A ritirare la targa, Michele Marchi Vidi con la madre Erica Fambri, che costituiscono la quarta generazione della famiglia che porta avanti l’attività. L’apertura dell’hotel Villa Miravalle, nel 1927 in via Monte Oro, si deve a Giuseppe Marchi (1885-1945), la cui attività di ristorazione negli anni Sessanta ha ottenuto il prestigioso riconoscimento della stella Michelin. A partire dalla struttura originaria, costituita da un villino su due piani edificato sugli antichi orti di Riva a ridosso delle mura, ha avuto inizio quasi un secolo di ininterrotta attività, tramandata per generazioni (attualmente, la quarta). Al capostipite Giuseppe (fin dai primi anni del Novecento proprietario del ristorante Leon d’Oro) succede il figlio Franco, che nel 1957 amplia l’edificio e lo sottopone a una ristrutturazione che per l’epoca è avveniristica, caratterizzata dalla originale piscina (la prima in un albergo di Riva) di forma irregolare, ancora oggi utilizzata e ammirata.

«Questa lungimirante intuizione -si legge nella relazione allegata alla richiesta di riconoscimento- può senz’altro rappresentare in modo emblematico l’approccio imprenditoriale e, prima ancora, culturale che caratterizza ancora oggi l’orientamento della famiglia nella gestione dell’attività: senza mai cedere alle facili lusinghe rappresentate dal proporre un’offerta generica, impersonale, standardizzata, la famiglia Marchi ha sempre perseguito scelte di qualità, privilegiando un approccio improntato alla unicità, alla riconoscibilità, alla personalizzazione. Ogni scelta fin qui compiuta per sviluppare l’albergo nel corso degli anni, con le inevitabili trasformazioni in termini di gusti, richieste, modalità -tanto dal punto di vista architettonico quanto da quello gastronomico- ha posto al centro il connubio fra tradizione e innovazione, valorizzando la prima anche grazie all’apporto della seconda. Il risultato di questo processo è un’esperienza di ospitalità di gusto contemporaneo ma con il mood avvolgente e caldo che solo il rispetto della tradizione e un forte attaccamento al genius loci può conferire».

È nel corso degli anni Sessanta, sempre sotto la guida di Franco Marchi -nominato Cavaliere del lavoro dal presidente della Repubblica- che l’albergo acquisita la sua fisionomia più compiuta. Alla sua scomparsa è la moglie Giovanna Rosà a prendere le redini dell’attività, fino alla fine degli anni Settanta, quando il testimone passa ai figli Pino e Paolo Marchi; i quali nel 2000 svolgono altri importanti lavori di adeguamento e battezzano il ristorante interno “Villetta annessa”, a sottolineare la sua autonomia rispetto all’attività ricettiva, caso pressoché unico nel panorama della ristorazione rivana.

«È un onore e un privilegio ricevere dal sindaco un simile riconoscimento -ha detto Michele Marchi Vidi- che è una bellissima gratificazione per la mia famiglia e qualcosa a cui mio papà teneva tantissimo, ma che purtroppo non ha potuto vedere realizzato perché non c’è più. Sono quasi cento anni che la nostra attività va avanti, credo sia un caso unico a Riva, certo un traguardo importante, e ora contiamo di proseguire, nonostante le difficoltà di questo periodo».

La «Bottega storica trentina»
Sono i negozi che (secondo la norma) «svolgono la propria attività da almeno cinquant’anni negli stessi locali e nello stesso settore merceologico, oppure in settori affini, a prescindere dagli eventuali mutamenti di denominazione, insegna, gestione o di proprietà, a condizione che siano state mantenute le caratteristiche originarie dell’attività; tale requisito può essere oggetto di deroga nel caso di trasferimento in altri locali della città, purché sia rimasta inalterata la caratterizzazione merceologica o di servizio». Inoltre è richiesta «la presenza nei locali, negli arredi, sia interni che esterni, di elementi, strumenti, attrezzature e documenti di particolare interesse storico, artistico, architettonico, ambientale e culturale, o particolarmente significativi per la tradizione e la cultura del luogo, visibili al pubblico, che offra una chiara visibilità alla persona comune, ossia non munita di particolari conoscenze tecniche e culturali, del collegamento funzionale e strutturale con l’attività svolta e dia il senso di un evidente radicamento nel tempo di quella attività».

Il commissario straordinario per l’emergenza Covid Domenico Arcuri e il leader della Lega Matteo Salvini saranno ospiti di Paolo Del Debbio nella prima puntata del 2021 di “Dritto e Rovescio”, in onda domani, giovedì 7 gennaio, in prima serata su Retequattro.

Con il commissario Domenico Arcuri si commenteranno le nuove chiusure per il contenimento dell’emergenza decise dal Consiglio dei Ministri e il piano delle vaccinazioni, analizzando i numeri, il calendario delle somministrazioni e domandandosi se si riuscirà a raggiungere l’immunità di gregge senza rendere il vaccino obbligatorio. Tra i temi affrontati con il leader leghista Matteo Salvini, le tensioni all’interno della maggioranza e la crisi economica che sta colpendo molti cittadini italiani.

Nel corso della serata, ampio spazio sarà dedicato – come di consueto – alle difficoltà dei commercianti, fortemente penalizzati dalle persistenti restrizioni e preoccupati per i ristori che appaiono spesso insufficienti e in ritardo.

CASO ZANIOLO/GHENEA: LA MADRE DEL CALCIATORE A «OGGI»: «GIU’ LE MANI DA MIO FIGLIO»

Il settimanale OGGI, in edicola da domani, ricostruisce la “telenovela” del calciatore Nicolò Zaniolo che ha lasciato la fidanzata incinta, Sara Scaperrotta, per Madalina Ghenea, un legame appena nato e messo in dubbio, a dispetto dei languidi messaggi sui social, dalla stessa attrice romena.
Come riporta OGGI, la madre del calciatore, contattata tramite amici, conferma la sua contrarietà alla storia del figlio con una donna molto esposta e che ha anche 11 anni in più: «Vorrei dire a Madalina di tenere giù le mani da mio figlio!».
OGGI registra anche l’irritazione della Roma: Sara Scaperrotta e Nicolò Zaniolo si erano già lasciati in passato (pare ci fosse di mezzo un’altra donna) e dopo quella sbandata la Roma aveva “convinto” il campioncino a fare sul serio e ad andare a convivere con la fidanzata nel quartiere del Torrino, in una casa presa in affitto da Francesco Totti. Accanto a loro, la società aveva messo un angelo custode, un factotum (secondo malelingue giallorosse, un vero e proprio sorvegliante), Antonio Esposito.

APP IMMUNI E LE ALTRE/ SU «OGGI» ECCO PERCHE’ NON FUNZIONANO. CON I VOTI DEGLI UTENTI
Se soltanto un italiano su tre usa i servizi pubblici digitali, e in particolare le App governative, forse è anche perché spesso non funzionano o sono difficilmente fruibili.
Il settimanale OGGI, in edicola da domani, presenta una nutrita serie di esempi di crash digitali, dai clic day per il ristoro dall’Inps o dell’ecobonus, al bonus pc. E registra i giudizi negativi degli utenti su quasi tutte le App, a partire dalla importantissima App Immuni (voto 2,4 su 5). Molto sotto alla sufficienza anche Io (per il cashback, 2,7), Equiclick (2,8), Icciss sul traffico (2,8), per non parlare delle App sulle acque balneabili (solo 1,1).
L’app dell’Agenzia delle entrate si ferma a 3,3; quella della Riscossione a 2,8. Fino alla fondamentale app “Lavoro intermittente” del ministero del Lavoro, che vanta il poco invidiabile record di avere ottenuto da tutti gli utenti una sola stella su 5: considerando che non si possono dare 0 stelle, siamo al fallimento totale.

ROCCO CASALINO REPLICA SU «OGGI» AD ALDO GRASSO: «SBAGLIATO GIUDICARMI PER IL MIO PASSATO»

Il settimanale OGGI, in edicola da domani, ospita un intervento del portavoce del presidente del Consiglio Rocco Casalino, che replica a una rubrica dello stesso settimanale in cui Aldo Grasso gli aveva espresso critiche.
«In questo caso ritengo le accuse nei miei confronti infondate, ingiuste e ingenerose. Accuse che, più in generale, confermano un accanimento, verso la mia persona e il mio lavoro professionale, che non comprendo e che si giustifica solo con una certa fissazione o pregiudizio», scrive Casalino. Che aggiunge: «Mi sfugge il motivo per cui Grasso non mi raccomanda di tornare alla mia vecchia professione di ingegnere elettronico di una multinazionale americana. Evidentemente è più utile ricordare sempre quella parentesi in tv». Poi Casalino ricorda «il difficile e complicato lavoro svolto dalla Comunicazione del Presidenza del Consiglio in tutti questi mesi» mentre «queste critiche non tengono in minima considerazione le difficoltà e le condizioni di costante emergenza alle quali anche la Comunicazione di Palazzo Chigi è stata sottoposta durante la pandemia. In questi mesi, infatti, il nostro lavoro è andato ben oltre il carattere prettamente istituzionale e politico, per assumere anche una connotazione fortemente sociale, con risvolti che, ben più del solito, si sono dipanati sul piano umano, individuale e collettivo, e su quello economico».
Argomentazioni che non hanno convinto Aldo Grasso: «La libertà d’espressione, che resta ancora un baluardo del nostro Paese, e gli anni di ricerca e di insegnamento nel campo della comunicazione mi permettono di ribadire che ritengo Rocco Casalino inadeguato alla funzione che ricopre».

GANLUIGI MARTINO, EX DI VALERIA MARINI A «OGGI»: «AMAVO VALERIA, ORA DENUNCIO TUTTI»

Gianluigi Martino, 36, manager nel mondo dello spettacolo ed ex fidanzato di Valeria Marini, in un’intervista a OGGI, in edicola da domani, torna a parlare dei motivi della loro separazione.
«Quando la conobbi era circondata da collaboratori scadenti e falsi amici dai quali tentai di metterla in guardia. Mi offrii di guidarla nella sua attività e, nel mix tra amore e lavoro, fummo veramente una coppia completa e felice. Fui l’unico a sostenere Valeria in un momento difficile in cui aveva litigato con la madre. Ogni sera piangeva come una bambina mentre io la consolavo con tenerezza, riuscendo, alla fine, a farla riconciliare con la mamma».
Per Martino, «alcuni si rifecero vivi con sua madre calunniandomi pesantemente e lei li ascoltò, convincendo la figlia a lasciarmi… A questo punto ho già dato mandato al mio legale Emilio Galli di esaminare il materiale in mio possesso per procedere a una denuncia per diffamazione contro i responsabili di questa vergogna».

SU «OGGI», NUOVE FOTO DI FRANCESCA PASCALE CON PAOLA TURCI: SI AMANO ANCORA

Il settimanale OGGI, in edicola da domani, pubblica nuove foto di Francesca Pascale con Paola Turci dopo lo scoop della scorsa estate che aveva rivelato la relazione della coppia.
Francesca e Paola sono riprese in un momento di shopping, si tengono a braccetto, e la cantante esibisce un vistoso anello.

 

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Le scuole rimarranno ancora chiuse almeno fino all’11 gennaio, a causa della pessima gestione del Trasporto pubblico locale, saldamente in mano alle regioni dal 1977. Sembra incredibile ma l’utilizzo di parte del parco fermo, che consiste in 30 mila autobus e di altrettanti autisti in cassa integrazione, non è ancora stato organizzato dai Comuni e dalle loro aziende municipali per portare in sicurezza gli studenti a scuola e i pendolari al lavoro. Se la gestione sanitaria e la somministrazione del vaccino sono in ritardo nonostante i lockdown morbidi di questi mesi, anche il sistema dei trasporti pubblici non riesce ad assicurare un efficace sistema di distanziamento, mostrando scarsa flessibilità e pessima organizzazione aziendale.

E’ inspiegabile il motivo per cui non si utilizzino i bus privati. L’uso dei bus Gran Turismo costerebbe meno della metà di quanto costino i bus pubblici. Sono anche più ecologici e puliti con 4,8 anni di età media contro i 12 anni di quelli pubblici. Neppure l’eccezionalità della situazione sanitaria ha scosso l’assetto monopolista del settore chiuso e protetto dall’ ingresso di nuove aziende sui perimetri degli affidamenti comunali e provinciali Nonostante il decreto “Cura Italia”abbia garantito gli stessi corrispettivi economici per tutto il 2019, nonostante le aziende abbiano ridotto i loro servizi, esse sostengono di non avere le risorse necessarie per potenziare i servizi.

Le scuole hanno già ridotto e scaglionato gli ingressi riducendo i flussi anche con la didattica a distanza, anche il telelavoro ha alleggerito la domanda nelle ore di punta, nonostante ciò i trasporti pubblici alzano ancora bandiera bianca. Più di 20 anni di federalismo dei trasporti ci hanno consegnato aziende inefficienti, un continuo incremento della spesa pubblica e l’Italia saldamente prima in automobile.

 

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Dario Balotta

Presidente ONLIT (Osservatorio Nazionale Liberalizzazioni Trasporti e Infrastrutture)

La Provincia autonoma di Trento ha deciso che in Trentino dal 7 gennaio si ripartirà con la didattica a distanza al 50%, L’assessore Bisesti sostiene che, sulla base dei dati sanitari che caratterizzano il quadro provinciale, la scuola può ripartire.

Ferma restando l’importanza della didattica in presenza, si spera che questa scelta, non condivisa da tutte le regioni italiane, sia supportata da un potenziamento dei trasporti pubblici e da un controllo serrato anti assembramento davanti alle scuole e alle fermate degli autobus e delle corriere.

Si ritiene che sarebbe inoltre utile avviare una campagna di monitoraggio della circolazione del virus nelle scuole trentine che permetterebbe di avviare eventuali meccanismi di contenimento del virus, laddove la diffusione appaia raggiungere la soglia di allerta. Avviare quindi dei controlli con tamponi antigenici all’interno delle scuole che coinvolgano anche il personale scolastico e Ata.

La Provincia di Bolzano sta proseguendo la sua intensa attività di screening garantendo in tutti gli istituti scolastici di ogni ordine e grado un monitoraggio settimanale su base volontaria per rilevare eventuali nuovi casi. Ad essere coinvolti attraverso un test antigenico settimanale 900 studenti e 300 insegnanti.
Sempre in Provincia di Bolzano è partito, prima di Natale, un progetto pilota che utilizza il test dell’antigene salivare. Più adatto ai bambini, questo test verrà sperimentato in 2 classi di una scuola elementare di lingua tedesca di Chiusa e in 2 classi di una scuola elementare italiana di Bolzano. Si tratta di un nuovo metodo che è stato classificato come metodo di alta qualità anche dall’Istituto Spallanzani di Roma.

Si ritiene che anche la Provincia di Trento potrebbe avviare uno screening che sarebbe molto importante per garantire un maggior controllo sanitario.
Si dovrà fare uno sforzo di attenzione e prevenzione a tutti i livelli per garantire ai nostri studenti una ripresa e continuazione dell’anno scolastico in sicurezza.

 

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Tutto ciò premesso interrogo il Presidente della Provincia di Trento per sapere:

se si ritiene che con la ripresa della scuola in presenza al 50 per cento per le superiori, i mezzi di trasporto pubblico siano sufficienti a permettere il distanziamento degli studenti e ad evitare assembramenti alle fermate;

con quale capienza circoleranno i mezzi di trasporto pubblico;

se non ritenga utile procedere ad uno screening con tamponi rapidi in tutte le scuole trentine, gratuiti e rivolti oltre che agli studenti al corpo insegnante e al personale Ata, allo scopo

di rendere ancora più efficace l’individuazione sul nascere di nuovi focolai in ambito scolastico;

se non ritenga utile avviare anche in Trentino, in via sperimentale, dei test salivari, meno invasivi, più adatti quindi ai bambini e la cui efficacia sembra confermata.

 

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Cons. Lucia Coppola

consigliera provinciale/regionale
Gruppo Misto/Europa Verde

Già da domani, giovedì 7 gennaio, gli studenti che alle 7.30 arriveranno in traghetto in piazza Catena troveranno un servizio di bus navetta gratuito organizzato dal Comune di Riva del Garda.

Due autobus porteranno i ragazzi al liceo Maffei, all’istituto Floriani, al Cfp Enaip di Varone e alla stazione delle autocorriere (in quest’ultimo caso per poter raggiungere altre scuole del territorio). Il ritorno sarà garantito per il traghetto delle 14.30, con partenza alle 14 dall’autostazione e dal Floriani; e per il traghetto delle 16.40, con partenza alle 16 dall’Enaip di Varone. Gli orari sono stati calibrati sulle necessità delle diverse scuole; per il Maffei, causa orari diversi e in considerazione della distanza contenuta, si è valutato che gli studenti possano agevolmente tornare in piazza Catena a piedi. Il servizio sarà svolto nel rispetto attento delle norme anti-covid.

«Di fronte alla prospettiva di avere la Gardesana bloccata per un mese -spiega l’assessore alla mobilità Luca Grazioli- e in considerazione dell’apertura delle scuole, ho pensato, sostenuto in pieno dal sindaco Cristina Santi, che il servizio straordinario di traghetti Malcesine-Riva, allestito in tempi strettissimi grazie al lavoro con la Provincia, Trentino Trasporti, l’Azienda Trasporti Verona e Navigarda, presenta un problema: chi arriva in piazza Catena si trova sprovvisto di collegamenti.

Chiaro che non potevamo lasciare gli studenti a piedi: sono 182 quelli che ogni giorno frequentano le scuole dell’Alto Garda e quelle del Trentino, e anche considerando il 50% di didattica a distanza, rimane comunque un numero importante. Il servizio inizia già giovedì 7, primo giorno di scuola, con due pullman. La quantificazione è stata fatta su una base di buon senso, ma poi la confronteremo con la situazione reale, cioè il numero effettivo degli utenti e i collegamenti più richiesti, e se necessario faremo gli adeguamenti necessari».

«Più di così non potevamo fare -aggiunge l’assessore Grazioli- anche perché il costo di questa iniziativa non è da poco, ma credo che sia stato doveroso. Mi pare anche che si possa apprezzare perché mette finalmente in primo piano la scuola, dopo le vicissitudini che sappiamo causate dalla pandemia, agevolando la formazione dei nostri giovani e dando una mano e un motivo di tranquillità alle famiglie».

Il Presidente di Confindustria, dott. Carlo Bonomi, e il Direttore Generale, Avv. Francesca Mariotti, hanno incontrato a Roma il Presidente di Fratelli d’Italia, on. Giorgia Meloni e il responsabile del Dipartimento economico finanziario del partito, Prof. Maurizio Leo.

Nel corso dell’incontro sono state discusse le principali questioni economiche e fiscali di interesse delle imprese, a partire dalle norme contenute nella legge di bilancio, ritenute parziali e non sufficienti a garantire il necessario rapido rilancio dell’economia. È emersa l’assoluta necessità di intervenire con misure di immediata applicazione per fare fronte all’attuale difficile situazione economica delle imprese italiane e per favorire la ripresa degli investimenti.

In particolare, sul piano fiscale, vi è stata piena condivisione, da parte dei rappresentanti di Confindustria, di alcune delle principali proposte che FdI ha già portato in Parlamento negli ultimi mesi. L’attuale crisi economica, con molte imprese che chiuderanno il 2020 con i bilanci in rosso, richiede di eliminare i limiti attualmente imposti alla riportabilità delle perdite d’esercizio e alla deducibilità degli interessi passivi sui finanziamenti; allo stesso modo, per favorire la patrimonializzazione delle imprese, è necessario riproporre, a condizioni favorevoli, la rivalutazione dei beni aziendali e consentire, alle imprese, di utilizzare le perdite in diminuzione dei redditi degli esercizi precedenti (il cosiddetto “carry back”).

Allo stesso tempo, è stato ritenuto non più procrastinabile un intervento volto a consentire alle imprese che vantano crediti commerciali nei confronti di soggetti assoggettati a procedure concorsuali di poter recuperare immediatamente l’IVA, senza dover attendere la conclusione della procedura nonché di velocizzare il recupero dell’imposta assolta in relazione a crediti di modesto importo. Inoltre è stata condivisa l’opportunità di eliminare la norma inserita dal Governo nel Decreto semplificazioni che prevede l’esclusione dalle gare d’appalto per irregolarità fiscali di modesto valore e non definitivamente accertate. Infine, tenuto conto del peso del debito contratto dalle imprese per far fronte alla crisi generata dall’emergenza Covid-19 è stata condivisa la necessità di intervenire per allungare i tempi di rimborso dei debiti contratti lo scorso anno e liberare quindi le risorse e spingere sugli investimenti.

Al termine dell’incontro, i rappresentanti di Fratelli d’Italia e di Confindustria hanno deciso di attivare un ciclo di incontri periodico per promuovere iniziative legislative finalizzate allo sviluppo e alla crescita delle imprese italiane, patrimonio indispensabile del nostro Paese.

Coronavirus: la situazione di mercoledì 6 gennaio 2021.4262 vaccini somministrati. Altri 5 decessi. Oltre 5000 tamponi. 122 positivi al molecolare, 470 all’antigenico. 249 nuovi guariti..

Ancora molti casi positivi in Trentino, e ancora molto alta la percentuale degli anziani che si contagiano. Il rapporto di oggi dell’azienda provinciale per i servizi sanitari indica altri 122 casi positivi al molecolare e 470 all’antigenico. Dai tamponi molecolari è arrivata poi la conferma della positività di 81 soggetti già individuati nei giorni scorsi dai test rapidi. Non si arrestano purtroppo nemmeno i decessi: oggi ce ne sono altri 5, di cui 3 avvenuti in ospedale. Si tratta di 3 uomini e di 2 donne, di età compresa fra i 71 ed i 97 anni.
Nel primo pomeriggio risultavano invece somministrati 4262 vaccini, di cui 1308 ad ospiti di residenze per anziani.

Tornando ai nuovi casi positivi, 205 di questi sono asintomatici, mentre i pauci sintomatici sono 364. Ci sono 8 bambini molto piccoli (meno di 2 anni) e 4 fra i 3 ed i 5 anni. Più in generale, i bambini e ragazzi in età scolare che rientrano fra i nuovi contagiati sono 54. Gli ultra settantenni invece sono 89, un numero che impone di ripetere ancora una volta la raccomandazione a mantenere le distanze e rendere più sicuri i contatti, specie in ambiente familiare.
Negli ospedali trentini il rapporto fra nuovi ingressi e dimissioni volge a favore di queste ultime: ieri se ne sono registrate 45 a fronte di 36 nuovi ricoveri; il totale dei pazienti Covid nei vari reparti dunque è pari a 404 (ieri erano 416), di cui 45 in rianimazione.

Continua ad aumentare fortunatamente il numero dei guariti che si avvicina alla soglia dei 20.000: con i 249 registrati oggi, infatti, il totale arriva a 19.806.
Molto alto il numero di tamponi analizzati ieri: al Laboratorio di Microbiologia dell’Ospedale Santa Chiara di Trento ne sono stati gestiti 1.711 mentre alla Fem altri 1.177, per un totale di 2.888 tamponi molecolari. Quelli rapidi notificati all’Azienda sanitaria invece sono stati 2.461.

Arriva la “calza sospesa” con la possibilità offerta ai cittadini di acquistare dolcetti, agrumi, marmellate e ogni altra leccornia da mettere nelle apposite calze donate in dono ai ragazzi dei quartieri disagiati. L’iniziativa di solidarietà è della Coldiretti per la giornata dell’Epifania nel mercato Campagna Amica di Napoli a Fuorigrotta al parco San Paolo. Si tratta di una rivisitazione dell’usanza campana del “caffè sospeso”, quando al bar si lascia pagato un caffè per il cliente che verrà dopo.

In questo caso si tratta però di prodotti realizzati direttamente dagli agricoltori locali di altissima qualità e rigorosamente a km zero. Ma sono stati in molti a scendere in campo in aiuto dei piu’ bisognosi come i cuochi contadini di Campagna Amica che in Puglia hanno scelto di donare i pasti cucinati negli agriturismi alle mense per gli indigenti della parrocchia di Santa Maria delle Grazie in Santa Rosa a Lecce, di Maria Santissima del Rosario a Bari e alla mensa sociale Paolo VI° a Fasano (Brindisi). Con la fine delle Feste salgono ad oltre 5 milioni i chili di prodotti tipici Made in Italy distribuiti gratuitamente dagli agricoltori della Coldiretti nel 2020 per garantire un pasto di qualità ai più bisognosi di fronte alla crescente emergenza provocata dalla pandemia Covid.

Una mobilitazione che evidenzia la situazione di difficoltà in cui si festeggia quest’anno l’’arrivo della tradizionale vecchietta con la scopa nella Penisola dove sono circa 840mila i bambini con età inferiore ai 15 anni che hanno bisogno di aiuti anche per mangiare secondo una proiezione della Coldiretti su dati del fondo indigenti (Fead) dalla quale si evidenzia peraltro che complessivamente sono salite 4 milioni le persone che soffrono l’indigenza alimentare.

Il disagio generale si riflette anche sull’andamento degli acquisti per i regali della Befana che sono al minimo da almeno un decennio con un calo del 23% rispetto allo scorso anno, secondo l’indagine Coldiretti/Ixe’, per effetto delle difficoltà economiche, del lockdown e della chiusura dei negozi. Tuttavia – continua la Coldiretti dove è possibile non si rinuncia alla tradizione della calza della Befana che è stata appesa in oltre una casa su tre (38%) mentre una minoranza del 12% ha preferito fare altri regali ed il resto non ha festeggiato anche perché non ha bambini in casa.

Da segnalare anche che la spinta provocata dall’emergenza Covid verso una alimentazione piu’ salutista ha contagiato la Befana 2021 e in molte famiglie – sottolinea la Coldiretti – tornano anche fichi e prugne secche, nocciole, noci e soprattutto biscotti fatti in casa. Una tendenza favorita dall’impossibilità di uscire dalle mura domestiche con la zona rossa durante le festività con ben il 49% degli italiani che ha passato piu’ tempo ai fornelli, anche a preparare nuove ricette con i propri figli. Un ritorno alla naturalità nel contenuto delle calze “appese” al camino dalla simpatica vecchietta che in passato – conclude la Coldiretti – ai più “discoli” regalava solo aglio, peperoncino, patate e carbone vero.

Con le nuove regole europee sui conti correnti e sui ritardi dei pagamenti, potrebbe verificarsi un’esplosione repentina e problematica dei non performing loan nei bilanci delle banche. C’è il rischio concreto, dunque, che il risultato finale vada nella direzione diametralmente opposta a quella auspicata dall’Autorità bancaria europea nel momento in cui, a luglio 2016, ha emanato le norme in vigore dallo scorso 1 gennaio. È quanto rileva il Centro studi di Unimpresa, secondo il quale la stretta dell’Eba potrebbe comportare, inoltre, una sensibile riduzione del credito bancario a imprese e famiglie.

Secondo Unimpresa, una delle novità più rilevanti riguarda la soglia degli arretrati: fino allo scorso 31 dicembre, infatti, un debitore era considerato in stato di default se aveva pagamenti arretrati per più di 90 giorni in misura pari al 5% del suo debito: adesso la percentuale è cala all’1%. Le nuove norme comportano anche lo stop alle compensazioni tra linee di credito e raddoppiano lo stato di default: il cliente resta in stato di default, dopo la regolarizzazione dei pagamenti, per altri 90 giorni; fino allo scorso 31 dicembre, invece, lo stato di default terminava saldando i debiti pregressi. Per quanto riguarda la soglia degli arretrati, per fare un esempio, su una linea di credito di 100.000 euro, la soglia rilevante degli arretrati è crollata da 5.000 euro a 1.000 euro: di fatto è stata cancellata la flessibilità delle banche che è essenziale sia per le famiglie sia per le imprese.

«L’Eba ha scritto queste norme per arginare la crescita dei crediti deteriorati, ma temo che si otterrà l’effetto contrario e per una ragione molto semplice: le banche concederanno meno prestiti e saranno costrette a chiedere alla clientela, sia imprese sia famiglie, di rientrare delle precedenti esposizioni. Ragion per cui, proprio le imprese e le famiglie – il fenomeno riguarda 15 milioni di soggetti – si troveranno in difficoltà, i problemi saranno diversi: onorare le scadenze con le banche, pagare i fornitori e i dipendenti, versare le tasse e i contributi previdenziali» commenta il vicepresidente di Unimpresa, Salvo Politino.

«Per quanto riguarda gli istituti di credito, saranno costretti a fare maggiori accantonamenti per coprire l’aumento repentino degli stessi npl e in ogni caso dovranno gestire i rapporti con la clientela avendo meno flessibilità a disposizione. Basta avere piccoli arretrati per trovarsi nei guai: un ritardo di 90 giorni pari a 100 euro per le famiglie e 500 euro per le imprese comporta la segnalazione alla Centrale rischi, passaggio che si traduce in tre anni di blocco ai rapporti con le banche, dai nuovi prestiti alle carte di credito» spiega il vicepresidente di Unimpresa. «Imprese e famiglie hanno meno liquidità a disposizione ed è un dramma in una fase complessa, con una situazione economica resa drammatica dagli effetti della pandemia» aggiunge Politino. «L’Abi sostiene di aver battuto i pugni sul tavolo da tempo: a noi, tuttavia, risulta che la prima mossa concreta sia stata fatta solo il 28 dicembre scorso, con una lettera indirizzata all’Unione europea, due giorni dopo il nostro comunicato stampa che ha posto la questione al centro del dibattito pubblico per la prima volta: se si parla di questo argomento, insomma, è merito nostro» osserva il vicepresidente di Unimpresa.

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