Di Luca Franceschi
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La senatrice del Movimento 5 Stelle Sabrina Licheri, capogruppo in commissione Industria e Commercio al Senato, ha rilasciato una dichiarazione durissima nei confronti del ministro delle Imprese Adolfo Urso e della gestione governativa delle politiche industriali.
Licheri ha definito “a dir poco aberrante” l’intervista rilasciata oggi dal ministro, considerandola il perfetto coronamento del fallimento di un quadriennio tragico per quanto riguarda le politiche industriali del Paese.
La senatrice pentastellata ha contestato duramente l’annuncio di Urso secondo cui a fine maggio saranno pronti i provvedimenti attuativi di Transizione 5.0. Secondo Licheri, si tratta dell’ammissione che il governo Meloni ha deciso scientemente di sacrificare metà del 2026 per gli investimenti delle imprese.
Particolarmente critica è stata la posizione della senatrice rispetto alle giustificazioni fornite dal ministro. Urso ha infatti sostenuto che il decreto attuativo era pronto il 5 gennaio, in tempi record, ma che si è dovuto ritoccare per eliminare il vincolo del “made in Europe”. Un ritocco che, secondo le parole di Licheri, ha richiesto una gestazione di cinque mesi, forse sei.
La rappresentante del M5S ha definito tutto questo un insulto all’intelligenza degli imprenditori italiani, che chiedono una sola cosa: agevolazioni per gli investimenti semplici, efficaci e soprattutto dai tempi certi.
Con il governo Meloni e i suoi ministri, ha proseguito Licheri, ogni programmazione di spesa delle imprese è appesa ad annunci, complicazioni burocratiche, decreti che avanzano a passo di lumaca, procedure caotiche e tempi che si dilatano all’infinito.
La senatrice ha inoltre sottolineato come questo governo sia stato per l’industria italiana peggio della peste antonina, con i dati sulla produzione industriale che rappresentano il riscontro più nitido di questa situazione disastrosa.
Licheri ha concluso affermando che vedere Urso ostinarsi con la sua narrazione fasulla a mezzo stampa sta diventando stucchevole, evidenziando la distanza sempre più evidente tra la realtà delle difficoltà industriali del Paese e la comunicazione governativa.
