Sostegno ai cassintegrati. Finalmente finanziata la misura esistente dal 2010. Integrazione al reddito a partire da 450 euro su domanda dei lavoratori con almeno 300 ore di cassaintegrazione. In busta paga a settembre la certificazione per richiedere il beneficio per il primo semestre 2020. Per Cgil Cisl Uil servono nuovi stanziamenti.

 

“L’impegno delle organizzazioni sindacali è stato premiato e finalmente, a cinque mesi dall’inizio dell’emergenza Covid-19, arriva il primo sostegno al reddito a favore dei lavoratori. Oggi infatti la Giunta provinciale, dopo aver negato per mesi la necessità di finanziare i sostegni al reddito ai lavoratori colpiti dalla crisi economica, ha finalmente finanziato con risorse europee l’intervento a favore dei cassintegrati previsto già dal 2010 dal documento provinciale di interventi di politica del lavoro gestito da Agenzia del Lavoro. La novità quindi non sta nella misura, che i lavoratori conoscono benissimo visto che è attiva da dieci anni, bensì dal fatto che ci sono ora le risorse per finanziarlo.

Risorse che, ad onor del vero, sono state stanziate dalla legge provinciale 3/2020 solo grazie ad un emendamento presentato e promosso dalle minoranze in consiglio provinciale.
L’intervento che garantisce minimo 450 euro a tutti i lavoratori che abbiano dovuto restare in cassa integrazione almeno 300 ore nel primo semestre dell’anno, viene attivato su richiesta dei lavoratori. Proprio su richiesta di Cgil Cisl Uil del Trentino a settembre i lavoratori riceveranno in busta paga la certificazione delle ore di cassa integrazione effettivamente godute, documento indispensabile per richiedere il beneficio.

Avremmo voluto un sistema più semplice e meno burocratico per garantire quanto dovuto ai lavoratori ma su questo fronte la Giunta non ha saputo semplificare adeguatamente la procedura, magari utilizzando flussi informatici invece di documentazione cartacea.

Ora chiediamo alla Giunta almeno di individuare le risorse necessarie a coprire tutte le domande dei lavoratori cassintegrati. I 6,8 milioni di euro stanziati ad oggi, non saranno infatti sufficienti per coprire il fabbisogno in quanto solo nel primo semestre di quest’anno la cassa integrazione in Trentino ha raggiunto il numero record di quasi 18 milioni di ore”.

 

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Dichiarazioni dei segretari generali di CGIL CISL UIl del Trentino, Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti

Nel consiglio comunale di martedì 28 luglio scorso, sono stati approvati importanti provvedimenti in materia di agevolazioni tariffarie a sostegno di famiglie, lavoratori ed imprese a seguito dell’emergenza sanitaria COVID-19.

I provvedimenti discussi e adottati sono, infatti, dopo la delibera concernente alla variazione di assestamento generale di bilancio 2020-2022 e controllo della salvaguardia degli equilibri di bilancio, i seguenti:
successivamente all’approvazione del regolamento della tassa sui rifiuti (TA.RI.) – approvato all’unanimità con un voto di astensione – sono state deliberate le relative tariffe per l’anno 2020 comportanti una riduzione pari al 40 %, della quota variabile del tributo, calcolata sulle tariffe 2019, per le categorie di utenze non domestiche da 1 a 30, così come individuate nell’art. 14 del Regolamento comunale, con esclusione delle categorie relative a case di cura e riposo; banche e istituti di credito e studi professionali; edicole, farmacie, tabaccaio, plurilicenze; supermercato, pane e pasta, macelleria, salumi e formaggi, generi alimentari; plurilicenze alimentari e/o miste. E una riduzione pari al 20% della quota variabile del tributo, calcolato sulle tariffe 2019, per tutte le utenze domestiche.

Ancora, è stata approvata la deliberazione concernente sull’Imposta Immobiliare Semplice (IMIS), l’introduzione di nuove aliquote agevolate per l’anno di imposta 2020. Infatti, si è stabilito di approvare per il solo anno 2020, in deroga alle aliquote già approvate con deliberazione consiliare n. 4 di data 20/01/2020, le seguenti aliquote per le seguenti fattispecie: per i fabbricati iscritti in catasto alle categorie D2: da 0,55% a 0,275%; per i fabbricati iscritti in catasto alle categorie C1 e C3 da 0,55% a 0,275%; per i fabbricati iscritti nelle categorie catastali D1 con rendita inferiore o uguale ad € 75.000 da 0,55% a 0,275%; per i fabbricati iscritti nelle categorie catastali D7 con rendita inferiore o uguale ad € 50.000,00 da 0,55% a 0,275%.

Tale diminuzione comporta una riduzione del gettito IMIS stimata in € 93.824,34, alla copertura del quale, provvede il Comune con propri mezzi di Bilancio.

Soddisfatto il Sindaco Federico Secchi: “Da marzo 2020 l’intero Paese è stato investito da una situazione di rischio sanitario connesso all’insorgenza dell’epidemia denominata COVID-19. E sono emerse, accanto alla problematicità sanitaria, moltissime difficoltà economiche che hanno colpito anche la realtà aviense. Era, dunque, doveroso cercare di mettere in campo una serie di provvedimenti in favore della collettività.”

Continua l’Assessore al Bilancio, tributi e tariffe Livia Pedrinolla: “Sono convinta che quelli adottati siano provvedimenti importanti. Avremmo anche potuto osare di più ma abbiamo preferito mantenere un profilo prudenziale. I dati che stanno arrivando sui nuovi casi di contagio un po’ ci preoccupano e non sappiamo quale sarà la situazione nel prossimo autunno. Ma già in questo modo dimostriamo la

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

L SECONDO TRIMESTRE 2020 IMPATTATO DAL COVID-19, MA IN LINEA CON LE ASPETTATIVE, RANGE DI GUIDANCE PER L’ANNO RISTRETTO ALL’INTERNO DELL’INTERVALLO PRECEDENTE

Ferrari N.V. (NYSE/MTA: RACE) ha annunciato oggi i risultati preliminari consolidati relativi al secondo trimestre e al semestre concluso il 30 giugno 2020, qui di seguito riassunti:

· Consegne totali pari a 1.389 unità, dimezzate rispetto all’anno precedente, a causa della sospensione sia della produzione che della distribuzione
· Ricavi netti pari a Euro 571 milioni, in diminuzione del 42,0%
· Adj. EBITDA pari a Euro 124 milioni, con un margine dell’Adj. EBITDA pari al 21,9%
· Adj. EBIT pari a Euro 23 milioni, con un margine dell’Adj. EBIT pari al 4,0%
· Free cash flow industriale negativo per Euro 158 milioni, dovuto ai continui investimenti, all’incremento del magazzino e alle azioni a sostegno della rete di distribuzione

La Società ha inoltre ristretto il range della propria guidance per l’intero anno 2020. Questa guidance riflette le previsioni aggiornate dell’impatto della pandemia da Covid-19 sulla catena di fornitura della Società e il conseguente ritardo nella salita produttiva della SF90 Stradale:

Guidance 2020 ristretta vs. la precedente Guidance di maggio 2020:
· Ricavi netti: > Euro 3,4 miliardi (da Euro 3,4-3,6 miliardi)
· Adj. EBITDA: Euro 1,075-1,125 miliardi (da Euro 1,05-1,20 miliardi)
· Adj. EBIT: Euro 0,65-0,70 miliardi (da Euro 0,6-0,8 miliardi)
· Utile diluito adjusted per azione: 2,6-2,8 per azione (da Euro 2,4-3,1per azione)
· Free cash flow industriale: Euro 0,10-0,15 miliardi (da Euro 0,1-0,2 miliardi)

 

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Q2 2020 AFFECTED BY COVID-19, BUT IN LINE WITH EXPECTATIONS, FULL YEAR GUIDANCE NARROWED WITHIN THE PREVIOUS RANGE

Ferrari N.V. (NYSE/MTA: RACE) today announces its consolidated preliminary results for the second quarter and six months ended June 30, 2020, summarized as follows:

· Total shipments of 1,389 units, halved versus prior year, as a result of both production and delivery suspensions
· Net revenues of Euro 571 million, decreased by 42.0%
· Adj. EBITDA of Euro 124 million, with an Adj. EBITDA margin of 21.9%
· Adj. EBIT of Euro 23 million, with an Adj. EBIT margin of 4.0%
· Negative industrial free cash flow of Euro 158 million, due to ongoing investments, inventory build up and actions to support the distribution network

The Company also narrows its guidance for the full year 2020. This guidance reflects an updated assessment of the projected impact of the Covid-19 pandemic on the Company’s supply chain and the resulting delay in the full production ramp up of the SF90 Stradale:

Narrowed 2020 Guidance versus previous May 2020 Guidance:
· Net revenues: > Euro 3.4 billion (from Euro 3.4-3.6 billion)
· Adj. EBITDA: Euro 1.075-1.125 billion (from Euro 1.05-1.20 billion)
· Adj. EBIT: Euro 0.65-0.70 billion (from Euro 0.6-0.8 billion)
· Adj. diluted EPS: Euro 2.6-2.8 per share (from Euro 2.4-3.1 per share)
· Industrial free cash flow: Euro 0.10-0.15 billion (from Euro 0.1-0.2 billion)

 

 

 

 

2020_08_03 - Ferrari Q2 2020 Results Press Release_FINAL

 

2020_08_03 - Ferrari risultati Q2 2020 comunicato stampa_FINAL

La Polizia di Stato ha segnalato all’Autorità Giudiziaria tre giovani di cui uno roveretano per il rave party dell’altra sera a Folgaria.

I controlli della giornata di ieri dalla Polizia di Stato, dall’Arma dei Carabinieri, dal Corpo Forestale Provinciale e dalla Polizia Locale a Folgaria nell’ambito del rave party tenutosi in località Martinella, fra i comuni di Folgaria e Terragnolo hanno permesso alla Polizia di Stato di individuare i tre principali organizzatori dell’evento.

I predetti, al termine della manifestazione, al fine di sottrarsi al controllo, anziché scendere a valle, si inerpicavano verso il Forte Dosso delle Somme, ed arrivati ove la strada sterrata terminava, abbandonavano i mezzi e si nascondevano per evitare di essere identificati.

L’equipaggio della Squadra Volante della Polizia di Stato, giunto fino in cima con personale del Corpo dei Vigili del Fuoco Volontari, nell’ambito del servizio congiunto messo in atto con le altre forze di polizia presenti, scovava i responsabili che, data anche l’ora tarda, si nascondevano nel buio poco distante.

I tre, visto il loro ruolo nell’organizzazione dell’evento, verranno deferiti all’Autorità Giudiziaria. È al vaglio la loro posizione ai fini dell’applicazione di misure di prevenzione, nonché la provenienza della strumentazione sonora utilizzata nel rave.

 

La misura, che integra la Cig, è stata approvata oggi su proposta dell’assessore allo sviluppo economico, ricerca e lavoro. Un nuovo intervento straordinario a sostegno dei lavoratori trentini.

Un sostegno aggiuntivo a quello erogato dallo Stato a favore di chi ha subito una sospensione dal lavoro per il blocco temporaneo delle attività conseguente l’emergenza epidemiologica Covid-19: il provvedimento è stato approvato oggi dalla Giunta provinciale, attraverso l’Avviso per la concessione di un’integrazione alla cassa integrazione, autorizzando a tale scopo una spesa di 6,8 milioni di euro, a cofinanziamento europeo, per l’anno 2020.

A fronte della crisi economica generata dal blocco delle attività per effetto della pandemia, la legge provinciale prevede che, a integrazione delle misure statali, la Provincia valorizzi, per i lavoratori, gli strumenti attuativi della delega in materia di ammortizzatori sociali, nonché gli strumenti di politica attiva previsti nel Documento degli interventi di politica del lavoro della XVI legislatura.

Con la deliberazione di oggi, in particolare, sono stati approvati i criteri di concessione del sostegno, uno degli interventi straordinari volti a fronteggiare le gravi conseguenze sociali ed economiche causate dal Covid, che puntano soprattutto a contrastare gli effetti negativi sui livelli occupazionali e quindi sui redditi delle famiglie.

La misura, che tende anche a preservare il tessuto produttivo del territorio, sarà riconosciuta dall’Agenzia del Lavoro, attraverso un sostegno al reddito aggiuntivo a quello assegnato dallo Stato a favore dei lavoratori sospesi per una soglia minima di 300 ore semestrali nel corso di quest’anno. I lavoratori devono svolgere la propria attività presso sedi legali o operative localizzate in provincia di Trento per tutto il periodo per cui l’integrazione salariale è riconosciuta.

Riguardo alla somma complessiva di 6.800.000 euro, il finanziamento corrisponde per il 50% al cofinanziamento europeo di 3.400.000,00 euro; per il 35% al cofinanziamento statale di 2.380.000 euro e per il 15% al cofinanziamento provinciale di 1.020.000 euro.

Sarà possibile presentare la richiesta del sostegno esclusivamente on line con le seguenti tempistiche:

– a partire dal giorno 11 agosto 2020 ed entro le ore 12.30 del 31 ottobre 2020, per i sospesi dal lavoro nel primo semestre.
– dal 1 gennaio 2021 ed entro le ore 12.30 del 28 febbraio 2021, per i sospesi del secondo semestre.

Entro 60 giorni dalla data di scadenza del periodo per la presentazione delle domande l’Amministrazione erogherà il beneficio spettante. L’importo orario dell’integrazione è fissato in due soglie, calibrate sull’importo massimo dell’assegno di cassa integrazione guadagni erogabile.

Per accedere alla misura prevista dall’Avviso il richiedente dovrà compilare autonomamente la domanda on line di accesso al sostegno. La procedura di richiesta dell’integrazione al reddito prevede la registrazione, compilazione, conferma e invio della domanda direttamente on line sul sito del FSE in Trentino, oppure sul sito di Agenzia del Lavoro, che renderanno operative le pagine con la modulistica online in prossimità delle date suddette.

Ogni altra informazione anche operativa sarà disponibile sul sito di Agenzia del Lavoro.

Coronavirus: 2 positivi, 0 decessi, 3 ricoveri, 385 tamponi. Sono 2 i nuovi casi di contagio da Covid 19 rilevati dall’Azienda provinciale per i servizi sanitari che anche oggi offre il consueto aggiornamento sull’andamento della pandemia in Trentino. Il dato che colpisce oggi è quello dei ricoveri in ospedale: sono 3 e, benché nessuno si trovi in terapia intensiva, l’aumento dei pazienti ospedalizzati va inteso anche come segnale della pericolosità del virus che è ancora ben presente e contro il quale è necessario osservare le regole previste dalle ordinanze, a cominciare dall’igiene delle mani, all’uso delle mascherine e al distanziamento.

Nessuno dei casi nuovi riguarda minorenni. Resta fortunatamente a quota zero la situazione dei decessi. Per quanto riguarda i tamponi, come spesso accade in concomitanza con le domeniche, il numero delle analisi si riduce: 385 i tamponi analizzati ieri, tutti nel laboratorio di Microbiologia dell’ospedale Santa Chiara di Trento.

Costituito il Comitato strategico provinciale per l’internazionalizzazione. Via libera oggi dalla Giunta provinciale, su proposta dell’assessore provinciale allo Sviluppo economico e lavoro, al Comitato strategico provinciale per internazionalizzazione, organismo che costituirà una sede di analisi e confronto con le categorie economiche – Confindustria, Associazioni Artigiani e Federazione della Cooperazione – e le imprese più internazionalizzate del Trentino, in merito alle politiche e progettualità da mettere in campo in questa complessa fase dell’economia internazionale, anche alla luce degli effetti della pandemia di Covid-19.

Il Comitato sarà composto da: assessore allo Sviluppo economico, ricerca e lavoro, che lo presiede; dirigente generale del Dipartimento Sviluppo economico, ricerca e lavoro; dirigente dell’Unità di Missione Semplice (UMSe) per l’Internazionalizzazione e relazioni della Provincia in campo economico; un rappresentante di Trentino Sviluppo S.p.A.; un rappresentante di ciascuna delle imprese trentine maggiormente rappresentative in termini di export; un rappresentante dell’Associazione Artigiani del Trentino; un rappresentante di Confindustria Trento; un rappresentante della Federazione Trentina della Cooperazione.

In uno scenario di base che presuppone il progressivo attenuarsi della pandemia, le previsioni riguardanti l’economia globale sono di una crescita di poco meno del 6% nel 2021. A fronte di ciò, le economie nazionali ma anche quelle territoriali si stanno attrezzando per mettere in campo specifiche azioni e progettualità per sostenere la ripresa.

I principali obiettivi del Comitato che il Trentino ha costituito, e che inizierà a riunirsi a settembre, sono in sintesi: costituire una sede di ascolto, confronto e consultazione rispetto alle strategie e azioni da adottare sul tema
dell’internazionalizzazione; definire gli scenari di riferimento per le aziende trentine sui mercati internazionali; definire gli elementi per l’attivazione di iniziative e programmi di formazione; collaborare nella organizzazione di missioni di sistema per la promozione nei mercati principali del Trentino anche in collaborazione con ICE e altri soggetti nazionali; definire le modalità di partecipazione delle aziende trentine a Expo Dubai 2021.

 

«Considero molto positiva la volontà manifestata dall’assemblea dei soci dell’APT Piné e Valle di Cembra di intensificare la collaborazione con l’ APT della Valle di Fiemme in vista delle Olimpiadi 2026.

Sono convinto che una maggior sinergia tra le due realtà territoriali coinvolte dall’evento olimpico non possa che portare ad un rilancio del turismo: questo grazie allo sfruttamento della “doppia stagionalità” che i due ambiti insieme possono garantire e ad un generale ampliamento dell’offerta turistica erogata. Ciò comporterà sensibili vantaggi per entrambi i territori in occasione delle Olimpiadi e degli anni a venire.

D’altronde, questa è la filosofia ispiratrice della “riforma Failoni” sul turismo, che andremo a discutere in Consiglio questa settimana. Finalmente una riforma organica che riorganizza l’intero sistema turistico provinciale, incentivando le sinergie tra territori, al fine di sviluppare dei prodotti turistici d’eccellenza, in grado di ben figurare all’interno di un mercato globale sempre più aggressivo.»

Questo è quanto dichiarato in una nota dal Consigliere Provinciale Gianluca Cavada.

Tre mesi, nessuna risposta. Oggi audizione di genitori e insegnanti in V Commissione. Oggi, a partire dalle 10.30, la V Commissione (Istruzione e cultura) del Consiglio Provinciale ha svolto tre audizioni sulla ripresa delle scuole a settembre: la prima con rappresentanti di genitori e insegnanti che in questi due ultimi mesi hanno presentato petizioni al governo provinciale (senza ottenere ascolto); la seconda con il Consiglio del Sistema Educativo Provinciale (CSEP), nelle persone del presidente prof. Giovanni Ceschi e di Maurizio Freschi; la terza con quest’ultimo in quanto presidente della Consulta Provinciale dei Genitori assieme al vicepresidente Fabio Cusinato.

All’inizio della riunione erano presenti anche l’assessore Bisesti, che però l’ha lasciata presto per impegni di Giunta, senza intervenire e il dirigente del Dipartimento Istruzione Roberto Ceccato, che ha rilasciato qualche dichiarazione in risposta agli interventi della prima fase.

Questa audizione si è svolta dopo la delibera della Giunta Provinciale del 22 luglio e dopo l’approvazione (ieri) dell’assestamento di bilancio. Possiamo pensare che sia avvenuta a giochi fatti. In realtà le decisioni prese sono così generiche o poco applicabili che riteniamo sia conveniente per la Giunta stessa trovare il tempo per una revisione sostanziale del Piano approvato per la riapertura delle scuole.

In sintesi, la prima richiesta avanzata da tutti è stata quella di maggiore chiarezza. Le famiglie, gli insegnanti, i dirigenti scolastici non hanno ancora ricevuto indicazioni chiare su cosa li aspetta. Si sono scritte tante parole ma nella sostanza ben poco è definito.

Si tratta di fare chiarezza ‒ è stato detto alla Commissione ‒ su una serie di questioni particolari e su questioni di fondo.

Tra le prime, per esempio, è stato chiesto di chiarire cosa succederebbe nel caso che si trovasse un “positivo” in una classe: ci si limita ai tamponi a classe ed insegnanti? si mettono tutti in quarantena? si chiude l’intero istituto? Nei due ultimi casi è chiaro che la continuità del lavoro didattico non si potrebbe realizzare, e si rimarrebbe in uno stato di perenne incertezza. Com’è possibile pensare che le famiglie stesse possano organizzarsi di fronte a possibili cambi improvvisi delle modalità in cui si svolge la scuola? e se hanno figli in scuole diverse?

Sono stati sollevati anche problemi relativi ai trasporti: non è assurdo che gli studenti viaggino affollati tutti insieme verso scuola per poi venire rigidamente separati e distanziati quando ne varcano le porte? E problemi relativi a bambini e ragazzi con bisogni speciali: risulta che molte domande di riconoscimento di tali bisogni sono lasciate in sospeso perché richiederebbero insegnanti di sostegno che, con le norme varate dalla Giunta, non potrebbero stare in aula o costringerebbero a trovare spazi che non ci sono. Un problema analogo riguarda anche i trasferimenti da una scuola all’altra.

Solo in questi giorni si stanno comunicando gli organici di fatto alle scuole, e risulta che non è sempre vero che non ci saranno accorpamenti. Sembra che la Provincia dia una cosa con una mano e con l’altra la sottragga. Il dott. Ceccato ha soltanto assicurato che i casi di divisione dei gruppi-classe esistenti sono ad oggi molto meno di quelli inizialmente ipotizzati. C’è però da rilevare che ciò deriva anche dalla decisione di non diminuire il numero massimo di studenti per classe (25), che avrebbe richiesto assunzioni straordinarie di 500 insegnanti. I fondi stanziati ieri dunque non servirebbero a questo scopo. Forse potrebbero essere meglio utilizzati restituendo alle scuole risorse che negli scorsi anni sono state loro sottratte.

Negli interventi la “didattica a distanza” è stata fortemente ridimensionata rispetto alla sua efficacia: per la scuola primaria essa richiede necessariamente la presenza continua dei genitori, quindi sarebbe ‒ com’è stato ‒ un rimedio insufficiente per una situazione di assoluta emergenza; nel caso delle superiori ha mostrato molti limiti, anche perché non c’è nessun quadro normativo che la definisca e perché, in Trentino, almeno il 23 % degli studenti non ha a disposizione mezzi minimamente sufficienti, il 44 % lamenta difficoltà di connessione.

Sono state infine sollevate richieste riguardo ai dati su cui dovrebbero basarsi le scelte politiche e sanitarie: non si sono finanziati studi ad ampio raggio sulle classi d’età più basse e quelli effettuati (in val di Fassa) non vengono pubblicati, anche se anche questi hanno trascurato di approfondire lo studio dei bambini con meno di 11 anni.
Nel corso del dibattito, anche da parte delle consigliere Ferrari e Coppola, è st5ata richiesta un’audizione congiunta con la IV Commissione (Politiche sociali e Sanità) ed è stata evidenziata con forza la necessità di un maggiore e trasparente collegamento tra amministrazione sanitaria, Dipartimento dell’istruzione e le scuole stesse, sia per definire soluzioni praticabili sia per non sprecare i 45 milioni stanziati nell’assestamento di bilancio. Soluzioni più adeguate di quelle deliberate dalla Giunta ci sarebbero, alcune citate dallo stesso assessore Bisesti; perché non si vogliono attuare? perché il tavolo di confronto tra assessore e rappresentanti del Consiglio del Sistema Educativo è stato fatto cadere nel nulla?

Le questioni di fondo che sono state sottolineate alla V Commissione, sono in realtà quelle da cui discendono tutti i vari problemi particolari, quelli che vediamo oggi e tutti quelli che sicuramente sorgeranno nel momento in cui si vorranno applicare protocolli mai confrontati con chi nella scuola ci vive davvero.

Di fronte alla V Commissione, e in particolare ai rappresentanti della maggioranza, sono state rilevate grandi contraddizioni tra le dichiarazioni dell’assessore Bisesti, che prometteva il 16 luglio una ripresa delle scuole nello scenario “uno” (cioè a contagi “quasi zero”, “più o meno come adesso”, cioè quello propagandato ai turisti dell’estate) e il Piano per la riapertura delle scuole approvato dalla Giunta una settimana dopo, che fa ancora riferimento al “protocollo” del 24 giugno, a sua volta basato su dati ad oggi vecchi di quasi tre mesi.

È stato inoltre segnalato che la delibera del 22 luglio è anche in aperto contrasto col Rapporto dell’Azienda Sanitaria dello stesso giorno, nel quale si afferma che, considerando l’andamento sostanzialmente regressivo dell’epidemia e della sua virulenza, le scuole “dovrebbero riprendere come prima della pandemia”, salvo alcune prescrizioni di carattere igienico e alcune cautele di semplice realizzazione. Sembra perciò che indicazioni di esperti, dotate di buon senso e agevole applicabilità, siano state ignorate. Su questo punto il dott. Ceccato ha ammesso che il “protocollo” del 24 giungo andrà “aggiornato”.

In realtà sembra che non si sia affatto presa in considerazione la possibilità di una ripresa in normalità e che si ipotizzi una ripartenza in uno “scenario due”. Occorrerebbe spiegare ai cittadini per quali motivi.

Ma anche gli “scenari” di cui si parla, e che avevamo chiesto fin dall’inizio, non sono definiti in maniera chiara e tantomeno chiare (e praticabili) sono le misure indicate. Non c’è infatti nessuna definizione delle condizioni (diffusione dei contagi, se siano circoscritti o no, loro effettiva pericolosità e gravità del punto di vista medico) in base alle quali scatterebbero le diverse misure di risposta.

La mancanza di chiarezza su tanti problemi particolari dipende dal pressapochismo con cui è stato definito il piano che poi la Giunta ha approvato così com’era. Un Piano del genere potrebbe essere abbandonato senza danno. Correggerlo nella sostanza sarebbe auspicabile ma anche doveroso, da parte della Giunta e della maggioranza.

 

 

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Mauro Aldighieri, Andrea Brocchieri, Lucio Gerlin, Tania Melchiori e Alessandra Pinto del comitato “Diritti nella scuola reale”.

Giovanni Ceschi

Maurizio Freschi del CSEP.

Dal 25 maggio al 15 luglio è stata condotta l’indagine di sieroprevalenza sul SARS-CoV-2 secondo quanto previsto dal decreto legge 10 maggio 2020 n. 30 “Misure urgenti in materia di studi epidemiologici e statistiche sul SARS-CoV-2”, convertito in legge il 2 luglio 2020. Titolari dell’indagine sono Istat e Ministero della Salute nelle rispettive funzioni, mentre la Croce Rossa ha condotto la rilevazione sul campo con l’aiuto delle Regioni. L’Istat ha curato il disegno statistico dello studio, la progettazione del questionario – condividendola con il Comitato Tecnico scientifico – e l’analisi dei dati. Il Ministero della Salute ha sviluppato la piattaforma di monitoraggio e coordinato la rilevazione sul campo anche nel raccordo con le Regioni, i centri prelievo e i laboratori.

 

SlideSieroprevalenza

 

L’indagine mira a definire la proporzione di persone nella popolazione generale che hanno sviluppato una risposta anticorpale contro SARS-CoV-2, attraverso la ricerca di anticorpi specifici nel siero. La metodologia adottata consente, oltre che di valutare il tasso di siero-prevalenza per SARS-CoV-2 nella popolazione, di stimare la frazione di infezioni asintomatiche o subcliniche e le differenze per fasce d’età, sesso, regione di appartenenza, attività economica nonché altri fattori di rischio.
I dati di siero-prevalenza a livello regionale, da integrare con quelli di sorveglianza epidemiologica, sono particolarmente preziosi sia per conoscere la quota di popolazione che è stata infettata nei mesi precedenti, sia per la messa a punto di programmi sanitari al fine di prevenire future ondate dell’epidemia e orientare adeguatamente le politiche sanitarie.

I risultati qui presentati sono provvisori e sono relativi a 64.660 persone che hanno effettuato il prelievo e il cui esito è pervenuto entro il 27 luglio. La rilevazione si è inizialmente rivolta a una platea più ampia di cittadini residenti in Italia, ma la conduzione in condizioni emergenziali non ha permesso di raggiungere completamente la numerosità originariamente programmata. Tuttavia, le tecniche di poststratificazione adottate, correggendo i fattori distorsivi di caduta, hanno permesso la produzione di stime coerenti sia con i dati di contagio e di mortalità da SARS-CoV-2, sia con i risultati prodotti da indagini condotte a livello locale in alcune realtà del Paese, nonché analoghe indagini svolte nel panorama internazionale.

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Livelli di sieroprevalenza al 2,5%, pari a 1 milione 482 mila persone

Sono 1 milione 482 mila le persone, il 2,5% della popolazione residente in famiglia (escluse le convivenze), risultate con IgG positivo, che hanno cioè sviluppato gli anticorpi per il SARS-CoV-2, (Prospetto 1). Quelle che sono entrate in contatto con il virus sono dunque 6 volte di più rispetto al totale dei casi intercettati ufficialmente durante la pandemia, attraverso l’identificazione del RNA virale, secondo quanto prodotto dall’Istituto Superiore di Sanità.

Come già evidenziato dai dati ufficiali in tema di mortalità e dai livelli di infezione, le differenze territoriali sono molto accentuate. La Lombardia raggiunge il massimo con il 7,5% di sieroprevalenza: ossia 7 volte il valore rilevato nelle regioni a più bassa diffusione, soprattutto del Mezzogiorno. Il caso della Lombardia è unico: da sola questa regione assorbe il 51% delle persone che hanno sviluppato anticorpi. D’altra parte in Lombardia, dove è residente circa un sesto della popolazione italiana, si è concentrato il 49% dei morti per il virus e il 39% dei contagiati ufficialmente intercettati durante la pandemia: in alcune sue province, quali ad esempio Bergamo e Cremona, il tasso di sieroprevalenza raggiunge addirittura punte, rispettivamente, del 24% e 19%.

 

 

Rispetto alla graduatoria regionale della prevalenza accertata, dopo la Lombardia segue la Valle d’Aosta, con il 4%, e un gruppo di regioni che si collocano attorno al 3%: Piemonte, Trento, Bolzano, Liguria, Emilia-Romagna  e Marche. Il Veneto è all’1,9% mentre otto Regioni, tutte del Mezzogiorno, presentano un tasso di sieroprevalenza inferiore all’1%, con i valori minimi in Sicilia e Sardegna (0,3%) (Figura 1).

 

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