Di Luca Franceschi
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# Iran, la denuncia delle violazioni di diritti umani del regime
Secondo il senatore Giulio Terzi di Fratelli d’Italia, presidente della commissione Politiche Ue del Senato, l’Iran continua a sprofondare in un baratro di sistematiche violazioni dei diritti umani e di atrocità perpetrate dal regime contro la propria popolazione. Una situazione che, da diversi mesi, coinvolge l’intera comunità internazionale e richiede una risposta concertata.
In questo contesto, Terzi ha sottolineato l’importanza di ascoltare le voci autentiche del popolo iraniano, come quella di Maryam Rajavi. Il Movimento dei mujaheddin del popolo, da lei rappresentato, è riconosciuto dalle Nazioni Unite come movimento di resistenza composto da perseguitati politici, oltre che dai paesi europei e dalla maggior parte delle nazioni occidentali, inclusi gli Stati Uniti.
Il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana rappresenta, secondo Terzi, il movimento che maggiormente incarna i principi fondamentali dello Stato di diritto e della tutela dei diritti umani. La resistenza al regime è caratterizzata da una pluralità di componenti, con una partecipazione femminile che supera il cinquanta per cento dei suoi membri.
Il bilancio della repressione è drammatico. Dall’inizio della resistenza al khomeinismo, più di centomila oppositori politici sono stati uccisi dal regime. Nonostante questa violenza, la popolazione iraniana continua a richiedere libertà e cambiamento. Nel corso di quest’anno, il mondo intero ha potuto assistere alla sanguinosa repressione messa in atto dalle autorità, con oltre duemila mujaheddin dispersi nelle recenti rivolte.
Rajavi ha illustrato in dettaglio i metodi violenti utilizzati dagli Ayatollah e dai Pasdaran, evidenziando come il potere politico, militare e giudiziario siano completamente intrecciati. Ha inoltre sottolineato l’aumento della pena di morte come strumento di terrorismo contro la popolazione e l’uso di blackout delle comunicazioni per soffocare le voci di chi, soprattutto tra i giovani, continua a lottare per una vita più dignitosa e libera.
Durante il dibattito in commissione, alla domanda su come l’Italia potrebbe sostenere il popolo iraniano, Rajavi ha evidenziato il collegamento diretto tra l’equilibrio internazionale e la nostra sicurezza, da un lato, e la fine auspicabile del regime iraniano dall’altro. Ha inoltre rimarcato che le politiche di appeasement e compiacenza devono terminare, poiché finché il regime manterrà il controllo dell’Iran, l’intera regione rimarrà in uno stato di instabilità, con ripercussioni globali.
La soluzione, secondo Rajavi, risiede nel rovesciamento della dittatura, un processo che deve essere condotto dal popolo iraniano e dalla sua resistenza organizzata. In questa prospettiva, ogni sanzione e pressione da parte dell’Italia e dell’Unione Europea rappresenta non solo un segnale di speranza, ma un aiuto concreto per il popolo iraniano nella sua lotta per la libertà.
È stata affrontata anche la questione delicata riguardante i cittadini iraniani residenti in Italia che, qualora necessitassero del rinnovo del passaporto, correrebbero il rischio di subire pressioni e minacce a causa delle loro posizioni anti-regime, rischi che si estenderebbero anche ai loro familiari rimasti in Iran.
Rajavi ha presentato inoltre un piano per il rovesciamento del regime iraniano fondato su tre pilastri essenziali: lo sradicamento completo degli apparati di controllo del regime, l’implementazione integrale del principio di separazione tra religione e Stato, e infine l’instaurazione di una Repubblica democratica.
