LANCIO D’AGENZIA

(Fonte: Cgil del Trentino) – Imis sul comodato, Ianeselli: “Rivedere l’agevolazione è una scelta di equità”. “La riduzione dello sconto Imis per le case date in comodato gratuito a figli e nipoti è una decisione che condividiamo e che abbiamo sollecitato, soprattutto perché questa scelta garantisce maggiore equità”.

Il segretario della Cgil del Trentino è soddisfatto per la decisione della giunta comunale di rivedere l’agevolazione Imis introdotta nel 2015.

“Riteniamo che le misure a sostegno, nelle politiche della casa, debbano essere rivolte principalmente a quei giovani che non hanno la fortuna di avere già un’abitazione a disposizione e per i quali l’acquisto di una casa è un passo molto impegnativo, in alcuni casi impossibile per il carico economico che comporta – prosegue Franco Ianeselli -.

Le maggiori risorse che arriveranno nelle casse dell’Amministrazione potranno permettere il mantenimento dei buoni livelli del nostro welfare comunale, rispondendo ai bisogni della nostra comunità secondo principi di equità.

Siamo fiduciosi che anche il dibattito in consiglio comunale terrà conto di queste ragioni”-

 

 

 

 

(Fonte: Ufficio stampa Cooperazione trentina) –  60 milioni di euro per le piccole e medie imprese che investono in ricerca e innovazione.

Mediocredito Trentino Alto Adige ha siglato un nuovo accordo con il Fondo Europeo per gli Investimenti (Fei) per l’utilizzo della garanzia a supporto delle Pmi, Piccole e Medie Imprese e delle imprese a media capitalizzazione Small Mid-Cap, fino a 499 dipendenti, nell’ambito dell’iniziativa “InnovFin – EU finance for innovators”, finanziata dalla Commissione Europea all’interno del programma per la ricerca e l’innovazione dell’Unione Europea “Horizon 2020″.

Grazie a questo accordo, il secondo siglato da Mediocredito TAa, la banca è in grado di mettere a disposizione delle imprese italiane innovative un ulteriore plafond di 60 milioni di euro di finanziamenti, erogabili nei prossimi due anni, garantiti al 50% dal Fei.

“Siamo molto soddisfatti di questo rinnovo di fiducia da parte di Fei” dichiara Diego Pelizzari, direttore generale di Mediocredito.“Il primo plafond di 30 milioni di Euro, firmato con un accordo nel 2015, è stato interamente collocato, con un alto gradimento da parte delle nostre imprese clienti”.

L’obiettivo del Fondo Europeo per gli Investimenti è, d’altra parte, quello di assicurare alle imprese un miglior accesso al credito, favorendo di conseguenza il sostegno all’occupazione ed alla crescita.

“Questa iniziativa per noi è molto importante – sottolinea Franco Senesi, presidente di Mediocredito Trentino-Alto Adige/Sudtirol – perché ci consente di rispondere in modo preciso ad una crescente richiesta di finanziamenti per investimenti da parte delle imprese innovative della nostra regione e del Nord Est, territori ad alta concentrazione di imprese leader nelle nuove tecnologie”.

 

 

I protagonisti dell’accordo

 

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Fondo Europeo per gli Investimenti – European Investment Fund (Fei)
Il Fondo Europeo per gli Investimenti (Fei) fa parte del Gruppo Banca Europea per gli Investimenti: promuove gli obiettivi dell’Ue a sostegno dell’innovazione, ricerca e sviluppo, l’imprenditorialità, la crescita e l’occupazione. La sua mission principale è sostenere le micro, piccole e medie imprese, aiutandole nell’accesso al credito.

Fei progetta e sviluppa fondi di venture capital e di private equity, garanzie e strumenti di microfinanza diretti specificamente a questo segmento di mercato.

 

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Mediocredito Trentino-Alto Adige

Mediocredito opera da oltre 60 anni nel sostegno e nella promozione delle attività economiche delle piccole e medie imprese con il credito a medio e lungo termine, la consulenza finanziaria, le operazioni di finanzia straordinaria e il leasing. Mediocredito si propone quale Corporate e Investment Bank a supporto della crescita dimensionale e tecnologica delle piccole e medie imprese del Nord Est.

 

 

(Fonte: Giuseppe Detomas) – Il Trentino ricorda i 200 anni del Catasto Austriaco. Ci sono innovazioni che, a 200 ani dalla loro introduzione, continuano ad essere moderne e “illuminate” ed a connotare positivamente i sistemi amministrativi di alcuni territori.

E’ il caso del Catasto Fondiario di origine austroungarica, nato il 23 dicembre 1817 a seguito dell’emanazione della Patente Sovrana a firma di Francesco I° d’Austria.

Il Trentino, come parte integrante dell’Impero e del Tirolo storico, è stato direttamente interessato da questa innovazione (all’epoca una rivoluzione) e ne gestisce ancora l’eredità, ora in formato digitale per la totalità del territorio provinciale.

E a Vienna alle celebrazioni per i 200 anni del Catasto Austriaco era presente anche una delegazione regionale guidata dal vicepresidente altoatesino Christian Tommasini e dall’assessore regionale Giuseppe Detomas.

Nel 1861 si chiudeva proprio nel Tirolo, di cui la Regione Trentino Alto Adige era parte integrante, la formidabile opera di formazione della cartografia catastale asburgica.

In Italia il Catasto ex asburgico vige ancora limitatamente alle terre che, prima della fine della prima guerra mondiale, appartenevano all’Impero d’Austria e quindi, oltre all’intero territorio dell’attuale regione Trentino Alto Adige, anche in limitati ambiti territoriali delle regioni Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia.

Il risultato più evidente è costituito dal fatto che attualmente le due province di Trento e Bolzano, possono vantare, rispetto al resto d’Italia, un livello di controllo istituzionale e sociale sul territorio tale da consentire di affermare, senza timore di smentita, che tutto il patrimonio edilizio e fondiario risulta regolarmente registrato nella sua interezza presso il Catasto.

“Gli amministratori ed i tecnici che oggi si trovano a mantenere viva l’eredità formidabile del Catasto asburgico – ha affermato Detomas portando il saluto istituzionale del Trentino al convegno viennese – devono sentire tutta la responsabilità che ne consegue ed essere consapevoli dei compiti che li attendono: mantenere il Sistema Catastale ex-asburgico in modo moderno ed efficiente ma sempre nel solco della tradizione.

Un plauso dunque a chi l’ha pensato, approvato e realizzato ma anche un forte incoraggiamento ed uno stimolo a fare sempre meglio, a chi lo gestisce per conservare un sistema di gestione immobiliare integrato che dimostra ancora oggi dei pregi indiscutibili e rappresenta uno dei cardini della nostra autonomia”.

 

 

 

 

 

Foto: da comunicato stampa

(Fonte: Cgil nazionale) – Crisi: Fdv Cgil, In Italia il calo del Pil (-7% rispetto al 2007) è stato più forte della media europea e la ripresa più lenta. Servono investimenti (-17,6% del nostro Paese rispetto alla zona Euro) su ricerca e innovazione e una politica economica espansiva.

Il secondo rapporto della Fondazione Di Vittorio (Ottobre 2017) su “Lavoro e capitale negli anni della crisi” evidenzia, nel contesto europeo, da una parte l’Italia che ha perso di più e recupera meno (-7% il Pil nel 2016 rispetto al 2007), dall’altra Francia e Germania che, anche in virtù del buon andamento della domanda interna, sono tornate a crescere già dopo la caduta del 2009 e presentano nel 2016 un valore del Pil che supera, rispettivamente, del 5.2% e del 9.4% il valore del 2007.

Anche la Spagna, che tra le grandi economie continentali è quella che insieme all’Italia ha sofferto di più il primo (2009) e il secondo (2012) shock recessivo, dal 2014 dimostra tassi di crescita sostenuti e nel 2016 ha recuperato quasi completamente le perdite patite (-0.5% rispetto al 2007).

L’’Italia, invece, stenta ancora a ripartire e la crescita del prodotto, benché le stime siano state di recente riviste verso l’alto, è ancora debole: le proiezioni elaborate a maggio configurano un saggio di crescita nettamente più alto per l’area Euro e collocano il Pil italiano nel 2018 ancora cinque punti sotto il valore del 2007.

Secondo il rapporto della fondazione della Cgil, “In Italia la crisi è stata più lunga a causa delle misure di austerità che hanno penalizzato la domanda interna e determinato un generale arretramento della nostra economia, il cui peso all’interno dell’eurozona tende a ridursi progressivamente.

La ripresa in atto è accompagnata peraltro dalla stagnazione dei salari e non si vedono, al di là dei risultati transitori di incentivi occasionali, gli effetti di stabilizzazione promessi dalla riforma del lavoro”.

“In Italia – si legge nel rapporto della Fondazione Di Vittorio – l’andamento della produttività, tanto la produttività totale dei fattori (-4,9% rispetto al 2007) quanto la produttività reale oraria del lavoro (-0,3% rispetto al 2007), risulta molto deludente e non certo per colpa, come molti sostengono, del livello troppo alto delle retribuzioni la cui dinamica, nel periodo 2007-2016, è infatti la più debole tra quelle dei Paesi presi in esame. Non a caso i consumi sono ancora del 4,7 % sotto il valore del 2007.

Una tendenza destinata a proseguire nelle proiezioni per il 2018”.

“Nel nostro Paese – afferma il presidente della Fondazione Di Vittorio, Fulvio Fammoni – il calo del Pil è stato più forte e la ripresa più lenta della media europea, oltre che a causa delle misure di austerità e della crescita delle diseguaglianze, anche per effetto della mancanza di investimenti, come dimostrano i punti di ritardo dell’Italia, in termini di variazione del capitale fisso, dalla zona Euro (-17,6 punti percentuali tra il 2007 e il 2016) e dalla Germania in particolare (-35,2 punti).

“Per l’incapacità da parte dei governi italiani – prosegue Fammoni – di porre in essere una politica economica finalmente espansiva e per la resistenza da parte di settori delle imprese a puntare su ricerca, innovazione, miglioramenti nella conoscenza e nell’efficienza dei processi produttivi, invece che sul contenimento del costo del lavoro”.

Per la segretaria confederale della Cgil, Gianna Fracassi “Il rapporto Fdv Cgil identifica nella caduta della quantità e della qualità del lavoro la causa della doppia recessione italiana, più intensa rispetto a quella delle principali economie europee”.

“Nello studio – aggiunge Fracassi – si evidenzia che la difficile ripresa del nostro Paese va attribuita alla distanza dai livelli del 2007 di consumi e investimenti, cioè della domanda interna.

Eppure, governo dopo governo, compreso quello attuale, si è continuato a insistere su una vocazione export-led dell’Italia, svalutando il lavoro e ricercando margini di competitività e di produttività solo sul versante dei costi”.

Per la dirigente sindacale si tratta di un obiettivo di politica economica “sbagliato” e “controproducente” poiché “manca una specializzazione produttiva fondata su intensità tecnologica e conoscenza e sostenuta da investimenti, che invece, negli ultimi anni, si sono contratti più di ogni altro fattore di crescita, trascinando verso il basso occupazione e salari”.

Secondo la segretaria confederale “la lezione non è servita: tagli della spesa, privatizzazioni e riduzione del peso degli investimenti pubblici caratterizzano anche l’ultimo quadro programmatico del governo, contenuto nella nota di aggiornamento del Def 2017”.

“Almeno fino al 2020 persisteranno stagnazione dei salari e alta disoccupazione giovanile, il che delinea – conclude Fracassi – una legge di Bilancio 2018 ancora una volta all’insegna dell’austerità e della svalutazione competitiva del lavoro”.

 

 

 

 

 

In allegato il documento contenuto nel comunicato stampa:

Lavoro e capitale_ottobre_2017

(Fonte: Istat) – Durante il 2016 sono stati rilasciati 226.934 nuovi permessi, il 5% in meno rispetto all’anno precedente.

Il calo ha di nuovo riguardato soprattutto le migrazioni per lavoro (12.873) – diminuite del 41% rispetto al 2015 – che rappresentano ormai solo il 5,7% dei nuovi permessi.

Continua, invece, la rapida crescita dei nuovi permessi per motivo di asilo e protezione umanitaria che raggiungono il massimo storico (77.927, il 34% del totale dei nuovi permessi)

Nigeria, Pakistan e Gambia sono le principali cittadinanze delle persone in cerca di asilo e protezione internazionale; insieme queste tre coprono il 44,8% dei flussi in ingresso per ricerca di asilo e protezione internazionale.

I nuovi flussi non sempre però danno luogo a una presenza destinata a radicarsi sul territorio.

Ad esempio tra i migranti giunti in Italia nel 2012, solo il 53,4% è ancora presente al 1° gennaio 2017.

I cittadini non comunitari regolarmente presenti al 1° gennaio 2017 sono 714.137.

Da sempre il mosaico delle nazionalità nel nostro Paese è particolarmente variegato, le prime dieci cittadinanze coprono il 61,6% delle presenze. I paesi più rappresentati sono Marocco (454.817), Albania (441.838), Cina (318.975), Ucraina (234.066) e Filippine (162.469).

Le prime dieci collettività per numero di presenze registrano tra il 2016 e il 2017 un decremento.

La flessione più rilevante interessa quelle di più antico insediamento come il Marocco e l’Albania, che perdono rispettivamente 55.633 e 41.121 permessi. La diminuzione è in gran parte riconducibile al crescente numero di acquisizioni di cittadinanza ed è perciò un segnale di stabilizzazione sul territorio.

Sono infatti sempre più numerosi i cittadini non comunitari che ogni anno acquisiscono la cittadinanza italiana: 184.638 nel 2016, da meno di 50 mila del 2011.

Il numero maggiore di acquisizioni di cittadinanza avvenuto nel 2016 riguarda albanesi (36.920) e marocchini (35.212), che insieme coprono oltre il 39%.

L’incremento ha riguardato con maggiore rilevanza i giovanissimi. Bambini e ragazzi con meno di 20 anni rappresentano il 41,2% di coloro che hanno acquisito la cittadinanza italiana nel 2016.

Tra il 2012 e il 2016 sono oltre 541 mila i cittadini non comunitari divenuti italiani. Di questi più di 24 mila si sono poi trasferiti all’estero nello stesso periodo

La stabilizzazione sul territorio comporta anche una crescita del numero di famiglie con un cittadino non comunitario che hanno superato la soglia di 1 milione e 300 mila.

Di queste, quelle “miste” in cui è presente almeno un italiano, sono oltre 328 mila (il 24,5% del totale).

 

 

 

 

 

In allegato il documento contenuto nel comunicato stampa:

Cittadininoncomunitari Anno 2016

 

 

 

 

Foto: archivio Pat

(Fonte: Ufficio stampa Strada del Vino e dei Sapori del Trentino) –  Una serata alla scoperta del borgo di Cembra, con nove tappe all’interno di suggestivi avvolti per una cena itinerante alla scoperta delle eccellenze enogastronomiche del territorio, tra musica e arte.

“DiVin Ottobre – L’autunno colora la Strada del Vino e dei Sapori del Trentino”, rassegna di eventi organizzata dai soci della Strada del Vino e dei Sapori del Trentino nei fine settimana di ottobre e inserita nel calendario delle manifestazioni enologiche provinciali, dedica il prossimo weekend alla quarta edizione di Caneve Aperte, in programma sabato 14 ottobre a Cembra di Cembra Lisignago.

Una manifestazione che in pochi anni ha saputo imporsi nel panorama provinciale attirando, di volta in volta, sempre più visitatori.

La partenza è prevista dalle ore 16.00, e fino alle 21.00, presso la Chiesa di Santa Maria Assunta, dove i partecipanti riceveranno il calice e la mappa del percorso che prevede nove tappe, all’interno di altrettante caneve, per una cena itinerante, dall’aperitivo al dolce, volta alla promozione dei prodotti locali a km zero.

In degustazione, carne salada, tortèi de patate, luganeghe, speck, canederli trentini, strauben e molte altre delizie, proposte da Azienda Agricola Giove, Macelleria Paolazzi, Macelleria Zanotelli e altri produttori locali e accompagnate da vini e spumanti dei Cembrani Doc, tra cui Opera Vitivinicola in Valdicembra, Società Agricola Zanotelli e Villa Corniole, birra artigianale e grappa.

A rallegrare la serata, concerti live di musica folk, rock, corni svizzeri e canti della tradizione montanara, oltre a caneve dedicate all’arte.

Il biglietto è disponibile in prevendita a prezzo agevolato al costo di € 35.00, anziché € 45.00, fino al 12 ottobre su

La cassa per ritiro del ticket e calice chiude alle 21:00. Per info, chiamare il numero 393 5503104 o scrivere a

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Per maggiori informazioni sulla manifestazione: tastetrentino.it/divinottobre

 

 

 

 

Foto: da comunicato stampa

(Fonte: Ufficio stampa Pat) – Lib(e)ri dialoghi: al via la terza stagione. Dal 12 ottobre al 15 novembre a Trento la rassegna dedicata ai libri.

Storia orale e storia in tv, viaggi “ducali” in terra trentina, veneta e friulana, vita militare e vita civile, narrazioni cosmiche e saccheggi del sapere.

Questi sono gli argomenti che animeranno la terza stagione dei “Lib(e)ri dialoghi”, promossi e organizzati dalla Biblioteca della Fondazione Museo storico del Trentino.

Sei incontri con i libri e i loro autori, sei occasioni di confronto, di scoperta o di ri-scoperta.

Si comincia giovedì 12 ottobre alle 17.30 con l’incontro “Collezionisti di voci” a cui parteciperanno Alessandro Casellato, Andrea Giorgi e Michele Toss.

Nel nostro paese molti centri e istituti di ricerca si occupano della conservazione delle fonti orali, ma spesso manca una visione di insieme.

Alla fine del 2015 l’Associazione italiana di storia orale e la Fondazione Museo storico del Trentino, con la collaborazione dell’Università di Trento e dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, avevano proposto il convegno “Buone pratiche di storia orale: questioni etiche, deontologiche, giuridiche”.

La rivista “Archivio trentino” ha dedicato il suo ultimo numero alla raccolta degli atti di quella giornata di studi, contribuendo a definire alcuni standard minimi e a favorire la messa in rete e la condivisione di competenze, tecnologie, risorse.

Giovedì 12 ottobre Alessandro Casellato, docente di storia contemporanea all’Università di Venezia, partendo per l’appunto dagli atti del convegno, discuterà sullo stato dell’arte nell’ambito della storia orale.

Saranno con lui Andrea Giorgi, docente di Archivistica all’Università di Trento, e Michele Toss, ricercatore della Fondazione Museo storico del Trentino.

I viaggi compiuti nell’800 da Francesco IV d’Austria d’Este nelle terre estensi e lombardo-venete, raccolti nel “Giornale dei viaggi”, saranno protagonisti invece dell’incontro di giovedì 19 ottobre.

Il presidente della Società di studi trentini di scienze storiche Marcello Bonazza dialogherà con Alberto Cenci della Casa editrice “Antiche porte” di Reggio Emilia che nella collana “Le Tracce” ha raccolto queste preziose testimonianze, ricche di annotazioni sociali, paesaggistiche e architettoniche.

Dei programmi di storia in televisione, delle loro strategie editoriali, dei trend narrativi che li hanno influenzati e delle scatole tematiche che li tengono insieme si è occupata Sara Zanatta, ricercatrice della Fondazione Museo storico del Trentino, nel suo libro “Tutto fa storia”, pubblicato nel 2017 da Carocci.

Di quest’ultimo lavoro editoriale, di processi culturali e di linguaggi mediali l’autrice ne parlerà giovedì 26 ottobre assieme a Luca Barra, ricercatore dell’Università di Bologna e Giuseppe Ferrandi, direttore della Fondazione Museo storico del Trentino.

«Tento qui di fissare le basi logiche della vita militare e di fondare su di esse la stessa vita civile. Metto in accordo esercito e nazione ricercando i presupposti ideali d’entrambi».

A distanza di oltre un secolo dalla sua prima pubblicazione la Fondazione Museo storico del Trentino, nella collana “Passati presenti” ha riproposto, in una nuova edizione rispettosa delle scelte tipografiche operate allora dall’autore e corredata di contributi critici, il volume “Discorsi militari” di Giovanni Boine, definito al tempo il «migliore successo» commerciale della Libreria della Voce.

Giovedì 9 novembre i curatori del volume, la poetessa e ricercatrice Chiara Catapano e Andrea Aveto, docente di Letteratura italiana contemporanea all’Università di Genova,discuteranno di questa riscoperta editoriale.

Forse non tutti sanno che a porre le basi della famosa teoria cosmologica del Big Bang fu il sacerdote e cosmologo belga Georges Edouard Lemaître, al centro dell’ultimo libro di Mauro Stenico “Dall’archè al Big Bang”.

L’autore lo presenterà martedì 14 novembre e si confronterà con Giovanni Straffelini, docente di Ingegneria industriale all’Università di Trento e studioso del rapporto tra scienza e fede.

La rassegna si concluderà il 15 novembre con uno “scandalo” recente, balzato agli onori della cronaca internazionale: il saccheggio della Biblioteca Dei Girolamini di Napoli, la più antica istituzione culturale statale partenopea.

Arnaldo Loner, avvocato, bibliofilo e cultore della storia del libro presenterà e discuterà la vicenda che ha visto protagonista Massimo De Caro, accusato nel 2012, e successivamente condannato a sette anni di reclusione, per aver sottratto alla Biblioteca di cui era direttore quattromila volumi preziosi.

Tutti gli incontri si terranno alle 17.30 presso la Biblioteca della Fondazione Museo storico del Trentino in via Torre d’Augusto 35 a Trento. Ingresso libero.

 

 

 

 

 

Foto: da comunicato stampa

(Fonte: Ufficio stampa Parole & dintorni) – Parte il 13 ottobre dal “Vox Club” di Nonantola (Modena) il tour nei club che vedrà Francesco De Gregori protagonista sui palchi di alcune delle più importanti città europee e americane per proporre live i suoi più grandi successi e alcuni tra i brani meno conosciuti del suo repertorio.

«Vedo un sacco di concerti trattati come eventi muscolari, spesso c’è di mezzo la parola mega (grandi numeri, grandi palchi, grandi schermi etc..) – dichiara De Gregori – A me piacciono anche i posti piccoli, ho sempre amato i club, li ho già fatti e continuerò a farli.

Quel suono un po’ ferroso fatto solo per chi sta lì in carne e ossa, magari con una birra in mano e ogni tanto esce a fumarsi una sigaretta quando faccio un pezzo che non gli piace.

E non si aspetta di rivedere tutto questo in televisione un anno o un giorno dopo».

Francesco De Gregori in questo tour nei club sarà accompagnato da una formazione inedita: Guido Guglielminetti (basso e contrabbasso), Carlo Gaudiello (piano e tastiere), Paolo Giovenchi (chitarre) e Alessandro Valle (pedal steel guitar e mandolino).

«In questo giro di club che stiamo per fare non avremo un batterista, ci sarò io che batto il piede sul palco e basta.

E poi ci saranno un paio di chitare, un basso e una tastiera – afferma De Gregori – La maggior parte dei batteristi che conosco ormai cercano di somigliare a una batteria elettronica e questa cosa non mi piace.

Non credo ai musicisti che dicono “Sto cercando un nuovo suono”. È il suono che di solito viene a trovare te. E credo che con questa band succederà».

All’estero Francesco De Gregori porterà il suo tour nelle città di Monaco, Zurigo, Bruxelles, Parigi, Lussemburgo, Londra, Lugano, Boston e New York.

«Mi incuriosisce la Town Hall, il teatro dove andremo a New York a novembre.

È un locale storico di Broadway, dove pare abbia suonato Dylan la prima volta che uscì dalla cerchia protetta dei piccoli club del Village – racconta De Gregori – Di Dylan metterò in scaletta anche un pezzo preso del mio ultimo disco di traduzioni.

Può sembrare una stranezza andarlo a cantare in italiano davanti a un pubblico internazionale.

Ma una sera a Parigi ho sentito Dylan cantare in inglese ” Les feuilles mortes” di Jacques Brel e da allora ho capito che si può fare tutto.

Non credo che ci sia una gran differenza fra il nostro pubblico e quello che troverò a Monaco o a Londra o a Parigi. Anche lì è pieno di italiani, e poi il mondo si è rimpicciolito, i linguaggi si sono integrati».

Saranno 4, invece, le tappe italiane del tour: Nonantola (Modena), Torino, S. Biagio di Callalta (Treviso) e Trezzo sull’Adda (Milano).

«Farò molti pezzi che ho suonato raramente perché magari non erano buoni come singoli – svela De Gregori – Ma quando fai un concerto devi fregartene di quello che passano o non passano le radio.

Penso che questa cosa al pubblico andrà bene anche se magari qualcuno dirà “E questa che è, da dove l’ha tirata fuori?” Insomma, ai miei concerti vengono sia quelli che vorrebbero sentire solo Generale e Rimmel sia quelli che non ne possono più perché ormai gli escono dalle orecchie.

Hanno ragione tutti e due, li capisco tutti e due e cercherò di mandarli a casa contenti tutti e due».

I biglietti per tutte le date sono disponibili in prevendita. Per info e acquisto: www.fepgroup.it.

 

 

FRANCESCO DE GREGORI

AL VIA il 13 OTTOBRE dal VOX CLUB di NONANTOLA (MO)
IL TOUR NEI CLUB DI EUROPA E STATI UNITI

 

 

 

 

 

Foto: da comunicato stampa

(Fonte: Coldiretti) – L’agricoltura è l’unico settore produttivo in controtendenza con un calo del 4,8% degli infortuni anche se in generale si verifica un aumento dell’1,3% dovuto all’incremento dell’Industria e servizi.

E’ quanto afferma la Coldiretti in occasione della 67esima Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro organizzata dall’Anmil, sulla base dei dati Inail che registrano nel primi otto mesi del 2017a livello generale in Italia 421.969 denunce per infortunio, ovvero 5.229 in più rispetto allo stesso periodo del 2016″.

Il trend registrato conferma il prezioso lavoro di ammodernamento delle imprese agricole fatto in questi anni – precisa la Coldiretti – per rendere il lavoro in agricoltura tecnologicamente più avanzato, ma anche più sicuro.

Molto resta tuttavia ancora da fare e per questo – sostiene la Coldiretti – è necessario continuare con decisione sulla strada intrapresa con interventi per la semplificazione, la trasparenza, l’innovazione tecnologica e la formazione, che sappiano accompagnare le imprese nello sforzo di prevenzione in atto.

Questo anche grazie alle risorse dei Bandi Inail che hanno messo a disposizione delle imprese agricole risorse a fondo perduto per rinnovare ed ammodernare il parco macchine attualmente in circolazione.

Un risultato che è frutto dell’impegno degli imprenditori e dei lavoratori per lo sviluppo di un’agricoltura al servizio della sicurezza della salute, dell’ambiente e dell’alimentazione, che – conclude la Coldiretti – vuole conciliare gli interessi delle imprese, degli occupati e dei consumatori.

 

 

 

Foto: archivio Coldiretti

(Fonte: Ixè) – In allegato il grafico contenuto nel comunicato stampa.

 

 

 

 

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