A Trento e a Rovereto nuovi referenti per la Lega. Devid Moranduzzo e Viliam Angeli sono stati nominati Referenti per le sezioni di Trento e Rovereto. A comunicarlo il Segretario Mirko Bisesti dopo la riunione del direttivo di partito che ha affermato: ”Auguro loro di fare un buon lavoro: le sfide che ci attendono sia a Trento che a Rovereto sono fondamentali per il futuro del Trentino. Sono sicuro che saranno due figure che sapranno ben gestire due importanti sezioni”.

Il referente per la sezione di Trento, Moranduzzo Devid, ha ringraziato per la nomina il Segretario Bisesti e ha aggiunto: ”Sono felice di poter lavorare per la sezione di Trento, città dove vivo, e lavorerò con l’aiuto dei Consiglieri comunali, provinciali e circoscrizionali, sostenitori e militanti per la Lega a servizio della nostra città. Ringrazio di cuore per il lavoro con i cittadini e per il lavoro di unità nella sezione che la commissaria uscente Bruna Giuliani ha fatto in questi anni”.

Il referente per la sezione di Rovereto, Viliam Angeli, ha commentato: ”Sono felice di questa conferma da parte del Segretario Bisesti. Siamo al lavoro per poter essere un partito di governo in Comune a Rovereto”. Il referente della sezione di Rovereto Viliam Angeli ha così ricordato la sfida del ballottaggio in programma per la prossima settimana.

Sinistra Italiana del Trentino e Sinistra Italiana di Rovereto prendono le distanze dall’invito di Gloria Canestrini a votare, nel ballottaggio per l’elezione del sindaco di Rovereto, “scheda bianca perché le due coalizioni -quella di Valduga e quella di Zambelli- sarebbero ugualmente di destra”. Riteniamo profondamente sbagliati l’equidistanza nei confronti di due realtà politiche molto diverse e il sostanziale disinteresse riguardo alla possibilità che possa affermarsi la coalizione che ha come forze trainanti Fratelli d’Italia e Lega distanti anni luce dalla nostra ispirazione antifascista e antirazzista.

Chi si riconosce in Sinistra italiana ha partecipato alla nascita del gruppo che ha raccolto le firme contro la realizzazione del tratto trentino della A31; ha lavorato per mesi a un programma per Rovereto alternativo rispetto all’azione della precedente Amministrazione; ha approvato la candidatura di Gloria Canestrini dopo che il centrosinistra roveretano ha scelto Valduga come proprio candidato; ha contribuito in maniera significativa -con idee, candidati e finanziamenti- alla creazione della lista civica di sinistra Rinascita Rovereto.
Crediamo che, dopo l’espressione del voto dei cittadini roveretani, le idee e i programmi di Rinascita Rovereto possano e debbano confrontarsi con la visione della città e della società meno distante dalla nostra, quella di Valduga. Una parte significativa di RR ha proposto di rivolgersi pubblicamente alla cittadinanza e alla coalizione di centrosinistra perché possa esserci un confronto aperto, alla luce del sole, fuori dai vecchi rituali e patteggiamenti della Politica, rispetto ad alcuni punti fondamentali del programma su cui Rinascita Rovereto e Europa Verde hanno raccolto un significativo successo fra i cittadini.

Con il nostro sconcerto Gloria Canestrini ha liquidato questa proposta in una riunione breve e frettolosa, pur in presenza di un numero significativo di partecipanti disponibili al confronto e sicuramente contrari alle posizioni di totale chiusura. Sebbene non fosse stata presa nessuna decisione formale, Gloria Canestrini nel successivo incontro con i Verdi, in un clima rissoso e intollerante verso chi esprimeva opinioni diverse, passava disinvoltamente dalla proposta di scheda bianca alla scelta di non dare nessuna indicazione, come proposto da Europa Verde. Infine, alla richiesta di continuare il confronto fino ad una posizione condivisa, Gloria Canestrini ha risposto che la decisione era stata già presa, dimostrando ancora una volta che le modalità ‘nuove’ e ‘alternative’, affermate alla nascita di Rinascita Rovereto, sono nei fatti negate da una conduzione verticistica e personalistica.
Invitiamo quindi Gloria Canestrini ad un ulteriore e approfondito confronto con le forze che l’hanno proposta e sostenuta e con la cittadinanza di Rovereto, perché questa è il nostro primo interlocutore e merita un’Amministrazione più adeguata rispetto ai suoi bisogni. Per questo chiediamo alla coalizione di centrosinistra di tenere nel dovuto conto il consenso che Rinascita Rovereto ha raccolto nel primo turno delle elezioni e proponiamo una discussione aperta, “fuori dalle chiuse stanze”, su alcuni punti fondamentali del nostro programma:

– il progetto del Follone, senza palazzine e con uno studentato necessario allo sviluppo dell’Università roveretana;
– due nuovi parchi che riqualifichino zone oggi degradate della città;
– un mercato coperto nella ex Peterlini.

 

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Renata Attolini

Sinistra Italiana del Trentino
Sinistra Italiana di Rovereto

I militari della Compagnia Carabinieri di Borgo Valsugana hanno eseguito un arresto su ordine di custodia cautelare in carcere, per maltrattamenti in famiglia.

Il provvedimento è stato emesso dal G.I.P di Trento, a carico di un 40enne di Borgo Valsugana, responsabile di reiterate violenze e minacce nei confronti dell’anziana madre. Già due anni fa, la donna aveva trovato il coraggio di denunciarlo e l’uomo è stato sottoposto alle misure congiunte dell’allontanamento e divieto di avvicinamento. A marzo scorso, però l’anziana lo ha nuovamente accolto a casa, illudendosi che si fosse ravveduto, ma purtroppo le vessazioni sono quasi subito riprese, sino a giungere all’epilogo che ha costretto la madre, suo malgrado a rivolgersi nuovamente ai Carabinieri.

Infatti nei primi giorni di agosto, nel corso dell’ennesimo alterco, la vittima è stata scaraventata a terra dal figlio e, terrorizzata, è fuggita, trovando riparo a casa della figlia, da dove ha chiamato i Carabinieri.

I Militari della locale Stazione, comprendendo il particolare stato di angoscia e timore della vittima, hanno acquisito gli elementi per avviare le indagini e su delega della Procura di Trento, gli uomini del Nucleo Operativo di Borgo Valsugana hanno verificato i continui maltrattamenti a cui era stata sottoposta l’anziana e soprattutto il suo stato di timore per eventuali più gravi ritorsioni, che l’hanno a lungo indotta a non chiedere aiuto ad alcuno, anzi, a nascondere gli esiti delle numerose aggressioni subite, persino evitando di uscire di casa, per non svelare neppure ad estranei i segni delle percosse.

La Magistratura, concordando col quadro probatorio fornito dalle investigazioni, ha emesso il provvedimento cautelare, che è stato subito eseguito dai Carabinieri di Borgo Valsugana e l’uomo adesso si trova ristretto presso il carcere di Trento.

 

La comunità di Paganica si prepara ad accogliere don Gianluca Leone che da Pinzolo scende in Abruzzo per celebrare la sua Prima Messa nel paese natale del padre. Ordinato il 12 settembre scorso dall’Arcivescovo di Trento Mons. Tisi, il 13 don Gianluca ha celebrato la sua Prima Messa nella Chiesa di San Lorenzo a Pinzolo, con una corale partecipazione di popolo. Una settimana fa ha contattato don Dionisio, il parroco di Paganica, esprimendogli il desiderio di venire ad incontrare la comunità paganichese. Domenica 27 settembre la data concordata. , alle ore 11, celebrerà la santa Messa.

Pur nella ristrettezza dei tempi, la comunità paganichese sta organizzando una festosa accoglienza a don Gianluca, che celebrerà domenica alle 11 la sua prima Messa a Paganica nella Chiesa degli Angeli Custodi. Sarà anche trasmessa in diretta sulla pagina Facebook della Parrocchia di Santa Maria Assunta. Dopo la Messa don Gianluca starà in conviviale nel Centro Pastorale San Giustino, osservate tutte le misure di sicurezza, con una rappresentanza significativa della comunità paganichese. Insieme al padre Loreto, don Gianluca resterà a Paganica 4 giorni per salutare parenti ed amici, rientrando poi in Trentino, a Cles, dove gli è stata affidata la Parrocchia.

Una vocazione adulta quella di don Gianluca: 48 anni, una laurea in Pedagogia poi in Scienze Religiose, ha lavorato nel sociale, poi come docente. Nato a Roma, all’età di 5 anni si trasferì con la famiglia a Pinzolo, dove il papà Loreto andava ad assumere il Comando della Polizia Municipale. Prima d’entrare in seminario Gianluca Leone ha insegnato Religione nelle scuole superiori. Iscritto all’ordine del giornalisti, è stato corrispondente del periodico Vita Trentina e collaboratore dei giornali locali.

Un forte legame unisce da molti anni le comunità di Paganica e Pinzolo. Ne è stato auspice e protagonista Loreto Leone, il papà di don Gianluca, un paganichese che non ha mai reciso i legami con la sua terra d’origine. Si trasferì a Pinzolo alla fine degli anni Settanta, per andarvi ad assumere il comando della Polizia municipale, ad esercitare l’avvocatura e le funzioni di giudice onorario. Stimato da tutti, Loreto Leone ha costruito un ponte di relazioni tra Pinzolo e Paganica, come il gemellaggio tra i due Gruppi Alpini, con frequenti visite tra le due comunità, soprattutto dopo il terremoto del 6 aprile 2009, quando egli dapprima si adoperò perché la Protezione Civile della Provincia di Trento insediasse la sua base logistica a Paganica, poi promosse tra tutti i comuni della Val Rendena l’iniziativa di finanziare la costruzione della Chiesa degli Angeli Custodi e altre iniziative solidali. Ogni anno Loreto torna alcuni giorni a Paganica, per “rigenerarsi”. Come pure ogni anno diversi paganichesi – alpini, sciatori o turisti – raggiungono Pinzolo facendo la sua felicità. In virtù del gemellaggio tra i Gruppi Alpini, sottoscritto nel 2005, tante relazioni d’amicizia sono nate e si sono consolidate tra Paganica e Pinzolo.

Paganica sente quindi gratitudine per questa fraternità con la comunità di Pinzolo. Ha infatti avuto prove commoventi di generosità, dopo il terremoto del 2009. Gli alpini di Pinzolo e della Sezione di Trento furono tra i primi a soccorrere la nostra gente. La Protezione Civile di Trento allestì a Paganica un Campo d’accoglienza modello di efficienza. Non potremo mai dimenticare il loro aiuto, la gentilezza, l’attenzione premurosa verso la popolazione. Li avremo nel cuore per sempre, per quanto hanno fatto per noi, a cominciare dalla Chiesa degli Angeli Custodi, che ci ricorda la generosità degli amici di Pinzolo e della Val Rendena. Il gesto di don Gianluca Leone e suo padre Loreto procura emozioni e commozione nella comunità paganichese. L’accoglienza calorosa vuol essere perciò testimonianza d’affetto e gratitudine verso la famiglia Leone, per quanto ha fatto verso la terra natia, per amore e per orgoglio delle proprie radici.

 

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Goffredo Palmerini

 

La crisi determinata dall’emergenza sanitaria potrebbe far “esplodere” l’esercito degli abusivi e dei lavoratori in nero presenti in Italia. Stando alle previsioni dell’Istat, infatti, entro la fine di quest’anno circa 3,6 milioni di addetti rischiano di perdere il posto di lavoro 1 .

Auspicando che la dimensione del numero degli espulsi dal mercato del lavoro sia decisamente inferiore a quella a rischio, l’Ufficio studi della CGIA segnala che una parte di questi esuberi verrà sicuramente “assorbita” dall’economia sommersa. Non saranno pochi, infatti, coloro che, dopo aver perso il posto in fabbrica o in ufficio, si rimboccheranno le maniche in qualsiasi modo, anche ricorrendo al lavoro in nero.

Stiamo parlando di quelle persone che non riuscendo a trovare una nuova occupazione accetteranno un posto di lavoro irregolare o si improvviseranno come abusivi. Grazie a questa scelta riusciranno a percepire qualche centinaia di euro alla settimana; pagati poco e in contanti, tutto ciò avverrà in nero e senza alcun versamento di imposte, contributi previdenziali e assicurativi.

Oltre alla probabilissima espansione del lavoro irregolare, la situazione di difficoltà economica in cui versa il Paese sembra non essere avvertita dalle forze politiche e in generale dall’opinione pubblica. Le previsioni, purtroppo, non lasciano presagire nulla di buono. Afferma il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo:

“Nel 2009, che viene ricordato come l’annus horribilis dell’economia italiana degli ultimi 75 anni, il Pil in Italia scese del 5,5 per cento e la disoccupazione a livello nazionale nel giro di due anni raddoppiò, passando dal 6 al 12 per cento. Quest’anno, invece, se le cose andranno bene la contrazione del Pil sarà del 10 per cento: una riduzione quasi doppia rispetto a quella registrata 11 anni fa. Alla luce di ciò, è molto probabile, dal momento in cui verranno meno la Cig introdotta nel periodo Covid e il blocco dei licenziamenti, che il tasso di disoccupazione assumerà dimensioni molto preoccupanti”.

Come dicevamo, ad “ammortizzare” la perdita di posti di lavoro ci penserà l’economia sommersa. Gli ultimi dati disponibili ci dicono che in Italia ci sono oltre 3,3 milioni di occupati in nero e il 38 per cento del totale è presente nelle regioni del Sud. Questo esercito di “invisibili” ogni giorno si reca nei campi, nei cantieri edili, nelle fabbriche o nelle case degli italiani per prestare la propria attività lavorativa. Pur essendo sconosciuti all’Inps, all’Inail e al fisco, gli effetti economici negativi che originano questi soggetti sono “devastanti”. Essi, infatti, producono 78,7 miliardi di euro di valore aggiunto sommerso.

Tasse, burocrazia e disoccupazione creano le condizioni per la diffusione del lavoro nero
“Con troppe tasse, un sistema burocratico e normativo eccessivamente oppressivo e tanta disoccupazione – segnala il segretario della CGIA Renato Mason – l’economia irregolare ha trovato un habitat ideale per diffondersi, soprattutto in alcune aree del Paese. Inoltre, chi opera completamente o parzialmente in nero fa concorrenza sleale, altera i più elementari princìpi di democrazia economica nei confronti di chi lavora alla luce del sole ed è costretto a pagare le imposte e i contributi fino all’ultimo centesimo. Anche per questo è necessario che l’esercizio abusivo delle professioni artigianali vada contrastato e perseguito”.

L’Ufficio studi della CGIA ha stimato come si ripartiscono a livello regionale i 78,7 miliardi di euro di valore aggiunto in nero all’anno prodotto da questi lavoratori abusivi. A livello territoriale la situazione più critica si presenta nel Mezzogiorno. A fronte di poco più di 1.253.000 occupati irregolari (pari al 38 per cento del totale nazionale), nel Sud il valore aggiunto generato dall’economia sommersa è pari a 26,8 miliardi di euro, che corrisponde al 34 per cento del dato nazionale. La realtà meno investita dal fenomeno è il Nordest: il valore aggiunto prodotto dal sommerso è pari a 14,8 miliardi di euro.

Come si è detto, a rimetterci non sono solo le casse dell’erario e dell’Inps, ma anche le tantissime attività produttive e dei servizi, le imprese artigianali e quelle commerciali che, spesso, subiscono la concorrenza sleale di questi soggetti.

I lavoratori in nero, infatti, non essendo sottoposti ai contributi previdenziali, a quelli assicurativi e a quelli fiscali consentono alle imprese dove prestano servizio – o a loro stessi, se operano sul mercato come falsi lavoratori autonomi – di beneficiare di un costo del lavoro molto inferiore e, conseguentemente, di praticare un prezzo finale del prodotto/servizio molto contenuto. Condizioni, ovviamente, che chi rispetta le disposizioni previste dalla legge non è in grado di offrire.

Inoltre, non vanno nemmeno sottovalutate le condizioni lavorative a cui sono sottoposti gli irregolari: spesso a queste persone vengono negate le più elementari tutele previste dalla legge in materia di sicurezza nei luoghi in cui operano e in queste condizioni lavorative, gli incidenti e le malattie professionali rischiano di essere molto più frequenti.

Oltre 3,3 milioni di persone di lavoratori irregolari, dicevamo, costituiti prevalentemente da lavoratori dipendenti che per una parte della giornata fanno il secondo/terzo lavoro, da cassaintegrati o pensionati che arrotondano le magre entrate o da disoccupati che in attesa di rientrare nel mercato del lavoro sopravvivono grazie ai proventi riconducibili a un’attività irregolare.

Campania, Calabria e Sicilia sono le realtà dove il lavoro nero è più diffuso; oasi felici Aosta, Veneto e Bolzano
A livello territoriale sono le regioni del Mezzogiorno ad essere maggiormente interessate dall’abusivismo e dal lavoro nero. Secondo l’ ultima stima redatta dell’Istat e relativa al 1° gennaio 2018, in Calabria il tasso di irregolarità 2 è pari al 21,6 per cento (136.400 irregolari), in Campania al 19,8 per cento (370.900 lavoratori in nero), in Sicilia al 19,4 per cento (296.300), in Puglia al 16,6 per cento (229.200) e nel Lazio al 15,9 per cento (428.200). La media nazionale è pari al 13,1 per cento.

Le situazioni più virtuose, invece, si registrano nel Nordest. Se in Emilia Romagna il tasso di irregolarità è al 10,1 per cento (216.200 irregolari), in Valle d’Aosta è al 9,3 per cento (5.700), in Veneto al 9,1 per cento (206.400) e nella Provincia autonoma di Bolzano si attesta al 9 per cento (26.400) (vedi Tab. 1).

Una situazione congiunturale difficile
Gli effetti del Covid sull’economia italiana sono stati pesantissimi. Rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, nei primi sei mesi di quest’anno quasi tutti i principali indicatori economici del Paese sono preceduti dal segno meno. In sintesi segnaliamo:
produzione delle costruzioni ………….-24,2 per cento (dato riferito ai primi 5 mesi);
ordinativi industria …………………………-20,9 per cento ;
export beni e servizi ………………………-20,4 per cento;
fatturato industria ………………………….-19,0 per cento;
produzione industriale …………………..-18,3 per cento;
fatturato dei servizi ……………………….-16,9 per cento;
investimenti …………………………………..-14,7 per cento;
consumi delle famiglie …………………..-11,9 per cento;
Pil ……………………………………………………-11,7 per cento;
commercio al dettaglio …………………. -8,8 per cento.

I dati riportati nella Tab. 2 (aggiornati al 4 settembre scorso) ci indicano, altresì, che già nel 2019 la situazione economica del Paese era stata molto difficile, in particolar modo per quanto riguarda gli indicatori relativi al fatturato dell’industria (-0,3 per cento), alla produzione industriale (-1 per cento) e agli ordinativi dell’industria (-1,9 per cento).

1 Audizione dell’Istituto nazionale di statistica, dott. Roberto Monducci – Direttore del Dipartimento per la produzione statistica – Commissioni riunite, V Commissione “Bilancio, tesoro e programmazione” della Camera dei Deputati, 5ª Commissione “Bilancio” del Senato della Repubblica, Roma, 27 luglio 2020
2 Incidenza percentuale del numero di occupati irregolari sul totale occupati a cui si aggiungono gli occupati irregolari

Caso Sicor: la disdetta del contratto nazionale di lavoro  per Rovereto Futura è “una vigliaccata padronale”.

I lavoratori della Sicor rischiano di non avere più un salario minimo, gli aumenti salariali, i diritti per malattia, infortunio, permessi, lavoro straordinario, i diritti sindacali (ad esempio quello di iscriversi a un sindacato), fare le assemblee, eleggere i propri rappresentanti.

Queste le conseguenze della disdetta del contratto nazionale di lavoro da parte dell’aziendale: una decisione che Rovereto Futura non esita a definire una vigliaccata padronale, senza precedenti a Rovereto.

Una decisione che va decisamente respinta prima che attecchisca nel tessuto industriale di Rovereto. Il lavoro e l’occupazione vanno garantiti e salvaguardati nella nostra città e in Vallagarina. Il sindaco Francesco Valduga, che Rovereto Futura sostiene nell’ambito della coalizione Idea 2020, ha dimostrato di essere dalla parte dei lavoratori, incontrando i sindacati e chiedendo un confronto con l’azienda.

Non possiamo permettere che i titolari spagnoli della ditta spadroneggino nella nostra città, riportando le condizioni di lavoro indietro di mezzo secolo. Ci impegneremo con  ogni mezzo, in sede politica e – dopo il ballottaggio del 4 ottobre – anche in sede amministrativa, per fare in modo che i lavoratori della Sicor possano riacquisire i loro pieni diritti.

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

È’ nella sofferta analisi del presidente Fugatti esplicitata nelle odierne contestuali interviste a “L’ Adige” e “Il Trentino” che traspare un’accurata e non scontata lettura di questo passaggio elettorale complicato per il centro destra trentino. La ricerca del capro espiatorio sarebbe stata quella più comoda e superficiale. Così il presidente non ha fatto, così riconferma il suo spessore.

Il passaggio epocale della guida del governo provinciale nel 2018 ad un centro destra a presidenza leghista, segnò una svolta forte, mai così forte in una terra di grande moderazione e centrismo politico quale quella trentina.

L’attenta scelta del governatore Fugatti di temperare il governo provinciale attraverso la valorizzazione di componenti civiche fu subito nei fatti certificata dalla nomina a suo vice del compianto Rodolfo Borga.

L’immediata, istantanea urgenza di provvedere ad occupare le cabine di regia del governo provinciale, fu poi altro indilazionabile problema che mise in evidenza quanto importante fosse, e sia, poter contare su una classe dirigente adeguata; detta questione tocca inevitabilmente sempre i cambi di potere ad ogni livello, specie se rapidi come in questo caso.
Con una Lega di opposizione e scomoda, a percentuali poco significative, il sottoscritto fu lì, nel 2018, al suo fianco a sostenere le ragioni di un necessario cambio della guardia alla guida del Trentino. Cambio della guardia che avvenne attraverso un contributo elettorale e politico leale e costruttivo da parte del mio Movimento.

L’ attitudine del Movimento che rappresento a privilegiare l’aspetto del buon governo e dell’ascolto della piazza attraverso declinazioni non urlate ma responsabili, sono le stesse che sto traducendo all’interno di un esecutivo regionale col quale sto lavorando all’insegna di una fertile condivisione politica con i colleghi di Bolzano. E l’ affiancamento con giovani preparati e generosi che si stanno addestrando con competenza ed umiltà all’interno di questa esperienza politica che è Agire, è lì a dimostrare che la politica ha ancora capacità attrattiva se affronta con qualità di proposta e rispetto non solo formale il soggetto principe che è la persona.

La vicenda Baracetti a Trento spiega, nella sua gestione preparatoria e liquidatoria, di quanto importanti siano gli aspetti condivisivi, mediatori, partecipativi.
Non è certo colpa del termometro o dell’infermiere che lo legge se il paziente ha la febbre.

La mia espulsione dal tavolo coalizionale produsse un effetto politico grave quanto non percepito: occultare il tema politico sotteso e che non riguardava personalmente l’ Avv. Baracetti, professionista degno, ma la necessità di incontrare una candidatura dalle caratteristiche attrattive per un elettorato moderato, centrista su cui incontrare non diktat ma massima adesione. Il tutto all’interno di un progetto di recupero pro futuro di una prateria politica senza casa e che chiedeva e chiede di essere coinvolta. È’ sul tavolo infatti del futuro del centro destra la capacità di penetrare quell’area liberale non leghista che nel 2018 prestò i voti alla Lega salvo ritirarne la delega in questa tornata.

I tempi della politica non coincidono sempre con le urgenze elettorali,e gli esempi prima di Cinque Stelle e poi di Lega dimostrano quanto decrescita e crescita viaggino per rotte imprevedibili ed a volte asimmetriche.

La semina, anche quella politica, anticipa sempre il raccolto e la sua modalità è premessa indispensabile alla qualità di quest’ ultimo.
Detto questo il tema fondamentale è come stabilizzare la cedola elettorale del centro destra in una Terra generosa ma diffidente come la nostra, critica ma ambiziosa di qualità; è in questo solco politico che “Agire” ha inteso porre sul tavolo della coalizione questa esperienza nel Comune di Trento.

Gli esiti del centro destra a Trento, gli inseguimenti a Rovereto, i balbettii ad Avio, l’abdicazione a Pergine, i recalcitranti riscontri di Arco e Riva sono lì a confermare che l’effetto traino del buon governo provinciale non è sufficiente se non affiancato da un’azione politica di apertura sul territorio e di fantasia anche in termini di perimetri e stili.

 

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Ass.re re regionale
Claudio Cia

Inverno Turistico e Covid alle porte: quali le risposte della politica? Finora, questo governo provinciale non ha dato dimostrazione di particolare prontezza di riflessi e di efficacia nelle risposte ai problemi che via via si presentano.

Potrei citare la risposta al problema della drosophila suzukii nella piccola frutticoltura, quella ai grandi carnivori nella zootecnia, la gestione dell’organizzazione scolastica sotto Covid. Peggio ancora sono andate questioni più complicate quali quelle finanziarie relative all’assunzione di debito. Un conseguente stanziamento di fondi per opere pubbliche sarebbe stata una veloce risposta alle necessità delle imprese, specie locali.

E’ per questo motivo che, preoccupati, abbiamo voluto interrogare e stimolare la Giunta Provinciale.

I dati provvisori, relativi all’andamento dell’estate turistica del Trentino, recentemente diffusi, indicano modesti margini di ottimismo. Non sono tuttavia condivisi dalle associazioni di categoria che esprimono invece grande preoccupazione. Sia per come è trascorsa l’estate ma soprattutto perchè anche sulla nostra provincia incombe tenebrosa la paura di una seconda ondata di virosi da Covid.

Fortunatamente sia dal punto di vista sanitario che dal punto di vista organizzativo, la società e la medicina sono più preparate. Sono cambiate le terapie e si è potuta constatare la grande efficacia del trinomio: disinfettante, mascherine e distanziamento.

La soluzione definitiva tuttavia avverrà non prima della distribuzione di un efficace presidio vaccinale. Dovrà essere somministrato ad un’adeguata fascia di popolazione e questa dovrà sviluppare una sufficientemente ampia immunità di gregge.

Tutto lascia supporre dunque che ciò accadrà non prima di qualche mese lasciando la stagione invernale in preda all’incertezza e al Covid.

E’ in questo preoccupante quadro che si incastra l’industria turistica invernale.

Se da un lato infatti la frequentazione della montagna estiva utilizza gli impianti di risalita in misura non imponente, questo invece accade pesantemente durante l’inverno.

L’utilizzo delle funi d’acciaio è infatti elemento imprescindibile e le code agli impianti stessi sono davvero difficili da gestire.

Nondimeno la nostra clientela nord europea osserverà le notizie relative all’andamento del virus per decidere se raggiungerci o meno.

Da considerare inoltre che la settimana bianca per la clientela italiana non è così importante ed irrinunciabile come lo sono invece le vacanze estive.

Anche le associazioni di consumatori ci hanno messo del proprio e ha fatto specie la notizia di questi giorni, relativa alla richiesta danni che queste hanno effettuato attraverso una class action proprio nei confronti delle società proprietarie degli impianti di risalita nella località austriaca di Ischgl.

Questi sopra, in breve sintesi, gli elementi che preoccupano maggiormente gli operatori turistici del nostro inverno. Per il settore, la stagione è praticamente in procinto di iniziare. Dal punto di vista della comunicazione e dell’approccio sarebbe importante capire velocemente quali siano gli indirizzi provinciali per gestire al meglio la stagione in turistica invernale soprattutto per quanto riguarda l’utilizzo degli impianti e delle relative code per l’accesso agli stessi.

Tutto ciò premesso si interroga la giunta per sapere

se sia allo studio un piano speciale di utilizzo degli impianti di risalita nel periodo invernale qualora le condizioni sanitarie relative al covid si profilano simili o peggiori rispetto allo stato attuale.
In caso di affermazione positiva quali siano le linee di indirizzo generali della Provincia, al fine di rendere edotta con il più largo anticipo possibile la popolazione turistica e resident

Approvato dalla Giunta il disegno di legge proposto dall’assessore provinciale agli enti locali. Imis: esenzione in arrivo per edifici utilizzati a scopo turistico, culturale e ricreativo.

Il settore turistico, culturale e ricreativo risente in modo accentuato delle conseguenze dell’epidemia di Covid 19 in termini anche di riduzione del fatturato. Considerata la sua valenza strategica, la Giunta provinciale, su proposta dell’assessore agli enti locali, ha deciso oggi di approvare, in via preliminare, un disegno di legge che prevede l’esenzione dall’imposta Immobiliare semplice (Imis) per il periodo d’imposta 2020, per i fabbricati del settore turistico, ma anche per cinema, sale da ballo, centri termali e quant’altro.

Queste categorie di edifici già beneficiavano di una riduzione dell’Imis pari al 50%, stabilita dalla legge 6/2020. La nuova disposizione trasforma di fatto la riduzione in esenzione, andando quindi a coprire l’importo totale della tassazione. La manovra comporta un potenziale minor gettito di circa 25,6 milioni di Euro. La parte più rilevante di tale onere finanziario viene coperta con trasferimento da parte dello Stato

L’esenzione riguarda tutta una serie di edifici, e quindi di realtà economiche, fra cui alberghi, stabilimenti termali, agriturismi, rifugi alpini, case vacanza, bed and breakfast, case vacanza, alberghi diffusi, nonché cinema, teatri, discoteche e night club, sale concerto.

In virtù della competenza esclusiva in materia di finanza locale prevista dall’art. 80 dello Statuto di autonomia, la proposta prevede che la Provincia ripartisca fra gli enti locali le risorse attribuite dallo Stato disciplinando anche le modalità e i termini della certificazione.

* PATT

La scelta della sezione PATT di Riva del Garda di sottoscrivere, assieme al resto della coalizione guidata da Mauro Malfer, l’apparentamento con Cristina Santi per il turno di ballottaggio rende doverosa una precisazione da parte della segreteria provinciale.

Va detto, infatti, che la scelta, pur collocandosi nel solco di quel principio di libertà di azione dei singoli territori stabilito dal PATT lo scorso inverno prima dell’inizio di questa campagna elettorale, lascia qualche perplessità non tanto per la candidata sindaca scelta o per le motivazioni programmatiche che l’hanno resa possibile, quanto per una questione di opportunità politica: un partito sinceramente autonomista come il PATT non può trovarsi legato a movimenti politici nazionalisti e in totale contrasto con i principi dell’autonomia quale, ad esempio Fratelli d’Italia. Principio, questo, sancito dalla giunta esecutiva del Partito sempre nello scorso inverno assieme a quello della libertà d’azione dei territori.

Come segreteria provinciale siamo a conoscenza delle insuperabili difficoltà di relazione con il sindaco uscente Mosaner e il conseguente sforzo per dare alla città una nuova amministrazione, ma avremmo ritenuto più opportuno continuare su una linea coerente con il nostro obiettivo di creare, a Riva come in altre zone del Trentino, un polo civico – autonomista slegato dai partiti nazionali.

E dato che gli elettori di Riva hanno consegnato a questo progetto un consenso comunque ragguardevole (poco meno di un terzo dei voti) pur non consentendoci di accedere al ballottaggio, forse sarebbe stato più opportuno evitare qualsiasi apparentamento, dedicandosi a dare risposte a chi ha creduto in una politica incentrata solamente sulle necessità e i problemi di Riva del Garda.

Una scelta di coerenza, va detto, che è stata compiuta da tutte le altre sezioni autonomiste impegnate nel ballottaggio.

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La Segreteria politica

Partito Autonomista Trentino Tirolese

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