(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
////
Ieri , alle 16:15 i capigruppo del Comune di Trento erano in aula per incontrare i comitati contro il bypass ferroviario e rispondere alle domande che erano state loro consegnate in dicembre.
Il loro portavoce ha comunicato che i comitati non intendevano interloquire con un consiglio che non si preoccupava della salute dei cittadini. Esposto quindi uno striscione con la scritta “Vergognatevi”, i rappresentanti dei comitati hanno lasciato l’aula.
Mi è parsa un’occasione persa per tutti, soprattutto per cittadine e cittadini, perchè i capigruppo presenti – mancavano quelli di minoranza esclusi Generazione Trento e Fratelli d’Italia – avevano sicuramente risposte da dare e considerazioni da esprimere.
Io, senza ricordare quanto fatto da parte di AVS fin dal 2021 contro questo progetto, sarei partita solo dall’incontro dell’8 gennaio con il sindaco Ianeselli e l’ingegner Franzoi, voluto dai rappresentanti di AVS per portare ancora una volta alla luce dubbi e criticità, dopo l’uscita del piano delle terre.
Non cercavamo alcun accordo politico, volevamo invece sapere se si riteneva accettabile l’avvio di cantieri in un’area inquinata in assenza di una bonifica preventiva completa rischiando un disastro ecologico; se esistevano sufficienti garanzie sulla gestione dei fanghi e dei terreni scavati, per evitare un’ulteriore dispersione di inquinanti durante il progetto; se non si era ancora in tempo per proporre una modifica di progetto che consentisse comunque la realizzazione dell’opera ma con un percorso esterno al SIN.
Abbiamo rinnovato le nostre preoccupazioni per l’inquinamento dell’area ex Sloi, nelle due dimensioni, quella del piombo tetraetile fissato nel terreno, che non si muove se non ci si va a scavare e quello del piombo disciolto in acqua, che diventa dietile e con l’acqua ha viaggiato in questi anni e sta ancora viaggiando.
Il piombo dietile si può fermare con la costruzione di una barriera idraulica idonea, localizzata proprio dove lo scioglimento del piombo in acqua ha origine.
Per la bonifica da piombo tetraetile nel terreno, invece, non sembra esistano ancora soluzioni sicure. Germania e Stati Uniti hanno sigillato l’area, costruendovi sopra “qualche cosa di diverso da abitazioni o scuole” tipo un parco o dei magazzini. Il comune di Fidenza invece ha tentato una strada lunga e complicata, durata decenni che però ha dato risultati positivi, ossia la scomparsa dei veleni. Ne parla anche il Venerdì di Repubblica del 20 febbraio.
Ciascuna di queste soluzioni imporrebbe comunque l’acquisizione dell’area da parte del Comune, perchè certamente l’interesse dei proprietari rimane quello di costruire e va contrastato con decisione.
Ancora una volta abbiamo esposto al sindaco la nostra impossibilità di fidarci ciecamente di RFI, considerati i tanti disastri creati in Italia e l’atteggiamento elusivo tenuto fin dal tempo del PFTE. Anche se l’ingegner Franzoi ci aveva informato che il progetto esecutivo, cui manca ancora l’approvazione del ministero, non prevede scavi in area ex Sloi, se non per un piccolo tratto della fossa Armanelli – che sappiamo tutti non essere stata bonificata perchè esterna al progetto essendo di proprietà di RFI – con la pulizia del primo strato e una sopraelevazione per realizzare un pezzo di ferrovia in quota, continuiamo a mantenere un atteggiamento cautelativo.
Abbiamo anche contestato, infatti, il fatto che la zona Sequenza fosse stata a suo tempo scorporata, cosa che non sarebbe stata possibile in base a una sentenza del TAR del 2013. che subordinava l’edificabilità delle aree comprese nel sito alla completa bonifica del suolo e che non consentiva sub-ambiti di lottizzazione, e proposto di rimettere in discussione lo scorporo approvato dall’amministrazione Andreatta, soprattutto ora che è stato accertato l’inquinamento anche di quell’area.
Concludo, dicendo che la nostra attenzione resta alta anche nei confronti della deformazione gravitativa di versante del Monte Marzola, riportando le risposte che avrei dato alle tre domande dei comitati:
nel consiglio del 22 gennaio ho affermato che le barriere idrauliche erano già in fase di programmazione e che quindi non serviva tanto chiederle, quanto piuttosto controllare che si facessero in tempi brevi e con le migliori soluzioni tecniche possibili. Continueremo, come AVS, a chiedere garanzie all’amministrazione e a vigilare sull’operato di Consorzio Tridentum, in quanto, ad oggi, responsabile principale della corretta gestione ambientale in cantiere e anche di un’eventuale mancata verifica della correttezza delle autorizzazioni prima di iniziare i lavori;
concordo sul dare massima diffusione alle indagini Sentieri e Sintesi, non certo per allarmare le persone, ma perchè solo una completa e chiara informazione permette di fare valutazioni opportune;
condivido la preoccupazione per la sparizione di due dei tre piezometri dedicati ai rilievi periodici in zona Sequenza. La zona, data in uso a Italferr e consorzio Tridentum con un contratto rinnovato nello scorso autunno per altri 24 mesi, doveva essere mantenuta, come da accordo formale con la dottoressa Ricchi del Comune di Trento, priva di vegetazione e di rifiuti, cosa avvenuta solo per i primi mesi. In ottobre infatti AVS aveva chiesto all’amministrazione di ribadire i termini dell’accordo e pretenderne il rispetto, per evitare ulteriori danni o sparizione dei piezometri.
*
Renata Attolini, consigliera comunale di Alleanza Verdi e Sinistra
