OPINIONEWS

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Pat) – Grazie a questa iniziativa 48 lavoratori disabili di età superiore ai 45 anni e disoccupati possono per 5 mesi lavorare nel settore dei servizi ausiliari di tipo sociale a carattere temporaneo presso Enti locali o Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona, rivalutando le proprie potenzialità e al contempo offrendo compagnia, supporto e assistenza alle persone anziane in affiancamento al personale preposto. Rilanciare l’occupazione delle persone con disabilità in un momento di forte crisi del mercato del lavoro e al contempo offrire, in un’ottica di nuovo welfare sociale attivo, una risposta assistenziale alle esigenze emergenti sul territorio, non è cosa facile. A maggior ragione se gli interessati sono da una parte soggetti deboli che hanno superato i 45 anni di età e che fanno fatica ad entrare nel mercato del lavoro ordinario e dall’altra persone anziane con bisogno di assistenza. É questa però la sfida che l’Agenzia del Lavoro di Trento ha voluto intraprendere grazie all’innovativo progetto “Opportunità lavorative per persone disabili over 45” avviato nel corso del 2016 e finanziato con risorse dell’Agenzia stessa.

“A pochi mesi dall’avvio di questa prima sperimentazione i risultati sono più che positivi – conferma Antonella Chiusole, dirigente generale dell’Agenzia del Lavoro – Al momento ci sono 48 lavoratori assunti con contratto e già stiamo pensando ad una prossima edizione. Un intervento che certamente è in controtendenza con quella che è l’attuale stagnazione del mercato del lavoro e che mira ad offrire opportunità lavorative ad una fascia particolarmente debole a livello occupazionale, ovvero quella disabile, che a fine 2015 vedeva iscritte alle liste di collocamento mirato previsto dalla legge 68/99 2.543 persone, il 60% del totale con età superiore a 45 anni e il 63% del totale con un’anzianità di disoccupazione superiore ai 24 mesi. Al contempo questo progetto intende accrescere le competenze dei partecipanti, contribuendo allo sviluppo della loro professionalità in un settore, quello dei servizi alla persona, che potrebbe costituire un possibile sbocco professionale, in aggiunta alle altre opportunità lavorative presso le imprese soggette agli obblighi della legge 68/99”.

Non solo. Indirettamente l’iniziativa contrasta l’isolamento sociale a cui spesso la persona priva di occupazione, ancor più se disabile, è facilmente esposta. Essere attivi dal punto di vista lavorativo, infatti, è il modo più immediato per sentirsi socialmente accettato e migliorare la propria autostima. Senza dimenticare che l’indipendenza economica per una persona con disabilità può rappresentare una conquista umana e sociale che ha un “doppio valore”, sia perché permette al soggetto interessato di non gravare pesantemente sulla situazione della propria famiglia, sia perché consente di raggiungere, nella maggioranza dei casi dei soggetti coinvolti, il minimo livello contributivo utile ai fini pensionistici.

Per la sperimentazione sono state investite risorse per un totale di 226.502,00 Euro e sono stati coinvolti 24 Enti su tutto il territorio provinciale, tra cui 14 Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona, 5 Comuni e 5 Comunità di Valle. In tutto si tratta di 72 opportunità lavorative messe a disposizione, 24 delle quali purtroppo non coperte causa la mancanza di lavoratori disponibili (per varie cause, come la difficoltà di spostamento soprattutto nelle zone periferiche, assenza dei requisiti richiesti o ritiri dell’ultimo minuto).

Avviatosi concretamente lo scorso dicembre, per tutto il 2016 il progetto ha visto distinte fasi, a cominciare dall’indagine preliminare per individuare a livello territoriale l’interesse di Comuni ed Enti ad avviare il servizio previsto. A seguito di un pubblico avviso sono giunte all’Agenzia del Lavoro 111 domande di adesione, 90 delle quali giunte alla fase di colloquio e 72 risultate idonee secondo una serie di requisiti: essere iscritti nell’elenco dei disabili della provincia di Trento di cui alla legge 68/99, aver compiuto 45 anni d’età, essere privi di occupazione, avere un’anzianità di disoccupazione di almeno 12 mesi, essere in possesso di un profilo lavorativo o appartenere alla fase transitoria (persone che sono state iscritte nell’elenco prima del 31/05/2002), non essere iscritto nelle liste di mobilità (l. 223/91). Nell’assegnazione delle opportunità lavorative si è tenuto conto, oltre che della posizione in graduatoria, anche dei criteri esposti nel bando quali la vicinanza al posto di lavoro, la compatibilità con le mansioni da svolgere, la disponibilità e le richieste degli specifici Enti interessati. A parità di punteggio è stata data priorità al candidato con maggiore età e tutti i selezionati, prima di iniziare la propria pratica, hanno partecipato ad un percorso formativo obbligatorio per l’avviamento al lavoro, attuato con la collaborazione dell’A.p.s.p. Civica di Trento.

I lavoratori, assunti regolarmente con contratto previsto per l’intervento 19 del Documento di politica del lavoro, sono attualmente 48 e sono impiegati per 5 mesi con orario part-time di circa 24 ore settimanali nel settore dei servizi ausiliari di tipo sociale a carattere temporaneo presso Enti locali o Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona. Le mansioni da svolgere sono naturalmente compatibili con la situazione della disabilità e delle potenzialità lavorative e sono svolte in affiancamento e non in sostituzione del personale ad esse istituzionalmente preposto. Ad esempio, presso la sede delle strutture e degli enti coinvolti, gli interessati svolgono attività di accompagnamento, supporto alle attività di animazione, assistenza al momento dei pasti, attività di ascolto e compagnia, raccolta, ritiro, distribuzione e lettura della posta, presidio e sorveglianza degli ambienti nei quali si radunano gli ospiti oppure negli spazi aperti al pubblico inerenti la struttura. A domicilio, invece, il sostegno può concretizzarsi in attività di assistenza, accompagnamento per necessità personali e di svago alla persona anziana oppure nella semplice compagnia, aiuto per il disbrigo di pratiche burocratiche e altre piccole incombenze quotidiane, come fare la spesa o andare alla posta.

 

Visto il successo dell’iniziativa, l’Agenzia del Lavoro di Trento già sta pensando di attivare una seconda edizione del progetto migliorando “pro futuro” alcune criticità che si sono presentate alla prima esperienza.

 

Il progetto “Opportunità lavorative per persone disabili over 45” in cifre.

111 le domande pervenute, 90 le persone ai colloqui di selezione, delle quali 72 risultate idonee

24 Enti hanno aderito al progetto: 14 Apsp, 5 Comunità di Valle, 5 Comuni

72 opportunità lavorative messe a disposizione, 24 delle quali non coperte

48 persone avviate

17 enti effettivamente coinvolti: 11 Apsp, 4 Comunità di Valle, 2 Comuni

 

 

 

 

 

Foto: da comunicato stampa

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Uil Trentino) – Nella riunione odierna in Apran ci è stata presentata tale e quale l’ipotesi di accordo precedente, già da noi discussa e non condivisa nelle varie riunioni tenutesi nel mese di gennaio 2017, in quanto peggiorativa di istituti economici già definiti dal contratto da noi sottoscritto il 06 Dicembre 2016 come ad esempio impedendo il riconoscimento di una fascia a tutti come previsto dall’art.13 e 16, e diminuendo  per le Cat. Bs. e Ds lo stipendio tabellare già erogato in gennaio. Alla nostra richiesta di discutere in via prioritaria ed esclusiva dell’applicazione dell’art. 13 del contratto, il Presidente dell’Apran si è rifiutato di accogliere la nostra proposta e ha deciso di far firmare la sua vecchia ipotesi di accordo ai soli sindacati minoritari senza che Lui e la delegazione Apran provvedesse a sottoscriverla!

Così come si è rifiutato di fronte alle nostre rimostranze di far firmare anche ai sindacati maggioritari una ipotesi di accordo sulla loro proposta da mettere a firma in Apran entro venerdì e verificare poi quale delle due proposte di accordo avrebbe avuto la maggioranza! Pertanto sarà nostra cura ripresentare domani, e per l’ennesima volta, la nostra proposta migliorativa, debitamente da noi sottoscritta e che il presidente dell’Apran e le altre organizzazioni sindacali entro venerdì, se vogliono anche prima, possono firmare e così permettere di erogare con lo stipendio di febbraio 2017 una fascia in più a tutto il personale e con gli arretrati dal primo maggio 2016. Se non avremmo riscontro positivo alla nostra richiesta non escludiamo di adottare tutte le azioni necessarie mobilitazione compresa.

 

Segretario provinciale UilFpl sanità

Ettore Tabarelli

 

Coordinatore Nursing up Trento

Cesare Hoffer

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: FpCgil-CislFp-Fenalp) – I sindacati Fp Cgil, Cisl Fp e Fenalt, su mandato dell’assemblea unitaria tenuta nei giorni scorsi con una buona partecipazione di lavoratori, hanno deciso oggi di cercare di uscire dall’impasse che sta tenendo bloccate le progressioni economiche (o fasce) di tutti i lavoratori dell’Azienda sanitaria, sottoscrivendo la proposta portata al tavolo da Apran. Tale proposta consente di attribuire le fasce economiche ai lavoratori a far data dall’1 maggio 2016, quindi anche con qualche arretrato, a tutti i lavoratori in servizio al 30 aprile 2016 e con un’anzianità di almeno 5 anni con valutazione positiva. L’accordo prevede inoltre degli impegni precisi a portare avanti le altre rivendicazioni dei lavoratori che sono di altrettanta importanza, come un ulteriore aumento per colmare la differenza che c’è con le autonomie locali, il rimborso dell’iscrizione agli albi professionali e l’avvio dei processi di riqualificazione degli oss e di omogeneizzazione contrattuale dei profili di operaio, tecnico e amministrativo.

Su questi impegni vi è stato anche da parte del presidente dell’Apran, Bolego, un impegno a proseguire in un’applicazione rispondente alle reali priorità dei lavoratori, a partire ovviamente da quelle dei lavoratori dei livelli più bassi. Nursing Up e Uil Sanità si sono anche questa volta rifiutati di confrontarsi con le altre sigle sindacali e hanno deciso di non sottoscrivere l’ipotesi di accordo dell’Apran, almeno fino ad ora; lo stesso accordo resterà in giacenza presso gli uffici dell’Apran per 5 giorni. Pare ovvio che senza la sottoscrizione da parte della maggioranza dei sindacati, l’ipotesi non si renderà efficace e quindi non saranno applicati i passaggi di fascia e le altre nostre rivendicazioni. Ci auguriamo quindi che anche Uil e Nursing Up riprendano un atteggiamento costruttivo e sottoscrivano l’accordo.

 

 

 

 

 

In allegato il comunicato stampa:

2017-02-01 Comunicato stampa unitario Fp Cgil, Cisl Fp, Fenalt
Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Franco Panizza) – “Abbiamo convintamente sostenuto l’anticipo della legge. Tuttavia resta sul tappeto la questione di una semplificazione della catena di comando nelle situazioni d’emergenza. Si deve dare la regia alle regioni, così come avevo ribadito anche la scorsa settimana alla presenza del Presidente Gentiloni.” Così il segretario politico del Patt, sen. Franco Panizza intervenendo in aula durante la discussione sulla legge di riordino della protezione civile. “È positivo – ha detto ancora Panizza – che il Senato abbia dato priorità all’approvazione di questo provvedimento, in virtù di quanto accaduto nel centro Italia. Il riordino delle funzioni, che sono il cuore della riforma, deve certamente assicurare un coordinamento centrale delle strutture e delle risorse umane, ma non può essere soggetto ad una logica centralista.

Come autonomisti abbiamo presentato un emendamento perché preoccupati dalla previsione che la legge delega porti ad una omogeneizzazione su base nazionale di terminologie e codici, anche in relazione alla redazione dei Piani di protezione civile. Auspico che il Governo lo accolga o che, in alternativa, si impegni perché nei decreti attuativi sia garantito il rispetto delle prerogative attribuite alle province autonome. Sul piano più generale – ha insistito Panizza – persiste un tema legato alla catena di comando, con troppi soggetti chiamati a confrontarsi prima di poter agire. Occorre costruire un meccanismo più snello, che metta al centro le regioni con compiti di guida e coordinamento e dove si definiscano con precisione il ruolo dei comuni, delle prefetture e della Dicomac.

Un punto questo, che è stato affrontato anche in Conferenza Stato-Regioni: anche in quella sede il Trentino, che ha responsabilità di coordinare la Protezione Civile nazionale, ha chiesto che siano i presidenti delle Regioni e delle Province Autonome a relazionarsi con i sindaci e a coordinare le emergenze, in accordo con i prefetti. Panizza poi si è voluto soffermare sul tema della ricostruzione: “bisogna costruire un meccanismo in equilibrio tra efficacia dei lavori e garanzie massime per contrastare possibili tentativi di infiltrazione di soggetti interessati a speculare sulla ricostruzione. In passato abbiamo visto come la velocità degli interventi non garantisca la trasparenza e come la trasparenza produca lungaggini burocratiche, incertezze, lentezza.”

Infine il senatore del Patt ha voluto ricordare all’aula il contributo della Protezione Civile del Trentino, che “sta operando con grande generosità e competenza. È dal 24 agosto che siamo impegnati con i nostri uomini, i mezzi, le competenze e una rete di volontari che da ogni Valle continuano a giungere, a turni, nel centro Italia. A loro, come ai tanti volontari, vigili del fuoco, operatori del soccorso alpino che si sono spesi e che si stanno spendendo, va il nostro più sentito ringraziamento.”

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Comune Trento) – La scadenza per partecipare alla seconda asta pubblica per l’alienazione dell’ex Ostello della Gioventù di via Manzoni è fissata alle ore 12 di mercoledì 8 febbraio. Il complesso si articola in due fabbricati: l’uno, prima Albergo Ancora e poi Ostello della Gioventù, con ingresso principale da via Manzoni e al quale si accede tramite una corte interna ad uso esclusivo e protetta da una recinzione, ha sempre avuto destinazione ricettiva, l’altro, con ingresso da via S. Martino, è invece sempre stato destinato ad alloggi di servizio. Il Comune pone in vendita il complesso distinguendolo in due lotti:

1. prezzo a base d’asta per il fabbricato in p.ed. 990 e 991 (Ex Ostello) 2.196.000 euro;
2. prezzo a base d’asta per il fabbricato in p.ed. 989 (alloggi di servizio), 624.000 euro.

Il testo completo del bando di gara e i relativi allegati, fra cui anche due filmati, sono pubblicati nella sezione Bandi di gara del sito istituzionale.

 

 

 

 

In allegato il comunicato stampa:

20170201_Ostello

 

 

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: avv Alexander Schuster) – Cassazione: matrimonio trascritto fra due donne è inattaccabile. La decisione di Napoli sul caso di Giuseppina La Delfa diviene definitiva. Con la sentenza n. 2487 del 31 gennaio 2017 la Corte di Cassazione, I sez. civ. ha rigettato, in quanto improcedibile, il ricorso del Comune di Santo Stefano del Sole contro la decisione della Corte di appello di Napoli del 7 luglio 2015 con la quale, in riforma del decreto del Tribunale di Avvelino, si ordinava al Comune di trascrivere il matrimonio celebrato in Francia fra Giuseppina La Delfa e Raphaelle Hoedts. Entrambe sono cittadine francesi, La Delfa è anche cittadina italiana. Con questa sentenza l’Italia ha riconosciuto, con efficacia di giudicato, il primo matrimonio fra due persone dello stesso sesso. Si tratta del primo caso.

La Corte di appello aveva affermato che l’Italia non poteva togliere i diritti che uno Stato dell’Unione attribuisce ai propri cittadini, esprimendosi in questi termini: «Né può configurarsi una disparità di trattamento per così dire “a contrario” nel senso che il matrimonio same sex di cittadini stranieri avrebbe maggiore tutela (allo stato inesistente) delle coppie omoaffettive italiane, perché la deteriore situazione di queste ultime è attribuibile solo all’inerzia del legislatore italiano più volte ammonito e sollecitato a legiferare in materia; in altri termini e semplificando la questione sarebbe proponibile se si volessero aggiungere diritti ai discriminati e non per disconoscerli a chi li ha secondo la legislazione dello Stato di cittadinanza dell’Unione». Il decreto è disponibile a questo link.

Il ricorso dell’Avvocatura dello Stato contestava integralmente la decisione della corte partenopea e chiedeva che fosse cassata. Di diverso avviso la Cassazione, che ieri ha «dichiara[to] improcedibile il ricorso principale, inefficace l’incidentale e condanna il ricorrente alle spese relative al presente giudizio di legittimità, liquidate in euro 4.200,00, di cui 200,00 per compensi, oltre accessori di legge». Per Giuseppina La Delfa, co-fondatrice dell’associazione Famiglie arcobaleno, si tratta di una vittoria importante per la loro famiglia: «Questa notizia è importante per noi poiché significa la fine delle battaglie giuridiche per il riconoscimento del nostro matrimonio in ITALIA. Anni di lotte, di spese, di preoccupazioni per potere finalmente e definitivamente poter dirsi sposate come lo siamo effettivamente da quasi quattro anni, dopo più di trent’anni di convivenza. L’accanimento dello Stato italiano a non riconoscere l’uguaglianza di tutti i suoi cittadini di fronte alle leggi rimane per noi incomprensibile. Oggi come straniere godiamo di più diritti delle coppie omosessuali italiane. Speriamo che questo paradosso possa essere d’aiuto ai nostri amici italiani e agevolare loro la strada verso la piena eguaglianza».

Per l’avv. Alexander Schuster, che ha seguito la famiglia sin dall’inizio, è una conferma importante: «Che questo matrimonio andasse trascritto sin da subito è un fatto ora acclarato e incontestabile nell’ordinamento italiano. Ciò dimostra che il diritto italiano non è impenetrabile al riconoscimento di matrimoni fra due persone dello stesso genere e questo dato è assai importante». Il fatto che la Cassazione abbia deciso in punta di diritto, senza entrare nel merito, è «scelta maturata in quasi sette mesi dall’udienza del 15 luglio, il che rende evidente la riflessione che sta dietro questa decisione della Suprema Corte». Il Comune è stato condannato, altresì, la pagamento delle spese di lite per un totale, oneri inclusi di € 6.128,30, un chiaro segnale, dopo analoga decisione della Corte di appello di Napoli del 2016 in merito all’illegittimo diniego di trascrivere le adozioni reciproche della stessa coppia (link all’ordinanza). «Un chiaro monito affinché l’Avvocatura dello Stato smetta di opporsi sempre e comunque ai diritti reclamati da cittadini italiani, ingenerando spese che poche famiglia possono sostenere», osserva l’avv. Schuster.

I tre gradi di giudizio sono stati curati dallo studio legale avv. Alexander Schuster, con la preziosa collaborazione dell’avv. Giuseppe di Meo del Foro di Avellino, patrocinante in Cassazione. La sentenza n. 2487/2017 sarà resa disponibile nelle prossime ore, in forma anonima, sul sito dello studio Schuster www.schuster.pro. Seguirà a breve altresì un commento più tecnico sugli aspetti processuali della vicenda e i margini che potrebbero residuare per eventuali seguiti della vicenda giudiziaria.

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Claudio Civettini) – Per quanto riguarda la situazione relativa alla gestione della sicurezza idrogeologica di Mori e del così detto vallo-tomo, crediamo vada fatta la giusta chiarezza all’interno di un meccanismo che è degenerato per l’incapacità di una seria gestione politica del problema. Premettendo infatti che i fautori iniziali della protesta, erano fortissimamente legati agli attuali partiti di governo e che a loro dire, all’inizio, non sarebbe dovuta essere un confronto politico ma tecnico, per non scontrarsi proprio con le loro parti politiche, va detto che, oggi, l’esasperazione evidente, è una grave colpa per chi non ha saputo guardare all’obbiettivo al di là dei piccoli interessi di bottega che sembrerebbero molto più importanti rispetto alla sicurezza di Mori. Proprio per questo, va detto che aver legittimato o comunque istigato, attraverso un percorso assolutamente discutibile, l’azione di gruppuscoli ben noti, estranei in gran parte alla popolazione di Mori, ha stravolto gli schemi e iniziato un percorso che ha perso di mira l’obbiettivo che riguarda tutti i moriani anche se in realtà solo una piccola parte ne è materialmente coinvolta.

Dunque, seppur con tanta disinformazione, legittima la posizione di coloro che devono/possono manifestare contrarietà o comunque perplessità circa l’attuale intervento anche se in più occasione i tecnici forniti da quello che viene definito il “popolo delle fratte”, quello residente, hanno ripetutamente dichiarato che le soluzioni proposte dalla Provincia sono le più sicure per quanto riguarda il tema della sicurezza. Soluzioni, che sono state prospettate, certamente con una comunicazione inappropriata ma alle quali, sono stati applicati gli idonei correttivi, utili a configurare, come possibile, a un progetto licenziato, salvaguardia ambientale e tutela.

Ma senza entrare nel dettaglio tecnico, che non mi compete e annunciando la pubblicazione di una registrazione dei giudizi tecnici espressi in occasione di uno degli incontri tra tecnici proposti e i massimi responsabili della Protezione civile di Trento, a titolo personale -da residente- ritengo che a questo punto siano inaccettabili le manifestazioni con palese obiettivo intimidatorio che esulano dalla forza di un serrato scontro di ordine politico ,sulle soluzioni che la Giunta provinciale ha scelto. Va ricordato oltre al doveroso rispetto istituzionale e alla legittimità del dissenso corretto, come siano inaccettabili strumenti di coercizione al limite della violenza e a questo punto, è doveroso dare immediatamente una virata al metodo e ai sistemi partendo dalle sintesi dei confronti avuti, dalla giusta posizione dei proprietari dei fondi e dalla irrinunciabile necessità di sicurezza ma soprattutto, di una maggioranza che abbia il coraggio di fare le sue scelte, senza rincorrere alibi che ad oggi, sono servite per fare tutto e non concludere nulla.

 

 

 

In allegato il comunicato stampa:

Comunicato stampa 1 02 17- MORI E VALLO-TOMO PROTESTA ANARCHICA FRUTTO DELLESASPERAZIONE

 

 

 

 

 

Foto: tratta da Google earth

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Coldiretti) – A favorire lo smog nelle città è l’effetto combinato dei cambiamenti climatici e della ridotta disponibilità di spazi verdi che concorrono a combattere le polveri sottili e gli inquinanti gassosi ma in Italia ogni abitante dispone in città di appena 31,1 metri quadrati di verde urbano. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento al superamento dei limiti in molte città anche per l’effetto di un inverno particolarmente siccitoso al nord dove è caduto il 43% di pioggia in meno rispetto alla media, con punte che vanno dal Piemonte (-98%) alla Val d’Aosta (-98%) fino alla Lombardia (-89%) ed all’Emilia Romagna (-62%), sulla base dei dati territoriali Ucea relativi alla seconda decade di gennaio. Senza sperare nella pioggia e nel vento occorre intervenire in modo strutturale potenziando il verde considerato che una pianta adulta – sottolinea la Coldiretti –  è capace di catturare dall’aria dai 100 ai 250 grammi di polveri sottili, un ettaro di piante elimina circa 20 chili di polveri e smog in un anno. Un’opportunità importante da sfruttare anche per evitare il rischio della maximulta da un miliardo in arrivo dall’Ue per lo sforamento dei limiti di polveri sottili.

Il verde urbano in Italia pero’ – precisa la Coldiretti – rappresenta appena il 2,7% del territorio dei capoluoghi di provincia (oltre 567 milioni di metri quadrati) per una media di 31,1 metri quadrati a testa sulla base dell’ultimo rilevamento Istat. Tuttavia la situazione – continua la Coldiretti – è profondamente diversa lungo la Penisola con il 17,2% delle città la dotazione pro capite è pari o superiore ai 50 metri quadrati per abitante, mentre nel 16,4% non si raggiunge la soglia dei 9 metri quadrati pro capite. Matera, Trento, Potenza, Sondrio, Iglesias, Terni, Pordenone, Gorizia, Reggio Calabria e Verbania – rileva la Coldiretti – salgono nella top ten dei capoluoghi con maggiore densità di verde pubblico per abitante mentre in fondo alla classifica si trova Caltanissetta e a seguire Crotone, Trani e Taranto, Trapani, Isernia Olbia Genova Chieti Barletta e L’Aquila. Per quanto riguarda le grandi metropoli a Milano sono disponibili 17,2 metri quadrati per abitante mentre a Roma 15,9. In questo contesto – conclude la Coldiretti – è necessario intervenire per qualificare il verde pubblico ma sono importanti anche interventi a favore di quello privato a partire da misure di defiscalizzazione degli interventi su giardini e aree verdi da realizzare con un meccanismo simile a quello previsto per il risparmio energetico, le abitazioni, i mobili o gli elettrodomestici.

 

 

 

 

 

Foto: archivio Ago

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Alpe Cimbra-Folgaria Lavarone)  – Sino a marzo due gruppi di ragazzi della scuola primaria e della scuola secondaria di I° grado affetti da disabilità, si alternano settimanalmente sulle piste da sci. Ha preso il via per il terzo anno consecutivo il “Progetto Emma”, l’entusiasmante esperienza di un gruppo di ragazzini con disabilità, dai 6 ai 14 anni, di approccio all’ambiente montano e alla pratica dello sci. L’idea, nata nel 2014, dall’incontro casuale della coordinatrice del Servizio Integrazione Scolastica e una psicomotricista dell’allora Azienda Ulss 22 di Bussolengo (ora Azienda Ulss 9 Scaligera – sede di Bussolengo) insieme alla mamma di Emma, una bambina “con bisogni speciali”, si è trasformata in realtà. La sfida era quella di avvicinare un gruppo di bambini con disabilità complesse, psichiche e relazionali, alla pratica di uno sport, come lo sci, che mette in gioco abilità funzionali e di coordinazione motoria in un ambiente di per sé impegnativo e ostile per persone che manifestano rilevanti difficoltà ad affrontare le ordinarie attività del quotidiano.

E invece i ragazzi hanno dimostrato determinazione e costanza, seppur tra enormi fatiche, raggiungendo, ognuno secondo le proprie possibilità, risultati inaspettati. Un’esperienza di valenza sportiva ed educativa resa possibile grazie al calibrato mix di competenza e passione di maestri di sci e operatori sociali, capaci di tradurre l’insegnamento di schemi motori e competenze sociali attraverso modalità personalizzate, calibrate su ogni singolo giovane atleta. Quindi piena accessibilità alla pratica dello sci come strumento di crescita, apprendimento e inclusione sociale condivisa dalla fitta rete di collaborazioni che, nel corso degli anni, si è ampliata ed intensificata.

Oltre al Servizio Integrazione Scolastica di Bussolengo, lo sci club Edelweiss di Verona e la scuola sci Scie di Passione di Passo Coe (Folgaria), quest’anno si affaccia sullo scenario la neonata associazione “La libellula e il giunco – Onlus”, fortemente voluta dai primi genitori che hanno partecipato e dato impulso al progetto. Alla base della loro attività la consapevolezza che le famiglie di persone con disabilità non debbano essere solo espressione di bisogni e richieste, ma parte attiva nella promozione di risposte e proposte in una logica di cooperazione con le istituzioni. L’originalità del progetto è infatti anche quella di aggregare e mettere in relazione risorse diverse, pubbliche e private, singole e collegiali, tecniche e volontarie, ciascuna con un ruolo specifico e nel contempo fondamentale per rendere possibile la realizzazione dell’iniziativa.

Pertanto, oltre al team di tecnici, il progetto è espressione della vivace e variegata collaborazione con singoli volontari e simpatizzanti, le amministrazioni comunali di Sommacampagna e Peschiera del Garda, gli amici Sciatori di Sommacampagna, Novezza futura, l’Azienda Promozione Turistica Alpe Cimbra, Carosello Ski, negozio sportivo Ttnk, Canoa Club di Pescantina, Canottieri di Bardolino, Fondazione Cattolica, Lions Club e l’associazione “Invita a un sorriso – Onlus”. Sino a marzo, dunque, due gruppi di ragazzi della scuola primaria e della scuola secondaria di I° grado, si alternano settimanalmente sulle piste da sci. Il 16 marzo, a conclusione dell’attività, in una giornata di festa e celebrazione dell’accessibilità allo sport per tutti, i giovani atleti avranno la possibilità di sperimentarsi nella discesa davanti a un pubblico di familiari e simpatizzanti.

 

Potrebbe interessarti:

http://www.veronasera.it/cronaca/progetto-emma-ragazzini-disabilita-ulss-9-sci-montagna-29-gennaio-2017-.html
Seguici su Facebook: http://www.facebook.com/veronasera

 

 

 

 

In allegato il comunicato stampa:

comunicato_alpe_cimbra_progetto_emma

 

 

Foto: da comunicato stampa

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Pat) – Ulteriore passo avanti oggi per il progetto di “Garda by Bike”, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio si è infatti assunto l’impegno di inserire l’anello ciclabile del Garda nel sistema nazionale delle ciclovie turistiche. Il progetto è stato presentato questa mattina a Roma nella sede del Dicastero dalle tre Regioni coinvolte e rappresentate da Mauro Gilmozzi, assessore alle infrastrutture e all’ambiente della Provincia autonoma di Trento, Mauro Parolini, assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia e Elisa De Berti, assessore ai lavori pubblici, infrastrutture e trasporti della Regione Veneto. Al ministro è stato presentato il progetto preliminare predisposto dal gruppo di lavoro composto da tecnici delle tre amministrazioni e coordinato dall’ingegner Raffaele De Col della Provincia di Trento.

Il ministro ha confermato “un preciso impegno ad assegnare all’opera nuove risorse statali, tra quelle previste per le ciclovie nella legge di stabilità 2017”: risorse che si affiancheranno a quelle che Regioni, enti locali e territorio saranno in grado di mobilitare al fine di completare l’anello. “Lo studio di fattibilità è stato molto apprezzato dal ministro e si è deciso di proseguire con determinazione su questa strada – ha spiegato l’assessore Mauro Gilmozzi – i passi successivi ora sono la determinazione dei livelli di finanziamento e del cronoprogramma di progettazione delle opere. Confidiamo che dopo la firma del protocollo si possa passare in tempi rapidi alla parte esecutiva vista l’importanza del percorso che è stato inserito nelle opere strategiche nazionali”.

Il progetto “Garda by Bike” consiste nel completamento dei percorsi ciclabili e ciclopedonali esistenti sulle sponde del Lago di Garda, che determinerà un percorso unitario di oltre 140 km, unico in Europa, collegato con la Ciclovia del Sole e la Ciclovia Vento (dorsale cicloturistica del Po) e quindi con la prospettiva concreta a breve termine di offrire una rete di lunga percorrenza a scala nazionale di oltre mille chilometri. Per la realizzazione del progetto, Regione Lombardia, Regione Veneto e Provincia autonoma di Trento hanno costituito a giugno 2016, un gruppo di lavoro, composto da tecnici delle tre amministrazioni e coordinato dall’ingegner Raffaele De Col della Provincia di Trento, che hanno completato lo studio tecnico di fattibilità. Lo studio è stato sottoposto oggi al ministro Delrio che ha apprezzato l’anello ciclabile del Garda e ha riconosciuto “l’interesse nazionale e l’importanza strategica del circuito per le caratteristiche di mobilità dolce, la valenza turistica internazionale e la ricaduta economica sul territorio”.

Il progetto è stato inserito nel sistema delle reti delle ciclovie turistiche del sistema nazionale. Nelle prossime settimane ci saranno incontri tecnici per arrivare al più presto alla firma di un protocollo di intesa che consenta di definire i compiti dei firmatari e far partire i primi cantieri finanziabili. Per quanto concerne il territorio della Provincia di Trento, i tratti di ciclabile da realizzare, sono sostanzialmente due ovvero quello occidentale, che si connette con il realizzando tratto di Limone del Garda (già finanziato con i fondi Odi per € 7.640.480,00), dal confine con la Lombardia all’ingresso di Riva del Garda che corre in parallelo alla SS 45bis “Gardesana Occidentale” dello sviluppo di circa 5,3 km. Quello orientale, che si connette al tratto Malcesine-Brenzone (già finanziato con i fondi Odi per € 17.354.200,00), dal confine con il Veneto all’ingresso di Torbole che corre in parallelo alla SS 289 “Gardesana Orientale” di analogo sviluppo di circa 5,3 km.

 

 

 

 

 

Foto: da comunicato stampa

(Pagina 814 di 863)