Nuova importante commessa per il Gruppo Gpi (GPI:IM) nell’ambito della sanità privata. Realizzato per la prima volta un servizio unitario di assistenza per le postazioni di lavoro e di call center per il Gruppo San Donato, il player privato più grande in Italia, con 44 strutture sanitarie attive. Implementato inoltre un servizio di collaborazione clinica informatizzata (attraverso la piattaforma HealthMeeting) per lo scambio di informazioni fra medici, che ha contribuito a far evolvere l’organizzazione ospedaliera del Gruppo. Il valore della commessa per Gpi è superiore a 1,5 milioni di euro su tre anni.

Il Gruppo San Donato è il più importante gruppo ospedaliero in Italia con sedi in Lombardia ed Emilia Romagna, fra cui spiccano l’Ospedale San Raffaele, il Policlinico San Donato e l’Istituto Ortopedico Galeazzi. Vi lavorano in tutto oltre 7000 medici che ogni anno prestano assistenza a 4,7 milioni di pazienti.

In una struttura di tale grandezza e complessità il Gruppo Gpi si occupa dell’assistenza tecnica di tutti i mezzi informatici che gestiscono i delicati dati dei pazienti. Dopo un primo contratto di due anni fa, a Gpi è stata confermata la fiducia: oltre all’assistenza per tutte le postazioni di lavoro di medici e personale amministrativo, è stato attivato un call center di supporto tecnico che gestisce 15.000 utenti e 40.000 chiamate all’anno.

Per quanto riguarda HealthMeeting Gpi fornisce, assieme a Wezen, un applicativo che integra cartelle cliniche multidisciplinari, affinché medici di diverse specialità possano giungere a valutazione condivisa dei pazienti. In questo modo è possibile aggregare tutte le informazioni in digitale, con un grande guadagno in termini di semplificazione, poiché una sola piattaforma gestisce tutta la documentazione e consente anche teleconferenze per lo scambio di informazioni in tempo reale.

L’operazione con il Gruppo San Donato è conforme alle linee guida strategiche del piano industriale del Gruppo Gpi, che prevede nei prossimi anni un incremento significativo dei ricavi provenienti dalle strutture sanitarie private.

Ambienthesis esprime la propria soddisfazione per aver visto premiare il progetto “NavaMASK” promosso dalla società B&A Waste Management Co. LLC (Joint Venture tra la controllata Ambienthesis Middle East DMCC ed il partner strategico per lo sviluppo operativo nel Medio Oriente Bee’ah Sharjah Environment Co. LLC) avente ad oggetto l’implementazione di un nuovo brevetto per la realizzazione di innovativi dispositivi di protezione individuale, ciò all’interno del programma che la Khalifa University of Science and Technology di Abu Dhabi (Università degli Emirati Arabi Uniti specializzata in ambito scientifico e classificatasi al 129° posto in Ingegneria Generale nell’edizione 2021 di “US News & World Report” delle classifiche tematiche delle migliori Università globali) ha posto in essere a sostegno di progetti di sviluppo scientifico e tecnologico nel settore ambientale e, più in particolare, in quello del contrasto all’emergenza virale da COVID-19.
L’obiettivo del progetto consiste nella messa a punto di respiratori facciali di nuova generazione con caratteristiche antivirali per un’efficace e superiore protezione da agenti patogeni e contaminanti in genere. Esso prevede lo sviluppo dell’innovativo dispositivo “NavaMASK” dalla scala di laboratorio a quella della produzione industriale.

Di fronte alle emergenze sanitarie in generale, che possono ripercuotersi anche su scala globale, e in special modo a quella attuale da COVID-19, si è reso quanto mai evidente come siano necessarie strategie mirate in grado di promuovere tecnologie innovative per prevenire e controllare la rapida diffusione delle malattie. È quindi proprio in questo ambito che la B&A Waste Management sarà protagonista, con questa iniziativa ad alto contenuto scientifico e tecnologico, per soddisfare il fabbisogno legato all’uso di maschere per il viso, azione da annoverarsi tra quelle più necessarie ai fini della mitigazione dei rischi legati alla trasmissione e diffusione dei virus influenzali e delle potenziali future pandemie.

La maschera facciale di nuova generazione sarà sviluppata da un team internazionale dedicato che, oltre ai partner industriali, vede coinvolti ricercatori della Khalifa University e della Divisione di Ingegneria Sanitaria Ambientale (SEED) dell’Università degli Studi di Salerno.

Più in particolare, essa verrà prodotta con tecnologie avanzate mediante l’utilizzo di un innovativo materiale biodegradabile a base di nanofibre antibatteriche. Tale nuovo materiale ha già dimostrato un’importante efficienza, grazie alla superficie ad elevata porosità, alla eccellente resistenza meccanica e alla struttura in nanofibra progettata in laboratorio. L’innovativo design, frutto anche di una collaborazione con l’Atelier di Moda Daniela De Souza, conferirà alla maschera un comfort in ogni utilizzo garantendo un livello di protezione superiore rispetto ai diversi prodotti oggi già in commercio.

Il Prof. Giovanni Bozzetti, Presidente di Ambienthesis S.p.A. e Vice-Presidente di B&A Waste Management Co. LLC, ha così commentato l’iniziativa: “Lavorare nel settore ambientale, come da sempre fa Ambienthesis, significa maturare un senso di responsabilità civile più ampio. Per questo motivo, lo sviluppo del progetto ‘NavaMASK’ insieme alla Khalifa University e all’Università di Salerno, oltre a dimostrare come il processo di internazionalizzazione di Ambienthesis sia quanto mai concreto e in costante evoluzione, è di così rilevante importanza in questo particolare periodo. Il processo di industrializzazione dell’innovativa maschera protettiva verrà realizzato da B&A Waste Management e consentirà di corrispondere ad una crescente esigenza di sicurezza, comfort e stile in un ideale connubio tra la cultura italiana e quella degli Emirati Arabi Uniti”.

Gli fa eco HE Khaled Al Huraimel, Group CEO di Bee’ah Sharjah Environment Co. LLC e Presidente di B&A Waste Management Co. LLC: “Attraverso la nostra joint venture con Ambienthesis, Bee’ah si è impegnata in una partnership tra Industria e Università con la Khalifa University of Science and Technology per promuovere soluzioni sostenibili a vantaggio sia della comunità, sia del nostro ambiente. Essendo anche completamente biodegradabile, la maschera antimicrobica avanzata NavaMASK contribuirà a ridurre notevolmente il numero di maschere facciali ‘usa e getta’, apportando in tal modo significativi benefici per ciò che riguarda le problematiche connesse allo smaltimento dei dispositivi di protezione individuale”.

Il Dott. Arif Sultan Al Hammadi, Vice-Presidente esecutivo della Khalifa University, ha dichiarato: “Le caratteristiche innovative di ‘NavaMASK’ non soltanto riflettono il continuo impegno della Khalifa University nel trovare soluzioni che possano contribuire direttamente a servire la società, ma sono anche il risultato del finanziamento da parte dell’Università di 14 progetti di ricerca collegati alla mitigazione dell’attuale pandemia. Questa iniziativa riafferma il nostro primario impegno per sviluppare aree di studio e ricerca su tematiche relative alla comunità in generale, con l’obiettivo, in particolare, di fornire soluzioni per fronteggiare l’emergenza virale dovuta al Covid-19”.

Il Prof. Vincenzo Naddeo, Direttore della Divisione di Ingegneria Sanitaria Ambientale (SEED) dell’Università di Salerno, ha infine sottolineato: “NavaMASK è una soluzione innovativa e sostenibile in risposta alla forte domanda di maschere protettive da parte della società e dei governi. La nostra esperienza nel campo ha contribuito all’ottimizzazione di un nuovo materiale di filtrazione biodegradabile che sarà utile per la progettazione della prossima generazione di maschere facciali”.

Il Gruppo Ambienthesis rappresenta, in Italia, uno dei principali operatori integrati nel settore delle bonifiche ambientali e della gestione dei rifiuti industriali.

In particolare, il Gruppo opera nelle seguenti aree: bonifiche e risanamenti ambientali; trattamento, recupero e smaltimento di rifiuti industriali; attività di ingegneria ambientale.

Medaglia di legno e Tapiro d’oro per Clemente Russo: durante il lockdown, il pugile di Marcianise ha lanciato la “Salto della sedia challenge” su Instagram. Molti dei suoi follower hanno accettato la sfida e in tre l’hanno vinta, aggiudicandosi il premio in palio (una bottiglia di vino). Peccato che il riconoscimento non sia mai stato consegnato.

Ai microfoni di Valerio Staffelli, Russo si è scusato per il ritardo nell’invio dei premi e ha promesso che spedirà due bottiglie di vino a ognuno dei vincitori. Inoltre, ha raccontato: «Sto cercando di qualificarmi alle Olimpiadi di Tokyo 2020/21, per me sarebbe la quinta partecipazione, un record da Guinness che nessuno nella storia ha mai raggiunto».

 

Domani, giovedì 19 novembre a “Le Iene”, in prima serata su Italia1, Ismaele La Vardera torna ad occuparsi del “Caso Raciti”.

La Iena indaga sulla morte dell’ispettore capo di polizia Filippo Raciti, deceduto negli scontri seguiti al derby Catania-Palermo del 2 febbraio 2007. Un omicidio per il quale è stato condannato in via definitiva a 8 anni di carcere il giovane ultras del Catania Antonino Speziale, all’epoca 17enne.

Nel nuovo servizio l’analisi del consulente Lorenzo Coppi dei video registrati dalle telecamere dello stadio, in particolare dalla camera 7 – quella fissata sopra al cancello dove sarebbero avvenuti i fatti – e dalla camera 8 – che inquadra lo stesso cancello ma dall’interno. Su questi video si basa la condanna a 8 anni per il tifoso del Catania. Coppi, incrociando i filmati e migliorandone la qualità, sostiene che di fronte a quel cancello non ci fosse nessuno, mentre Speziale lanciava il sottolavello. Se questa ipotesi fosse vera, aprirebbe a nuovi, sconvolgenti, scenari.

Domani, spazio anche alle dichiarazioni dell’avvocato Giovanni Adami che assiste da anni diversi ragazzi che hanno partecipato agli scontri e che, a proposito di quelle immagini, sostiene di aver scoperto dettagli molto rilevanti.

 

*

La vicenda:
Secondo l’accusa, la notte del 2 febbraio 2007 sarebbe accaduto questo: gli agenti erano schierati vicino alla cancellata per non far passare nessuno e gli ultras avrebbero portato fino a lì il sottolavello usandolo come arma per sfondare quel cordone. L’ispettore Raciti avrebbe tentato di chiudere il portone destro della cancellata offrendo così il fianco agli assalitori che, usando la lamiera “a mo’ di ariete”, l’avrebbero colpito “con il sottolavello all’altezza dello stomaco”, provocando così l’emorragia che l’avrebbe ucciso. Durante la ricostruzione dei fatti, anche alcuni appartenenti alle forze dell’ordine hanno testimoniato di aver visto la lamiera “uscire a getto dalla porta”, o addirittura “volare” e poi “strisciare per qualche metro”, nonostante il Tribunale avesse giudicato credibile la ricostruzione della scientifica secondo la quale quell’oggetto fu usato “a mo’ di ariete”. Il 16 febbraio 2007, all’interno del carcere di piazza Lanza a Catania, viene intercettata una conversazione avvenuta tra un detenuto, tifoso del Catania arrestato per aver preso parte agli scontri, e i suoi genitori, che sono andati a trovarlo presso la casa circondariale. Questa intercettazione parlerebbe di una ricostruzione dei fatti alternativa, in un momento in cui ancora nessuno sembra avesse percorso alcuna altra ipotesi. Parole captate senza che i protagonisti ne fossero a conoscenza, quindi ignari della registrazione che stava avvenendo.

Nei precedenti servizi sulla vicenda, la trasmissione ha provato a mettere in evidenza gli elementi che potrebbero dar consistenza a un’ipotesi alternativa, prima con le dichiarazioni esclusive di un uomo che, subito dopo la morte di Raciti, parlò di una versione diversa da quella ufficiale, poi attraverso una serie di documenti. L’inviato aveva ricostruito tutte le possibili incongruenze che potrebbero porre dei dubbi sulla colpevolezza di Speziale, sulla cui innocenza invece avevano scommesso non solo i familiari e il legale, ma anche altre persone che non fanno parte del mondo del calcio o della tifoseria organizzata. Come il giornalista d’inchiesta Piero Messina, che aveva dichiarato a “Le Iene”: “Antonino Speziale era il colpevole ideale. Un poco testa calda, fanatico del calcio, famiglia per bene ma umile, frequentazioni un po’ borderline. C’era una breccia che poco a poco è diventata una porta, un portone, una voragine. E in quella voragine è caduto Antonio Speziale che è stato condannato per un delitto che secondo me non ha commesso”.

A seguito del primo servizio, la reazione del Capo della Polizia Franco Gabrielli è stata immediata: “Le sentenze si rispettano. Se qualcuno vorrà presentare nuovi elementi è corretto che lo faccia nelle aule di giustizia e non nelle trasmissioni televisive”. E ancora: “La Polizia di Stato non ha bisogno di capri espiatori e non può accettare che una vicenda così dolorosa, che ha avuto la sacramentazione di un giudizio definitivo, possa essere messa in discussione, in pochi minuti, con una ricostruzione parziale e una parvenza di verità per giunta pregiudiziale”. A queste parole, la trasmissione aveva risposto: “Anche sull’omicidio dell’ispettore Raciti noi de Le Iene proseguiremo per amore di verità, come sempre nel nostro lavoro, mettendolo a disposizione della collettività, nel massimo rispetto dell’Autorità Giudiziaria e delle forze di Polizia”.

Giovedì scorso, durante il terzo servizio dedicato alla vicenda è andata in onda la dichiarazione choc di una donna che dice di aver sentito un poliziotto chiedere scusa al papà dell’Ispettore, con queste parole: “Signor Raciti, le dobbiamo porgere le scuse in quanto Polizia perché è stata una manovra errata di un collega. Nel fare la manovra l’ha beccato in pieno”. La donna, che dice di essere imparentata con la famiglia Raciti, ha raccontato a Ismaele La Vardera di essersi decisa a fare questa rivelazione, seppur a tredici anni dalla vicenda, dopo aver seguito attentamente i servizi andati in onda nella trasmissione di Italia1 sul caso.

Se le dichiarazioni mostrate durante il servizio fossero confermate, potrebbero sorgere nuovi dubbi sulla colpevolezza di Speziale.

Due giorni fa la Questura di Catania ha diramato un comunicato stampa su quanto emerso dall’ultimo servizio andato in onda a “Le Iene” (ndr. “Con riferimento al servizio della nota trasmissione televisiva “le Iene”, andato in onda lo scorso giovedì 12 novembre 2020 sulla emittente nazionale Italia 1, questo Ufficio ha ritenuto di informare la locale Procura della Repubblica per ogni opportuna valutazione sulle circostanze emerse durante il citato servizio nel corso del quale una donna ha sostenuto di “….essere stata al funerale di Filippo Raciti e di aver udito un poliziotto chiedere scusa al padre dell´ispettore perché è stata una manovra errata di un collega.” ).

La Corte costituzionale, riunita oggi in camera di consiglio, ha esaminato le questioni sollevate dai Tribunali di La Spezia, Napoli e Piacenza sull’inapplicabilità del giudizio abbreviato ai reati punibili con la pena dell’ergastolo.

In attesa del deposito della sentenza, l’Ufficio stampa della Corte fa sapere che le questioni sono state dichiarate non fondate.

La disciplina censurata è espressione della discrezionalità legislativa in materia processuale, e non si pone in contrasto con i principi di uguaglianza e di ragionevolezza (articolo 3 della Costituzione), con il diritto di difesa (articolo 24 della Costituzione), con la presunzione di non colpevolezza (articolo 27, secondo comma, della Costituzione), né con i principi del giusto processo, in particolare con quello della ragionevole durata (articolo 111, secondo comma, della Costituzione).

La sentenza sarà depositata nelle prossime settimane.

Rimango perplesso in merito alla decisione della maggioranza che guida il Comune di Terre d’Adige che non ha votato a favore della proposta di mozione del Consigliere comunale della Lega Salvini Trentino, Sergio Zadra, relativa all’introduzione dello sconto sul servizio smaltimento di rifiuti, utile ad aiutare tante famiglie nel ridurre le numerose spese che comporta la nascita di un figlio.

Nella proposta di mozione si chiedeva semplicemente di estendere alle famiglie con bambini al di sotto dei due anni le agevolazioni già previste per i casi di persone che – a causa di determinate patologie – necessitano di elevate quantità di ausili per l’incontinenza. È necessaria una riforma strutturale del regolamento sulla “Tassa Rifiuti”, che incoraggi l’aumento demografico anche attraverso questo tipo di incentivi.

Eppure una simile proposta – che avrebbe determinato una piccola variazione di bilancio e mirava al sostegno delle giovani coppie con figli piccoli – sembra, per voce dei gruppi di minoranza consiliare, essere stata rigettata per pura discriminazione politica, in quanto sul documento compariva il logo della Lega.

Una situazione incresciosa che – qualora venisse confermata – dimostrerebbe l’ipocrisia di un’amministrazione comunale che vuole mostrarsi attenta alle diversità culturali, sociali ed etniche. Riterrei infatti alquanto incoerente per un Sindaco mostrarsi campione di multiculturalità quando poi, nei fatti, sembrerebbe essere il primo a discriminare sulla base dell’orientamento politico, violando così quella stessa Costituzione che è chiamato a far rispettare e, soprattutto, a rispettare.

Questo quanto dichiarato in una nota dal Consigliere provinciale e regionale Denis Paoli.

La Corte costituzionale, riunita oggi in camera di consiglio, ha esaminato le questioni di legittimità riguardanti l’applicabilità della sospensione della prescrizione – prevista dai decreti legge 18 e 23 del 2020, emanati per contrastare l’emergenza COVID-19 – anche nei processi per reati commessi prima dell’entrata in vigore delle nuove norme.

Secondo i Tribunali di Siena, di Spoleto e di Roma, la sospensione retroattiva della prescrizione (per la stessa durata della sospensione dei termini processuali: 9 aprile-11 maggio 2020) violerebbe il principio di irretroattività della legge penale più sfavorevole.
In attesa del deposito della sentenza, l’Ufficio stampa della Corte fa sapere che le questioni sono state dichiarate non fondate.

La Corte ha ritenuto che la disciplina censurata non contrasti con l’articolo 25, secondo comma, della Costituzione né con i parametri sovranazionali richiamati dall’articolo 117, primo comma, della Costituzione.

La sentenza sarà depositata nelle prossime settimane.

Soccorso Alpino – Servizio Provinciale Trentino. Intervento sotto forcella Cavallazza (catena del Lagorai, passo Rolle)

Un’escursionista minorenne del 2003 di Tesero è stata elitrasportata all’ospedale Santa Chiara con diverse contusioni dopo essere scivolata per una ventina di metri lungo un pendio erboso. La ragazza si trovava sotto forcella Cavallazza (catena del Lagorai, passo Rolle) a una quota di circa 2.000 m.s.l.m. È stato il padre, che era con lei, a dare l’allarme al Numero Unico per le Emergenze 112.

Il coordinatore dell’Area operativa Trentino orientale del Soccorso Alpino e Speleologico ha chiesto l’intervento dell’elicottero che ha verricellato sul posto il Tecnico di Elisoccorso e l’equipe medica. Una volta stabilizzata e imbarellata, la ragazza, insieme al padre, è stata recuperata a bordo dell’elicottero tramite verricello e trasferita all’ospedale Santa Chiara di Trento. Non è stato necessario l’intervento degli operatori della Stazione San Martino di Castrozza, pronti in piazzola per dare eventuale supporto all’equipaggio dell’elisoccorso.

Il Soccorso Alpino e Speleologico raccomanda di prestare la massima attenzione quando si percorrono sentieri in prossimità di pendii erbosi. Considerato il periodo secco questi pendii sono particolarmente insidiosi perché molto scivolosi a causa della presenza di erba secca.

In vista della seduta del Consiglio provinciale di domani il Gruppo del Partito Democratico del Trentino, con il supporto di altri Consiglieri di minoranza, ha depositato due proposte di risoluzione (qui allegate).

La prima – primo firmatario il Cons. Luca Zeni – ha ad oggetto Misure urgenti per la fase 2 della pandemia Covid-19, mentre la seconda – prima firmataria la Cons.a Sara Ferrari – ha ad oggetto il percorso di gestione dell’emergenza COVID-19 nel sistema scolastico trentino.

Per il Gruppo del PDT – La Capogruppo Cons.a Sara Ferrari

 

*
Ill.mo Signor
Walter Kaswalder
Presidente del Consiglio provinciale
SEDE

Trento, 18 novembre 2020
Proposta di risoluzione n.
Percorso di gestione dell’emergenza COVID-19 nel sistema scolastico trentino

Il ridotto ricorso alla didattica a distanza e il prosieguo per quanto possibile dello svolgimento delle lezioni scolastiche in presenza, sono obiettivi condivisi che la Giunta provinciale deve però perseguire attraverso adeguate accortezze e tramite il potenziamento degli sforzi necessari a contenere la diffusione del virus Covid-19.
È infatti indispensabile che la giusta tutela del percorsi socio-scolastici dei nostri giovani venga bilanciata da un’azione incisiva per assicurarsi che tale scelta non finisca, seppur involontariamente, per indebolire la lotta al contagio che vede impegnate – in questo Paese – ogni istituzione, categoria, individuo.
Per questo, riteniamo debbano essere individuati in tempi rapidi nuove e migliori forme di gestione dei casi di positività da Covid-19 all’interno dei sistemi scolastici, con percorsi esclusivi e separati da quelli generalisti per il personale scolastico e per gli studenti. Solo così, infatti, sarà possibile contrastare l’incertezza legata alle assenze prolungate e alla difficoltà a reperire supplenti.
Al personale scolastico va dunque garantita un’azione di screening ripetuta e la fornitura di dispositivi di alta protezione (in modo particolare nelle classi dove la quarantena è vincolata alla doppia positività). Infine, è necessario provvedere ad una ulteriore dotazione di device per studenti e per gli insegnanti che in Trentino non beneficiano del bonus carta docente.

il Consiglio della Provincia autonoma di Trento impegna la Giunta:
1. ad elaborare un percorso di gestione dei casi Covid-19 esclusivo per il settore scolastico, separato da quello generalista;
2. ad elaborare un sistema di screening ripetuti per tutto il personale scolastico;
3. a potenziare la fornitura di dispositivi di alta protezione per il personale (mascherine ad alta protezione FFP2);
4. a provvedere ancora alla fornitura di device per gli studenti e per gli insegnanti che in Trentino non beneficiano del bonus carta docente;
5. a promuovere l’offerta formativa laboratoriale degli istituti scolastici.

Cons Sara Ferrari

 

 

*

Ill.mo Signor
Walter Kaswalder
Presidente del Consiglio provinciale
SEDE

Trento, 19 novembre 2020

Proposta di risoluzione n.
Misure urgenti per la fase 2 della pandemia Covid-19

Premesso che
in data 19 maggio 2020 il Consiglio della Provincia Autonoma di Trento approvava due risoluzioni indicanti una serie di misure da adottare in ambito di politiche sanitarie, in modo da organizzare il sistema sanitario per essere pronti ad una possibile seconda fase dell’epidemia;

la seconda fase della pandemia, dovuta anche al rilassamento dei comportamenti individuali nel corso dell’estate, ha evidenziato lacune programmatorie ed organizzative in tutto il Paese, ed in maniera analoga in provincia di Trento, dove non si sono sfruttate le opportunità dell’Autonomia speciale, ossia la possibilità di mettere in campo strumenti normativi, amministrativi e organizzativi forti a supporto di una strategia politico/sanitaria chiara;

vi sono alcuni interventi che possono essere strumento molto valido per contenere la diffusione del virus, accanto all’utilizzo delle mascherine, il distanziamento e l’igiene, come ad esempio: alto numero di tamponi effettuati; sistema di tracciamento tempestivo e capillare, anche attraverso l’utilizzo di strumenti tecnologici; sistema di assistenza domiciliare efficiente, in modo da prevenire sintomi gravi ed evitare un’alta ospedalizzazione; isolamento dei positivi dal resto dei familiari;

con l’aumento dei contagi nella fase due dell’epidemia, nel corso del mese di ottobre, dopo alcune settimane di difficoltà dovute al basso numero di personale presso la centrale covid, si è provveduto ad aumentare la dotazione e si sta implementando l’informatizzazione del sistema, ad esempio attraverso l’invio automatico del certificato di isolamento per 21 giorni in caso di positività al tampone, e con l’indicazione di quarantena per i familiari, per evitare che troppe persone rimanessero “scoperte” a causa dei ritardi nelle chiamate. Anche le procedure sono migliorate nel corso del tempo, nel rispetto delle indicazioni ministeriali, e – quando il sistema non ha ritardi – cercando di ridurre i disagi per le migliaia di famiglie coinvolte.

Tuttavia sono rimasti ancora molti margini di miglioramento, anche perché ancora non sono chiarissime ed omogenee sul territorio le attività che dovrebbero essere svolte dai medici di base.
Ad esempio, in caso di positività, vengono inviate le indicazioni di quarantena della famiglia, e solitamente le persone coinvolte, compreso il positivo, vengono contattate dalla centrale covid soltanto dopo circa 7-8 giorni per fissare il tampone di fine isolamento o quarantena. In caso di referto negativo, che può arrivare anche a distanza di qualche giorno dall’effettuazione del tampone, si deve attendere la chiamata della centrale covid e l’invio da parte della stessa di un nuovo certificato che anticipa la data di fine isolamento, e tra referto negativo e fine isolamento reale, passano così altri due giorni, con disagi notevoli a livello familiare, educativo e professionale.

Un altro problema avvertito da molte persone, è che – anche se si riuscisse a migliorare molto il supporto informativo, magari con dei vademecum chiari e completi e l’iter non dovesse subire intoppi – l’ansia creata dalla situazione, la forte preoccupazione per essere stati colpiti da una malattia nuova, pericolosa, e per molti versi ancora misteriosa, richiede comunque la possibilità di poter semplicemente parlare con qualcuno, avere un riferimento che spiega l’iter e rassicura sulle procedure da seguire in caso di aggravamento dei sintomi. Per questo si ritiene che la strada da seguire sarebbe quella del miglioramento delle procedure (vademecum informativo, certificati automatici, sia ad inizio che a fine isolamento, indicazioni per la quarantena dei conviventi, possibilità di prenotazione diretta attraverso il cup dei tamponi etc), ma anche l’indicazione di un numero da contattare, e che non lasci le persone in attesa per ore come purtroppo ancora accade, per coloro che necessitano di una rassicurazione in più, perché uno degli aspetti peggiori della situazione che stiamo attraversando è il senso di solitudine, unito a senso di colpa e preoccupazione, che molte persone stanno vivendo;

in Trentino il numero di tamponi è maggiore che in altre regioni, ma potrebbe essere facilmente implementato coinvolgendo i laboratori privati e pubblici (in particolare Cibio e Istituto zooprofilattico) presenti sul territorio. Rispetto ad altre regioni tuttavia le persone testate rispetto al numero di tamponi sono molto inferiori, anche per la scelta di utilizzare spesso i tamponi molecolari per attività di screening. Questo può portare in alcuni casi a dei rallentamenti; ad esempio se in una casa di riposo “pulita” si effettuano tamponi molecolari ogni 7 giorni a tutti i pazienti e a tutto il personale, ed i tempi di attesa per il referto varia tra 3 e 5 giorni, come accade, potrebbero crearsi rallentamenti in caso di contagio;

nelle ultime settimane si è diffusa molta confusione rispetto alla reale portata del contagio in provincia di Trento, in seguito alla scelta di non confermare le positività ai tamponi antigenici rapidi attraverso tamponi molecolari, che in base ai protocolli andrebbero effettuati a ridosso dei primi. In tal modo moltissimi positivi non vengono conteggiati, poiché l’unico tampone molecolare a cui vengono sottoposti, e che rileva ai fini dei conteggi ufficiali, è quello di fine isolamento e spesso negativo. Tutto questo crea conseguenze rilevanti.
È evidente la contraddizione di un sistema che lascia alla discrezionalità delle regioni il protocollo da seguire rispetto ai tamponi molecolari di conferma da effettuare, lasciando in tal modo una certa discrezionalità rispetto alle conseguenze sui provvedimenti da adottare.

Ai sindaci vengono comunicati entrambi i dati, ma gli stessi devono gestire in maniera diversa i positivi sul loro territorio, dovendo emettere un’ordinanza di obbligo di dimora per i positivi ai tamponi molecolari, ma non ai positivi ai tamponi antigenici (con quali conseguenze giuridiche in caso di violazione dell’isolamento?).
Molta confusione è stata creata dalla scelta della giunta di non comunicare tutti i dati, e lasciando alle ricostruzioni giornalistiche il compito di dare un quadro completo ai cittadini, che ad oggi dovrebbe essere di circa 3000 positivi “ufficiali” ai tamponi molecolari, ma di 10.000 “reali”, con circa 35.000 persone in isolamento o quarantena;

accanto all’importanza dei comportamenti individuali come il corretto utilizzo della mascherina (che troppo spesso si dimentica di ricordare che deve essere cambiata tutti i giorni!), il distanziamento e l’igiene delle mani, è importante promuovere la prevenzione primaria, proseguendo con l’attività di promozione dei corretti stili di vita ad ogni età, dall’alimentazione all’attività fisica, fino all’importanza della relazionalità, per mantenere il corretto equilibrio psicofisico. Questo sia al fine di rafforzare il sistema immunitario e di avere persone più sane ed in grado di rispondere meglio alla malattia in caso di contagio, sia per mantenere una serenità psicologica gravemente messa a rischio dalla situazione che stiamo vivendo;

diverse regioni, ad esempio il vicino Veneto, utilizzano in maniera crescente ed efficace il plasma iperimmune nelle terapie per curare pazienti positivi al Covid-19;

spesso si pongono in antitesi i provvedimenti restrittivi adottati per limitare la diffusione del contagio e la tutela delle attività economiche. Non è facile individuare un modello ideale, perché le variabili sono molte. Alcune analisi evidenziano che la comparazione nella fase 1 della pandemia tra il modello svedese – che non ha fatto un lockdown rigido – e quello dei Paesi vicini, come Norvegia e Finlandia – che hanno adottato lockdown rigido – porta a ritenere che, oltre ad avere una minore diffusione del virus e minore mortalità, nei Paesi che hanno adottato misure più rigorose, il calo economico si è concentrato in un periodo più breve e complessivamente hanno sviluppato dati di PIL migliori rispetto alla Svezia, che pur rimanendo sempre attiva, ha risentito di un’onda più lunga del contagio e delle chiusure esterne ad essa.

In questo momento Trentino ed Alto Adige stanno adottando strategie paragonabili a quelle dell’esempio riportato, pur con dati sull’epidemia quasi perfettamente sovrapponibili sia per numero reale di contagi che di ricoveri ospedalieri, con il Trentino che cerca di mantenere restrizioni minori possibili alle attività economiche, ma con il rischio di un’onda più lunga e che imporra limitazioni per un tempo maggiore, mentre l’Alto Adige ha deciso di adottare misure più rigorose sulle chiusure, ed ora si appresta ad un tamponamento di massa, per abbattere la curva, “sacrificando” il mese di novembre, con la speranza di tornare ad una convivenza con il virus sostenibile nei mesi successivi ed avere così minori ripercussioni economiche.

Si deve anche tener conto che l’eventuale apertura delle piste da sci dovrà tener conto dell’impatto sul sistema sanitario. In questo momento la funzionalità di gran parte dei reparti, compresa ortopedia, è compromessa, e il sistema ospedaliero non sarebbe in grado di assorbire l’elevato numero di traumi conseguenti all’attività sciistica. Mentre in altre realtà, ad esempio a Verona, si è scelto di mantenere più possibile “pulito” l’ospedale centrale, per garantire la maggiore funzionalità possibile dei servizi non covid, concentrando invece sul resto della rete i pazienti covid, in Trentino si è scelto un modello misto, con una forte riduzione delle attività non covid.

Tutto ciò premesso,

il Consiglio della Provincia Autonoma di Trento impegna la Giunta:

 

1. a promuovere nelle sedi istituzionali nazionali un chiarimento rispetto ai protocolli da seguire in caso di utilizzo dei test antigenici rapidi non confermati dai tamponi molecolari e rispetto alle metodologie di conteggio dei positivi;
in ogni caso a comunicare in maniera chiara e senza reticenze tutti i dati relativi all’epidemia in corso, sia quelli relativi ai contagi che alla situazione clinica ed ospedaliera, e ad adottare le decisioni di politica sanitaria in base all’andamento reale dell’epidemia;

2. ad aumentare più possibile il numero dei tamponi, anche attraverso il coinvolgimento del Cibio, dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie e dei laboratori privati che fossero disponibili;
3. a fornire una comunicazione completa, anche attraverso vademecum da consegnare al momento dell’effettuazione del tampone; a semplificare più possibile le procedure; ad

automatizzare le certificazioni nella gestione delle persone in isolamento e quarantena, in particolare prevedendo una certificazione di fine isolamento automatica nel caso di tampone di fine isolamento negativo, in modo da non far perdere inutilmente due giorni alle persone interessate;

4. a proseguire nel potenziamento del personale del Centro Covid, anche attraverso la messa a disposizione di personale amministrativo di supporto per le procedure che non comportano una valutazione sanitaria in senso stretto, cercando di garantire la possibilità di contatto telefonico, senza attese di ore, per le persone che ne avessero la necessità, soprattutto se con sintomi o se persone fragili e per le famiglie con un componente disabile;

5. a potenziare il personale dedicato alle cure domiciliari e il personale delle professioni infermieristiche, ed a garantire la fornitura e l’incentivazione di supporti tecnologici per il monitoraggio delle persone in isolamento o quarantena, anche verificando la presenza sul mercato di app di monitoraggio dei sintomi da mettere in rete con il sistema sanitario;

6. a definire e a chiarire in maniera chiara il ruolo dei medici di medicina generale, garantendo omogeneità di presa in carico ai cittadini di tutta la provincia;

7. a promuovere, anche attraverso le associazioni di raccolta sangue presenti in Trentino, che è una delle regioni con la maggior capacità di raccolta sangue, la donazione di plasma iperimmune, al fine di rafforzare la capacità terapeutica del sistema sanitario nella lotta al covid;

8. a offrire collaborazione alla Provincia di Bolzano – anche autorizzando il personale sanitario trentino – per l’effettuazione del tamponamento a tappeto che sarà realizzato nei prossimi giorni e ad analizzarne gli effetti, al fine di valutare un’iniziativa analoga anche in Provincia di Trento;

9. a fornire entro 7 giorni al Consiglio provinciale un’analisi epidemiologica con la valutazione dei possibili effetti sull’economia nel caso di adozione di misure rigorose di chiusura per un tempo limitato, in modo da abbattere la curva, come sta cercando di fare la Provincia autonoma di Bolzano, rispetto alla scelta di mantenimento di limitazioni meno rigide per un tempo più lungo;

10. a promuovere anche durante la fase della pandemia, attraverso un’adeguata comunicazione, i corretti stili di vita, sia dal punto di vista alimentare, che dell’attività fisica, che della relazionalità (nel rispetto delle disposizioni sul distanziamento e anche attraverso modalità da remoto), al fine avere persone con un sistema immunitario più forte in caso di contagio, sia per mantenere un corretto equilibrio psicofisico;

11. a ritenere obiettivo prioritario del sistema sanitario trentino quello di gestire questa seconda fase della pandemia garantendo le migliori cure possibili a tutti i malati delle diverse patologie, senza interruzioni dovute a incertezze organizzative, ed a valutare la possibilità di organizzare la rete ospedaliera, sul modello di Verona, utilizzando più possibile gli ospedali di valle e le strutture private per gestire i pazienti covid, in modo da “sporcare” meno possibile l’ospedale Santa Chiara, per consentire la maggior tenuta possibile dei servizi non covid, in particolare oncologia, chirurgia, ortopedia.

 

*

Cons. Luca Zeni
Cons.a Sara Ferrari
Cons. Alessio Manica
Cons. Alessandro Olivi
Cons. Giorgio Tonini

Leggiamo dai giornali di oggi che i contagi tra i bambini 3-5 anni è di poche unità (4) a riprova della scarsa diffusione nelle scuole infanzia dei contagi.

Peccato però che ci arrivino dalle scuole segnalazioni allarmanti, con una scuola del comune di Trento dove il personale, sia insegnante che non docente, è assente al 50%.

Riteniamo la situazione inaccettabile e insostenibile!

La UIL FPL ha denunciato fin dall’inizio la necessità di dotare il personale di adeguati DPI (dispositivi di protezione individuali) e di dare informazioni corrette a personale e famiglie!

Oggi invece ci troviamo in piena emergenza, con forti contagi sul personale e su bambini e famiglie, senza un “piano d’emergenza” adeguato alla situazione delle scuole.

Anziché aprire indiscriminatamente quest’estate, il sistema delle scuole infanzia avrebbe dovuto organizzare al meglio questa già annunciata “seconda ondata” per non farsi trovare impreparati all’emergenza.

Evidentemente solo la UIL FPL sta raccogliendo i dati reali dei contagi attraverso il personale iscritto, ma è un lavoro che dovrebbe fare la Provincia in collaborazione con APSS!

La misura è colma ed il personale stremato: se la situazione di mancata tutela dovesse perdurare la UIL FPL è pronta ad informare l’autorità giudiziaria della mancata sicurezza nelle scuole.

 

 

*

Marcella Tomasi

Segretaria UIL FPL Enti Locali

 

(Pagina 1 di 6)