Di Luca Franceschi
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I dati drammatici emersi dall’ultima survey di Quotidiano Sanità confermano quello che viene denunciato da mesi: il Servizio Sanitario Nazionale è soffocato dalla burocrazia e il Governo assiste immobile al collasso.
Quando quasi un medico su due dichiara che l’ostacolo principale non è la scelta della terapia, ma la compilazione di moduli e scartoffie prescrittive, significa che il sistema ha invertito le sue priorità, anteponendo i timbri alla salute dei cittadini.
Il tempo della visita è a tutti gli effetti tempo di cura, ma oggi viene sistematicamente sottratto al dialogo con il paziente, alla spiegazione dei rischi e alla personalizzazione delle terapie.
Per colpa dell’inerzia dell’esecutivo sul fronte della semplificazione e dei veri investimenti organizzativi, per il 44% dei professionisti il tempo a disposizione è ormai insufficiente.
Questo non solo umilia la dignità del personale sanitario, trasformato in una macchina da scartoffie, ma danneggia direttamente i malati e crea un effetto boomerang che intasa ulteriormente le liste d’attesa con visite di chiarimento successive.
La richiesta che arriva dai medici è netta: il 50% chiede di tagliare immediatamente la burocrazia prescrittiva e di avere strumenti digitali che semplifichino davvero il lavoro anziché complicarlo.
La senatrice del Movimento 5 Stelle Vincenza Aloisio ha annunciato che presenterà subito un’interrogazione parlamentare per pretendere dal Ministro della Salute un piano di sburocratizzazione, sottolineando come liberare i medici dalle carte significhi restituire tempo alla cura e salute ai cittadini.
