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RAI RADIO 1 * “SUCCESSO. STORIE E VOCI DAL NOVECENTO” – 01/04(05.35) : «QUANDO L’ARTE INGANNA LA CRITICA, IL PESCE D’APRILE DIVENTA STORIA / GLI SCHERZI CONTRO LA NOIA BORGHESE» (VEDI-SEGUI DIRETTA VIDEO – LINK / RIVEDI STREAMING)

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10.01 - martedì 31 marzo 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Successo. Storie e voci dal Novecento, condotto da Umberto Broccoli, mercoledì 1 aprile, alle ore 5.35 su Rai Radio1, si occuperà dell’1° aprile, per tradizione il giorno dedicato agli scherzi, il giorno del cosiddetto pesce d’aprile.

Umberto Broccoli ricorda una burla storica che mise in ridicolo l’intera critica d’arte italiana degli anni ’80: il caso del ritrovamento delle teste di Modigliani. Nel 1984, in occasione del centenario della nascita di Amedeo Modigliani, la direttrice dei musei civici di Livorno, Vera Durbè, ottenne i fondi per dragare il Fosso Reale. L’obiettivo era verificare la leggenda secondo cui l’artista, deluso dai giudizi dei concittadini nel 1909, avrebbe gettato alcune sculture nel canale prima di partire per Parigi. Il 24 luglio 1984, emersero dal fango tre teste in pietra (battezzate Modì 1, 2 e 3), che vennero immediatamente accolte con entusiasmo dai massimi esperti d’arte. In realtà, le sculture non avevano nulla a che fare con Modigliani. Una delle teste fu scolpita da tre studenti livornesi (Pietro Luridiana, Pier Francesco Ferrucci e Michele Ghelarducci) per puro scherzo, utilizzando un comune trapano Black & Decker. Le altre due teste furono realizzate dall’artista livornese Angelo Froglia come “atto di denuncia” verso il sistema dell’arte e i suoi meccanismi di attribuzione. La beffa fu clamorosa perché figure di fama mondiale, come Giulio Carlo Argan e Cesare Brandi, certificarono l’autenticità delle opere, definendole capolavori assoluti. Quando i ragazzi uscirono allo scoperto, dimostrando la falsità in diretta televisiva e scolpendo una nuova testa davanti alle telecamere, la reputazione di molti critici subì un colpo durissimo.

A seguire, verrà ricordato “Amici miei”, film di Mario Monicelli nato da un’idea di Pietro Germi e manifesto della “zingarata”, un ritratto spietato della paura di invecchiare. Il cuore del film non è lo scherzo fine a se stesso, ma la fuga dalle responsabilità, dalla noia borghese e dalla morte. Per il Conte Mascetti, il Perozzi, il Melandri, il Necchi e il Sassaroli, la beffa è l’unico modo per sentirsi vivi.

In chiusura, le mille voci di Emanuela Aureli.

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