Ho appreso in queste ore delle dimissioni del collega consigliere provinciale di Futura Paolo Ghezzi. Auguro a Paolo il miglior prosieguo per la sua vita e per la sua attività politica che ha detto di voler continuare anche se in altra veste e lontano dal Consiglio.

In questi due anni ci siamo conosciuti e confrontati, non sempre condividendo le stesse idee ma sempre nel rispetto reciproco e con l’intenzione di operare per il miglioramento della comunità trentina.

Grazie pertanto per il tuo contributo e per il lavoro svolto in questi anni, Paolo, e in bocca al lupo di cuore per il tuo futuro.

 

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Consigliere Pietro De Godenz

Upt

Coronavirus: 212 casi positivi, 14 decessi, 4.874 tamponi, quasi 500 guariti. Registra purtroppo altri 14 lutti da Covid-19 l’aggiornamento odierno dell’azienda provinciale per i servizi sanitari che riporta inoltre 212 nuovi casi positivi e oltre 450 ricoveri in ospedale.

Nel dettaglio: dei 212 nuovi casi, 138 risultano identificati da attività di contact tracing o screening; 14 fanno riferimento al settore delle Rsa (tra ospiti e operatori); i minori di 5 anni sono 3, mentre gli ultra settantenni sono 69, un numero quindi sempre alto che impone di rinnovare la raccomandazione a prestare ancora più attenzione alle misure di protezione per interrompere la catena del contagio.

Ci sono come sempre i soggetti che presentano pochi o pochissimi sintomi (55 oggi, tutti seguiti a domicilio), ma non va scordato che cresce il numero di pazienti che vengono ricoverati: nella giornata di ieri ci sono stati 43 nuovi ingressi, a fronte di 39 dimissioni, pertanto il numero di ricoveri è attualmente 453, di cui 40 in rianimazione.

Sul fronte scolastico, si stanno ricostruendo i contatti di 23 nuovi casi di ragazzi: ieri le classi in quarantena erano 157.

Fortunatamente cresce anche il numero di chi guarisce dall’infezione: ben 499 nel report di oggi, cifra che porta il totale da inizio pandemia a quota 10.570.
Svetta infine il numero dei tamponi con il valore più alto finora registrato: 4.874 test molecolari di cui 3.366 analizzati nel laboratorio di Microbiologia dell’Ospedale Santa Chiara di Trento ed altri 1.508 dalla Fem.

Le iscritte e gli iscritti di Futura prendono atto che il nostro capogruppo in Consiglio provinciale Paolo Ghezzi si è dimesso dalla carica di consigliere dopo due anni e un mese di mandato.

Le ragioni della sua decisione saranno spiegate da Ghezzi in una lettera aperta che sarà pubblicata sui quotidiani domani.

Ringraziamo il nostro consigliere Paolo Ghezzi, per il lavoro appassionato e la sua opposizione tenace e severa alla maggioranza leghista in Consiglio. La conseguenza di questa decisione sarà l’entrata di Paolo Zanella come nuovo rappresentante di Futura in Consiglio provinciale.

Paolo Zanella oltre ad essere il primo dei non eletti è soprattutto uno dei cofondatori di Futura. Siamo convinti che, in questo ruolo e per le sue competenze e capacità personali farà un ottimo lavoro insieme a tutta la comunità politica di Futura.

Sia in Comune così in Provincia proseguirà il lavoro di Futura attraverso una modalità partecipata, inclusiva e condivisa.

Il gruppo consiliare presente in Comune ha al suo interno le capacità e le competenze per proseguire la consiliatura appena iniziata e per sostituire al meglio Paolo Zanella.

Lo faremo con passione e tenacia e in quello spirito di unità che ci ha insegnato il nostro amato presidente Piergiorgio Cattani.

Ghezzi lascia ? Respect. Ma mi mancherà un po’. Dunque esattamente due anni dopo inizio della 16ma legislatura (20 novembre 2018) il collega Paolo Ghezzi, capogruppo di Futura 2018, lascia la carica di Consigliere regionale e provinciale.

Ma a me un po’ mancherà, sicuramente. I nostri”duelli” politici erano veri e veraci. Dà “homus legistus” a “homus futuris”.

Buona fortuna Paolo.

 

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Alessandro Savoi

Consigliere provinciale e Presidente Lega Trentino

E’ verosimile ritenere che le risorse messe a disposizione dal “Cura Italia”, dal “decreto Liquidità” e dal programma “Garanzia Italia” abbiano avvantaggiato soprattutto le banche e le imprese che comunque avevano già ottenuto un prestito prima dell’avvento del Covid. A questa ipotesi è giunto l’Ufficio studi della CGIA che dopo aver analizzato i dati degli impieghi erogati dagli istituti di credito alle aziende tra la fine di marzo – periodo in cui sono entrate in vigore le misure sopracitate – e lo scorso 30 settembre1 , ha “ricostruito” una narrazione molto diversa da quella illustrata, in particolar modo, dal Governo Conte.

Intendiamoci, tutto il sistema economico ha tratto beneficio dall’applicazione di questi 3 provvedimenti, anche se non possiamo nasconderci che le risorse stanziate alle imprese colpite dal Covid sono state, fino a d’ora, ancora insufficienti.

Cosa è successo in questi primi 6 mesi ? A fronte di un volume di 94,7 miliardi di euro di prestiti garantiti erogati dalla SACE2 alle grandi aziende e dal Fondo di garanzia alle Pmi3 , lo stock complessivo dei prestiti bancari alle imprese è aumentato, invece, di soli 32,5 miliardi di euro. Dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo:

“Come mai solo un terzo delle garanzie messe a disposizione dallo Stato attraverso SACE e il Fondo di garanzia, che per legge dovevano coprire la quasi totalità degli impieghi erogati con questi strumenti, è finito nelle tasche degli imprenditori ? I rimanenti due/terzi, ovvero gli altri 62 miliardi, che fine hanno fatto ? Sono rimasti incagliati nei meandri delle burocrazie ministeriali o per caso sono finiti nei cavou degli istituti di credito ? Nulla di tutto ciò. Una parte delle nuove garanzie è andata a colmare i cali fisiologici del credito in essere e nella sostituzione dei prestiti a breve con aumenti di quelli a medio-lungo termine. E’ altresì possibile che il sistema bancario abbia usato una parte di questi miliardi anche per abbattere i propri rischi, sostituendo le garanzie legate ai prestiti che aveva erogato prima dell’avvento di queste novità legislative. Una condotta che sicuramente ha favorito le banche, che così facendo hanno azzerato i rischi di incorrere in crediti deteriorati, e in parte anche le imprese, almeno quelle che prima di marzo avevano delle linee di credito aperte con gli istituti”.

Da alcuni mesi, comunque, la CGIA continua a denunciare che nonostante le misure anti-Covid messe a punto dal Governo Conte la difficoltà di accedere al credito bancario da parte delle piccolissime aziende rischia di peggiorare dal 2021. Sottolinea il segretario della CGIA Renato Mason:

“Dal prossimo 1° gennaio, infatti, gli istituti di credito applicheranno le nuove regole europee sulla definizione di default. Queste novità stabiliscono criteri e modalità più restrittive rispetto a quelli finora adottati. Altresì, è previsto che le banche definiscano inadempiente colui che presenta un arretrato consecutivo da oltre 90 giorni, il cui importo risulti superiore sia ai 100 euro sia all’1 per cento del totale delle esposizioni verso il gruppo bancario. Se dovesse superare entrambe le soglie, scatterà la segnalazione presso la Centrale Rischi della Banca d’Italia che, automaticamente, bollinerà l’imprenditore come cattivo pagatore, impedendogli così di poter disporre per un determinato periodo di tempo dell’aiuto di qualsiasi istituto di credito. Una situazione che rischia di interessare tantissime partite Iva che tradizionalmente sono a corto di liquidità e con grosse difficoltà, soprattutto in questo momento, a rispettare i piani di rientro dei propri debiti bancari”.

Questa nuova definizione di default, sicuramente spingerà le banche a tenere un comportamento molto “prudente” nei confronti dei clienti. Con l’abbassamento della soglia di sconfinamento, registreremo senz’altro una impennata dei crediti deteriorati. Per evitare gli effetti negativi degli Npl, infatti, Bruxelles ha imposto alle banche la svalutazione in 3 anni dei crediti a rischio non garantiti e in 7-9 anni per quelli con garanzia reali. E’ evidente che l’applicazione di queste misure indurrà moltissimi istituti di credito ad adottare un atteggiamento di estrema cautela nell’erogare i prestiti, per evitare di dover sostenere delle perdite in pochi anni. Insomma, per tantissime Pmi è in arrivo una nuova stretta creditizia.

In riferimento alle misure anti-Covid messe in campo dal Governo Conte che, segnaliamo, dovrebbero esaurirsi entro il prossimo 31 dicembre, l’ipotesi dalla CGIA è stata elaborata mettendo a confronto gli ultimi dati disponibili riferiti agli impieghi bancari alle imprese (al 30 settembre 2020), con quelli erogati dalle operazioni garantite da SACE e dal Fondo di garanzia per le Pmi.

Va altresì sottolineato che le due strutture appena citate aggiornano, rispetto a SACE, con scadenze molto ravvicinate i propri dati. Attraverso “Garanzia Italia”, fino all’11 novembre scorso le domande presentate dalle grandi imprese sono state 896 e i volumi dei prestiti garantiti messi in campo da SACE hanno raggiunto i 16,6 miliardi di euro. Al 19 novembre, sempre di questo mese, presso il Fondo di Garanzia per le Pmi sono invece giunte 1.287.237 domande che hanno “generato” 106 miliardi di finanziamenti. Questi ultimi dati includono anche i mini prestiti fino a 30 mila euro che, invece, hanno registrato 991.721 domande, consentendo l’ erogazione di 19,4 miliardi di finanziamenti.

Va infine sottolineato che a partire dal marzo scorso, il nostro Paese è al primo posto in Europa per la quantità di garanzie in rapporto al Pil messe a disposizione del sistema economico. Secondo gli ultimi dati aggiornati al 29 ottobre scorso dal think tank Bruegel, l’Italia ha erogato il 32,1 per cento del Pil (vale a dire 570 miliardi di euro). Tra i principali paesi europei seguono la Germania (24,3 per cento del Pil), il Belgio (21,9 per cento), il Regno Unito (15,4 per cento), la Francia (14,2 per cento) e la Spagna (9,2 per cento).

1 Ultima data in cui la Banca d’Italia ha reso disponibile l’ammontare complessivo della consistenza degli impieghi erogati alle imprese

2 SACE è una società per azioni con unico socio Cassa Depositi e Prestiti specializzata nel sostegno alle imprese e al tessuto economico nazionale attraverso un’ampia gamma di strumenti e soluzioni a supporto della competitività in Italia e nel mondo.

3 Con il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, l’Unione europea e lo Stato Italiano affiancano le imprese e i professionisti che hanno difficoltà ad accedere al credito bancario perché non dispongono di sufficienti garanzie. La garanzia pubblica, in pratica, sostituisce le costose garanzie normalmente richieste per ottenere un finanziamento. Il DL “Liquidità”, convertito con Legge 40/2020, ha profondamente modificato le modalità operative del Fondo di garanzia semplificando le procedure, aumentando le coperture e ampliando la platea dei beneficiari.

“Prendendo atto delle dimissioni di Paolo Ghezzi dal Consiglio provinciale, trovo istituzionalmente corretto – essendo lui stato parte della Quinta Commissione, che presiedo – ringraziarlo per il contributo vivace che ha saputo dare ai lavori consiliari.

Non è un mistero che con il Consigliere Ghezzi, che spesso ha riservato critiche durissime alla Giunta Fugatti, le posizioni siamo molto diverse; ciò nonostante, c’è stato per esempio modo di trovare terreni di convergenza – penso in particolare al tema della disabilità, caro ad entrambi – e di questo non posso che dargli atto, formulandogli i miei migliori auguri per i suoi futuri impegni”.

È quanto affermato in una nota dal Presidente della Quinta Commissione Trentino Ambrosi.

Le dimissioni di Paolo Ghezzi sono arrivate come un fulmine a ciel sereno in questo sabato di novembre. Lasciandomi stupita e rattristata, umanamente e politicamente. Credo che nessuno possa prendere con leggerezza una simile decisione. A fronte di migliaia di voti ricevuti e di un impegno consiliare appassionato e politicamente molto significativo come quello di Paolo Ghezzi. Dunque non posso che immaginare un’urgenza e certo l’intenzione di dare alla propria vita un diverso indirizzo. Perciò non posso che rispettare la sua scelta.

Questi due anni di lavoro consiliare, nonostante l’interruzione del rapporto tra Verdi e Futura, di cui siamo stati soci fondatori, a causa di differenti punti di vista in relazione al simbolo da presentare alle elezioni comunali, non ha minimamente inficiato la positiva e fattiva collaborazione nel gruppo consiliare provinciale di Futura.

Abbiamo lavorato in sintonia tra di noi e con le nostre collaboratrici, deciso insieme passo dopo passo il lavoro politico, sostenendoci e approfondendo gli ambiti di reciproco interesse e competenza. Non ci sono mai stati motivi di screzio e ci siamo sempre rispettati. Pur con le nostre differenze, la storia del nostro percorso di vita e politico. Auguro perciò a Paolo di continuare il suo cammino politico, se pure non istituzionale, di coltivare le sue passioni e di stare bene e sereno in tutto ciò che farà.

Lo ringrazio per questo proficuo tempo insieme con affetto e amicizia.

Buona vita.

 

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Lucia Coppola

Consigliera provinciale di Futura e portavoce dei Verdi trentini

Mai più violenza sulle donne» è l’iniziativa che il Comune di Arco ha istituito quest’anno per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne: un appuntamento fisso per il 25 novembre di ogni anno, a testimoniare la vicinanza delle istituzioni e dell’opinione pubblica alle donne e la condanna assoluta della violenza, in ogni sua forma.

Tre postazioni con le sagome di due donne e alcune paia di scarpe rosse sono state allestite alla fontana del Mosè in piazza delle Canoniche, alla fontana di viale delle Magnolie e al castello, illuminate di notte da una luce rossa, a partire dalla notte del 22 e fino al 26 novembre. Inoltre sulla parete nord di villa Pasquali, ben visibile dalla strada principale che attraversa il centro, è stato esposto uno striscione con la scritta «Mai più violenza sulle donne» e il numero 1522, il servizio pubblico (gratuito dai cellulari e attivo 24 ore su 24) promosso dal Dipartimento per le pari opportunità dalla presidenza del Consiglio dei ministri, che mette a disposizione operatrici specializzate ad accogliere richieste di aiuto e sostegno delle vittime di violenza e di stalking.

È stato anche creato un logo dedicato, un grande punto rosso con la scritta «Mai più violenza sulle donne» e il numero 1522, che si invita a pubblicare sui social, a condividere e a diffondere. Ancora, al parco pubblico Nelson Mandela in località Braile è stata installata una panchina rossa; qui mercoledì 25 novembre si terrà un evento per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, con la lettura di poesie a tema. Infine, sarà attiva a breve la pagina Facebook “1522.Arco”, che accoglierà tutte le iniziative sul tema più alcuni video di testimonianze, tra cui quelle dei genitori di Alba Chiara Baroni e di Eleonora Perraro, vittime di femminicidio rispettivamente nel 2017 a Tenno e nel 2019 a Nago.

La novità è stata presentata nella mattina di sabato 21 novembre alla fontana del Mosè, presenti per l’amministrazione comunale il sindaco Alessandro Betta, l’assessora Francesca Modena e il consigliere comunale Tommaso Ulivieri (delegato a inclusione, diritti civili, beni comuni, laicità e pace); presenti anche la consigliera comunale Barbara Chemotti, che ha portato una testimonianza personale, e per l’associazione Andromeda (che collabora con il Comune di Arco nell’organizzazione dell’iniziativa) la presidente Ginetta Santoni e Filippo Menolli.

«Vista la contingenza che ci troviamo a vivere, non è stato possibile organizzare eventi pubblici -ha detto il consigliere Tommaso livieri- cosa che contiamo di poter fare la prossima primavera, in occasione della Festa della donna. Nel settembre 2019, pochi giorni dopo il femminicidio di Eleonora Perraro, ci fu una mobilitazione delle istituzioni locali e i sindaci dell’Alto Garda e Ledro e quello di Rovereto portarono questo striscione fino al luogo di quel delitto. Martedì 17 novembre il sindaco di Arco Alessandro Betta assieme agli assessori Guido Trebo e Francesca Modena e al sottoscritto ha incontrato i genitori di Eleonora e quelli di Alba Chiara. Roberto Perraro e la figlia Erica, sorella della vittima, Mariangela Boscaini, Massimo Baroni con Loredana Magnoni e l’avvocata Elena Biaggioni del Centro antiviolenza di Trento, che ci hanno lasciato in video le loro riflessioni, che saranno caricate sui social tra oggi e il 25 novembre.

L’anno scorso, proprio in questi giorni, il Consiglio comunale di Arco approvava per primo una mozione redatta da un gruppo di lavoro intercomunale nato dopo il fatto di Nago, spingendo anche gli altri sei Comuni dell’Alto Garda e Ledro e la Comunità di Valle a deliberare la necessità di intensificare l’attenzione sul grave problema culturale della violenza maschile sulle donne attraverso progetti, interventi nelle scuole, informazione diffusa e sportelli di ascolto, compresa la fondamentale presa di coscienza degli uomini violenti. Il difficile periodo che stiamo affrontando ha accentuato il problema e rischia di mettere in pericolo le donne. Il numero verde 1522 ha permesso il rilevamento Istat di oltre cinquemila telefonate valide tra l’inizio di marzo e la metà di aprile 2020, ma anche un drastico calo delle denunce rispetto allo stesso periodo del 2019. Per questo invitiamo, partendo da noi istituzioni, a usare il logo “Mai più violenza sulle donne – Arco 2020” con il 1522 sui social e ovunque possibile. Vogliamo che queste sere colorate di rosso diventino un momento di riflessione collettiva, perché si intraprenda un processo di smantellamento di quella atavica cultura maschilista attecchita nei secoli e che solo in questi decenni cominciamo a riconoscere».

«Arco dimostra ancora una volta sensibilità e attenzione per questo tema -ha detto l’assessora Francesca Modena- e quest’anno lo fa colorando la città di rosso, il colore della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Ho visto che i negozi del centro hanno esposto dei fiocchi rossi, di loro iniziativa, a conferma che c’è sempre maggiore sensibilità; ma resta molto da fare, è importante sensibilizzare l’opinione pubblica e spiegare che uscire dalla violenza si può, esistono dei percorsi efficaci anche in Trentino».

«La famiglia è spesso il luogo in cui si consuma la violenza -ha detto la consigliera comunale Barbara Chemotti nel portare una testimonianza personale- e il lockdown ha aggravato la situazione. Io provengo dalla classica famiglia che insegna alle donne a sopportare, a comprendere, a non ribellarsi, a non denunciare. In molti contesti sociali la violenza sulla donna è ancora accettata e anzi la donna che la subisce è vittima di denigrazione, per cui è molti difficile trovare il coraggio di raccontare, nasce un senso di colpa. Ma solo quando si ha il coraggio di raccontare si capisce che non è normale, che la violenza non la si deve accettare, che non deve succedere. E oltre alla famiglia, il problema riguarda anche i luoghi di lavoro. Per questo è importante portare all’attenzione della collettività questo tema. Le installazioni sono realizzate con scarpe rosse di diversa fattura, da donna e da ragazza, perché la violenza non conosce età, è trasversale a tutto, e ognuno deve fare quello che può per combatterla».

Quindi Filippo Menotti ha descritto l’evento del 25 novembre al parco Mandela, dove l’associazione Andromeda, che ha donato al Comune la panchina rossa installata al parco, terrà un evento basato sulla lettura di poesie sul tema della violenza.

Il sindaco Alessandro Betta ha sottolineato come sia doveroso e necessario parlare della violenza sulle donne: «È culturalmente importante sollevare il problema -ha detto- e non lasciare che la violenza sulle donne sia qualcosa che si nasconde sotto il tappeto. Della violenza e della mentalità maschilista dobbiamo parlare apertamente, per farla uscire allo scoperto, per affrontarla. Anche per questo motivo ho affidato al consigliere Ulivieri la delega all’inclusione, ai diritti civili e ai temi della pace: per fare di più, per fare tutto quello che è possibile».

Il consigliere comunale Giacomo Bernardi, già candidato sindaco alle recente elezioni amministrative ad Arco, si è aggiunto alla conferenza stampa, su invito del sindaco, trovandosi casualmente a passare: «Sono cresciuto in una famiglia in cui il detto era che una donna non la si deve toccare nemmeno con un fiore -ha detto- e oggi dico con forza che la violenza sulle donne non può essere tollerata, neanche quella strisciante che si nasconde dentro le mura domestiche. La nostra amministrazione deve tenere alta la guardia».

“Hanno preso da qualche tempo a riemergere voci critiche da parte del mondo del centrosinistra sull’attuale Amministrazione provinciale; in particolare, ciò che viene contestato è la presunta assenza, nell’operato della Giunta Fugatti a maggioranza leghista, di una visione a lungo termine e quindi programmatica; tutto ciò a scapito – viene detto – anzitutto di un’autonomia che in questo periodo ne starebbe uscendo offuscata, se non persino messa a repentaglio.
Ora, pur rispettando ogni lecita divergenza di vedute, non posso non osservare come tali critiche siano del tutto paradossali, se pensiamo che è proprio il centrosinistra trentino che ha messo in più passaggi a rischio l’autonomia del nostro territorio. E questo, peraltro, su più versanti: istituzionale – appoggiando la sciagurata riforma costituzionale Renzi-Boschi, affossata dai cittadini – sanitaria – sposando un’ottica centralista e miope verso valli e territori – ed economica, non colmando ma ampliando il divario tra Trento e Bolzano.
Quanto al contestato tema della programmazione, è quanto meno curioso che venga sollevato con insistenza proprio in questo periodo, dopo cioè decenni di governo di centrosinistra che più che dall’articolazione di un programma sono stati scanditi – come in tanti di certo ben ricordano – da progetti faraonici e spese allegre sulle spalle dei trentini. Sul concetto di visione politica, insomma, stiamo assistendo alle belle prediche di chi ha già razzolato male.
Inutile poi ricordare che il centrosinistra ha inanellato tutti questi non trascurabili errori in una fase economica neppure paragonabile – in positivo, s’intende – rispetto all’attuale, segnata com’è da una pandemia le cui conseguenze sono già ora di portata epocale. Meglio farebbero, quindi, certe voci critiche a fare un po’ di sana autocritica, prima di mettere nel mirino la Giunta Fugatti, che con lodevole e quotidiano impegno sta affrontando uno dei periodi più difficili della storia della nostra terra”.
È quanto affermato in una nota dal Consigliere provinciale della Lega Salvini Trentino Mara Dalzocchio

Foresta Che Avanza celebra annuale Festa dell’Albero nonostante il covid.

Come ogni 21 novembre, i militanti del gruppo ecologista la Foresta che Avanza hanno celebrato la tradizionale Festa dell’Albero piantando centinaia di alberi in tutta Italia o donandoli a Comuni e scuole. Anche a Trento, Bolzano e Riva del Garda sono stati piantati tre alberi dai militanti della sezione locale della Foresta Che Avanza.

Nonostante il particolare momento per l’Italia, costretta a un nuovo lockdown, gli attivisti della FCA hanno voluto “ricordare agli esponenti dell’Intellighenzia nostrana che è estremamente controproducente fiaccare l’animo degli italiani seminando paura e attuando terrorismo psicologico mei loro confronti, affiggendo in contemporanea uno striscione che recita: Seminare alberi e non terrore”.

La risposta della Foresta che Avanza è stata quella di non fermarsi davanti a lockdown ed emergenza, disseminando alberi anche quest’anno su tutto il territorio nazionale come simbolo di rinascita, fermezza e solidità. “Il verde degli alberi rinfrancherà di certo l’animo degli italiani, i quali dovranno essere capaci di traghettare la nazione fuori da questa ennesima crisi” conclude la nota.

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