«Fratelli d’Italia raccoglie l’appello rivolto dal Consiglio generale della FIEG e dal presidente Andrea Riffeser Monti al Governo e al Parlamento per la tutela dell’editoria nazionale. Siamo stati i primi a mobilitarci in Commissione Cultura ed Editoria a difesa dell’informazione, a denunciare il taglio delle misure per l’editoria contenute nelle bozze della nuova legge di bilancio e a chiedere conto al sottosegretario Martella del perché le richieste della categoria fossero state solo parzialmente accolte.

Siamo al lavoro per presentare in Parlamento un pacchetto di emendamenti per la proroga del regime della cosiddetta “forfettizzazione della resa”, per l’aumento della disponibilità del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione fino a 500 milioni e per rifinanziare le misure introdotte per mitigare gli effetti della crisi economica. Chiediamo al Governo di seguire l’esempio di altri Stati europei: l’editoria è un settore strategico da difendere e le imprese e i livelli occupazionali di chi si occupa di informazione, dai giornalisti agli edicolanti, devono essere garantiti».

Lo dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

Il massacro del Circeo: Roberto, il fratello di Daniela Colasanti e Letizia Lopez, sorella di Rosaria, si rivolgono alla Corte Europea. L’Italia non ha cercato Andrea Ghira e deve pagare per non essere riuscita a punirlo con il carcere.

Inoltre a “Chi l’ha visto?”, in onda mercoledì 18 novembre alle 21.20 su Rai3, gli aggiornamenti sulla sentenza della Cassazione per Freddy Sorgato, la sorella Debora e Manuela Cacco, accusati dell’omicidio di Isabella Noventa. E poi appelli, richieste di aiuto e segnalazioni di persone in difficoltà.

Camere di commercio: Alleanza delle Cooperative, rispettare la scadenza per il processo di accorpamento.

Tre anni per verificare l’esigenza di eventuali correttivi.

Il percorso di riforma delle Camere di Commercio sta producendo, in quei contesti dove si sono già realizzati gli accorpamenti, effetti positivi in termini di accresciuta efficacia della loro attività. La legge fissa una scadenza per il compimento di questo processo: il Ministero si faccia carico di assicurarne il rispetto, producendo comunque un ulteriore sforzo con la giusta sensibilità affinché sulle fusioni territoriali ancora non risolte e che vedono ancora conflitti si possa arrivare a soluzioni più condivise, a fronte di nuove proposte credibili e realizzabili in tempi molto serrati.

Occorre inoltre che le Camere di Commercio risultanti dalle fusioni garantiscano comunque la pluralità delle diverse rappresentanze nella governance, ferma restando la necessità di maggiore rigore e controllo sui dati associativi dichiarati. È questo l’invito rivolto al ministro Patuanelli, nel corso dell’incontro sugli accorpamenti delle Camere di Commercio, dal presidente dell’Alleanza delle Cooperative, Mauro Lusetti, anche a nome dei copresidenti Maurizio Gardini e Giovani Schiavone.

«Oggi più che mai – ha sottolineato Lusetti – le imprese hanno bisogno di certezze; hanno bisogno dei ristori predisposti dal governo, ma anche di un sistema camerale in grado di erogare servizi efficaci e di qualità per aiutarle a superare la drammatica situazione che stanno vivendo. Qualsiasi ritardo nella conclusione del processo di riforma o il rimetterne in discussione i principi fondamentali produrrebbe invece incertezza e rischierebbe di aggiungere problemi a problemi». Il presidente dell’Alleanza ha quindi raccomandato di procedere rapidamente alla nomina dei Commissari, che potranno anche essere rappresentati dai presidenti delle Camere di Commercio di più recente elezione.

«Naturalmente – ha precisato Lusetti – non possiamo pensare che la chiusura del processo di accorpamento significhi il compimento definitivo della riforma: occorre dare all’intero sistema camerale un tempo congruo, quantificabile in tre anni, per sperimentare il nuovo assetto. Un periodo durante il quale si potranno monitorare vari aspetti – dall’adeguatezza dei servizi offerti, ai progressi della digitalizzazione del rapporto tra Camere e imprese, alla garanzia della molteplicità della rappresentanza – per valutare l’esigenza di apportare eventuali correttivi».

“Il Presidente della Provincia Fugatti ha condannato illegalmente l’orso M57 all’ergastolo. L’unica colpa di M57? Essere un orso attratto dai rifiuti lasciati in strada”: questo il contenuto della campagna stampa che LAV si è vista, di fatto, censurare​ durante la trattativa per l’acquisto di uno spazio pubblicitario ​sul quotidiano L’Adige.

“Noi stiamo dalla parte di M57 e dalla parte degli orsi: far giungere a pagamento a mezzo stampa il nostro appello al Presidente Fugatti della Provincia di Trento, riteniamo sia un legittimo esercizio di libertà e di diritto di critica – afferma Simone Stefani, responsabile trentino della LAV – Invitiamo tutti mezzi d’informazione, trentini e nazionali, ad approfondire il tema, senza mediocri censure, della gravissima – non solo da un punto di vista etico, ma anche giuridico – detenzione di un animale selvatico, particolarmente protetto come nel caso dell’orso, catturato e rinchiuso in un recinto, in assenza di una valida autorizzazione.

Abbiamo denunciato il Presidente della Provincia Fugatti alla Procura della Repubblica di Trento e contestualmente gli abbiamo inviato una diffida, con richiesta di immediata liberazione di M57 perché detenuto illegalmente. Se la sua risposta dovesse farsi attendere più di qualche giorno, siamo pronti a rivolgerci anche al TAR di Trento. M57 può e deve essere restituito alla natura e il suo caso deve diventare emblematico di una nuova stagione di libertà per gli orsi trentini.”

 

 

Infermieri, nessuna opposizione da Cgil. Se Segnana vuole derogare al contratto, deve però dare precise garanzie.

Bloccate le assunzioni degli infermieri: cosa succede? Lo spiega la Fp Cgil col segretario generale Luigi Diaspro e i referenti di settore Gianna Colle e Marco Cont.

La Fp Cgil non si è opposta all’assunzione di infermieri proposta dell’Azienda Sanitaria, al contrario ne ha auspicato la rapida assunzione per portare altri professionisti a sostegno dei tanti che sono allo stremo negli Ospedali e nelle Case di Riposo.

Gli infermieri dell’ultimo concorso potrebbero prendere subito servizio in Azienda sanitaria. Tra loro molti sono quelli che hanno già un posto di lavoro nelle Case di riposo. Il passaggio all’Azienda sanitaria ha dei vantaggi: in termini di prospettive di professionalizzazione ma anche a livello di condizioni contrattuali. Non è nuovo il caso, in passato è successo più volte, che i concorsi in azienda sanitaria abbiano messo in difficoltà le case di riposo, svuotandole di professionisti. Ma c’è una differenza sostanziale col passato: la pandemia.

Ebbene, dove si è arenata la contrattazione intavolata ieri tra i sindacati e l’Azienda sanitaria? L’Azienda è pronta ad assumere ma non vuole mettere in difficoltà le case di riposo. La soluzione che ha proposto è dunque quella di assumere i professionisti in graduatoria ma, per quelli che sono già dipendenti delle Apsp, disporre una sorta di “comando automatico” nel loro attuale posto di lavoro. Detto ancora più semplicemente: sei dipendente di una Casa di riposo; vinci il concorso; ti assumo in Azienda sanitaria. Diventi formalmente dipendente dell’Azienda sanitaria ma ti ri-colloco temporaneamente nella tua Casa di riposo.

«In un momento così drammatico per i servizi sanitari e socio sanitari sul territorio, la Fp Cgil intende assumersi tutte le responsabilità per scelte anche impegnative, non si può guardare ciascuno al proprio orticello di consenso. Abbiamo pertanto offerto disponibilità ad un accordo che sbloccasse la situazione a favore di tutti i soggetti in campo, ma abbiamo chiesto garanzie per i lavoratori coinvolti e per i servizi da assicurare sia nelle Case di Riposo che in Azienda Sanitaria. Se occorre derogare alla volontarietà del comando, previsto dal contratto collettivo, occorre delimitare un perimetro di garanzie per i lavoratori coinvolti, sia per le Apsp che per l’Azienda Sanitaria.

Tuttavia l’Apran e l’azienda ci hanno posto di fronte a un “prendere o lasciare” che, insieme all’opposizione di altre sigle, non ha consentito alcun esito positivo. Certo tutto sarebbe più facile se, come chiediamo da anni, i contratti collettivi Apss e Apsp fossero parificati nel sistema retributivo e indennitario oltre che giuridico e non esisterebbero differenze tra Case di riposo e Azienda sanitaria».

Coronavirus: 276 nuovi casi positivi, 3 decessi, 35 ricoveri in rianimazione.

Sono 276 i nuovi casi positivi al Covid-19 riportati oggi dal report dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari. Di questi più di due terzi (199) sono stati individuati da screening o contact tracing. Sul totale dell’ultimo rapporto, sono una sessantina i casi classificati pauci sintomatici. Sul versante RSA, tra ospiti e operatori si contano 8 nuovi contagi. Ma ci sono anche 5 piccolissimi (meno di 2 anni) ed altri 4 bambini tra 3 e 5 anni. Gli over 70 sono ben 105, dato che deve indurre ad aumentare il livello di prudenza nei confronti delle persone più fragili.
Anche oggi si contano purtroppo dei lutti, tutti avvenuti in ospedale: 3 persone (una delle quali proveniente da una RSA) di età compresa fra i 72 e gli 83 anni.

Continua a crescere il numero dei ricoveri negli ospedali: il dato di oggi è di 423 pazienti (ieri ne sono stati registrati altri 37) di cui 35 in rianimazione.

Sono in corso approfondimenti su nuovi 28 contagi fra bambini e ragazzi in età scolare con il probabile esito dell’isolamento delle rispettive classi (ieri quelle in quarantena erano 182).

Il dato relativo ai tamponi indica 1.624 analisi, tutte effettuate all’Ospedale Santa Chiara, per un totale di 333.667 test molecolari effettuati.
Altra cifra da evidenziare è quella relativa ai guariti: oggi sono 101, che portano il totale da inizio pandemia a 9.384 persone che hanno superato la malattia.

Covid-19, nuova ordinanza per il progetto Test rapidi in Alto Adige. Firmata la nuova ordinanza che regola il funzionamento del progetto “Test rapidi in Alto Adige”. Test antigeni anche nelle farmacie, quarantena di 10 giorni per i positivi.

Il presidente della Provincia, Arno Kompatscher, ha firmato oggi pomeriggio (17 novembre) l’ordinanza contingibile e urgente numero 70 (allegata a questo comunicato) che pone le basi giuridiche per lo svolgimento del progetto Test rapidi in Alto Adige. L’iniziativa potrà arrivare a coinvolgere sino a 350.000 gli altoatesini, chiamati a svolgere un test antigene tra venerdì 20 e domenica 22 novembre. Il documento determina le modalità di funzionamento dello screening diffuso, in maniera particolare per quanto riguarda ciò che dovrà accadere una volta conosciuto l’esito del test antigenico, “ed è stato redatto – ha sottolineato il presidente altoatesino – sulla base delle indicazioni fornite dagli esperti dell’Azienda sanitaria d’intesa con la Direzione generale della prevenzione sanitaria del Ministero della salute”.

 

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Test anche in farmacia, cittadini parte attiva

Le cittadine e i cittadini potranno partecipare al progetto Test rapidi in Alto Adige recandosi presso una delle circa 200 postazioni presenti in tutti i comuni della Provincia di Bolzano, ma non solo: i test potranno essere effettuati, per un periodo che va dalle 72 ore prima dell’inizio dello screening diffuso sino alle 72 ore successive al termine delle operazioni, anche presso farmacie, medici di base e tutte quelle strutture e quei soggetti accreditati presso l’Azienda sanitaria per lo svolgimento dei test. “Nessuno sarà obbligato a partecipare – ha spiegato Arno Kompatscher – ma faccio appello a tutta la popolazione: sino ad ora le persone hanno dovuto subire passivamente le misure per il contenimento dei contagi, limitandosi a dover rispettare le regole, ora invece è possibile dare il proprio contributo in maniera attiva per piegare la curva. Maggiore sarà la partecipazione, maggiore sarà la possibilità di bloccare la diffusione del virus. Anche coloro che dovessero risultare positivi, tramite il loro isolamento, contribuirebbero a tutelare la salute dei propri familiari, dei propri conoscenti e dei propri colleghi di lavoro”.

 

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Cosa accade in caso di positività al test?

In caso di positività al test antigenico, scatterà automaticamente l’isolamento domiciliare per 10 giorni e, su richiesta dell’interessato, verrà attivata la procedura per l’attestato di malattia che verrà inoltrato al proprio datore di lavoro. Nel caso in cui la persona non presenti sintomi riconducibili al Covid-19, una volta terminati i 10 giorni di quarantena si potrà uscire dall’isolamento senza bisogno di alcun ulteriore test. Se, invece, la persona risulterà sintomatica, dovrà essere avvertito il medico di base che deciderà l’iter procedurale da seguire in base alla gravità del paziente e avanzerà richiesta di prenotazione di un tampone naso-faringeo (test PCR). La quarantena potrà essere terminata in caso di esito negativo al test, oppure dopo 21 giorni (di cui almeno 7 senza sintomi) dall’iniziale esito positivo. I dettagli del progetto verranno presentati domani, mercoledì 18 novembre, nel corso di una conferenza stampa.

 

 

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Il desolante quadro finanziario presentato dalla Giunta alla Prima Commissione ha travolto anche i capitoli riguardanti il comparto agricolo. Ha deluso, il “minimo sindacale” che si è cercato di rabberciare.

Le imprese agricole specie quelle in fieri sono rimaste ancora una volta a bocca asciutta.

A questa attenzione ai giovani – solo enunciata – oppugniamo con un’interrogazione proponendo di attivare bandi PSR a partire dalle esigenze maggiormente sentite in questo momento.

DI SEGUITO IL TESTO DELL’INTERROGAZIONE:

 

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In questi giorni, la Camera di Commercio di Trento ha divulgato uno studio molto interessante che certifica il numero di imprese condotte da giovani in agricoltura. Negli ultimi cinque anni, in Trentino è in controtendenza non solo con il livello nazionale ma anche rispetto ad aziende giovanili di altri settori

Oltre al definire una maggiore vivacità di impresa questa notizia è da accogliere con favore in funzione del fatto che le aziende giovanili mostrano maggiore propensione alla tutela ambientale, all’utilizzo del web e del commercio elettronico dei propri prodotti: manna per il mercato al tempo del Covid. Inoltre operano con una spiccata attenzione alla qualità del prodotto

Nei corrispondenti anni alla ricerca in premessa, con particolare impegno finanziario, la Provincia ha tenuto attiva la misura 6.1.1 PSR – insediamento giovani
Una misura rispetto alla quale è stata data soddisfazione alla pressoché totale quantità di domande pervenute.

Con rammarico si è dovuto constatare che il 2020 è stato caratterizzato dall’assenza di bandi di questo tipo né si avverte nelle intenzioni dell’assessorato vi sia un impegno ad attivarsi nel più breve tempo possibile per un nuovo bando.

Piuttosto, vengono costantemente evidenziati gli oggettivi ed in parte condivisibili difetti del vecchio sistema. Sappiamo che il Tavolo di ascolto dei giovani ha attivato delle proposte alternative. Della loro possibilità di tempistica e di realizzazione, almeno fino ad ora non si ha nessuna contezza. Il risultato è che né con né senza difetti, si sono viste finora, risposte amministrative alternative.

Sempre più concreto il timore che ostinandosi a promuovere un bisogno di cambiamento, si eviti di attivare, almeno in tempi brevi, anche una sol minima proposta diversa.
I giovani agricoltori attendono risposte dall’attivazione dei Bandi al loro dedicati
I giovani agricoltori sono stati lasciati alla mercè della crisi da Covid e delle naturali difficoltà che in Trentino si incontrano ad avviare un’attività agricola. La più evidente, la carenza di nuovi terreni agricoli da valorizzare.

La misura “Bonifiche”, a tal proposito, si presenterebbe come strumento ideale. Nonostante le numerose proposte e sollecitazioni è stata pedissequamente ignorata.
Anche questo secondo elemento di preoccupazione per il comparto agricolo spinge i sottoscritti consiglieri a stimolare risposte al mondo agricolo da parte della giunta provinciale.

Per questo abbiamo voluto interrogare la giunta provinciale:

per sapere se vi sia intenzione di aprire entro il più breve tempo possibile i bandi PSR per Misure 6.1.1 “insediamento giovani” e 4.3.4 “Bonifiche”.

 

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Firmato: Dallapiccola, Demagri e Rossi

 

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Ci venga perdonato il timore di ricevere la solita risposta: “IL TEMA HA GRANDE IMPORTANZA ED E’ ALL’ATTENZIONE DELLA GIUNTA” Mentre ci apprestiamo a superare il giro di boa della legislatura.

 

 

 

DIRETTO

Gestione della città in emergenza e sostegno all’economia: maggioranza ben confusa e contraddittoria.

Giunta confusa e contraddittoria sulle scelte per la città in questo periodo di avvicinamento al Natale: si attiva il Tavolo con le categorie, ma non le si consulta sulle scelte per l’economia cittadina; si vuole invitare all’acquisto locale, ma si chiudono i chioschi e con la minaccia di creare una “zona rossa” si terrorizza la popolazione.

Come potranno i cittadini acquistare in città, se la raccomandazione del Sindaco è di “evitare di fermarsi a fare acquisti dopo il lavoro” e di “si lavora e poi si torna subito a casa”?
Trento poi non è solo la città dei residenti, ma anche luogo di vita dei molti pendolari, che contribuiscono da sempre alla sua economia; fermare i loro acquisti significa dare un altro grave colpo all’economia cittadina.

Che dire poi dell’ennesima discriminazione, con la chiusura improvvisa dei chioschi delle castagne e del brulè, o della minaccia di togliere il mercato del giovedì (quando sabato scorso i mercati in Piazza Dante sono stati esempio di massimo rispetto delle regole)?

Da tempo abbiamo suggerito di ampliare la superficie cittadina destinata al mercato del giovedì, per consentire spazi più ampi tra i banchi e per il flusso dei cittadini in piena sicurezza; lo stesso va fatto per i chioschi, da collocare non nelle strettoie della città ma in piazze con ampio spazio attorno, per consentire il corretto distanziamento tra gli avventori.

Male quindi l’attacco dell’amministrazione comunale al mondo economico, fatto senza concertazione né condivisione delle scelte (né con le categorie, né con le minoranze consiliari); mentre le proposte di Stanchina paiono solo una presa in giro, visti i proclami del sindaco.

Mentre la Provincia cerca misure di compromesso, per evitare la chiusura totale (che per molte aziende potrebbe dire la chiusura definitiva), il Comune di Trento invece, con chiusure improvvise e ulteriori minacce lascia confusione ai cittadini e alle aziende l’amarezza di essere fuori da ogni confronto.

Si attivi subito un tavolo anche con le minoranze in consiglio comunale e con le categorie per trovare scelte opportune e condivise che evitino la morte pre-natalizia della città, non per COVID, ma per inadeguatezza della classe politica al governo della città.

 

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