Nella giornata di ieri (10 Novembre) si è tenuta la prima riunione della stagione del Comitato Marketing di Assomela che ha esaminato i primi dati aggiornati sulla situazione produttiva e di mercato.

Sebbene i dati di conferimento non siano ancora definitivi, soprattutto per alcune regioni e per le varietà tardive, il confronto con i principali produttori indica una produzione italiana sostanzialmente in linea con quanto previsto in agosto, al di là di qualche normale oscillazione in alcune aree produttive; secondo gli aggiornamenti al 1° novembre, infatti, la produzione nazionale dovrebbe attestarsi attorno a 2,1 milioni di tons.

Al momento, a livello varietale, si possono confermare rispetto alle previsioni una produzione decisamente sotto la media per la Golden Delicious e una record sia per la Gala sia per le “nuove varietà”. Nel caso del gruppo “Gala” bisognerà porre attenzione al ritmo dei nuovi impianti, che potrebbero portare questa varietà vicino alla saturazione di mercato; nel caso del gruppo delle nuove mele “club” il trend viene ancora giudicato positivo e conferma l’attenzione dei consumatori verso nuove proposte varietali.

Le gelate, la grandine e l’aggressività della cimice asiatica, hanno impattato meno del previsto e solo su aree ristrette ed il clima, non eccessivamente caldo, ha permesso un buon accrescimento dei frutti, che hanno buoni calibri e una generale buona qualità in tutte le regioni produttive. Per questi motivi il volume di merce destinata al mercato fresco sarà leggermente superiore alle aspettative, attestandosi a poco più di 1,8 milioni di tons – valore ad ogni modo di gran lunga inferiore alla media delle ultime stagioni.

Per quanto riguarda la produzione biologica, l’Italia preannuncia un nuovo record produttivo con più di 185.000 tons – cioè quasi il 9% della produzione totale.
Considerata l’importanza e lo sviluppo del settore Bio, si è deciso di costituire in Assomela un gruppo dedicato a seguire questo particolare segmento, sia a livello nazionale che internazionale.

Dal punto di vista commerciale, il mercato è partito in maniera piuttosto dinamica, facendo registrare buone performance anche nei primi giorni di novembre, mese tendenzialmente abbastanza calmo dal punto di vista delle vendite. Sono stati già impostati i piani di de-cumulo e le vendite procedono regolarmente in Italia, in UE e anche nelle destinazioni extra-europee, partite più lentamente sia per l’incertezza legata all’emergenza COVID sia perché ancora con a disposizione merce proveniente dall’Emisfero Sud.

Per quanto riguarda il quadro comunitario, il livello produttivo è per ora confermato a 10,7 milioni di tons. circa, con una diminuzione importante però delle produzioni francese e spagnola – elemento certamente favorevole per gli operatori italiani, sia per gli effetti sugli scambi commerciali diretti con Francia e Spagna, sia per le probabili meno esportazioni di queste ultime verso destinazioni che potrebbero essere “coperte” da prodotto italiano di qualità.

La stagione melicola italiana 2020/2021 è partita in maniera piuttosto vivace e, considerate le premesse, i prossimi mesi potrebbero procedere con la medesima fluidità.

 

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Assomela s.c. è il Consorzio delle Organizzazioni di Produttori di mele italiani che rappresenta l’80% della produzione melicola nazionale, a cui si associano le OP VOG (Marlene), VIP, VOG Products e il Consorzio FROM della Provincia di Bolzano, Melinda, “la Trentina” e Mezzacorona della Provincia di Trento, Nord Est della Regione Veneto, Melapiù della Regione Emilia Romagna, Rivoira e Lagnasco della Regione Piemonte, Friulfruct del Friuli Venezia Giulia e Melavì della Regione Lombardia.

Coronavirus: altri 253 positivi, 8 decessi, record con oltre 4.300 tamponi.

253 casi positivi, 151 dei quali individuati dal contact tracing che, nonostante la forte diffusione del contagio, continua ad essere uno strumento usato sistematicamente per intercettare il più possibile i soggetti da isolare. E poi ancora, 8 decessi, 31 pazienti in terapia intensiva, 274 classi in quarantena.

I numeri che caratterizzano il quadro odierno della diffusione del Sars-CoV-2 in Trentino sono anche oggi importanti e preoccupanti, al punto da dover rimarcare ancora una volta la necessità che ogni singolo cittadino collabori con grande senso di responsabilità, rispettando prima di tutto l’isolamento (se si è venuti a contatto di situazioni a rischio), il distanziamento sempre e comunque, come pure l’uso delle mascherine e l’igiene frequente delle mani.

Vediamo allora il dettaglio offerto dal rapporto quotidiano dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari.
Dei 253 casi positivi, come detto 151 sono quelli asintomatici individuati dal contact tracing, più altri 102 sintomatici. Fra tutti questi casi, 78 sono classificati paucisintomatici (seguiti a domicilio) mentre 23 provengono dal settore delle RSA (parte ospiti, parte operatori).

Il dato che preoccupa di più, stante la pericolosità del decorso della malattia verso i soggetti più fragili, è proprio quello relativo agli anziani: il rapporto mostra che fra tutti i nuovi positivi di oggi ben 67 hanno 70 o più anni.

Ci sono poi altri 8 decessi ad allungare l’elenco dei lutti che dall’inizio della pandemia conta già 485 scomparse.

È pur vero che dal Covid-19 si guarisce (oggi 264 i nuovi ‘dimessi’, per un totale di 8.262 situazioni che si sono risolte bene) ma la lotta al virus dipende dal comportamento di ciascuno e non si può non rimanere indifferenti di fronte al numero dei ricoveri che – come era stato previsto dagli esperti – aumenta ogni giorno: siamo ormai arrivati a 338 pazienti ricoverati, di cui 31 in terapia intensiva.

Come anticipato, le classi in quarantena sono 274, numero che molto probabilmente aumenterà una volta terminati gli approfondimenti relativi ad altri 29 casi di bambini e ragazzi in età scolare risultati positivi.

Da rilevare infine che tra i casi di oggi ci sono pure 3 piccolissimi con meno di 2 anni di età ed 4 bambini con meno di 5 anni.
Infine i tamponi che toccano un nuovo record: 4.327 quelli analizzati ieri (1.847 all’Ospedale Santa Chiara e 2.480 alla Fem) per un totale di 316.663 da inizio pandemia.

Positività da Covid. Quali misure da parte della Giunta? Apprendiamo da conoscenti ed amici, sempre più frequenti testimonianze analoghe a quelle apparse in queste ore sui media locali.

È possibile che la positività al tampone rapido non venga conteggiata o non sia assimilata alla positività al tampone molecolare? Eppure, nei test rapidi, i falsi positivi si presentano in bassissima percentuale.

Di pari passo, in negativo, procede purtroppo anche il contact-tracing. Saltato su più fronti, lascia sempre più spesso i familiari dei soggetti testati positivi alla loro libera interpretazione della norma.

Presumibilmente laddove non sia pervenuta corretta informazione, abbiamo notizia di conviventi di malati di covid in libera circolazione. Con le relative conseguenze.

Per questi motivi, consideriamo fondamentale conoscere i numeri corretti dell’epidemia, ancorché in assenza di conseguente tracciamento. La conoscenza della più precisa dimensione del problema è il primo e più importante passo per contenere l’epidemia come si ha l’impressione che invece non sia fatto in Provincia di Trento.

Con la consueta serietà, ad esempio, la provincia autonoma di Bolzano ha annunciato un numero di tamponi che nelle prossime ore dovrebbe testare tutti i cittadini altoatesini particolarmente sensibili al COVID.

Tutto ciò premesso, si interroga il Presidente della Giunta per sapere

perché ancorché in maniera separata o comunque precisando l’origine dei dati di conteggio non venga data adeguata pubblicità ai numeri dei reali contagiati da Covid in Trentino?

Perché non si effettua un’accurata campagna informativa, di quali siano gli obblighi dei soggetti positivi al covid, malati o semplicemente conviventi di queste fattispecie?

A norma di regolamento si chiede risposta scritta.

 

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Michele Dallapiccola

Paola Demagri

Ugo Rossi

Un odioso episodio ai danni della Croce Rossa del Trentino si è verificato presumibilmente nella notte tra sabato e domenica scorsi, ma solo oggi è stato scoperto dai volontari che si sono recati al deposito di Levico dove sono parcheggiati mezzi pesanti e attrezzature speciali destinati agli interventi nelle maxiemergenze. Ignoti malviventi sono penetrati nel deposito forzando le vie d’accesso e si sono scatenati con atti di vandalismo fine a sé stesso contro mezzi e strutture.

A farne le spese soprattutto i mezzi pesanti con cristalli in frantumi, interni devastati e accessori divelti. Non contenti i vandali si sono divertiti a riversare sul pavimento e nei serbatoi dei camion l’olio lubrificante stoccato per la manutenzione dei mezzi e a imbrattare tutto ciò che hanno avuto a portata di mano. Dell’accaduto sono stati informati i carabinieri che hanno immediatamente avviato le indagini nel tentativo di risalire agli autori del misfatto. A una prima stima sommaria i danni ammonterebbero a circa trentamila euro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DIRETTO

Abbiamo depositato oggi un’interrogazione per chiedere alla Giunta di spiegare ai trentini i motivi della scelta di non permettere alle guardie mediche di segnalare alla centrale COVID i casi di potenziale positività di residenti in provincia, lasciando invece la possibilità di segnalare casi di persone provenienti da altre regioni.

Il tema merita un approfondimento, anche perché la Giunta provinciale ha più volte dichiarato che per garantire continuità assistenziale h24 per ogni giorno della settimana è necessario potenziare la presenza sui territori delle guardie mediche, con particolare attenzione alle zone più periferiche. Queste dichiarazioni facevano seguito ai proclami della campagna elettorale leghista, che prometteva di contrastare la carenza di medici riorganizzando complessivamente il servizio di continuità assistenziale.

Oggi, in piena emergenza COVID e con situazioni critiche in ogni parte del Trentino, si assiste a scelte incomprensibili e in controtendenza rispetto alle dichiarazioni fatte.
Fino ad inizio ottobre le guardie mediche dovevano segnalare al dipartimento di igiene di tutti i casi sospetti o sintomatici di cittadini potenzialmente affetti dal coronavirus COVID19.

Il 20 ottobre è arrivata ai medici di guardia una email che indicava che, a far data al 1 ottobre 2020 (email arrivata quindi con un mese di ritardo), tutti i casi di residenti Trentini non andavano più segnalati ma che a questi va raccomandato di mettersi in contatto con il proprio Medico di medicina generale. Per i possibili casi di positività di non residenti invece l’indicazione è quella di proseguire con la segnalazione alla centrale COVID da parte della continuità assistenziale.

Questa scelta da parte della Giunta provinciale causa per i trentini un grave problema, poiché la guardia medica non può più prenotare nessun tampone e in questi giorni moltissime persone telefonano per avere indicazioni, anche perché molti sono risultati positivi ad un primo tampone e non sono più stati contattati da nessuno. I medici possono quindi solamente dare come indicazione quella di sentire il proprio medico di base.

Le problematiche che derivano da questa situazione sono molteplici, basti pensare ad esempio chi ha sintomi dal venerdì notte alla domenica. Queste persone possono segnalare solamente il lunedì mattina la propria situazione, continuando per giorni a frequentare i famigliari e contatti stretti che continuano inoltre ad avere a loro volta dei contatti (ad es. i figli che frequentano le scuole).

Non è comprensibile il fatto che da un lato la Giunta dichiari che i “tamponi veloci” possono essere effettuati anche nelle farmacie e dai medici di medicina generale in libera professione, ma poi tolga anche la possibilità di segnalare le situazioni critiche alle guardie mediche, che dovrebbero garantire l’assistenza ai cittadini quando non è possibile rivolgersi al proprio medico.

 

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Consiglieri Demagri, Rossi e Dallapiccola (Patt)

Anche in Trentino le Forze Armate sono al fianco della sanità pubblica nello sforzo di contenere la diffusione del Coronavirus. Saranno due, uno a Trento e uno a Rovereto, i drive through gestiti dall’Esercito Italiano in sinergia con l’Azienda provinciale per i servizi sanitaria nell’ambito dell’operazione “Igea”, disposta dal Ministro della Difesa Lorenzo Guerini. Nel dettaglio il primo drive through difesa, operativo da oggi, è a Trento nel parcheggio del PalaTrento in via Fersina – località Ghiaie a Trento Sud mentre il secondo, attivo da venerdì, sarà allestito a Rovereto nel parcheggio del Follone.

A regime i due drive through difesa saranno in grado di eseguire fino a 48 tamponi all’ora svolgendo l’attività dalle ore 8 alle ore 14 dal lunedì al sabato.

L’operazione Igea si colloca all’interno delle misure di prevenzione che si stanno rapidamente ponendo in essere su tutto il territorio nazionale per arginare la seconda ondata dell’emergenza Covid-19 e questi nuovi presidi rappresentano, un supporto fondamentale che consentirà di velocizzare l’analisi dei tamponi alleggerendo il carico delle strutture.

Come per gli altri drive through l’accesso è su appuntamento, dopo prescrizione del medico di medicina generale con ricetta dematerializzata, attraverso il Cup online o la prenotazione da parte della Centrale covid dell’Apss. Il test viene effettuato restando seduti in macchina. È importante che le persone si presentino puntuali all’ora fissata, portando con sé la tessera sanitaria e indossando la mascherina che andrà abbassata al momento dell’esame per scoprire solo in naso.

«A nome del Consiglio di direzione e della Giunta provinciale – ha detto il direttore generale facente funzioni di Apss Pier Paolo Benetollo – ringrazio l’Esercito Italiano, in campo a supporto della sanità provinciale fin dai primi mesi dell’emergenza, per il loro importante contributo anche in questa delicata seconda fase dell’emergenza Coronavirus».

Gli effetti dell’emergenza Covid sul peso odierno dei partiti e sulla la fiducia degli italiani nel Premier Conte e nelle Regioni.

La Lega, sia pur in calo di consensi, resta oggi con il 23,5% primo partito nel Paese; il Partito Democratico avrebbe il 21%. Alla pari il Movimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia, che otterrebbero il 15,4%: è la fotografia odierna del peso dei partiti scattata dal Barometro Politico dell’Istituto Demopolis, diretto da Pietro Vento.

Più distanti risultano Forza Italia al 6,5%, la Sinistra di LeU con il 3,6% e, di fatto appaiati, Italia Viva di Renzi al 2,8 e Azione di Calenda al 2,7.

Il trend Demopolis racconta l’evoluzione del consenso dei due principali partiti: il partito di Salvini perde oltre 10 punti rispetto al 34% delle Europee, passando dal 37% dei giorni del Papeete nell’agosto 2019 al 31% del febbraio scorso, sino al 23,5 di oggi. Appena 2 punti e mezzo sopra il PD: il partito di Zingaretti resta tendenzialmente stabile da mesi, attestandosi oggi al 21%.

Alla vigilia degli Stati Generali, una sostanziale stabilità nei consensi si rileva anche per il Movimento 5 Stelle, dal 17% delle Europee al 14 del febbraio 2020 sino al 15,4% odierno. Dunque terzo partito, con il medesimo consenso raggiunto da Fratelli d’Italia, il partito di Giorgia Meloni cresciuto di 9 punti negli ultimi 18 mesi.

Secondo l’Istituto diretto da Pietro Vento, l’emergenza Covid ha influito non soltanto sul peso dei partiti, ma anche sull’evoluzione del rapporto tra i cittadini e le Istituzioni. La fiducia degli italiani nel Presidente del Consiglio è cresciuta in 3 mesi di 20 punti, dal 40% del gennaio scorso al 60% di aprile, con Giuseppe Conte pienamente apprezzato per la sua risolutezza nella gestione della pandemia. Per poi decrescere al 52% di settembre e al 45% di fine ottobre, ed attestarsi oggi al 46%.
Le troppe incertezze nelle scelte – secondo l’analisi dell’Istituto Demopolis – hanno ridimensionato anche la fiducia degli italiani nelle istituzioni regionali. Sia pur con significative differenze tra le diverse Regioni del Paese, la fiducia dei cittadini nelle Regioni passa dal 41% di un anno fa al 52% del maggio scorso sino al 44% di oggi.
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Nota informativa: l’indagine è stata realizzata dall’Istituto Demopolis, diretto da Pietro Vento, dal 9 al 10 novembre 2020, per il programma Otto e Mezzo, su un campione stratificato di 1.500 intervistati, rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne. Supervisione della rilevazione demoscopica di Marco E. Tabacchi. Coordinamento di Pietro Vento, con la collaborazione di Giusy Montalbano e Maria Sabrina Titone. Approfondimenti su:

 

 

 

 

Fraccaro, Bankitalia autorizza IPS per casse rurali, traguardo importante per il territorio. “Accogliamo con grande soddisfazione la decisione della Banca d’Italia di autorizzare Raiffeisen Südtirol IPS, il sistema di tutela istituzionale che raccoglie circa 40 casse rurali dell’Alto Adige ed è nato come sistema alternativo rispetto alla riforma del credito cooperativo.

Ho promosso la norma in materia per consentire di mantenere vivo il fondamentale presidio del credito cooperativo e di salvaguardare il principio della mutualità diffusa. Questi capisaldi sono storicamente alla base dello sviluppo e della prosperità della Provincia di Bolzano ed è un bene che vengano preservati anche per il futuro: grazie all’IPS sarà possibile farlo, è un traguardo per tutto il nostro territorio. Questa notizia dimostra che un percorso alternativo non solo è possibile, ma è anche auspicabile”. Lo dichiara il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Riccardo Fraccaro.

La notizia dell’avvio dell’iter per la discussione di disegni di legge, presentati dal Partito Democratico, sia alla Camera che al Senato, volti ad introdurre nel Titolo V della Costituzione la cosiddetta “Clausola di Supremazia”, quindi specifiche prerogative riconosciute allo Stato centrale di Roma nei confronti delle Regioni al fine di affermare, in caso di contrasti (la storia insegna), il prevalere della posizione del primo nei confronti delle seconde; i firmatari delle due proposte di mozione, una a livello provinciale e una a livello regionale, vogliono esprimere, da rappresentanti delle istituzioni e da autonomisti convinti (slegati da logiche politiche nazionali) la loro preoccupazione.

Nei due documenti presentati, a livello provinciale e regionale, il sottoscritto Luca Guglielmi ed il consigliere del P.A.T.T. Lorenzo Ossanna (a livello regionale con la firma anche del consigliere Walter Kaswalder) vogliono impegnare i rispettivi organi esecutivi a intervenire in sede di Conferenza Permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome di Trento e di Bolzano, nonché in ogni altra sede istituzionale, per esprimere la netta contrarietà ad una riforma della Costituzione volta ad introdurre meccanismi di centralizzazione della potestà legislativa che si ripercuotano sull’assetto istituzionale statutariamente previsto.

Si vogliono impegnare, rispettivamente, il Presidente Fugatti per la Provincia di Trento e il Presidente Kompatscher per la Regione Autonoma Trentino Alto Adige Sudtirol, inoltre, ad elaborare e trasmettere alla delegazione parlamentare trentina una clausola di salvaguardia che preveda che la norma non si applichi per le regioni a statuto speciale (o almeno per la Regione Trentino Alto Adige e per le Province autonome) per le quali continuano a trovare applicazione i soli limiti derivanti dallo Statuto e dalle norme di attuazione.

Questo è quanto dichiarato dai firmatari delle due mozioni – che aggiungono – “in momenti di difficoltà sanitaria ed economica, proporre determinati “sgambetti” istituzionali, allontana le fiere genti autonomiste da un concetto di Stato e, all’uopo, fomenta immotivati rancori nel resto degli italiani nei confronti di un’Autonomia trentina e sudtirolese che è responsabilità e non privilegio.”

 

Provinciale

 

Regionale

 

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