorse disponibili per gli incentivi alle imprese sono destinate in particolare:

– alla ricerca industriale per 19,2 milioni di euro oltre a circa 2,4 milioni di risorse annue per cinque anni, per un valore complessivo di oltre 31 milioni di euro;

– al sostegno di investimenti fissi, piste da sci, impianti a fune e patti territoriali per 11,3 milioni di euro, oltre a circa 2,4 milioni di risorse annue per 10 anni, per un valore complessivo di circa 35,3 milioni di euro;

– ai servizi alle imprese ed all’internazionalizzazione, per oltre 3,6 milioni di euro;

– alla finanza d’impresa (piccoli prestiti alle imprese) per circa 5 milioni di euro considerando le risorse non completamente utilizzate nel 2016;

– agli aiuti da utilizzarsi in compensazione fiscale, comprensivi delle risorse già disponibili, per 13 milioni di euro (per varie tipologie di aiuto inclusi gli interventi per la banda larga);

– agli investimenti a valere sul Piano pluriennale degli investimenti nel settore dell’Energia (PISE) per 1 milione di euro di rate annue, per un valore complessivo di 10 milioni di euro.

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Federfarma) – Su quasi 48 milioni di ricette del Ssn prescritte in un mese, quelle che fanno a meno della carta superano ormai l’80%. E salgono a quattro le Regioni dove il “paperless” ha superato il traguardo del 90%, fissato a suo tempo dall’Agenda per l’Italia digitale come obiettivo ultimo della dematerializzazione. Questa la fotografia scattata dall’ultima rilevazione di Promofarma, la società di servizi informatici di Federfarma, sulla digitalizzazione delle prescrizioni Ssn. A novembre, dicono i dati, sono stati prodotti 38,7 milioni di ricette paperless, ossia l’80,88% del totale. Fanno meglio della media nazionale undici regioni e quattro riescono a toccare o valicare la soglia del 90%: la Campania (che aveva varcato la linea a settembre) con il 91,33%, il Veneto con il 90,51%, e – a pari merito – Molise e provincia autonoma di Trento con il 90%.

Da segnalare anche il balzo in avanti compiuto dalle due regioni che occupano stabilmente il fondo della classifica (per aver avviato la dematerializzazione soltanto da pochi mesi): la Calabria, che a settembre arrivava a poco più del 40%, sfiora due mesi dopo il 60%; la provincia autonoma di Bolzano conta ora il 37,58% di ricette digitali quando a settembre era ferma al 12,6%. Ma progressioni di una certa entità le mettono a segno anche altre regioni, specialmente tra quelle che occupano la seconda metà della graduatoria: in Friuli Venezia Giulia e in Lombardia la dematerializzazione cresce di quasi quattro punti percentuali, in Toscana e in Sardegna di tre. Altrove invece i progressi sono minimi: nelle Marche e in Val d’Aosta qualche decimo di punto, in Sicilia o nel Lazio poco più di uno. L’Emilia Romagna riesce addirittura ad arretrare, dal 79% di settembre al 78,85 di novembre. Perché la carta non si lascia mettere da parte facilmente.

 

 

Tabella grafica da sito Federfarma:

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(Fonte: Ufficio stampa Pat) – È un lavoro senza sosta quello che sta impegnando i vigili del fuoco e gli operatori del Servizio gestione strade della Provincia autonoma di Trento per liberare dall’isolamento i paesi della provincia di Teramo sepolti dall’eccezionale nevicata di questi giorni. Al momento sono presenti nell’area 48 unità della Protezione civile del Trentino (Prevenzione rischi, Gestione Strade, vigili del fuoco permanenti e volontari – distretti Fondo e Val di Sole). Ieri mattina alle 10 dal Cantiere del servizio Gestione Strade sono partite altre due turbine che verranno applicate agli Unimoog già operativi nel Teramano. L’attività consiste nell’utilizzo di frese grandi per i collegamenti principali tra comune e comune.
Al momento sono stati fresati più di 80 km di strade, mentre i vigili del fuoco volontari in collaborazione con il personale del Servizio Prevenzione rischi stanno proseguendo nelle varie attività di sgombero neve nei centri storici di: Cermignano, Poggio delle Rose, Castelli, Tossicia, Valle Castellana e Castel Castagna. Sono inoltre impegnati nella messa in sicurezza delle vie di accesso per evitare la caduta dall’alto di neve presso l’ospedale di Atri (Te).
Seguendo le indicazioni ricevute si proseguirà anche la prossima settimana nello sgombero neve dalle strade principali, prevedendo un cambio turno del personale ( una quarantina di uomini che sostituiranno le forze attualmente sul campo). Per quanto riguarda l’attività di Coordinamento delle Regioni, da rilevare che finora sul posto sono state inviate 739 unità con 260 mezzi ed attrezzature.

 

 

Foto da comunicato stampa

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(Fonte: Cgia Mestre) – Nonostante le promesse, la burocrazia fiscale è destinata ad aumentare. Nel 2017, infatti, il numero degli adempimenti a carico delle micro e piccole imprese crescerà mediamente di 4 unità. Pertanto, una impresa artigiana (senza dipendenti) lungo i 12 mesi dell’anno dovrà pagare o inviare la propria documentazione 30 volte per onorare altrettante scadenze fiscali, un negozio commerciale (con 5 dipendenti) 78 e una piccola impresa industriale (con 50 dipendenti) ben 89 volte (vedi Tab. 1). Il risultato, a cui è giunto l’Ufficio studi della Cgia, è stato ottenuto dopo aver elencato i principali appuntamenti con il fisco che le 3 aziende campione prese in esame in questa simulazione hanno sostenuto nel 2016 e dovranno sostenere nel 2017 (vedi Tab. 2).

“Mentre le aziende chiedono di ridurre il numero delle scadenze fiscali e di semplificare il quadro normativo – denuncia il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo – la politica decide in senso opposto, tradendo clamorosamente le attese di milioni di imprenditori”.Dal 2017, infatti, il fisco si rinnova: arriva l’Iri (Imposta sui redditi) per le ditte individuali e le società di persone in contabilità ordinaria, il regime di cassa per tutte le imprese in contabilità semplificata e la fatturazione elettronica inizia a fare capolino anche nei rapporti tra imprese private, prevedendo tutta una serie di semplificazioni. Tuttavia, nelle more di queste novità la maggior parte delle imprese vedrà aumentare i propri adempimenti.

“Nel suo complesso, la burocrazia che grava sul mondo delle piccole imprese costa, secondo i dati della Presidenza del Consiglio dei Ministri, quasi 31 miliardi di euro ogni anno. Per ciascuna di queste realtà si stima che il peso economico medio sia di circa 7.000 euro. Questi costi, ovviamente, gravano relativamente di più sulle piccolissime imprese che sulle medio-grandi. Ricordo, ad esempio, che oltre il 70 per cento degli artigiani e dei commercianti lavora da solo: pertanto, la gestione degli adempimenti burocratici viene svolta direttamente dal piccolo imprenditore, che, in alternativa, si deve rivolgere ad un libero professionista o a una Associazione. Sia chiaro, una parte della burocrazia non può essere cancellata, tuttavia, se con un colpo di bacchetta magica si potesse eliminare questo fardello da 31 miliardi di euro , le piccole imprese, ovviamente in linea puramente teorica, potrebbero dar luogo, grazie a questo risparmio, a oltre 750.000 nuovi posti di lavoro”.

Non meno preoccupante è la conclusione a cui giunge il Segretario della Cgia Renato Mason: “I tempi e i costi della burocrazia sono diventati una patologia endemica che caratterizza negativamente il nostro Paese. In alcune aree del Sud, dove la Pa è meno efficiente, la situazione ha assunto dei livelli molto preoccupanti. Non è un caso, infatti, che molti investitori stranieri non vengano in Italia proprio per la farraginosità del nostro sistema burocratico. Incomunicabilità, mancanza di trasparenza, incertezza dei tempi ed adempimenti onerosi hanno generato un velo di sfiducia tra le imprese private che non sarà facile rimuovere”.

Come annunciato più sopra, l’Ufficio Studi della Cgia ha analizzato tre diverse tipologie di aziende: una impresa individuale artigiana senza dipendenti, una società commerciale di persone (con 5 dipendenti) e una società di capitali di natura industriale (con 50 dipendenti). In tutti e tre i casi gli adempimenti aumentano. Come mai? La spiegazione è la seguente: nel 2017 le imprese dovranno inviare all’Agenzia delle Entrate i dati delle liquidazioni Iva trimestrali, delle fatture emesse/ ricevute/registrate e delle note di variazioni comprese le bollette doganali. La periodicità di queste due nuove comunicazioni (liquidazioni Iva e dati delle fatture) sarà trimestrale, ma il legislatore, con l’intento di agevolare i contribuenti, ha stabilito che il primo invio del nuovo spesometro (cioè dei dati delle fatture) relativo ai primi 6 mesi del 2017, avvenga entro il 25 luglio di quest’anno. Di conseguenza, nel 2017 abbiamo 6 nuovi adempimenti che si riducono a 4 a seguito della “sparizione” dello spesometro annuale e della comunicazione Iva.

La scadenza del 25 luglio 2017 (in luogo dei termini ordinari del 31 maggio e del 16 settembre rispettivamente per il 1° e per il 2° trimestre del 2017), anticipa pericolosamente quella relativa all’invio dei dati dei mesi di aprile, di maggio e di giugno, in un periodo in cui l’attività è ancora rivolta ad altri adempimenti (dichiarazioni dei redditi, sostituti di imposta, IRAP, studi di settore). Già da qualche mese le Associazioni di categoria e i commercialisti hanno sollevato la preoccupazione di non essere in grado di adempiere in soli 25 giorni alla grande mole di lavoro che questa novità comporterà. Si consideri che in questo arco temporale è necessario ritirare tutta la documentazione, controllarla, registrarla, predisporre il modello e inviarla al fisco.

Non va dimenticato, infine, che alcune novità fiscali introdotte dal legislatore, come la contabilità per cassa, aumenteranno gli adempimenti per le imprese in contabilità semplificata (si tratta di una platea potenziale di circa 439.000 società di persone a cui si aggiungono 1.766.000 imprese individuali).Queste ultime, infatti, dovranno dotarsi di un sistema di rilevazione degli incassi e dei pagamenti. Poiché le perdite non potranno essere trasferite al periodo di imposta successivo, auspichiamo che il legislatore intervenga quanto prima, correggendo questa penalizzazione.

In allegato documento contenuto nel comunicato stampa:

ADEMPIMENTI2017
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(Fonte: Ufficio stampa Pat) – E’ il marchio Trentino il protagonista del “nuovo vestito” di tutti i mezzi del trasporto pubblico locale, già a partire dalla prossima estate per i bus urbani. Lo ha deciso oggi la Giunta provinciale, su proposta dell’assessore Mauro Gilmozzi, in linea con la nuova strategia di brand identity territoriale. L’operazione coinvolge i treni, i mezzi urbani ed extraurbani del trasporto pubblico locale trentino. Nel corso della prossima estate si inizierà con la pellicolatura dei circa 100 bus urbani, ovvero gli attuali bus di colore violetto/grigio in esercizio quotidiano a Trento e Rovereto. Entro il 2017 è programmato anche l’adeguamento di 6 treni, in particolare di 4 elettrotreni di Trentino trasporti in esercizio sulla ferrovia Trento Malè e 2 treni Minuetto diesel della Valsugana. Anche attraverso questa operazione il territorio – espresso attraverso la notorietà del logo “Trentino” e dalla sua “Farfalla” – diventerà il valore primario veicolato e promosso.

 

 

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