LANCIO D’AGENZIA

La Provincia si attiene scrupolosamente alle indicazioni dello Stato e rendiconta ogni singola uscita. Richiedenti asilo: nessuna spesa pazza in Trentino.

Non v’è mai stata alcuna “spesa pazza” in Trentino nell’ambito del progetto di accoglienza straordinaria dei richiedenti protezione internazionale.

Nell’utilizzo delle risorse che lo Stato mette a disposizione, la Provincia si attiene infatti scrupolosamente alle regole stabilite dallo Stato stesso e al protocollo sottoscritto con il Commissariato del Governo per la gestione, da parte della stessa Provincia, del progetto di accoglienza.

Tali regole riguardano anche la dettagliata rendicontazione di ogni singola spesa, contrariamente a quanto avviene in altri sistemi di accoglienza affidati “a pacchetto” ai soggetti gestori.

I diversi servizi del progetto trentino (che non si limita al soddisfacimento dei bisogni primari) non comportano costi aggiuntivi rispetto a quanto viene riconosciuto dallo Stato e viene speso altrove (30,00 euro al giorno nel 2015), e non gravano quindi sul bilancio provinciale. I migranti accolti ricevono un pocket money di 2,50 euro al giorno e, quando provvedono autonomamente ai pasti, un buono spesa di 5,00 euro da utilizzare presso i supermercati convenzionati.

Le restanti risorse, in sintesi, sono utilizzate per: fornitura di pasti nei centri di prima accoglienza, locazioni, manutenzioni e utenze, sostegno psico-sociale, mediazione linguistico-culturale, orientamento giuridico sulla protezione, corsi di lingua e cultura italiana, percorsi di facilitazione alla vita comunitaria, corsi di formazione al lavoro e al volontariato.

Tali precisazioni si rendono necessarie a seguito dell’articolo pubblicato in data 25 novembre 2017 sul quotidiano “La Verità”, dal titolo “Le spese pazze di Trento per i migranti”.

Contestando nettamente il titolo, in merito al quale ci si riserva di fare gli approfondimenti nelle sedi opportune, è inaccettabile anche il contenuto dello stesso articolo. La Provincia autonoma di Trento non è a conoscenza delle prerogative e delle eventuali vicende giudiziarie del progetto di accoglienza di Riace, ma tale accostamento non è accettabile.

Entrando nel dettaglio dei singoli punti trattati dall’articolo, gli acquisti presso le edicole o rivendite riguardano le ricariche telefoniche, legittima voce di spesa prevista dallo Stato; le spese presso gli studi fotografici riguardano le fototessere da apporre sui documenti di soggiorno; le spese nei negozi di articoli sportivi sono relative all’abbigliamento invernale, ad esempio giacche a vento e scarponcini (non risultano corsi di sci a favore dei richiedenti asilo nell’ambito del progetto di accoglienza).

Venendo alle altre voci, le spese effettuate presso le farmacie – anche in questo caso ammesse dallo Stato – riguardano bisogni primari di cura. Non vi sono state, infine, spese presso gelaterie o fast food come affermato nell’articolo.

Va precisato, inoltre, che in Trentino non v’è alcun fenomeno di “turismo” dei migranti a carico della comunità: le spese per i noleggiatori di mezzi di trasporto e le agenzie di viaggio riguardano infatti gli spostamenti dei richiedenti asilo relativi a iniziative o adempimenti previsti dal progetto di accoglienza, come ad esempio il tragitto Trento-Verona presso la Commissione Territoriale che valuta la domanda di asilo, o la partecipazione alla vita comunitaria o a eventi formativi.

Per quanto riguarda la struttura del Villaggio del Fanciullo a Montevaccino nel comune di Trento, tale edificio non è più adibito a “casa vacanze” ma è stato locato alla Provincia per l’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale al pari delle altre 200 strutture abitative locate alla Provincia da privati sul territorio provinciale; ciò consente di applicare il principio di accoglienza diffusa dei migranti evitando assembramenti e agevolando invece percorsi di inclusione sociale.

Per quanto riguarda il divieto di acquistare alcolici con i buoni spesa, tale provvedimento testimonia la costante attenzione della Provincia rispetto al progetto di accoglienza, con puntuali interventi laddove i migranti accolti violano non solo le regole del progetto ma, più in generale, della comunità che li accoglie. Non risultano peraltro episodi di risse o disordini derivanti da abuso di alcol acquistato con i buoni spesa.

Infine, va aggiunto che certamente un progetto complesso e articolato come quello trentino, caratterizzato come detto da una rigorosa e dettagliata rendicontazione, espone il sistema di accoglienza a letture distorte. Gli interventi attuati nell’ambito del progetto mirano da un lato al raggiungimento dell’autonomia personale da parte dei migranti accolti e dall’altro ad una positiva convivenza con la comunità che li accoglie.

Letture attente del sistema trentino di accoglienza hanno sottolineato come la Provincia, con la collaborazione del terzo settore, stia rispondendo efficacemente al dovere di accoglienza con una diretta assunzione di responsabilità e con un modello che valorizza le risorse a disposizione, intese non solo come risorse economiche, ma anche umane.

Fin dalla prima applicazione della Voluntary Disclosure avevamo sollevato il problema, chiedendoci prima a gennaio (leggi qui), poi ad aprile (leggi qui) e infine a luglio 2016 (leggi qui) se fosse accertabile che questi soldi arrivassero in Trentino.

In nessun documento infatti si garantisce che il denaro ricavato venga poi restituito alla nostra Provincia.

Qualche regione (Sicilia e Valle d’Aosta) aveva subito proposto ricorso, proprio sulla base di questo timore.

Le nostre preoccupazioni venivano addirittura sminuite a luglio 2016 con la bocciatura di un ordine del giorno con cui chiedevamo che le entrate fossero destinate al sostegno delle piccole e medie imprese.

Il presidente in quella occasione aveva lasciato intendere che 10 milioni di euro fossero solo briciole e che fossero ben altre le tematiche serie su cui discutere.

Ipse dixit, loro vigilavano e garantivano che non ci sarebbero stati problemi. Adesso però scatta l’impugnativa alla Corte Costituzionale: due anni dopo l’allerta lanciato dal M5s, Rossi si risveglia.

Per restare in tema, sarebbe anche interessante conoscere se ci sono stati restituiti i gettiti degli anni precedenti e quale sia loro ammontare.

«Durante questa intensa visita in Giappone ho avuto anche modo di parlare della nostra regione, della sua tradizione secolare di autogoverno e della tenacia laboriosa della gente che la popola. Ho voluto omaggiare il senatore Taro Yamada, uno dei più noti parlamentari del Giappone, con un volume fotografico sulle Dolomiti, mentre all’ex ministro giapponese dell’agricoltura Masahiko Yamada ho regalato uno dei prodotti-simbolo del Trentino-Alto Adige e della sua tradizione agricola: il vino.

Ho spiegato ai giapponesi che il Trentino-Alto Adige, oltre ad essere terra adottiva di grandi vini internazionali conosciuti ed esportati in tutto il mondo, è anche la culla di vini autoctoni, a torto troppo spesso dimenticati ma che di questo territorio rappresentano l’espressione più autentica, e di particolari varietà derivanti da incroci resistenti all’attacco di funghi e altri patogeni, che non necessitano di trattamento con prodotti chimici di sintesi, rendendone quindi sostenibile la produzione».

Lo dichiara in una nota il deputato M5S Riccardo Fraccaro, che in questi giorni è in Giappone per una visita istituzionale, invitato dall’ex ministro Masahiko Yamada a spiegare l’esperienza con il M5S e gli strumenti per dare più potere ai cittadini attraverso la democrazia diretta.

«Ho scelto – scrive Fraccaro – di portare in Giappone un vino autoctono come il Groppello di Revò, vino simbolo della Val di Non e dalle origini antiche, perché per guardare al futuro dobbiamo avere le radici ben salde nella tradizione vinicola della nostra terra; e un vino da uve resistenti, come il Johanniter, simbolo di innovazione e di un’agricoltura sempre più sostenibile e diversificata.

Aspetto, quest’ultimo, su cui investire sempre più risorse, accanto alle produzioni già consolidate che trainano la nostra economia agricola. Resistenza e biodiversità: parole chiave per guardare a un futuro e a una produzione qualitativamente sempre migliore, ma anche rispettosa di ambiente e salute, dell’uomo e del territorio».

Protegge da sovraccarico, esaurimento emotivo e isolamento professionale. I risultati di una ricerca condotta in ambito scolastico sono stati pubblicati in questi giorni dalla rivista scientifica “Teaching and Teacher Education”. Tra i firmatari ci sono Lorenzo Avanzi e Franco Fraccaroli di UniTrento, che assicurano: «Sono conclusioni che valgono anche per altre organizzazioni come università, enti e aziende»

Il senso di appartenenza protegge dallo stress. In altre parole, entro certi limiti, è salutare identificarsi con l’organizzazione nella quale si lavora. Perché ciò favorisce la collaborazione con colleghi e colleghe, riduce la percezione di sovraccarico, difende dall’esaurimento emotivo.

Il riscontro arriva da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori e ricercatrici in ambito scolastico, che è stato pubblicato in questi giorni sulla rivista scientifica “Teaching and Teacher Education” e offre alcune indicazioni generali per migliorare il clima organizzativo sul luogo di lavoro e il benessere personale. Tra i protagonisti ci sono Lorenzo Avanzi e Franco Fraccaroli del Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive dell’Università di Trento.

«La ricerca – riferiscono – ha evidenziato il ruolo positivo dell’identificazione organizzativa nel mobilitare la collaborazione con colleghi e colleghe e ridurre la percezione di sovraccarico lavorativo e burnout (esaurimento emotivo) nel corpo docente del Canton Ticino con una certa invarianza tra diversi gruppi di insegnanti (differenziati per genere, età, tipo di scuola)».

Lo studio è stato condotto all’interno di una collaborazione che l’Università di Trento ha con la Scuola universitaria professionale della Svizzera Italiana (Locarno) e ha riguardato l’intera popolazione di insegnanti del Canton Ticino: 5079 docenti di tutti i gradi di istruzione con un tasso di risposta del 52% (oltre 2500 rispondenti).

«Nell’ambito scolastico – spiegano – i fenomeni di stress e burnout sono particolarmente sentiti. In tal senso dallo studio emergono indicazioni utili. Favorire il legame psicologico che si instaura tra insegnante e istituto e rafforzare la coesione dei team di insegnanti che operano nella scuola sono linee di intervento che possono migliorare il clima organizzativo e, come mostrano i nostri dati, ridurre la possibilità di esaurire le proprie risorse emotive e di sperimentare isolamento professionale».

Quanto emerge dall’analisi, poi, può essere applicato ad ambiti professionali diversi. «Sono conclusioni – assicurano – che valgono anche per altre organizzazioni come università, enti e aziende».
Riprendono: «Tanto più l’individuo si identifica con la propria organizzazione, tanto più farà propri i valori e gli obiettivi organizzativi, cercando di realizzarli con elevata motivazione.

La letteratura sull’argomento mostra come il senso d’appartenenza organizzativa sia correlato al coinvolgimento al lavoro, alla performance, alla soddisfazione lavorativa. Più recentemente la ricerca, in linea con il nostro studio, ha mostrato il ruolo che il senso d’appartenenza gioca anche a livello personale come fattore protettivo contro lo stress.

Identificarsi con una entità sovraordinata (organizzazione, gruppo) soddisfa importanti bisogni umani di appartenenza e di sicurezza. Tanto più si fa squadra in un ambiente di lavoro, tanto più si agirà in modo cooperativo e collaborativo. Le ricadute sulla sfera affettiva e sull’equilibrio psicologico appaiono evidenti: sostegno e aiuto dagli altri; maggiore scambio di informazioni; condivisione di esperienze».

«Non è un caso – concludono – che due dei criteri con cui si identificano i migliori posti dove lavorare (http://www.greatplacetowork.it) siano proprio il “commitment” e “il lavoro di squadra” e cioè quanto il personale sia orgoglioso del proprio lavoro e quanto provi piacere nel collaborare con colleghi e colleghe. Entrambi questi elementi sono in qualche modo ricompresi nel concetto di identificazione organizzativa da noi esaminato».

 

 

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L’articolo
L’articolo, dal titolo “How to mobilize social support against workload and burnout: The role of organizational identification”, è stato pubblicato su “Teaching and Teacher Education. An International Journal of Research and Studies” (rivista quotata nel settore delle scienze dell’educazione). Gli autori sono Lorenzo Avanzi e Franco Fraccaroli (Università di Trento), Luciana Castelli, Jenny Marcionetti e Alberto Crescentini (University of Applied Sciences and Arts of Southern Switzerland), Cristian Balducci (Università di Bologna) e Rolf van Dick (Goethe University di Francoforte).

La notizia della scomparsa di Paolo Vallorz colpisce il Trentino tutto con la forza del vento freddo del nord che rende tutto più duro e doloroso, perché egli è stato uno dei più grandi protagonisti dell’arte trentina nel Novecento.

Nato a Caldes, in Val di Sole, nel 1931, frequentò l’Accademia di Belle Arti di Venezia e l’Accademia di Montparnasse, orientando dapprima la sua produzione sull’astratto e l’informale, per ritornare poi ai passaggi ed ai temi della natura.

Ha esposto un po’ ovunque in Europa e negli U.S.A. affermandosi come una “voce” alta della pittura del “secolo breve” ed onorando con la sua arte e la sua generosità questa terra, alla quale rimase attaccato, con affetto filiale, fino all’ultimo istante.

Artista di straordinaria sensibilità e di felicissimo intuito, Paolo Vallorz contribuì anche a far conoscere quella sorta di “scuola di artigiani – artisti”, come Luciano Zanoni, Mauro Pancheri e Albino Rossi, che ha connotato la Valle di Sole negli ultimi decenni, divenendo, per costoro, una sorta di nume tutelare.

Con lui si perde, non solo un maestro di rilevanza internazionale, ma anche un testimone attento di questa terra, la quale, oggi colpita da questo lutto, si inchina deferente nell’apprezzamento e nel ricordo.

“70 anni sono un bel traguardo, che dobbiamo celebrare, ma certamente l’Università Popolare Trentina non li dimostra, perché intende la propria “mission” in modo giovane, facendo un servizio pubblico a vantaggio della comunità”.

Così oggi pomeriggio, presso la sala della Cooperazione a Trento, il presidente della Provincia Ugo Rossi, che è intervenuto ad un convengo sul tema della formazione professionale, organizzato dall’Università Popolare Trentina per celebrare i propri settanta anni di fondazione”.

“Voi svolgete un ruolo prezioso – ha detto ancora Rossi – perché riuscite a collegare, sempre più, istruzione e cultura con il mondo del lavoro e delle imprese, ovvero con il mondo reale.

Siete un partner importante per noi, nell’ambito di un sistema che ha dato buoni frutti in passato. Un sistema nato dalla capacità della società civile trentina di saper riconoscere dei bisogni, in questo caso formativi e di sapere dare delle risposte.

Un sistema misto dove pubblico e privato collaborano, sentendo la responsabilità e la bellezza di una missione comune.

La sfida che abbiamo davanti oggi è quella di riuscire a riempire di contenuti la parola “duale”. Una parola di cui abbiamo fatto un grande uso, sia a livello politico che sindacale, ma con risultati pratici non significativi come vorremmo.

Se vogliamo veramente farlo, però, dobbiamo essere pronti a qualche cambiamento e a mettere in discussione alcune cose del passato.

Noi, nella finanziaria, abbiamo deciso di incentivare le imprese che si impegnano su questo obiettivo, stipulando contratti di apprendistato vero, dove si impara stando dentro l’impresa.

Dall’altra parte stiamo incentivando anche le scuole e i docenti per lavorare sulla formazione duale, perché vogliamo dare, anche culturalmente, una spinta maggiore.

L’avventura dell’Università Popolare Trentina è davvero molto positiva ed è un’avventura che ha dato una mano alla nostra comunità a vincere la sfida del capitale umano, perché noi dobbiamo essere più bravi degli altri a fare le cose, più innovativi, più capaci di essere nel mondo globale, ma anche di saper valorizzare le nostre tradizioni.

È la sfida del Trentino e di voi giovani. Riuscire ad essere competitivi, valorizzando le persone, formando persone capaci i essere produttive, che non è una brutta parola, ma allo stesso tempo cittadini responsabili”.

Un centinaio di tecnici si sono confrontati nei giorni scorsi, alla Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige, sulle strategie di difesa per il melo, in particolare per le malattie fungine e gli insetti. L’evento è stato organizzato dall’Associazione Italiana protezione delle piante (Aipp), in collaborazione con le Giornate Fitopatologiche e il Centro Trasferimento Tecnologico della Fondazione Edmund Mach ed ha riunito i responsabili dei Servizi fitosanitari e tecnici della consulenza del Nord Italia.

Le principali evidenze emerse per gli anni 2016 e 2017 sono un aumento generalizzato dell’oidio, principalmente nelle zone collinari e la presenza ormai diffusa della cimice asiatica che, preferisce decisamente colture come pero, pesco, soia, ma anche su melo sta creando o potenzialmente creerà problemi negli anni a venire.

Al termine delle presentazioni Agostino Brunelli dell’Università di Bologna per i funghi e Claudio Ioriatti, coordinatore dei Dipartimenti Filiere Agroalimentari, Sperimentazione e Servizi Tecnologici del Centro Trasferimento Tecnologico, per gli insetti, hanno sintetizzato i punti salienti emersi nella giornata e questa sintesi verrà presentata alle prossime Giornate Fitopatologiche nel marzo 2018 a Chianciano Terme.

Brunelli ha richiamato situazioni di resistenza alle strategie chimiche per alcuni funghi e le modifiche climatiche che influiscono inevitabilmente anche sulla precoce comparsa di alcune malattie o sulla maggiore virulenza.Ioriatti ha posto l’accento sulle metodologie di monitoraggio che dovrebbero essere maggiormente standardizzate per ottenere dati confrontabili e le criticità ambientali che emergono inevitabilmente con l’uso di certi prodotti fitosanitari.

L’assessore Gilmozzi: “Lavoriamo per allargare l’utilizzo della mobilità pubblica”. Si rinnova la flotta di Trentino Trasporti.

“Il nostro obiettivo è quello riuscire a permettere, ad un numero sempre maggiore di persone, di utilizzare i mezzi di trasporto pubblico, lasciando a casa l’auto privata. Naturalmente, per riuscire in questo intento, dobbiamo garantire un servizio di qualità, confortevole, con mezzi adeguati e poco inquinanti, pensando quindi anche all’ambiente.

Per questo la Provincia ha impegnato parte del suo bilancio affinché Trentino Trasporti potesse fare questo importante e strategico investimento. Prossimo step sarà quello di aumentare la frequenza delle corse”.

Queste le parole dell’assessore alle infrastrutture e ambiente Mauro Gilmozzi, oggi in piazza Dante a Trento dove sono stati presentati i nuovi autobus urbani ed extraurbani di Trentino Trasporti, vestiti con la nuova “livrea” provinciale.

All’evento hanno preso parte l’assessore all’urbanistica del Comune di Trento, Paolo Biasioli e la presidente di Trentino Trasporti, Monica Baggia. “Complessivamente entreranno in servizio la prossima settimana – ha evidenziato Monica Baggia – 54 bus extraurbani euro VI diesel e 14 urbani euro VI a metano (Cng).

I mezzi – ha aggiunto – fanno parte del piano provinciale triennale 2015-2017 di rinnovo della flotta aziendale, con un investimento di circa 30 milioni di euro”.

Gli autobus urbani Man a metano compresso (Cng) sono stati attentamente valutati in base al piano di esercizio delle linee urbane, ove andranno a sostituire altrettanti autobus a gasolio, per ottenere la massima resa economica e benefici per i cittadini grazie alle minori emissioni inquinanti.

Sono stati aggiudicati alla Man Truck & Bus Italia Spa per Euro 239.000 l’uno e sono dotati dei più moderni sistemi di sicurezza; dall’Esp, al sistema antincendio ed alle telecamere di sicurezza.

Gli autobus extraurbani Ivevo sono raggruppati in due lotti: uno da 33 bus da 11 metri e uno da 21 da 12 metri; gli autobus da 11 metri sono dotati di pedana per disabili.

Aggiudicati alla Officine Brennero Spa, rispettivamente per euro 190.000 e Euro 193.000 l’uno, rispettano gli standard euro 6 e sono dotati di telecamere per la retromarcia e per la sicurezza di accesso alle porte.

Gli autobus urbani contribuiranno ad abbassare l’età media dei 235 veicoli della società, che al 31/12/2016 era di 11,9 anni.

Sostituendo altrettanti autobus a gasolio, miglioreranno anche la percentuale di veicoli a metano, raggiungendo la copertura del 50% per la città di Trento.

Dei circa 5,7 milioni di km effettuati complessivamente nel 2016 dagli autobus urbani, il 40% è stato eseguito con autobus a metano, producendo un risparmio, calcolato sul differenziale di prezzo medio tra gasolio e metano, di circa 300.000 Euro.

Incrementando la flotta urbana sono previsti ulteriori benefici per circa 150.000 Euro.

Il livello di emissioni, che già ora per il 50% è di standard euro 5 Eev o euro 6, avrà un ulteriore miglioramento, eliminando gli ultimi mezzi euro 2. Gli autobus extraurbani contribuiranno ad abbassare l’età media del parco dei 462 veicoli della Società, che al 31/12/2016 è di 11,33 anni.

Il livello di emissioni, che oggi è per il 33% di standard euro 5 Eev ed euro, subirà un notevole miglioramento sostituendo il 12% della flotta; verranno così eliminati gli ultimi mezzi euro 1 e ridotti quelli euro 2.

I mezzi extraurbani hanno percorso nel territorio provinciale circa 12,8 milioni di km nel 2016 trasportando a scuola, al lavoro o per svago circa 19,6 milioni di persone.

Il presidente Falcon, in apertura di seduta, ha illustrato gli ambiti e le competenze autonome e statali dicendo che “in generale i contributi della fase partecipativa sul tema dei rapporti di competenza con lo Stato hanno sottolineato l’esigenza di mantenere il grado di autonomia già raggiunta e di svilupparlo ulteriormente, limitando l’ingerenza statale.

Questo si traduce nell’auspicio che le competenze che lo Statuto prevede come concorrenti diventino esclusive (auspici a volte formulati quando il progetto di riforma costituzionale prevedeva anch’esso la soppressione della categoria delle concorrenti), nell’auspicio di competenze ulteriori e in quello di una limitazione dell’intromissione di normative statali di rango secondario (in particolare ad opera di autorità amministrative indipendenti).

È avvertita anche l’esigenza di delimitare l’operatività delle normative statali cosiddette “trasversali”, a volte con specifico riferimento ai livelli essenziali delle prestazioni e al coordinamento della finanza pubblica.

Suggerito è anche di portare al livello statutario le garanzie che nel 1992 furono acquisite nella forma delle norme di attuazione, in particolare il d. lgs. n. 266. In generale, si può dire che i suggerimenti ricevuti si collocano sulla stessa linea del Documento preliminare”.

Il presidente Falcon ha poi illustrato le ipotesi di norme di coordinamento tra le competenze normative previste dallo Statuto di autonomia e le competenze normative disciplinate dagli Art. 117 e 118 della Costituzione.

Matteo Cosulich, secondo relatore del pomeriggio, ha poi posto l’attenzione sulla partecipazione della Regione e delle Province autonome alle decisioni statali, tenendo conto dei contributi raccolti nella fase partecipativa, in particolare della Commissione dei 12, dei Parlamentari trentini e della Giunta provinciale.

“Si tratta di elaborare una proposta che sia accettabile per il parlamento nazionale, per cui si è trattato di cesellare modalità in parte presenti ai fini di perfezionarle più che elaborare soluzioni del tutto nuove ma scarsamente percorribili” ha detto il prof. Cosulich.

Tra i punti rilevanti della relazione: le norme di attuazione statutaria, quale atto bilaterale dello Stato e della Regione, il ruolo e la composizione della Commissione paritetica, ipotizzando forme di coinvolgimento degli organi consiliari e il recepimento di indirizzi formulati dal Consiglio delle autonomie locali, con specifico riferimento ai temi che interessano le funzioni comunali.

Il vicepresidente Woelk ha poi illustrato il tema dei rapporti con l’Europa e l’integrazione europea, “un tema su cui non ci sono contrasti con Bolzano, non rappresentato nell’attuale Statuto”, ha detto Jens Woelk.

“Sarebbe opportuno seguire il modello di altre Regioni italiane introducendo nello Statuto alcuni principi, comunque già riconosciuti nella Costituzione, nella normativa d’attuazione e nella legislazione ordinaria”.

Il vicepresidente ha poi illustrato le proposte contenute nella relazione introduttiva con un “richiamo ai valori e ai principi dell’integrazione europea (pace, collaborazione, sussidiarietà) da inserire nel preambolo e due specifici articoli: uno dedicato all’Europa – che “contenga i principi fondamentali della partecipazione al processo decisionale dell’Ue e dell’autonoma attuazione del diritto dell’Unione – ; l’altro dedicato alla cooperazione transfrontaliera (che potrebbe rientrare anche nel capitolo ‘Europa’), in particolare alla cooperazione attraverso il confine del Brennero, quest’ultimo riferimento dovrà rimanere generico per quanto riguarda la forma giuridica concreta a causa della possibile variabilità futura della forma attualmente utilizzata (Gect)”.

Nella discussione sono intervenuti Martina Loss, Rodolfo Borga, Jens Woelk, Donata Borgonovo Re, Paolo Pombeni, Walter Viola, il presidente Bruno Dorigatti e il consigliere provinciale Walter Kaswalder.

Trittico d’autore con il Balletto Teatro di Torino per il secondo appuntamento “InDanza” a Rovereto. Dopo l’intenso Cantico dei Cantici proposto in apertura di Stagione dalla compagnia Virgilio Sieni, la rassegna InDanza promossa a Rovereto dal Centro Servizi Culturali S. Chiara prosegue con un’altra eccellenza italiana: il Balletto Teatro di Torino, storico ensemble fondato da Loredana Furno nel 1979, oggi diretto dalla figlia Viola Scaglione e votato a un repertorio contemporaneo.

All’Auditorium “Melotti” giovedì 30 novembre presenterà il trittico, Il Corpo Sussurando, che unisce un pezzo cult di Itzik Galili con la novità per la compagnia di Yin Yue e una creazione degli stessi danzatori dell’ensemble.

Il Balletto Teatro di Torino vanta oltre trentacinque anni di attività continuativa. Oggi compagnia stabile di sei elementi con formazione eclettica, ha sviluppato negli anni un percorso originale di creazione e di acquisizione di titoli.

Dopo un decennio segnato dalla figura creativa di Matteo Levaggi, dal 2013 il Balletto Teatro di Torino ha intrapreso un percorso di non esclusività autoriale, coniugando l’incentivazione alla crescita artistica dei talenti interni con l’acquisizione di opere di coreografi di fama internazionale quali ad esempio quelle dell’israeliano, attivo in Olanda, Itzik Galili.

Compagnia residente alla “Lavanderia a Vapore” di Collegno, splendido spazio industriale recuperato e reso polo regionale della danza dalla Fondazione “Piemonte dal Vivo” con attività sia di produzione che di ospitalità, il Balletto Teatro di Torino ad ogni progetto mostra un volto originale.

Così accade con il nuovo trittico nel quale si incontrano le poetiche della coreografa newyorkese di origini mongole Yin Yue e dell’israeliano-olandese Itzik Galili.

La creazione di Yue si intitola Con Diviso e nasce sulle musiche di Giovanni Sollima: un’occasione per i danzatori di confrontarsi con la tecnica di movimento FoCo inventata dalla coreografa, unione di saperi occidentali della danza contemporanea e saperi orientali: le danze tradizionali della Mongolia. In questo pezzo Yue crea tra corpi e musica un gioco di intense corrispondenze.

Cammeo centrale della serata è Concept #1, performance in cui i sei danzatori della compagnia sono autori-improvvisatori di una danza composta sulla musica elettronica ‘contaminata’ dall’arpa live di Federica Magliano.

Chiude Chameleon, coreografia originariamente concepita per un gruppo ‘al femminile’. Per il Btt il coreografo israeliano lo ha appositamente ripensato per una sola interprete: la solista spagnola Wilma Puentes Linares.

Adagiato sulla composizione di John Cage In a Landscape, il brano si incentra sulla versatilità della danzatrice invitata a una continua metamorfosi. Un suggestivo ‘esercizio’ sulla rivelazione del complesso essere femminile, della personalità, sospeso tra astrazione e narrazione, umorismo e sensualità.

Giovedì 30 novembre all’Auditorium “Melotti” di Rovereto lo spettacolo avrà inizio alle ore 21.00.

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