OPINIONEWS

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Cgil del Trentino) – Mobilitazione contro la disdetta del contratto integrativo. Presidio davanti a Confindustria Trento e conferenza stampa alle 11.30. Venerdì prossimo, 24 marzo, i lavoratori del porfido incrociano le braccia per otto ore per protestare contro la disdetta unilaterale del contratto integrativo di settore.

Lo sciopero, indetto unitariamente da Fillea e Filca, si svolge in concomitanza con il primo incontro tra le parti sociali per l’avvio della trattativa sul rinnovo. I sindacati arrivano al tavolo di confronto con Confindustria Trento, Associazione Artigiani e Federazione della Cooperazione con una richiesta netta: ritirare subito la disdetta dell’accordo integrativo. Solo sulla base di questo passo indietro, per Fillea e Filca, si potrà aprire il confronto.

Per dare sostegno a questa posizione i lavoratori saranno in presidio davanti alla sede di Confindustria Trento (dove è in programma l’incontro tra le parti sociali) a partire dalle 9.00. Alle 11.30 è in programma una conferenza stampa davanti a Palazzo Stella.

Come noto le associazioni datoriali (Confindustria Trento, Associazione Artigiani, Federazione della Cooperazione) hanno comunicato a metà dicembre la decisione di disdettare, dal 1° giugno 2017, l’attuale integrativo, vigente dal 2004. Una decisione unilaterale che incide fortemente sulle condizioni salariali, ma non solo dei cavatori. Senza l’integrativo la loro busta paga avrà circa 500 euro in meno ogni mese.

 

 

 

In allegato il comunicato stampa:

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Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Crctu, Centro ricerca consumatori tutela utenti – Trento) – In allegato il comunicato stampa:

 

Relazione CRTCU 2016

 

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Istat, Istituto nazionale di statistica) – In occasione della Giornata mondiale dell’acqua, istituita dall’Onu e celebrata ogni 22 marzo, l’Istat fornisce un quadro di sintesi delle principali statistiche sulle risorse idriche.

A livello nazionale, nel periodo 2001-2010 si è mediamente registrato un aumento di circa il 6% della quantità di risorse idriche rinnovabili rispetto ai trent’anni precedenti (1971-2000).

La media della precipitazione totale nel periodo 2001-2010 è superiore dell’1,8% al valore del trentennio 1971-2000. Il deflusso totale medio complessivo a mare dei corsi d’acqua e delle acque sotterranee è stato, in media annua, di 123 miliardi di metri cubi nel decennio 2001-2010, in leggero aumento (+6%) rispetto al trentennio 1971-2000 (116 miliardi di metri cubi).

A partire dagli anni ’80 i ghiacciai alpini sono in graduale regresso, culminato nel 2007 con il 99% dei ghiacciai monitorati in ritiro, quota che è ridiscesa nel 2014 all’88%.

Dei circa 250 km3 di ghiaccio presenti sulle Alpi al culmine della Piccola età glaciale (Anni 1820-1850) ne restavano circa 150 km3 negli anni ‘70 e soltanto 80 km3 nel 2011. Il ghiaccio perso sull’arco alpino dagli anni ’80 a oggi corrisponde, in termini di volume d’acqua, a circa quattro volte la capacità del Lago Maggiore.

 

 

In allegato le tabelle grafiche contenute nel comunicato stampa:

 

 

 

 

 

 

I prelievi di acqua effettuati nel 2012 sono stati destinati per il 46,8% all’irrigazione delle coltivazioni, per il 27,8% a usi civili, per il 17,8% a usi industriali, per il 4,7 % alla produzione di energia termoelettrica e per il restante 2,9% alla zootecnia.

Il volume di acqua erogata agli utenti delle reti di distribuzione dell’acqua potabile dei comuni capoluogo di provincia è stato di 1,63 chilometri cubi nel 2015 (circa dieci volte la capacità massima dell’invaso del Vajont), che corrisponde a un consumo giornaliero di 245 litri per abitante (23 litri in meno rispetto al 2012).

Nel 2015 è andato disperso il 38,2% dell’acqua immessa nelle reti di distribuzione dell’acqua potabile dei comuni capoluogo di provincia (dal 35,6% del 2012), non raggiungendo pertanto gli utenti finali.

La perdita giornaliera reale, al netto degli errori di misurazione e degli allacciamenti abusivi, ammonta a circa 50 m3 per ciascun chilometro delle reti di distribuzione: un volume che, stimando un consumo medio di 89 metri cubi annui per abitante, soddisferebbe le esigenze idriche di un anno di 10,4 milioni persone.

Nel 2016, il 9,4% delle famiglie italiane lamenta un’erogazione irregolare dell’acqua nelle abitazioni, una percentuale comunque in diminuzione rispetto al 2002 (14,7%), ma che assume ancora valori pari a 37,5% in Calabria, 29,3% in Sicilia e 17,9% in Abruzzo.

Come nell’anno precedente, anche nel 2016 tre famiglie su dieci dichiarano di non fidarsi a bere acqua dal rubinetto.

Nel 2015 risultano balneabili oltre due terzi delle coste italiane (67,2%). Il restante 32,8% si trova in zone destinate a specifiche attività che ne escludono la balneabilità, oppure presenta rischi per motivi igienico-sanitari o di sicurezza. Rispetto agli anni precedenti non si riscontrano vriazioni significative.

Il 91,9% delle acque di balneazione vanta una qualità eccellente nel 2015, in significativo miglioramento rispetto al 2013 (85,8%). La quota più elevata si registra in Puglia (99,4 da 85,4% del 2013), la più bassa in Abruzzo (59,6% da 53,2% del 2013).

Sono 2.253 nel 2014 le imprese coinvolte nelle attività di “raccolta, trattamento e fornitura di acqua” e nella “gestione delle reti fognarie”, (di cui rispettivamente il 37,4% nella prima attività e il 62,6% nella seconda). I due settori impiegano circa 39mila occupati, lo 0,35% del totale degli occupati delle imprese italiane.

 

 

 

 

In allegato il documento contenuto nel comunicato stampa:

Focus acque
Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Coldiretti) – L’inverno climatologico che si è chiuso con il 24% di pioggia in meno è solo l’ultimo segnale dei profondi cambiamenti nella disponibilità di acqua e nella distribuzione della pioggia in Italia con la tendenza alla tropicalizzazione del clima che ha provocato danni alla produzione agricola nazionale, alle strutture e alle infrastrutture per più di 14 miliardi di euro nel corso di un decennio.

E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che la giornata mondiale dell’acqua si “festeggia” con l’Italia a secco per la mancanza di precipitazioni. Il fiume Po è in magra come ad agosto con il livello idrometrico che al Ponte della Becca che misura -2,7 metri, un metro piu’ basso dello scorso anno, ma la situazione di difficoltà in cui versa il Paese è evidente dai principali bacini idrografici.

Secondo l’ultimo monitoraggio della Coldiretti, lo stato di riempimento del lago Maggiore è al 51,5%, quello del Lago di Iseo al 22,1% quello del Lago di Como al 17,1% mentre piu’ positiva è la situazione del Garda con il 79,2%. Al Nord in Piemonte e in Emilia Romagna il volume complessivo delle risorse idriche disponibili è ai livelli minimi dal 2010, ma in difficoltà sono anche la Lombardia dove è già attivato da settimane l`Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici, il Trentino Alto Adige e il Veneto.

Nel resto della Penisola la situazione è a macchia di leopardo con Abruzzo, Basilicata e Sicilia, che segnalano le più basse disponibilità idriche degli ultimi anni. Siamo di fronte – precisa la Coldiretti – agli effetti dei cambiamenti climatici che si stanno manifestando con pesanti conseguenze sull’agricoltura italiana perché si moltiplicano gli sfasamenti stagionali e gli eventi estremi con precipitazioni brevi, ma intense e il repentino passaggio dal maltempo al sereno.

Siccità e forti piogge a carattere alluvionale rappresentano – sottolinea la Coldiretti – gli eventi climatici che si sono maggiormente abbattuti sulle Regioni italiane. La siccità – precisa la Coldiretti – rappresenta l’evento avverso più rilevante per l’agricoltura italiana in termini di danni economici a carico soprattutto delle produzioni, con due eventi gravi, nel 2003 e nel 2012, interessando maggiormente le aree del Nord e del Centro Italia. Per quanto riguarda i fenomeni precipitativi forti, i danni – continua la Coldiretti – riguardano sia le produzioni, sia le strutture e le infrastrutture, con rispettivamente il 30, 40 e 30% dei danni complessivi.

I cambiamenti climatici – osserva la Coldiretti – impongono una nuova sfida per le imprese agricole che devono interpretare le novità segnalate dalla meteorologia e gli effetti sui cicli delle colture, sulla gestione delle acque e sulla sicurezza del territorio. Servono – conclude la Coldiretti – interventi di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio delle acque, campagne di informazione ed educazione sull’uso corretto dell’acqua, un impegno per la diffusione di sistemi di irrigazione a basso consumo, ma anche ricerca e innovazione per lo sviluppo di coltivazioni a basso fabbisogno idrico.

 

 

 

 

 

Foto: archivio Pat

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(Fonte: Maurizio Fugatti) – In allegato l’interrogazione contenuta nel comunicato stampa:

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Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Museo storico del Trentino) – Durante la Grande Guerra, furono più di 100.000 i trentini trasferite in forma coatta dalle proprie abitazioni verso l’interno dell’Impero austro-ungarico e verso il Regno d’Italia. Una mostra – attraverso fotografie, documenti ed oggetti – racconta le lo storie. “Gli spostati. Profughi, Flüchtlinge, Uprchlíci 1914-1919” inaugurerà, con un nuovo allestimento, venerdì 24 marzo alle 18 alle Gallerie.

L’esposizione fa parte di un vasto progetto che ha visto nel 2015 la pubblicazione dell’opera in due volumi dal titolo Gli spostati. Profughi, Flüchtlinge, Uprchlíci 1914-1919, con il contributo della Presidenza del Consiglio provinciale, a cura del Laboratorio di storia di Rovereto, ma frutto della ricerca di decine e decine di collaboratori, che hanno permesso di recuperare i frammenti della memoria di quell’esperienza sparsi da un capo all’altro dell’Europa.

Questo racconto pubblico e collettivo è diventato una mostra (esposta per la prima volta nel 2015 a Rovereto) il cui allestimento è a cura dell’architetto Giovanni Marzari mentre il progetto grafico è di Giancarlo Stefanati.

Fra tutti gli oggetti che accompagnarono i trentini nei loro viaggi di andata e ritorno verso e dall’esilio, uno si mostra più degli altri: il baule. Perché chi poté averlo con sé vi sistemò le poche cose sue e dei suoi cari, lo tenne in gran conto sui treni e in terra straniera, lo riportò in patria, e lo conservò come memoria materiale di quell’esperienza. Quel baule, quei bauli, proprio per questo, sono oggi simbolo dei nostri profughi, impronte del loro essere e del loro andare; così come gli zainetti che attraversano il mare assieme a chi li porta sono il simbolo dei migranti di oggi.

Dentro furono conservate, e si trovano, le altre tracce degli “spostati” di quella prima guerra mondiale: numerose, indelebili, forti, nemiche di retoriche e strumentalizzazioni. Sono oggetti d’uso quotidiano, ma soprattutto fotografie e scritture, grazie alle quali quel “popolo scomparso” tentò di darsi ragione di un evento irragionevole che lo trascinava via dalle proprie terre e case e lo mescolava ad altri milioni di fuggiaschi da altre terre, ad altri popoli, ad altre culture, altre fedi, altre lingue.

Centomila furono i trentini esiliati dai due eserciti in lotta, quasi un terzo dell’intera popolazione, verso le regioni più settentrionali dell’Impero e quelle più meridionali del Regno; “scarmigliati” da un capo all’altro dell’Europa, divisi, spaesati, costretti dalla guerra totale a vivere negli immensi campi profughi (le famose “città di legno”), a vedersi trattati ovunque con diffidenza, da stranieri in patria. Infine, a guerra conclusa, rientrati nei loro paesi ormai ridotti a “cumuli di sassi e calce”.

Con quegli oggetti, quelle scritture autobiografiche, quegli autoritratti, scampati alle insidie del tempo e delle rimozioni, è costruita la mostra, così come il libro da cui è nata. Frammenti di memoria, segni di esistenza e resistenza, recuperati pazientemente e in ogni dove – dall’Italia all’Austria alla Boemia, in archivi pubblici e familiari – dalle mani di decine e decine di collaboratori e ricercatori; ricomposti e restituiti sotto forma di grande racconto visivo alla comunità che li ha prima prodotti e poi custoditi. Mostra e libro ad ammonire, anche, che fra gli “spostati” di ieri e quelli di oggi (che sono ormai più di sessanta milioni) c’è un filo di ricordo e di dolore che li accomuna.

 

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A cura di Fondazione Museo storico del Trentino e Laboratorio di Storia di Rovereto.

Con la collaborazione di Museo storico italiano della Guerra, Comune di Rovereto, Fondazione Museo civico Rovereto.
Con il contributo di Servizio Attività culturali della Provincia autonoma di Trento e Progetto Centenario Grande Guerra.

 

 

 

 

 

Foto: da comunicato stampa

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(Fonte: Ufficio stampa Pat) – Proseguono le iniziative messe in campo dal Dipartimento della Conoscenza in collaborazione con Iprase per accompagnare e condividere il piano di digitalizzazione della scuola trentina. Il terzo incontro dal titolo “Formazione e accompagnamento” si terrà venerdì 24 marzo 2017, dalle 14.30 alle 18.30, presso l’Istituto Comprensivo Valle dei Laghi-Dro. In questo appuntamento gli esperti si confronteranno sui temi della formazione docenti e sull’accompagnamento all’innovazione. Di seguito il programma:

 

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“Formazione e accompagnamento”

Istituto Comprensivo Valle dei Laghi-Dro, Venerdì 24 marzo 2017

 

ore 14,30- 16,15

Saluti istituzionali
Caffè Digitali per la formazione, Laura Biancato, Miur
Porte aperte sul Web: una comunità di pratica, Anna Nervo
Epict per la formazione docenti, Angela Sugliano
Competenze di Cittadinanza e creatività digitale nel Programma Operativo Nazionale, Christian di Maggio, Miur

 

ore 16,30-18,30 Workshop – Sessioni parallele

1. Organizzare un Caffè Digitale, Laura Biancato
2. Come avvicinare i docenti al digitale? Elisabetta Nanni
3. Le scuole trentine si raccontano
4.Gli attori di Epict si raccontano
5. Il sito scolastico tra istituzione e accessibilità, Anna Nervo

 

 

Per chi desidera l’attestato di partecipazione è necessario accreditarsi sul sito di Iprase: www.iprase.it

 

 

 

 

Locandina: da comunicato stampa

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Comune Trento) – Produttori agricoli. Il prossimo 31 marzo 2017 scade il termine per il pagamento del “Canone per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche” (Cosap) per i posteggi autorizzati ai produttori agricoli. L’importo dovuto e le relative modalità di versamento sono indicati nella lettera che sarà recapitata in questi giorni ai destinatari, esclusivamente a mezzo Pec.

Commercianti. A seguito delle nuove disposizioni regolamentari adottate lo scorso anno, in vigore dal primo gennaio 2017, e quindi dell’istituzione del “Canone per la concessione di posteggi per l’esercizio del commercio su aree pubbliche” (Canone di posteggio) che congloba quanto precedentemente dovuto a titolo di Cosap e consentirà agli esercenti il commercio su aree pubbliche di pagare un’unica tipologia di canone anziché due, le scadenze di pagamento per l’anno 2017 sono le seguenti.

 

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-31 marzo 2017

Scade il pagamento della prima rata relativa al Canone di posteggio per gli esercenti che hanno diritto alla rateizzazione (importo complessivamente dovuto, per tutti i posteggi autorizzati, superiore a 1.500 euro).

La rateizzazione è disposta d’ufficio.

L’esercente è tenuto a versare l’importo previsto per ciascuna rata, entro le scadenze e con le modalità indicate nella lettera che sarà recapitata in questi giorni ai destinatari, esclusivamente a mezzo Pec.

E’ facoltà dell’esercente effettuare il versamento in un’unica soluzione entro il 31 marzo 2017.

 

 

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-15 maggio 2017

Scade il pagamento del Canone di posteggio per gli esercenti che non hanno diritto alla rateizzazione (importo complessivamente dovuto, per tutti i posteggi autorizzati, inferiore o uguale a 1.500 euro).

 

Il Servizio Risorse Finanziarie del Comune di Trento – Ufficio Canoni e Tariffe, piazza di Fiera 17, 38122 Trento è a disposizione per qualsiasi chiarimento (0461/884874 – email: tributi.comune.tn@cert.legalmail.it – orario: lunedì, martedì, mercoledì 8 – 12, giovedì 8 – 16, venerdì 8 – 12).

 

 

 

In allegato il comunicato stampa:

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Foto: da sito Comune trento

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Comune Trento) – Passeggiate del benessere, la proposta di Farmacie comunali e Azienda forestale di Trento e Sopramonte. Occasioni per stare assieme, scoprire il territorio, osservare la natura: una proposta che parte dalla convinzione che uno stile di vita sano è la miglior medicina per vivere meglio. È questo il cuore dell’iniziativa che Farmacie comunali Spa e Azienda forestale Trento-Sopramonte propongono a tutti coloro che amano la natura e hanno a cuore la loro salute.

Una serie di passeggiate nei sobborghi di Trento, guidate da Sandro Zanghellini, accompagnatore di media montagna della Società di scienze naturali del Trentino.Si parte sabato 25 marzo con cinque escursioni pomeridiane (dalle 14 alle 17.30), a partecipazione gratuita. Ecco il programma completo delle passeggiate del benessere:

 

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sabato 25 marzo: Sardagna, strada romana, castagneto (ritrovo a Sardagna, davanti alla Chiesa parrocchiale)

sabato 1° aprile: Sopramonte, Doss della Croseta (ritrovo a Sopramonte, piazza Oveno)

sabato 22 aprile: Cadine, Soprasasso (ritrovo a Cadine, fermata dell’autobus)

sabato 6 maggio: Montevaccino, ex Forte Casara (ritrovo a Montevaccino, fermata dell’autobus)

sabato 20 maggio: Viote del Bondone, torbiera, Bocca Vaiona (ritrovo al parcheggio delle Viote)

 

 

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I percorsi sono facili e adatti a tutti, non percorribili con passeggini, e vanno affrontati con calzature adeguate. Le passeggiate verranno effettuate anche in caso di pioggia.

Per esigenze organizzative viene richiesta l’iscrizione, che può essere effettuata tramite l’applicazione farm@pp (per smartphone Android o IOs) o presso le farmacie comunali oppure telefonando allo 0461 381000.

Per informazioni è possibile telefonare allo 0461 889740 dell’Azienda forestale Trento-Sopramonte (orari da lunedì a giovedì, dalle 8.30 alle 12 e dalle 14 alle 16.30, venerdì dalle 8.30 alle 12) o allo 0461 381000 di Farmacie comunali Spa (dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 13 e dalle 14 alle 16).

 

 

 

 

In allegato il comunicato stampa:

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Foto: Agenzia giornalistica Opinione (© All rights reserved)

 

 

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Fondazione Mach) – La coltivazione del ciliegio rappresenta in regione una piccola percentuale nel panorama italiano sia in termini di superficie che di produzione, con un totale di circa 300 ettari. Tuttavia la coltura riveste un ruolo importante per l’epoca di commercializzazione in cui si pone sul mercato e per i livelli qualitativi delle produzioni.

In Trentino gli ettari coinvolti sono circa 200, suddivisi fra le tradizionali Valsugana, Vallagarina e le nuove aree frutticole del Bleggio e delle Valli del Noce (70 ettari). Al ciliegio, che sta rivestendo interesse soprattutto per le buone remunerazioni economiche, è stata dedicata una giornata tecnica che si è svolta oggi nella sede di San Michele all’Adige.

L’incontro, organizzato dal Centro Trasferimento Tecnologico, ha visto partecipare un centinaio produttori, e ha affrontato varie tematiche: dall’importanza della coltura in Trentino Adige all’analisi dell’annata 2016, dalla difesa dalle gelate alle moderne forme di allevamento, per arrivare alle problematiche sanitarie, virus in primis, e alle avversità; quindi la Monilia, la maculatura rossa, i cancri e la Drosophila Suzukii, il moscerino asiatico contro il quale le reti antinsetto si confermano come il sistema di difesa al momento più efficace, a condizione che vengano applicate e gestite con precisione. L’incontro, visualizzabile su live.mach.it, ha visto partecipare il direttore generale, Sergio Menapace e il dirigente Michele Pontalti, ed è stato moderato da Tommaso Pantezzi, responsabile dell’ufficio frutticoltura, piccoli frutti e frigoconservazione Fem.

La coltura del ciliegio in Trentino Alto-Adige. Tommaso Pantezzi e Sergio Franchini hanno affrontato la situazione del ciliegio in regione e analizzato l’annata 2016 per il Trentino. “Può essere una coltura che bene si integra con la tradizionale e diffusa coltivazione del melo sia in termini di gestione della manodopera che delle attrezzature aziendali. Ci sono tuttavia alcuni ostacoli ad una maggiore diffusione legata agli elevati costi di impianto e ad alcune avversità come spaccatura dei frutti e Drosophila suzukii”. La tipologia degli impianti è simile con densità intorno alle 1500-2000 piante ad ettaro con portinnesti seminanizzanti come Gisela 5, copertura con teli antipioggia per buona parte degli impianti e varietà a maturazione medio-tardiva e tardiva con 2 varietà principali Kordia e Regina

Esperienze nella difesa da gelate in Alto Adige. Massimo Zago del Centro di Sperimentazione Agraria e Forestale Laimburg ha illustrato la sperimentazione mirata a verificare l’efficacia delle candele di paraffina per la difesa dalle gelate tardive in un impianto di ciliegio dolce in Trentino, realizzata nel 2004 grazie al lavoro congiunto del centro sperimentale Laimburg, Fem e Sant’Orsola. “L’uso delle candele -ha spiegato- in combinazione con la copertura antipioggia e la chiusura con teli in nylon lungo il perimetro ha dato i migliori risultati”.

Forme di allevamento. Nicola Dallabetta della Fondazione E. Mach ha illustrato sistemi alternativi al tradizionale “vaso” oggetto di studio alla Fondazione Edmund Mach. Uno dei principali obiettivi è la ricerca di una pianta compatta che permetta di facilitare le onerose operazioni colturali. Dai primi risultati il sistema “Bi-asse” ha dimostrato ottima performance produttiva e buon controllo della vigoria della pianta.

Problematiche sanitarie del materiale di propagazione. Anna Rosa Babini del Servizio fitosanitario Emilia-Romagna ha parlato dei principali virus del ciliegio che possono comportare alterazioni patologiche come maculature e ingiallimenti sulle foglie, depressioni e deformazioni dei frutti che ne deprezzano la qualità, riduzioni dello sviluppo vegetativo che influiscono sulla produttività, con un focus anche sui nuovi virus che potrebbero provenire da aree di coltivazione extra-europee, ad esempio il virus dell’accartocciamento del ciliegio e il virus della vaiolatura del susino.

Valeria Gualandri della Fem si è occupata del virus del ciliegio in Trentino, illustrando i risultati dei primi anni di indagini e di monitoraggio. “Nel 2016 – ha evidenziato- è stato avviato un monitoraggio più esteso mirato a identificare le cause di questa patologia. Nell’arco della stagione a diversi stadi fenologici sono state analizzati con le stesse metodiche sierologiche e molecolari 411 campioni provenienti da 13 campi tra i quali una collezione varietale”. Illustrando i dati del monitoraggio Gualandri ha sottolineato l’importanza della qualità del materiale di propagazione utilizzato nella costituzione di nuovi impianti.

Le principali avversità: problematiche tradizionali ed emergenti. Riccardo Bugiani del Servizio fitosanitario Emilia-Romagna ha parlato di difesa dalla Monilia in Emilia Romagna. Causata dagli agenti patogeni, Monilia laxa, M.fructicola e M. fructigena, è l’avversità fungina più pericolosa per la coltivazione del ciliegio. Le infezioni sono favorite da un andamento climatico piovoso con elevata umidità relativa e possono compromettere, in condizioni favorevoli, buona parte della produzione.

Daniele Prodorutti della Fem ha parlato invece della maculatura rossa delle drupacee, causata da un fungo (Apiognomonia erythrostoma) che provoca macchie su foglie e frutti, presentando gli studi nell’ambito della collaborazione nata tra Fem e Servizio Fitosanitario della Regione Emilia-Romagna. “Negli ultimi anni, sintomi attribuibili a infezioni di A. erythrostoma sono stati osservati anche su impianti di ciliegio in Trentino. I sintomi – ha riferito- sono stati riscontrati principalmente in aree collinari e montane, in prossimità del bosco. Si rendono necessari ulteriori studi per identificare il principale agente causale dei danni ai frutti e per approfondire la biologia e l’epidemiologia della maculatura rossa al nord Italia”.

Spazio poi ai cancri del ciliegio in Trentino. Christian Cainelli della Fem ha spiegato che indagini diagnostiche svolte con metodi morfologici e molecolari hanno evidenziato la presenza prevalente del fungo Calosphaeria pulchella in associazione ai sintomi osservati. “Per contenere le infezioni è importante eliminare le piante infette, preferire l’irrigazione a goccia, potando possibilmente in post-raccolta, evitando i periodi piovosi e limitando i grossi tagli”.

Infine, è stato affrontato il tema Drosophila suzukii. Alberto Grassi della Fem ha spiegato che grazie alla combinazione di condizioni particolarmente favorevoli, Drosophila suzukii ha raggiunto nel 2016 una consistenza demografica eccezionale soprattutto nel mese di luglio con effetti gravi sulle produzioni. Le reti antinsetto si confermano come il sistema di difesa più efficace tra quelli attualmente a disposizione su ciliegio, a condizione che vengano applicate e gestite con precisione, adottando una serie di accorgimenti che vengono trattati nella relazione. “Per chi si occupa di sperimentazione e ricerca su D.suzukii -ha detto Grassi- nonostante l’elevata efficacia, le reti antinsetto non possono rappresentare un punto di arrivo nella gestione delle infestazioni. Per questo, la Fondazione Mach rimane costantemente impegnata per la ricerca di metodi alternativi e più sostenibili sotto tutti i profili”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In allegato il comunicato stampa:

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Foto: da comunicato stampa

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