Di Luca Franceschi
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Il Movimento 5 Stelle torna all’attacco sulla gestione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza da parte del governo Meloni. A sollevare la questione è Ketty Damante, vicepresidente del gruppo M5S al Senato, che punta il dito contro quella che definisce una gestione inadeguata del piano di investimenti europeo.
La senatrice pentastellata fa riferimento a un articolo del Financial Times che boccia senza mezzi termini l’operato dell’esecutivo italiano sul PNRR. Mentre la premier Meloni si congratula con se stessa di fronte all’assemblea degli industriali di Confindustria, la prestigiosa testata economica britannica dipinge un quadro ben diverso della situazione italiana, evidenziando ritardi significativi nell’utilizzo delle risorse e un impatto modesto sulla crescita economica.
La critica del M5S si concentra su quello che viene definito un paradosso: un governo che si preoccupa più degli indici di borsa, dei voti delle agenzie di rating e del gradimento dei grandi fondi di investimento internazionali, piuttosto che dei risultati concreti sul terreno. Le tanto celebrate rimodulazioni del piano, prima portate avanti dal ministro Fitto e successivamente da Foti, e presentate come soluzioni miracolose, non avrebbero prodotto i frutti sperati.
Il cuore dell’analisi del Financial Times, riportato dalla senatrice Damante, è impietoso. L’andamento macroeconomico italiano viene definito nella migliore delle ipotesi deludente, con il nostro Paese che arranca rispetto alla maggior parte delle altre nazioni europee. Persino Stati mediterranei come Spagna e Grecia, tradizionalmente considerati in difficoltà, stanno registrando performance migliori dell’Italia.
I numeri citati dal quotidiano economico sono eloquenti. Nel 2025 il prodotto interno lordo italiano è cresciuto appena dello 0,5%, uno dei tassi più bassi registrati in Europa. Le previsioni per i prossimi anni non sono più confortanti: si stima che la crescita rimarrà sostanzialmente ferma sia quest’anno che il prossimo.
Sul fronte del debito pubblico, la situazione appare ancora più preoccupante. Il rapporto debito-PIL è passato da poco meno del 134% nel 2023 a oltre il 137% alla fine del 2025. Le proiezioni indicano che raggiungerà il 138,5% quest’anno, portando l’Italia a superare persino la Grecia come economia più indebitata dell’intera Unione Europea.
La conclusione della vicepresidente del gruppo M5S al Senato è tagliente: mentre la macchina della propaganda interna al governo copre ogni criticità e protegge tutti, sono proprio quegli ambienti finanziari europei tanto osannati da Meloni e dai suoi collaboratori a far emergere la cruda realtà dei fatti. Una realtà che, secondo il Movimento 5 Stelle, il governo continua a ignorare o a mascherare dietro annunci trionfalistici e autocelebrazioni.
