OPINIONEWS

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: M5S Comune Trento) – Se l’interrogazione presentata in ottobre non è ancora stata discussa è un fatto che in fase di Bilancio abbiamo avuto modo di riportare le preoccupate perplessità e le dure critiche sulle problematiche relative ai bandi per l’affidamento dei fornitori dei cibi nelle mense delle nostre scuole. Abbiamo chiesto come sia possibile non voler garantire che siano premiati i prodotti trentini ed a km 0. Ci è stato risposto che siamo più autonomisti degli autonomisti e che, comunque, ciò non si può fare. Si sta già facendo il massimo. E peraltro se le aziende venete offrono cose migliori a cifre migliori va bene lo stesso. Ed ecco il colpo si scena, leggiamo oggi che la Provincia attua una norma in tal senso per premiare i prodotti trentini e a basso impatto ambientale (leggi…km0). Quindi si poteva fare e non era un logica balzana…..non mancheremo di sottolinearlo in fase di discussione dell’interrogazione.

Ciò che pare frustrante è che il Comune di Trento non stia facendo nulla per prendere posizione nel favorire il territorio e che anzi sembra a volte fare proprio l’opposto salvo essere smentito un mese dopo da una norma provinciale. Tutto ciò è imbarazzante. Sembra di rivivere la farsa dei fuochi di artificio di capodanno che chiedemmo di vietare con un sonoro diniego del Sindaco mentre il giorno dopo la Provincia lo vietava su tutto il territorio provinciale.

 

Consiglieri comunali M5S
Andrea Maschio
Marco Santini
Paolo Negroni

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Agire) – Agire per Trento esprime il suo avvicinamento e solidarietà ai tre oramai noti e stimati giornalisti di Trentino TV, Alessio Kaisermann, Francesca Quattromani e Daniele Benfanti, licenziati bruscamente dall’editore Angeli. Spiace constatare che un’importante televisione locale debba scaricare tre professionisti qualificati per dichiarate questione di bilancio, riducendo oramai all’osso il suo organico, nonostante abbia goduto di sostanziosi finanziamenti ricevuti direttamente dal Consiglio Provinciale per trasmettere servizi legati alle sue attività. Chiediamo sia al Presidente del Consiglio, Bruno Dorigatti (la cui moglie è proprio la direttrice in questa rete), sia al presidente della Giunta Provinciale, Ugo Rossi, com’è possibile che proprio loro che firmano (e recedono) i contratti con criteri d’insindacabile giudizio, non verifichino poi il rispetto degli obblighi occupazionali che l’editore dovrebbe mantenere  verso i suoi dipendenti? Auspichiamo che la questione sia risolta nel più breve tempo possibile, sperando intanto che l’informazione e la televisione locale non ne risentano sia in termini di qualità che di pluralità.

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Claudio Cia) – Il futuro delle Acciaierie Valsugana di Borgo, che fino a ieri sembrava aperto grazie a un accordo tra Svizzera e Algeria, passando per Piombino, è tornato nero dopo che il gruppo algerino Cevital che ha acquisito anche la Lucchini di Piombino, sembra voler desistere dall’acquisto dello stabilimento trentino ora in mano agli svizzeri della Klesch. Questi ultimi impiegano più di 4500 persone in 40 sedi, in più di 16 paesi diversi, occupandosi di acciaio, gas e petrolio, generazione di energia e prodotti chimici. Creando la Leali Steel spa, subito entrata in regime di concordato, e affittando quel ramo dell’azienda, così da mantenere i 102 dipendenti di Borgo, Klesch a fine anno scorso ha acquistato l’azienda. Subito si è però profilata una situazione debitoria insostenibile. Una situazione che fatalmente replicherà quella dell’ex Hilton di Mattarello, con 57 lavoratori che saranno mandati a casa per la chiusura della sede trentina. Lavoratori, famiglie, in balia di una politica occupazionale provinciale che non riesce mai a trovare il bandolo della matassa quando si tratta di ricordare alle aziende la responsabilità di impiantarsi nel nostro territorio, di essere cresciute grazie all’apporto delle maestranze trentine, di aver sfruttato infrastrutture, ambiente, e opportunità offerte dalla nostra Provincia. Quando i buoi sono scappati è facile dire: «chiudiamo le porte della stalla». Ma pare che questa sia la migliore trovata per, ancora una volta, farsi belli davanti a chi ha perso il lavoro e tornerà a votare gli stessi che si sono sempre fatti fregare dai furbetti dell’alta finanza, quelli che non conoscono persone, ma solo numeri e conti che debbono tornare, sempre a loro favore. La politica dovrebbe piuttosto saper valorizzare le competenze e la professionalità che molti trentini si sono conquistati accettando magari stipendi più bassi, resistendo alla tentazione di emigrare. Loro sono qui, sono figli della nostra terra. Che cosa sarà di loro? Che cosa si farà per loro?

 

 

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Comun general de Fascia) – Venticinque richiedenti asilo in Val di Fassa. L’assessore provinciale Luca Zeni, il 23 gennaio a Soraga, ha annunciato che i primi undici saranno ospitati in appartamenti di Soraga, Moena e Campitello e quindi in alloggi degli altri paesi della valle.
Ha informato amministratori, forze dell’ordine e popolazione di Fassa su quantità e modalità d’arrivo e d’alloggio dei richiedenti asilo, Luca Zeni, assessore provinciale a salute e politiche sociali, nella serata del 23 gennaio alla Gran Ciasa di Soraga. Zeni, dopo il benvenuto del sindaco Devi Brunel e della procuradora del Comun General de Fascia Elena Testor, ha illustrato il quadro internazionale e nazionale dell’accoglienza profughi per poi passare all’accordo tra Provincia di Trento e governo e, quindi, alla prossima collocazione in valle in appartamenti messi a disposizione da comuni e parrocchie di 25 richiedenti asilo, probabilmente provenienti dall’Africa sub sahariana.

I primi 11 potrebbero giungere nel mese di febbraio e trovare abitazione a Moena, Soraga e Campitello, un secondo gruppo di 6 persone abiterà invece a Mazzin e Vigo, una volta effettuata la manutenzione negli appartamenti resi disponibili, infine gli ultimi 8 alloggeranno a Pozza e Canazei dove sono necessari lavori più impegnativi. Gli ospiti giungeranno in valle dopo aver trascorso un periodo nelle hub di Trento e Rovereto – che accolgono tra le due e le trecento persone ciascuno e dove vengono impartiti i primi insegnamenti di lingua italiana ed educazione civica – seguendo il principio provinciale di distribuzione diffusa sul territorio che agevola l’integrazione nelle comunità. «Superata la prima ipotesi della struttura di Soraga – ha spiegato Zeni, accompagnato da Silvio Fedrigotti responsabile del dipartimento salute e solidarietà sociale della Provincia – in collaborazione a Comun general e sindaci, che si sono sempre mostrati disponibili, abbiamo individuato un alloggio per paese. Va sottolineato che, grazie alla distribuzione nei diversi centri del Trentino, non si sono registrati problemi, che se dovessero insorgere comportano l’espulsione».

La domanda di asilo politico impiega un paio d’anni per essere vagliata e in questo tempo i rifugiati, di solito, mostrano interesse verso le attività proposte da amministrazioni e associazioni. «I richiedenti asilo possono fare volontariato, partecipare a tirocini e pure lavorare secondo contratti vagliati da Provincia e Cinformi. A ogni ospite sono destinati 30 euro giornalieri (per alloggio, pasti, piccole spese e corsi di formazione), chi dovesse trovare lavoro vedrà queste spese coperte dalla retribuzione. Certo è importante che le comunità facciano rete attorno agli immigrati, che una volta ottenuto il permesso di soggiorno sono liberi di lasciare l’alloggio e spostarsi in Europa. Se l’asilo politico non viene concesso, sono obbligati a lasciare l’Italia, di qui il costante turnover di ospiti negli appartamenti». A coordinare e vigilare quotidianamente sull’accoglienza e il comportamento dei rifugiati fassani, una cooperativa sociale di Predazzo, con un referente che li visiterà spesso (anche di notte per accertarsi della loro condotta) e sarà a stretto contatto con Provincia, Cinformi e pure con i comuni e l conseier de procura Gianluigi De Sirena che segue il progetto per il Comun general de Fascia.

 

 

 

In allegato il comunicato stampa:

 

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Foto: da comunicato stampa

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(Fonte: Ufficio stampa Consiglio Pat) – Per ridurre il rischio di incidenti stradali con ungulati, la Provincia ha sostenuto un costo di circa 200.000 euro per il posizionamento di catarifrangenti lungo 140 km di 32 strade sia provinciali sia statali , l’installazione di 30 segnali luminosi di avviso ai guidatori in alcuni punti ad elevata densità di investimento e, infine, la progettazione e costruzione di un sottopasso dedicato al passaggio degli ungulati realizzato sulla SS42 del Tonale e della Mendola nei pressi di Pellizzano. A darne notizia negli ultimi giorni è stato l’assessore Michele Dallapiccola nella sua risposta a un’interrogazione presentata il 30 agosto scorso dal consigliere provinciale Nerio Giovanazzi di Amministrare il Trentino. Dallapiccola ricorda peraltro che “secondo uno studio condotto dall’allora Itc-Irst (Oggi Fbk, ndr) l’utilizzo dei catarifrangenti per gli ungulati non appare particolarmente efficace per la mitigazione del rischio”.

Giovanazzi chiedeva alla Giunta di valutare l’opportunità, a fronte di più di 700 casi di incidenti causati da cervidi, cinghiali e caprioli sulle strade del Trentino, di reintrodurre la copertura assicurativa necessaria per poter indennizzare i conducenti dei veicoli che per questa ragione subiscono danni di cui non sono responsabili. L’assessore Dallapiccola precisa che fino al 2015 la Provincia corrispondeva, quando si verificavano incidenti con ungulati, un indennizzo del 70% del danno subito a tutti coloro che inoltravano un’apposita domanda. Questa misura però è stata abolita e sostituita dalla previsione dell’intero risarcimento, ma – spiega Dallapiccola – “solo nell’ipotesi in cui il danneggiato dimostri la responsabilità dell’amministrazione alla luce dell’articolo 2043 del codice civile e della giurisprudenza”. “Gli indennizzi non verranno più corrisposti – conclude l’assessore – mentre i risarcimenti del danno, se e quando dovuti, graveranno sulla compagnia assicurativa con la quale la Provincia ha stipulato la polizza di copertura della responsabilità civile”.

 

 

 

Foto: da comunicato stampa

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Provincia autonoma Bolzano) – Dopo aver sottoscritto con il capitano del Land Tirolo, Günther Platter, un protocollo d’intesa in tema di sicurezza, il Ministro degli interni austriaco, Wolfgang Sobotka, si è trasferito nel tardo pomeriggio di ieri (24 gennaio) da Innsbruck a Ridanna. Qui ha incontrato il presidente della Provincia di Bolzano, Arno Kompatscher, con il quale vi è stato un confronto sulla questione dei profughi. Kompatscher e Sobotka hanno concordato sul fatto che “Austria e Italia sono i paesi che più degli altri, in Europa, stanno facendo i conti con massicci flussi migratori”, e che questo fenomeno “non è destinato a diminuire”.

Il Ministro ha spiegato che “il tema della sicurezza per molti austriaci rappresenta la massima priorità”, ed entrambi hanno rilevato come l’Europa abbia bisogno di “una maggiore solidarietà al proprio interno”, e di un “impegno più forte per mettere in sicurezza i confini esterni e risolvere le crisi internazionali”. Confrontandosi con Kompatscher sull’attuale situazione in Austria e in Alto Adige, Sobotka ha ribadito che “l’Italia è chiamata a continuare a rispettare gli impegni presi, ma ha bisogno di sostegno per quanto riguarda i rimpatri nei paesi di origine”.Dal canto suo, Arno Kompatscher ha preso atto che, in caso di un arrivo eccezionale di migranti, l’Austria è intenzionata a introdurre misure straordinarie di controllo al confine del Brennero. “Resto però convinto – ha concluso il presidente altoatesino – che lo sforzo e l’impegno comune che stiamo portando avanti da mesi sarà in grado di evitare che ciò accada”.

 

 

Foto: da comunicato stampa

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Filctem Cgil del Trentino) – Questa pomeriggio, presso la sede di Confindustria Tn, a seguito della richiesta avanzata dalle organizzazioni sindacali, si è svolto il primo incontro relativo alla procedura di Mobilità aperta dalla Cmi il 16 Gennaio u.s. per tutto il personale dipendente, n.57 unità, In relazione alle richieste di chiarimenti da noi avanzate l’Azienda, a nome del responsabile delle risorse umane dott. D. Giordano, ha precisato che la, decisione di chiudere l’unità produttiva di Mattarello è irreversibile. Le, motivazioni di tale scelta risiedono nella necessità da parte della multinazionale di rivedere il proprio modello di “business”, riorganizzando la filiera produttiva principalmente sul polo nord americano di New York e secondariamente su quello di Milano. Ad ogni modo, la chiusura di Mattarello è comunque prevista, entro l’inizio della prossima primavera., ( )., Come delegazione sindacale abbiamo precisato di non condividere le scelte, aziendali e comunque, al di la della procedura di Mobilità, è necessario che la, Cmi si faccia carico di un, piano sociale per gestire i 57 esuberi, a partire da una, loro ricollocazione., Le parti si sono aggiornate al 07 Febbraio p.v. per riprendere la trattativa mentre, domani è prevista l’assemblea con le maestranze, A riguardo dell’incontro il Segretario della Filctem Cgil M.Cerutti ha precisato:, “ l’odierno incontro è servito per fare il punto della situazione e chiarire le varie posizioni e a riguardo, per noi, il Lavoro è la priorità assoluta!

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Claudio Civettini) – In seguito ad operazioni di svuotamento, al Lago di Molveno in questi giorni sono comparsi un tubo di probabile fogna bianca e un cospicuo fiotto di fogna (a giudicare dal profumo e dai resti di assorbenti igienici femminili nei pressi, con residuo di materiale plastico) che ha scavato una sorta di canyon sulla terra. Dal momento che non sono chiare né l’origine né la funzione di questi tubi (di cui si allega documentazione fotografica), da cui derivano oltretutto emissioni maleodoranti, è chiara la necessità di ottenere chiarimenti da parte dell’Amministrazione. Di qui l’opportunità di una interrogazione per capire se lo scarico in questione sia effettivamente depurato da un impianto biologico – cosa che viene da augurarsi – o se sia lo scarico di un sistema Imhoff e perché lo stesso, nel caso di conferma, sia seppure in profondità, a dispersione proprio sotto la spiaggia.

 

In allegato il comunicato stampa:

 

Comunicato stampa – 24 01 17 – LAGO DI MOLVENO CON SCARICHI SUL FONDALE-FOGNATURE O SCARICHI CONTROLLATI-PERCHE’ MALEODORANTI E CON RIFIUTI ORGANICI

 

In allegato l’interrogazione:

 

Interrogazione 24 01 17- LAGO DI MOLVENO CON SCARICHI SUL FONDALE-FOGNATURE O SCARICHI CONTROLLATI-PERCHE’ MALEODORANTI E CON RIFIUTI ORGANICI

 

 

Foto da comunicato stampa:

 

 

 

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Walter Kaswalder) – Sorprende la miopia con la quale il Segretario del Patt in data odierna rinuncia all’analisi politica, attribuendo ad una diatriba tutta interna o a singole vicende personali il processo epurativo in corso nel Patt. Ho cercato all’interno del Partito nel quale milito da più di quarant’anni di interpretare quei valori che hanno fatto grandi gli Autonomisti. Ognuno con le proprie sensibilità, ed anch’io con le mie, mi sono rapportato con attenzione ai temi della sicurezza, della tutela della periferia, della difesa della famiglia tradizionale, delle questioni occupazionali, di criteri tecnici che favorissero la tutela della nostra gente in tema di accesso ai servizi sociali, e di  tante e tante altre questioni avendo in testa gli interessi della gente nelle sue diverse articolazioni.

Non merita replica l’accusa di Panizza che vuole ricondurre la ragione  della rottura alla mancata mia elezione a vice presidente del Consiglio regionale nel maggio dell’anno scorso: basti solo ricordare che la mia posizione ufficiale liberava il partito in caso di difficoltà da ogni impegno, lasciando la gestione della questione in casa Pd ed Upt. Distrarre l’attenzione dal tema politico significa perpetuare una gestione personale del partito evitando  dibattiti che sono invece  il sale della democrazia. L’assordante silenzio degli Organi ufficiali del Partito, che  continuano a trincerarsi dietro a omertosi e collusi  silenzi, anziché chiarire posizioni in evidente debito di motivazioni, rientra in un preoccupante stato di normalizzazione interna che non appartiene al libero pensiero autonomista. E al controcanto fatto in questi giorni dalle decine e decine di militanti, presidenti di sezione, simpatizzanti, che con coraggio ed in forma diretta ed ufficiale hanno manifestato una non facile solidarietà nei miei confronti, va tutto il  mio ringraziamento. Ma accanto a questo, mi sia concesso un richiamo affinchè  si porti a questi militanti  il rispetto che meritano, e non quel sufficiente atteggiamento di spocchia letto sulle righe dei giornali in questi giorni da parte di qualche dirigente, che li ha definiti ”una minima parte dei nostri tesserati e delle nostre Sezioni.”

Ai miei colleghi di Gruppo, telecomandati giustizieri in una vicenda paradossale in cui una generazione intera di giovani consiglieri ha preferito pugnalarmi alle spalle anziché il confronto anche aspro, chiedo di valutare cosa è rimasto di un Congresso di partito che meno di un anno fa si celebrò all’insegna di un formale  pluralismo. Di questo Congresso rimangono solo i brandelli di un’ampia minoranza messa fuori dal Partito, tutta, con la colpa di dissentire: da Corona a Bottamedi, da Ottobre a Kaswalder, i primi firmatari di tutte le  tesi avverse  sono stati fatti fuori. Fuori col sorriso di saluti littori premiati da nuovi incarichi, o rinviati a giudizio salutati con gli onori di chi i voti, nel dubbio, sa dove e come comperarli. Il Segretario Panizza sappia che di questi metodi stiamo parlando, di un Partito che a ieri mi contestava confusamente problemi di rapporti ed oggi ancora più confusamente di sedie; di un Partito che cerca motivazioni ad avvallo di una sentenza già scritta e non una sentenza che attende motivazioni prima della sua scrittura. Di questo vorrei che ci si occupasse. Di criteri e metodi che oggi riguardano me e di cui domani tranquillamente chiunque potrebbe essere destinatario se inviso alla dirigenza. Kaswalder passerà come passerà Panizza, sono passati gli imperatori, e passeranno i presidenti, ma il nostro obbligo è quello di non lasciare sul campo la cenere dell’ipocrisia.

 

 

 

 

 

 

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Source: Onu) – May I start by thanking Finnish Prime Minister Juha Sipilä and Finnish Minister of Foreign Trade and Development, Kai Mykkänen. Excellencies, Ministers, esteemed colleagues, it is a pleasure to be here with you today to highlight the humanitarian and protection priorities inside Syria for this year. My thanks in particular go out to the Government of Finland for hosting this event, alongside the organising teams from UNDP, UNHCR and my own team at OCHA. Close to six years on from the onset of violent conflict in Syria, the humanitarian and protection crisis there remains one of the most complex and volatile in the world. As plans for UN-facilitated peace talks move forward, civilians continue to be targeted in brutal attacks and besieged, with their basic rights to assistance and basic services denied. Let me make it clear, humanitarian and protection needs inside Syria are not on the wane, but are at unprecedented levels in terms of their scale, severity and complexity.

Some 13.5 million men, women and children now urgently need protection and life-saving aid. Some 6.3 million people are internally displaced across Syria, many multiple times over and of whom 1 million are in camps or shelters. And we should recall that of the 430,000 Palestine refugees in Syria, some 95 per cent of them are in need of humanitarian assistance. All over Syria, civilians are suffering because they lack the most basic elements to live – they are denied food, water, warmth, medical supplies, winterisation, WASH and other aid as a weapon of war. Of those in need, close to 2 million are children under the age of five – infants and children who have known nothing but conflict and loss throughout their short lives. These children face a heightened risk of malnutrition, dehydration, diarrhoea, infectious diseases, and injury. Many need support after being exposed to traumatic events, violence and human rights abuses and violations. In Syria today, 13 areas across the country are besieged, trapping some 643,780 people, including approximately 300,000 children, and denying them access to aid. This is down from 974,080 people besieged just a few weeks ago, largely before all those in formerly besieged neighbourhoods of east Aleppo city were evacuated. But there can be no let up 2 at this point – there should be no one left besieged in Syria. A further 3.9 million people – 40 per cent of them children – live in areas that are extremely difficult to reach with humanitarian assistance due to the fighting, insecurity and restricted access. We call, once again, for unconditional, unimpeded and sustained access to all of these people and to all who need aid to survive across Syria. But let me say that due to the brilliant and brave work of so many, millions of Syrians are being reached nonetheless every month. Lives are being saved; they are being protected. But all of us engaged in meeting immediate needs know it is insufficient for those levels of needs and the difficulties and the barriers continually put in the way of the UN and all our partners in delivering humanitarian relief.

Syria is one of the largest protection crises of our times. Hundreds of thousands of civilians have been killed, and parties to the conflict continue to carry out violations of human rights, with women and children particularly vulnerable to exploitation – including breaches of international humanitarian law. Beyond the indiscriminate and targeted attacks against civilians themselves, the essentials of civilian life such as hospitals, schools, markets, electricity and water networks have also not been spared in this conflict. For instance, some 5.5 million people in Damascus and surrounding areas – equal to the entire population of Finland – have been cut off from their main water source since late December due to the ongoing fighting. Another 1.8 million people in and around Aleppo are facing today a similar hardship as water access there has also been cut since mid-January. We are now concluding a 2017 humanitarian response plan with an estimated ask of US$3.4 billion. The plan sets out the framework within which the humanitarian community will respond to the humanitarian and protection needs of 13.5 million Syrian men, women and children in 2017. It follows a rigorous inter-agency prioritization exercise undertaken across and within all sectors and across the hubs. While discussions are ongoing with the Syrian Government on the plan, we remain squarely focused on delivering humanitarian assistance to all those in desperate need across Syria by whichever means possible, including regular programmes, cross-line convoys, cross-border shipments, and air operations. Unless these additional funds are promptly secured, the UN and its partners will have to scale back life-saving assistance, not only for Syrians but also refugees and host communities, with catastrophic consequences. It will force families to try to survive with inadequate food intake; it will stop short nutrition programmes to bring babies back to health; it will mean families having to sleep without even plastic sheeting to protect them. And yes, to pick up on the Prime Minister and the Minister, we must keep women and girls front and centre in all of our planning and our operations.

These funds need to be disbursed early so that aid agencies can plan their operations in advance, can allocate funds where they are most needed, and provide a level of operational consistency. 3 And if I may, let me say here I think for all of us here in this room, and take a moment to praise the courage and steadfast commitment and action of aid workers. Be they in the UN, in all the implementing partners, in the international NGOs, the local NGOs in Syria, indeed those operating from outside Syria, the local community groups, the CSOs. It is their safe access to reach the people in need that we are focused on and it is their courage we depend upon. The Central Emergency Response Fund continues to be a vital enabler of effective, timely and life-saving humanitarian action, helping front-line partners reinforce emergency activities to displaced people and host communities. In 2015-2016, close to 70 per cent of CERF’s total contributions targeted operations to help displaced people and the communities hosting them. Since 2011, CERF has allocated over US $217 million to support displaced people in Syria, Egypt, Iraq, Jordan, Lebanon and Turkey.We are at a critical juncture. The public dialogue and rhetoric around Syria, the refugees and host communities is changing. We cannot rely on the narratives we have been using to elicit public empathy. Above all, we cannot let an erroneous perception that the crisis in Syria is somehow “over” distort the reality that the crisis remains widespread, severe and ongoing for millions of Syrians. And it will do even if a lasting peace was to break out today.

This is a crisis that continues to test our shared humanity and our commitment to the protection of those in dire need in horrific circumstances. Without a political solution to the Syria conflict, intense and widespread hostilities will likely persist in 2017. Unless the political solutions address the amplitude of the horrors of the past six years and pave the way to an inclusive peace, we will likely see similar scales of displacements, worsening socio-economic conditions, strained inter-communal relations, and deepening vulnerabilities and protection concerns. As I described it to the Security Council, the apex of horror which was the siege of the eastern districts of Aleppo city may have disappeared from the public consciousness and indeed nightly from our television screens around the world – but we must not let the needs, the lives and the futures of all those who remain besieged or out-of-reach fade from the world’s conscience. Complacency, averting our gaze, shutting our ears or just feeling exasperated that there is still no respite, no resolution, no future, or indeed, for many, no hope; they are our real dangers and the highest risks to the surviving people of Syria – inside Syria and those beyond its borders, who one day may want to come home. So let this room send out that flaring beacon of hope. We haven’t forgotten. We won’t forget. From Helsinki, we, the international community and the local people, call on the world that now is the time to intensify and grow our support for the Syrian people and their chance of hope. Thank you.

 

 

 

 

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