Torneremo al voto con la pandemia in corso? Avremo vaccini a sufficienza? Meglio il lockdown o le chiusure per zone, categorie e fasce orarie? Sono serviti i sacrifici di Natale? È giusto rimuovere Trump? Questi gli interrogativi che saranno al centro del nuovo appuntamento con “Quarta Repubblica” – il talk-show di politica ed economia condotto da Nicola Porro – in onda domani, lunedì 11 gennaio, in prima serata, su Retequattro.

Nel corso della puntata ampio spazio sarà dedicato al piano di vaccinazione anti-Covid che procede a diversa velocità da regione a regione, a un’inchiesta sulle siringhe che non arrivano e sugli infermieri che non si trovano e alle testimonianze dei ristoratori che si ostinano a tenere aperto le poche volte che è consentito e di coloro che invece si sono arresi e hanno chiuso.

Il “faccia a faccia” di questa settimana sarà tra Nicola Porro e Francesco Rutelli, ex sindaco di Roma e attuale presidente dell’Anica, l’associazione delle industrie cinematografiche.

Tra gli ospiti anche: il vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani, la deputata del Pd ed ex ministra della Salute Beatrice Lorenzin, l’esponente radicale Marco Cappato, l’ex direttore dell’Ema Guido Rasi, lo storico Giordano Bruno Guerri, suor Anna Monia Alfieri e i giornalisti Roberto Arditti e Daniele Capezzone. Come ogni settimana, le incursioni su diversi temi di Gene Gnocchi e Vittorio Sgarbi.

Le ultime notti e la giornata di ieri (ma lo saranno anche i prossimi giorni) sono stati piuttosto freddi sul territorio della Provincia di Trento, in particolare si è registrata una “giornata di ghiaccio” (giornata in cui durante tutte le 24 ore il termometro non sale al di sopra degli 0°C) su quasi l’intero territorio provinciale, fanno eccezione solamente alcune zone del Trentino Meridionale (vedi tabella seguente).

In figura 1 un quadro sintetico dei dati rilevati da alcune stazioni della Provincia Autonoma di Trento – Meteotrentino nel quale sono state evidenziate in rosso le stazioni meteo che hanno registrato massime superiori agli 0°C (su un totale di 98 stazioni ieri solamente 8 stazioni hanno registrato una massima positiva), anche Trento e Rovereto hanno registrato una giornata di ghiaccio (Trento Roncafort estremi del giorno -8,1°C -0,4°C). Va detto che fino a qualche decennio fa era abbastanza frequente ora sono una rarità soprattutto in caso di cielo sereno.

Il record del freddo per il Trentino spetta al sito freddo di Busa Verle a quota 1436 metri nel Comune di Levico Terme, ieri Giampaolo Rizzonelli, responsabile del progetto della nostra associazione che da 10 anni monitora il sito, si è recato sul posto per scaricare i dati dal termometro posizionato nella depressione (Vedi figure 2, 3 e 4 ) ed ha rilevato una minima di -27,9°C.

Va detto che la depressione di Busa Verle ha potuto beneficiare della sua particolare morfologia (una conca che permette la vera e propria formazione di un lago di aria fredda per accumulo di quest’ultima) per registrare tale valore, la notte tra l’8 e il 9 gennaio passata è stata una di quelle quasi perfette per alcuni di questi siti, infatti il precedente l’afflusso di aria fredda in quota abbinata a cielo sereno, suolo innevato, scarsa umidità e poco vento sono stati gli “ingredienti” particolari per raggiungere temperature così basse. Sullo stesso principio si può commentare anche il valore raggiunto dalla stazione meteo di Meteotrentino a Lago Calaita a quota 1600 metri con un valore di -19,8°C è stata la seconda stazione più fredda della rete provinciale, anche in questo caso la morfologia del sito (in questo caso c’è anche un lago a testimoniare la presenza di una conca) ha consentito al sito di liberare calore verso la libera atmosfera e accumulare freddo.

Il freddo di questi giorni è stato provocato da un cuneo di alta pressione in espansione verso est con infiltrazione di aria fredda, peraltro i valori registrati non sono da “record”, ad esempio a Busa Verle il record storico è di -31,6°C rilevati il 3 febbraio 2012 e il discorso vale comunque per tutte le stazioni meteo della provincia, ad esempio a Trento Laste (Meteotrentino) il valore di -6,2°C è comunque superiore alla media delle minime assolute che fino al 2020 era di -7,2°C e comunque superiore ai valori di -14°C e -15°C rilevati nei mesi di gennaio del 1985 e 1987.

Meteotriveneto possiede diverse stazioni meteo in area dolomitica, dai 2950 metri del Sass Pordoi, passando ai 2240 metri di Passo Sella per poi via via scendere fino ai 1664 metri di Passo Campo Carlo Magno (Madonna di Campiglio), abbiamo fatto un confronto tra i dati rilevati (temperature minime) nei primi 10 giorni di gennaio 2021 con i primi 10 giorni di gennaio 2020, le differenze sono piuttosto evidenti (vedi fig. 5) (la minima di ieri è stata pari a -15,1°C con una massima di -7,7°C nel 2020 la minima più bassa era stata pari a -6,7°C ed il giorno 9 la massima era stata pari a +6,7°C (peraltro nel 2020 nella prima decade di gennaio a Campo Carlo Magno non si era registrato una sola giornata di ghiaccio, mentre quest’anno tutti i primi 10 giorni di gennaio sono state giornate di ghiaccio.

Sempre per quanto riguarda le stazioni meteo di Meteotriveneto da segnalare i dati rilevati alle stazioni di Passo Sella e Col dei Rossi con ben 15 giorni su 16 con minime inferiori a -9°C (estremo di -12,9°C il giorno 8) ed i -19 °C di minima rilevati al Sass Pordoi l’8 gennaio.

 

Facebook di nuovo nella bufera. Dopo la decisione della società di sospendere gli account Fb e Instagram di Donald Trump per i gravi fatti dei giorni scorsi, il Codacons annuncia una nuova diffida nei confronti dell’azienda di Mark Zuckerberg.

Quanto accaduto in America dimostra in modo evidente la pericolosità dei social network, attraverso i quali gli utenti possono essere incitati a comportamenti violenti e illegali – spiega il Codacons – Se oltreoceano la società ha correttamente provveduto a cancellare gli account di Trump perché incitavano i propri follower, in Italia la società non ha adottato adeguate misure in situazioni analoghe, e lascia che sui social si perpetrino violenze e abusi a danno di migliaia di utenti.

E’ il caso ad esempio di un noto influencer, che attraverso i suoi canali social ha incitato i propri follower alla violenza contro il Codacons, inducendoli a scrivere migliaia di post con minacce di morte e insulti.

Il Codacons contesta in particolare la posizione ufficiale di Facebook, per cui la stessa provvede a cancellare solo i post e commenti minacciosi e violenti ESPLICITAMENTE segnalati dall’utente attraverso la procedura presente nel network. Ma questo non è assolutamente accettabile. Come è possibile per un singolo utente ad esempio segnalare tutti i migliaia o anche milioni di post e commenti conseguenza di una campagna di odio organizzata ad esempio da un influencer con milioni di followers contro di lui?

Per tale motivo il Codacons ha inviato una diffida a Facebook ad attivarsi per cancellare autonomamente tutti i post violenti, senza necessità di segnalazione da parte dell’utente. In mancanza, tutti gli utenti di Facebook vittima di messaggi violenti potranno agire anche contro la società, responsabile in solido, per richiedere il risarcimento di tutti i danni provocati.

Emergenza Covid. “Sbagliato escludere nuove restrizioni considerato il livello di contagio”. Ancora forte la pressione sulle strutture sanitarie in Trentino. La campagna di vaccinazione porterà risultati tangibili non prima della tarda primavera. Oggi solo il distanziamento fisico rallenta la diffusione del virus.

Dichiarazioni dei segretari generali di Cgil Cisl Uil del Trentino, Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti.

“Sbaglia il presidente Fugatti ad escludere a priori la necessità di adottare misure più restrittive alla mobilità delle persone e un irrigidimento del distanziamento fisico. Come testimoniato recentemente dagli esperti dell’Istituto superiore di sanità e dagli studiosi di Fbk il virus circola ancora in modo sostenuto in Europa e in Italia. In Trentino poi il tasso di diffusione è prossimo a 1 e in costante crescita, mentre il numero dei ricoveri in terapia intensiva e sub intensiva non accenna a calare e la conta dei deceduti continua a salire giorno dopo giorno avvicinandosi rapidamente a 1.100 morti per Covid-19. Il tutto senza tenere conto delle conseguenze ancora non misurabili del rallentamento delle attività di cura nei confronti di malati cronici e di pazienti che soffrono di patologie non Covid.

I numeri quindi restano allarmanti visto che le strutture ospedaliere e il personale sanitario sono costantemente sotto pressione ormai da mesi senza un attimo di respiro.

La situazione quindi resta grave e con la ripresa della scuola in presenza il rischio reale è che aumenti la diffusione del virus come testimoniato da Stefano Merler di Fbk, mentre i vaccini potranno avere un effetto tangibile sulla diffusione del SARS-CoV-2 solo in tarda primavera. Oggi più che mai l’unica strategia per contenere il contagio resta la riduzione della mobilità delle persone e il distanziamento. Il rispetto dei protocolli non bastano, lo sanno bene i tecnici della sanità pubblica, per questo escludere nuove restrizioni è del tutto sbagliato.

Chiediamo quindi al Presidente Fugatti di non abdicare alle prerogative che l’Autonomia assegna a chi governa il Trentino e come già fatto da alcuni altri governatori di Regioni a statuto ordinario individuare interventi mirati ma rapidi per contenere il contagio, evitando nuovi morti e il definitivo sovraccarico del sistema sanitario con le gravi conseguenze, economiche e sociali che questo comporterebbe”.

Coronavirus: la situazione di domenica 10 gennaio 2021.Altri 7 decessi, 90 nuovi casi positivi al molecolare e 137 all’antigenico. Sono 184 i nuovi guariti.

Prosegue anche in Trentino l’attività di vaccinazione anti Covid: nel primo pomeriggio di oggi, secondo il bollettino dell’azienda provinciale per i sevizi sanitari, erano 7.284 le dosi somministrate, di cui 2.439 ad ospiti di residenze per anziani.
Sul fronte del monitoraggio dei contagi invece, risultano 90 nuovi casi positivi al molecolare e 137 all’antigenico. Il test molecolare ha inoltre confermato 255 casi positivi che i tamponi rapidi avevano individuato nei giorni scorsi.
Si allunga purtroppo la lista dei decessi: 7 nelle ultime ore, di cui 5 in ospedale. Si tratta di 4 uomini e 3 donne, di età compresa fra i 73 e gli 88 anni.

Tornando ai nuovi contagi, 72 sono asintomatici e 129 pauci sintomatici. Su 22 nuovi casi di bambini e ragazzi in età scolare, 2 sono molto piccoli (meno di 2 anni) ed altri 4 hanno un’età compresa fra i 3 ed i 5 anni. Sono 59 invece gli ultra settantenni ai quali sono rivolte le raccomandazioni particolari delle autorità sanitarie stante i dati che confermano come a pagare le conseguenze più gravi dell’infezioni sono proprio le classi di età più avanzate.

Negli ospedali continua senza sosta l’attività, con un’attenzione particolare al mantenimento di quel punto di equilibrio in grado di garantire la tenuta del sistema: i nuovi ricoveri ieri sono stati 18, a fronte di 5 dimissioni, pertanto attualmente i pazienti covid sono 389, dei quali 46 si trovano in rianimazione.
Fortunatamente sono sempre numerosi anche i nuovi guariti: 184 quelli indicati oggi dal rapporto, per un totale di 20.545 dall’inizio della pandemia.
Questi infine i dettagli sui tamponi: i molecolari analizzati ieri sono stati 2.038 (1.268 all’Ospedale Santa Chiara di Trento e 770 alla Fem) mentre all’Azienda sanitaria sono stati notificati 895 tamponi rapidi antigenici.

Recovery: Lega a Bruxelles si astiene. “I soldi del Recovery Plan?

Due terzi sono a prestito, da rendicontare entro il 2026, da restituire entro il 2056. Ma per averli il Regolamento impone di rispettare le regole dell’austerità, quelle che l’Europa ha sospeso per combattere il Covid. Quando le regole torneranno in vigore, l’Europa potrà imporci le solite politiche: azzeramento di Quota 100 e aumento dell’età per andare in pensione; riforma del catasto e aumento delle tasse sugli immobili e sulla casa; rimodulazione e aumento dell’Iva e delle bollette; patrimoniale sui risparmi privati.

Insomma, il ritorno all’austerità che in questo anno maledetto di Covid tutti hanno rinnegato. Dato che il Regolamento per l’utilizzo dei fondi del Recovery Plan espone a questo rischio (soldi in prestito in cambio di tagli, chiusure e nuove tasse) la Lega a Bruxelles non voterà a favore ma si asterrà”.

Così il responsabile Economia della Lega, Alberto Bagnai e gli europarlamentari Marco Zanni, capogruppo di Identità e democrazia, e Marco Campomenosi, capodelegazione della Lega al Parlamento europeo.

“Il direttore de “La Stampa” Massimo Giannini, non un qualunque Gad Lerner (le cui valutazioni violente e ridicole, che mostrano la pochezza delle idee, non suscitano da parte mia alcun interesse), mi definisce oggi uno “sciamano” d’Italia. Il riferimento è a Jack Angeli, arrestato ieri a Washington per aver partecipato all’assalto di Capitol Hill entrando nella sede del Parlamento americano vestito unicamente di una lunga pelliccia e corna in testa, per poi farsi ritrarre dai media di tutto il mondo così. Ora, poiché sono stufa oltremisura della superficialità, della irresponsabilità, della cattiveria e della faziosità di certa stampa italiana, chiedo ufficialmente a Massimo Giannini di argomentare questa sua affermazione.

Cosa intende dire, esattamente, direttore? Vuole fare intendere ai cittadini che siamo pericolosi perché potremmo assaltare le istituzioni in modo violento? Che siamo folklore? Che andremmo arrestati anche noi? Che siamo violenti, impresentabili, pericolosi? Che sarebbe bene oscurarci su Fb, Tw, Instagram? Risponda a queste domande, direttore. Argomenti, se ne è capace. Perché la strategia di distorcere la verità e poi su quelle falsità costruire accuse contro gli avversari politici è buona per i regimi totalitari e liberticidi. E io, per rispetto della mia storia e della democrazia, non rimarrò in silenzio a guardare questi metodi utilizzati contro Fratelli d’Italia.

P.s. Cos’è direttore, attacca me per sentirsi ancora di sinistra, visto come il suo giornale sta trattando l’operazione Stellantis?”.

Lo scrive il presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.

In questa pandemia si sta assistendo ad uno strano fenomeno sociale non riscontrato, almeno leggendo la stampa nazionale, in nessun’altra regione italiana. A turno i vertici aziendali fanno a gara per colpevolizzare gli anziani. Cominciò un noto vertice sanitario sconsigliando all’UPIPA di trasferire gli anziani dalle Rsa agli ospedali per non intralciare l’attività assistenziale a favore dei più giovani.

Di rincalzo il presidente Fugatti non risparmia le critiche gli ultrasettantenni, ritenendoli poco attenti al non contagiarsi. Ora anche il dott. Ruscitti ha ribadito gli stessi concetti del presidente Fugatti.

Sono necessari chiarimenti. I vertici aziendali dovrebbero stabilire la provenienza degli anziani contagiati ossia la percentuale di quelli degenti nelle Rsa, fare un tracciamento per stabilire da chi sono stati infettati, se viventi in ambiente ospedaliero, e la percentuale di mortalità e morbilità.

Tutto ciò premesso interrogo il Presidente della Provincia di Trento per sapere:

quanti sono stati dall’inizio della pandemia al 31 dicembre 2020 gli ultrasettantenni contagiati, quanti sono stati ricoverati in reparti di rianimazione, quanti in reparti Covid, quanti erano provenienti dalle Rsa e il numero dei deceduti;

se l’ Apss ha fatto e fa un tracciamento per identificare il focolaio di origine infettivo dei soggetti ultrasettantenni.

 

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Lucia Coppola

consigliera provinciale/regionale
Gruppo Misto/Europa Verde

Dalla teoria della spagnola alla certezza del disastro economico del dopo Covid. Dacché esiste un racconto storico dei fatti dell’Umanità, le pandemie sono state protagoniste di corsi e ricorsi.

La mia personalissima teoria, che sto esponendo da marzo del 2020, è che il Covid-19 stia seguendo perfettamente l’evoluzione che ha avuto la terribile influenza Spagnola del 1918, alla fine della Prima guerra mondiale.

Ricordo le date salienti della Spagnola: iniziata in febbraio 1918, la prima ondata terminò a maggio, salvo concedere un bis, decisamente più terribile del primo, nell’autunno dello stesso anno. L’anno successivo, a febbraio 1919, si registrò una terza “ondatina” di Spagnola di minore efficacia delle altre due, con focolai circoscritti. L’epidemia sparì da sola definitivamente nel 1919.

Sono convinto (e al momento i dati mi confortano) che anche per il Covid-19 ci sia più di una speranza che finisca il suo ciclo dannoso mutando la sua pericolosità fra 4-5 mesi, dopo una terza “ondatina” che i tecnici sanitari stanno già iniziando ad intravvedere con il rialzo dei casi positivi.

I provvedimenti presi dal governo BisConte per cercare di contenere la pandemia non sembra che abbiamo avuto gli effetti attesi, se non causare effetti disastrosi e drammatici per l’economia nazionale con la morte di centinaia di migliaia di imprese sane strozzate per le chiusure imposte e la drammatica perdita di posti di lavoro, avviati a superare la quota di un milione.

Seguo anche l’evolversi della pandemia Covid 19 in Svezia, dove non è mai stato imposto nessun lockdown, e i risultati in percentuale di morti sono molto meno dei nostri, anzi noi siamo la nazione in Europa che ha questo triste primato.

Il fallimento di queste restrizioni si vedrà nei prossimi mesi, e la situazione economica così grave da obbligare ad un Governo di Salute Pubblica , o ampie intese, simile al malaugurato Governo Monti.

In attesa che questo virus mortale muti e sparisca come tutte le influenze, intanto è necessario iniziare a fare i contri con la caporetto economica, i cui effetti sono ancora da vedere in tutta la loro pienezza. Effetti destinati a durare almeno per i prossimi 3-4 anni, che vanno ad aggiungersi al fatto che già prima dell’avvento del Covid-19 l’Italia era l’unico dei “grandi” paesi a non avere ancora recuperato la disastrosa crisi del 2008 innescata dai fondi subprime della Lehman Brothers.

Non occorre avere capacità divinatorie per prevedere l’avvio a breve di un conflitto tra lavoratori garantiti (che protestano per avere adeguamenti salariali!) contro i nuovi poveri rappresentati da quei ceti produttivi composti da commercianti, artigiani, professionisti e anche dipendenti licenziati da aziende fallite causa provvedimenti del governo BisConte.

Il sindaco di Trento, Franco Ianeselli, mi chiama scherzosamente Mago Merlino perché avevo previsto perfettamente le percentuali del suo successo elettorale alle ultime amministrative. Naturalmente non sono un mago ne tantomeno possiedo doti divinatorie, ma utilizzando la logica, il buonsenso e la capacità di analisi dei fatti molte volte ci azzecco! Auguri!

 

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Gianfranco Merlin

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