Oggi ricorre la “Giornata per ricordare le vittime e i caduti trentini della Grande Guerra”. Bisesti: “Il Memoriale vuole restituire ai trentini la memoria dei propri caduti”.

Con il Memoriale dedicato ai caduti trentini del Primo conflitto mondiale, ma anche con la Giornata di ricordo istituita all’unanimità dal Consiglio provinciale il 14 ottobre di ogni anno, si vuole restituire una parte di storia importante ai trentini. E’ stato in questo modo che oggi, nel corso dell’evento on line promosso dalla Provincia in collaborazione con il Museo Storico Italiano della Guerra e la Fondazione Museo storico del Trentino, l’assessore provinciale alla cultura Mirko Bisesti ha spiegato il significato dell’iniziativa.

“Furono oltre 60.000 i trentini che militarono nell’esercito austro-ungarico, 100.000 i profughi sfollati, 12.000 i soldati caduti; è difficile trovare una famiglia trentina i cui avi non siano stati coinvolti da questo conflitto – è stato il commento dell’assessore Bisesti -. E se il Centenario della Grande Guerra è stata una grande occasione di studio e di riflessione per il territorio, con la legge provinciale 11/2017, accanto alla Giornata del 14 ottobre, si è deciso anche di realizzare un Memoriale che ricordi i caduti trentini, che verrà collocato all’interno dell’Ossario di Castel Dante a Rovereto. Sono passati più di cento anni ma manca ancora un monumento capace di trasmettere la loro memoria – ha concluso Bisesti -, ecco per me il Memoriale sarà questo, una restituzione importante, attenta alle diverse sensibilità ma che ci consenta la costruzione di una memoria pubblica del Primo conflitto mondiale. Il mio impegno come Assessorato sarà per la realizzazione di questo progetto, d’intesa con lo Stato e le forze armate”.

La commemorazione trasmessa poco fa sul profilo Facebook della Provincia, che troverà spazio successivamente anche sulle reti locali, ha visto quindi gli interventi di Giuseppe Ferrandi, direttore della Fondazione Museo storico del Trentino, e di Francesco Frizzera, provveditore del Museo della Guerra di Rovereto. Moderati dal capo ufficio stampa della Provincia, Giampaolo Pedrotti, che si è avvalso anche di spezzoni dell’epoca per trasmettere il senso del conflitto, i due storici hanno illustrato due aspetti diversi delle vicende storiche trentine. Da un lato Ferrandi ha parlato del “Popolo scomparso”, titolo di un famoso fotolibro trentino della Grande Guerra, spiegando come il “popolo trentino non abbia mai avuto una memoria pubblica adeguata”, poiché all’indomani della fine della Prima guerra mondiale, con l’annessione al Regno d’Italia, “non si poteva parlare dei combattenti sotto altra bandiera”. Ferrandi ha quindi concluso con una lettera di Piero Calamandrei, padre della Costituzione italiana, ma anche ufficiale italiano del Servizio propaganda, che prestò servizio proprio sul fronte trentino. Una lettera scritta dalla Vallarsa alla moglie, che ben illustra la situazione peculiare del Trentino.

Frizzera, invece, nel ricordare come il conflitto in Trentino iniziò un anno prima che nel resto d’Italia, nel 1914 appunto, ha illustrato le potenzialità distruttive di questa guerra e la tragedia vissuta dai trentini sul fronte galiziano, letteralmente decimati già nei primi mesi. Nel maggio del 1915 l’ingresso in guerra dell’Italia portò il conflitto nelle case dei trentini e quasi un terzo della popolazione venne sfollata: “Furono evacuati in condizioni che somigliano molto a quelle dei militari, non conoscevano le loro destinazioni che furono per la maggior parte le cosiddette ‘città di legno’ – ha commentato Frizzera -. Oggi sappiamo che vi furono 12.000 caduti, un numero sconvolgente, ma per i trentini non ci fu nemmeno la possibilità di sapere dove erano stati sepolti i propri cari, se qualcuno se ne stava prendendo cura. Tutto questo ci dà l’idea di come questo territorio sia stato colpito fin nel profondo dalla Grande Guerra e dalle sue conseguenze”.

 

Questi gli appuntamenti dei prossimi giorni

Fondazione Museo Storico del Trentino

 

Attività per le scuole secondarie di primo e secondo grado
Venerdì 16 ottobre

Soldati e civili nella Grande Guerra
Un percorso online di un’ora con la Fondazione Museo storico del Trentino, dedicato ai trentini, soldati e civili, che hanno vissuto il dramma della prima guerra mondiale.
Partecipazione gratuita, durata 1 ora, su prenotazione scrivendo a edu@museostorico.it

Trento nella Grande Guerra
Un percorso a piedi per le vie della città per scoprire cosa ha significato la guerra per gli abitanti di Trento e del Trentino.
Partecipazione gratuita, durata 1,5 ore, su prenotazione scrivendo a edu@museostorico.it

 

Attività per la cittadinanza
Domenica 18 ottobre ore 14.00

Visita guidata al Forte di Cadine
Una fra le prime strutture militari costruite dagli Austriaci in Trentino: simbolo della fortificazione di un territorio che subirà il dramma della guerra.
Partecipazione gratuita, durata 1 ora, su prenotazione scrivendo a edu@museostorico.it

Federazione Schützen del Trentino

Sabato 17 ottobre ore 10.30
Momento di ricordo presso il Sacrario dedicato ai caduti austro-ungarici del Cimitero monumentale di Trento.

Il Consiglio di Amministrazione, riunito oggi a Roma sotto la presidenza di Marcello Foa, ha esaminato e approvato il Bilancio intermedio al 30 giugno 2020 della Rai e di quello Consolidato di Gruppo alla stessa data, illustrati dall’Amministratore Delegato Fabrizio Salini.

Il primo semestre 2020 del Gruppo Rai registra un risultato in leggero utile (4,8 milioni di Euro), in lieve miglioramento rispetto al corrispondente periodo dell’esercizio precedente (3,3 milioni di Euro).

Al 30 giugno 2020 la posizione finanziaria netta risulta negativa per 275,9 milioni di Euro (- 239,1 milioni di Euro al 30 giugno 2019).

Per quanto riguarda la prevedibile evoluzione della gestione del Gruppo Rai per l’esercizio 2020, le proiezioni economiche evidenziano una perdita di esercizio, ancorché su un livello più contenuto rispetto alle previsioni iniziali. Le determinanti di tale esito sono prioritariamente riconducibili alla perdurante contrazione del mercato pubblicitario e degli introiti dei canoni speciali, in un contesto di ripresa dell’attività produttiva aziendale.

L’indebitamento finanziario di Gruppo registrerà, per effetto della citata contrazione dei ricavi, una ulteriore crescita, rimanendo comunque su livelli di sostenibilità.

I bilanci verranno a breve resi pubblici nell’apposita sezione del sito internet www.rai.it.

Test antigenici rapidi presso i medici di medicina generale. I medici di medicina generale convenzionati negli ultimi mesi hanno fornito un importante contributo con i test sierologici effettuati in collaborazione con l’APSS sul personale scolastico e docente delle scuole di ogni grado ed età.

Oggi si è concordato nell’ambito del Comitato provinciale dei medici di medicina generale, di estendere la collaborazione di tali professionisti anche all’esecuzione dei test antigenici rapidi per l’individuazione dei casi Covid. Come è noto tali test diagnostici hanno un’elevata sensibilità e specificità se effettuati in presenza di cariche virali elevate e quindi tra il giorno successivo a quello di esordio dei sintomi e la 7° giornata. Tali test hanno il vantaggio di fornire il risultato in un tempo brevissimo, circa 30 minuti.

Grazie all’accordo odierno con i rappresentanti sindacali di categoria, nei prossimi giorni i medici di medicina generale, su base volontaria, potranno eseguire tamponi rapidi antigenici nasofaringei in libera professione, presso il proprio studio.

Il medico potrà inoltre prescrivere l’esecuzione del tampone rapido antigenico nasofaringeo con spesa a carico del Servizio sanitario provinciale, alle categorie di persone che saranno indicate dall’APSS: nella attuale fase di epidemia tale modalità è riservata agli alunni e al personale scolastico delle scuole di ogni ordine e grado (inclusi nidi e materne), che presentano sintomi da almeno 1 giorno e da non più di 7 giorni.

Nei casi in cui il test risulti positivo, la persona sarà posta immediatamente in isolamento fiduciario in attesa di effettuare il tampone molecolare da parte dell’APSS. Nei casi invece il test risulti negativo lo studente ed il lavoratore potranno riprendere le loro attività.

Si ringrazia la componente sindacale della medicina generale del Trentino che ha contribuito a rendere fattibile anche questo progetto, quale ulteriore risposta alle richieste del cittadino in questo particolare momento storico.

Nel contempo il dott. Nicola Paoli, segretario generale della Federazione CISL Medici del Trentino sindacato di maggioranza assoluta della medicina generale ha ringraziato l’Assessore, Stefania Segnana, ed il direttore generale facenti funzioni dell’APSS, dott. Pier Paolo Benetollo, per aver concordato in tempi brevi questo importante accordo tra le parti.

Cgil Cisl Uil: soddisfazione per il nuovo primato trentino. Adesso si continui a fare crescere il sistema pubblico. Sanità trentina, per mantenere livelli di eccellenza servono investimenti.

“Il nuovo riconoscimento del primato della sanità trentina certificato dal rapporto C.R.E.A conferma la bontà della scelta di puntare sulla sanità pubblica invece che privilegiare il privato convenzionato.

Una decisione che ci vede assolutamente concordi e che, anche alla luce dell’emergenza sanitaria, dimostra l’assoluta necessità di continuare ad investire in questa direzione rafforzando il sistema pubblico locale in termini capillarità del servizio e di rafforzamento dei presidi territoriali”. Commentano così i segretari generali di Cgil Cisl Uil il risultato dell’indagine sulle performances dei sistemi sanitari regionali realizzata dal Centro per la ricerca economica applicata in sanità srl. (C.R.E.A. Sanità), presso l’università Tor Vergata di Roma. Un primato che il Trentino condivide con l’Emilia Romagna e la Provincia di Bolzano, che hanno ugualmente puntato sul servizio pubblico.

“Non possiamo che essere soddisfatti, ma allo stesso tempo ricordare che questi livelli si mantengono solo se si continua ad investire risorse nella sanità. Speriamo che di questo prenda atto anche la giunta provinciale, che invece poco più di un anno fa era pronta a tagliare 120milioni di euro dal budget dell’Azienda sanitaria. Scelta che è stata bloccata solo per l’opposizione delle organizzazioni sindacali”, ricordano Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti.

Le tre confederazioni chiedono dunque che non si prendano più in considerazione scelte scellerate di quel tipo, ma al contrario si continui a rafforzare il sistema sanitario trentino. “Investire sulla sanità trentina vuol dire anche investire sulle sue professionalità. E’ grazie al loro impegno e alla loro competenza che la nostra sanità è ai vertici nazionali. E’ ora dunque che la Giunta provinciale superi ogni titubanza e rinnovi il contratto collettivo di settore, che, dopo la firma del protocollo d’intesa del gennaio 2020, la Giunta Fugatti ha deciso di non finanziare”, concludono.

Coronavirus: nuovi decessi, 30 ricoveri. La fotografia del contagio da Sars-Cov-2 in Trentino scattata alle 6 di stamani dall’Azienda provinciale per i servizi sanitari mostra sfortunatamente altri 2 decessi, ma l’evoluzione delle ultime ore porta ad aumentare il numero dei lutti che stanno contrassegnando l’andamento del focolaio che si è sviluppato in una residenza per anziani.

È importante anche il numero delle nuove infezioni riscontrate in tutto il Trentino nelle ultime ore. Sono 29 infatti i soggetti risultati positivi al tampone molecolare: accanto a questi si registrano altri 15 casi positivi al test per l’antigene.

Tra i nuovi casi figurano anche 4 minorenni (età compresa tra i 6 ed i 15 anni) e 6 over 70.

Cresce anche il numero dei ricoverati: i pazienti sono diventati infatti 30, nessuno dei quali in terapia intensiva.

Restano 46 le classi in isolamento.

Molto alto infine il numero di tamponi analizzati ieri: 1.280 quelli gestiti nel laboratorio di Microbiologia del Santa Chiara e 1.287 a San Michele per un totale di 2.781. A questi si aggiungono 214 test rapidi, sempre effettuati nella giornata di ieri.

Il Garante per la privacy ha espresso parere positivo sulla bozza di regolamento che definisce il funzionamento del Programma di rimborso in denaro (cosiddetto “cashback”) a favore dei consumatori che effettuano acquisti con strumenti di pagamento elettronici. Dovranno però essere adottate precise misure a garanzia dei dati personali.

In base allo schema presentato dal Ministero dell’economia e delle finanze, i consumatori potranno scegliere di aderire al Programma cashback tramite l’App IO o attraverso banche o società che emettono carte di pagamento (issuer). In questo modo i dati anagrafici e gli estremi delle carte di pagamento scelte per partecipare al Programma saranno comunicati alla PagoPA S.p.a., la società incaricata dal MEF della progettazione e della gestione del Sistema informativo cashback.

Ogni volta che la carta di pagamento registrata sarà utilizzata dal consumatore per l’acquisto in negozio, i dati necessari (ad esempio, data e importo dell’acquisto) saranno trasmessi dalla società che gestisce la transazione (acquirer) al Sistema cashback. Al termine di ogni semestre, sarà calcolato il rimborso spettante a ciascun consumatore aderente al programma sulla base degli importi dei pagamenti effettuati. Sono inoltre previsti rimborsi speciali, sulla base di una graduatoria, per chi avrà eseguito il maggior numero di transazioni. Sarà Consap (società del Mef) ad occuparsi dell’erogazione dei rimborsi, inclusa la gestione dell’eventuale contenzioso.

Nel corso dell’istruttoria – alla luce dei rischi e delle criticità emerse nell’ambito di un trattamento di dati così massivo, riferibile ad ogni aspetto della vita quotidiana dell’intera popolazione – il Garante ha chiesto di stabilire già nel regolamento stringenti garanzie a tutela delle persone coinvolte.

È stato innanzitutto necessario individuare espressamente i ruoli e le singole responsabilità dei numerosi soggetti coinvolti nel trattamento dei dati. Sono state introdotte misure per garantire che gli acquirer trasmettano al sistema solamente i dati necessari, limitati alle transazioni effettuate attraverso gli strumenti di pagamento registrati dai soggetti aderenti. L’Autorità ha inoltre chiesto di precisare le finalità del trattamento delle diverse tipologie di dati raccolti nell’ambito del programma di rimborso, con particolare riguardo ai dati dell’esercente che potranno essere trattati solo per eventuali reclami. I dati raccolti potranno essere conservati solo per il tempo strettamente necessario.

Particolare attenzione è stata posta sulle modalità con cui l’App IO e i sistemi con i quali istituti bancari e società che emettono carte di pagamento rendono disponibili agli aderenti gli importi dei rimborsi spettanti e la posizione nella graduatoria, in modo che siano conformi al principio di minimizzazione previsto dal Regolamento Ue sulla privacy (Gdpr). Sono state, infine, previste specifiche misure di sicurezza da adottare nel trattamento dei dati, ad esempio per la protezione, mediante funzioni crittografiche non reversibili, degli identificativi degli strumenti di pagamento elettronici.

L’Autorità, prima dell’avvio del programma, verificherà le misure di sicurezza, le modalità e i tempi di conservazione dei dati da indicare nella valutazione d’impatto che dovrà essere trasmessa dal Ministero, riservandosi anche di esaminare alcuni profili di funzionamento dell’App IO.

Smart Working, adeguamento all’inflazione, buoni pasto, premi produzione: questi i temi al centro del nuovo incontro fra Provincia e sindacati per il rinnovo del contratto collettivo di intercomparto.

Sono proseguite oggi (14 ottobre) a Palazzo Widmann a Bolzano le trattative per il rinnovo del contratto collettivo di intercomparto fra la delegazione pubblica, guidata dal direttore generale della Provincia, Alexander Steiner, e i rappresentanti dei sindacati. “Rispetto a molte altre realtà – sottolinea Steiner – in Alto Adige abbiamo la fortuna di poter discutere di miglioramenti delle condizioni lavoratori e aumento degli stipendi”.

Per l’anno 2021, infatti, i fondi a disposizione per il rinnovo del contratto dei 33.500 lavoratori del settore pubblico (Provincia, sanità, Comunità comprensoriali, Comuni, case di riposo, Ipes, Aziende di soggiorno di Bolzano e Merano) ammontano a 38 milioni di euro, “con i quali puntiamo a valorizzare l’impegno e la professionalità di lavoratori e lavoratrici. Con i sindacati il dialogo è costruttivo, vi sono ancora alcuni punti da chiarire, ma contiamo di chiudere la seconda parte contrattuale entro la fine dell’anno”, ha spiegato Steiner.

Uno dei punti centrali dell’incontro di oggi è stato quello legato allo smart working, con la delegazione pubblica che si è epressa per una regolamentazione chiara di una materia che, se inserita nel contratto collettivo di intercomparto, consentirebbe di accedere a questo modello di lavoro in maniera autonoma rispetto alle normative statali anche una volta terminata l’emergenza Covid.

Per quanto riguarda l’adeguamento degli stipendi al tasso di inflazione, si punta ad una rivalutazione dell’1,1 per cento in base all’indice IPCA, altri temi affrontati quelli relativi a premi di produzione, servizio mensa alternativo, buoni pasto e congedo parentale per i padri. Per la stipula del contratto collettivo di intercomparto per il periodo 2019-2021, la mano pubblica ha messo a disposizione 300 milioni di euro, 60 milioni dei quali potranno essere assegnati grazie alla sottoscrizione del secondo accordo.

“30 anni di Protezione”: un video racconta la storia della Protezione civile del Trentino.La presentazione venerdì 16 ottobre alle 15.30 al Muse di Trento.

Sono trascorsi quasi 30 anni dalla legge che istituiva nel ’92 la Protezione civile del Trentino. Nell’ambito della Settimana nazionale della Protezione Civile italiana e trentina, venerdì 16 ottobre, alle ore 15.30, presso il Muse di Trento, verrà proiettato nel corso di una conferenza stampa “30 anni di Protezione”, un video che racconta questa avventura straordinaria, attraverso sei protagonisti che hanno guidato la Protezione civile trentina per tre decenni: Nicola Salvati, Claudio Bortolotti, Raffaele De Col, Roberto Bertoldi, Stefano de Vigili, Gianfranco Cesarini Sforza. Il filmato è stato realizzato dalla Provincia autonoma di Trento, dalla Protezione Civile del Trentino e dalla Fondazione Museo storico del Trentino.

Alla presentazione interverranno il governatore del Trentino Maurizio Fugatti, il dirigente generale del settore Raffaele De Col e il giornalista Paolo Tessadri. I colleghi degli organi di informazione sono cordialmente invitati.

 

Nella notizia il trailer del filmato:

30 ANNI DI PROTEZIONE

Durata 20 minuti

Realizzazione a cura di: Gianfranco Cesarini Sforza, Raffaele De Col, Fabio Mariz, Paolo Tessadri

Direttore di produzione Matteo Gentilini

Regista Marco Benvenuti

Sono trascorsi quasi 30 anni dalla legge che istituiva nel ’92 la Protezione civile del Trentino. Nel video si racconta la sua storia attraverso sei protagonisti che l’hanno guidata in questi tre decenni. Si fa un accenno anche ai fatti accaduti prima del ’92, per offrire un quadro il più completo possibile. La narrazione mette al centro gli eventi a cui è stato chiamato ad operare un “esercito” di 15mila persone fra professionali e volontari, in Trentino, ma anche in altre regioni italiane e all’estero. Nel 2011 fu introdotta una nuova legge che riorganizzava, in parte, il sistema di protezione civile con riguardo alla prevenzione e alla sicurezza del cittadino e del territorio. Norme che completano e integrano la legge precedente del ’92.

Il Trentino, insieme all’Alto Adige, ha oggi un’organizzazione unica in Italia: il dirigente generale è a capo di tutto il sistema della Protezione civile e questo permette alla struttura una maggiore efficienza ed efficacia. La Protezione civile è un patrimonio collettivo da preservare e favorire, dove i valori umani sono fondamentali. Il filmato racconta una storia che va da Cernobyl fino al Covid 19, passando per la tragedia di Stava. Per la grande esperienza accumulata negli anni, la Protezione civile trentina è la coordinatrice di tutte le Protezione civili regionali.

 

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I protagonisti del filmato:

 

NICOLA SALVATI

Dirigente generale della Protezione civile dal 1992 al 1996

 

CLAUDIO BORTOLOTTI

Dirigente generale dal 1996 al 2009

 

RAFFAELE DE COL

Dirigente generale dal 2009 al 2012 e dal 2020

 

ROBERTO BERTOLDI

Dirigente generale dal 2012 al 2016

 

STEFANO DE VIGILI

Dirigente generale dal 2016 al 2018

 

GIANFRANCO CESARINI SFORZA

Dirigente generale dal 2019 al 2020

Non concordo sulla decisione del nuovo Sindaco di Trento, Franco Ianeselli, di non presentare ricorso contro l’ordinanza del giudice Flaim, la quale – di fatto – blocca il requisito dei 10 anni di residenza in Italia per richiedere un alloggio Itea.

Voglio essere molto chiaro nell’affermare che non trovo nulla di discriminatorio nella norma introdotta dall’attuale Giunta Fugatti, che – al contrario – si propone proprio di evitare “guerre tra poveri” – per usare la definizione di Ianeselli – e trattamenti di disparità nei confronti di trentini e italiani che oggi probabilmente non godono di un tenore di vita pari a quello delle persone che, con certe critiche e certe decisioni, sembrano proprio non voler comprendere quale sia lo stato d’animo di chi è stato dimenticato per anni dalle istituzioni.

Del resto, intravedo nelle decisioni provenienti da un certo mondo politico la volontà di perseguire battaglie su temi di “comodo”, in quanto sicuri del supporto di quegli intellettuali – schierati sempre dalla stessa parte – che oggi sono predominanti nello scenario socioculturale trentino.

Nulla, del resto, viene fatto dalla sinistra su temi scomodi e complessi come quello degli alloggi pubblici.  Il fatto che tanti trentini siano stati sfavoriti rispetto a chi è da poco arrivato in Italia, sembra passare in subordine, con disinteresse.

Una questione che non è nata oggi, ma che al contrario perdura da anni.

Al contempo, assistiamo ad un PATT annicchilito sulle posizioni di una sinistra centralista, che usa (inopportunamente) slogan come “Prima le persone. Sempre” e lo fa senza tener conto di un tessuto sociale che è oggi mutato e non è lo stesso del Trentino di 30 anni fa.

Osservando determinati comportamenti, non posso fare a meno di interrogarmi su quale sia la loro reale idea di “valorizzazione della comunità trentina” e di “valorizzazione dell’autonomia”.

La nostra posizione sul tema è sempre stata molto chiara ed è anche per questo che nell’ottobre del 2018 i trentini hanno sostenuto il cambiamento, scegliendo come Presidente Maurizio Fugatti.

Questi si è semplicemente mosso nell’attuare quanto promesso nel corso degli anni seguendo un ragionamento di buonsenso, quello stesso buonsenso che ha caratterizzato da sempre il pensiero della Lega.

È un fatto che nei decenni scorsi non si sia fatto abbastanza per garantire un tenore di vita decoroso ai trentini. Noi, al contrario, perseguiamo politiche che possono forse non piacere a un certo mondo borghese di sinistra, ma che tengono conto del nostro principio ispiratore “Prima i trentini”, frase nel cuore di qualsiasi reale autonomista.

Questo quanto dichiarato in una nota dal Consigliere provinciale e Referente della Sezione Lega di Trento Devid Moranduzzo.

Apprendiamo positivamente dai quotidiani dell’iniziativa di Pd, Futura e M5s in merito allo strategico tema delle grandi derivazioni idroelettriche Trentine.

E’ un tema cruciale per il Trentino e credo sia prioritario coinvolgere anche l’Alto Adige per affinità di territorio, per simile percorso di provincializzazione, per la capacità idroelettrica espressa e per elaborare sinergie strategiche industriali ed economiche.

Lo diciamo tempo, non possiamo difenderci nel nostro Trentino con le datate postazioni belliche di altre epoche storiche. Serve una regia politica Regionale, serve una classe dirigente preparata per questa sfida che oltre ad avere importati risvolti ambientali in quanto energia rinnovabile e pulita, genera una ricchezza economica importante che però non può rimanere rinchiusa in dividendi. Servono ingenti investimenti per l’ammodernamento delle centrali e di tutti gli apparati produttivi afferenti. Apriamo questo evento ad una dimensione Regionale.

Certamente avremo da approfondire la legge provinciale da poco licenziata ma non perdiamo l’occasione di coinvolgere la provincia di Bolzano che seppur autonoma fa parte di una Regione, il Trentino Alto Adige. Chiediamo infine che anche il sindacato confederale e di categoria venga coinvolto nella conferenza. La Uil del Trentino nella persona del suo Segretario Generale Walter Alotti e la Uiltec del Trentino Alto Adige Suedtirol, forte della sua rappresentanza e rappresentatività, sia nel Gruppo Dolomiti Energia che in Alperia, manifestano il loro interesse e si rendono disponibili al coinvolgimento.

 

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Alan Tancredi
Segretario Generale Regionale Uiltec del Trentino Alto Adige Suedtirol

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