Laboratorio alpino Dolomiti UNESCO, rinnovata l’alleanza tra Provincia e Sat. Stamani l’assessore Tonina e la presidente Facchini hanno siglato la convenzione.

È stata rinnovata l’alleanza tra Provincia autonoma di Trento e SAT con l’obiettivo di promuovere le attività del “Laboratorio Alpino e delle Dolomiti – Bene UNESCO”, ospitato presso la Casa della SAT, in via Manci a Trento. Il Laboratorio realizza ogni anno 35-40 iniziative che vedono la partecipazione di circa 3.000 persone e coinvolgono una quindicina di partner istituzionali e professionali. Stamane la firma della convenzione da parte dell’assessore provinciale all’ambiente Mario Tonina e della presidente della SAT Anna Facchini, è avvenuta in un clima di grande soddisfazione ed entusiasmo alla presenza anche del dirigente del Servizio sviluppo sostenibile e aree protette Romano Stanchina e del direttore operativo della SAT Claudio Ambrosi.

“L’esperienza di collaborazione avviata con la SAT si è dimostrata particolarmente positiva e capace di esiti importanti, anche in termini di iniziative comuni per la diffusione dei valori intrinseci del riconoscimento delle Dolomiti-Bene UNESCO, di cui anche il Trentino può fregiarsi da ben 11 anni. Un riconoscimento che sta dando i giusti risultati in termini di visibilità e riconoscibilità, anche grazie alle azioni messe in campo dal Laboratorio che ha il pregio di sostenere l’entusiasmo dei giovani che vivono il patrimonio montano valorizzandolo e rispettandolo. Diventandone i custodi” sono state le parole dell’assessore Tonina”.

“Sulla collaborazione e sulla condivisione di intenti con la Fondazione Dolomiti UNESCO – ha sottolineato Anna Facchini, presidente della SAT – abbiamo creduto fin dalla sua nascita. Apparteniamo infatti al Collegio Sostenitori della Fondazione ed insieme ai club alpinistici dell’ambito territoriale Dolomiti UNESCO abbiamo sostenuto iniziative inerenti la tutela dell’ambiente alpino”. La Convenzione provinciale che ha istituito il Laboratorio Alpino SAT e delle Dolomiti Bene UNESCO è arrivata nel 2016 a coronare progetti di attività divulgative sulla cultura di montagna e l’alpinismo che reclamavano spazi e momenti dedicati.

“Una felice intuizione che, grazie a rapporti consolidati con altri partner del territorio, ha indirizzato migliaia di persone verso un intrattenimento culturale specifico, ma rilevante per le nostre comunità. Il futuro deve obbligatoriamente andare verso investimenti in “innovazione tecnologica” per creare nuove modalità di relazione con la base sociale, ma anche con la cittadinanza trentina e le istituzioni. Grazie a questa Convezione – ha concluso Anna Facchini – la SAT potrà iniziare questo percorso innovativo. Per questo siamo grati alla Giunta provinciale, sia per il riconoscimento nei confronti del lavoro svolto negli ultimi 4 anni, che per la rinnovata fiducia espressa nei confronti dell’attività del sodalizio”.

La convenzione, che guarda fino al dicembre 2021, prevede il sostegno della Provincia anche in termini economici, pari a 18mila euro. Il Laboratorio rappresenta una finestra sulla città che parla di montagna ed al contempo un luogo liberamente e facilmente accessibile, attraverso il quale sostenere e diffondere i valori delle Dolomiti – Bene UNESCO e adatto a garantire il confronto e la circolazione delle idee e dei contributi, non solo della cittadinanza, ma di tutti quei soggetti che – a diverso titolo e con diverse finalità – si interessano della promozione della montagna e del suo patrimonio in senso naturalistico, ambientale, culturale, paesaggistico e percettivo.

Nelle sale del Laboratorio vengono promosse e coordinate attività e iniziative culturali come laboratori, cineforum, seminari, mostre didattiche, esposizioni tematiche ed esperienziali. All’interno della struttura sarà incrementato il patrimonio librario e documentario della “Biblioteca della Montagna-SAT” e proseguirà l’apprezzata e qualificata attività di consulenza e supporto allo studio e alla ricerca.

5 giorni con il “Festival della famiglia”: reso noto il programma della kermesse. Il Festival si terrà online da lunedì 30 novembre a venerdì 4 dicembre 2020.

E’ stato pubblicato oggi sul portale  il programma ufficiale della kermesse che è giunta alla nona edizione. Nel programma tutti i dettagli sui 13 workshop in calendario con i nomi dei relatori e le tematiche che verranno affrontate dai numerosi partner della manifestazione. I workshop analizzeranno il tema dell’edizione 2020 e cioè “La società trasformata: verso un’economia della sostenibilità? Sfide e opportunità dopo la pandemia da Covid-19” secondo diversi punti di vista e apportando specifico valore aggiunto.

Il fil rouge che accomuna i 13 workshop dell’edizione 2020 è “l’economia della saturazione”, un concetto nuovo nato proprio a seguito della pandemia da Covid-19. Si traduce nel provare a uscire dalla pandemia attraverso un utilizzo delle risorse già esistenti sul nostro territorio per reimpiegarle nel tessuto socio-economico offrendo nuove opportunità e nuovi servizi alle famiglie, ai cittadini, alla comunità.

La manifestazione è coordinata dall’Agenzia provinciale per la famiglia, la natalità e le politiche giovanili in collaborazione con il Comune di Trento, l’Università degli Studi di Trento e con il patrocinio del Dipartimento per le politiche familiari della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Tutti gli eventi potranno essere seguiti in modalità online e i dettagli saranno pubblicati sul sito dedicato www.festivaldellafamiglia.eu.

Tra i vari partner del Festival che offriranno workshop tematici vi sono Fondazione Franco Demarchi, TSM-Trentino School of Management, Università Cà Foscari di Venezia, Università di Trento, OCSE Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico-Centro di Trento per lo Sviluppo Locale, Distretto Famiglia Educazione-Nascere e crescere in Trentino e Gruppo di lavoro “Ri-Emergere”, ELEhub La trasformazione positiva S.r.l, progetto INTERREG EuregioFamilyPass Tirolo – Alto Adige – Trentino, il Network dei Comuni amici della famiglia, Associazione Nazionale Famiglie Numerose, Elfac (European Large Families Confederation).

Trento e Rovereto, boom di richieste per la riapertura del bonus bici. La giunta ha approvato la delibera che recupera l’avanzo dovuto alle domande respinte o non idonee.

Oggi, 16 novembre 2020, i Comuni di Trento e Rovereto riaprono i termini per la presentazione delle domande del bonus bicicletta. La seconda chiamata è resa possibile grazie alla disponibilità di fondi residui, a seguito delle domande rinunciate, rifiutate o scadute (non prorogate). Questa mattina, nella prima mezz’ora, è andata esaurita quasi la metà del budget disponibile: 30 mila euro il valore delle richieste per Trento (64 mila euro di budget) e 10 mila euro per Rovereto (20 mila euro il budget).

Il bando è riservato a tutti i pendolari residenti in Provincia di Trento che lavorano da più di sei mesi nelle due città. Ai pendolari è riconosciuto un incentivo per l’acquisto di biciclette, muscolari o elettriche, da utilizzare negli spostamenti casa lavoro, così da incentivare la mobilità sostenibile. Il contributo provinciale è pari al 50% della spesa, con il limite a 600 euro per city bike, cargo bike e pieghevoli, e fino 100 euro per le biciclette muscolari tradizionali. Le domande potranno essere presentate attraverso la “Stanza del Cittadino” dei rispetti siti dei comuni. Secondo le prime stime, il bonus bicicletta ha registrato concreti effetti economici: ogni euro di bonus concesso ha generato almeno 3,6 euro di spesa.

Lavoratori dipendenti o autonomi che si muovono ogni giorno per ragioni di lavoro su Trento e Rovereto hanno una seconda possibilità di ottenere da oggi, 16 novembre 2020, il bonus sull’acquisto della bicicletta, da utilizzare negli spostamenti casa lavoro. Il contributo provinciale coprirà il 50 per cento della spesa, con il tetto fissato a 600 euro per city ebike, cargo bike e biciclette pieghevoli, e a 100 euro per le bici muscolari, ovvero quelle tradizionali.

Il via libera alla riapertura dei termini è stato dato venerdì scorso dalla giunta provinciale, su iniziativa del vice presidente e assessore all’ambiente, Mario Tonina. L’esecutivo “ha preso atto” dell’avanzo di budget, dovuto – come detto – alle domande rinunciate, rifiutate o scadute in occasione della prima chiamata del bando del 18 maggio scorso.

Originariamente, il bonus era stata previsto per cinque Comuni trentini: Arco, Pergine, Riva del Garda, Rovereto e Trento. I primi tre hanno esaurito da subito il budget a loro disposizione.

La richiesta va inviata online, accreditandosi con SPID o allegando la carta di identità, con l’identificativo di una marca da bollo da 16€ e il documento sottoscritto dal venditore.

Qui le “Stanze del cittadino”, dove è possibile presentare la domanda di bonus: Trento (https://www2.stanzadelcittadino.it/comune-di-trento/servizi/domanda-bonus-per-biciclette); e Rovereto (https://stanzadelcittadino.it/comune-di-rovereto/).

La dichiarazione deve essere redatta sul modello predisposto dalla Provincia autonoma di Trento e recuperabile al seguente indirizzo: http://www.provincia.tn.it/bonusbici/.

Come segnalato dal bando, la data di acquisto della bicicletta non può essere antecedente a quella di accettazione della domanda da parte dell’amministrazione. Inoltre, il contributo non è cumulabile con analoghi incentivi: non si può fare domanda sia per il bonus provinciale che per quello nazionale per finanziare lo stesso bene.

I numeri del successo.

L’opportunità di acquistare una bicicletta con l’aiuto del bonus ha fatto registrare un’ottima adesione: sono state 2.309 le domande presentate in maniera formalmente corretta entro la scadenza (al 7 novembre 2020). E tutte risultano processate, con una percentuale di accoglimento del 91%: 2129 sono le domande accolte e 180 quelle rifiutate.

Le domande presentate da lavoratori residenti nei Comuni trentini con più di 15 mila abitanti che si spostano, per ragioni lavorative sempre all’interno del medesimo Comune, sono, in media, il 60% del totale. Il rimanente 40% riguarda le domande presentate da lavoratori residenti in Comuni diversi ma con un’occupazione lavorativa continuativa nei Comuni con maggiore popolazione. Nel caso del Comune di Trento, su un totale di 1195 domande presentate, ben 773 erano di cittadini residenti sempre a Trento (65%).

I Comuni diversi dai cinque di destinazione lavorativa, i cui cittadini hanno presentato domanda accolta di bonus, sono in tutto 69.

Secondo una prima stima, il bonus ha avuto una concreta ricaduta economica: ogni euro di bonus ha generato una spesa di 3,6 euro.

 

Dolomiti UNESCO, gestione degli accessi per i luoghi più affollati. Studio di Fondazione Dolomiti Unesco e Università Ca’ Foscari. Negli hotspot Lago di Braies e Tre Cime di Lavaredo superata la capacità di carico, consigli per la gestione degli accessi.

Nel territorio delle Dolomiti patrimonio mondiale UNESCO vi sono alcuni hotspot, punti di particolare attrazione per i visitatori che portano ad un eccessivo carico su queste aree, come quelle del lago di Braies e delle Tre Cime di Lavaredo. Sovraffollamento generalizzato, code e chiasso impattano sull’ambiente e sulla qualità della visita e della vita delle comunità locali. Il limite della capacità di carico su queste due zone, prese in esame quali aree pilota, è il tema centrale su cui si impernia lo studio innovativo della Fondazione Dolomiti UNESCO e del Dipartimento di Economia dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, presentato oggi (16 novembre) dal professor Jan Van der Borg, responsabile del team di ricerca internazionale insieme a Mario Tonina e Maria Hochgruber Kuenzer nell’ambito di una conferenza stampa moderata da Marcella Morandini, direttrice della Fondazione.

Obiettivo dello studio è promuovere una gestione più sostenibile dei flussi di visitatori nel rispetto dell’ambiente, nonché della sostenibilità economica e sociale. Lo studio sarà portato a termine entro la fine del 2020. “La Fondazione Dolomiti UNESCO ha compiuto il primo passo, ora spetta agli amministratori delle rispettive aree agire e compiere le scelte politiche”, afferma il presidente della Fondazione, Mario Tonina, assessore e vicepresidente della Provincia di Trento. “Abbiamo la responsabilità di mantenere l’ecosistema e anche la possibilità di trovarvi ristoro, ma non dobbiamo dimenticare gli abitanti che sono coloro che mantengono i paesaggi di queste aree e che in queste aree devono matenere la propria identità”, fa presente l’assessora allo sviluppo del territorio e paesaggio, e membro del CdA della Fondazione, Maria Hochgruber Kuenzer.

 

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Studio innovativo utilizzando i big data

Avvalendosi dei dati riferiti alle aree pilota del 2018, dei big data (dati delle celle telefoniche raccolti in forma anonima e aggregata insieme ai dati dei social network) provenienti da Vodafone Analytics, TripAdvisor, ISTAT e Banca d’Italia, nonché di interviste, gli esperti hanno valutato gli impatti dei flussi annuali di visitatori nelle due aree e la rispettiva capacità di carico (ambientale, sociale ed economica) e suggerito misure d’intervento. Il professor Jan Van der Borg, responsabile del team di ricerca internazionale, ha illustrato gli esiti dello studio da cui emergono alcuni suggerimenti in riferimento alla capacità di carico degli hotspot, evidenziando che la quantità spesso è in contrasto con la qualità. Per quanto riguarda la zona del Lago di Braies, il numero di visitatori (giugno-settembre 2018) è di molto superiore alla capacità di carico del sito, con giornate di picco di oltre 17.400 persone al giorno e una densità fino a 188 persone per ettaro. Per quanto riguarda le Tre Cime di Lavaredo, invece, i dati raccolti parlano di picchi superiori alle 13.400 persone al giorno. Un campanello d’allarme consiste nel fatto che la valutazione dell’esperienza di visita sia in calo, soprattutto nelle giornate di sovraffollamento.

 

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Capacità di carico consigliate

Se l’area del Lago di Braies viene considerata come parco naturale il limite consigliato dall’Organizzazione mondiale del turismo è di 1.500-2.500 persone al giorno e di 4.500–6.000 persone al giorno se considerato come area escursionistica. Per quanto concerne il carico sociale, relativo alla percezione delle persone che visitano l’attrazione, la qualità della visita da parte di turisti ed escursionisti rimane a livello medio se si pone un limite di 9.000 persone al giorno. Per l’area delle Tre Cime di Lavaredo se il sito viene considerato come parco naturale il limite consigliato per il carico naturale è di 2.700–3.000 persone al giorno e di 7.000–7.500 persone al giorno se considerato come area escursionistica e in riferimento al carico sociale, la qualità della visita da parte di turisti ed escursionisti rimane a livello medio se si pone un limite di 4.000 persone al giorno.

 

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Misure per la sostenibilità

Dallo studio emergono alcune chiare indicazioni gestionali, e le azioni immediate concernono la regolamentazione dell’accesso. Per il Lago di Braies il processo di regolamentazione è già in corso per mezzo dell’accesso con navette e prenotazione obbligatoria. Per l’area delle Tre Cime di Lavaredo, invece, viene caldamente consigliato di agire per ridurre drasticamente il traffico e, quindi l’accesso di automobili a Misurina, e favorire il raggiungimento dell’area con mezzi pubblici. Inoltre, il suggerimento formulato è quello di personalizzare l’esperienza di visita e la modalità di accesso per diverse tipologie di turisti (residenti, turisti, escursionisti, per provenienza, ecc.). In particolare, sarebbe opportuno incentivare gli accessi a piedi o in bici, e penalizzare l’utilizzo dei mezzi a motore privati. Sarebbe, inoltre, opportuno creare momenti di fruizione diversi puntando alla destagionalizzazione e alla diversificazione spaziale, incentivando la visita di altre aree delle Dolomiti Patrimonio Mondiale UNESCO. Come azioni di governance viene proposta l’istituzione di un osservatorio per il costante monitoraggio dei flussi di visitatori e dei vari livelli di sostenibilità, nonché la promozione di una più efficace collaborazione a livello territoriale e la costituzione di una cabina di regia per una migliore governance interregionale e l’attuazione di una visione strategica condivisa.

 

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Individuare soluzioni condivise

“La pressione su aree eccezionali, ma anche fragili e sensibili, ha superato il limite di tollerabilità. Troppe persone concentrate in pochi luoghi, in pochi periodi dell’anno. Se si oltrepassa il limite si mette a rischio anche lo sviluppo futuro”, ha affermato l’assessora provinciale Maria Hochgruber Kuenzer. La natura ne risente, l’esperienza di visita perde unicità e significato e viene messa in discussione la qualità della vita. “Questo è un campanello d’allarme a cui dobbiamo prestare particolare attenzione: la soluzione è porre dei limiti, intesi quale opportunità. A noi il compito di gestire insieme la situazione individuando soluzioni condivise. I dati scientifici costituiscono una base efficace a tal fine”, ha detto l’assessora. “Dobbiamo essere in grado di offrire alle persone, ai turisti e ai residenti, la qualità di vita e di visita che si aspettano. Quantità e qualità non sono conciliabili”, ha concluso.

 

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Lago di Tovel nelle Dolomiti di Brenta, nuova area d’indagine

“Con questo studio abbiamo iniziato un importante processo di monitoraggio delle Dolomiti Patrimonio Mondiale UNESCO che consente a noi decisori di avere dati precisi accurati come sui quali basare la nostra azione. Sappiamo quanto l’epidemia da Covid-19 abbia fatto aumentare il desiderio di visitare le aree di montagna a scopo ricreativo. Questo è uno dei motivi per cui vogliamo continuare sulla strada che abbiamo intrapreso”, ha detto il presidente della Fondazione Dolomiti UNESCO Mario Tonina. L’auspicio espresso è che si riesca a radicare sempre più la consapevolezza di quanto sia fondamentale e imprescindibile garantire un’efficace collaborazione interregionale a tutti i livelli, gestendo questo Patrimonio come un unicum, dal Brenta alle Dolomiti Friulane. Sulle aree di Braies e le Tre Cime si è in attesa dei dati sulla stagione 2020, che evidenzieranno l’impatto del Coronavirus su un’estate anomala. Prossimamente il metodo d’indagine verrà esteso anche ad un’altra area studio, il Lago di Tovel, nelle Dolomiti di Brenta.

Legambiente ha pubblicato oggi un dossier riguardante la sicurezza stradale in città. Il dossier, oltre ad illustrare il rapporto ISTAT 2020 sulla sicurezza stradale, con l’impressionante numero di vittime ed i costi sanitari, sociali ed economici connessi, e a presentare la situazione in alcune grandi citta’, presenta alcune delle innovazioni previste dalle recenti modifiche del Codice della strada:

– l’introduzione della “strada urbana ciclabile” ad unica carreggiata, con limite di velocità non superiore a 30 km/h. Con questo provvedimento, nei fatti, la velocità massima nei centri abitati a 30 km/h diviene la norma, i 50 km/h l’eccezione.

– le “zone scolastiche” attorno agli edifici che ospitano le scuole in cui viene limitata o esclusa la circolazione, la sosta o la fermata di tutte o di alcune categorie di veicoli, in orari e con modalità definiti con ordinanza del sindaco.

– le corsie ciclabili, la casa avanzata delle biciclette, il doppio senso ciclabile, come strumenti, insieme al tanto declamato Bonus bici, per sviluppare una rete ciclabile estesa, connessa e integrata con le altre modalità di trasporto.

Anche se il dossier non riguarda specificamente la provincia di Trento, le proposte sono molto opportune anche per Trento e le principali citta’ della provincia. La redazione e approvazione di Biciplan e Piani Urbani della Mobilita’ Sostenibile che promuovano la mobilita’ sostenibile e la sicurezza in citta’ sono sicuramente una priorita’ per le nuove Giunte Comunali.

 

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Legambiente – Circolo di Trento

 

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Cgil Cisl Uil: la Giunta investa subito quelle risorse e individui le priorità per la ripresa. Dal Recovery Fund risorse aggiuntive.

“Nella prossima legge di stabilità provinciale non mancano le risorse, mancano le scelte, manca una visione. Dal Recovery Fund potranno arrivare in Trentino più di 2 miliardi di euro in un triennio che potrebbero aggiungersi fin dal 2021 al bilancio della Provincia. Sono cifre importanti e sarebbe un errore gravissimo disperdere questo patrimonio in mille rivoli, rinunciando a definire una strategia di fondo coerente che punti ad innovare il nostro territorio e renderlo competitivo”. Per i segretari di Cgil Cisl Uil del Trentino dopo la pandemia il Trentino non sarà più lo stesso. Per questa ragione bisogna programmare la ripartenza, forti anche delle risorse che arriveranno. “Dobbiamo ricordare – fanno notare Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti – che l’opera pubblica più importante e di impatto davvero europeo è il tunnel del Brennero che prevede anche cofinanziamenti locali. C’è un importante lavoro di progettazione e realizzazione di tutta una serie di infrastrutture ferroviarie e non ferroviarie legate alle tratte di accesso al tunnel che sono fondamentali per portare a compimento la riorganizzazione del sistema logistico provinciale e della mobilità dei prossimi decenni”.

Altro ambito fondamentale per le tre confederazioni è quello della transizione ecologica e della tutela ambientale, con particolare attenzione agli interventi di manutenzione del suolo, della prevenzione del rischio idrogeologico. “Alcune di queste opere devono essere programmate subito, perché le risorse ci sono già su questa legge di stabilità”, fanno notare Grosselli, Bezzi e Alotti. Il riferimento è ai milioni di euro che arriveranno dallo Stato in compensazione al minor gettito. ”Dire che dallo Stato arriveranno appena 13,7 milioni di euro a compensazione del mancato gettito invece che 355 milioni come lo scorso anno è anteporre un problema che non esiste”. Rispetto al 2009, l’anno dell’ultima grande crisi economica, il bilancio della Provincia di Trento può contare su maggiori risorse dal momento che il Governo Conte si è impegnato a coprire il mancato gettito fiscale come mai nessun Governo nazionale aveva fatto in precedenza. Dunque è inammissibile che si dica che non ci sono soldi. Al contrario quelle risorse ci sono e vanno spese subito per sostenere la ripresa e la crescita. Tutte scelte che potranno essere ulteriormente rafforzate con l’arrivo delle risorse europee.

Le priorità già da questa legge di stabilità restano, secondo i sindacati, il sostegno alle politiche del lavoro per fronteggiare l’aumento della disoccupazione che si verificherà a partire dalla primavera prossima quando verranno sbloccati, molto presumibilmente, i licenziamenti; investimenti sulla manutenzione del territorio; il rafforzamento del welfare locale con il sostegno alle famiglie, agli anziani e non autosufficienti e politiche abitative concrete.

Tra tutti resta fondamentale, infine, il tema della sanità: bisogna prevedere nella legge di Stabilità risorse per rafforzare il sistema sanitario provinciale per fronteggiare l’epidemia in corso, ma anche investire sulla medicina di territorio, sulla domiciliarità delle cure, sulla telemedicina e sulle politiche di prevenzione sanitaria a tutti i livelli. “Dire che mancano risorse e rinunciare a compiere scelte fondamentali per la nostra comunità è una grave mancanza di cui la Giunta provinciale si assume responsabilità per il presente e per il prossimo futuro, dal momento che gli effetti di questa pandemia cambieranno per sempre anche il Trentino”.

Il Veneto lancia una nuova sfida: sperimentare un nuovo “rivoluzionario” tampone, eseguibile in autosomministrazione, chiamato per semplicità “fai-da-te”.

Su questo test di autodiagnosi il Veneto avvia in tempi rapidissimi la sperimentazione per verificarne la effettiva validità scientifica; si lavorerà in parallelo tra più microbiologie del Veneto: Mestre, Vicenza, Padova, Santorso e Treviso.

Il testing in Veneto durerà circa un mese ed avverrà confrontando gli esiti di questo nuovo e sensibilissimo test con quelli dei tamponi molecolari “classici”. Prima della diffusione nelle farmacie, bisognerà attendere la validazione nazionale.

Il costo alla produzione del nuovo kit si aggira sui 3 euro circa l’uno.

 

Nuovo parcheggio da 430 posti auto all’area ex Italcementi. Sarà agibile entro pochi giorni. L’ingresso veicolare sarà da Lung’Adige San Nicolò. Un nuovo percorso protetto per l’accesso pedonale.

A seguito della situazione legata al Covid-19 che vede limitazioni alla mobilità in particolare sui mezzi pubblici per la necessità di garantire il distanziamento fisico, l’Amministrazione comunale si è adoperata per far fronte all’emergenza consentendo ai cittadini di raggiungere la città in sicurezza con mezzi privati. È stato dunque ritenuto opportuno aumentare gli stalli per parcheggio in città e in zone limitrofe. L’area ex Italcementi, ad ovest dell’abitato di Piedicastello di proprietà di Patrimonio del Trentino spa, è stata considerata la più idonea per realizzare un’area parcheggio in breve tempo e a costi contenuti in proporzione al numero di posti realizzabili.

Nel mese di settembre il Servizio Opere Urbanizzazione Primaria ha predisposto il progetto definitivo del parcheggio e provveduto a richiedere tutti i pareri necessari, mentre il Servizio Gestione Strade e Parchi ha indetto la procedura negoziata per un importo pari a 250.000 euro al fine individuare l’impresa che potesse realizzare l’opera. La porzione di area oggetto di intervento ha una superficie di 11.046 metri quadrati.

I lavori – gestiti e diretti dall’Ufficio Manutenzione aree demaniali (strade) – hanno portato a suddividere l’area in due porzioni regolari quadrangolari. Su tali aree sono state posizionate file regolari di stalli (5 metri per 2,50) per un totale di circa 430 posti auto. Le corsie di manovra previste sono larghe sei metri.

Il piazzale è stato asfaltato con in più un sottofondo drenante realizzato con materiali particolarmente performanti. Il perimetro dell’area sarà delimitato con new-jersey e da una rete metallica.
Ingressi ed uscite per le auto saranno garantiti da Lung’Adige San Nicolò, mentre i pedoni potranno accedere e uscire dall’area o da un nuovo percorso protetto che dall’entrata veicolare porta all’attraversamento pedonale presente in Lung’Adige San Nicolò, o da un secondo percorso (ancora da definire a causa dei concomitanti lavori per il parcheggio di via Papiria) che raggiunge via Papiria.

L’illuminazione sarà fornita da due torri faro su basamenti in cemento armato posti a nord e a sud dell’area che garantiranno idonea illuminazione per la fruizione in sicurezza dell’area. Completerà l’opera la segnaletica, orizzontale di delimitazione degli stalli e quella verticale. Il parcheggio sarà aperto al pubblico nei prossimi giorni, probabilmente entro la fine della settimana se le condizioni meteo consentiranno di ultimare gli ultimi interventi.

Ricostruito e aperto al transito il ponte sul Rio Piazzina. Sulla SP 31 del Manghen nel comune di Castello – Molina di Fiemme.

Dopo essere stato ricostruito, è stato aperto al transito oggi il ponte sul Rio Piazzina, sulla SP 31 del Manghen, nel comune di Castello – Molina di Fiemme. Dopo la prova di carico, effettuata con esito positivo nei giorni scorsi, si è ultimato il cantiere. Il ponte era stato spazzato via, nel corso della tempesta Vaia, dalla furia delle acque nella confluenza tra il Rio Piazzina ed il Rio Cadino. Il nuovo ponte è stato aperto al traffico veicolare garantendo il transito in sicurezza sulla SP 31 del Manghen.

Il nuovo ponte sostituisce il ponte Bailey provvisorio realizzato dopo l’evento metereologico che aveva una sola corsia di marcia. Il ponte Bailey resterà di proprietà della Provincia autonoma di Trento, in capo alla Protezione Civile, che lo potrà riutilizzare all’occorrenza.

Per agevolare l’immisione del Rio Piazzina nel Rio Cadino si è previsto di distanziare maggiormente le spalle del nuovo ponte rispetto alla situazione precedente in modo tale da ampliare l’alveo del Rio. Contestualmente sono stati realizzati degli interventi di sistemazione dell’alveo e delle sponde del Rio Piazzina, sempre con lo scopo di ottenere un miglioramento funzionale della confluenza con il Rio Cadino. Il nuovo ponte ha un impalcato a travata unica costituita da 5 travi in acciaio corten; la luce netta del ponte è di 20 metri, la larghezza complessiva è di a 10,4 metri.

 

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La consegna dei lavori, con l’avvio del cantiere, era stata fatta il 25 settembre 2019.

Alcuni dati tecnico amministrativi:

direttore lavori

ing. Paolo Nicolussi Paolaz (Direttore Ufficio Strutture Stradali)

responsabile del procedimento

ing. Mario Monaco (Dirigente Servizio Opere Stradali e Ferroviarie)

coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione

ing. Elisa Sardagna

impresa aggiudicataria

Associazione temporanea fra le Imprese “COOPERATIVA LAGORAI” (capogruppo), di Borgo Valsugana (TN) e “FRAINER SILVANO SRL” (mandante), di Roncegno Terme (TN).

Importo lavori

Il costo complessivo del progetto era di 1.000.000 di euro, di cui 794.323,17 euro per lavori a base appalto (comprensivi di 769.767 euro per lavori soggetti a ribasso e 24.556,17 euro per oneri della sicurezza) ed euro 205.676,83 per somme a disposizione dell’amministrazione. L’importo del contratto era di 718.331,77 euro compresi gli oneri per la sicurezza.

 

Al Professor Eugenio Gaudio, Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, di origine cosentine, è stato affidato l’incarico di nuovo Commissario alla Sanità della Regione Calabria.

Gino Strada ha confermato la disponibilità a far parte della squadra, anche con una delega speciale, che in Calabria sta fronteggiando le criticità dell’attuale emergenza sanitaria.

Due nomi autorevoli che possono aiutare la sanità calabrese a ripartire.

 

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