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PD – PARTITO DEMOCRATICO: «AUTONOMIA DIFFERENZIATA DISTRUGGE IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE. FERMARE L’ITER»

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11.50 - mercoledì 10 giugno 2026

Di Luca Franceschi
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La Fondazione Gimbe ha presentato oggi al Senato un’analisi dettagliata e rigorosa in merito alle pre-intese sottoscritte dalle Regioni Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria sulla questione dell’autonomia differenziata. Al termine dell’audizione, l’organizzazione ha formulato una richiesta esplicita al Governo: sospendere l’iter procedurale oppure subordinare il proseguimento a una moratoria che consenta prima di tutto la definizione completa dei Livelli Essenziali di Prestazione sanitari, la quantificazione dei costi standard collegati e l’implementazione di un sistema nazionale capace di monitorare costantemente gli effetti delle accresciute autonomie su salute, accesso e equità.

Come già sottolineato in precedenti occasioni, le pre-intese sottoscritte dall’amministrazione Meloni con le quattro Regioni risultano sostanzialmente identiche tra loro, aspetto che contraddice chiaramente le indicazioni formulate dalla Corte Costituzionale. La Consulta, bocciando di fatto la Legge Calderoli, ha stabilito che l’autonomia differenziata deve essere affrontata con un’istruttoria differenziata per ogni singola funzione e richiede l’adozione di adeguate garanzie per garantire l’uniformità dei diritti su tutto il territorio nazionale.

I dati analizzati dimostrano che le quattro Regioni che chiedono maggiore autonomia presentano situazioni di partenza profondamente diverse tra loro. Nel complesso, procedere sulla strada dell’autonomia differenziata in materia sanitaria senza implementare meccanismi robusti di garanzia e perequazione comporta il rischio concreto di consolidare ulteriormente la posizione di chi già possiede maggiori risorse e capacità, rendendo contemporaneamente ancora più arduo il compito di ridurre i divari territoriali preesistenti.

In un contesto dove il Servizio Sanitario Nazionale soffre già di carenze significative di finanziamento e di personale insufficiente, e dove le diseguaglianze tra i cittadini stanno progressivamente aumentando, con milioni di italiani che non riescono più ad accedere ai trattamenti sanitari in tempi e modalità accettabili, consentire alle Regioni più ricche di differenziare le tariffe, i compensi destinati agli erogatori di servizi, i profili e le qualifiche professionali e persino di istituire fondi integrativi a livello regionale rappresenterebbe una minaccia diretta all’integrità stessa dell’istituto nazionale di sanità pubblica.

Per questi motivi, come ribadito nella nota ufficiale, si auspica che il Governo consideri con attenzione le osservazioni della Fondazione Gimbe e le numerose critiche provenienti da vari settori contro l’autonomia differenziata nel campo sanitario.

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