LANCIO D’AGENZIA

Meteotrentino: un marzo più piovoso della media. Marzo è stato più piovoso della media e con temperature nella norma. Le temperature sono state vicine ai valori medi per le prime due decadi mentre l’ultima decade è risultata particolarmente fresca. In particolare nella notte tra il 23 ed il 24 le temperature sono scese sotto lo zero anche a quote basse.

In allegato: il rapporto di Meteotrentino

 

Analisi_meteorologica_marzo2020

 

Dal pomeriggio odierno nelle aree verdi cittadine del parco Colletta, Pellerina e Valentino – Lungo Po Murazzi, entrerà in azione, nei fine settimana, un aeromobile a pilotaggio remoto (drone) dei Carabinieri, che consentirà di verificare dall’alto eventuali assembramenti vietati e per i quali è difficile effettuare verifiche con le pattuglie automontate.

La decisione è stata presa nel corso del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica tenutosi in videoconferenza ieri. Il drone dell’Arma è pilotato da esperti elicotteristi del 1° Nucleo elicotteri Carabinieri di Volpiano (TO), che saranno sempre affiancati da militari del Comando Provinciale Carabinieri di Torino per le verifiche su strada. L’APR dei CC si alternerà con quello in dotazione alla Polizia locale di Torino.

“Siamo dispiaciuti per marcia indietro dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari sulle disposizioni per la pausa pranzo degli operatori sanitari”. Così Giuseppe Pallanch, segretario della Cisl Fp e Silvano Parzian responsabile della sanità pubblica che aggiungono: “Chiediamo che si possano ripristinare le direttive attuate in questi giorni di emergenza per il coronavirus, che consentivano la consumazione di un pasto caldo in flessibilità”.

Nei giorni scorsi il personale sanitario in prima linea aveva la possibilità di non ricorrere alla mensa interna per ottimizzare la gestione in corsia, l’operatore impegnato nelle cure del paziente Covid-19 poteva consumare un pasto in reparto, senza la necessità di timbrare la pausa pranzo e non veniva scalato dalla busta paga. Una sensibilità importante per il grande lavoro che stanno facendo per tutti noi.

“Un atteggiamento molto sensibile dell’Apss – commenta la Cisl Fp – che veniva incontro alle esigenze dei propri dipendenti messi alla prova con turni massacranti. Una disponibilità davvero apprezzata in questa situazione di grande pressione. Una possibilità che ottimizzava anche i tempi di vestizione e svestizione per garantire una gestione più agevole delle emergenze. Un sistema che funziona e quindi un peccato rinunciare a tutto questo”.

L’Apss ha, infatti, annunciato la presenza dello chef stellato Alfio Ghezzi e quindi qualcosa sarebbe cambiato nell’organizzazione interna e nel promuovere i servizi esterni.

“Un professionista affermato e la sua disponibilità è certamente un onore. Il volontariato – concludono Pallanch e Parzian – è fondamentale, un tratto del Dna del Trentino e questa caratteristica non deve andare dispersa, un valore aggiunto. La sua presenza, però, non deve escludere la possibilità di potersi organizzare da parte del personale sanitario, anche attraverso il lavoro di bravissimi cuochi interni, molto professionali e che devono attenersi ai capitolato di spesa previsti dall’azienda , tanto che le mense sono un fiore all’occhiello e ci siamo sempre opposti all’esternalizzazione di questo servizio e che oggi a maggior ragione stiamo toccando con mano l’importanza. La richiesta all’Apss è quella di rivedere le disposizioni per garantire quanto avvenuto nei giorni scorsi e venire incontro alle esigenze del personale sanitario tutto”.

In considerazione dell’impatto economico sui cittadini e sulle attività delle misure di contenimento e della chiusura degli esercizi commerciali, la Giunta municipale di Riva del Garda ha disposto una serie di misure di sostegno.

 

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Cosap
Nella seduta di giovedì 26 marzo la Giunta ha disposto la proroga delle scadenze del Canone per l’occupazione di spazi e aree pubbliche (Cosap), in considerazione delle notevoli difficoltà economiche provocate dalle misure relative all’emergenza sanitaria in corso e dall’impossibilità di utilizzare gli spazi e le aree pubbliche concessi.
Per le occupazioni permanenti (i cosiddetti plateatici) la prima rata del Cosap è prorogata dal 30 aprile al 30 luglio e la seconda dal 31 agosto al 30 novembre, mentre per il posto fisso al mercato bisettimanale dal 30 aprile al 30 luglio, con termine per il pagamento prorogato dal 30 maggio al 30 agosto. La Giunta si è riservata di introdurre ulteriori agevolazioni o proroghe qualora la situazione sanitaria lo rendesse necessario, così come nel caso venissero emanati al riguardo ulteriori provvedimenti.

 

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Affitti
Nella seduta di giovedì 2 aprile la Giunta municipale ha stabilito il differimento delle scadenze di pagamento dei canoni di concessione e locazione dovuti al Comune di Riva del Garda dai soggetti interessati dalle misure sospensive introdotte a seguito dell’emergenza sanitaria. Tutte le rate del periodo dal primo gennaio al 30 settembre 2020 per le locazioni e concessioni di unità immobiliari di proprietà comunale o in disponibilità dell’Amministrazione, assegnate ad attività commerciali, imprese, associazioni e altri soggetti interessati dalle misure restrittive introdotte in relazione all’emergenza sanitaria, sono differite al 30 settembre 2020, senza more e interessi. Inoltre, eventuali ritardi rispetto alle scadenze contrattuali previste non daranno luogo a sanzioni, revoche o decadenze, se il corrispettivo dovuto sarà versato entro il 2020. La Giunta si è riservata di introdurre ulteriori agevolazioni o proroghe qualora la situazione sanitaria lo rendesse necessario, così come nel caso venissero emanati al riguardo ulteriori provvedimenti.

 

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Nidi d’infanzia
Essendo i nidi d’infanzia comunali chiusi a causa dell’emergenza sanitaria, l’Amministrazione comunale ha stabilito di non chiedere alle famiglie il pagamento della quota fissa mensile corrispondente al periodo di sospensione delle attività didattiche. Anche la retta del mese di febbraio è stata già ridotta in proporzione al periodo di chiusura relativo a quel mese, mentre, per quanto riguarda la retta di marzo, si provvederà ad addebitare alle famiglie solo la quota relativa ai primi tre giorni del mese durante i quali i nidi erano ancora operativi, accorpandola alla prima retta applicabile dopo la riapertura del servizio. Nelle prossime settimane potranno essere valutati ulteriori provvedimenti.

 

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Tari
È stato sospeso il pagamento della seconda rata della tassa sui rifiuti (Tari) per il 2019, previsto entro il 31 marzo (ma è comunque possibile, per chi lo volesse, effettuare il versamento, contribuendo così ad attenuale l’impatto dell’emergenza sul proprio Comune).

 

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Acqua potabile e teleriscaldamento
Su richiesta del sindaco Adalberto Mosaner, Alto Garda Servizi (Ags) ha sospeso la fatturazione semestrale del servizio idrico, prevista nel mese di luglio 2020 (scadenza di agosto 2020), che sarà recuperata per mezzo di una fatturazione unica annuale nel mese di dicembre 2020 (scadenza di gennaio 2021). Per quanto riguarda il servizio di teleriscaldamento, sia Ags sia Ledren hanno posticipato i termini di pagamento per i prossimi cinque mesi, con decorrenza a partire dalla fatturazione di competenza marzo 2020 e fino a luglio 2020 compresi. Il posticipo è fissato in 90 giorni ulteriori rispetto all’abituale data di scadenza (fissata in 20 giorni) per un totale di 110 giorni dalla data di emissione della fattura (le iniziative saranno comunicate con inserzioni sui quotidiani e, per il teleriscaldamento, direttamente nella fattura di marzo).

 

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Lido di Riva del Garda Immobiliare
La società Lido di Riva del Garda Immobiliare SpA d’intesa con il sindaco Adalberto Mosaner già da alcuni giorni ha proposto ai conduttori alcune agevolazioni temporali per il pagamento dei canoni di locazione relativi ai mesi di marzo e di aprile. Alla luce però del protrarsi delle ulteriori restrizioni dovute all’emergenza sanitaria da covid-19, la società stessa provvederà a considerare la possibilità di sospendere i pagamenti, uniformandosi a quanto deliberato dal Comune di Riva del Garda.

 

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Inoltre: Imis
Si ricorda inoltre che la recente legge provinciale 23 marzo 2020, n. 2, «Misure urgenti di sostegno per le famiglie, i lavoratori e i settori economici connesse all’emergenza epidemiologica da covid-19 e altre disposizioni», all’art. 1 ha eliminato l’obbligo di versamento della rata in scadenza il 16 giugno 2020 dell’Imposta immobiliare semplice (Imis), rilevante gettito per le casse comunali. Il versamento dovuto per l’intero periodo d’imposta 2020 si considera regolarmente effettuato se posto in essere entro il 16 dicembre 2020.

“Alla luce della deliberazione della giunta comunale di Trento del 26 marzo 2020 n.55, Agire vuole sottolineare l’insufficienza di tale deliberazione che non riesce a cogliere le reali esigenze del tessuto produttivo/commerciale della Città di Trento a seguito della pandemia COVID 19” – inizia così l’intervento del coordinamento di Trento in merito all’attuale situazione sanitaria e anche economica che stiamo vivendo –

”Gran parte dei pagamenti dovuti al Comune di Trento vengono posticipati al 30 settembre 2020, spesso in un’unica soluzione, per una serie di servizi tra i quali alcuni che, vista la chiusura delle attività, non vengono in realtà effettuati o non vengono goduti ai fini di una resa economica reale.

Si và dall’occupazione di suolo pubblico per i plateatici/posteggi per attività commerciali, affitti di locali pubblici, attività che sono drammaticamente chiuse e che in questo momento non hanno possibilità di guadagno, oltre a non utilizzare effettivamente gli spazi pubblici al fine di averne una resa produttiva”

Come il Comune di Trento pensi di poter richiedere anche e soprattutto per questo periodo i pagamenti, seppur rinviati al 30 settembre 2020, rimane un mistero ed evidenzia ancora una volta il maldestro tentativo dell’attuale giunta di proporre soluzioni per quel tessuto produttivo che potrà garantire, se messo nelle giuste condizioni, la ripartenza economica della Città passato questo terribile momento.

Sfugge probabilmente alla maggioranza attuale che è l’attività produttiva che garantisce occupazione, entrate consistenti alla casse pubbliche, capitali che vengono conferiti al sistema impresa locale, immagine e presidio del territorio. Qualora questi esercizi non dovessero riprendere l’attività lavorativa avremo un danno al tessuto sociale ma anche il Comune stesso dovrà rinunciare alle relative entrate future” – Agire si spinge oltre con alcune proposte da mettere sul tavolo – .

“Chiediamo che il Comune di Trento si attivi per valutare anche una forma di indebitamento che possa permettere di annullare completamente, o almeno in parte, quanto gli sarebbe dovuto per il 2020, per dare modo alle attività produttive di concentrarsi sulla ripresa post – COVID 19. Molte attività avranno enormi difficoltà a recuperare la liquidità per saldare quanto dovuto ai fornitori e ai proprietari degli immobili in cui svolgono l’attività.

Non solo, Agire chiede anche vi sia una sospensione di quanto dovuto in termini di utenze, elettricità, rifiuti, acqua e gas, vista anche l’importante quota diretta e indiretta di partecipazione posseduta dal Comune di Trento in Dolomiti Energia. Per un anno ci saranno meno dividendi, ma le ripercussioni negative sul tessuto produttivo della Città, messo in ginocchio da questo evento senza precedenti, devono essere affrontate con provvedimenti senza precedenti per poter sperare in una ripresa rapida dell’economia cittadina.

Consigliamo al Comune di Trento di prendere spunto dalla piattaforma della Provincia, messa online da qualche giorno, che mette a conoscenza del cittadino i nomi delle attività, che per avere almeno in parte un’entrata, si sono attivate per consegnare i loro prodotti a domicilio.

Il Comune potrebbe fare altrettanto o per lo meno dare a queste attività la possibilità, attraverso il proprio sito, di far conoscere ai propri dipendenti che lavorano ancora in sede, la possibilità di effettuare la pausa pranzo utilizzando questo servizio. Importante da questo punto di vista anche individuare una modalità concreta di supporto agli esercizi che stanno offrendo un servizio di consegna a domicilio in modo tale da garantire un minimo di margine di sopravvivenza a coloro che stanno facendo questa funzione più sociale che economica”.

Conclude l’intervento di Agire “Per sviluppare queste e altre proposte, riteniamo si debba individuare, nel più breve tempo possibile, una commissione speciale che comprenda rappresentanze politiche e figure esperte come da possibilità indicate dallo stesso Statuto comunale.

Solo in questo modo si potrà sperare in una ripresa economica rapida perché una città come Trento non può aspettare ulteriormente interventi veri e con una ricaduta reale per le nostre attività produttive.

 

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Coordinamento Trento Agire per il Trentino

Egregio Signor Walter Kaswalder Presidente del Consiglio Provinciale SEDE – Interrogazione a risposta scritta n. 1293 –

Con Decreto del Presidente della Giunta provinciale 22 settembre 1987, n. 11-51/Legisl pubblicato sul Bollettino Ufficiale Regionale del 17 novembre 1987, n. 51, suppl. ord. n. 1) è stato emanato il Regolamento per l’esecuzione della legge provinciale 21 aprile 1987, n. 7 concernente “Disciplina delle linee funiviarie in servizio pubblico e delle piste da sci”;
all’’art. 26 “Servizi tecnici e di assistenza. Trasporto infortunati” del predetto decreto è previsto quanto segue:
1. Il titolare dell’autorizzazione all’esercizio della pista è tenuto ad assicurare il servizio di trasporto degli infortunati sulla stessa fino alla più vicina strada carrozzabile raggiungibile da autolettighe; deve essere predisposta e costantemente disponibile l’attrezzatura necessaria e sufficiente a tale scopo e l’organizzazione per effettuare il servizio nel modo migliore e più celere possibile.
2. Il servizio deve essere prestato da persone addestrate al trasporto degli infortunati e cessa con la consegna dell’infortunato al servizio sanitario o comunque su richiesta dell’infortunato stesso o dei suoi familiari.
3. Il titolare dell’autorizzazione può affidare o delegare a istituzioni o enti specializzati l’effettuazione del servizio di cui ai commi precedenti.
4. Il titolare dell’autorizzazione ha l’obbligo di comunicare stagionalmente alla struttura provinciale competente in materia di piste da sci un elenco degli incidenti accertati sulla pista, specificandone la data, l’ora, la localizzazione, nonché l’età ed il sesso degli infortunati
dalle elaborazioni del Servizio impianti a fune e piste da sci fornite all’interrogante nell’aprile 2019 (documento integrale in allegato) relativamente ai dati che i titolari di autorizzazione all’esercizio delle piste da sci della provincia devono comunicare alla competente struttura alla fine di ogni stagione invernale ai sensi della suddetta normativa risulta la seguente tabella di sintesi:

 

 

relativamente ai dati dell’inverno 2017/18 da fonti di stampa si apprendevano le seguenti tipologie di infortunio tra gli sciatori: il 25% degli infortuni riguardava l’articolazione del ginocchio; il 20% le spalle; il 15% gli arti inferiori, i piedi e la testa. Per quanto riguarda i codici di classificazione e il metodo di valutazione e selezione immediata usato per assegnare il grado di priorità per il trattamento (cosiddetto triage) si apprendeva come la maggior parte dei trattamenti fossero catalogati nel seguente modo: codice bianco 453 (7%), codice verde 4.623 (72%), codice giallo 1.300 (20%) e codice rosso 26 (4%) (Incidenti sugli sci, annata da record, in quattro mesi quasi 6.500 feriti. Cavalese in testa per ricoveri – Il Dolomiti, 25 aprile 2018);

come si apprende da altre fonti di stampa i dati rilevati sulle piste trentine sono analoghi a quelli altoatesini. Secondo le elaborazioni dell’Istituto provinciale di statistica di Bolzano (Astat) sui dati forniti da 53 su 112 gestori di piste in provincia di Bolzano nell’inverno 2017/18 sono state segnalate 8.783 persone coinvolte in incidenti, tra sciatori, snowboarder e sportivi impegnati in altre discipline invernali. La caduta accidentale senza il coinvolgimento di terzi è la causa di incidente più frequente e riguarda il 74,4% del totale, segue la collisione con altre persone (13%). Un terzo degli infortuni riguarda le ginocchia. Si apprende inoltre che le ore statisticamente più pericolose per incidenza di infortuni sciistici sono quelle pomeridiane. Tra le 13 e le 17 i casi registrati sono infatti la metà del totale (Incidenti sulle piste da sci Più insidiose quelle rosse – Alto Adige, 28 novembre 2018);

dal sistema di sorveglianza SIMON sugli incidenti sulle piste da sci che era stato messo a punto dall’Istituto Superiore di Sanità tra il 2004 e il 2005 si apprendeva, fra gli altri dati, che nel 32,6% dei casi l’intervento di soccorso sulle piste era effettuato in seguito a distorsioni (il 94% delle quali a carico degli arti inferiori). Seguivano poi le contusioni (26%), le fratture (14%), le ferite (9%) e le lussazioni (8%) (Sistema di sorveglianza SIMON – Istituto superiore di sanità, Dipartimento ambiente e connessa prevenzione primaria – Reparto ambiente e traumi);

le conclusioni del medesimo studio furono le seguenti: “Il tipo di incidenti e le lesioni osservate mettono in luce l’importanza di un’adeguata preparazione fisica nell’affrontare una giornata sugli sci. Lo sci è uno sport estremamente piacevole, che si svolge in ambienti altamente suggestivi, ma non deve essere preso alla leggera. Gli sforzi ai quali sottoponiamo il fisico, uniti a condizioni atmosferiche che l’alta montagna può rendere disagevoli, richiedono oltre che un grande senso di responsabilità anche un profondo rispetto per il proprio organismo. Ignorare i segnali che questo invia (stanchezza, dolori muscolari, sensazione di freddo, fame, ecc…) espone a rischi inutili, spesso evitabili con una sosta o con, un’adeguata protezione. Al di là di quanto possa suggerire il buon senso, infatti, ci sono ampie evidenze scientifiche che dimostrano come il casco sia un mezzo di prevenzione molto efficace nel ridurre il rischio di trauma cranico. La recente disposizione che obbliga all’uso del casco chi ha meno di 14 anni, se applicata pienamente, potrà contribuire a ridurre un fenomeno che, è bene sottolineare, non è circoscritto ai soli bambini. Pur nel pieno rispetto delle abitudini personali, sarebbe, quindi, buona prassi che il casco fosse utilizzato da tutti gli sciatori” (Fonte: Epicentro – Il portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica di Marco Giustini, Alessio Pitidis, Gianni Fondi);

dai dati sopra esposti è evidente come i costi sanitari e sociali della pratica dello sci e dello snowboard rappresentino un elemento che nel contesto trentino assume una dimensione particolarmente significativa in termini di feriti che si registrano a seguito degli incidenti che avvengono sulle piste da sci ma, talvolta, anche in termini di vite umane;

i dati e le relative elaborazioni sugli incidenti sulle piste da sci non paiono essere particolarmente coordinati fra di loro. Ad esempio, sono reperibili sul web elaborazioni statistiche che individuano la frequenza di incidenti nei diversi giorni della settimana, la frequenze dei feriti per fasce d’età, le fasce orarie degli incidenti, la tipologia di piste, le caratteristiche fisiche e il sesso delle persone ferite, i mesi della stagione invernale, etc. ma queste non sono uniformi nelle dimensioni locali e nazionale e non vengono effettuate con continuità nel corso degli anni. Non sono inoltre facilmente reperibili le frequenze e le tendenze relative alla correlazione degli incidenti con le misure di protezione passive (caschetti, ripari, reti, etc.), l’organizzazione dei soccorsi e delle cure mediche, le misure di informazione e di segnalazione dei pericoli, etc.;

infine, non sono reperibili informazioni relative al costo sanitario (es. personale di soccorso impiegato sulle piste, nell’elisoccorso, nel servizio di ambulanza, nei pronti soccorsi e nei centri ortopedici) e al costo sociale (danno biologico per i traumi subiti, costo medio di un ferito, costi generali medi per incidente, costo sociale medio per incidente mortale e grave, costo totale dell’incidentalità, etc.) determinati dagli incidenti sulle piste da sci. Se infatti le informazioni e i dati attinenti al valore economico lordo del turismo invernale sono cospicue e vengono prodotte con regolarità (presenze nelle strutture ricettive, impatto sul PIL dell’indotto, forza lavoro impiegata nel settore dell’ospitalità, etc.), le cifre relative ai costi sanitari e sociali sono piuttosto scarse, nonostante il fatto che, in Trentino, i procedimenti per lesioni su piste da sci rappresentino, in termini di frequenza numerica, la seconda tipologia di reato dopo i furti in abitazione (nel 2018: 1.216 furti in abitazione; 400 procedimenti per lesioni su piste da sci; 55 lesioni dolose contro una donna; 38 peculato; etc);

tutto ciò premesso si interroga il Presidente della Provincia per conoscere

quale sia il contenuto delle elaborazioni del Servizio impianti a fune e piste da sci relativamente ai dati che i titolari di autorizzazione all’esercizio delle piste da sci della provincia hanno comunicato alla competente struttura per la stagione invernale 2019/20 ai sensi del Regolamento per l’esecuzione della legge provinciale 21 aprile 1987, n. 7 citato nelle premesse;

se siano mai stati prodotti studi e/o analisi, anche in forma congiunta tra Servizio impianti a fune e piste da sci, ISPAT, APSS e ISS, al fine di valutare il costo economico-sanitario e i costi sociali dell’incidentalità sulle piste localizzate nella provincia autonoma di Trento ed eventualmente quale sia stato l’esito;

se abbia considerato o intenda considerare la produzione in via sistematica di elaborazioni statistiche tramite ISPAT sulle cause e sulle tipologie di infortunio negli sport invernali, con il dettaglio dei costi sanitari e dei costi sociali determinati dagli incidenti sulle piste da sci, snowboard e/o slittino, anche al fine di valutare misure di prevenzione per ridurre i tassi di incidentalità e misure di ripartizione dei costi sanitari basate sul principio di responsabilità;

A norma di regolamento, si chiede risposta scritta.

 

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Cons. prov. Alex Marini

 

Le scorribande di M49 sono ormai consegnate alla quotidianità dei social, non c’è giorno
che non riporti di un suo danno o filmato.
E se davvero i problemi che affliggono in questo momento la nostra società sono di ben maggiore gravità, non appare opportuno trascurarne uno che inquieta non poco la popolazione locale. Se fino ad ora l’orso non ha ancora mostrato segni di aggressività verso l’uomo va precisato che si tratta pur sempre di un animale confidente ed in quanto tale comunque imprevedibile.
La filosofia indiana parla del Karma come di un principio spirituale di causa ed effetto, che porta una reazione per ogni azione (non) compiuta e così i compiti non svolti nelle scorse stagioni si ripresentano puntuali al tavolo degli impegni presi con la poplazione. Se l’orso fosse stato catturato in una delle numerose volte in cui lo scorso autunno in Val Calamento entrò nella trappola a tubo tutto questo non si dovrebbe affrontare in un periodo così buio.

Ciò premesso si interroga la giunta per sapere se:

Quali sono le ordinanze in vigore e che indicazioni danno? A quali misure è autorizzato il personale a procedere?

È definitivamente approntato il recinto di Casteller in modo che una volta catturato non possa più scappare?
È attivo il sistema delle trappole a tubo?
È stato nominato il veterinario referente in sostituzione precedente professionista che ha cessato servizio per pensionamento?

 

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Cons. Michele Dallapiccola

Cons. Paola Demagri

Cons. Ugo Rossi

Emergenza Coronavirus. CGIL CISL UIL: “Europa? Da che pulpito viene la predica”.

I sindacati chiedono al presidente Fugatti di fare la propria parte prima di chiedere agli altri. “Fino ad oggi la giunta provinciale ha stanziato poco più dello 0,2% del Pil”

“Il presidente della Provincia Fugatti non può dare certo lezioni all’Europa su come si affronta l’emergenza sanitaria ed economica legata al contagio da Covid-19. Ad oggi la Giunta provinciale ha stanziato, infatti, risorse limitatissime, pari a 4 milioni di euro, per sostenere l’economia ed il lavoro, che corrispondono a poco più dello 0,2% del Pil provinciale. Un’inezia.

Si tratta di un impegno cinque volte inferiore a quello che l’Europa potrà garantire all’Italia in questa prima fase. Solo il fondo europeo per la cassa integrazione annunciato da Bruxelles e gli acquisti di titoli di Stato italiani da parte della Bce che riduce così il costo del debito pubblico nazionale, potrebbero garantire all’Italia risorse e risparmi potenzialmente pari all’1,1% del Pil nazionale.

E’ ancora troppo poco? Si certo, l’Europa deve e può fare di più. Ma caro presidente Fugatti, da che pulpito viene la predica? Prima di ammainare la bandiera della Eu, il presidente dovrebbe alzare finalmente quella dell’Autonomia, usando le risorse della Provincia autonoma di Trento per sostenere davvero l’economia e il lavoro. Prima di chiedere agli altri, bisogna sempre fare la propria parte. E visto che la Provincia di Bolzano ha già annunciato il varo di un piano da 4 miliardi di euro, attendiamo con ansia di sapere se il Trentino si fermerà ai 4 milioni di nuove risorse appena stanziate”.

Coronavirus. 14 i decessi, 114 i nuovi contagi. Cresce il numero dei tamponi, oggi a quota 789.

Sono 14 i decessi oggi per Coronavirus, per un totale di 187 in Trentino dall’inizio della pandemia. 114 i nuovi contagi registrati. Le persone in terapia intensiva sono 78, 49 quelle in pre-ventilazione. Va detto che il numero dei tamponi in questi giorni è sensibilmente aumentato, il che porta come previsto ad un aumento dei contagi registrati. Oggi ad esempio sono stati effettuati 789 tamponi; ci si sta quindi avvicinando al traguardo intermedio dei 1000 che la Giunta si è dato qualche giorno fa. La percentuale di positività sul totale è in calo. In ogni caso, sarà determinante verificare questo finesettimana e tutta la prossima quali saranno le linee di tendenze che si vanno consolidando. Il messaggio del presidente Maurizo Fugatti, dato “con decisione e anche con un po’ di delusione” è sempre lo stesso: non uscire di casa.

“Constatiamo anche con i nostri occhi che non è così, che la gente sta ricominciando ad uscire, e questo non va bene – ha insistito Fugatti. – Il virus può colpire tutti, anche le persone giovani. Chiedo ai trentini di rispettare al massimo le regole, altrimenti non potremo mai tornare alla normalità. Oltretutto chi non osserva le regole mette a repentaglio la salute degli altri, non solo la propria”.

A livello nazionale è in corso un dibattito sui test. Oltre al tampone si sta sperimentando anche un test rapido, sierologico, che prevede anche un esame più approfondito, con l’analisi del sangue. Il Trentino sta sperimentando queste metodologie. Si parte da Rovereto con il personale medico-sanitario, che è il più “esposto”. Se la sperimentazione darà esito positivo si proseguirà estendendolo a centinaia di persone.

Il Governo nazionale ha assegnato 3 milioni al Trentino per assistere le famiglie più bisognose, che spesso hanno perso il lavoro e quindi l’unica fonte di guadagno. L’aiuto si tradurrà in un bonus settimanale per acquisti alimentari, che cresce con il crescere delle persone appartenenti al nucleo familiare. “Prevediamo un meccanismo di erogazione che sia il più veloce possibile – ha detto Fugatti – per fare in modo che i trentini che oggi non hanno le risorse finanziarie necessarie per mantenere sé e la famiglia possano accedere subito a questi aiuti. Si baserà su una autocertificazione, che sarà disponibile da lunedì. In questa prima fase i soldi saranno versati direttamente sul conto del beneficiario, poi vedremo quali altre modalità adottare”.

Il direttore generale della Provincia Paolo Nicoletti ha fornito qualche ulteriore delucidazione su questo aiuto, che non utilizzerà l’indicatore dell’Icef prevedendo invece il requisito della residenza ma senza altri vincoli temporali (come i 10 anni di residenza).

Il questore di Trento Claudio Cracovia ha detto a sua volta che “abbiamo di fronte un periodo decisivo per capire se il contagio è realmente in discesa. Ma siamo anche all’inizio della primavera e il rischio che le persone tendano a non rispettare più le regole ben note per fronteggiare il contagio è concreto. Accresceremo quindi i controlli, anche durante i finesettimana, cercando soprattutto di essere presenti nelle fasce orarie di maggior rischio e di contrastare coloro che volessero approfittare delle prossime festività ad esempio per raggiungere seconde case. Siamo anche impegnati a contrastare tentativi particolarmente odiosi di raggiro ai danni delle persone anziane. Infine, presidiamo con attenzione tutte le altre problematiche che il contagio oggi può accentuare indirettamente, come la violenza domestica”.

L’infermiera alle cure domiciliari di Trento Daniela Degasperi ha portato la sua testimonianza sull’assistenza dei pazienti Covid in isolamento nelle proprie case. Tutti i giorni i pazienti vengono contattati telefonicamente e invitati a monitorare i propri paramenti, che poi il personale medico-sanitario andrà ad analizzare. Il ricovero in ospedale subentra solo quando i parametri peggiorano gravemente o non vengono rilevati in maniera corretta.

A volte è necessario intervenire a domicilio. L?infermiere è bardato con tutte le protezioni necessarie, ma nonostante ciò il contatto con il paziente viene stabilito lo stesso. Ciò vale anche per il semplice contatto telefonico, diventato un importante appuntamento quotidiano per le persone in isolamento

L’assessore Stefania Segnana ha ringraziato pubblicamente i 7 medici arrivati oggi in Trentino grazie alla Protezione civile nazionale, che supporteranno il lavoro dei medici trentini, negli ospedali di Trento, Rovereto e Arco. Prosegue anche la campagna, con il numero telefonico 112, per tutelare le donne che si sentono in una situazione di emergenza soprattutto per quanto riguarda la violenza domestica.

Ed ancora: ci sono iniziative come quella supportata anche dalla cooperazione trentina, che ha creato un fondo speciale rivolto alle famiglie in difficoltà. Il coordinatore della campagna Raul Daoli ha illustrato il progetto di consumo etico “Etika”, all’interno del quale è stato creato il fondo, sviluppato in collaborazione con Trentino Energia, Provincia, Sait e altre realtà. Il fondo ha a disposizione 250.000 euro. Domani partirà la prima fase, con 100.000 euro destinati al sostegno alla spesa alimentare quotidiana. La prossima settimana partirà una seconda fase centrata invece sulle solitudini.

Il dottor Antonio Ferro, del Dipartimento prevenzione dell’Apss, ha fornito un possibile dato di sintesi su tutti i trentini contagiati fino ad oggi. Questa settimana il Sistema di sorveglianza ha stimato 3,5 casi ogni 1000 abitanti. Secondo le ultime stime potrebbero essere 15.000 sintomatici. Se così fosse, si può ipotizzare che alla fine alla fine si registreranno circa 20.000 casi in tutto. Stanno emergendo inoltre casi di anosmia, cioè perdita dell’olfatto e anche del gusto, collegati alla malattia. Fare attenzione dunque anche a questo sintomo. I pazienti che sono stati dimessi dalla terapia intensiva, invece, sono stati in totale 27. Anche da Ferro un appello a rispettare le ordinanze in vigore, in questa fase cruciale dell’epidemia.

 

 

 

Gravissimo comportamento di APSS nei confronti della medicina generale tutta.In un momento in cui non si è ancora sopito in tanti di noi la rabbia su come sono stati trattati i medici di base e le guardie per il ritardo della messa a disposizione delle mascherine FFP2, all’orizzonte arriva un nuovo malfunzionamento territoriale fuorviero di enoorme confusione da parte aziendale.

Stiamo parlando dei medici delle Unità Speciali di continuità assistenziale, ordinati alla Provincia di Trento per Decreto Legge dal Governo Nazionale, e deliberati dalla Giunta, n.388 del 20 marzo 2020, che aveva scritto di recepirne completamente le direttive centrali.

Ebbene, dopo una messa in mora da parte del nostro Legale su richiesta precisa di Cisl medici del Trentino, perchè, da oltre sette giorni,scaduti i termini dati dal Governo, non avevamo più notizie dei nomi dei medici e neppure i loro numeri telefonici con cui avremmo potuto metterci in contatto,dal momento che ne siamo obbligati, per decreto, a fare riferimento, oggi la APSS ha risposto inviando gli attesi numeri telefonici e i nominativi dei medici.

Veniamo così a sapere che su dieci sedi USCA che dovrebbero avere almeno in totale 50 medici a disposizione di altri 468 medici di medicina generale, la APSS ad oggi, ne ha contrattualizzati a 480 euro circa giornaliere, solo nove, mentre nella delibera provinciale risultava anche la sede di Mezzolombardo,ora sparita, con una insolita assegnazione di gestione di posti letto al terzo piano con sei medici (USCA?).

Inoltre,che il numero telefonico per Rovereto, inviato ai nostri medici roveretani, non è attivo a quanto è dato sapere, dal momento che l’infermiera del Distretto,che risponde a tale numero (non quindi il medico di c.a.) direbbe che non ne sa nulla e che non avrebbero alcuna notizia di alcuna USCA da parte aziendale; che il medico delle cure primarie, a cui sarebbe stato rivolto la richiesta di attivazione per un paziente Covid, non era presente nel Distretto; ;che il medico USCA, almeno dalle 8 di questa mattina, starebbe prendendo circa 600 euro giornaliere senza essere raggiungibile dai medici di base.

I medici che hanno avuto bisogno, oggi, di quanto attivato da parte aziendale, hanno immediatamente contattato l’Avvocato per il tramite della Segreteria Cisl medici del Trentino per tutelarsi, ed hanno inviato pec alla Direzione Generale aziendale che sta mettendoci in gravissima difficoltà dal punto di vista giuridico, lavorativo, ed assicurativo, risultando di fatto che i medici di base dalle 8 alle 20 di oggi, non possono avvalersi dell’ausilio necessario e prezioso previsto per legge, per curare i propri pazienti Covid19.

Ed i pazienti stessi sono privati della presenza dei medici di continuità assistenziale delle Unità speciali che dovrebbero essere già al lavoro da questa mattina.

 

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Dottor Nicola Paoli
Segretario Generale Cisl medici del Trentino

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