LANCIO D’AGENZIA

Le associazioni Albergatori di Fiemme e Fassa hanno espresso preoccupazione per le prospettive dell’ospedale di Cavalese, presidio importante per i cittadini e per i turisti, chiedendone la piena valorizzazione e adeguati interventi che la consentano.

I turisti che scelgono e frequentano il Trentino hanno sempre considerato importante oltre alla qualità ambientale e delle strutture turistiche anche la qualità complessiva dei servizi e tra questi quelli sanitari. Per questo appunto abbiamo sottolineato l’importanza di una piena efficienza dei servizi ospedalieri del territorio.

Dobbiamo però stigmatizzare il tono e i contenuti della comunicazione del ” gruppo- giù le mani dall’ospedale di Fiemme” che in un volantino affronta il tema del ripristino alla piena funzionalità dell’ospedale con un messaggio fortemente improntato di parole che producono sconcerto negli operatori e timori e sconcerto negli stessi turisti, rappresentando la situazione in una modalità esagerata che rischia di allontanare i turisti dalle nostre valli.

La critica può e deve essere anche forte ma vanno evitati comportamenti e dichiarazioni che possono ritorcersi contro il turismo delle nostre valli e in definitiva contro la nostre comunità.

 

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Filippo Debertol presidente Sezione Asat Alta Val di fassa
Celestino Lasagna presidente Sezione Asat Centro Fassa
Patrizio Prandi presidente Sezione Asat di Moena
Diego Zorzi presidente Sezione Asat Predazzo

 

 

Dolomiti Pride: andiamo avanti, nonostante l’omofobia istituzionale della Provincia. Il Presidente della Provincia di Trento nega il patrocinio al Dolomiti Pride, che definisce un momento “di folclore e di esibizionismo”. Gli organizzatori: “questa è omofobia istituzionale”.

Sono quasi 50 le associazioni del territorio che nelle ultime settimane hanno deciso di condividere lo spirito e gli obiettivi del Dolomiti Pride. A queste si sono aggiunti i Comuni di Trento e Bolzano, il Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani e la Commissione Provinciale Pari Opportunità, che hanno concesso il patrocinio alle iniziative in programma e al corteo del 9 giugno.

È andata purtroppo in modo diverso con la Provincia di Trento, che ha risposto alla nostra richiesta di patrocinio con una lettera di diniego sottoscritta dal presidente Ugo Rossi. Una lettera inconsueta nei modi e nei toni, che ci offende in primo luogo come cittadine e cittadini trentini.

A stupirci è anche la modalità della comunicazione: a fronte della richiesta di patrocinio inviata il 14 marzo, eravamo da giorni in attesa di essere convocati dal presidente Rossi per presentare l’iniziativa. Durante l’incontro avremmo voluto confrontarci con lui, portando a sostegno della richiesta le tante regioni italiane che negli ultimi anni hanno scelto di patrocinare i pride: la Toscana, il Lazio, l’Emilia Romagna, il Friuli Venezia Giulia, la Lombardia…

L’incontro promesso non è mai avvenuto e il rifiuto del patrocinio è stato comunicato con una lettera protocollata della Provincia indirizzata al comitato territoriale di Arcigay del Trentino.

«La presentazione di un folto programma di iniziative fortemente eterogenee e diversificate […] – recita la lettera – preclude una valutazione finalizzata alla concessione generalizzata di patrocinio che, anziché avere valenza di specifico ed effettivo riconoscimento morale e di simbolica adesione ad un’iniziativa ritenuta meritevole di apprezzamento, assumerebbe il mero carattere di un generico ed asettico consenso allo svolgimento dell’iniziativa medesima». Al presidente Rossi vorremmo dire che non abbiamo bisogno del ‘consenso’ della Provincia di Trento per organizzare il Dolomiti Pride. Volevamo il suo appoggio, il suo sostegno, il riconoscimento del pieno diritto di cittadinanza alle persone LGBT+ che le istituzioni invece in questo modo mortificano e umiliano.

«La parata nel centro della città – prosegue la lettera di Rossi – assume un aspetto più di folclore e di esibizionismo che sicuramente non apporta alcun contributo alla crescita e valorizzazione della società trentina e della sua immagine». Queste parole seppelliscono il lavoro che le associazioni che organizzano il Dolomiti Pride stanno svolgendo da anni sul territorio. Un lavoro che si è tradotto in moltissime iniziative, partecipate, accolte e animate da tutta la comunità trentina. Un lavoro che evidentemente il presidente Rossi non ha mai condiviso, o capito. In molte città d’Italia, d’Europa e del mondo i rappresentanti delle istituzioni sfilano in quelli che Rossi definisce momenti “di folclore e di esibizionismo”. Mai avremmo immaginato di leggere parole tanto gravi e – ci si permetta – così poco accorte da parte del più alto rappresentante delle nostre istituzioni.

Il pride, scrive Rossi, «non apporta alcun contributo alla crescita e valorizzazione della società trentina e della sua immagine». Sappiamo bene quanto il Trentino coltivi e promuova la propria immagine. Un territorio all’avanguardia, aperto alla contaminazione, la Silicon Valley d’Italia, con un’università prestigiosa e centri di ricerca internazionali. Un territorio aperto, accogliente, vissuto da migliaia di studenti e ricercatori provenienti da tutto il mondo. Quanto è distante questa narrazione da quella di chiusura e arretratezza che comunica la lettera di Ugo Rossi?

«Si tratta di un evento che potrebbe generare una forte contrapposizione e quindi disinteresse e distacco su temi importanti che, diversamente, richiedono partecipazione, confronto e discussione fra le diverse posizioni e idee»: il Dolomiti Pride si compone di un calendario di oltre 70 eventi, a conclusione dei quali si svolgerà un grande corteo. Ci saranno momenti per riflettere, per ragionare, per confrontarsi e per divertirsi. Non un evento calato dall’alto, ma il coronamento di un percorso che le associazioni promotrici hanno cominciato molti anni fa. Siamo disponibili a confrontarci con tutte e tutti, ma non a mettere in discussione i principi che la stessa amministrazione provinciale ha sottoscritto entrando a far parte di RE.A.DY, la Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni contro le Discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere.

La lettera sottoscritta dal presidente Rossi si conclude con l’invito a inviare richieste di patrocinio singole per ciascuno dei 70 eventi previsti. A esclusione del corteo del 9 giugno, naturalmente, sul quale l’opinione del presidente ci pare abbastanza chiara.

Non accettiamo che i miopi giochi di riposizionamento politico in vista delle prossime elezioni provinciali avvengano sulla pelle della comunità LGBT+ e di chi crede nei suoi diritti. Svilire il significato del pride condanna all’invisibilità le tante persone che ancora non si sono accettate. Pensiamo ai tanti e alle tante giovani che nelle nostre città o nei piccoli centri vivono la propria condizione con paura e disagio e che di fronte a questa presa di posizione si sentono ulteriormente isolati e discriminati.

D’altronde il Pride è nato proprio per dare visibilità alle persone LGBT+ e per abbattere i pregiudizi sociali di cui ancora sono vittime.

Auspichiamo ora che all’interno della maggioranza che governa la nostra Provincia le forze che si riconoscono nei valori di inclusione, rispetto e libertà prendano una posizione netta a favore del Dolomiti Pride, inteso come gioioso e forte momento di rivendicazione e orgoglio per tutta la comunità LGBT+ trentina.

 

 

 

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Conferenza 30 marzo

Tn 18 – Oltre le mura, ecco i tre vincitori. Sono state quindici le domande di partecipazione al concorso Tn18- Oltre le mura, presentate da altrettanti soggetti singoli, associazioni e gruppi informali. Di queste, undici proposte sono state ammesse alla selezione e valutate da una Commissione sulla base dei criteri individuati nel bando.

Il concorso, proposto dal servizio cultura, turismo e politiche giovanili, mirava, nonostante il mancato raggiungimento del titolo di capitale italiana della cultura 2018, ad accrescere e stimolare la conoscenza della città di Trento, della sua storia e dei suoi valori, proiettando la sua immagine in Italia e nel mondo, attraverso una visione intesa in tutte le sue componenti e potenzialità.

Allo stesso tempo il bando rappresentava un’opportunità per i giovani artisti emergenti, uno stimolo all’indagine e all’espressione artistica, anche attraverso l’unione di stili e generi differenti.

Ecco i progetti vincitori del concorso, che verranno realizzati nel periodo dal 30 giugno al 6 luglio 2018:

 

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1°classificato (premio 4mila euro)
Gruppo Gli Informali con il progetto StazionA a Trento
Rassegna di microeventi che punta a valorizzare i luoghi della stazione ferroviaria di Trento attraverso performance teatrali, esposizione di fumetti, scatti fotografici e il dialogo con gli attori territoriali. Il tema è: “ Fermarsi a Trento”, riferito alle persone che trovano in Trento e nella sua stazione una tappa del loro cammino o una fase fissa della loro vita. È rivolto ai viaggiatori, ai pendolari, ai cittadini di Trento. Si svolge sostanzialmente all’interno della stazione.

 

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2°classificato (premio 2mila euro)
Alessandro Calabrese con il progetto Pubblico/Privato
Partendo da un’analisi approfondita del sistema Google street View all’interno del capoluogo trentino e zone limitrofe, il progetto vuole colmare gli spazi non raggiunti dal sistema attraverso la realizzazione di fotografie da installare in prossimità dei questi luoghi ( su edifici o transenne), coinvolgendo anche abitanti ed infine caricare sul sistema le immagini realizzate per colmare i vuoti virtuali. I luoghi non sono stati ancora puntualmente definiti.

 

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3°classificato (premio mille euro)
Federico Zappini con il progetto Una strada di libri
È insieme un Festival di strada, un’installazione artistica di libri (attraverso crowdfunding rivolto all’intera cittadinanza) e un’azione di rigenerazione urbana a base culturale. Si tratterà di ricoprire il manto stradale con una quantità significativa di libri che potranno essere scambiati e raccolti. Tale scenografia costituisce il contesto per una due-giorni di presentazione libri, discussioni, letture alle quali verranno invitati esponenti autorevoli della cultura nazionale.

Per questo progetto è interessata anche la Biblioteca comunale, alla quale viene chiesto di partecipare attraverso la raccolta dei libri. L’iniziativa si svolgerà in via Suffragio sabato 30 giugno e domenica 1 luglio 2018.

Venerdì Santo, la Chiesa in silenzio davanti alla croce. A Trento, in cattedrale, l’Arcivescovo Lauro ha presieduto nel pomeriggio l’Azione liturgica della Passione e Morte.

“La morte di Gesù – è un passaggio dell’omelia – è il big-bang della vita, l’inizio di tutto”. “Dall’uomo del Calvario, uomo nuovo anche dopo duemila anni, continua a scendere e a portare frutto la benefica proposta di diventare uomini e donne dotati del coraggio dell’accoglienza.

Questa, non altro, è la grande vocazione della Chiesa. Quando la dimentica, tradisce il suo Signore, tradisce se stessa, tradisce l’umanità a cui è destinata. Se la Chiesa è questo, c’è ancora bisogno di Chiesa!” “Niente è più urgente – conclude Tisi – del ricostruire tessuto comunitario, appartenenza, vita liberata dalla litigiosità e dal rancore, disponibilità a lavorare gratuitamente per il bene comune”.

Questa sera alle 20.30 monsignor Tisi guida la Via Crucis nella basilica di S. Maria Maggiore.

Domani, Sabato Santo, durante la Veglia pasquale, in Diocesi di Trento riceveranno i sacramenti di Battesimo, Cresima ed Eucaristia sei catecumeni adulti, tre donne e tre uomini.

Due riceveranno i sacramenti in Duomo dall’arcivescovo Lauro (che battezzerà anche un bambino della parrocchia di S. Maria). Gli altri catecumeni riceveranno i sacramenti rispettivamente a Povo (Parrocchia Ss. Pietro e Andrea), Cognola (Parrocchia Ss. Vito, Modesto e Crescenzia), Baselga di Pinè (Parrocchia S. Maria Assunta), Folgaria (parrocchia S. Lorenzo).

Durante la domenica di Pentecoste altri due catecumeni, un uomo e una donna, riceveranno i sacramenti di Battesimo, Cresima e Eucaristia a Castello di Fiemme (Parrocchia di San Giorgio).

 

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In allegato testo integrale dell’omelia dell’Arcivescovo nel Venerdì Santo.

 

Non è un’ora di lutto quella che stiamo vivendo, ma di amorosa contemplazione della “beata” Passione del Signore. Così la identifica la liturgia cristiana. Come può la Passione, che ha come sbocco la morte, essere definita beata? La risposta la troviamo nel morire di Gesù, che non è azzardato definire stupendo. Davanti a noi, un uomo muore abbracciando il nemico. Sfido chiunque a rimanere indifferente davanti a un simile gesto.

Banale e insulso, invece, l’uomo in preda alla prepotenza, alla violenza, all’arroganza. Da queste stanze non esce alcuna beatitudine.

Gesù, nel suo itinerario verso il calvario, appare come un vinto: tradito e abbandonato dai discepoli, eliminato dai poteri forti, rifiutato dal popolo; infine, condannato da un governatore romano in preda alla paura. Dov’è la vittoria di Gesù?

In realtà, la morte di Gesù non è il momento della sua suprema inattività, ma il big-bang della vita, l’inizio di tutto. In cosa consiste questo nuovo inizio?
L’uomo scopre che non è lui a dover cercare Dio, ma è Dio stesso a mettersi a cercare l’uomo. Dio non può fare a meno di guardare l’uomo, accoglierlo, amarlo, perdonarlo.

Paolo lo sottolinea affermando nella Lettera ai Corinti: “Ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.” (1 Cor 1, 25). Il termine “sapienza” non abita certo le parole dell’oggi: sa quasi di antico, richiama un mondo obsoleto. In realtà, quando ci troviamo davanti alle persone, sappiamo riconoscere chi di loro ha consistenza o meno, e in questo secondo caso le definiamo “senza sugo”, prive di sostanza.

La sostanza, per noi, coincide con la capacità di diventare casa, dimora, spazio aperto per gli altri. “Donna, ecco tuo figlio. Poi disse al discepolo: ecco tua madre. E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé”. (Gv 19,26-27). Quel gesto, non a caso, dà inizio alla comunità cristiana, che ha, nell’essere casa per gli altri, la sua consistenza. E’ questa la sapienza che, drammaticamente, da noi viene liquidata come stoltezza, utopia, percorso autodistruttivo.

Dall’uomo del Calvario, uomo nuovo anche dopo duemila anni, continua a scendere e a portare frutto la benefica proposta di diventare uomini e donne dotati del coraggio dell’accoglienza. Il miracolo continua a ripetersi a tutte le latitudini. Questa, non altro, è la grande vocazione della Chiesa. Quando la dimentica, tradisce il suo Signore, tradisce se stessa, tradisce l’umanità a cui è destinata.

Se la Chiesa è questo, c’è ancora bisogno di Chiesa!

Non è forse la grande nostalgia di tutti di noi poter fare l’esperienza dentro la casa della fraternità?

Niente è più urgente del ricostruire tessuto comunitario, appartenenza, vita liberata dalla litigiosità e dal rancore, disponibilità a lavorare gratuitamente per il bene comune.
Ave, o croce, unica Speranza!

Consei general: approvato il bilancio di previsione finanziario 2018-2020. Nella seduta del 28 marzo, che ha visto il conferimento delle competenze per le pari opportunità alla conseiera de procura Lara Battisti, si è assistito anche a un vivace dibattito tra maggioranza e opposizione su bilancio di 17.220.118 euro per il 2018, amministrazione e progetti di valore di cui si dovrebbe occupare l’ente

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Consei general: aproà l bilanz de previjion finanzièl 2018-2020. Delaìte de la sentèda dai 28 de mèrz, chè à vedù l conferiment de la competenzes per la valiva oportunitèdes anter omegn e femenes a la conseiera de procura Lara Battisti, l’é stat ence n debatit anter maoranza e mendranza en cont del bilanz per l’an 2018, de 17.220.118 Euro, de l’aministrazion e de projec de valuta che cognessa portèr inant l’ent

 

 

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Cooperazione di consumo, un bene di tutti e un bene per tutti. Anche a sostegno della novantunesima Adunata Nazionale degli Alpini in calendario a Trento dal 10 al 13 maggio. Nel capoluogo giungeranno 650mila alpini in rappresentanza di tutte le regioni italiane.

Sait, il consorzio delle Famiglie Cooperative, ha scelto di esserci garantendo il proprio sostegno logistico a un appuntamento destinato a trasformarsi in grande evento.

La collaborazione si esprime nel mettere a disposizione del comitato organizzatore 300 roll, le gabbie metalliche usate per agevolare il trasporto dei prodotti, “utili per gestire in modo ottimale l’intero aspetto logistico nelle palestre della città di Trento e dei sobborghi che accoglieranno settemila alpini – spiega Renzo Merler, responsabile dell’accoglienza del Coa (Comitato Organizzatore Adunata) – Questi roll serviranno per trasportare coperte, lenzuola, brandine, materassi e quanto altro necessario per garantire l’ospitalità alle penne nere che qui trascorreranno diversi momenti dell’adunata”.

Roll destinati a dimostrare la loro utilità anche per velocizzare le fasi di smontaggio “abbiamo chiesto aiuto al Sait considerati i tempi limitati a nostra disposizione – aggiunge Merler – Infatti, in una sola giornata, dovremo liberare le palestre, sanificarle e riconsegnarle in perfetto stato, come sostanzialmente ci sono state messe a disposizione”.

Con questa iniziativa “dimostriamo una nostra caratteristica peculiare – aggiunge Renato Dalpalù presidente del Sait – Vale a dire l’essere partecipi dei principali appuntamenti della vita delle comunità servite nella quotidianità dai nostri punti vendita. Sia nella città di Trento e sia nelle tantissime località del territorio trentino dove è attivo il negozio della Famiglia Cooperativa e dove è attivo il Gruppo Alpini, altra espressione vitale di una comunità, piccola o grande essa sia”.

Passaggio a nord ovest, il programma ideato e condotto da Alberto Angela, in onda sabato 31 marzo alle 15 su Rai1, parte da Agnone, in Molise, per sapere come nasce una campana.

Alberto Angela guiderà i telespettatori all’interno dell’antica fonderia di campane dove vengono create e realizzate le campane per le più prestigiose chiese del Mondo. Le campane sono lavorate a mano, ed è la mano dell’uomo che fabbrica i “modelli”.

Nascono così quelli che sono considerati rarissimi capolavori dell’artigianato artistico ed è per questo che la fonderia di Agnone è stata dichiarata dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità.

20 gennaio 1910. La Senna straripa e in una settimana dilaga nella città invadendo perfino le periferie. Le strade sono sommerse e la capitale, in piena fase di modernizzazione, è totalmente paralizzata. Seguendo un giornalista e un fotografo del quotidiano più importante dell’epoca, incontreremo gli abitanti della città e alcuni dei principali protagonisti della catastrofe, e rivivremo, ora per ora, quella “settimana terribile”. Sarà l’occasione per scoprire una Parigi ignota.

Si ripercorrerà poi la lunga storia della casa di gioielleria Fabergé, nata dal prodigioso talento di Peter Carl Fabergé, gioielliere di Corte a San Pietroburgo durante la dinastia dei Romanov. Dopo la morte dell’ ultimo Zar, Nicola II, la Rivoluzione Russa diede inizio ad una lungo periodo di crisi durante la quale tuttavia i pezzi di Fabergé continuarono a circolare, grazie al lavoro di abili mercanti e alla passione di collezionisti.

Una visita nell’arcipelago delle Keys, in Florida, un paradiso tropicale, dove il rispetto della natura e la conservazione delle bellezze locali, sembra essere predominante nella cultura delle popolazione locale.

Cominciando dalla salvaguardia e dalla cura di animali come le tartarughe marine, passando per una vera e proprio attività di coltura dei coralli, o al lavoro di controllo delle coste per mantenere la sicurezza e garantire il rispetto della natura circostante, sono molte le persone impegnate nella conservazione e protezione di un luogo di notevole bellezza naturale, dallo sfruttamento commerciale dell’uomo.

RSA protocollo intesa

Già il mancato patrocinio della Provincia al Dolomiti Pride è criticabile; a peggiorare la situazione contribuiscono le vergognose parole pronunciate dal Presidente Ugo Rossi per giustificare il fatto.

Il Dolomiti Pride non è solo una sfilata della comunità Lgtbq trentina, ma è soprattutto una festa della diversità e una legittima rivendicazione di diritti a lungo negati.

I toni usati oggi dal Presidente Rossi non appartengono ad una cultura di integrazione, ma sono generalmente caratteristica di forze politiche fuori dal campo progressista e opposte alla sinistra. Esprimiamo la nostra solidarietà agli organizzatori del Dolomiti Pride e a tutta la comunità politica Lgtbq trentina.

 

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Sinistra Italiana del Trentino

Ambientata nelle Dolomiti con il supporto della Film Commission e di Apt Val di Fassa. Mia and Me: on line la terza stagione girata in Trentino.

Dopo la messa in onda in Italia e all’estero, è possibile vedere anche on line la terza stagione della serie tv per bambini “Mia and me”, girata in Trentino grazie al supporto della Film Commission e di Apt Val di Fassa, che vede nei panni di Mia una nuova attrice protagonista, Margot Adam Nuccetelli.

Diffuso in oltre 100 paesi e prodotto da Rainbow, per la regia di Mark Meyer, “Mia and Me” è realizzato in un suggestivo mix di live action e animazione, e narra la vita quotidiana della giovane Mia, studentessa in un collegio di Firenze, e le sue avvincenti avventure nel meraviglioso mondo fantasy di Centopia, la magica Terra degli Unicorni.

Nelle 26 puntate che compongono la terza serie, andata in onda la scorsa stagione su Rai Gulp, Mia trascorre le sue vacanze sulle montagne del Trentino dove incontra Sara, una ragazzina, che è rimasta cieca a seguito di un incidente. Sulle sfondo si possono ammirare gli splendidi scenari delle Dolomiti, con location fra Pellizzano in Val di Sole, Vigo di Fassa e la funivia Catinaccio-Rosengarten in val di Fassa: qui, per cinque settimane durante il 2016 sono stati girati gli episodi ambientati in Trentino, relativamente alla parte di fiction.

Sinossi: Mia è impaziente, quest’anno nonno Renzo ha preparato un regalo speciale per il suo compleanno: la ragazza, infatti, passerà le sue vacanze in una fattoria che alleva i cavalli avelignesi, sulle montagne del Trentino. Quando Renzo lascia Mia alla funivia che la condurrà alla fattoria, la giovane già immagina di vivere l’estate più bella della sua vita.

Quando però arriva alla fattoria, tutto ciò che aveva immaginato va in pezzi. Mia si accorge di aver fatto un piccolo ma sostanziale errore, mentre prenotava la sua vacanza on line: ha sbagliato mese. Così adesso non c’è nessuna stanza per lei né ci sono cavalli di cui prendersi cura.

Oltre tutto ha appena perso l’ultima funivia del giorno per poter tornare. Ma grazie all’intromissione di Peppino, un cavallo avelignese, Mia trova una sistemazione per l’estate presso la piccola e graziosa fattoria della Famiglia Poletti, composta da Sara, una ragazzina di 13 anni piuttosto vivace che è rimasta cieca a seguito di un incidente capitato circa un anno prima, e che da allora si sottrae a qualsiasi contatto sociale, dalla sua mamma lavoratrice e single Luciana, da una capretta cocciuta di nome Marigold e dai suoi figli Poppy e Clover, dal vivace cane Stoney, e naturalmente dal robusto e color caramello cavallo Peppino.

Dopo questa estate Sara si sarà riconciliata col suo amico Fabio, avrà ripreso la sua attività preferita cioè il ballare l’hip hop, e riprenderà anche ad andare a scuola. Sara imparerà ad accettare la sua nuova vita da persona non vedente. Mia invece farà nuove amicizie e imparerà a vedere il mondo da un nuovo punto di vista, arricchendo la sua vita di nuove bellissime avventure.

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