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COLLEGIO ARCIVESCOVILE – TRENTO * PROGETTO GIORNALISMO: «GLI STUDENTI HANNO DIALOGATO CON STEFANO NAZZI TRA CRONACA, INFORMAZIONE E PROFESSIONE»

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12.09 - martedì 9 giugno 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Gran finale per il Progetto Giornalismo del Collegio Arcivescovile di Trento: ospite d’eccezione Stefano Nazzi. Si è chiuso lunedì scorso con un vero e proprio «botto» il laboratorio di giornalismo del Collegio Arcivescovile di Trento, diretto dalla professoressa Giuseppina Coali e dal giornalista Roberto Vivaldelli. A suggellare mesi di impegno, lezioni e simulazioni redazionali è stato un ospite d’eccezione: Stefano Nazzi, tra i più autorevoli esperti e divulgatori di true crime in Italia, autore del celebre podcast Indagini (per il Post) e dei bestseller Il volto del male e Predatori. Nell’auditorium dell’istituto, gli studenti del corso hanno avuto l’opportunità di intervistare Nazzi, toccando temi che spaziano dalla sua vita privata alla professione, passando attraverso i casi di cronaca nera che hanno segnato gli ultimi vent’anni di informazione italiana.

«Non sono un “drogato di morte”»

A chi gli chiedeva come si convive con storie così cupe, Nazzi ha risposto con la consueta schiettezza: «Quando ascolto true crime faccio anche tutt’altro. Non sono buono a mantenere il focus in modo ossessivo: non penso 24 ore al giorno a “morti ammazzati”. Penso anche ad altro». Ciò che lo affascina, ha spiegato, è soprattutto la potenza della narrazione: «Raccontare una storia, avere il privilegio che le persone ti ascoltino. Quando si crea quella connessione per cui io non sono il protagonista – sono solo un mezzo –, la storia diventa protagonista. È una sorta di ascolto collettivo, carico di emozione. Questo mi piace moltissimo».

Il rispetto prima di tutto

Uno dei temi centrali è stato il delicato equilibrio tra diritto di cronaca e rispetto per il dolore altrui. Nazzi è stato netto: «La parola chiave è rispetto: per le famiglie delle vittime, ma anche per quelle delle persone coinvolte, che spesso non hanno colpe. Io non sopporto i giornalisti o i conduttori che si presentano come se il dolore fosse loro. Il dolore di un genitore che ha perso un figlio assassinato non potremo mai provarlo. Possiamo empatizzare, ma sarebbe una finzione. Io mi avvicino al dolore degli altri restando umile, senza mai immedesimarmi in modo finto».

Il pericolo del processo mediatico

Una delle denunce più forti di Nazzi ha riguardato la tendenza dei media a trasformare il pubblico in giuria: «Quando si dipinge una persona come colpevole a priori, si crea il processo mediatico. È pericolosissimo: le persone si convincono che quella sia la verità assoluta, e se poi i giudici assolvono, anziché mettersi in discussione dicono che i giudici hanno sbagliato. Si genera la “giustizia appesa”, la convinzione di possedere già la verità». Il rimedio, secondo il giornalista: «Raccontare solo fatti verificati, distinguere sempre l’accusa dalla difesa, e il giornalista deve stare due passi indietro, mai protagonista».
Il Progetto Giornalismo del Collegio Arcivescovile di Trento, giunto al quarto anno, continuerà il prossimo anno scolastico con nuove iniziative.

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