Di Luca Franceschi
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Una questione gravissima sta emergendo in queste ore riguardo le Comunità Energetiche Rinnovabili. Il GSE ha iniziato a inviare le comunicazioni relative alle domande presentate a fine novembre, e quanto riportato nei documenti risulta sconcertante: progetti dichiarati tecnicamente idonei ma classificati come “non finanziati” perché le risorse risulterebbero esaurite, con il contributo subordinato a eventuali scorrimenti futuri.
In sostanza, fino al 21 novembre il CUP valeva come prenotazione del contributo. Dopo quella data, a bando ancora aperto, lo stesso CUP si trasforma in un documento privo di valore finanziario. Una situazione che appare come una vera e propria beffa.
Si tratta di un cambio delle regole a partita in corso, avvenuto senza alcuna trasparenza e senza alcun avviso preventivo. Due cittadini, due imprese, stesso bando, stesso decreto, ma trattati in modo completamente diverso solo per una data che nessuno aveva indicato come limite reale. Questa è una violazione evidente del principio di affidamento: le persone hanno investito, progettato, speso denaro contando su regole che lo Stato ha deciso di modificare successivamente.
Le conseguenze sono immediate e pesanti: cantieri bloccati, investimenti congelati, filiere ferme, operatori esposti economicamente. In questo modo si sta distruggendo uno degli strumenti più importanti per la transizione energetica diffusa nei territori.
La responsabilità è tutta politica. Dove si trova Giorgia Meloni mentre si consuma questo pasticcio sul PNRR. Dove si trova Giancarlo Giorgetti che dovrebbe garantire coperture certe e non giochi di prestigio sulle risorse. Dove si trova Adolfo Urso mentre le imprese vengono lasciate sole dopo aver investito. E soprattutto dove si trova Gilberto Pichetto Fratin mentre si smonta pezzo per pezzo la politica energetica del Paese.
Il Governo deve chiarire immediatamente: il CUP è una prenotazione finanziaria o no. Le domande presentate dopo il 21 novembre sono state accettate sapendo che non c’erano più fondi. Perché se è così, siamo davanti a un problema enorme di trasparenza e correttezza istituzionale. E qualcuno dovrà assumersene la responsabilità.
Così ha dichiarato sui social il vicepresidente del Movimento 5 Stelle Stefano Patuanelli.
