Di Luca Franceschi
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Le audizioni della Corte dei Conti e della Fondazione Gimbe sul Documento di Finanza Pubblica 2026 hanno delineato una situazione drammatica per la sanità pubblica italiana. Si tratta di dati oggettivi e certificati che evidenziano quello che viene definito un fallimento politico dell’esecutivo, accusato di ridurre i servizi, incrementare il carico fiscale sulle Regioni e lasciare i cittadini privi di risposte adeguate.
Secondo quanto emerso dalla Corte dei Conti, delle 1715 Case della Comunità programmate, soltanto 66 garantiscono tutti i servizi obbligatori, compresa la presenza di medici e infermieri. Questo significa che solo il 3,8% dell’obiettivo è stato raggiunto. La riforma territoriale appare completamente bloccata. Per quanto riguarda gli Ospedali di Comunità, dei 594 previsti ne risultano operativi appena 163.
Parallelamente si registra un’emorragia di personale infermieristico: solo in Lombardia si contano 1605 dimissioni, con centinaia di casi analoghi in tutte le altre regioni. I concorsi pubblici per la medicina di emergenza-urgenza non riescono ad attrarre candidati, restando deserti.
Sul fronte delle liste d’attesa, nel 2025 sono state registrate oltre 57 milioni di prenotazioni, ma solamente due regioni trasmettono i dati in tempo reale. Per tutto il resto mancano informazioni verificabili.
La Fondazione Gimbe ha certificato che il divario tra la spesa sanitaria prevista e il finanziamento pubblico raggiungerà i 30,6 miliardi di euro nel triennio 2027-2029. La spesa sanitaria rimane ferma al 6,4% del Prodotto Interno Lordo, mentre il rapporto tra fondo sanitario e Pil scenderà al 5,88% nel 2029. In altre parole, la quota di ricchezza nazionale destinata alla salute si riduce progressivamente, proprio mentre i bisogni della popolazione aumentano.
Viene contestato il fatto che, a fronte della mancanza di risorse per la sanità, si trovino invece un miliardo di euro al mese in più per le spese militari, mentre al settore sanitario arrivano solo stanziamenti marginali.
Le amministrazioni regionali si trovano davanti a una scelta obbligata: ridurre i servizi offerti ai cittadini oppure aumentare le imposte locali. In entrambi i casi, il costo ricadrà sulla popolazione. Viene sottolineato come questa sia una scelta politica deliberata e non una conseguenza inevitabile.
Di fronte a questi numeri, si chiede che il governo abbandoni la retorica degli annunci. Il Movimento 5 Stelle sollecita da tempo un cambiamento immediato di rotta: investimenti consistenti già nella prossima legge di bilancio destinati al personale, all’assistenza territoriale e alla riduzione delle liste d’attesa. Senza questi interventi, la sanità pubblica rischia il collasso definitivo.
La posizione espressa è chiara: non sono accettabili giustificazioni o sotterfugi. La salute dei cittadini non può essere trattata come una voce di bilancio da comprimere, ma deve essere riconosciuta come un diritto fondamentale da tutelare con investimenti adeguati.
