Tonina: “Premio Andreolli, patrimonio per la crescita della cultura paesaggistica delle Alpi”.Il vicepresidente della Provincia autonoma di Trento è intervenuto alla cerimonia di premiazione.

“Il Premio Giulio Andreolli è un momento prezioso per il riconoscimento di alcuni dei migliori progetti realizzati sul territorio alpino ma è, soprattutto, un volano per la crescita di una cultura urbanistica che ha il compito di traghettare le Alpi e il loro bagaglio di territorio e cultura millenaria verso il futuro”. Il vicepresidente della Provincia autonoma di Trento ed assessore provinciale all’ambiente e urbanistica, Mario Tonina, è intervenuto alla cerimonia di premiazione della 2° edizione del Premio triennale Giulio Andreolli. Fare paesaggio”, che si è tenuta nel pomeriggio di oggi in diretta streaming. L’iniziativa intende ricordare la straordinaria figura dell’ingegnere ed architetto roveretano, recentemente scomparso, riconoscendo il suo importante ruolo nell’attività di promozione della cultura e della qualità urbanistica.

Il “Premio biennale Giulio Andreolli. Fare paesaggio” è una selezione triennale di opere, progetti e iniziative realizzati nel territorio alpino, curata dall’Osservatorio del paesaggio della Provincia autonoma di Trento, in collaborazione con tsm|step Scuola per il governo del territorio e del paesaggio. Il premo rappresenta un’occasione importante per riflettere sul valore del paesaggio.

“Il Premio triennale – ha esordito il vicepresidente della Provincia autonoma di Trento, Mario Tonina – persegue l’obiettivo ambizioso di tracciare l’evoluzione delle iniziative che caratterizzano l’azione, in campo paesaggistico, nelle nazioni alpine europee. Inoltre l’iniziativa concorrerà a costruire, progressivamente, una fonte selezionata di casi, utili a chi si confronta a vario titolo con i delicati temi della gestione paesaggistica”.

L’istituzione del Premio risale al 2016, partendo dalle sollecitazioni emerse dal Forum dell’Osservatorio del paesaggio. “L’organizzazione – ha continuato Tonina – è curata dallo stesso Osservatorio con il prezioso supporto della Scuola per il governo del territorio e del paesaggio. Il Forum ha stabilito coralmente di associare il Premio alla memoria dell’ingegnere Giulio Andreolli scomparso l’anno scorso, che dell’Osservatorio è stato uno dei componenti più sensibili e attivi e che del Premio è stato promotore oltre che membro del comitato organizzatore. Siamo quindi particolarmente grati – ha continuato Tonina – che Rita Matano, moglie di Giulio, abbia accettato il nostro invito a partecipare a questa cerimonia”.

I cataloghi delle due edizioni del premio documentano più di 200 iniziative di diverso carattere che spaziano da quelle di carattere programmatorio e di gestione del territorio, alle realizzazioni nel campo dell’architettura e alle iniziative di carattere culturale e partecipativo.

“La manifestazione – ha sottolineato l’assessore all’urbanistica ed ambiente – offre uno spaccato rappresentativo di un mondo multiforme e vitale, fatto di progetti, iniziative e azioni istituzionali e spontanee. L’insieme di azioni, in coerenza ai contenuti della Convenzione europea, rappresentano l’impegno delle nostre società attorno al tema del paesaggio”.

Nel suo intervento l’assessore Tonina ha ringraziato chi ha collaborato alla riuscita di questa seconda edizione, a partire dai partecipanti: “Pubbliche amministrazioni, progettisti, associazioni, imprenditori e cittadini si sono messi in gioco ,testimoniando la vitalità e l’impegno delle comunità alpine nelle gestione del nostro prezioso patrimonio paesaggistico”.

“Gli esiti positivi di questa seconda edizione – ha concluso Tonina – ci sollecitano a proseguire sulla strada intrapresa. Il percorso vede come obiettivo primario l’affermazione della cultura paesaggistica e la presa di coscienza collettiva della nostra responsabilità, nel garantire un futuro al nostro paesaggio, inteso come patrimonio collettivo ed elemento fondamentale per assicurare buoni livelli di qualità della vita ai nostri concittadini”.

Oltre al vicepresidente Tonina erano presenti, tra gli altri, Rita Andreolli; Giorgio Tecilla, direttore dell’Osservatorio del Paesaggio; Gianluca Cepollaro, direttore di tsm|step Scuola per il Governo del Territorio e del Paesaggio; Paolo Castelnovi, presidente dell’associazione Landscapefor. All’appuntamento non ha voluto mancare il presidente del Premo, il paesaggista portoghese João Nunes.

La cerimonia ha visto anche la presentazione dei progetti con i commenti dei componenti della giuria internazionale: l’architetta slovena Lenka Kavčič, l’architetto svizzero Armando Ruinelli e la professoressa Viviana Ferrario dello IUAV di Venezia.

E proprio Gianluca Cepollaro, direttore di tsm|step Scuola per il Governo del Territorio e del Paesaggio, ha voluto sottolineare due aspetti fondamentali ascrivibili al premio: “Da Rovereto arriva un messaggio chiaro, ovvero che il futuro e la qualità del paesaggio dipende anche dalle azioni quotidiane che ognuno di noi compie. E’ l’impegno personale la molla verso il cambiamento”. Guardando al futuro, Cepollaro si è detto ottimista. “La qualità del paesaggio alpino è cresciuta negli ultimi anni al pari della sensibilità delle persone. Il merito va anche ad azioni nobili, qual è il Premio Andreolli, capace di smuovere la coscienza delle persone più attente e amiche del paesaggio”.

Il premio.

Il concorso ha selezionato i progetti vincitori e le iniziative meritevoli di menzione, che si sono distinti per l’elevata qualità dei loro obiettivi nella salvaguardia, nella gestione e nella valorizzazione del paesaggio nell’area alpina.

La “selezione” ha riguardato tre distinti ambiti tematici: “programmazione, pianificazione e iniziative gestionali”, “segni nel paesaggio”, “cultura, educazione e partecipazione”.

La Giuria, presieduta dal paesaggista portoghese João Nunes (collegato oggi alla cerimonia), e composta da esperti di livello internazionale, ha valutato gli interventi e le iniziative con specifici riferimenti all’innovazione e alla sostenibilità, alla partecipazione e alla sensibilizzazione.

Il primo premio per l’ambito tematico “programmazione, pianificazione e iniziative gestionali” è stato assegnato alla società agricola trentina Colle San Biagio S.a.r.l. per il progetto “Colle San Biagio: inclusione sociale, agricoltura biologica, turismo sostenibile”. Dalla Lombardia arriva invece il “Progetto di una nuova azienda agricola a Contrada Bricconi” dello studio di architetti LabF3 che ha vinto nell’ambito “segni del paesaggio”. Infine, il progetto “Il Masetto” di Gianni Mittempergher e di Giulia Mirandola si è aggiudicato il primo posto nella sezione “cultura, educazione e partecipazione”.

Menzioni speciali sono state assegnate al Comune friulano di Stregna per il recupero dei terreni incolti e dei paesaggi terrazzati, allo studio Mimeus per il progetto della nuova cabinovia “Colbricon Exèress” e al regista Michele Trentini per lo sguardo cinematografico proposto attraverso una serie di documentari sull’area rea alpina.

Altre menzioni di qualità sono state assegnate: al Comune di Varena per il programma per la riqualificazione ambientale del Passo di Lavazè e al Comune di Primiero San Martino di Castrozza per Il masterplan di coordinamento degli interventi negli spazi pubblici. In ambito architettonico la giuria ha segnalato tre menzioni di qualità ai progetti: “Promenade Rio Gambis – Longa Ru a Cavalese” di A²Studio, “Paesaggi attivi” di Danilo Nadalini e a “Dove l’acqua riposa” di Nexus! Associati. Infine per l’ambito culturale-educativo sono stati menzionati l’Ecomuseo delle acque del gemonese per il progetto “Un futuro per i roccoli di Montenars”, l’Università di Padova per l’iniziativa “Archeologia partecipata nell’Alto Garda” e l’Accademia della Montagna per le azioni di riqualificazione dei manufatti in pietra a secco.

La menzione speciale Dolomiti Unesco è stata assegnata al progetto “La falesia dimentica” dell’associazione Dolomiti Open.

Gli esiti del Premio con l’elenco di tutti i progetti partecipanti e il catalogo sono disponibili sul sito www.paesaggiotrentino.it. nella sezione dedicata al Premio consultabile all’indirizzo

Il caso “Corona” continua ad agitare le acque… Di Mare! La dura condanna del direttore di Rai Tre verso lo scrittore montanaro – allontanato da viale Mazzini per aver dato della “gallina” a Bianca Berlinguer – ha stupito molti spettatori che ben ricordano quando Franco Di Mare si lasciò andare a doppi sensi, “palpatine” e occhiate maldestre nei confronti sia della collega Sonia Grey sia dell’attrice Irene Ferri. Un classico “due pesi e due misure” che gli è valso un doppio Tapiro d’oro da parte di Striscia la notizia (vedi servizi del 6 e del 10 novembre).
Pizzicato nell’orgoglio, Di Mare ha esondato sui suoi profili social definendo quelli di Striscia la notizia “monnezzari e gentaglia” e scrivendo: «Sonia Grey, tirata in ballo da un servizio di Striscia come se io l’avessi molestata, racconta la verità in un suo post che mi ha girato».

Forse il direttore di Rai Tre pensava di cavarsela, stiracchiando la verità a suo uso e consumo, invece, ancora una volta, è stato smentito. È proprio Sonia Grey, “attapirata” dopo aver letto le parole del “polipone”, ad aver contattato la redazione di Striscia per dare la reale versione dei fatti: «Non ho fatto alcun post a difesa di Di Mare. Io il servizio di Striscia non l’avevo nemmeno visto, ho solo lasciato un commento sulla sua pagina perché lui mi ha chiesto il favore di farlo! Sono dispiaciuta perché sono stata usata e mi dissocio dalla strumentalizzazione che è stata fatta».

Insomma, ci troviamo di fronte all’ennesimo caso di “DiMareide”, la bizzarra patologia che colpisce chi non perde il vizio di negare la realtà. Come quando venne beccato a presentare in una convention pubblicitaria una finta edizione straordinaria del TG UNO: una marchetta di oltre sette minuti per un’azienda di pannolini. Anche in quel caso Di Mare dichiarò in un’intervista con Beatrice Borromeo del Il Fatto Quotidiano che il falso telegiornale era stato trasmesso a sua insaputa e comunque di aver poi chiesto scusa al pubblico. Peccato che qualche tempo dopo, sempre Il Fatto Quotidiano pubblicò il filmato originale della convention in cui si vedeva Di Mare prima presentare l’edizione speciale del TG UNO poi ringraziare degli applausi il pubblico in sala. Altro che scusarsi!

Il servizio completo andrà in onda questa sera a Striscia la notizia (Canale 5, ore 20.35).

Aziende di trasporto persone, i sussidi non sono arrivati. CNA Fita Trenitno Alto Adige: “Mai varati i decreti attuativi, taxi e Ncc sono allo stremo”.

Mai varati i decreti attuativi, che hanno illuso gli operatori del trasporto persone, settore tra i più colpiti dagli effetti della pandemia, con perdite di fatturato fino al 90%. Un settore oggetto di misure a sostegno dedicate, rimaste peṛ tutte sulla carta. CNA Fita Trentino Alto Adige chiede al governo di porre termine a una situazione diventata intollerabile.

“Le già scarse risorse a disposizione del trasporto persone, mancando ancora oggi dei relativi e necessari decreti attuativi, non sono mai arrivati alle imprese. Manca – sottolinea Piero Cavallaro, referente CNA Fita regionale – il decreto attuativo al Cura Italia, che prevedeva cinque milioni per l’installazione di paratie divisorie tra autisti e passeggeri di taxi e Ncc. Manca il decreto attuativo dell’articolo 90 del Decreto Agosto, che includeva buoni mobilità per un controvalore di 35 milioni a favore di persone con problemi di deambulazione da spendere oltre tutto entro fine anno.

Manca il decreto attuativo delle prime misure di sostegno previste dal Decreto Rilancio a favore dei gestori di trasporto scolastico a ristoro delle perdite di fatturato subite nel periodo di sospensione delle attività didattiche in aula. Manca l’attivazione della procedura per il conseguimento del contributo a fondo perduto previsto dall’articolo 59 del Decreto Agosto a favore di taxi ed Ncc operanti nelle città d’arte a elevati flussi turistici. Manca il decreto attuativo degli articoli 85 e 86 del Decreto Agosto che assicurava misure di sostegno a favore delle imprese esercenti attività di trasporto commerciale con autobus”.

“Chiediamo che i decreti attuativi mancanti – avverte la CNA Fita – vengano finalmente emanati e, di conseguenza, erogati alle imprese i pur insufficienti fondi. E chiediamo l’allungamento della validità dei buoni mobilità al 30 giugno 2021, con l’allargamento della platea di beneficiari a personale ospedaliero e a cittadini anziani e con il rifinanziamento di ulteriori 35 milioni per lo stesso scopo da utilizzare entro il 31 dicembre 2021”.

Contributo a fondo perduto per i centri storici, domande al via il 18 novembre Pronto il modello da inviare

A partire dal 18 novembre sarà possibile richiedere il contributo a fondo perduto previsto dal Dl n. 104/2020 per gli esercenti dei centri storici dei grandi centri urbani colpiti dal calo dei turisti stranieri causato dell’emergenza “Covid 19”. Il provvedimento firmato oggi dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, ha infatti approvato il modello di domanda che i contribuenti potranno inviare da mercoledì prossimo fino al 14 gennaio 2021 tramite i servizi telematici delle Entrate. In seguito alla presa in carico della richiesta, l’Agenzia comunicherà l’ok o la non spettanza del contributo in relazione ai requisiti previsti dalla norma: in caso positivo la somma di denaro sarà erogata direttamente sul conto corrente del beneficiario riportato nell’istanza. Il bonus, istituito per sostenere le imprese delle città turistiche capoluogo di provincia o di città metropolitana colpite dal calo dei turisti causato dalla crisi sanitaria del coronavirus, potrà essere richiesto solo tramite un servizio web disponibile nel portale “Fatture e Corrispettivi” del sito dell’Agenzia delle Entrate. L’importo è calcolato applicando una percentuale alla differenza tra l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di giugno 2020 e quello del giugno 2019.

Comuni ad alta “vocazione turistica” – L’articolo 59 del Dl n. 104/2020 ha previsto l’erogazione di un contributo a fondo perduto ai soggetti esercenti attività di vendita di beni o servizi al pubblico, svolte nei centri storici (zone A o equivalenti) dei comuni capoluogo di provincia o di città metropolitana ad alta presenza di turisti stranieri. Si tratta in particolare dei 29 comuni indicati nelle istruzioni allegate al modello per la compilazione dell’istanza. Come previsto dal decreto, questi comuni hanno infatti registrato prima dell’emergenza sanitaria presenze turistiche di cittadini residenti in paesi esteri in numero almeno tre volte superiore a quello dei residenti negli stessi comuni (per i capoluogo di provincia), in numero pari o superiore a quello dei residenti negli stessi comuni (per i capoluogo di città metropolitana).

Come e quando richiedere il contributo– Dal 18 novembre 2020 fino al 14 gennaio 2021 i contribuenti potranno richiedere il bonus inviando la richiesta esclusivamente tramite l’apposito servizio web nell’area riservata del portale “Fatture e Corrispettivi” del sito internet dell’Agenzia delle entrate. L’invio può essere effettuato anche dagli intermediari delegati alla consultazione del Cassetto fiscale o al servizio di consultazione delle fatture elettroniche nel portale “Fatture e corrispettivi”. Una prima ricevuta attesterà la presa in carico della richiesta o lo scarto a seguito dei controlli formali. In seguito, subito dopo aver verificato l’esattezza e la coerenza dei dati comunicati con le informazioni presenti in Anagrafe Tributaria, con una seconda ricevuta l’Agenzia attesterà l’accoglimento o meno dell’istanza. Il pagamento avverrà su accredito diretto nel conto corrente del beneficiario riportato nell’istanza.

I requisiti e l’entità del contributo – Il contributo spetta solo se l’impresa ha il domicilio fiscale o la sede operativa nel centro storico delle città indicate nell’elenco riportato nelle istruzioni al modello di istanza, e solo se l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di giugno 2020 sia inferiore ai due terzi dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di giugno 2019. Per i soggetti che hanno iniziato l’attività a partire dal 1°luglio 2019 il contributo spetta a prescindere. L’ammontare del contributo è determinato applicando una percentuale alla differenza tra l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di giugno 2020 e l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di giugno 2019:

  • 15% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 non superano la soglia di 400mila euro
  • 10% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 sono compresi tra 400mila e 1 milione

    di euro

  • 5% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 superano la soglia di 1 milioni di euro.

    Viene garantito comunque un contributo minimo per un importo non inferiore a mille euro per le persone fisiche e a duemila euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche. In ogni caso, l’ammontare del contributo non può essere superiore a 150.000 euro.

Buongiorno, in allegato il volantino della manifestazione che è stata autorizzata dal signor Questore per sabato 14 Novembre dalle 15.00 alle 17.30 in Piazza Dante. Hanno collaborato diversi gruppi di genitori delle valli e della città, riuniti sotto la denominazione “comitato spontaneo di genitori per una scuola reale”.

Ribadiamo che non si tratta di un “no alle mascherine” e che nessuno di noi è “negazionista”, ci rendiamo perfettamente conto della situazione, ma riteniamo che la scuola stia già contribuendo molto al tentativo di limitare la diffusione del virus con una serie di regole che vengono religiosamente rispettate e che stanno funzionando, e che di fronte a un possibile danno per la salute dei bambini (ancora una volta la “scienza” è divisa) sia necessario applicare il principio di precauzione, aumentando piuttosto i controlli in ambito extrascolastico e difendendo meglio le categorie deboli che affollano gli ospedali.

 

*

Il Comitato spontaneo genitori per una scuola reale

 

 

 

“Tra le varie e positive novità contenute nella Legge finanziaria, precisamente alla legge collegata alla legge di stabilità (ddl 74), c’è sicuramente – in aggiunta alla proroga ancora per alcuni mesi dell’attuale assetto dell’azienda sanitaria trentina, avente l’obiettivo di rafforzare l’integrazione tra ospedale e territorio e la gestione del paziente – la previsione di quella che alcuni hanno battezzato ironicamente come ritorno agli “ospedalini diffusi”, o come presunte retromarce, mentre invece si tratta di una lungimirante riorganizzazione.

Più precisamente, si tratta di una revisione organizzativa ispirata dalla volontà di assicurare più prossimità nella dimensione organizzativa aziendale alla specificità del singolo territorio attraverso articolazioni organizzative insediate sul medesimo e in grado, quindi, di offrire un collegamento strutturato con una rete ospedaliera diffusa e con i vari stakeholder. Tale novità, che arriva dopo la messa in evidenza di tutti i limiti emersi da una gestione sanitaria centralista, pare molto positiva proprio perché valorizza le istanze ed i bisogni territoriali, senza sacrificarli ad una visione della sanità calata dall’alto.

Tale visione, che vede ogni struttura ospedaliera con il proprio direttore ed una valorizzazione dei medici di base, non è causale ma, da un lato, arriva dopo che si sono toccati con mano tutti i limiti di un’impostazione di altro tipo, e cioè troppo centralista, e, dall’altro, si pone in conformità alle necessità di quei territori, spesso spregiativamente bollati come “periferie”, cui da sempre la Lega guarda con attenzione. Se c’è un tratto distintivo della politica leghista, infatti, sta proprio nella convinzione che non esistano cittadini di seria A o di serie B, ma siano tutti, indipendentemente da dove risiedono, detentori di diritti fondamentali, primo fra tutti ovviamente quello alla salute e all’assistenza sanitaria”

È quanto affermato in una nota dalla Capogruppo provinciale della Lega Salvini Trentino Mara Dalzocchio.

Sanità. Sbagliato tornare a politiche per la salute fondate sugli ospedali Cgil Cisl Uil: così si peggiora la qualità dell’assistenza sanitaria ai cittadini in particolare a quelli che abitano nelle valli. Il sistema hub/spoke liberava risorse per prevenzione e medicina territoriale. Manca un progetto su innovazione e teleassistenza Dichiarazioni dei segretari generali di Cgil Cisl Uil Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti “Il presidente Fugatti ormai sa fare solo come i gamberi: per lui cambiare significa solo tornare indietro. Ma sulla politiche per la salute guardare al passato non è solo sbagliato, è proprio impraticabile.

Il paradosso è che il presidente della Provincia lo sa benissimo. Sembra quasi che alla Giunta interessi solo inseguire il consenso elettorale, dimenticando che piegare il merito a slogan privi di ogni praticabilità rischia di trasformarsi in una presa in giro dei cittadini e delle famiglie trentine. Perché puntare ad un modello di assistenza sanitaria fondato sugli ospedali e sulla loro frammentazione penalizzerà tutti noi ed in particolare proprio gli abitanti delle valli. L’ospedale diffuso è infatti il contrario di quello che propone la Giunta. Si fonda invece sul coordinamento e la specializzazione dei diversi presidi ospedalieri per liberare risorse per le vere priorità: la prevenzione e la sanità territoriale, grazie alla riorganizzazione della medicina generale, alla promozione della salute e all’assistenza di prossimità fondata sulle nuove tecnologie.

Proprio il Covid dimostra come solo con la prevenzione e con la medicina territoriale si riesce a garantire la salute dei cittadini, soprattutto quelli che vivono nelle periferie. L’emergenza sanitaria che stiamo vivendo dimostra quanto sia sbagliata la direzione che l’Esecutivo vorrebbe imprimere alla sanità trentina: abbiamo armi spuntate contro il nuovo coronavirus perché la nostra medicina di territorio è ancora troppo debole e sottodimensionata. Avere punti nascita in tutte le valli così come reparti oncologici o neurochirurgie non ha cambiato e non cambierebbe di una virgola questa situazione. In questo modo però si rende un servizio peggiore ai cittadini in termini di qualità. Concentrare l’assistenza sanitaria negli ospedali non ha più senso anche perché replicare le funzioni in ogni distretto non è fattibile. L’organizzazione cui guarda la Giunta si scontra infatti con la dura realtà della difficoltà di reperire professionisti disposti ad andare ad operare nei presidi periferici. Le difficoltà per trovare medici specializzati sono note a tutti. Perseverare in questo disegno che punta solo a cercare qualche consenso nelle valli, è miope.

Anche perché nei prossimi tre anni la Giunta non riuscirà a realizzare in alcun modo questo progetto. Bisogna invece investire da un’altra parte: il modello hub/spoke liberava risorse per portare assistenza e cure vicino al cittadino, in strutture di prossimità oltre l’ospedale, bisogna potenziare la medicina di base e favorire l’integrazione socio-sanitaria anche per dare risposte ad una popolazione con sempre maggiori problemi connessi a invecchiamento e non autosufficienza.

Allo stesso tempo è fondamentale assicurare a tutti l’accesso ai centri specialistici in caso di patologie gravi e puntare su telemedicina e teleassistenza: questa è la vera frontiera di una sanità territoriale che grazie alle nuove tecnologie può garantire livelli di prossimità mai visti prima. Ma di questo il presidente Fugatti non si interessa forse perché queste strategie risolvono i veri problemi di trentini ma non garantiscono neppure un voto. Ci lasciano perplesse anche per questo le scelte che si stanno compiendo a rafforzamento della sanità privata. Vorremmo chiarezza e trasparenza rispetto al coinvolgimento dei soggetti privati non solo in questa fase di emergenza legata al Covid 19. Sarebbe grave infatti se si affermasse un’idea di indebolimento dei presidi pubblici a vantaggio dei privati. Ci auguriamo che la Giunta su questo tema come sull’idea del ritorno ad un sistema ospedaliero polverizzato riveda le proprie scelte. Ne va del futuro del Trentino”. Trento, 12 novembre 2020

Santa Chiara: 1 Oss per 90 pazienti. Aumentano le esigenze e si riduce il personale.

«Un solo Operatore socio sanitario (Oss) per 90 pazienti suddivisi tra medicina A e B, pneumologia, ematologia eccetera. Il personale chiede un confronto, e la direzione risponde con una riunione in videoconferenza, convocata per il 19 novembre, a cui potrà partecipare solo un operatore per ogni figura professionale: una restrizione che sta già creando malumori – spiegano Marco Cont e Gianna Colle della Funzione pubblica Cgil –. La giunta provinciale deve assolutamente rivedere i parametri di minutaggio paziente/operatore: le esigenze sono totalmente cambiate e non si può pensare di seguire i pazienti col cronometro in mano».

La situazione, comunque, è in peggioramento: il reparto di medicina è stato convertito interamente al Covid, con aumento dei tempi per l’assistenza ai pazienti ma anche per la vestizione e svestizione del personale; personale tra cui cominciano ad aumentare i contagiati, con la conseguenza che chi è in salute deve sopperire alle carenze. Si viene avvisati telefonicamente, giorno per giorno, su che turno si dovrà fare: soluzione che sta mettendo sotto pressione anche i coordinatori, incaricati di compensare le assenze con le già risicate risorse. Intanto i rientri sui giorni di riposo si sommano e il recupero psicofisico non c’è mai. I minuti necessari per assistere pazienti sempre più in difficoltà è in aumento: emerge quindi che il minutaggio previsto dai parametri provinciali risulta insufficiente rispetto ai bisogni reali.

In un tale quadro: «Nell’ultimo anno c’è stata una graduale riduzione di 4 unità Oss a tempo pieno e 1 unità a tempo parziale, e riducendo a 1 solo operatore per il turno notturno, durante il quale deve garantire assistenza ai reparti di medicina A, medicina B, medicina alta intensità e supporto ai reparti di ematologia, malattie infettive e pneumologia».

I treni verranno sostituiti da autobus con gli stessi orari. Orari disponibili online. Ferrovia Trento-Malé, servizio sospeso domenica 15 dicembre

Domenica 15 novembre è sospeso il transito dei treni sulla ferrovia Trento – Malé. Le corse saranno sostituite con autobus che potrebbero subire qualche ritardo rispetto agli orari di fermata. Gli utenti sono invitati a verificare online l’ubicazione delle fermate sostitutive; il coefficiente di riempimento degli autobus non potrà superare il 50%. Il servizio sostitutivo, a cura di noleggiatori privati, non consente le prenotazioni per comitive e il trasporto di biciclette.

Tutte le informazioni sono disponibili all’indirizzo

 

 

 

 

*

DIRETTO

(Pagina 1 di 6)