LANCIO D’AGENZIA

Elezioni. M5S : AgCom sanziona Provincia, esposto a Corte dei Conti. “Dopo la sanzione comminata su nostra segnalazione a Trentino Sviluppo per aver fatto pubblicità al Pd, sempre su nostra denuncia l’AgCom ha sanzionato anche la Provincia di Bolzano per la sua scandalosa propaganda a favore del candidato Patt-Svp Mussner.

La coalizione di centrosinistra sta usato in modo spregiudicato i soldi pubblici per fare campagna elettorale, abbiamo presentato un esposto alla Corte dei Conti affinché intervenga”. Lo dichiarano gli esponenti del MoVimento 5 Stelle Riccardo Fraccaro, deputato uscente e candidato alle politiche, e il consigliere provinciale Paul Köllensperger.

“L’Assessore della Provincia di Trento Olivi – aggiungono – ha organizzato un evento per sponsorizzare il compagno di partito candidato alle elezioni in Friuli, Riccardo Illy. Dopo la nostra segnalazione l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha ordinato alla partecipata della Provincia, Trentino Sviluppo, di pubblicare sul proprio sito un messaggio per informare i cittadini di aver violato le disposizioni di legge.

Facile come bere un caffè. Abbiamo anche segnalato all’AgCom l’utilizzo scandaloso dell’ufficio stampa della Giunta provinciale di Bolzano da parte dell’assessore Mussner, che è stata ugualmente sanzionata perché ha fatto propaganda politica personale.

Ora dovrà cancellare tutti i contenuti illegittimi e fare pubblica ammenda. È evidente che gli enti provinciali di Trento e Bolzano hanno sfruttato le risorse di tutti per promuovere i singoli partiti, facendo quindi pagare alla collettività la loro campagna elettorale. Abbiamo chiesto che venga promosso un giudizio contabile – concludono Fraccaro e Köllensperger – perché le istituzioni non possono essere asservite impunemente agli interessi di parte”.

 

 

Un camion da miniera è in grado di trasportare oltre 350 tonnellate di materiali e per farlo monta pneumatici mastodontici, che misurano anche 4 metri di diametro per 1,80 metri di larghezza e 5,7 tonnellate di peso. Questo spiega perché, una volta consumato il battistrada, queste gomme molto spesso vengano abbandonate in enormi discariche a cielo aperto, talmente grandi che si riescono a vedere persino con Google Maps: un esempio sono i depositi di ruote abbandonate della miniera di rame di Cananea in Messico (http://bit.ly/2gUOwAq) e destinate a rimanere sotto le intemperie indefinitamente, perché il processo per trasportarle e avviarle al riciclo è difficile e troppo dispendioso.

A risolvere questo problema, ambientale ed economico, è ora l’azienda Salvadori, insediata in Polo Meccatronica a Rovereto (Tn), con il primo robot al mondo progettato e realizzato per lavorare direttamente sul posto i mega-pneumatici, in modo tale da renderne più facile e vantaggioso il trasporto verso gli impianti di riciclo: Mt-Rex appena lanciato sul mercato dopo tre anni di ricerca e sviluppo, è un gigantesco macchinario interamente programmabile, capace di funzionare in maniera autonoma, che aggancia i copertoni e li taglia, diminuendo volume e peso delle parti da avviare al riciclo e rendendo così più facile e redditizio il trasporto.

“La gomma trasportata da un muletto” spiega Samuel Salvadori, co-fondatore della società e inventore di Mt-rex “viene deposta in una specie di culla meccanica che la aggancia e le permette di stare in piedi, dopodiché viene inforcata da un mandrino che la orienta in posizione orizzontale su un perno che la fa girare. A questo punto delle grandi cesoie iniziano a tagliarla in un numero di spicchi che può essere programmato a seconda della grandezza del pneumatico e delle esigenze del cliente, spicchi destinati su un nastro trasportatore che li farà arrivare sul camion diretto verso gli impianti di riciclo”.

Quello di Lavis è uno dei tanti capannoni abbandonati e dismessi del Trentino. Strutture lasciate al degrado totale, con rischi per la salute e la sicurezza dei cittadini, perché oggetto di atti vandalici, e possibile rifugio di senza tetto o luogo utilizzato per atti criminosi.

Questo problema è diffuso su tutto il territorio nazionale, ma la gestione è in capo alle regioni. Le cause che hanno comportato il diffondersi di questi “ecomostri” sono molteplici: dalla crisi economica alle scelte poco ragionevoli delle amministrazioni locali, fino a costruzioni fatte solo per “coprire” altri scopi.

Credo che non si possa più attendere l’inerzia di chi ha il dovere di ristabilire una situazione decorosa, pertanto ritengo necessario e opportuno un intervento dello Stato che stabilisca delle linee guida nazionali che dovranno poi essere recepite da tutte le Regioni e le Provincie Autonome.

Linee guida che stabiliscano, in linea di principio, le possibilità di intervento degli Enti locali e gli adempimenti da rispettare per i proprietari, indicando al contempo i limiti temporali entro i quali è obbligatorio intervenire.

Per incentivare questi interventi saranno necessari degli stanziamenti dello Stato specifici, che potranno essere utilizzati solo con lo scopo di sostenere gli Enti locali che presenteranno dei progetti di interventi mirati.

Cannagate all’Isola dei famosi; Denti: “La Henger non conosceva le domande. Impossibile eludere la macchina della verità”.

È stato l’ingegner Ezio Denti a sottoporre la shoqwgirl Eva Henger in tv alla prova della macchina della verità per chiarire quello che ormai tutti chiamano il “Canna – gate” all’Isola dei Famosi. Denti è intervenuto ai microfoni del programma Legge o Giustizia per spiegare il funzionamento della macchina: “La macchina riconosce quelli che sono i cambiamenti fisiologici del corpo umano. I sensori riconoscono il ritmo cardiaco, il ritmo respiratorio, il sudore e il flusso del sangue.

In questo modo si riconosce lo stato emotivo della persona. L’unico modo per eludere la macchina è prendere dei tranquillanti ma non è detto che ci si riesca. Sarebbe strano che un soggetto non riveli emozioni.

Il dispositivo prevede anche il fatto che un soggetto sia consapevole di mentire. Un’affermazione, sebbene oggettivamente falsa, se è ritenuta vera dal soggetto può non dare cambiamenti fisiologici”.

Quanto è affidabile: “93% di affidabilità ma l’utilizzo della macchina in Italia non è legale mentre lo è in America. Non si utilizza perché non ha valenza”. È possibile, anche senza tranquillanti, sfuggire al giudizio della macchina: “Solo una persona della Cia, almeno secondo le cronache, è riuscita ad eludere la macchina della verità. Eva Henger non conosceva le domande. Sono state preparate nell’immediatezza alla mia presenza”.

Nell’ambito del quarto Incontro annuale di Preistoria e Protostoria. Le ricerche archeologiche in Trentino presentate a Ferrara.

Gli studi e le ricerche sulla preistoria più antica del Trentino sono stati presentati in occasione del quarto Incontro annuale di Preistoria e Protostoria che si è svolto nei giorni scorsi a Ferrara sul tema “Applicazioni tecnologiche allo studio di contesti paleolitici e mesolitici italiani”.

All’importante incontro scientifico, organizzato dall’Istituto italiano di Preistoria e Protostoria e dal Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Ferrara, hanno preso parte studiosi e ricercatori italiani e stranieri.

Al centro dell’intervento degli archeologi trentini è stata la straordinaria scoperta ad Arco, in via Serafini, di un esteso abitato risalente al Paleolitico superiore (Epigravettiano recente, 13.000-12.000 anni fa). Il ritrovamento riveste una importanza eccezionale nell’ambito degli studi sui contesti culturali del Tardoglaciale, considerato che ha consentito di documentare una modalità di organizzazione dello spazio abitativo prima sconosciuta in Italia.

Il sito di Arco via Serafini era collocato in un ambiente forestale a pino silvestre, in prossimità della sponda settentrionale del Lago di Garda che nelle fasi cronologiche individuate si trovava ad una distanza di alcune centinaia di metri dal sito.

Le comunità di cacciatori-raccoglitori che hanno occupato quest’area si sono lasciate probabilmente attrarre dalla posizione favorevole del sito, dovuta sia alla presenza della foresta che del lago, sia alla possibilità di raggiungere in tempi brevi i territori montani in modo da poter diversificare le fonti di sussistenza rappresentate da una notevole varietà di specie faunistiche e dalla pesca. Altro aspetto, non trascurabile, è la presenza nelle vicinanze di fonti di approvvigionamento della selce, materia prima indispensabile per fabbricare armature e strumenti per la caccia e per le attività domestiche.

Lo studio scientifico dell’eccezionale deposito messo in luce è in corso da parte di una equipe di ricerca interdisciplinare coordinata per gli aspetti archeologici da Elisabetta Mottes (Ufficio beni archeologici della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento) e per quelli paleoambientali da Michele Bassetti (Cora Società Archeologica srl), che attualmente comprende ricercatori del Muse – Museo delle Scienze di Trento, del Dipartimento di Studi Umanistici – Sezione di Scienze Preistoriche e Antropologiche dell’Università di Ferrara, del Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente dell’Università di Siena, dell’Institut für Botanik della Leopold-Franzens Universität di Innsbruck, del Laboratorio di Archeobiologia dei Musei Civici di Como, del Leibniz Labor für Altersbestimmung und Isotopenforschung della Christian-Albrechts-Universität di Kiel. Per il rilievo e la documentazione del contesto paleolitico sono state utilizzate nuove ed avanzate tecnologie di digital archaeology affidate Luca e Alessandro Bezzi (Arc-Team srl).

 

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Informazioni
Provincia autonoma di Trento
Soprintendenza per i beni culturali
Ufficio beni archeologici
Via Mantova, 67 – 38122 Trento
tel. 0461 492161

Freddo e pioggia hanno caratterizzato la quarta frazione dell’Andalucia Bike Race, la più lunga delle sei in programma, con partenza e arrivo a Cordoba. Le condizioni meteorologiche hanno messo a dura prova i concorrenti in gara e costretto gli organizzatori ad accorciare il percorso di 30 chilometri, portandolo a 61 rispetto agli originari 90 chilometri, con un dislivello positivo ridotto da 2330 metri a 1600 metri.

A pagare dazio, dopo il buon decimo posto conquistato nella terza tappa, è stato il capitano della Wilier Force 7C Johnny Cattaneo, che ha sofferto e stretto i denti, chiudendo 44° in 2h52’53”.

Discorso differente per l’uomo d’esperienza del team Massimo Debertolis, che è riuscito a riscattare la controprestazione del giorno precedente, riuscendo a entrare nella “top 30” di tappa: un buon risultato considerando l’assoluto spessore del lotto dei partenti. L’ex iridato, che ricopre anche il ruolo di team manager della Wilier Force 7C, si è classificato 28°, portando a termine la propria fatica con il tempo di 2h46’53”. La tappa è stata vinta dall’altoatesino Fabian Rabensteiner (2h34’23”, media 23,65 km/h) sull’altro italiano Michele Casagrande, accreditato del medesimo tempo.

«Peccato per il meteo – spiega dalla Spagna Massimo Debertolis – Nel punto più alto toccato dal percorso c’erano 5° e ha piovuto praticamente per tutta la durata della tappa. Anche oggi, al pari dei giorni scorsi, il percorso era molto tecnico, con lunghi tratti in single track».

Domani, giovedì 1 marzo, è in programma la quinta e penultima tappa dell’Andalucia Bike Race: si partirà da Villaviciosa, sede anche dell’arrivo. Nel mezzo, ci saranno da percorrere 66,6 chilometri e 1683 metri di dislivello.

Lo sblocco dei fondi “salva stalle” fortemente voluto dalla Coldiretti garantisce la prosecuzione di un’attività economica nelle zone interne e svantaggiate che arricchisce l’Italia, dove sono oggi attivi circa 190mila allevamenti.

E’ quanto afferma la Coldiretti dopo che il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, ha accolto con la collaborazione di Agea le richieste per il via libera ai pagamenti dei finanziamenti comunitari della Politica agricola comune per gli allevatori, a partire da quelli delle montagne dell’Appenino meridionale e della Sardegna, che praticano il pascolamento di mandrie e greggi secondo la Pratica locale tradizionale della conduzione in aree boscate e di macchia mediterranea.

La vicenda – ricorda Coldiretti – era nata dalla mancata registrazione da parte delle regioni fatto delle pratiche locali tradizionali (Plt) per le quali le imprese avevano richiesto i contributi previsti dalla politica agricola europea. Ciò aveva portato – spiega la Coldiretti – al blocco dei pagamenti, per il timore di dover poi recuperare gli aiuti erogati. La trattativa seguita alla battaglia promossa dagli allevatori della Coldiretti consentirà ora di avviare la risoluzione del problema assieme alle Regioni.

“Un provvedimento importante che va a sostenere un settore che, oltre a rappresentare un importante volano economico per le aree interne e svantaggiate, ha anche un elevato valore ambientale poiché rappresenta l’unico baluardo dal rischio di degrado e dissesto idroeologico” ha commentato il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo.

Due mamme in Spagna, due mamme anche in Italia. Tribunale di Pescara sconfessa il Comune e impone piena trascrizione. Una mamma, cittadina italiana e venezuelana, risiede con la moglie, anch’essa venezuelana, in Spagna. Nascono due gemelli nel 2016. Si attivano subito per chiedere tramite consolato la trascrizione degli atti di nascita, che riportano il doppio cognome e entrambe le madri.

Per sei mesi ci sono passaggi tra uffici vari e solo a giugno 2017 un comune dell’Abruzzo informa la famiglia che non può procedere alla trascrizione, perché riconoscere due madri sarebbe contro l’ordine pubblico. Intanto, i bambini non possono lasciare la Spagna, perché privi di ogni documento valido per l’espatrio (per la Spagna sono cittadini italiani, non loro, per l’Italia non sono cittadini).

Le clienti si rivolgono allo studio legale Schuster. Con una telefonata agli uffici si sblocca in pochi giorni la situazione e il Comune provvede in autotutela a trascrivere. Tuttavia, la trascrizione è parziale e ciò avviene solo per la madre partoriente e i gemelli mutano di cognome: non quello doppio del Paese in cui vivono, ma solo quello della madre partoriente. Il disagio di avere due identità è chiaro.

A quel punto si rende necessario ricorrere al Tribunale, come oramai succede fin troppo spesso. Il decreto del 31 gennaio, depositato il 7 febbraio e diventato definitivo nei giorni scorsi, dà loro ragione.

La procedura è stata rapida. Ciò che colpisce è come oramai per i giudici si tratti di un esito ovvio, manifestamente fondata. Infatti, non è stata necessaria alcuna udienza, il parere del pubblico ministero era favorevole. Così, il collegio di tre giudici del Tribunale di Pescara (Pres. Di Fulvio, rel. Grazia Roscigno) in poco più di una pagina (probabilmente la decisione più corta mai vista in queste materie) dà ragione a madri e figli e impone al Comune la trascrizione integrale: dal doppio cognome alla seconda madre.

Soddisfatte le madri, che finalmente non devono dare più spiegazioni per le due diverse identità dei figli e possono finalmente recarsi all’estero a visitare la famiglia. Sperano che questa loro causa faccia capire ai comuni italiani che il diritto è chiaro e ogni rifiuto di trascrivere è illegittimo, checché ne dica il Ministero dell’interno, che aveva espresso parere contrario.

Per l’avvocato Schuster «è incredibile che dopo due decisioni della Cassazione in casi analoghi e una giurisprudenza di merito del tutto compatta si debba ancora oggi assistere a Comuni che si rifiutano di riconoscere queste famiglie: questa è pura e semplice discriminazione istituzionale». Prosegue: «Inizialmente i giudici scrivevano decine di pagine per motivare, oramai il consenso fra gli interpreti del diritto è talmente consolidato che le decisioni di risolvono condivisibilmente in poche righe».

Un ringraziamento è rivolto all’avv. Nicola Spinaci per la collaborazione offerta.

La decisione con dati oscurati è pubblicata sul sito dello studio legale www.schuster.pro.

Esame finale in aula la prossima settimana per la nuova legge sulla semplificazione amministrativa. ​​​Sessione di marzo per il Consiglio provinciale, convocato in aula dal presidente per tre giornate, da martedì 6 a giovedì 8 marzo, per esaminare in particolare quattro disegni di legge, due interrogazioni scritte ancora “inevase” dalla Giunta e 15 proposte di mozione.

Subito dopo il question time che come sempre aprirà i lavori, sono previste la presa d’atto delle dimissioni dei consiglieri Cia, Kaswalder e Zanon dalla Quarta Commissione e loro conseguente sostituzione, due designazioni su proposta delle minoranze – la prima di un componente del collegio dei revisore dei conti della Fondazione Museo storico del Trentino (per sostituire un membro dimissionario), la seconda di un componente del collegio sindacale di Cassa del Trentino spa –, la ratifica della delibera con cui la Giunta intende impugnare davanti alla Corte costituzionale un articolo della legge di bilancio dello Stato per il 2018, e infine il nuovo regolamento di contabilità dell’assemblea legislativa.

Si passerà poi ai quattro disegni di legge che il Consiglio si è impegnato a discutere: il ddl 193 per modificare la normativa provinciale sul volontariato e introdurre una banca dati e una piattaforma informatica, proposto da un esponente del Patt e già approvato dalla Quarta Commissione; il ddl 188 contro gli stati di tossicodipendenza proposto da un’esponente del Gruppo misto e che la Quarta Commissione aveva trasmesso direttamente all’aula; il ddl 221 proposto da un altro consigliere del misto in materia di lavori pubblici per evitare il conflitto di interesse nel conferimento di incarichi (progettazione, direzione lavori e collaudo), respinto in Commissione; e infine il testo unificato dei ddl 73 proposto da un consigliere dell’Upt e 226 della Giunta per la semplificazione dell’attività amministrativa intervenendo anche sulle normative riguardanti la valutazione d’impatto ambientale e il governo del territorio, già approvata dalla Prima Commissione.

 

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Quella organizzata e proposta ieri dalla Cassa Rurale Rotaliana e Giovo e ospitata all’Auditorium dell’Istituto Martino Martini di Mezzolombardo è stata una serata interessante per i tanti temi toccati da Federico Fubini, vicedirettore ad personam del Corriere della Sera, relatore dell’incontro che ha segnato l’avvio del nuovo ciclo di “Progettare il Futuro, una responsabilità da condividere”, iniziativa culturale dell’istituto di credito cooperativo.

“L’iniziativa dimostra la differenza di una Cassa Rurale – ha osservato il presidente Mauro Mendini – Non vogliamo essere solamente una banca tradizionale. Quello ci interessa è dare qualcosa in più alla nostra comunità, ai nostri soci e ai nostri clienti anche sul versante culturale”.

L’incontro è stato indirizzato a un pubblico di tutte le età, dai giovani agli adulti. Ma, soprattutto, alle persone interessate ad ascoltare una delle voci più autorevoli del panorama giornalistico nazionale e autore di molti libri.

“In una società in continua evoluzione – ha spiegato il direttore Paolo Segnana – l’economia condiziona la nostra vita e influenza i nostri destini. Chi non si sforza di capire il presente rischia di arrivare impreparato all’appuntamento con il prossimo futuro”.

L’Italia “sta attraversando una fase di ripresa, lenta ma di ripresa dopo quello che, per un organismo, sarebbe stato un infarto – ha osservato Fubini. Un infarto dell’economia, con un crollo improvviso della produzione e un aumento del debito. Adesso c’è questa fase di ripresa. Un paio di considerazioni. La prima: le esportazioni italiane al di fuori dell’Unione Europea sono cresciute molto e, in termini di fatturato, sono maggiori della Francia.

La seconda: si parla sempre dell’Italia come di un Paese indebitato e fragile ed è vero se si guarda il debito pubblico. Tuttavia il debito netto (ovvero la differenza tra debito complessivo e ricchezza delle famiglie) dell’Italia settore pubblico e del settore privato nel suo complesso è quasi zero. Se l’Italia continua su questo trend, tra un paio di anni, sarà un creditore netto nei confronti del resto del mondo”.

Per guardare al domani con serenità fondamentale è un bene immateriale: la fiducia. “Fiducia tra le persone, fiducia degli elettori e dei contribuenti verso le istituzioni ed è quello che, qui in Trentino, nelle vostre comunità avete – ha detto Fubini.

Si vede molto chiaramente nella vita di una banca, nella vita delle tante cooperative che ci sono. Non altrettanto si verifica in generale in Italia dove abbiamo subito una crisi di fiducia che, forse, è stata peggiore della crisi del debito. Perché la crisi del debito in questo momento è sotto controllo. Ho l’impressione che, la crisi di fiducia, in Italia resti ancora molto forte”.

Sul tema delle banche di territorio o Casse Rurali “in località montane o località di provincia sono fondamentali perché conoscono la clientela magari da diverse generazioni e sono in grado di dare fiducia, accompagnare i progetti e farlo anche nei momenti di grande difficoltà caratterizzati da crisi di liquidità – ha spiegato Fubini durante il suo dialogo con Segnana –

Una banca che ragiona da Milano, da Roma o da Parigi con criteri puramente di business magari ritirerebbe la liquidità in fasi difficili portando un’impresa a chiudere nonostante quell’impresa sia in possesso degli ormoni di crescita ancora vivi.

Una banca locale non lo farebbe e non lo fa. Anche il mondo delle banche locali sta cambiando. Le banche locali sono soggette a regole che non sono locali, non sono italiane ma sono europee e internazionali. Impongono alcuni vincoli nel credito e spingono le imprese a essere più strutturate. Pensiamo che, il 95% delle imprese italiane, ha da uno a nove dipendenti”.

L’Italia è una “Repubblica patrimoniale (la ricchezza delle famiglie è otto volte la ricchezza del Paese) ed è una società dinastica – ha concluso – con poca elasticità, poca mobilità sociale. Una eccezione è offerta dal nord est del nostro Paese. Ci sono persone che, se anche partono dal basso, possono riuscire a salire pur non avendo discendenti diretti in quel determinato ambito o settore professionale. Infine in Italia c’è poco investimento in conoscenza e cultura e molto più in risparmio”.

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