LANCIO D’AGENZIA

(Fonte: Franco Panizza) – “L’Unione Europea aiuti l’Italia sulla questione migratoria, rafforzi le politiche per la crescita, intervenga con la Spagna affinché ripristini un confronto con la Catalogna e con le sue istanze di autogoverno.”

Così intervenendo in aula nella discussione con il Presidente Gentiloni in vista del vertice europeo di domani, il segretario politico del Patt e vicepresidente del Gruppo per le Autonomie, sen. Franco Panizza.

“Senza l’Unione – ha continuato Panizza – ogni paese sarebbe condannato a un ruolo secondario nello scenario globale. Ma non ci serve un’Europa che ragiona con il bilancino e neppure quella che ha lasciato sola l’Italia nell’affrontare l’emergenza migranti.

A noi serve un’Europa che rafforzi le politiche per la crescita, che stia dalla parte delle piccole e medie imprese, delle realtà di montagna. Un’Europa che non livelli, che non omologhi, come troppo spesso abbiamo visto ad esempio con la Politica Agricole Comuni.

Ma un’Europa che valorizzi le specificità dei territori, le produzioni di qualità, che dimostri di credere davvero nella competitività.

I dati sulla crescita – ha insistito Panizza – non sono ancora in grado di attutire i durissimi colpi che la crisi ha inferto al nostro sistema. Per questo dobbiamo proseguire con una politica che aggredisca la pressione fiscale per le famiglie e le imprese e che punti con decisione alla semplificazione burocratica.

Sull’immigrazione abbiamo apprezzato il lavoro che il Governo ha svolto in questi mesi e l’efficacia di un’iniziativa che però ha bisogno di essere consolidata anche con il coinvolgimento di tutti gli altri Paesi europei, a cominciare dall’introduzione del diritto d’asilo europeo e da un impegno condiviso sulla Libia, sul corridoio tunisino e con tutte le misure in grado di rafforzare l’impegno dell’Italia.”

Panizza si è poi soffermato sulla questione catalana: “siamo preoccupati. Qui in Senato, prima del referendum, abbiamo presentato un’interpellanza urgente.

Avremmo voluto sentire da Gentiloni una presa di posizione più netta. L’Italia e le istituzioni continentali intervengano sul Governo spagnolo affinché le istanze di autogoverno trovino la giusta attenzione, favorendo la riapertura di un confronto tra Madrid e Barcellona.

La Spagna ha compiuto un grave errore nel non riaprire il confronto con Barcellona dopo la sentenza del Tribunale Costituzionale che ha svuotato l’impianto autonomistico dello Statuto di Autonomia, già in vigore da quattro anni.

Quella Catalana è una questione che riguarda la tenuta europea, perché si rischia un effetto domino dagli esiti imprevedibili.

Allo stesso tempo – ha concluso il segretario del Patt – l’Europa non può tralasciare vicende come quella della Corea del Nord, dell’accordo sul nucleare con l’Iran e dei rapporti con la Turchia. Bisogna coltivare un diverso protagonismo, bisogna porsi come elemento di stabilizzazione in un quadro globale attraversato da così gravi tensioni.

Solo facendo tutto questo l’Europa potrà essere vissuta dai suoi cittadini come una opportunità, non più come il problema ma come la soluzione.

E tutti dobbiamo sentirci impegnati per questo.”

 

(Fonte: Ufficio stampa Consiglio Pat) – Ha discusso anche di autonomie, autogoverno e ruolo dei territori, il 20° Religion Today Filmfestival di Trento. L’ha fatto oggi pomeriggio a palazzo della Regione, con una tavola rotonda cui ha preso parte anche il presidente del Consiglio provinciale, Bruno Dorigatti.

Va detto che una rassegna simile a quella trentina si svolge anche in Catalogna e si chiama Mostra de Cinema Espiritual: un’affinità che ha suggerito con naturalezza un momento di confronto internazionale sul tema comune di Trento e di Barcellona, quello dell’assetto istituzionale autonomistico, com’è noto fortemente sotto stress in questa fase in Catalogna.

Il presidente Dorigatti ha aperto l’incontro, spiegando di provenire dall’aula dell’assemblea legislativa regionale, che ha approvato una mozione sul tema del referendum autonomistico in Veneto e Lombardia.

Tema caldo, insomma, quello degli assetti di governo del territorio, che gli Stati decidono di coltivare e promuovere.

Dorigatti ha ricordato che a Trento si lavora da oltre un anno – in seno alla Consulta per lo Statuto – attorno alla declinazione di questa problematica, vista in rapporto con la possibile riforma dello Statuto regionale.

Centralità della persona, rispetto e promozione della diversità, da considerare una ricchezza: questi secondo Dorigatti devono essere i criteri ispiratori di fondo.

L’autonomia come modello utile per evitare i conflitti, non a caso studiato perfino dai tibetani. Oggettivamente questo regime speciale delle istituzioni locali ha permesso di costruire benessere diffuso nella nostra terra, dagli anni Cinquanta ad oggi, sulla scorta di un background millenario, che affonda le radici fino ai Patti gebardini e alla nascita della Magnifica Comunità di Fiemme.

Naturalmente i tempi cambiano e si affacciano nuove sfide, portate ad esempio dalla moltitudine di uomini che qui arrivano da terre lontane.

Una sfida decisiva è quella di gestire le tensioni territoriali senza incrinare la coesione europea.

Il presidente ha voluto evidenziare che il Consiglio provinciale da anni si è dotato significativamente del Forum per la pace e i diritti umani.

Ha anche affrontato il nodo discusso in Consulta della possibile menzione – nel ventilato preambolo dello Statuto – delle radici cristiane proprie della nostra regione.

Per Dorigatti bisogna guardarsi dalle forzature e attenersi rigorosamente al principio del libero credo in libero stato, per evitare di innescare nuove tensioni e contrapposizioni.

Al tavolo di oggi doveva partecipare anche il direttore generale degli affari religiosi della Generalitat de Catalunya. Enric Vendrelli Aubach ha ritenuto che non fosse il momento di lasciare Barcellona e ha inviato una lettera.

In essa spiega che l’autonomia catalana – sancita dalla Costituzione spagnola del 1978 – è stata sempre più interpretata dal governo centrale come mero decentramento amministrativo.

Questa – ha scritto il direttore – è l’origine delle tensioni attuali, del referendum per l’indipendenza, della scelta di andare avanti verso la secessione.

Madrid continua a reiterare gli ultimatum e minaccia addirittura di revocare l’autonomia, al punto che il prossimo futuro è davvero un punto di domanda.

 

 

 

 

 

 

 

Foto: da comunicato stampa

(Fonte: Ufficio stampa Strada del Vino e dei Sapori del Trentino) – Piana Rotaliana e Altopiano della Vigolana protagonisti del prossimo weekend di DiVin Ottobre.

Tre le iniziative della rassegna della Strada del Vino e dei Sapori del Trentino per il prossimo fine settimana. In programma, due appuntamenti in cantina a San Michele all’Adige e Lavis e la Festa della Castagna di Centa San Nicolò.

Castagne e vino: è la tipica accoppiata autunnale a farla da padrone per il prossimo weekend di “DiVin Ottobre – L’autunno colora la Strada del Vino e dei Sapori del Trentino”, rassegna di eventi inserita nel calendario delle manifestazioni enologiche provinciali e organizzata dai soci della Strada del Vino e dei Sapori del Trentino nei fine settimana di ottobre.

Si parte venerdì 20 ottobre con due eventi in Piana Rotaliana. Le Cantine Monfort di Lavis danno appuntamento dalle 17.00 alle 21.00 per Degusta l’autunno, in cui proporranno in degustazione i loro vini abbinati alle castagne della Cooperativa Castanicoltori del Trentino-Alto Adige e accompagnati dalla birra artigianale di Mastro Rebuf, oltre ad un caldo piatto di orzetto per chi vorrà fermarsi per cena.

Un’occasione per far vivere l’atmosfera dell’antica tradizione della regalìa, momento conviviale e ringraziamento a quanti durante la vendemmia hanno lavorato per la raccolta dell’uva.

Prenotazione consigliata entro giovedì 19 ottobre chiamando il numero 0461 246353 o scrivendo a chiarasimoni@cantinemonfort.it.

Le Cantine Mezzacorona-Rotari di San Michele all’Adige aprono invece le porte alle ore 18.00 per Autunno in barricaia, visita guidata rivolta ad un massimo di 30 persone tra le botti e le cisterne che accolgono l’annata 2017, al termine della quale vi sarà una esclusiva degustazione nella nuova scenografica barricaia per scoprire le novità autunnali Mezzacorona abbinate ai formaggi del Caseificio Presanella.

In assaggio, il suadente Castel Firmian Marzemino Superiore Trentino Doc 2016 e l’elegante Castel Firmian Moscato Rosa “Daben” Trentino Doc 2016. Prenotazione obbligatoria entro giovedì 19 ottobre chiamando il numero 0461 616300 o scrivendo a visite@mezzacorona.it.

Sabato 21, dalle 15.00 alle 22.00, e domenica 22 ottobre, dalle 10.00 alle 18.00, si passa sull’Altopiano della Vigolana e, precisamente, a Centa San Nicolò, dove è in programma la Festa della Castagna, con tante attività pensate per grandi e piccini, tra laboratori, passeggiate alla scoperta del castagneto, musica, mercatini per acquistare i prodotti tipici della Cooperativa Castanicoltori del Trentino-Alto Adige ed altri produttori locali e tanto altro.

In contemporanea, cinque ristoranti e agriturismi locali proporranno ai propri ospiti, su prenotazione, un menù interamente dedicato alla castagna. Per info e prenotazioni, chiamare il Consorzio Turistico della Vigolana al numero 0461 848350 o scrivere a info@vigolana.com.

 

 

 

 

 

Foto: da comunicato stampa

(Source: Frontex, European border and coast agency) – Migratory flows in September: Arrivals in Italy lower than a year ago, more departures from Tunisia and Algeria.

In September, there were 13 900 detections of illegal border crossings on the four main migratory routes into the Eu.

The total number of detections on the four main migratory routes in the first nine months of 2017 fell by nearly two-third to 156 000.

 

 

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Central Mediterranean

In September, the number of migrants arriving in Italy through the Central Mediterranean fell by more than two-thirds from the same month of last year to 5 600. But the monthly figure in September was higher than the total for the previous month because of more irregular migrants departing Turkey, Tunisia and Algeria arrived in Italy.

The total number of arrivals for the first three quarters of 2017 stood at nearly 104 800, still down 21% from the same period of last year. In fact, the third quarter of 2017 saw the lowest number of irregular migrants in the Central Mediterranean for the July-September period since 2014.

In recent weeks, the number of people claiming to be from the North African countries, mainly Tunisia and Algeria, followed by nationals of sub-Saharan countries – Nigeria, Ivory Coast and Guinea.

 

 

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Western Mediterranean

The number of detections of illegal border crossings in the Western Mediterranean in September by both sea and land reached an estimated 1 800, up more than a quarter from a year ago. In the first nine months of the year, the number of irregular migrants reaching Spain stood at nearly 14 800, more than double the figure from the same period of 2016.

Most of the migrants detected on this route this year have come from Morocco, Ivory Coast and Algeria.

 

 

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Eastern Mediterranean

The number of irregular migrants arriving in Greece in September stood at 5 750, a fifth more than in the previous month. In the first three quarters of this year, roughly 27 400 migrants reached Greece, down 84% from the same period of 2016.

Syrians, Iraqis and Afghans accounted for the majority of detections on the Eastern Mediterranean route in 2017.

 

 

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Western Balkans

In September, the Western Balkan route saw a relatively low number of detections of illegal border-crossings thanks to stronger cooperation in border control among the countries in the region.

 

 

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Note:

The data presented in this statement refer to the number of detections of illegal border-crossing at the external borders of the European Union. The same person may attempt to cross the border illegally several times in different locations at the external border.

 

 

 

 

 

 

 

Photos taken from the Frontex site:

 

 

(Fonte: Michaela Biancofiore) – Fi-Referendum autonomie: Bene Ber­lu­sco­ni su estensione autonomie: Tolto il fiato a chi afferma Fi anti-autonomista. Ora riflettere su futuro delle speciali.

Ha ragione il presidente Ber­lu­sco­ni a volere estendere l’autonomia a tutte le regioni a statuto ordinario ed a votare congiuntamente sì al referendum per l’autonomia del Veneto e della Lombardia, specificando nel quadro dell’unità nazionale.

Autonomia è sinonimo di libertà ed è giusto, corretto, auspicabile che le istituzioni capaci possano chiedere maggiori competenze allo stato per migliorare i servizi ai cittadini e tenersi il Pil prodotto in loco.

È chiaro che l’autonomia delle regioni a statuto ordinario, soprattutto quelle ricche e confinanti, aprirà la competizione con le regioni a statuto speciale, abituate a ricevere dallo Stato più di quanto versano a Roma.

Sarà dunque fondamentale aprire un dibattito sul futuro delle autonomie speciali, specie della nostra, sul come continuare a mantenere lo stesso bilancio e lo stesso livello di benessere, quando noi -per esempio- abbiamo 44.000 dipendenti pubblici per provincia a fronte dei 3.000 della Regione Lombardia.

È chiaro che si apre una nuova era per la nostra autonomia speciale, che dovrà essere partecipata, plurilingue, aperta alla vera autonomia di mercato, territoriale e non più etnica, sul modello ladino.

 

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Michaela Biancofiore
Parlamentare FI e coordinatore regionale del Trentino Alto Adige

(Fonte: Ufficio stampa Consiglio regionale Trentino-Alto Adige) – Widmann: “il regionalismo differenziato una opportunità anche per la crescita dell’europa”.

Il Presidente Widmann dopo l’esito della votazione in aula sulla mozione n.59, commenta favorevolmente l’apertura del Consiglio regionale al favorire il dibattito sul regionalismo

“Sono convinto che il futuro dell’Europa sia nelle Regioni – ha commentato il Presidente del Consiglio regionale, Thomas Widmann – Il dibattito in aula ha evidenziato l’apertura verso un regionalismo differenziato che io vedo molto positivamente.

L’Europa potrà tornare a crescere e svilupparsi se ripartirà dai territori e una maggiore autonomia garantisce migliori opportunità e permette di allontanare il pericolo di nuovi centralismi e nazionalismi che rischiano di infrangere il sogno europeo”.

 

 

 

 

 

 

Foto: da comunicato stampa

(Fonte: Umts – Sviluppo riforma istituzionale Pat) –  Rapporto Italiani nel mondo; il dato sugli iscritti Aire deve essere letto tenendo in considerazione che: l’iscrizione all’anagrafe italiani residenti all’estero (Aire) contiene i dati di tutti coloro che hanno cittadinanza italiana e sono residenti all’estero.

Vi fa domanda anche chi non è mai nato nè vissuto in Trentino, ma ha ottenuto la cittadinanza italiana, per diritto di discendenza (Legge nazionale 14 dicembre 2000, n.379)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In allegato il documento contenuto nel comunicato stampa:

Rapporto italiani nel mondo 2017

 

 

 

 

 

Foto: archivio Agensir

(Fonte: Ufficio stampa Consiglio regionale Trentino-Alto Adige) – Il Consiglio regionale si esprime a favore del referendum in Veneto e Lombardia.

Consiglio regionale – Dopo una riformulazione in aula, è stata approvata la mozione presentata dai Consiglieri regionali Fugatti, Bezzi e Cia per impegnare la Giunta regionale a favorire il dibattito sulle prospettive di sviluppo delle Regioni a Statuto ordinario e sul rapporto Stato-regioni

Anticipata al secondo punto all’ordine del giorno, è stata approvata, dopo una riformulazione in aula attraverso il confronto con la maggioranza, la Mozione n. 59, presentata dai Consiglieri regionali Fugatti, Bezzi e Cia per impegnare la Giunta regionale ad esprimere il sostegno alle Regioni Veneto e Lombardia nel loro percorso referendario, in quanto una loro maggiore autonomia porterà benefici anche all’Autonomia della Regione.

Il testo emendato della mozione impegna la Giunta regionale a “favorire il dibattito nelle opportune sedi istituzionali sulle prospettive di sviluppo delle Regioni a Statuto ordinario e sul rapporto Stato-regioni, riflettendo anche sulle modalità attraverso le quali migliorare l’attuazione sistematica del Titolo V e incentivare “l’attivazione” dell’art.16, comma 3 della Costituzione”.

 

Maurizio Fugatti (FI-LN) ha presentato il testo, e in particolare il proprio emendamento, che ha sostituito il testo precedente, con quello approvato all’unanimità nel Consiglio provinciale di Trento. In particolare, ha spiegato, questo testo riguarda il referendum, ma soprattutto i rapporti che il Consiglio dovrà tenere con le Regioni interessate e le “dinamiche future della nostra stessa Autonomia”. “Abbiamo visto in questi anni una forte criticità nei confronti delle nostra e delle altre Autonomie speciali. Siamo convinti che la crescita del regionalismo possa aiutare anche le autonomie speciali a crescere”.

 

Giacomo Bezzi (FI-LN) ha parlato di una mozione positiva “perchè impegna in positivo sul ruolo delle speciali e in particolare del loro ruolo di equilibrio, modello anche per altre realtà, come la Catalogna”.

 

Alessandro Urzì (Misto) ha detto che “bisogna essere molto chiari: o si è autonomisti o si altra cosa”, riferendosi in particolare alle dichiarazioni del Presidente Kompatscher dopo l’esito del referendum in Catalogna. “La secessione catalana – ha detto Urzì – si tratta di una violazione delle regole. Il referendum in Veneto e Lombardia è nel rispetto della Costituzione”.

 

Per Sven Knoll (STF) ha detto che la mozione è inaccettabile, perchè mette sullo stesso piano “la nostra Autonomia con le Regioni a Statuto ordinario”. Ha ricordato che l’Autonomia dell’Alto Adige/Südtirol è ancorata ad un ancoraggio internazionale e a questioni etniche.

 

Dieter Steger (SVP) ha chiesto di sospendere la trattazione del testo per “poterlo migliorare e per chiarire alcuni aspetti con il proponente”. “Credo sia importante che in Italia le Regioni che hanno dimostrato di saper amministrare bene, possano amministrarsi con maggiore autonomia. Come SVP siamo d’accordo con chi vuole maggiore autonomia”.. “Anche noi siamo dell’avviso che in Italia ci vuole maggior federalismo, soprattutto dove nel passato è stato garantito che l’amministrazione è stata fatta bene”.

 

Berhard Zimmerhofer (STF) ha parlato dei Comuni che hanno chiesto di essere annessi alla nostra Regione e ha detto che “attualmente l’Alto Adige deve pagare 40 milioni di euro a favore dei Comuni confinanti”. Ha detto che “se Veneto e Lombardia avranno maggiore autonomia, allora anche questi fondi potranno rimanere nelle nostre disponibilità”.

 

Marino Simoni (PT) ha parlato a favore della mozione, ricordando le vocazioni autonomistiche dei cittadini del bellunese: “una realtà montana che attualmente non trova le dovute tutele”. “Io credo che le aspirazioni autonomistiche nei confronti di uno Stato ancora oggi troppo centralista, vadano sostenute”.

 

Per Rodolfo Borga (ACT) il voto favorevole è “un atto di cortesia istituzionale doveroso nei confronti dei nostri vicini”. “Come è noto la Regione Veneto e la Regione Lombardia potrebbero proseguire su questa strada a prescindere dal referendum”. Ha quindi detto che “il ragionamento che l’Autonomia è giustificata dalla gestione virtuosa è pericoloso, perché significa che qualcuno ha il diritto di controllare, ma le ragioni dell’autonomia sono diverse. Io ritengo che la Provincia di Trento potrebbe essere amministrata meglio”. “La nostra autonomia non dipende dal fatto che siamo più virtuosi di altri”.

 

Per Maria Hochgruber Kuenzer (SVP) ha ricordato come in Europa vi è la tendenza delle Regioni vicine a cercare punti di incontro. “Le autonomie non devono essere mischiate: chi mette tutto in un’unica pentola confonde le varie peculiarità, sbaglia. L’Alto Adige ha una Autonomia molto particolare. La storia deve avere una sua importanza”.

 

Riccardo Dello Sbarba (V) ha detto che la mozione “non dice che la richiesta, legittima e giusta, delle altre Regioni di avere delle forme più estese di competenza, prima o poi ci costringerà a fare i conti con il fatto che non siamo più una eccezione nel quadro nazionale. Se noi avessimo uno Stato federalista, il contesto in cui ci muoviamo, per esempio nel quadro finanziario, sarebbe completamente diverso”. “Noi dobbiamo domandarci se vogliamo davvero una Italia federale, dobbiamo chiederci quale sarebbe il ruolo della nostra Autonomia, all’interno di un contesto modificato”.

 

Rispetto al “ricorrente uso, o forse abuso, del termine “Federalismo” – ha detto Alessandro Urzì – “questo testo, auspicando l’applicazione della Costituzione, è quanto di più lontano dal federalismo. La Costituzione già prevede maggiori autonomie, nell’art. 116, comma 3”. “L’Italia, con la Costituzione che abbiamo oggi non diventa una Italia federale, ma una Italia dove sono date alle Regioni virtuose maggiori competenze. Se sapremo dirigere questo sviluppo in maniera corretta, potremo garantire che potenzialità finora inespresse possano trovare espressione”. Ha quindi chiesto votazione per parti separate tra premessa e dispositivo.

 

Claudio Cia (FI-LN) ha detto che “ogni volta che l’Autonomia del Trentino-Alto Adige/Südtirol viene messa in discussione, si dice che si tratta di un modello da esportare”. “Il percorso della nostra Autonomia è diverso”. “Oggi si ha quasi la paura che se altri territori acquisiscono autonomia, non si sia più l’eccezione”. “Io credo che se domani andremo a Roma in 17 milioni, anziché un milione come oggi, avremo un peso diverso. Più Regioni sapranno dimostrare di essere virtuose, meglio sarà anche per noi”.

 

Sven Knoll (STF) ha parlato ancora contro le premesse, sostenendo che non è accettabile parlare di modello del Trentino-Alto Adige: “Riteniamo che sia indispensabile separare le diverse Autonomie”. “La posizione di fondo è diversa, perchè non dobbiamo dimenticare che, anche a lungo termine, dobbiamo giustificare la nostra Autonomia: noi dell’Alto Adige abbiamo una storia diversa”. “Non sono d’accordo nemmeno sul fatto che il Trentino-Alto Adige fosse una terra povera”. “Proprio per questo sono d’accordo con il dispositivo ma rifiuto le premesse”.

 

Dieter Steger ha chiesto che nelle premesse si voti separatamente ad eccezione di un comma. Le premesse sono state approvate con 13 voti contrari, mentre il dispositivo della mozione è stato approvato all’unanimità.

La prossima seduta del Consiglio è prevista per novembre

 

 

 

 

Foto: archivio Consiglio provinciale Bolzano

(Fonte: Codacons) – Legge elettorale: Codacons ricorre alla Consulta. Illegittimo porre fiducia su “Rosatellum bis”. Lesi i diritti del Parlamento e del corpo elettorale. Depositato stamattina ricorso alla Corte Costituzionale.

Deciderà la Corte Costituzionale se è stato legittimo o meno porre la questione di fiducia sulla legge elettorale.

Il Codacons infatti, assieme ad un parlamentare – il Senatore Bartolomeo Pepe – e un elettore romano, ha presentato questa mattina ricorso alla Consulta per conflitto di attribuzioni, chiedendo di dichiarare l’incostituzionalità dei relativi atti del Consiglio dei Ministri.

Secondo l’associazione l’iniziativa del Governo sulla legge elettorale ha privato il Parlamento, e quindi i cittadini e l’intero corpo elettorale, della possibilità di discutere ed emendare una legge importantissima per la collettività, violando i principi fondamentali dell’ordinamento che coinvolgono la libertà e diritti, e attuando n conflitto tra poteri che va sanato dalla Consulta.

 

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Ecco in sintesi il contenuto del ricorso depositato questa mattina:

“l’autorizzazione del Consiglio dei Ministri a porre la questione di fiducia sull’approvazione del testo del “Rosatellum-bis” è un atto posto in essere dal Governo, lesivo delle attribuzioni costituzionalmente previste in capo al Parlamento, ovverosia delle funzioni ed attribuzioni dell’Organo rappresentativo per eccellenza (Rappresentanza politica) del potere legislativo dei cittadini-elettori.

La apposizione della questione di fiducia toglie il potere agli elettori (meglio al Parlamento) e lo consegna direttamente a dirigenti di partito e capicorrente (Governo), sottraendo, direttamente e indirettamente, la libertà di espressione del voto dei cittadini – elettori rappresentati e tutelati dalla scrivente Associazione, e ciò è sufficiente per giustificare la meritevolezza dell’interesse ad agire nel caso di specie.

E’, pertanto, evidente che il ricorso alla questione di fiducia per l’approvazione del testo di legge in materia elettorale viola direttamente il dettato costituzionale, in primo luogo l’art. 72 Cost. nonché gli artt. 58, 67, 70 Cost. e, con esse, le prerogative costituzionalmente garantite.

Ebbene, per ciò che attiene al caso di specie, porre la fiducia sull’approvazione della legge elettorale è un atto eversivo contro la democrazia, la libertà del voto e la sovranità dei cittadini tutti che finisce per trasformare il voto in un atto di fede o peggio ancora il “banco di prova” della stabilità e della tenuta della politica (Governo) in assoluto spregio alle disposizione di cui agli artt. 56, primo comma, e 58, primo comma, Cost., che stabiliscono che il suffragio è «diretto» per l’elezione dei deputati e dei senatori; all’art. 48, secondo comma, Cost. che stabilisce che il voto è personale e libero; all’art. 117, primo comma, Cost. in relazione all’art. 3 del protocollo 1 della Cedu, che riconosce al popolo il diritto alla «scelta del corpo legislativo»; e all’art. 49 Cost.

A fronte di tutto ciò, si è creato uno squilibrio costituzionale, nel senso che i rapporti tra organi costituzionali sono usciti dall’alveo tracciato dalla Costituzione, essendo il Governo tracimato dai suoi confini, invadendo le prerogative e i diritti del Parlamento e prima ancora del popolo sovrano e perciò tocca a questa Ill.ma Corte ricondurre i rapporti all’originario equilibrio disegnato dalla Costituzione, ridando al parlamento la dignità che il Governo gli ha tolto e che il Parlamento non ha saputo difendere, ledendo in tal modo le prerogative del Corpo elettorale a che la legge elettorale sia il risultato di un libero e autonomo dibattito tra tutti i membri del Parlamento, in ossequio alle funzioni e alla natura stesa del Parlamento”.

 

 

 

 

 

Foto: © Archivio fotografico Corte Costituzionale

 

(Fonte: Adusbef) – Un mese fa circa, dopo averla redatta, presentammo una petizione su Change.Org, indirizzata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella ed al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni Silveri, ai quali la legge assegna la nomina del Governatore di Bankitalia, per chiedere di non confermare nella carica Ignazio Visco.

“Chiediamo – scrivemmo nella petizione, successivamente trasformata in mozione dal M5S nei due rami del Parlamento- che il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, la cui carica scade il 1 novembre 2017, non venga rinnovato nell’incarico dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dal Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni Silveri, per l’incapacità di prevenire crac e dissesti bancari, che hanno bruciato 110 miliardi di euro nelle ultime 7 bancarotte di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti, CariFerrara, Banca Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Mps, gettando sul lastrico 350.000 famiglie espropriate da Bankitalia e dallo Stato (bail-in), alle quali sono state sottratte risparmi costati sudore, sacrifici e rinunce di intere generazioni.

Il pubblico risparmio è garantito dall’art.47 della Costituzione: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”.

Sarebbe offensivo per milioni di truffati ed usurati dalle banche, rinnovare il mandato al Governatore di Bankitalia Ignazio Visco, soprattutto dopo gli ultimi crac quantificati in circa 110 Miliardi euro; il mancato rimborso o compensazione dell’anatocismo illegale; l’omesso intervento su prassi usurarie che spesso generano la chiusura di aziende sane, floride, fallimenti e disperazione”.

Anche se dovesse essere confermato dal presidente Mattarella e dal premier Gentiloni, nella carica, il governatore di Bankitalia, che ha chiuso gli occhi sui gravissimi scandali bancari e nonostante le specifiche richieste sull’anatocismo illegale praticato dal 1 gennaio 2014 al 30 settembre 2016, invece di esercitare la potestà prevista dall’art. 128 del Testo Unico Bancario, per inibire ai soggetti che prestano le operazioni e i servizi disciplinati dal presente titolo la continuazione dell’attività, anche di singole aree o sedi secondarie, e ordinare la restituzione delle somme indebitamente percepite e altri comportamenti conseguenti, non è mai intervenuto, per non disturbare gli interessi delle banche socie, configurando anche omissione in atti d’ufficio, oltre più gravi reati a danno degli utenti dei servizi bancari, Visco apparirà come uno spettro, un fantasma che non sarà in grado di governare una Istituzione che fu.

 

 

Elio Lannutti (Adusbef)

 

 

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SOGGETTI PROMOTORI

Elio Lannutti (Giornalista e Presidente Onorario Adusbef)

Ferdinando Imposimato (Magistrato e Presidente Onorario Corte di Cassazione)

Vito Crimi (Senatore della Repubblica)

Gianni Girotto (Senatore della Repubblica)

Barbara Lezzi (Senatrice della Repubblica)

Daniela Donno (Senatrice della Repubblica)

Enrico Cappelletti (Senatore della Repubblica)

Giovanni Endrizzi (Senatore della Repubblica)

Marco Scibona (Senatore della Repubblica)

Maurizio Buccarella (Senatore della Repubblica)

Laura Bottici (Senatrice della Repubblica)

Gianluca Castaldi (Senatore della Repubblica)

Ornella Bertorotta (Senatrice della Repubblica)

Daniele Pesco (Deputato della Repubblica)

Alessio Villarosa (Deputato della Repubblica)

Ferdinando Alberti (Deputato della Repubblica)

Antonio Tanza (Presidente Adusbef)

Rosario Trefiletti (Presidente ISSCON Istituto Studi Sul Consumo)

Silvia Battistelli (Presidente Comitato azzerati dal Salva-Banche)

Alvise Aguti (Consulente Comitato azzerati dal Salva-Banche)

Sergio Puglia (Senatore della Repubblica)

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