Di Luca Franceschi
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Il decreto sui carburanti è stato finanziato quasi interamente attraverso riduzioni ai bilanci dei ministeri. Questa circostanza avrebbe permesso al governo di adottare il provvedimento con notevole anticipo rispetto a quanto effettivamente accaduto. La scelta di emanarlo il 18 marzo, in prossimità del referendum, rappresenta una decisione che manifesta chiaramente la natura elettoralistica dell’intervento.
Si tratta di una soluzione tardiva e insufficiente, un vero pannicello caldo che rischia inoltre di essere rapidamente neutralizzato dal peggioramento della situazione nel Medio Oriente. Il perdurare del blocco dello Stretto di Hormuz e gli attacchi rivolti alle infrastrutture energetiche stanno generando una ulteriore crescita esponenziale dei prezzi petroliferi. L’esecutivo non può persistere nell’inseguire le emergenze con misure episodiche e frammentarie: risulta essenziale elaborare una vera strategia strutturale nel settore energetico.
Viene inoltre chiesta al governo una completa trasparenza riguardante i tagli effettuati nei bilanci dei singoli ministeri per coprire le spese del decreto, con particolare attenzione alle somme prelevate dalle risorse destinate al ministero della Salute. Sarebbe profondamente inaccettabile e politicamente assai grave qualora un provvedimento finalizzato a scopi chiaramente elettorali fosse stato coperto finanziariamente attraverso riduzioni alla spesa sanitaria e a quella di carattere sociale.
Il Parlamento e i cittadini italiani posseggono il diritto di conoscere questi dettagli.
