Mission di “Happy Seniors” è creare una residenza innovativa al servizio della persona anziana che le permetta di sentirsi protetta mantenendo la propria libertà, coltivando interessi, relazionandosi in un ambiente confortevole e sereno, migliorando così il proprio futuro tenore di vita ed equilibrio psico-fisico.
Possono essere residenze “piccole” con 5/6 appartamenti in affitto stabile, (co-abitare seniors), oppure residenze in strutture più importanti da proporre come permanenza (no acquisto) (costruzione di villaggi seniors su modello europeo, o recupero strutture esistenti).

 

PERCHE’ UNA RESIDENZA INNOVATIVA PER ANZIANI?

Analisi psicologica per chi usufruisce del servizio.
Le persone anziane, decisamente più attive rispetto al passato, spesso dopo la cessazione dell’attività lavorativa, guardano con preoccupazione al futuro.
Pur godendo di autonomia economica e di buona salute, intuiscono che possono intervenire modifiche al loro attuale status, sia nell’eventualità del decesso del coniuge, che per la lontananza logistica di figli e nipoti o per un’improvvisa fragilità personale e non ultimo, in prospettiva, l’aumento della micro criminalità indirizzata spesso ai danni di chi è anziano e vive solo.
La consapevolezza di essere in balia degli eventi, di poter perdere i propri punti di riferimento, affettivi, sociali, culturali, a lungo andare crea una situazione di ansia-timore-angoscia che lentamente logora e crea precarietà.
Da qui allo sviluppo di patologie da stress il passo è breve, con grave disagio personale ed all’enturage famigliare di contorno… purtroppo, se tale situazione dovesse persistere al momento attuale le soluzioni si ridurrebbero a due sole alternative: badanti e, speriamo il più tardi possibile, RSA.
Analisi dei progetti motivazionali – edilizia seniors (VHP)
Le domande alle quali un innovativo progetto di edilizia senior abitativa seniors è chiamato a rispondere, emergono dall’analisi del contesto sociale che appare caratterizzato dai seguenti principali fattori:
Pressione demografica:
la popolazione anziana è in continuo aumento sia come valore assoluto che come valore relativo (n.°anziani in rapporto agli adulti ed ai giovani). Allo stesso tempo si è innalzata la vita media delle persone ultraottantenni e ultranovantenni, (grandi anziani GA).I cambiamenti della struttura demografica sono uno dei grandi risultati ed al contempo una sfida di grande attualità della nostra epoca; attuali ricerche evidenziano che il 50% della popolazione che vive nei grandi centri italiani sono sole. Da Milano a New York, le persone che vivono sole stanno ridisegnando le mappe urbane e dettano le nuove leggi dell’abitare: metrature piccole e spazi condivisi. Per la prima volta nella storia intere generazioni hanno fondati motivi di sperare ed attendersi di vivere una vecchiaia molto prolungata. Forti, ottimisti, ottimisti, con le idee chiare e una disponibilità economica spesso maggiore di quella dei giovani, investono pianificando il futuro e guardando con lucidità e realismo a quelle che sono (e saranno) le loro esigenze. Donne in primis: sono molte le over 65, rimaste vedove, a voler traslocare in spazi più comodi e adatti alla loro età.
Fragilità sociale:
Secondo le stime dei geriatri, emerse dal convegno ‘Dignità della persona anziana e qualità della cura (Cei), tenuto a Roma il 22 giugno 2016, un anziano su tre è vittima di abusi: 2,9 milioni sono gli anziani maltrattati psicologicamente, 600.000 quelli che subiscono truffe finanziarie, 400.000 le vittime di violenze fisiche, 100.000 gli ‘over 65’ oggetto di abusi sessuali. Più a rischio i soggetti fragili, come le donne pari al 65% del totale delle vittime, e chi è più povero, meno istruito o soffre di disabilità cognitive. Sempre più diffusa anche la contenzione fisica e farmacologica perché agli anziani fragili e in difficoltà si chiede anche di ‘non disturbare’ e di non essere un peso soprattutto in estate, quando prendersi cura di loro può diventare più gravoso.

Isolamento sociale:
Con il passare degli anni, i rapporti sociali delle persone anziane tendono a diminuire. È quindi importante garantire la possibilità alle persone di incontrarsi, grazie a strutture residenziali ove nei quali gli anziani vengono incoraggiati a interagire: l’isolamento è il maggiore fattore di rischio per l’abuso sugli anziani. La mancanza di partecipazione e di influenza nella società può portare all’isolamento, all’inattività e al senso di inutilità, che sono tutti fattori che possono provocare depressione e abuso. Lo sviluppo delle politiche di residenze per anziani, rappresentano un elemento fondamentale nella prevenzione dell’isolamento.

 

ANALISI DEI BISOGNI PSICOLOGICI
 NELL’ASSISTENZA ALL’ ANZIANO

Cosa vuol dire invecchiare bene ed in serenità ?

Invecchiare bene e serenamente vuol dire migliorare la qualità della vita, abitare in ambienti sicuri ed efficienti, mantenendo i propri punti affettivi di riferimento come la compagnia dei propri animali, circondandosi da persone con le quali relazionare, coltivando interessi e percependosi come persone attive mentalmente e fisicamente.
La nuova fase della vita così conquistata comporta numerose opportunità ma anche impegni completamente nuovi per l’individuo e la società.
Sono molti gli anziani con un reddito sufficiente e le capacità fisiche e cognitive per trascorrere in serenità ed autonomia gli anni risultanti dall’allungamento della vita; ciò crea nuove ed innovative opportunità di sviluppo economico e sociale.
Una persona anziana sta bene quando è circondata da un di riferimento forte e presente, abita in prossimità di servizi facilmente raggiungibili, è inserita in una rete di socialità attiva nella quale si sente parte attiva e propositiva: in questo modo anche i piccoli, temporanei acciacchi dovuti all’età vengono vissuti con serenità e fiducia. Spesso i canali affettivi di riferimento degli anziani sono sottovalutati nella loro importanza; ad esempio il rapporto forte e rassicurante con l’animale domestico, e motivo di stess e depressione nell’eventualità di abbandono in canili e gattili per traslochi in strutture che non ne prevedono l’ingresso.
Di qui la fondamentale importanza di garantire alla persona anziana di convivere con il proprio animale domestico (non dimentichiamo l’importanza di tale rapporto evidenziato in ricerche mondiali con i recenti studi sulla pet-terapy, che ne sottolineano la ricaduta sul benessere psico-fisico della persona)
Se per qualche motivo come accennato prima, lo status cambia e le modificazioni costringono ad un cambiamento di vita della persona anziana, spesso le alternative non risultano propriamente idonee alla finalità prefissa.
Generalmente si suddividono in tre percorsi, a breve, medio e lungo termine.
Breve termine – l’assistenza domiciliare

pro: servizio pubblico (a pagamento) che permette alla persona anziana la permanenza nel proprio contesto abitativo e lo standard di abitudini.

contro: tamponamento logistico e non strutturale che non garantisce eventuale tutela in caso di emergenza riguardo alle notti, ed alle festività in calendario, delegando alla gestione famigliare sia il carico assistenziale che la gestione pratica del bene materiale.

Medio termine – badante

pro: contando sulla grande fortuna di trovare una persona attenta, discreta, sensibile.. una rarità al giorno d’oggi, è un’alternativa costosa ma valida se…

contro: la presenza della badante spesso viene vista e vissuta come un’invasione dei propri spazi e della propria autonomia dall’anziano. Inoltre non sempre la padronanza della lingua e della nostra cultura, nonché le competenze tecniche della badante, favoriscono la giusta integrazione fra le parti; anzi sono spesso causa di frequenti sostituzioni, assenze o incomunicabilità culturale

Lungo termine- RSA:

pro: si evita l’abbandono totale.

contro: queste strutture, se un tempo erano “ancora” vivibili da persone autosufficienti ed autonome, sono ormai reparti di lungodegenza nei quali l’assistenza è prettamente sanitaria e spesso carente per organico di momenti personalizzati con l’ospite.

Un dato, anche se parziale, è riferibile ad una indagine IPASVI-Federazione Nazionale Collegi Infermieri (del 2010) che riporta un 68,7% dei residenti in RSA sottoposto a contenzione fisica. Dato emerso dal Convegno Dignità della persona anziana e qualità della cura. Una sfida ad abuso e contenzione (Roma 22/06/2010 vedi bibl.).
La costrizione a richiudersi in casa di riposo scatena un pesante trauma esistenziale in quanto sradicato dal proprio contesto di riferimento e dovendosi adattare volente o nolente alla rigidità sanitaria, fa cadere spesso l’ospite in depressione con conseguente peggioramento fisico e cognitivo progressivo con rifiuto dei propri famigliari e la disperazione spesso di pensare al proprio animale domestico abbandonato chissà dove.
Ultima considerazione, non meno importante, il costo altissimo delle rette RSA (rapporto qualità/servizi basso per costi medi di Euro 1600), destinato annualmente ad aumentare.

 

FUNZIONALITA’ STRUTTURA
E MODALITA’ DELLE RESIDENZE SENIORS

In Europa, ed Oltreoceano, si sono diffuse con estrema rapidità negli ultimi decenni, le comunità/residenze per seniores; strutture che in Italia si stanno affacciando timidamente ma che, non appena appaiono evidenti i benefici sia sulla persona anziana, che a livello di risparmio della spesa sanitaria futura, saranno, a detta degli esperti di settore, destinate ad aumentare in modo esponenziale nei prossimi anni.
Le strutture infatti, non hanno niente a che vedere con le RSA, ma sono di tipologie innovative di eco-edilizia, situate in località amene, fornite di ampi spazi di socialità e ricreativi , dove la persona usufruisce di uno spazio (ampia camera-bagno-poggiolo) prettamente personale, condividendo con gli altri ospiti sala da pranzo, soggiorni, sale di letture, servizi di lavanderia.
Una posizione di centralità permette di accedere liberamente a passeggiate e intrattenimenti urbani, ed l’utilizzo di navetta garantisce trasporti se situati in zona periferica.
Il servizio è garantito da una presenza costante di una referente in loco, da personale addetto alla preparazione pasti, servizio per le pulizie e assistenza infermieristica e sanitaria del territorio.
Gli ospiti possono usare parte dell’arredamento privato per i propri locali, oppure usufruire di quello nuovo della residenze, possono portare con sé i propri animali domestici. Questo consente una vita tranquilla, serena, attivamente autonoma e “protetta” in caso di qualsiasi emergenza.

Verso una domiciliarità globale

In molti paesi europei è in corso una sostanziale evoluzione delle logiche d’intervento.
I paesi che destinano investimenti più elevati verso i sistemi domiciliari, mantengono investimenti elevati anche sul versante residenziale.
Della nuova interpretazione dei servizi abitativi e residenziali le soluzioni abitative “leggere” giocano un ruolo importante nello spazio intermedio di protezione tra domicilio privato e residenze a carattere sanitario, destinate eminentemente ai percorsi di fine vita; i due modelli, residenziali e domiciliari, non rappresentano domini contrapposti, ma supporti sinergici per la realizzazione di un sistema integrato il più possibile adattabile alla complessità e variabilità della domanda.
Analizzando i sistemi europei, è possibile identificare una linea di separazione rispetto al numero di ultra sessantacinquenni che ricevono servizi.
Da un lato l’Europa settentrionale, in generale sopra il 10% ma con punte oltre il 20% in Danimarca, Olanda, Islanda; dall’altro l’area meridionale, che resta al di sotto della media europea del 7-8%.
L’Italia non supera, mediamente, il 3%.
Questa differenza corrisponde alla parallela demarcazione tra i paesi del nord Europa, che hanno adottato linee-guida progettuali strategiche per l’invecchiamento democratico, e le nazioni che mantengono legati alla risposta immediata all’emergenza.
Soprattutto nei paesi scandinavi, piuttosto che sviluppare servizi domiciliari in senso stretto – comunque diffusi e di alta qualità – si è preferito sviluppare il concetto di “domiciliarità globale”, che comprende sostanziose politiche di housing sociale e lo sviluppo di reti operative a forti integrazione di competenze.
In questo modo la Finlandia, mantenendo e potenziando i propri servizi di home-care, attestati intorno al 10,7% di una popolazione anziana sempre in crescita, ha ridotto l’istituzionalizzazione degli anziani dal 6,2% del 1995 al 2,5% del 2010; meglio ha fatto la Danimarca, che dal 1997 al 2006 ha ridotto i posti letto istituzionali da 50.000 a 26.000 unità e aumentato quelli di residenzialità sociale fino a 53.000 unità.
Questo mentre in Italia l’home-care (1999-2009) passava dal 3 al 3,2% e i ricoveri in istituto dal 2,7 al 3%.

Conclusioni
Per concludere, si tratta di modificare punti di vista tradizionali e logiche culturali ormai datate. La vecchiaia non è un costo, appartiene alla normalità dell’esistenza.
La logica catalogante produce specificità e separazioni non sempre necessarie, anche servizi faraonici e non adatti ad essere percepiti dalle persone come in continuità con la propria esistenza.
Abbandonarla, apre all’immaginazione: città e case a misure di bambini, giovani ed anziani, sono città e case dove è più facile vivere per tutti, soprattutto insieme.
La normalità dell’esistenza si propone, così, come una grande provocazione rispetto agli irrigidimenti delle crisi, che sollevano muri e scavano fossati; fra le persone, ma anche fra chi opera o riflette.
Come ricordato, è tempo di gettare ponti. Fra età della vita e generazioni, ma anche fra competenze, professioni e appartenenze. E’ una sfida interessante, per un nuovo welfare, sostenibile e desiderabile.
Il rispetto per la dignità, la qualità della vita e il benessere di ogni persona dovrebbe essere l’elemento fondamentale di tutte le decisioni che riguardano la progettazione dell’assistenza e tutti i caregiver dovrebbero essere a conoscenza del principio di dignità e rispetto dell’assistito.

Ideazione e responsabilità progetto: SHS Solution Happy Senior

 

 

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Daniela Fronza

Danilo Degasperi

 

Dopo i tre titoli giovanili FIV classe Techno 293 nelle categorie under 13 maschile, under 15 femminile e under 19 a cui sono seguite la vittoria alla Coppa del Presidente e l’argento alla Coppa Primavela- vera iniziazione alle regate per i bambini di 9 e 10 anni, gli atleti del Circolo Surf Torbole -allenati da Dario Pasta- non si fermano più nel collezionare in questa particolare stagione agonistica titoli e medaglie tricolori. Dopo il Campionato Italiano Foil assoluto disputato proprio a Torbole la prima settimana di settembre, durante il quale non sono mancate importanti medaglie e vittorie nella categoria under 20, ora è stata la volta dei giovanissimi surfisti volanti, che si sono a dir poco distinti alla seconda ed ultima tappa del Campionato Giovanile Foil disputato a Talamone.

Con le tavole monotipo RRD Firerace 120 riconosciute tavole giovanili per la Federazione Italiana Vela tramite l’AICW (Associazione Italiana Classi Windsurf), gli atleti del Circolo Surf Torbole hanno sbaragliato gli avversari, vincendo nella disciplina foil in tutte le categorie (U15, U17 e U20): Leonardo Tomasini si è imposto tra gli under 15 vincendo addirittura tutte e 7 le prove; Manolo Modena ha vinto negli under 17 con 5 vittorie parziali e 3 secondi; Mattia Ferraresi, con 5 primi, un secondo e un terzo ha vinto invece tra gli under 20. Un exploit, che conferma la preparazione tecnica del coach Dario Pasta, che ha creduto e voluto partire subito con il foil anche per i giovanissimi, considerata la scelta olimpica per Parigi 2024, che appunto è la tavola foil. Ma le medaglie non sono state indossate solo per la disciplina foil, ma anche per il più classico slalom chiamato oggi “pinna” per distinguerlo dalla nuova disciplina “volante”: Leondardo Tomasini ha bissato il successo, mentre Rocco Sotomayor ha vinto una bella medaglia di bronzo sempre tra gli under 15.

Così ha commentato Dario Pasta la trasferta toscana della squadra, ad un giorno dall’inizio del Campionato Italiano Classi Olimpiche in programma a Follonica:”Sono contento che i ragazzi abbiano confermato il loro ottimo stato di forma sul foil: nell’under 15 Leonardo Tomasini non ha avuto rivali sia come slalom foil, che slalom pinna. Sono contento che sia tornato ad allenarsi con il mio gruppo, dato che si era dedicato esclusivamente allo slalom; ora il foil ha unito i due mondi e ha fatto sì che si potesse così migliorare il livello di preparazione anche per gli slalomisti. Sono contento per lui perchè nello slalom aveva tanti obbiettivi che sono poi saltati, mentre il foil gli ha fatto tornare entusiasmo: la vittoria dell’italiano è stato il raggiungimento dell’obbiettivo che si era prefissato e ora può lavorare anche lui sull’iQ Foil olimpico. Sono soddisfatto anche per Manolo Modena negli under 17, che è il più polivalente avendo fatto Techno Plus, Formula Foil (mondiale ad Engadina a fine agosto), iQFoil, ecc. è stata una bella vittoria, perchè alla tappa di Torbole era arrivato secondo, mentre a Talamone è riuscito a recuperare e battere il bravissimo ed esperto Spanu; nei prossimi giorni Manolo sarà impegnato a Follonica ai Campionati Italiani Classi Olimpiche sull’iQFoil. La vittoria di Mattia Ferraresi negli under 20 è una grande soddisfazione, essendo il primo anno che lo seguo: gli ho consigliato di dedicarsi più al foil essendo più allenante rispetto alla disciplina slalom con pinna e la scelta ha sicuramente pagato”.

Ma non è tempo di fermarsi: la squadra top player del Circolo Surf Torbole sarà impegnata nei prossimi giorni ai Campionati Italiani Classi Olimpiche iQFoil, con Nicolò, Riccardo e Sofia Renna, Bruno Martini, Manolo Modena, Daniel Slijk, Jacopo Gavioli e Alessandro Iotti.
A fine ottobre- in sostituzione del mondiale classe Techno 293 – al Circolo Surf Torbole ci sarà un evento internazionale a numero chiuso riservato sempre alla classe giovanile Techno 293, con una giornata dedicata anche al Foil: Torbole 2020 International Windsurfing Event sancirà la chiusura della stagione sportiva 2020 del Circolo Surf Torbole, sempre proiettato ai giovani e al futuro, anche tecnicamente parlando.

 

PROCURA CORTE CONTI: INDAGINI SUI RISARCIMENTI DELOITTE A PAT E TRENTO RISE

Intervista al Procuratore della Corte dei Conti dottor Marcovalerio Pozzato (a cura Agenzia Opinione)

 

 

Premessa:

Il 14 novembre 2017 l’allora consigliere Fugatti interrogava il presidente della Provincia di Trento Ugo Rossi (interrogazione n° 531737) circa la mancata costituzione di parte civile nel processo Trento Rise da parte della Pat. Questo perché (rilevava Fugatti) i liquidatori Bombardelli e Bernardi ipotizzavano un percorso legale per un accordo tra le parti (cioè Trento Rise e Deloitte).

L’udienza che era fissata nell’ottobre 2017 venne rinviata nel febbraio 2018 per consentire l’accordo transattivo di 1,8 milioni di euro da parte di Deloitte a Trento Rise. Questo accordo è stato depositato nell’udienza febbraio 2018, e si legge che Trento Rise rinuncia alla parte civile ed al risarcimento civilistico del danno.

Sulla base di questi elementi, sono a chiederle pertanto: Perché, Procuratore Pozzato, a pagina 6 della sua ultima Relazione annuale si legge: «Nei confronti dei commissari liquidatori di “Trento Rise” la Società “Deloitte” ha provveduto nel 2019 a pagare 550 mila euro». Dove è finita la differenza pari a 1 milione e 250 mila euro?

La vicenda relativa ai rapporti tra Trento Rise, la società Deloitte e la Pat è, come noto, particolarmente complessa ed è all’attenzione di questa Procura erariale da diverso tempo. Senza poter ovviamente anticipare elementi relativi ad un procedimento in corso, sono a tutt’oggi oggetto di accertamento, sia i profili relativi ai rapporti fra Trento Rise e la società Deloitte, sia quelli relativi alle vicende successive, che evidentemente coinvolgono anche l’operato dei liquidatori. Peraltro dovrà essere valutata l’esistenza di eventuali differenze tra gli importi dovuti in risarcimento a Trento Rise e quelli effettivamente recuperati dai  liquidatori in via transattiva.

 

 

Perché la Provincia autonoma di Trento ha rinunciato alla costituzione di parte civile nei confronti della Deloitte, quando il dirigente Pat Claudio Moser (ora in pensione) intimava il 10 luglio 2019 (protocollo D323/2019/438135/26.14.1/AT) per conto della Pat a “Deloitte” il risarcimento danni di 2,3 milioni di euro alla Provincia di Trento?

Copia di questa richiesta di Moser è stata da lui inviata (sempre il10 luglio 2019) anche al Servizio entrate finanze e credito della Pat ed all’Avvocatura Pat. Le risulta che la Deloitte abbia nel frattempo pagato quanto la Pat -tramite Moser- chiedeva?

Anzitutto precisiamo che un conto sono le richieste di risarcimento che possono essere pervenute dalla Provincia autonoma di Trento e altra cosa, invece, è la posizione di Trento Rise, che nell’àmbito della sua autonomia aveva rinunciato alla costituzione di parte civile. La rinuncia alla costituzione di parte civile, da parte di Trento Rise-si tratta di circostanza di dominio pubblico- costituiva una delle condizioni della transazione conclusa dai Liquidatori con i rappresentanti di Deloitte.

Per venire alla sua domanda, le rispondo che Deloitte non risulta avere pagato quanto richiesto dal dottor Moser.

Questa Procura approfondirà, di conseguenza, tutti gli aspetti finanziari coinvolti e da Lei richiamati.

Gli atti di transazione delle Pubbliche amministrazioni, così come qualsiasi atto discrezionale, devono essere valutati nei termini di un riscontro di logicità e razionalità. Anche in questo senso saranno indirizzate le valutazioni di competenza di questa Procura.

 

 

01) Deloitte

L’Istituto Milton Friedman, unica organizzazione al mondo a portare il nome dell’economista americano, ha riunito i membri italiani del suo Comitato scientifico per raccogliere le loro posizioni e le relative motivazioni a proposito del Referendum costituzionale su cui gli Italiani sono chiamati ad esprimersi tra circa una settimana. Quasi il 70% dei Membri del Comitato scientifico dell’Istituto liberale si sono dichiarati contrari a questa modifica costituzionale.

Il fronte interno del no capitanato dal Presidente del Comitato Francesco Lombardi e dal Direttore esecutivo Alessandro Bertoldi riassume così la posizione assunta dall’Istituto: “La riduzione dei costi della politica non é un valore assoluto e non passa soltanto per un taglio lineare del numero dei Parlamentari, ma bensì per un taglio di tutti i costi e gli sprechi connessi alle attività istituzionali, specialmente diviene vitale l’eliminazione di tutte quelle prebende che la politica distribuisce per alimentare il suo sistema clientelare, a livello nazionale come locale. Tagliare il numero dei parlamentari senza una vera riforma istituzionale, che preveda invece che in una delle due Camere siedano i rappresentanti delle Autonomie locali, dei territori e il superamento del bicameralismo perfetto, è inutile e dannoso.

Il rischio di un taglio lineare senza che sia prevista alcuna riforma ulteriore è soltanto quello di andare a indebolire la rappresentatività di cittadini e territori, rischiando di ritrovarsi un Parlamento più vulnerabile, meno attento alle discussioni sulle questioni sulle quali si deve esprimere. Si rischia di ritrovarsi un Parlamento in cui sarà più facile che le pressioni esterne per degli interessi particolari abbiano la meglio sull’interesse generale. Non possiamo poi accettare che con la riduzione dei membri del Senato, i Senatori a vita (non eletti) determinino gli equilibri politici nel Paese. Questo referendum è stata una scelta affrettata che assomiglia a una rappresaglia di pochi, a svantaggio dell’Italia, pare sia occasione utile soltanto a qualche politico per recuperare consensi. Il NO dell’Istituto Friedman a questo referendum è netto, ma è anche un sì alla riduzione del numero dei parlamentari in un quadro di riforma costituzionale, in un’ottica federale seria.” Così concludono Lombardi e Bertoldi.

Mentre per la minoranza interna a favore delle modifiche costituzionali proposte in questa consultazione si esprimono il Direttore Generale Dario Peirone e il Direttore emerito Andrea Villotti che spiegano come il modello debba essere quello degli Stati Uniti e quanto il Parlamento italiano sia eccessivamente costoso ed enormemente sovradimensionato in proporzione agli abitanti e al PIL del Belpaese. “Secondo noi tagliare gli sprechi è sempre un bene, ma in questo caso significa anche avere un Parlamento meno costoso, più efficace non per forza meno rappresentativo. Basta infatti un rapido confronto con le grandi democrazie liberali per comprendere che il numero dei parlamentari in Italia è davvero troppo alto. Un liberale oggi dovrebbe votare sì per la stessa identica ragione per cui ha votato no al referendum di Renzi: perché questo paese necessita di riforme importanti, strutturali, accurate e discusse in maniera approfondita.

La riforma Renzi era sicuramente una riforma complessiva e strutturale ma non sufficientemente discussa e contenente gravi contraddizioni che avrebbero addirittura minacciato il regolare esercizio della democrazia parlamentare. In questo caso invece, la riforma è assolutamente parziale, non integrata con il resto della costituzione e necessita per forza di ulteriori modifiche. Chi ha a cuore le riforme non può perdere quest’occasione per mettere la politica di fronte a un fatto compiuto, e costringerla per necessità a mettere mano ad una riforma complessiva delle nostre istituzioni. Non sarà un processo veloce né semplice, ma questo è un punto di partenza“, concludono Villotti e Peirone.

Seppure su posizioni diverse i Membri dell’Istituto Friedman reclamano all’unanimità, qualsiasi sarà l’esito della consultazione referendaria, la necessità di una riforma costituzionale ed istituzionale strutturale in ottica federale.

Apprendo con grande entusiasmo di come (Covid permettendo) anche la nazionale norvegese di Biathlon – prima nel medagliere ai mondiali di Anterselva 2020 – abbia scelto il passo di Lavazé come luogo per lo svolgimento del proprio ritiro autunnale nel mese di ottobre.

A pochi mesi dalla sua inaugurazione, la pista di skiroll del Lavazé sarà quindi teatro degli allenamenti di Johannes Boe, Marte Olsbu e compagni, atleti in assoluto tra i più seguiti, apprezzati e mediatici soprattutto nel Nord e nell’Est Europa (bacini turistici molto interessanti per il Trentino e la Valle di Fiemme).

La nuova pista di skiroll – da alcuni definita “opera inutile” – è infatti tra le poche al mondo che consente di allenare “a secco” lo sci di fondo, in tutta sicurezza, ad una quota notevole (oltre 1800 m s.l.m.), cosa molto ambita da allenatori e sportivi amatoriali e professionisti, come dimostrano sia la decisione della squadra norvegese sia i continui allenamenti degli atleti di elite della nazionale azzurra.

Il ritorno mediatico che deriverà dalla frequentazione – anche “estiva” – del passo di Lavazé da parte di atleti di assoluto livello internazionale, contribuirà senz’altro a consolidare l’immagine della nostra Valle quale teatro dolomitico d’eccellenza per la pratica sportiva invernale ed estiva.

Un briciolo di speranza in più per tutti quegli albergatori, ristoratori ed esercenti fiemmesi che tanto hanno subito in conseguenza delle restrizioni causate dall’epidemia di Covid-19.

Questo quanto dichiarato in una nota dal Consigliere provinciale Gianluca Cavada

“Per rianimare una democrazia che appare talvolta vecchia e stanca, occorre dare nuovo spazio al volontariato, al terzo settore, ai beni comuni. Solo così accanto alle Istituzioni potrà rafforzarsi una Comunità responsabile, solidale, vaccinata contro le spinte individualiste e contro le divisioni”.

Questo il messaggio lanciato da Chiara Maule, Assessore comunale e Capolista di Azione-Unione, nel corso di un incontro svoltosi oggi a Povo.

Maule ha ricordato le grandi potenzialità della città di Trento su questo piano. Anche da noi – ha detto – si colgono segnali di difficoltà ma è ancora diffusa e vitale la rete delle persone e delle realtà civili e sociali che si spendono per la collettività. La stessa esperienza, pur perfettibile, del nuovo regolamento comunale sulla gestione dei Beni Comuni ha dimostrato che la disponibilità ad una cittadinanza responsabile ed attiva è forte e radicata. Anche da parte dei giovani. Dobbiamo proseguire su questa strada.

Non è solo una questione di valori e di civiltà: lo stesso sviluppo economico della città – nei nuovi scenari del dopo Covid – richiede una comunità unita e consapevole. I disvalori della paura, del rancore e della divisione individualistica portano ad una società bloccata, che pensa solo alla rendita immediata e rinuncia a perseguire con fiducia nuove prospettive di sviluppo.
Durante l’incontro sono intervenuti Stefano Zamagni, Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali e Giorgio Casagranda, Presidente di Trentino Solidale.

Per Zamagni la cultura popolare è il vero antidoto alle derive pericolose del populismo, che rischia di travolgere i principi veri di una democrazia comunitaria.

Le città e i municipi, su questo terreno, stanno diventando nuovamente centrali per ricostruire una democrazia più condivisa e partecipata, fondata sulle virtù civiche e capace di valorizzare i Beni Comuni. Questo spazio intermedio tra “pubblico” e “privato” – fatto di responsabilità civica, cooperazione, volontariato, terzo settore – costituisce il vero pilastro sul quale costruire il futuro. Sopratutto a Trento e in Trentino, terra nella quale questi valori sono radicati e diffusi.

Casagranda ha ricordato l’esperienza straordinaria di Trentino Solidale e di tutto il ricco tessuto di volontariato che opera nel territorio.

Occorre però una attenzione più forte e coerente da parte delle Istituzioni e una più marcata capacità di coordinamento e di lavoro in rete, come si è capito anche nella emergenza Covid.
Ci sono difficoltà crescenti nel volontariato: la piena attuazione della Riforma del Terzo Settore diventa perciò sempre più importante ed urgente.

“Questi temi sono essenziali per chi, come noi, vuole essere popolare e non populista e si sforza di interpretare, in maniera adeguata ai tempi nuovi, i valori della tradizione cattolico-democratica. Essa in Europa, in Italia ed in modo speciale in Trentino ha rappresentato e rappresenta uno dei pilastri portanti di quella idea di democrazia comunitaria attorno alla quale si è costruita la nostra stessa Autonomia” ha concluso Chiara Maule.

Rigenerazione Area Ex Marangoni Meccanica: Siamo arrivati in Alto! Principali passi.

Aprile 2017 acquisizione dell’area da parte di ROVIM srl.

Maggio 2018 approvazione all’unanimità del Piano di Lottizzazione da parte del Consiglio Comunale di Rovereto.

Settembre 2018 avvio lavori di demolizione dello stabilimento abbandonato Settembre 2020 raggiungimento del nono piano dell’edificio più alto d’Italia I Trimestre 2021 ultimazione delle opere e consegna alla città

Heinz Peter Hager e Paolo Signoretti, proprietari dell’area, esprimono soddisfazione per il risultato ad oggi raggiunto” Siamo arrivati in cima, al nono piano dell’edificio in legno più alto in Italia e questo risultato è il frutto dell’ottimo rapporto che si è creato tra la comunità, l’Amministrazione locale e noi. Siamo convinti della scelta ad investire nella città di Rovereto e nemmeno la pandemia ci ha fermato, con la giusta attenzione siamo riusciti a lavorare in sicurezza e le opere hanno potuto procedere secondo i tempi previsti”

L’affidabilità della Giunta, la competenza dei tecnici comunali, il percorso inclusivo realizzato con la cittadinanza, le chiavi di successo per questo progetto di rigenerazione urbana.
Il suo completamento consegnerà ai cittadini un ampio parco pubblico ed un parco giochi di oltre 5000 mq, una nuova pista ciclopedonale e nuovi marciapiedi che permetteranno di ricucire questo quartiere con il resto della città, in maniera sostenibile e sicura, una stazione di bike sharing, l’istallazione di colonnine per la ricarica elettrica, un nuovo campo da calcio, che proprio in questi giorni ha ricevuto l’omologazione da parte del Coni.

Investire sulla coesione sociale, quale fattore di crescita e sviluppo significa anche sostenere le iniziative dedicate alle giovani generazioni. Lo sport, come la cultura sono strumenti fondamentali, che vanno incoraggiati e sostenuti. Il parco avrà al suo interno anche un’opera artistica realizzata da una eccellenza di questo territorio, il Liceo Artistico A. Vittoria, i cui studenti avevano già realizzato i pannelli pittorici che ora arredano la recinzione di cantiere dell’area.

L’attenzione al territorio si è poi concretizzato attraverso il coinvolgimento di imprese locali sia in fase di progettazione, che di realizzazione delle opere.
In particolare, nella progettazione e direzione lavori, sono state coinvolte Heliopolis Engineering e lo studio Krej Architecture + Engineering e nella realizzazione RI-LEGNO e XLAM DOLOMITI.

Il progetto Ex Marangoni Meccanica, sia per il 2019 che per il 2020 ha conseguito il Primo Premio Urbanistica da parte della rivista Urbanistica e dell’Istituto Nazionale Urbanistica, per la categoria Nuove modalità dell’abitare e del produrre.

Rigenerare e rivivere sono concetti che contraddistinguono questo progetto: da una tragedia quale quella della Tempesta Vaia, abbattutasi due anni fa sulle foreste del Trentino, proviene il legno che è stato utilizzato per realizzare le opere. Una opportunità di rinascita che trova dimora in un edificio simbolo della riqualificazione e rigenerazione della città.
Il progetto Ex Marangoni Meccanica è l’esempio di come si può valorizzare il territorio, creando spazi di vita ed aggregazione eliminando degrado.

” Abbiamo portato energia positiva nella città ed innescato dei processi virtuosi, avviato nuovi investimenti. Rimane da parte nostra l’interesse e la volontà di valutare nuove iniziative sul territorio”, la conclusione della proprietà.

 

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Dott. Heinz Peter Hager

Ing. Paolo Signoretti

Da parte del Sindaco uscente di Riva del Garda – Adalberto Mosaner – pubbliche falsità indirizzate a me su un post da me mai pubblicato, se non in versione di reale (e sentita!) solidarietà nei confronti dell’assistente di Ianeselli, vittima di un commento inaccettabile da parte di una persona che segue la mia pagina.

Un comportamento vergognoso quello di oggi – in occasione della visita di Zingaretti a Trento – anche perché condito da plurimi richiami alla rappresentazione di “verità”.
Veniva invece propagandata una “loro verità”, piegata ad esigenze elettorali. Una “verità” tanto simile a diffamazione. Sono questi comportamenti che certificano pubblicamente come il Partito Democratico – sia esso di Riva del Garda, di Trento o di Rovereto – vada propagandando falsità a danno dei cittadini.

Questo quanto dichiarato in una nota dal Consigliere provinciale Devid Moranduzzo

Settore turistico: crollano fatturati, investimenti e occupazione. Nonostante i segnali positivi giunti nei mesi di luglio e agosto, le prolungate chiusure e le restrizioni alla mobilità delle persone durante il lockdown hanno colpito duramente il settore turistico altoatesino. Nel primo semestre le presenze sono pressoché dimezzate rispetto allo scorso anno e meno di un quarto delle imprese confida di poter concludere il 2020 con un risultato soddisfacente. La crisi ha inoltre inciso negativamente su occupazione e investimenti. Ciò emerge dal Barometro dell’economia dell’IRE – Istituto di ricerca economica della Camera di commercio di Bolzano.

È il settore del turismo a pagare il prezzo più alto nella crisi dovuta al Covid-19: nel primo semestre del 2020 in Alto Adige si sono registrati quasi 6,6 milioni di pernottamenti in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, con un calo del 46 percento. Anche a giugno, quando ormai erano venute meno le restrizioni alla mobilità, vi è stata una diminuzione delle presenze di quasi il 75 percento. In luglio e agosto vi è stato un miglioramento, ma le perdite di fatturato nei mesi precedenti sono state talmente gravi che solo il 22 percento degli operatori e delle operatrici del comparto turistico ritiene di poter raggiungere un risultato d’esercizio soddisfacente nel 2020.

Rispetto allo scorso anno, le imprese segnalano una contrazione del giro d’affari pari all’80 percento in aprile ed al 71 percento in maggio. Anche gli investimenti hanno risentito della difficile situazione congiunturale, registrando una brusca frenata. Si segnalano, inoltre, un incremento dei costi e un generale peggioramento della competitività aziendale. Circa un terzo delle imprese lamenta maggiori difficoltà di accesso al credito.

La crisi ha avuto pesanti ripercussioni anche sul fronte occupazionale, soprattutto per quanto riguarda i lavoratori stagionali. Nel secondo trimestre del 2020, da aprile a giugno, gli occupati dipendenti nel settore turistico altoatesino sono stati mediamente inferiori del 45 percento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Solo a partire da luglio si è assistito ad una ripresa.

Guardando alle singole branche che compongono il settore turistico, il clima di fiducia appare particolarmente modesto nei comparti dell’alloggio e della ristorazione. Tra i gestori di bar e caffè il clima di fiducia è invece leggermente migliore, anche a causa della più rapida ripresa dell’attività dopo il lockdown.

Il Presidente della Camera di commercio di Bolzano, Michl Ebner, sottolinea la necessità di interventi a favore del settore: “Il turismo altoatesino ha pagato un prezzo davvero alto a causa della crisi legata al Coronavirus. È importante continuare a sostenere gli imprenditori e le imprenditrici di questo importante comparto, nonché di tutti i settori ad esso connesso come ad esempio l’organizzazione di eventi, le imprese di autonoleggio, gli impianti di risalita e le agenzie viaggi.”

Raccolta scorretta al Centro di recupero della fauna alpina di Casteller. Se tanto ci dà tanto speriamo che agli orsi non sia offerto lo stesso “recupero” che viene utilizzato per i rifiuti. Come si puo vedere dalla documentazione fotografica per il Centro di recupero della fauna alpina di Casteller pare esista la raccolta differenzia e ci si domanda il motivo.

Siamo in attesa di risposte a seguito di nostra segnalazione alla polizia locale.

 

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ONDA CIVICA TRENTINO

 

 

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