LANCIO D’AGENZIA

L’allarme lo lancia l’Ufficio studi della CGIA: nel 2019 sono state segnalate all’Unità di informazione finanziaria  (Uif) della Banca d’Italia oltre 105 mila operazioni sospette di riciclaggio: record mai toccato prima (vedi Graf. 1).  Stiamo parlando di presunti illeciti compiuti in massima parte da organizzazioni criminali che cercano di reinvestire in aziende o settori “puliti” i  proventi economici derivanti da operazioni illegali. Nel primo quadrimestre 2020, inoltre, la Uif ha ricevuto 35.927 segnalazioni, con un incremento del 6,3 per cento rispetto allo stesso periodo del 2019.

 

 

 

Le organizzazioni criminali fatturano 170 miliardi all’anno

“Secondo una nostra stima su dati della Banca d’Italia – dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo – ammonta a circa 170 miliardi di euro l’anno il fatturato ascrivibile all’economia criminale presente in Italia[1]. Praticamente lo stesso Pil della Grecia. Va segnalato, in base alle definizioni stabilite a livello internazionale, che questo importo non include i proventi economici provenienti da reati violenti – come furti, rapine, usura ed estorsioni – ma solo da transazioni illecite caratterizzate dall’accordo tra un venditore e l’acquirente. Come, ad esempio, il contrabbando, il traffico di armi, le scommesse clandestine, lo smaltimento illegale dei rifiuti, il gioco d’azzardo, la ricettazione, la prostituzione e la vendita di sostanze stupefacenti. Ricordiamo che da qualche anno una parte di questi 170 miliardi, pari a poco più del 10 per cento del totale, viene conteggiata, grazie alle nuove disposizioni europee in materia di contabilità nazionale, perfino nel nostro Pil nazionale”.

La conferma dell’importanza del giro d’affari delle organizzazioni criminali emerge anche dal numero di segnalazioni pervenute  in questi ultimi anni all’Uif, struttura  presente all’interno della Banca d’Italia. Stiamo parlando delle operazioni economico-finanziarie sospette “denunciate”  a questa Unità da parte degli intermediari finanziari (istituti di credito, uffici postali, notai, commercialisti, gestori di sale giochi, società finanziarie, assicurazioni, etc.). Le principali forme tecniche che nel 2019 hanno originato le segnalazioni alla Uif, ad esempio, hanno riguardato, in particolar modo, i bonifici nazionali, i money transfer e le transazioni avvenute in contanti.

 

 

L’economia criminale: unico settore che non conosce crisi

E’ evidente – afferma il segretario della CGIA Renato Mason – che le organizzazioni che gestiscono queste attività criminali hanno la necessità di reinvestire i proventi nell’economia legale. Ed è molto importante che in sede di controllo le autorità preposte siano in grado di distinguere bene il capitale dell’azienda da quello  di provenienza sospetta, al fine di evitare commistioni che potrebbero generare, in fase di istruttoria, dei pericolosi fraintendimenti. Il boom di denunce avvenute tra il 2009 e il 2019, comunque, è un segnale molto preoccupante. Pur non conoscendo il numero delle segnalazioni archiviate dalla Uif e nemmeno la dimensione economica di quelle che sono state successivamente prese in esame dalla DIA o dalla Polizia Valutaria, abbiamo il sospetto che l’aumento delle segnalazioni registrato in questi ultimi anni dimostri che l’economia criminale è l’unico settore, in tutto il Paese, che non ha risentito  della crisi”.

 

 

Meno soldi dalle banche, più ricorso al credito “facile”

Secondo l’Ufficio studi della CGIA, l’aumento delle segnalazioni di riciclaggio potrebbe trovare una sua “giustificazione” nel fatto che in questi ultimi anni gli impieghi bancari vivi [2] alle imprese hanno subito una contrazione molto forte. Pertanto, non è da escludere che avendo ricevuto molti meno soldi dagli istituti di credito, tanti imprenditori, soprattutto piccoli, si siano rivolti a coloro che potevano erogare del credito con una certa facilità.  Tra il giugno del 2011 (picco massimo di erogazione dei prestiti bancari alle imprese) fino allo stesso mese di quest’anno, infatti, le aziende italiane hanno subito una stretta creditizia pari a 250,5 miliardi di euro (-27 per cento).  Se nelle realtà economiche con più di 20 addetti la riduzione è stata pari a 196,7 miliardi (-26,1 per cento), nelle piccolissime attività con meno di 20 addetti la diminuzione è stata di 53,8 miliardi (-30,8 per cento).

 

 

Nel 2019 oltre 105 mila segnalazioni: il 99 per cento riguarda attività di riciclaggio

Tra il 2009 ed il 2019 le segnalazioni sono aumentate di oltre il 400 per cento. Se nel 2009 erano 21.066, l’anno scorso hanno raggiunto la quota record di 105.789 (vedi Graf. 1).  La CGIA ricorda che una volta ricevuti questi “avvisi”, la  Uif effettua degli approfondimenti sulle operazioni sospette e le trasmette, arricchite dell’analisi finanziaria, al Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza (NSPV) e alla Direzione Investigativa Antimafia (DIA). Solo nel caso le segnalazioni siano ritenute infondate, la Uif le archivia. Tra le 105.789 comunicazioni arrivate l’anno scorso alla Uif, 104.933 (pari al 99,1 per cento del totale) hanno riguardano operazioni di riciclaggio. Pochissime, invece, le “denunce” che hanno interessato la presunta attività di terrorismo e proliferazione di armi  di distruzione di massa (vedi Tab. 1).

 

 

Campania, Lombardia e Liguria le regioni più a rischio
A livello territoriale le Regioni più “colpite” nel 2019 sono state la Campania (222,8 segnalazioni ogni 100 mila abitanti), la Lombardia (208,1) la Liguria (185,3) e la Toscana (184). Le realtà meno interessate, invece, sono state l’Abruzzo (115,7 ogni 100 mila abitanti), l’Umbria (110,3) e la Sardegna (86,6). Rispetto al 2018, Sicilia (+26,3 per cento), Molise (+23,8 per cento) e la Basilicata (+17,4 per cento) sono state le realtà che hanno registrato le variazioni percentuali di crescita del numero di segnalazioni più importanti. Infine, le uniche regioni in controtendenza sono state  il Piemonte (-0,5 per cento), la Toscana (-1,6 per cento), l’Umbria (-3,3 per cento) e la Valle d’Aosta (-4,3 per cento) (vedi Tab. 2).

 

 

Prato, Milano e Imperia le province con più segnalazioni di riciclaggio

A livello provinciale  le realtà che nel 2019 hanno registrato il più alto numero di segnalazioni giunte all’Unità informazione finanziaria ogni 100 mila abitanti sono state Prato (344,6 ogni 100 mila abitanti), Milano (337,1), Imperia (275,9), Napoli (270,7), Trieste (235,8), Parma (225) e Caserta (209,4). Quelle meno investite, invece, riguardano L’Aquila (76,9), Chieti (75), Nuoro (46,5) e il Sud Sardegna (45,9). La media nazionale è stata pari a 175,3 ogni 100 abitanti (vedi Tab. 3).

[1] Convegno Banca d’Italia – Fondazione CIRGIS: “Contrasto all’economia criminale: precondizione per la crescita economica” di Ignazio Visco (Governatore della Banca d’Italia), Milano, 7 novembre 2014.

 

Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere: “Dimensione delle attività criminali, costi per l’economia, effetti della crisi economica”, Testimonianza del Vice Direttore Generale della Banca d’Italia Anna Maria Tarantola. Senato della Repubblica, Camera dei Deputati 6 giugno 2012.

[2] Al netto delle sofferenze bancarie

 

 

Microsoft Word - Criminalita organizzata 19.09.2020.docx

Il 24 settembre si aprirà il Festival dell’Economia di Trento. 6 premi Nobel, 40 incontri, tutto online.

Sarà un Festival speciale, completamente online, purtroppo senza la presenza del pubblico, ma come sempre ricco di idee, di proposte e di confronti fra i più importanti economisti del mondo. Quaranta incontri, dal 24 al 27 settembre, con gli esperti che maggiormente hanno contribuito alla ricerca e alla definizione di strategie di politica economica sul tema “Ambiente e Crescita”. Una questione fondamentale del nostro tempo, non solo per la necessità di intervenire prima che i cambiamenti climatici diventino irreversibili, ma anche per capire come rilanciare l’economia colpita dagli effetti del Coronavirus.

Il Festival dell’Economia è promosso dalla Provincia autonoma di Trento, dal Comune e dall’Università di Trento. Ideato e progettato dagli Editori Laterza con la direzione scientifica di Tito Boeri. Partner dell’iniziativa si conferma, anche quest’anno, Intesa Sanpaolo. Top Sponsor è TIM. Main Sponsor è Dolomiti Energia. Sono poi sponsor del Festival: Autostrade del Brennero, EF Solare Italia, Exprivia, Fidelity International, Fondirigenti, Grant Thornton, LeasePlan Italia, MezzaCorona, Rotari. Sponsor istituzionale Cassa Depositi e Prestiti. Media partner: Rai Radio 1 e Rai Radio 3.

Tutti gli incontri saranno trasmessi via streaming sul sito del Festival, in italiano e in inglese. Una selezione di eventi sarà trasmessa in diretta in italiano anche sulla pagina Facebook. L’accesso al pubblico in sala non sarà consentito.

Sul sito del Festival potete consultare il programma della 15^ edizione che partirà giovedì 24 settembre alle ore 15.00. Trovate anche le interviste ai protagonisti e tutte le informazioni necessarie per vivere un nuovo appuntamento con il Festival dello Scoiattolo.

Per seguire il Festival dell’Economia in presenza, gli operatori dell’informazione; giornalisti, cameramen e fotografi, devono accreditarsi. Vi ricordiamo che tutti gli eventi, quest’anno, saranno trasmessi in diretta streaming e che soltanto una parte dei relatori sarà presente fisicamente. La possibilità di seguire gli incontri in presenza, per ragioni legate al contenimento della pandemia, sarà comunque subordinata al numero di richieste che riceveremo.

Qui il modulo per accreditarsi:

 

Rapporto sul credito. Da luglio 2010 a luglio 2020, gli impieghi alle imprese scesi di oltre il 21% da 856 a 669 miliardi. Le famiglie, invece, sono più indebitate: i prestiti ai privati sono saliti di 55 miliardi (+9,5%) da 579 a 634 miliardi. Il segretario generale Lauro: «Da nuove regole Bce, possibile ulteriore stretta ai prestiti bancari, deleteria per le pmi»

 

 

Negli ultimi 10 anni, sono crollati di oltre 186 miliardi di euro i prestiti delle banche italiane alle imprese. Il calo, che in media è pari a quasi 20 miliardi l’anno, è stato del 21,79%, dagli 856 miliardi di luglio 2010 ai 669 miliardi di luglio 2020. Sono scesi bruscamente i finanziamenti alle imprese a breve termine, con una riduzione di 135 miliardi e sono diminuiti di 79 miliardi quelli di lungo periodo: variazioni negative solo in parte compensate dai crediti a cinque anni, saliti di 28 miliardi. Risultano, invece, sempre più indebitate le famiglie: i finanziamenti ai privati sono infatti saliti di 55 miliardi (+9,5%) da 579 miliardi a 634 miliardi, grazie a 41 miliardi in più di mutui per abitazioni e 45 miliardi in più sul fronte del credito al consumo, che hanno bilanciato la diminuzione dei prestiti personali per 32 miliardi. Questi i dati principali di un rapporto sul credito realizzato dal Centro studi di Unimpresa, secondo il quale i prestiti non rimborsati (sofferenze) da parte di famiglie e imprese sono scesi di quasi il 7%, grazie a una diminuzione di quasi 5 miliardi da 70 miliardi a 65 miliardi. «I rubinetti delle banche sono chiusi da un decennio.

Adesso, siamo fortemente preoccupati per l’effetto negativo sui prestiti alle piccole e medie imprese, derivante dalle nuove regole europee sulla svalutazione dei crediti deteriorati e degli incagli. Mentre gli istituti sono riempiti di liquidità, dall’altro vengono vessati con regole di vigilanza che si riveleranno controproducenti per la ripresa» dichiara il segretario generale di Unimpresa, Raffaele Lauro, commentando lo studio dell’associazione con riferimento anche all’imminente giro di vite sui bilanci bancari. «Assistiamo a due politiche in conflitto fra loro: in era Covid è assurdo imporre alle banche la svalutazione di tutti i crediti incagliati, poiché il settore verrebbe messo alle corde; per le banche questa ulteriore stretta si tradurrebbe nel conteggio di nuove perdite, sofferenze azzerate e rubinetti del credito serrati» conclude Lauro.

Secondo il rapporto del Centro studi di Unimpresa, che ha elaborato dati della Banca d’Italia, il totale dei prestiti al settore privato, negli ultimi 10 anni, è diminuito di 131,5 miliardi (-9,16%) passando da 1.435,6 miliardi di luglio 2010 a 1.304,1 miliardi di luglio 2020. In particolare, lo stock dei finanziamenti alle aziende è crollato di 186,5 miliardi (-21,79%) da 856,1 miliardi a 669,6 miliardi. Nel dettaglio, sono calati di 135,7 miliardi (-42,98%) i prestiti a breve termine (fino a 1 anno) passando da 315,9 miliardi a 180,1 miliardi; i crediti a medio periodo (fino a 5 anni) sono invece saliti di 28,4 miliardi (+19,70%) passando da 144,2 miliardi a 172,6 miliardi; le erogazioni di lungo periodo (oltre 5 anni) sono scese di 79,1 miliardi (-19,99%) passando da 395,9 miliardi a 316,8 miliardi. Per quanto riguarda le famiglie, si è registrata una variazione positiva: i privati sono dunque più indebitati per 55,02 miliardi (+9,50%) con lo stock di crediti passato da 579,4 miliardi a 634,5 miliardi in 10 anni. Nel dettaglio, è salito di 45,9 miliardi (+72,93%) il credito al consumo (prestiti per acquisti di autoveicoli, elettrodomestici, smartphone, abbigliamento e viaggi) passando da 63,07 miliardi a 109,06 miliardi; anche i mutui per abitazioni sono aumentati e l’aumento è stato pari a 41,8 miliardi (+12,12%) da 345,6 miliardi a 387,5 miliardi; in controtendenza, i prestiti personali, scesi di 32,8 miliardi (-19,24%) da 170,7 miliardi a 137,9 miliardi.

Sul fronte delle rate dei prestiti non pagate da famiglie e imprese, si registra, in totale, un calo delle sofferenze lorde di 4,8 miliardi (-6,92%) da 70,06 miliardi a 65,2 miliardi: nel dettaglio, sono calati di 1,7 miliardi (-3,82%), i non performing loan (npl) delle aziende, passando da 45,7 miliardi a 43,9 miliardi; gli “arretrati” riconducibili alle famiglie, invece, sono scesi di 2,8 miliardi (-18,11%) da 15,7 miliardi a 12,9 miliardi; le rate non saldate dalle imprese familiari sono scese di 1,7 miliardi (-23,78%) da 7,4 miliardi a 5,7 miliardi; in crescita di 1,5 miliardi (+140,27%), invece, il resto delle sofferenze (riconducibili a onlus, pubblica amministrazione, assicurazioni, fondi pensione) passato da 1,09 miliardi a 2,6 miliardi. Complessivamente, le sofferenze nette (quelle non coperte da garanzie reali) sono scese di 15,9 miliardi (-39,39%), calando da 40,5 miliardi a 24,6 miliardi. Il rapporto tra sofferenze lorde e prestiti era al 4,88% a luglio 2010 e si è attestato al 5,00% a luglio scorso; mentre il rapporto tra sofferenze nette e prestiti è passato, in 10 anni, dal 2,83% all’1,89%.

La Polizia di Stato di Catania e Messina, coordinata dalla Procura Distrettuale di Messina, ha condotto un’attività contro la pedopornografia on-line conclusasi, al momento, con sei persone indagate per detenzione e divulgazione di pornografia minorile.

Le investigazioni sono state svolte dalla Polizia Postale sotto la direzione del Centro Nazionale Contrasto Pedo Pornografia on-line (CNCPO) del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni.

Esse sono state avviate dopo la denuncia di una donna, residente nella provincia peloritana, e madre di un adolescente, che si era accorta della presenza sullo smartphone della figlia di diverse sessioni di chat effettuate con singoli utenti, con scambio di foto e video di minori nudi in pose erotiche.

La donna consegnava spontaneamente il dispositivo mobile al personale della Polizia Postale che acquisiva con sofisticate strumentazioni forensi il contenuto del telefono e, in particolare, delle comunicazioni WhatsApp. Iniziava, così, un meticoloso lavoro investigativo finalizzato a ricostruire le dinamiche e le eventuali condotte penalmente rilevanti poste in essere dai singoli.

Sono in corso, comunque, approfondimenti per verificare la condotta di adescamento. Oltre ai sei indagati maggiorenni, sono stati identificati alcuni utenti minori che sono stati segnalati alla competente Procura per i Minorenni.

Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati computer e smartphone, rinvenendo già in fase di perquisizione informatica immagini di pornografia minorile. Le Province interessate dalle perquisizioni sono state: Messina, Catania, Palermo, Milano, Napoli e Teramo.

È in promozione In arte, globali!, corso di teatro ispirato ai temi della cittadinanza attiva e indirizzato a giovani dai 17 ai 35 anni, promosso da Centro per la Cooperazione Internazionale, Associazione Elementare e Cooperativa Smart e sostenuto dal Comune di Rovereto e dalla Provincia autonoma di Trento nell’ambito del bando Strategia per una Rovereto Giovane, 2.0.

Tra ottobre e dicembre, con l’accompagnamento di professionisti, i giovani saranno coinvolti nella realizzazione di monologhi teatrali. Il progetto si struttura nella formazione di gruppo, in presenza, presso il roveretano SmartLab e nella formazione individuale online per introdurre sfide globali, scrittura creativa e recitazione. A partire da un tema loro caro (come ambiente, lavoro, questioni di genere, migrazioni, diseguaglianze, etc), i e le partecipanti potranno frequentare l’intero percorso o scegliere, in base alle proprie attitudini e propensioni, se mettersi in gioco con la scrittura o con la recitazione.

Il prodotto finale sarà un catalogo video dei monologhi realizzati.

La proposta nasce dal connubio di diversi mondi – formazione sugli obiettivi di sviluppo sostenibile, attivismo giovanile ed espressione artistica – il cui intreccio diventa un’opportunità di arricchimento personale accattivante per i giovani, oltre che un’occasione di condivisione e contaminazione reciproca per gli organizzatori.

Consulta Provinciale dei Genitori – Ricerca esplorativa  – Anticipazione dei risultati. “Scuola Trentina, riapertura e Covid-19”.

 

La Ricerca
La Consulta Provinciale dei Genitori ha promosso una Ricerca esplorativa, allo scopo di raccogliere suggerimenti ed opinioni in relazione alla problematica “Scuola e Covid-19”, in particolare in merito alla gestione messa in atto in Trentino da marzo ad oggi e alle proposte avanzate per la riapertura di settembre.
Il Questionario, accessibile liberamente a tutte le componenti del mondo scuola attraverso un link diffuso dalla rete dei genitori, è rimasto on line dal 21 agosto al 6 settembre 2020 ed è stato compilato da 3000 soggetti, prevalentemente genitori (93%), equamente distribuiti nelle 4 aree della Provincia.

 

Le macro evidenze
▪ I risultati mostrano che le tematiche più rilevanti, evidenziate dall’elevato numeri di commenti e contributi spontanei (oltre 750), sono relative all’esigenza di un progressivo ritorno alla “normalità”, imprescindibilmente legato alla sicurezza: si avverte il bisogno di un rientro alla vita scolastica “regolare”, in presenza per l’84% (unica “vera” scuola possibile, soprattutto per i più piccoli), che garantisca il diritto allo studio, il benessere, la socializzazione, il contatto umano tra docenti e studenti, ma nel rispetto di regole di scurezza chiare e misure di prevenzione in grado di tutelare la salute di tutti. Tra queste il tema “mascherina” appare quello maggiormente sentito, con una maggioranza di genitori contraria all’utilizzo continuativo in classe. Suggerito spontaneamente l’utilizzo di test rapidi e/o tamponi, con risultati tempestivi, e la presenza di personale sanitario a scuola, per facilitare la valutazione di eventuali sintomi, evitando (la responsabilità) di confondere “semplici” raffreddori stagionali con sintomi Covid.

▪ Le maggiori criticità del rientro appaiono legate all’organizzazione “interna” alla scuola ed ai servizi correlati, soprattutto quelli in cui è prevedibile un maggiore assembramento: mensa, trasporti, aule affollate; i genitori suggeriscono una riduzione del numero di studenti/classe ed un’ottimizzazione del calendario scolastico e degli orari del tempo scuola (almeno in una prima fase di monitoraggio), senza tuttavia voler alimentare fobie ingiustificate e terrorismo psicologico, evidenziando invece la necessità di un maggiore supporto a famiglie/lavoratori, soprattutto in previsione di una possibile quarantena (garantire congedi, smart working, connettività/fibra).

▪ Il tema della Didattica a Distanza (DAD) emerge ancora come un nervo scoperto. L’implementazione approssimativa, a macchia di leopardo e soprattutto su base “volontaria” (da parte dei docenti) nella fase del lockdown ha reso insoddisfatti molti studenti e genitori, che valutano nel complesso negativamente l’esperienza (77%) ed evidenziano la necessità di una sua ottimizzazione come risorsa, soprattutto nella scuola secondaria – anche attraverso una formazione “obbligatoria” dei docenti, che garantisca omogeneità nell’erogazione di una DAD adeguata/efficace – in vista di un possibile ri-utilizzo per finalità di sicurezza o in caso di nuovo lockdown. Alcuni genitori suggeriscono la possibilità di alternare momenti di didattica a distanza ed in presenza, altri si spingono a chiedere la possibilità di scelta per le famiglie, come forma di prevenzione della perdita di lezioni in caso di assenza (anche non Covid), ipotizzando l’erogazione di DAD attraverso streaming provinciali e programmi omogenei. Strettamente connesse al tema DAD appaiono le criticità legate alla qualità della connettività e alla disponibilità di dispositivi.

▪ Anche l’organico docenti preoccupa i genitori: chiamati ad agire – oggi più di prima – come “comunità” educante, attenta sia al recupero delle carenze formative (accumulate durante la chiusura forzata della scuola), che alla gestione degli effetti psicologici del lockdown, soprattutto sui più piccoli e fragili (BES/DSA), per i quali si richiede una maggiore attenzione alle esigenze specifiche. In una minoranza di casi i genitori evidenziano la scelta, generata da sfiducia, di tenere i figli a casa (in istruzione familiare).

▪ Un’ulteriore tematica estremamente rilevante appare essere quella legata ad informazione e comunicazione: i genitori chiedono esplicitamente più qualità, quantità, chiarezza, tempestività, dialogo, condivisione e meno confusione, incertezza, misure calate dall’alto e senza ascolto delle parti coinvolte.

▪ Il tema della chiarezza dell’informazione e dell’affidabilità della comunicazione appare un elemento di criticità rilevante a tutti i livelli istituzionali (soprattutto di Assessorato), ancor più del percepito di competenza, credibilità e coerenza: i genitori manifestano smarrimento di fronte alle incongruenze (di forma e contenuto) che si manifestano nelle esternazioni dei diversi organi, tra gli ultimi e più eclatanti esempi quelli relativi a (mancato) sostegno alle famiglie, gestione degli assembramenti nei trasporti (prima/dopo salita sul mezzo) e distribuzioni delle mascherine … pubblicizzata e mai avvenuta, con i genitori costretti a fornirle ogni giorno ai propri figli per entrare in classe.

Non è mancato il consueto uso strumentale del questionario, utilizzato da una micro-minoranza per criticare la realizzazione della ricerca e la classe politica (ritardi e approssimazione nell’organizzazione del rientro, disinformazione, spreco di risorse nell’acquisto dei banchi) … a fronte di chi ha invece ringraziato la Consulta dei Genitori per l’impegno nel cercare di migliorare la scuola.

Per evitare inutili polemiche e sterili strumentalizzazioni si è deciso di diffondere la presente anticipazione dei risultati, rimandando al post-voto (compresi eventuali ballottaggi) la pubblicazione integrale dei dati.

Trasporto pubblico: dimezzate le tariffe per gli studenti universitari non iscritti all’Ateneo di Trento.

Gli studenti universitari trentini non iscritti all’Ateneo di Trento potranno beneficiare di una riduzione pari a circa il 50% degli abbonamenti del trasporto pubblico. Lo ha deciso oggi la Giunta provinciale. Il provvedimento si riferisce agli studenti che nel raggiungere sedi universitarie fuori provincia devono comunque spostarsi con i mezzi pubblici all’interno del territorio trentino. Oltre a questi sono interessati al provvedimento anche gli studenti frequentanti corsi post-diploma, l’Alta Formazione Professionale, borsisti, dottorandi e stagisti e quanti frequentano corsi di livello universitario del Conservatorio di Musica e corsi di livello universitario dell’Istituto per Interpreti e Traduttori.

Ecco di seguito gli importi dei nuovi abbonamenti annuali relativi all’anno accademico 2020-2021 che sono calcolate secondo il parametro ICEF:

oltre i 70 mila euro di reddito l’abbonamento passa da 330 a 160 euro;
fra i 60 e i 70 mila passa da 308 a 150 euro;
fra i 40 e i 50 mila passa da 286 a 140 euro;
fra i 30 e i 40 mila passa da 242 a 120 euro;
fra i 20 e i 30 mila passa da 220 a 110 euro;
sotto i 20 mila passa da 198 a 100 euro.

Nel frattempo Trentino Trasporti comunica che la prossima settimana proseguiranno le operazioni di verifica e di monitoraggio del servizio di trasporto pubblico scolastico e ricorda l’obbligo della mascherina a bordo e a terra in prossimità di stazioni e fermate e l’utilizzo preferibilmente di titoli di viaggio prepagati come abbonamenti, carte scalari o l’uso delle APP.

Dal 18 fino al 22 settembre è stato sottoposto a chiusura il Ristorante Pizzeria “Green Tower” di Trento per mancato rispetto delle misure di contenimento contro la diffusione del virus COVID-19, in violazione dell’art.4, commi 1 e 4, del D.L. n.19/2020, convertito in Legge n.35/2020.

Nella serata di ieri verso le ore 23.00, un Funzionario della Questura di Trento, nell’attraversare il passaggio pedonale all’incrocio di via Torre Verde, notava un cameriere che passeggiava all’interno del ristorante-pizzeria Green Tower, senza utilizzare la prevista mascherina.

Il poliziotto insospettito dal comportamento tenuto dal cameriere, fingendosi un cliente, decideva di cenare nel giardino del locale per verificare, tra l’altro, se tale situazione fosse episodica o, viceversa, avvenisse nel più totale disinteresse per le norme a tutela della collettività e salute pubblica.

Durante la cena il funzionario, notava che l’uomo, con assoluta noncuranza della presenza del cliente, entrava ed usciva del locale chiuso senza alcun DPI.

Al termine, il funzionario di polizia si presentava alla cassa e, dopo aver pagato il conto, contestava al cameriere, risultato poi essere il titolare della licenza e che nemmeno alla cassa indossava alcun dispositivo di protezione individuale, la mancanza, ovviamente, del D.P.I.

Al seguito della contestazione della violazione interveniva anche il personale della Squadra Volante, già impegnato nella serata in attività di controllo degli esercizi commerciali, per le contestazioni e verbalizzazioni del caso.

Al termine delle operazioni di controllo, oltre alla elevazione della sanzione amministrativa da 400 a 1.000 euro, veniva disposta la chiusura del locale dal 18 al 22 settembre compreso.

I relativi atti verranno inviati per l’ulteriore corso di Legge al Commissario del Governo di Trento.

 

Sicor, l’azienda fa rimuovere gli striscioni dei lavoratori. Fiom: non è così che si ferma la mobilitazione. I lavoratori sono in stato di agitazione e la protesta va avanti.

L’ennesimo “smacco” ai lavoratori Sicor è arrivato nei giorni scorsi: la direzione aziendale ha fatto rimuovere, per due volte, striscioni e bandiere dai cancelli dello stabilimento, come a voler cancellare le testimonianze di una mobilitazione che ormai va avanti da luglio e che settimana dopo settimana si allarga a nuovi stabilimenti metalmeccanici trentini, mentre crescono i lavoratori di altri settori che manifestano solidarietà alle tute blu roveretane.

Per giustificare il proprio atto i vertici aziendali hanno addirittura ritenuto opportuno fare ricorso allo Studio Legale Associato Longo & Barelli di Milano, il quale, in punta di diritto, con tanto di raccomandata, ha spiegato a sindacati e lavoratori il motivo per il quale l’azienda ha ritenuto legittima la rimozione. “Dobbiamo altresì invitarVi alla immediata rimozione di striscioni e bandiere dalla proprietà aziendale, la cui apposizione in prossimità di essa (oltre che all’interno) è evidentemente legittima nel corso dello sciopero, ma ingiustificata allorché lo sciopero non sia in corso. In difetto l’azienda non potrà che provvedere alla diretta rimozione”.

“Ci chiediamo a questo punto se la direzione si è accorta che i dipendenti sono in stato di agitazione permanente dallo scorso luglio e che gli scioperi vanno avanti, con varie modalità, in modo quasi ininterrotto da dieci settimane – spiega Aura Caraba della Fiom del Trentino -. Con questo comportamento assurdo e per noi anche antisindacale Sicor pensa forse di “normalizzare” la situazione in fabbrica o di cancellare la protesta. Non è così, l’indignazione cresce giorno dopo giorno di fronte a chi con un colpo di mano pretende di cancellare 32 anni di contrattazione aziendale”.
Intanto oggi c’è stato un nuovo presidio fuori dai cancelli. E in TWT e Profilerie trentine di Rovereto e alla Demanincor di Spini di Gardolo i lavoratori si sono uniti alla battaglia dei colleghi scioperando per un’ora su ogni turno.

“Nei rapporti azienda sindacato raramente un’azienda toglie da sola dai cancelli le bandiere e gli striscioni dei lavoratori, lo fa il sindacato quando lo stato di agitazione è rientrato e si è raggiunto un accordo. Alla Sicor le cose non stanno ancora così ed è la ragione per la quale le bandiere e gli striscioni torneranno al loro posto”, conclude Caraba.

Investimenti pubblici. Cgil Cisl Uil: “Non bastano gli annunci, serve un progetto per il Trentino”. Per i sindacati è l’ennesima lista di opere senza una strategia. Mancano misure per rafforzare davvero i servizi sanitari e assistenziali. Ok al debito ma per creare valore duraturo.

E’ durato meno di una settimana l’impegno del presidente Fugatti ad aprire un confronto con le parti sociali e le imprese sugli investimenti per rilanciare il Trentino. Oggi, infatti, la Giunta provinciale ha approvato i provvedimenti da mettere in atto da qui al prossimo triennio con un investimento complessivo di 300 milioni di euro, che verranno recuperati attraverso il ricorso al debito pubblico provinciale.

“Ci rendiamo conto che la campagna elettorale è agli sgoccioli e annunciare un corposo elenco di opere pubbliche a 24 ore dall’apertura delle urne può essere invitante, ma in questa operazione si perde di vista l’obiettivo: la lista di lavori pubblici è costruita senza indicare nessuna priorità, senza un progetto di crescita per il Trentino a dimostrazione che manca una strategia complessiva di rilancio”, fanno notare i tre segretari provinciali di Cgil Cisl Uil del Trentino.
Colpisce tra l’altro lo stanziamento, 80 milioni di euro, sul fronte sanità. “Non si tratta di investimenti per rafforzare l’organizzazione sanitaria sul nostro territorio, ma di lavori di adeguamento e ristrutturazione di Rsa e ospedali – incalzano Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti -. Tutto bene se non fosse che per affrontare l’emergenza sanitaria nell’immediato e per risolvere le grandi questioni legate all’invecchiamento della popolazione c’è bisogno di ben altro, cioè rafforzare i servizi sanitari, sociali e assistenziali territoriali per i cittadini. Manca, invece, il ben che minimo progetto per spingere sul campo dell’innovazione socio-sanitaria, mancano gli investimenti per la telemedicina, la teleassistenza e la domotica, manca un compiuto rafforzamento della medicina territoriale, non solo dal punto di vista organizzativo, ma anche da quello specificatamente infrastrutturale. Non basta ristrutturare alcune case di riposo e qualche struttura sanitaria, non basta neppure il varo della facoltà di medicina se poi non c’è un’idea compiuta dell’assetto e delle funzioni strategiche per il servizio sanitario provinciale”.

E anche sulle nuove assunzioni annunciate dall’assessora Segnana i sindacati sono preoccupati soprattutto per i tempi. “E’ fondamentale rafforzare gli organici, ma non si capisce perché, se questa era ed è la vera priorità, la giunta abbia atteso i soldi nazionali per muoversi in questa direzione. Le assunzioni andavano fatte già a giugno, anticipando la spesa con risorse provinciali. Con la carenza di professionisti sanitari, arrivare alle porte dell’autunno con i livelli del contagio in aumento senza una pianta organica adeguata è senza senso. Inutile poi dire che già oggi non riusciamo più a tracciare tutti i contagi”.

Sulle politiche di investimento della Provincia, Cgil Cisl Uil quindi incalzano la Giunta: “Vanno messe in cantiere opere che creino davvero valore aggiunto per il Trentino almeno sul medio periodo, con particolare attenzione alle questioni relative alla manutenzione del territorio, alla gestione del rischio idrogeologico e degli effetti dei cambiamenti climatici, alla riqualificazione energetica degli edifici pubblici in primis istituti scolastici ed edilizia abitativa. Nessuno dice che non servano anche grandi opere, ma qui c’è un elenco di progetti e interventi anche di dubbio impatto in termini di spinta alla ripresa. Quando si ricorre al debito si deve avere la certezza che si stiano finanziando interventi che non solo ripagano l’indebitamento, ma creano valore aggiunto in modo strutturale”, concludono Grosselli, Bezzi e Alotti.

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