OPINIONEWS

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Pat) – Nuovo riconoscimento per la Trentino Film Commission. Luca Ferrario è stato eletto vicepresidente dell’Associazione Italian Film Commission, che racchiude tutte le Fc italiane. La nomina è avvenuta all’unanimità nel corso dei lavori dell’assemblea, impegnata nel rinnovo del coordinamento. “Si tratta di un riconoscimento che certifica la qualità del lavoro che il Trentino ha realizzato in ambito cinematografico, dove, grazie all’impegno degli ultimi anni, ci siamo fatti conoscere come una delle realtà più innovative – ha commentato Giampaolo Pedrotti, presidente della Trentino film commission.

Trentino Film Commission assume dunque un ruolo ancor più importante a livello nazionale se si pensa che il coordinamento ha il compito di rappresentare tutte le film commission del Paese, ad esempio nei rapporti con il ministero, o per pianificare la promozione dell’associazione all’estero. L’assemblea ha visto la conferma della responsabile della Fc Toscana come presidente e di quella di Luca Ferrario vicepresidente dell’organismo che riunisce tutte le Fc italiane.

 

 

 

Foto: da comunicato stampa

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Cooperazione Trentina) –  La dichiarazione dell’assessore alla cooperazione Tiziano Mellarini riportata oggi sulla stampa locale – secondo cui la Provincia potrebbe prendere in considerazione un provvedimento di affiancamento del Sait, previsto dalla normativa sulla Vigilanza delle cooperative – è stata accolta con  “stupore e incredulità” in Federazione. Il presidente Mauro Fezzi, pur non potendo entrare nel merito della vicenda, afferma che “non risulta alcuna iniziativa al riguardo”. Dal canto suo, la Divisione Vigilanza della Federazione si esprime attraverso una nota firmata dal direttore Enrico Cozzio: “In merito alle notizie di stampa apparse oggi circa un possibile provvedimento di ‘affiancamento’ agli organi sociali del Sait, è doveroso precisare che per le società cooperative aderenti alla Federazione Trentina della Cooperazione, l’Autorità di Revisione è la Federazione stessa.

Spetta all’Autorità di Revisione (Ftc) segnalare all’Autorità di Vigilanza (Pat) le risultanze emerse dall’attività di revisione e la proposta di adozione di eventuali provvedimenti amministrativi nell’ipotesi di gravi irregolarità riscontrate. Tra i provvedimenti amministrativi la legge annovera la nomina di una o più persone da affiancare agli organi sociali (il cd. “affiancamento”) e la gestione commissariale. La normativa di riferimento è la LR n. 5 del 9 luglio 2008”.

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Consiglio Pat) – Nel pomeriggio il Consiglio provinciale ha ripreso l’esame finale in aula dei due disegni di legge che modificano la normativa sulle cave del 2006: quello di Degasperi del M5s, respinto in Commissione, e il testo unificato Olivi-Viola che era invece stato approvato dall’organismo. Dopo gli interventi di Borga e Bezzi in discussione generale, l’assessore Olivi ha annunciato di aver predisposto un pacchetto di emendamenti per tener conto delle richieste emerse dagli incontri di ieri sera con i concessionari e di stamane con i lavoratori delle cave e, su richiesta di Civettini e Degasperi, il presidente Dorigatti ha sospeso i lavori per permettere ai consiglieri di opposizione critici con il testo unificato di prendere visione delle proposte di modifica. Dopo un lungo incontro tra questi ultimi, l’assessore e Viola, al rientro in aula Fugatti ha riassunto i residui motivi di disaccordo nonostante l’intesa raggiunta su alcuni articoli e si è riservato di pronunciarsi sugli emendamenti per acquisire l’esito dell’incontro che l’assessore Olivi avrà domattina alle 9.00 con i Sindaci dei sette Comuni dell’area del porfido. Dai successivi interventi è emersa una maggiore fiducia circa la possibilità di arrivare al voto finale della riforma entro la giornata di domani. I lavori in aula riprenderanno alle 10.00.

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In apertura il presidente Dorigatti ha informato che i funzionari stanno predisponendo alcuni emendamenti che potrebbero favorire il raggiungimento di un accordo.

Fugatti (Lega) ha ricordato che le tante sollecitazioni emerse negli ultimi 10 giorni giustificano la richiesta di approfondimenti da parte delle minoranze.

Rodolfo Borga (CT) è intervenuto per sostenere che non è corretto contrapporre gli interessi delle aziende e dei lavoratori. “Si tratta di una rappresentazione falsa, perché nessuna legge crea lavoro – ha aggiunto –, anzi, talune norme creano problemi”. Sono invece le imprese, per Borga, a creare lavoro. Le obiezioni avanzate dai Comuni non riguardano le tutele dei lavoratori ma altre norme, di cui si chiede una revisione nell’ottica di una maggiore comprensione delle esigenze delle imprese, rispondendo alle quali non verrebbero lesi i diritti dei lavoratori. “Nessuno vuole speculare sui lavoratori ma queste norme non riguardano solo loro”. Borga ha suggerito perciò una certa flessibilità, anche se non sui cardini della legge proposta, rispetto ai quali la Giunta non arretrerà. A suo avviso non tutte le obiezioni saranno accolte, ma alcune si potranno recepire: in caso contrario il rischio, per Borga, è di aggravare la crisi del settore.

Giacomo Bezzi (FI) ha osservato che qualcosa nell’iter della legge non deve aver funzionato, se da un lato i proponenti sottolineano il lungo lavoro preparatorio svolto coinvolgendo tutti i soggetti interessati, e dall’altro sul testo unificato emergano tante contrapposizioni nell’ultima ora. Ecco perché per Bezzi c’è bisogno di tempo per valutare gli emendamenti frutto delle ultime sospensioni dei lavori consiliari. L’esponente di FI, pur non negando che il testo della riforma contenga anche qualcosa di positivo, ha rilanciato le critiche delle associazioni di categoria. “Gli artigiani – ha ricordato Bezzi – contestano la forte burocratizzazione prevista da questa legge, che farebbe vincere non il lavoro ma le carte, e di carte si muore”. Il consigliere ha ricordato anche le critiche dei sindaci che giudicano la norma del testo Olivi-Viola “lacunosa e ingestibile”. Tre le richieste delle minoranze: meno burocrazia; sanzioni più equilibrate; una strategia per il futuro. Sbagliato infine, per Bezzi, introdurre con questa legge l’obbligo di legge di scavare fino al 40%, perché il rischio è di abbassare il prezzo del prodotto.

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L’assessore Olivi ha precisato che un conto sono i documenti con le osservazioni di industriali e artigiani citati in aula dalle minoranze, usciti dalle audizioni della Seconda Commissione, e altra cosa è il ddl unificato che recepisce molte richieste delle stesse categorie economiche.

L’assessore ha poi informato che le proposte di emendamento migliorative del testo scritte dai tecnici nella pausa pranzo che recepiscono le istanze degli imprenditori, degli amministratori e dei lavoratori sono pronte e possono essere presentate.

Claudio Civettini (CT) ha proposto di sospendere per mezz’ora la seduta allo scopo di vedere e comprendere questi emendamenti evitando di discutere “per partito preso”.

Degasperi (M5s) si è associato alla richiesta di Civettini non per intenti dilatori ma per avere riscontro del recepimento delle proposte di modifica avanzate nelle ultime ore.

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Nuova sospensione dei lavori per permettere alle minoranze di esaminare gli emendamenti predisposti dall’assessore Olivi. Restano distanze, ma un accordo è più vicino.

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Accogliendo i suggerimenti dell’assessore, di Civettini e Degaspseri, il presidente Dorigatti ha sospeso la seduta preannunciandone la ripresa alle 16.20. Al temine del confronto, durato un’ora in più rispetto al previsto per cercare un accordo, i consiglieri sono tornati in aula e Fugatti (Lega) ha spiegato che dopo questo ulteriore approfondimento da parte delle minoranze sugli emendamenti proposti dall’assessore Olivi e Walter Viola, le distanze tra gli opposti schieramenti si sono ridotte ma restano ancora su due punti: la previsione della decadenza delle concessioni se le imprese non estraggono nell’arco di tre anni almeno il 40% del porfido dai lotti delle cave di proprietà pubblica, salvo deroghe a fronte di problemi evidenziati dalle ditte; e l’aggravio di burocratizzazione e soprattutto delle sanzioni, che in qualche caso addirittura aumentano rispetto al ddl originario della Giunta. Su questi aspetti, ha ricordato Fugatti, le associazioni di categoria avevano contestato in sede di Commissione un eccesso di prescrizioni difficilmente sopportabile dalle imprese già oggi in difficoltà. Fugatti ha concluso sospendendo il giudizio sugli emendamenti perché domani mattina prima dei lavori in aula l’assessore incontrerà i Sindaci dei sette Comuni della zona del porfido.

Claudio Cia (misto) ha ringraziato l’assessore per lo sforzo di ascoltare tutti, consiglieri di minoranza contrarie, imprenditori, lavoratori e amministratori comunali, augurandosi che domani si arrivi ad un accordo sulla riforma.

Alessio Manica, capogruppo del Pd, ha ricordato che le tante sospensioni dei lavori in aula verificatesi oggi “possono sembrare strane, ma in realtà sono utili ad un dialogo e al perseguimento di accordo capace di soddisfare tutti i soggetti davvero interessati ad un positivo rilancio del settore. Il legislatore si è fatto carico dei nodi evidenziati dal tavolo di valutazione delle leggi, presenti nella normativa del 2006, per andare incontro alle esigenze dei Comuni. Si riconosce la piena titolarità e dei diritti delle Asuc e questo ha grande importanza. In secondo luogo questa riforma introduce garanzie sociali a tutela dei lavori che chi propone il ddl considera giustamente imprescindibili. Fondamentale è poi lo sforzo volto a spingere gli imprenditori verso obiettivi di qualità e di aggregazione: di qui   la norma sull’80-20 che impone la lavorazione del porfido. Da questa proposta sta uscendo quindi un percorso virtuoso e “mi auguro – ha concluso – che la notte porti al superamento dei residui motivi di disaccordo su questa legge per arrivare a licenziare la riforma sul settorre delle cave”.

Walter Kaswalder ha apprezzato il recepimento delle soluzioni alle criticità evidenziate e il raggiungimento di “una quadra” tra gli interessi di sindaci, imprenditori e lavoratori.

Pietro De Godenz (UpT), membro della seconda Commissione che aveva licenziato il testo unificato Olivi-Viola, ha ricordato di aver auspicato già al termine dei lavori dell’organismo possibili emendamenti ulteriormente migliorativi. E ora, ha osservato, il fatto che anche il collega Depasperi sia arrivato a condividere gran parte del ddl Olivi-Viola, dimostra la produttività del lavoro di medidazione svolto in questi ultimi due giorni. De Godenz ha segnalato anche l’importante emendamento da lui presentato per prevedere tempi certi (6 mesi) entro i quali dovrà essere adottato il regolamento la cui approvazione, altro punto importante della sua proposta di modifica, andrà subordinata ad un’intesa tra Comuni, Asuc e imprenditori. Su queste basi è lecito sperare per De Godenz, che domani si arrivi al voto finale e si avvi in tal modo il rilancio di un settore rilevante come quello del porfido trentino.

Filippo Degasperi (5 stelle) è intervento per motivare le ragioni che lo hanno indotto a non sottoscrivere del testo unificato Olivi-Viola, sul quale lui si era astenuto al momento del voto in Commissione. Il consigliere ha giudicato positivo l’inasprimento delle sanzioni, e si è poi soffermato sulla questione delle Asuc. Poiché i giacimenti sono per lo più di proprietà di Asuc, proprio queste a suo avviso avrebbero dovuto essere i soggetti più titolati per la migliore valorizzazione migliore delle cave. I limiti che il testo ora pone a questa valorizzazione, contraddicono i principi contenuti nella stessa legge sugli usi civici. Non si capisce, secondo Degasperi, perché le Asuc non hanno bisogno del tutore quando si tratta di prati e boschi mentre si prevede che l’abbiano nel caso delle cave di porfido. E ha aggiunto che le Asuc vengono sì coinvolte nel processo decisionale, ma si tratta sempre di un coinvolgimento sotto tutela. Bene comunque, ha proseguito, anche se ancora insufficiente, il passo avanti compiuto con gli ultimi emendamenti Olivi-Viola, con cui le Asuc vengono inserite nel comitato che decide i canoni da applicare. Quanto infine alla critica sullì’eccessiva burocratizzazione, sicuramente qualche aggravio Degasperi ha riconosciuto che c’è. La Provincia di Bolzano ha una legge di 13 articoli distribuiti su 5 facciate, ma il Trentino, dove esistono anche le Asuc, ha bisogno di un maggior numero di norme: su questo punto il consigliere ha sospeso il giudizio. “Vedremo – ha concluso – se l’appesantimento contribuirà a risanare il settore o avvantaggerà solo gli avvocati”.

L’assessore Olivi ha concluso asupicando di poter entrare domani nel merito dell’articolato e di arrivare a chiudere con il voto l’esame della legge. “Non c’è stata – ha precisato – alcuna ansia da prestazione legislativa”. Questo ddl nasce dalla convinzione che ci sia bisogno di una scossa, senza il timore per questo di cambiare qualche prassi e di puntare alla qualità della filiera il cui valore economico e sociale non deve essere disperso. “Abbiamo speso tante ore a discutere con i protagonisti e destinatari di questo lavoro. Lo sforzo – ha commentato Olivi – non è stato inutile nè dispersivo. Si è trattato piuttosto di un investimento perché la giornata di domani ci consenta di arrivare al voto”. “Esiste, ha continuato l’assessore, un momento per ascoltare, un momento per conoscere e approfondire, ma anche un momento per decidere”. Sul fatto che qualcuno ritiene che questa legge aumenti la burocrazia, Olivi ha sottolineato che “il settore del porfido trentino aveva bisogno di regole”. Regole che non vanno confuse con la burocrazia: regole che tutelano la qualità del lavoro, dei lavoratori e la sicurezza, facendo cooperare gli enti locali con un sistema che dia certezza agli imprenditori. Senza regole aumentano i rischi di opacità. Si tratta di vincere, per Olivi, la sfida dell’innovazione e della qualità. “Quello che oggi abbiamo salvaguardato – ha sottolineato l’assessore – è un capitale su cui poi potremo investire, perché solo se le imprese saranno più strutturate e robuste sul piano organizzativo e delle risorse umane vinceranno questa sfida”. L’aver ad esempio previsto che il porfido sia lavorato in cava è a suo avviso un investimento perché chi dovrà partecipare alle gare trovi un sistema più maturo e responsabile. Infine Olivi ha risposto alle critiche sulle carenze di confronto intorno alla legge prima di arrivare in aula. “Occorre probabilmente cambiare metodo – ha osservato – perché esiste un problema di rappresentanza che il Trentino deve affrontare quando si devono consultare i corpi intermedi. E perché chi ha ruoli di rappresentanza deve impegnarsi con le sitituzioni non solo per chiedere ma anche per proporre qualcosa”. L’assessore ha concluso affermando che una legge non è buona perché gode di un consenso preventivo, ma se serve a cambiare qualcosa in meglio, se spiunge a crescere in qualità e a fare alleanze: “questo è il consenso che cerchiamo – ha ribadito – non quello di domani mattina. Perché tra qualche anno dovremo poter dire che abbiamo attraversato una strettoia difficile, ma per investire sul futuro”.

 

 

 

 

In allegato il comunicato stampa:

Consiglio Pat

 

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Comuni trentini) – Solidarietà al Sindaco di Mori Stefano Barozzi. In apertura dei lavori il Vice Presidente del Cal Alessandro Betta, che sostituiva il Presidente Paride Gianmoena assente per impegni famigliari, ha espresso a nome di Comuni e Comunità solidarietà al Sindaco di Mori Stefano Barozzi messo nel mirino della violenta protesta di ieri sul Vallotomo.

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Impiego sostenibile dei prodotti fitosanitari
Parere favorevole con osservazioni

Il Consiglio delle autonomie locali ha dato parere favorevole, con osservazioni, alla proposta di delibera della Giunta provinciale concernente “Approvazione delle “Misure per l’impiego sostenibile dei prodotti fitosanitari nelle aree frequentate dalla popolazione o da gruppi vulnerabili” ai sensi della Misura A.5.6 del Piano d’azione nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (Pan)”. I lavori sono stati introdotti dall’Assessora del Cal Laura Ricci, che ha sottolineato l’importanza del tema e la necessità di un regolamento a tutela della salute pubblica. Un regolamento che esce rafforzato, grazie alle osservazioni portate dal contributo del Consiglio delle autonomie. Un lavoro impegnativo e finalizzato all’integrazione tra agricoltura e vivibilità dei territori. “Il regolamento punta proprio a questo” ha evidenziato l’Assessore provinciale all’Agricoltura Michele Dallapiccola assieme al collega Luca Zeni. Le sollecitazioni sono state accolte in toto accogliendo anche suggerimenti arrivati dall’Assessorato alla sanità.

I luoghi sensibili che necessitano di grande attenzione sono i parchi, le zone sportive e ricreative, le scuole per l’infanzia, gli istituti scolastici, le strutture sanitarie e quelle socio-assistenziali con una distanza delle operazioni a 30 metri. Il regolamento prevede anche il rispetto di distanze e orari per gli edifici privati. Sulle ciclabili, tanto per fare un esempio, l’orario va dalle 21.00 alle 7.00. Per le operazioni nelle serre, le osservazioni emerse dall’aula, auspicano che il regolamento recepisca la necessità di limitare le operazioni con fitofarmaci solo in ambienti chiusi. Il Sindaco di Baselga di Pinè Ugo Grisenti ha evidenziato come nella zona della Faida lo scorso anno in 90 giorni siano stati effettuati 81 trattamenti. Per questo ha chiesto libertà di orario e la chiusura dei tunnel. Il tutto a favore della vivibilità dei cittadini. In merito l’Assessore Dallapiccola ha assicurato la sua piena disponibilità a trovare una soluzione. Sulla stessa linea si è trovato l’Assessore Zeni che ha rimarcato la facoltà dei Comuni a intervenire sul regolamento in maniera ancora più restrittiva. Sulle sanzioni è stato deciso di applicare la normativa provinciale.

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Misure di conservazione specifiche della Zona di protezione speciale
Parere favorevole

Il Cal ha detto sì alla proposta di delibera della Giunta provinciale concernente “Adozione delle misure di conservazione specifiche della Zona di protezione speciale (Zps) IT3120157 “Stelvio, ai sensi degli artt. 44 sexies e 114 ter della L.P. 23 maggio 2007, n. 11, ed in attuazione della direttiva 2009/147/Cee “Uccelli””. L’argomento è stato approfondito dall’Assessore del Cal Stefano Moltrer. La delibera si propone la conservazione degli uccelli e fa seguito alle direttive europee e alle competenze provinciali in base alla legge 11 del 2007. In particolare le misure di conservazione riguardano un’area che ha valore comunitario. Si prevede possano essere aggiornate direttamente in seguito a monitoraggio e nuovi risultati scientifici. Uno studio specifico, inoltre, ha analizzato eventuali minacce per evitare il degrado.

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Regolamento urbanistico-edilizio provinciale
Illustrazione

Nella riunione odierna del Cal l’Assessore provinciale alla coesione territoriale, urbanistica, enti locali ed edilizia abitativa Carlo Daldoss ha illustrato una serie di proposte di delibera della Giunta provinciale e precisamente “Approvazione del regolamento urbanistico-edilizio provinciale”; “Disposizioni attuative della legge provinciale per il governo del territorio 2015 in materia di distanze” e “Approvazione della documentazione essenziale e della documentazione ulteriore per il procedimento edilizio e per il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica ai sensi dell’articolo 74, comma 1, lettera j della legge provinciale 4 agosto 2015, n. 15 (legge provinciale per il governo del territorio) e dell’articolo 66 del regolamento urbanistico-edilizio provinciale”.
La materia, è stata introdotta dall’Assessore del Cal Alessandro Andreatta che ha ricordato come la scorsa settimana sia stata oggetto di un incontro specifico con la Giunta. Andreatta ha sottolineato l’importanza dell’incontro di oggi per arrivare a una definizione finale del documento. Un passaggio fondamentale lo ha definito. “Si tratta di una proposta aperta”: ha rimarcato Daldoss che ha precisato come i contenuti del regolamento siano frutto degli incontri del “Tavolo permanente dell’Urbanistica”, composto dalle istituzioni, dal Consorzio dei Comuni Trentini, ma anche da associazioni, ordini e collegi professionali, tecnici comunali, categorie economiche del settore edile. Il regolamento dà attuazione alla legge provinciale per il governo del territorio nell’obiettivo di revisione del quadro normativo indicato dalla legge provinciale.

Il tutto in un’ottica di semplificazione, riduzione del consumo del suolo e riqualificazione del patrimonio edilizio esistente. Deriva da un principio generale che intende mutuate le buone pratiche già in essere in alcuni Comuni. Con il regolamento si vuole evitare la frammentazione della disciplina puntando ad un assetto organizzativo coordinato dei soggetti che governano il territorio. Si punta, inoltre, a tempi certi e allo snellimento dei procedimenti edilizia. Si è lavorato sui termini che definiscono il settore (altezza, volumi, superficie etc.) per dare uniformità alla materia in tutte le valutazioni. Un altro aspetto riguarda la chiarezza sulle ristrutturazioni, con qualche difficoltà interpretativa da parte dei Comuni. Vengono definite anche le distanze tra gli edifici: sono di 10 metri per gli edifici alti fino a 10 metri e di 12 per chi supera tale soglia. Rivisti anche aspetti di ordine procedurale con nuovi criteri per le commissioni edilizie. Nel complesso il regolamento affronta anche aspetti come le scelte che i Comuni vanno a fare su opere infrastrutturali assenti nei Piani Regolatori.

Ci sono innovazioni anche sull’applicazione degli oneri di concessione relativi, per esempio, a aree di parcheggio. Le previsioni della proposta di regolamento si incrociano con la necessità di arrivare velocemente sui tempi previsti dalla Legge Madia. Si tratta di una piccola rivoluzione che mette a regime la possibilità per il cittadino di avere un unico interlocutore nel Comune, che si farà carico di raccogliere i pareri necessari per definire la pratica edilizia. Ciò comporterà l’eliminazione di una serie di delibere attuative semplificando l’iter. “Il regolamento – ha voluto ricordare Andreatta – discende da una Legge che richiama al risparmio del suolo e alla semplificazione. In merito ci aspettiamo una reale semplificazione. Mi preoccupa – ha aggiunto – una tempistica che appare insufficiente se riferita ad un solo anno per la sua adozione”. Andreatta ha sollevato anche la questione della fase transitoria, da affrontare evitando la confusione. Gli interventi dell’aula sono stati puntuali e anticipano approfondimenti che verranno posti all’attenzione della Pat nelle prossime settimane.

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Sospensione delle procedure di selezione per l’assegnazione dei posteggi su aree pubbliche
Parere favorevole

Il Consiglio delle autonomie locali ha dato parere favorevole alla proposta di delibera della Giunta provinciale concernente “Sospensione delle procedure di selezione per l’assegnazione dei posteggi su aree pubbliche e delle ulteriori indicazioni interpretative stabilite con deliberazione della Giunta provinciale n. 1936 del 4 novembre 2016”. Il tutto fa riferimento al documento delle Regioni e Province Autonome per l’attuazione dell’intesa della Conferenza Unificata del 2012. Per garantire omogeneità di gestione e procedure le scadenze delle concessioni per commercio su aree pubbliche con Legge 244 del 2016 sono state allineate al 31 dicembre del 2018. La sospensione è dovuta alle indicazioni dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che ha ritenuto eccessiva la durata fino a 12 anni delle concessioni ed il peso dei requisiti di anzianità ed esperienza.

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Istituzione del nuovo Comune di Alta Val di Non
Respinta come da regolamento nonostante il maggior numero di voti favorevoli

Con 12 voti favorevoli, 11 astensioni e 2 non votanti, il Consiglio delle autonomie locali ha voluto manifestare il suo disagio, che non si riferisce al disegno di legge regionale concernente “Istituzione del nuovo Comune di Alta Val di Non mediante la fusione dei Comuni di Castelfondo, Fondo e Malosco”, ma alle recenti questioni sollevate dai Comuni limitrofi che contestano il nome “Alta val di Non” del nuovo Comune. Un voto che intende sollecitare maggiore chiarezza sullo sviluppo dell’intera questione. I consigli comunali di Fondo e Malosco avevano approvato la domanda di fusione rispettivamente con deliberazioni n. 38 e n. 20 di data 13 ottobre 2016. La stessa cosa aveva fatto il Comune di Castelfondo il 19 ottobre. Scelte confermate dal Referendum del 18 dicembre scorso. L’elezione del Sindaco e del Consiglio del nuovo Comune avverrà in una domenica compresa tra il 1° maggio e il 15 giugno 2020.

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Cause di ineleggibilità alla carica di Sindaco e Assessore
Parere favorevole

Il Cal ha detto sì al disegno di legge regionale n. 89 “”Modifiche alle Leggi Regionali 21 ottobre 1963 n. 29, 30 novembre 1994 n. 3 e 23 ottobre1998 n. 10 “Astensione dalle deliberazioni, cause di ineleggibilità alla carica di Sindaco, casi di incompatibilità alla carica di Sindaco e di Assessore””.
Il Disegno di Legge fa riferimento allo status di compagno o convivente che, nell’ambito dei diritti civili trascritti all’anagrafe, ormai si pone sullo stesso piano di diritti ed interessi del coniuge, vista la Legge 76 del 20 maggio scorso sulle Unioni Civili e Convivenze ”Legge Cirinnà”. In merito la normativa regionale non risulta aggiornata e prevede l‘astensione solo per la figura del coniuge derivante da matrimonio. La Proposta di Legge si pone l’obbietto di colmare questa lacuna facendo seguire, negli articoli, alla parola coniuge il termine “compagno o convivente registrati con unione civile o nello stato famiglia”.

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Elezione degli Organi delle Amministrazioni comunali
Parere negativo

In chiusura dei lavori è arrivato anche il parere negativo del Cal al disegno di legge regionale n. 90 “Disposizioni in materia di composizione ed elezione degli Organi delle Amministrazioni comunali”. Il Disegno di Legge prevede, tra l’altro, il ritorno alle 4 preferenze, l’elezione consiliare per il Sindaco nei comuni sopra i 3mila abitanti in Trentino e sopra i 15mila in alto Adige, eliminando così il ballottaggio, inoltre si prevede l’estensione del voto postale e un limite massimo di 9 anni per la carica di Sindaco e Assessore.

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Pat) – Grazie a questa iniziativa 48 lavoratori disabili di età superiore ai 45 anni e disoccupati possono per 5 mesi lavorare nel settore dei servizi ausiliari di tipo sociale a carattere temporaneo presso Enti locali o Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona, rivalutando le proprie potenzialità e al contempo offrendo compagnia, supporto e assistenza alle persone anziane in affiancamento al personale preposto. Rilanciare l’occupazione delle persone con disabilità in un momento di forte crisi del mercato del lavoro e al contempo offrire, in un’ottica di nuovo welfare sociale attivo, una risposta assistenziale alle esigenze emergenti sul territorio, non è cosa facile. A maggior ragione se gli interessati sono da una parte soggetti deboli che hanno superato i 45 anni di età e che fanno fatica ad entrare nel mercato del lavoro ordinario e dall’altra persone anziane con bisogno di assistenza. É questa però la sfida che l’Agenzia del Lavoro di Trento ha voluto intraprendere grazie all’innovativo progetto “Opportunità lavorative per persone disabili over 45” avviato nel corso del 2016 e finanziato con risorse dell’Agenzia stessa.

“A pochi mesi dall’avvio di questa prima sperimentazione i risultati sono più che positivi – conferma Antonella Chiusole, dirigente generale dell’Agenzia del Lavoro – Al momento ci sono 48 lavoratori assunti con contratto e già stiamo pensando ad una prossima edizione. Un intervento che certamente è in controtendenza con quella che è l’attuale stagnazione del mercato del lavoro e che mira ad offrire opportunità lavorative ad una fascia particolarmente debole a livello occupazionale, ovvero quella disabile, che a fine 2015 vedeva iscritte alle liste di collocamento mirato previsto dalla legge 68/99 2.543 persone, il 60% del totale con età superiore a 45 anni e il 63% del totale con un’anzianità di disoccupazione superiore ai 24 mesi. Al contempo questo progetto intende accrescere le competenze dei partecipanti, contribuendo allo sviluppo della loro professionalità in un settore, quello dei servizi alla persona, che potrebbe costituire un possibile sbocco professionale, in aggiunta alle altre opportunità lavorative presso le imprese soggette agli obblighi della legge 68/99”.

Non solo. Indirettamente l’iniziativa contrasta l’isolamento sociale a cui spesso la persona priva di occupazione, ancor più se disabile, è facilmente esposta. Essere attivi dal punto di vista lavorativo, infatti, è il modo più immediato per sentirsi socialmente accettato e migliorare la propria autostima. Senza dimenticare che l’indipendenza economica per una persona con disabilità può rappresentare una conquista umana e sociale che ha un “doppio valore”, sia perché permette al soggetto interessato di non gravare pesantemente sulla situazione della propria famiglia, sia perché consente di raggiungere, nella maggioranza dei casi dei soggetti coinvolti, il minimo livello contributivo utile ai fini pensionistici.

Per la sperimentazione sono state investite risorse per un totale di 226.502,00 Euro e sono stati coinvolti 24 Enti su tutto il territorio provinciale, tra cui 14 Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona, 5 Comuni e 5 Comunità di Valle. In tutto si tratta di 72 opportunità lavorative messe a disposizione, 24 delle quali purtroppo non coperte causa la mancanza di lavoratori disponibili (per varie cause, come la difficoltà di spostamento soprattutto nelle zone periferiche, assenza dei requisiti richiesti o ritiri dell’ultimo minuto).

Avviatosi concretamente lo scorso dicembre, per tutto il 2016 il progetto ha visto distinte fasi, a cominciare dall’indagine preliminare per individuare a livello territoriale l’interesse di Comuni ed Enti ad avviare il servizio previsto. A seguito di un pubblico avviso sono giunte all’Agenzia del Lavoro 111 domande di adesione, 90 delle quali giunte alla fase di colloquio e 72 risultate idonee secondo una serie di requisiti: essere iscritti nell’elenco dei disabili della provincia di Trento di cui alla legge 68/99, aver compiuto 45 anni d’età, essere privi di occupazione, avere un’anzianità di disoccupazione di almeno 12 mesi, essere in possesso di un profilo lavorativo o appartenere alla fase transitoria (persone che sono state iscritte nell’elenco prima del 31/05/2002), non essere iscritto nelle liste di mobilità (l. 223/91). Nell’assegnazione delle opportunità lavorative si è tenuto conto, oltre che della posizione in graduatoria, anche dei criteri esposti nel bando quali la vicinanza al posto di lavoro, la compatibilità con le mansioni da svolgere, la disponibilità e le richieste degli specifici Enti interessati. A parità di punteggio è stata data priorità al candidato con maggiore età e tutti i selezionati, prima di iniziare la propria pratica, hanno partecipato ad un percorso formativo obbligatorio per l’avviamento al lavoro, attuato con la collaborazione dell’A.p.s.p. Civica di Trento.

I lavoratori, assunti regolarmente con contratto previsto per l’intervento 19 del Documento di politica del lavoro, sono attualmente 48 e sono impiegati per 5 mesi con orario part-time di circa 24 ore settimanali nel settore dei servizi ausiliari di tipo sociale a carattere temporaneo presso Enti locali o Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona. Le mansioni da svolgere sono naturalmente compatibili con la situazione della disabilità e delle potenzialità lavorative e sono svolte in affiancamento e non in sostituzione del personale ad esse istituzionalmente preposto. Ad esempio, presso la sede delle strutture e degli enti coinvolti, gli interessati svolgono attività di accompagnamento, supporto alle attività di animazione, assistenza al momento dei pasti, attività di ascolto e compagnia, raccolta, ritiro, distribuzione e lettura della posta, presidio e sorveglianza degli ambienti nei quali si radunano gli ospiti oppure negli spazi aperti al pubblico inerenti la struttura. A domicilio, invece, il sostegno può concretizzarsi in attività di assistenza, accompagnamento per necessità personali e di svago alla persona anziana oppure nella semplice compagnia, aiuto per il disbrigo di pratiche burocratiche e altre piccole incombenze quotidiane, come fare la spesa o andare alla posta.

 

Visto il successo dell’iniziativa, l’Agenzia del Lavoro di Trento già sta pensando di attivare una seconda edizione del progetto migliorando “pro futuro” alcune criticità che si sono presentate alla prima esperienza.

 

Il progetto “Opportunità lavorative per persone disabili over 45” in cifre.

111 le domande pervenute, 90 le persone ai colloqui di selezione, delle quali 72 risultate idonee

24 Enti hanno aderito al progetto: 14 Apsp, 5 Comunità di Valle, 5 Comuni

72 opportunità lavorative messe a disposizione, 24 delle quali non coperte

48 persone avviate

17 enti effettivamente coinvolti: 11 Apsp, 4 Comunità di Valle, 2 Comuni

 

 

 

 

 

Foto: da comunicato stampa

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Uil Trentino) – Nella riunione odierna in Apran ci è stata presentata tale e quale l’ipotesi di accordo precedente, già da noi discussa e non condivisa nelle varie riunioni tenutesi nel mese di gennaio 2017, in quanto peggiorativa di istituti economici già definiti dal contratto da noi sottoscritto il 06 Dicembre 2016 come ad esempio impedendo il riconoscimento di una fascia a tutti come previsto dall’art.13 e 16, e diminuendo  per le Cat. Bs. e Ds lo stipendio tabellare già erogato in gennaio. Alla nostra richiesta di discutere in via prioritaria ed esclusiva dell’applicazione dell’art. 13 del contratto, il Presidente dell’Apran si è rifiutato di accogliere la nostra proposta e ha deciso di far firmare la sua vecchia ipotesi di accordo ai soli sindacati minoritari senza che Lui e la delegazione Apran provvedesse a sottoscriverla!

Così come si è rifiutato di fronte alle nostre rimostranze di far firmare anche ai sindacati maggioritari una ipotesi di accordo sulla loro proposta da mettere a firma in Apran entro venerdì e verificare poi quale delle due proposte di accordo avrebbe avuto la maggioranza! Pertanto sarà nostra cura ripresentare domani, e per l’ennesima volta, la nostra proposta migliorativa, debitamente da noi sottoscritta e che il presidente dell’Apran e le altre organizzazioni sindacali entro venerdì, se vogliono anche prima, possono firmare e così permettere di erogare con lo stipendio di febbraio 2017 una fascia in più a tutto il personale e con gli arretrati dal primo maggio 2016. Se non avremmo riscontro positivo alla nostra richiesta non escludiamo di adottare tutte le azioni necessarie mobilitazione compresa.

 

Segretario provinciale UilFpl sanità

Ettore Tabarelli

 

Coordinatore Nursing up Trento

Cesare Hoffer

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: FpCgil-CislFp-Fenalp) – I sindacati Fp Cgil, Cisl Fp e Fenalt, su mandato dell’assemblea unitaria tenuta nei giorni scorsi con una buona partecipazione di lavoratori, hanno deciso oggi di cercare di uscire dall’impasse che sta tenendo bloccate le progressioni economiche (o fasce) di tutti i lavoratori dell’Azienda sanitaria, sottoscrivendo la proposta portata al tavolo da Apran. Tale proposta consente di attribuire le fasce economiche ai lavoratori a far data dall’1 maggio 2016, quindi anche con qualche arretrato, a tutti i lavoratori in servizio al 30 aprile 2016 e con un’anzianità di almeno 5 anni con valutazione positiva. L’accordo prevede inoltre degli impegni precisi a portare avanti le altre rivendicazioni dei lavoratori che sono di altrettanta importanza, come un ulteriore aumento per colmare la differenza che c’è con le autonomie locali, il rimborso dell’iscrizione agli albi professionali e l’avvio dei processi di riqualificazione degli oss e di omogeneizzazione contrattuale dei profili di operaio, tecnico e amministrativo.

Su questi impegni vi è stato anche da parte del presidente dell’Apran, Bolego, un impegno a proseguire in un’applicazione rispondente alle reali priorità dei lavoratori, a partire ovviamente da quelle dei lavoratori dei livelli più bassi. Nursing Up e Uil Sanità si sono anche questa volta rifiutati di confrontarsi con le altre sigle sindacali e hanno deciso di non sottoscrivere l’ipotesi di accordo dell’Apran, almeno fino ad ora; lo stesso accordo resterà in giacenza presso gli uffici dell’Apran per 5 giorni. Pare ovvio che senza la sottoscrizione da parte della maggioranza dei sindacati, l’ipotesi non si renderà efficace e quindi non saranno applicati i passaggi di fascia e le altre nostre rivendicazioni. Ci auguriamo quindi che anche Uil e Nursing Up riprendano un atteggiamento costruttivo e sottoscrivano l’accordo.

 

 

 

 

 

In allegato il comunicato stampa:

2017-02-01 Comunicato stampa unitario Fp Cgil, Cisl Fp, Fenalt
Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Franco Panizza) – “Abbiamo convintamente sostenuto l’anticipo della legge. Tuttavia resta sul tappeto la questione di una semplificazione della catena di comando nelle situazioni d’emergenza. Si deve dare la regia alle regioni, così come avevo ribadito anche la scorsa settimana alla presenza del Presidente Gentiloni.” Così il segretario politico del Patt, sen. Franco Panizza intervenendo in aula durante la discussione sulla legge di riordino della protezione civile. “È positivo – ha detto ancora Panizza – che il Senato abbia dato priorità all’approvazione di questo provvedimento, in virtù di quanto accaduto nel centro Italia. Il riordino delle funzioni, che sono il cuore della riforma, deve certamente assicurare un coordinamento centrale delle strutture e delle risorse umane, ma non può essere soggetto ad una logica centralista.

Come autonomisti abbiamo presentato un emendamento perché preoccupati dalla previsione che la legge delega porti ad una omogeneizzazione su base nazionale di terminologie e codici, anche in relazione alla redazione dei Piani di protezione civile. Auspico che il Governo lo accolga o che, in alternativa, si impegni perché nei decreti attuativi sia garantito il rispetto delle prerogative attribuite alle province autonome. Sul piano più generale – ha insistito Panizza – persiste un tema legato alla catena di comando, con troppi soggetti chiamati a confrontarsi prima di poter agire. Occorre costruire un meccanismo più snello, che metta al centro le regioni con compiti di guida e coordinamento e dove si definiscano con precisione il ruolo dei comuni, delle prefetture e della Dicomac.

Un punto questo, che è stato affrontato anche in Conferenza Stato-Regioni: anche in quella sede il Trentino, che ha responsabilità di coordinare la Protezione Civile nazionale, ha chiesto che siano i presidenti delle Regioni e delle Province Autonome a relazionarsi con i sindaci e a coordinare le emergenze, in accordo con i prefetti. Panizza poi si è voluto soffermare sul tema della ricostruzione: “bisogna costruire un meccanismo in equilibrio tra efficacia dei lavori e garanzie massime per contrastare possibili tentativi di infiltrazione di soggetti interessati a speculare sulla ricostruzione. In passato abbiamo visto come la velocità degli interventi non garantisca la trasparenza e come la trasparenza produca lungaggini burocratiche, incertezze, lentezza.”

Infine il senatore del Patt ha voluto ricordare all’aula il contributo della Protezione Civile del Trentino, che “sta operando con grande generosità e competenza. È dal 24 agosto che siamo impegnati con i nostri uomini, i mezzi, le competenze e una rete di volontari che da ogni Valle continuano a giungere, a turni, nel centro Italia. A loro, come ai tanti volontari, vigili del fuoco, operatori del soccorso alpino che si sono spesi e che si stanno spendendo, va il nostro più sentito ringraziamento.”

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Comune Trento) – La scadenza per partecipare alla seconda asta pubblica per l’alienazione dell’ex Ostello della Gioventù di via Manzoni è fissata alle ore 12 di mercoledì 8 febbraio. Il complesso si articola in due fabbricati: l’uno, prima Albergo Ancora e poi Ostello della Gioventù, con ingresso principale da via Manzoni e al quale si accede tramite una corte interna ad uso esclusivo e protetta da una recinzione, ha sempre avuto destinazione ricettiva, l’altro, con ingresso da via S. Martino, è invece sempre stato destinato ad alloggi di servizio. Il Comune pone in vendita il complesso distinguendolo in due lotti:

1. prezzo a base d’asta per il fabbricato in p.ed. 990 e 991 (Ex Ostello) 2.196.000 euro;
2. prezzo a base d’asta per il fabbricato in p.ed. 989 (alloggi di servizio), 624.000 euro.

Il testo completo del bando di gara e i relativi allegati, fra cui anche due filmati, sono pubblicati nella sezione Bandi di gara del sito istituzionale.

 

 

 

 

In allegato il comunicato stampa:

20170201_Ostello

 

 

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: avv Alexander Schuster) – Cassazione: matrimonio trascritto fra due donne è inattaccabile. La decisione di Napoli sul caso di Giuseppina La Delfa diviene definitiva. Con la sentenza n. 2487 del 31 gennaio 2017 la Corte di Cassazione, I sez. civ. ha rigettato, in quanto improcedibile, il ricorso del Comune di Santo Stefano del Sole contro la decisione della Corte di appello di Napoli del 7 luglio 2015 con la quale, in riforma del decreto del Tribunale di Avvelino, si ordinava al Comune di trascrivere il matrimonio celebrato in Francia fra Giuseppina La Delfa e Raphaelle Hoedts. Entrambe sono cittadine francesi, La Delfa è anche cittadina italiana. Con questa sentenza l’Italia ha riconosciuto, con efficacia di giudicato, il primo matrimonio fra due persone dello stesso sesso. Si tratta del primo caso.

La Corte di appello aveva affermato che l’Italia non poteva togliere i diritti che uno Stato dell’Unione attribuisce ai propri cittadini, esprimendosi in questi termini: «Né può configurarsi una disparità di trattamento per così dire “a contrario” nel senso che il matrimonio same sex di cittadini stranieri avrebbe maggiore tutela (allo stato inesistente) delle coppie omoaffettive italiane, perché la deteriore situazione di queste ultime è attribuibile solo all’inerzia del legislatore italiano più volte ammonito e sollecitato a legiferare in materia; in altri termini e semplificando la questione sarebbe proponibile se si volessero aggiungere diritti ai discriminati e non per disconoscerli a chi li ha secondo la legislazione dello Stato di cittadinanza dell’Unione». Il decreto è disponibile a questo link.

Il ricorso dell’Avvocatura dello Stato contestava integralmente la decisione della corte partenopea e chiedeva che fosse cassata. Di diverso avviso la Cassazione, che ieri ha «dichiara[to] improcedibile il ricorso principale, inefficace l’incidentale e condanna il ricorrente alle spese relative al presente giudizio di legittimità, liquidate in euro 4.200,00, di cui 200,00 per compensi, oltre accessori di legge». Per Giuseppina La Delfa, co-fondatrice dell’associazione Famiglie arcobaleno, si tratta di una vittoria importante per la loro famiglia: «Questa notizia è importante per noi poiché significa la fine delle battaglie giuridiche per il riconoscimento del nostro matrimonio in ITALIA. Anni di lotte, di spese, di preoccupazioni per potere finalmente e definitivamente poter dirsi sposate come lo siamo effettivamente da quasi quattro anni, dopo più di trent’anni di convivenza. L’accanimento dello Stato italiano a non riconoscere l’uguaglianza di tutti i suoi cittadini di fronte alle leggi rimane per noi incomprensibile. Oggi come straniere godiamo di più diritti delle coppie omosessuali italiane. Speriamo che questo paradosso possa essere d’aiuto ai nostri amici italiani e agevolare loro la strada verso la piena eguaglianza».

Per l’avv. Alexander Schuster, che ha seguito la famiglia sin dall’inizio, è una conferma importante: «Che questo matrimonio andasse trascritto sin da subito è un fatto ora acclarato e incontestabile nell’ordinamento italiano. Ciò dimostra che il diritto italiano non è impenetrabile al riconoscimento di matrimoni fra due persone dello stesso genere e questo dato è assai importante». Il fatto che la Cassazione abbia deciso in punta di diritto, senza entrare nel merito, è «scelta maturata in quasi sette mesi dall’udienza del 15 luglio, il che rende evidente la riflessione che sta dietro questa decisione della Suprema Corte». Il Comune è stato condannato, altresì, la pagamento delle spese di lite per un totale, oneri inclusi di € 6.128,30, un chiaro segnale, dopo analoga decisione della Corte di appello di Napoli del 2016 in merito all’illegittimo diniego di trascrivere le adozioni reciproche della stessa coppia (link all’ordinanza). «Un chiaro monito affinché l’Avvocatura dello Stato smetta di opporsi sempre e comunque ai diritti reclamati da cittadini italiani, ingenerando spese che poche famiglia possono sostenere», osserva l’avv. Schuster.

I tre gradi di giudizio sono stati curati dallo studio legale avv. Alexander Schuster, con la preziosa collaborazione dell’avv. Giuseppe di Meo del Foro di Avellino, patrocinante in Cassazione. La sentenza n. 2487/2017 sarà resa disponibile nelle prossime ore, in forma anonima, sul sito dello studio Schuster www.schuster.pro. Seguirà a breve altresì un commento più tecnico sugli aspetti processuali della vicenda e i margini che potrebbero residuare per eventuali seguiti della vicenda giudiziaria.

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