Di Luca Franceschi
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Una nuova tragedia sul lavoro scuote il Paese: quattro operai hanno perso la vita nel giro di appena ventiquattr’ore. Si tratta dell’ennesimo dramma che si aggiunge a una lista già troppo lunga di vittime, in un’emergenza che sembra non conoscere fine.
I dati relativi ai primi tre mesi del 2026 sono allarmanti: sono stati registrati 192 decessi sul lavoro, cifre che testimoniano il fallimento delle politiche governative in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro. Numeri che non possono lasciare indifferenti e che richiedono interventi immediati e concreti.
Il settore delle costruzioni si conferma quello più colpito, con il più alto numero di vittime. Questa drammatica statistica dimostra che gli strumenti introdotti finora, come la patente a crediti tanto pubblicizzata dal Ministero del Lavoro, non stanno producendo i risultati sperati e non riescono a proteggere chi lavora nei cantieri.
A sollevare il caso è Dario Carotenuto, capogruppo del Movimento 5 Stelle in commissione Lavoro alla Camera, che punta il dito contro l’assenza di risposte concrete da parte della ministra del Lavoro Calderone. Secondo il parlamentare pentastellato, di fronte a questa strage quotidiana servirebbero risposte chiare e azioni incisive, non solo partecipazione a eventi e operazioni di propaganda.
Le richieste che arrivano dall’opposizione sono precise: controlli più rigorosi, investimenti significativi sulla prevenzione e sanzioni severe per chi non rispetta le norme su salute e sicurezza. Parallelamente, viene espressa preoccupazione per le proposte del viceministro della Giustizia Sisto, accusato di voler introdurre misure che potrebbero rappresentare dei salvacondotti per i manager.
Ogni giorno di ritardo nell’adozione di misure efficaci, ogni strumento che si rivela inadeguato, ha un costo che non può essere quantificato: sono vite umane, lavoratori e lavoratrici che escono di casa al mattino per svolgere il proprio lavoro e non fanno più ritorno dalle proprie famiglie.
