Di Luca Franceschi
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Il presupposto su cui si basava l’obbligo surrettizio di vaccinazione anti-Covid attraverso il Green Pass si è rivelato, secondo quanto sostiene Lucio Malan, un gigante dai piedi d’argilla. Durante l’audizione in commissione Covid dei rappresentanti di Condav Odv (Coordinamento nazionale danneggiati da vaccino), è emersa una valutazione tecnica che il senatore ritiene decisiva, ma che sarebbe stata ignorata dall’allora ministro della Salute, Roberto Speranza.
Secondo la ricostruzione di Malan, il 2 dicembre 2020, circa un mese prima dell’inizio della campagna vaccinale anti-Covid in Italia, le stesse aziende produttrici di vaccini avrebbero reso noto che dai loro test erano state escluse persone immunocompromesse, donne in gravidanza o in allattamento. Inoltre, nessuna delle persone sottoposte ai test avrebbe riscontrato una riduzione nei sintomi severi del Covid, né alcuna interruzione di trasmissione del virus.
Il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia definisce molto grave il fatto che, alla luce di questa ammissione da parte dei produttori di vaccino anti-Covid, le autorità politiche dell’epoca abbiano asserito agli italiani che l’inoculazione sarebbe servita a interrompere la trasmissione del virus. Secondo Malan, il rapporto fiduciario tra legislatore e cittadino sarebbe stato tradito durante la pandemia.
Per questi motivi, Malan sostiene che risulta oltremodo importante il lavoro svolto dalla commissione Covid, per far luce su quelle che definisce “zone d’ombra” e per sostenere la necessità di dare risposte agli italiani, soprattutto a chi ha subito danni di salute dopo essersi dovuto sottoporre a una vaccinazione promossa dalle istituzioni.
